Media e comunicazione di P. Scannel
Cap. 1: Comunicazione di massa - Lazarsfeld, Adorno, Merton
La sociologia americana ha avuto il suo periodo migliore dalla metà degli anni trenta. Il suo oggetto principale di ricerca è la natura della vita sociale. Nel contesto americano le domande sulla natura del sociale non potevano essere considerate di sola pertinenza accademica. Era una sociologia che si basava sulla relazione individuo-gruppo. Psicologia e sociale e studi urbani contribuirono alla formazione della nota Scuola di Chicago in cui la comunicazione veniva studiata sotto il profilo psicologico e sociologico, i valori erano empirici, sul campo con ricercatori che agivano da osservatori partecipanti. Successivamente nasce un'altra scuola, la Columbia University che non agiva sul campo ma con interviste, questionari. La Scuola di Chicago sviluppò i metodi qualitativi applicati alla ricerca sociale, mentre la Columbia University ha il ruolo di capofila per la ricerca quantitativa.
Lazarsfeld e l'inizio della ricerca
Lazarsfeld cominciò a lavorare con Karl e Charlotte Buhler, i quali avevano fondato un Istituto di Psicologia all’Università di Vienna. Lì propose ai Buhler di far pagare le loro ricerche a enti privati o industrie locali. Lazarsfeld e colleghi non raccoglievano e analizzavano dati per i loro clienti, ma reinterpretando i loro meri obiettivi commerciali, realizzavano analisi più sofisticate. Inizio anni ’30 Lazarsfeld e due colleghi fecero uno studio sulla disoccupazione presso una città austriaca, Mariental. Interrogativo chiave sugli effetti politici della disoccupazione: questa rendeva le persone più apatiche o radicalizzava le loro opinioni politiche?
La svolta per lui arrivò quando ebbe l’opportunità di guidare un importante progetto sulla radio finanziato dalla Rockfeller Foundation. Egli fondò il Bureau of Applied Social Research (preso a modello da molte università americane). Il contributo di Lazarsfeld alla sociologia è quello di aver dato una metodologia: applicò i metodi di ricerca quantitativi e qualitativi in tre nuove aree dell’indagine sociologica: sondaggi d’opinione, comportamento elettorale e ricerca di mercato. Egli interpretò la ricerca come sforzo di collaborazione collettiva.
La ricerca sulla radio e il Frankfurt Institute
L’Institute of Social Research fu fondato a Francoforte nel 1923 e costretto a trasferirsi a New York durante il nazismo. Marx Horkheimer era il direttore. Sia gli americani che gli europei avevano un interesse comune: lo studio della vita sociale contemporanea. Lazarsfeld e i suoi assistenti svolgevano per l’istituto opera di consulenza per problemi metodologici. Col passare del tempo l’istituto prese il nome di Scuola di Francoforte, famosa per la teoria critica. Dopo che Lazarsfeld ebbe ricevuto molti favori da Horkheimer, lo invitò a chiamare Adorno tra i suoi collaboratori ma i due avevano due modi molto diversi di approcciarsi agli studi: il primo era per una ricerca critica, mentre Adorno era per una ricerca amministrativa cioè finanziata da enti privati. Lazarsfeld era prettamente empirico e diceva che se la ricerca era fatta onestamente poteva dare buoni risultati, si delinea una ricerca critica che fa riferimento ad aspetti generali e a valori, ed essa porterà critiche dure soprattutto alla pubblicità che conforma.
Lazarsfeld attribuisce ad Horkheimer la paternità del concetto di ricerca critica, che aspira ad una teoria generale che può essere utilizzata a sostegno a qualsiasi problema di ricerca particolare. Inoltre, presume un insieme di valori attraverso i quali valutare i trend sociali prevalenti e i loro effetti. La prima argomentazione della ricerca critica è che la tendenza economica è la concentrazione della proprietà nelle mani di un numero sempre più ristretto di organizzazioni in competizione tra loro per la conquista del mercato di massa danneggiando i valori fondamentali degli uomini.
La radio e la psicologia del panico
La sociologia della comunicazione di massa americana è una tradizione di ricerca sugli effetti, focalizzata sul lato del consumo e non della produzione. Lazarsfeld arrivò alla conclusione che la radio per lui non era reale. Le cose reali erano i programmi, il pubblico, le interviste. Con l’avvento dei mass media non esiste più un legame tra i momenti dell’encoding (produzione) e del decoding (consumo).
La guerra dei mondi di Orson Welles: il 30 ottobre 1938, la sera prima di Halloween, il Mercury Theater trasmette un adattamento radiofonico de “La guerra dei mondi” di O. Welles. Il programma prevede la trasposizione radiofonica di un romanzo di fantascienza di H.G. Wells, dal titolo La Guerra dei Mondi. Il romanzo descrive l’invasione della Terra da parte di extraterrestri provenienti da Marte sul finire del diciannovesimo secolo. La trasmissione comincia con lo speaker che presenta, quando, dopo pochi minuti dall’inizio della trasmissione, questa viene bruscamente interrotta con un comunicato dai toni altamente drammatici su un’invasione aliena.
Ha inizio la beffa mediatica del secolo, il falso che ha messo in luce il rapporto fin troppo fideistico e acritico che il pubblico aveva instaurato con i mezzi di comunicazione di massa. Welles e i suoi attori riuscirono nell’intento di rendere realistico il tutto ai sei milioni di radioascoltatori, molti dei quali corsero in strada presi dal panico. Lazarsfeld e i suoi collaboratori videro in quest’evento un’ottima opportunità di indagare il potere e l’impatto di questo nuovo mezzo di comunicazione di massa. La radio è il medium per eccellenza, capace di informare sugli avvenimenti correnti tutti i diversi segmenti di una popolazione. Centro del problema: cosa aveva creato il panico? Perché così tante persone furono ingannate?
Tecniche utilizzate: sorprendentemente innovative da trarre in inganno. L’opera cominciava con musica dance interrotta da una notizia flash che raccontava di uno strano oggetto forse meteora, precipitata a terra a Trenton nel New Jersey. Seguiva altra notizia flash sul luogo dello schianto. Da quel momento in poi il resto della programmazione si sviluppava come una new story: brevi interventi di testimoni oculari e interviste, commenti di esperti e autorità e infine (parte più convincente) una dichiarazione di emergenza nazionale fatta in diretta dal segretario di stato. Il programma creò una potente aura di realismo narrativo.
L’enfasi è sulla psicologia individuale degli ascoltatori: per distinguere coloro che erano stati spaventati dal programma e quelli che non lo erano stati, fu identificato come fattore chiave l’abilità critica, che fu messa in relazione al livello di educazione e allo status economico. Ciò che aveva reso alcune persone più suggestionabili dipendeva dalla possibilità di valutazione che davano la possibilità di distinguere tra le fonti di informazione attendibili da quelle che non lo erano.
Giornali e radio, radio and the printed page
L’educazione delle masse è il tema centrale degli studi compiuti da Lazarsfeld. Lo studio si basa sulla comparazione di numerosi dati statistici per capire come mai alcuni programmi erano ascoltati di più ed altri di meno, esso ingloba sia studi qualitativi che quantitativi e metodi di indagine:
- Analisi del contenuto dei programmi;
- Analisi differenziata dei pubblici;
- Studio con l’approccio degli “usi e gratificazioni”.
L’attenzione della ricerca è rivolta ai talk distinti in seri e non, se i talk riguardavano argomenti seri venivano seguiti solo da un’élite in quanto non tutti erano colti. Un’altra delle domande è se la radio può essere considerata un mezzo serio come il libro e il giornale. Si evince dai dati che i lettori seri ascoltano programmi radiofonici seri e queste persone erano ben retribuite, con una buona istruzione e una buona occupazione. Le persone a basso reddito e con un basso livello culturale invece non ascoltavano trasmissioni serie.
Lo studio di Herta Herzog
Lo studio della Herzog riguardava il quiz di conoscenza generale attraverso l’analisi del programma Professor Quiz. I quiz di conoscenza generale, invece, danno la possibilità anche alle classi più basse e alle fasce meno elevate di mettersi in gioco e di imparare; il saper rispondere in maniera adeguata dava delle gratificazioni, ma faceva sentire dall'altro lato la popolazione meno colta, inferiore.
Cap. 2: Cultura di massa - Horkheimer, Adorno, Brecht, Benjamin
La questione sociale
Nella Germania del primo dopoguerra la società fu considerata oggetto di indagine accademica. Nel XIX secolo le migrazioni di massa dall’Europa verso l’America della libertà erano dettate da motivi ideologici ed economici. La “grande società” americana era un sogno di libertà europeo. Nell’Europa del XIX secolo, come sottolineò Hanna Arendt, la “questione sociale” coincise con la questione dell’“impoverimento delle masse”. Marx fu il primo grande analista della modernizzazione sociale. Il capitalismo d’impresa e la produzione di massa cambiarono la struttura delle relazioni sociali: non più proprietari terrieri e contadini legati da mutui legami e obblighi, ma proprietari e forza lavoro in conflitto sulla contrattazione del salario e sul valore del surplus, che gli uni ottenevano sfruttando gli altri. Le relazioni sociali nelle società moderne in termini di capitale e forza lavoro erano ingiuste. All’inizio del XX secolo la “questione sociale” aveva significati differenti in America e in Europa. Per Horkheimer e i suoi colleghi il destino delle masse rappresentava il destino in termini economici e politici, in America in termini sociali.
Teoria critica e masse
Horkheimer coniò il termine “teoria critica” per definire il lavoro dell’Institute. “Concetto di ricerca sociale critica”. Per parlare di concetti come quello di masse vanno prima comprese le condizioni e la situazione storica. Fondamentale/obiettivo/teorico analizzare il funzionamento della società considerata nel suo insieme. Durante il XIX secolo il progressivo sviluppo dell’industria, della tecnologia e della scienza sembravano porre fine alla scarsità materiale e alla distribuzione arbitraria ed iniqua delle risorse tra ricchi e poveri. La produzione di massa prometteva alle masse l’abolizione della povertà, ma quella speranza non era stata ancora realizzata. Per Horkheimer la questione centrale era: il nesso tra la vita economica della società, lo sviluppo psichico degli individui e le trasformazioni nell’ambito della cultura.
La società nel suo insieme appariva costituita da tre elementi strutturali: le forme di vita economiche, politiche e culturali. Quest'ultimo termine cultura è difficile da analizzare perché può voler dire molte cose. Nel periodo tra le due guerre il significato del termine cultura fu messo in discussione da un cambiamento fondamentale nei modi di produzione. Anni ’20 e ’30 Europa → consumi di massa → penetrazione sociale delle nuove forme elettroniche di comunicazione (telefono e radio) e dell’intrattenimento di “massa” (cinema e industria discografica). La cultura di massa si impose come un altro interesse fondamentale per gli intellettuali.
L'opera più famosa di Horkheimer e Adorno fu Dialettica dell'illuminismo, ma per capirla a fondo dobbiamo fare riferimento a Marx, Weber e Luckas. Marx nell'analizzare la modernizzazione fu il primo a criticare il sistema economico nel suo libro Il Capitale, in particolare il lavoratore è alienato in quello che fa, perché non si sente parte di quello che produce. C'è uno sfruttamento del lavoratore da parte del capitalista, e uno sfruttamento del lavoro perché dal momento che il lavoratore riceve il salario, già si è venduto, un valore di scambio. Il feticismo si crea proprio nel fatto che la merce perde il proprio valore.
Weber, anche Weber nell'analizzare la società giunge a due tipi di razionalità: la razionalità rispetto allo scopo e quella rispetto al valore. La prima è quella più efficace, cioè agire in modo razionale.
La ragione strumentale
Interessi nella sociologia di Max Weber:
- Razionalizzazione della società;
- Disincantamento del mondo.
La vita sociale fu organizzata in modo crescente sulle basi di un tipo di razionalità: la razionalità di scopo → sostiene l’organizzazione della vita economica e politica: le moderne imprese d’affari e il moderno stato nazionale. Lo scopo degli affari nel capitalismo è la massimizzazione del profitto. Questo tipo di razionalità può essere utilizzata in due modi:
- Possono essere i mezzi a prevalere rispetto agli scopi (razionalità orientata ai mezzi) → razionalità sostanziale.
- Sono gli scopi a prevalere rispetto ai mezzi (razionalità orientata agli scopi) → razionalità formale.
La razionalità sostanziale ha a che fare con i fini, esprime un telos (il profitto nel caso delle imprese). Weber sostiene che nelle società moderne ci sono molte diverse razionalità sostanziali in competizione tra loro. Ciò significa che non esiste una razionalità sostanziale dominante, una visione del mondo condivisa; le società non sono sostenute da un accordo generale sugli obiettivi della loro esistenza. Dovendosi confrontare con l’incoerenza sociale a livello della razionalità sostanziale, la razionalità formale (o efficienza tecnica) otteneva un’importanza crescente, diventando essa stessa un fine.
Se Marx analizzò il lavoro nelle industrie cercando di svelare il modus operandi, Weber analizzò il modus operandi dello stato, dell’organizzazione politica della vita moderna. Lo stato ha il monopolio della violenza legittima (esercito, polizia) tramite cui combatte le rivolte interne e resiste alle minacce esterne da potenze straniere. Il suo potere per difendere la vita e la proprietà è la base della sua legittimazione. La sua esistenza dipende da un apparato di amministrazione permanente (la burocrazia) che raccoglie le tasse e amministra la legge approvata dallo stato. Le burocrazie moderne sono organizzate in maniera gerarchica e rappresentano sistemi di ineguaglianza organizzata che costringono alla conformità attraverso sanzioni da attribuire a chi, per qualsiasi ragione, non rispetta le regole. Queste relazioni di subordinazione sono soggette a severe differenziazioni interne: una complessa divisione di doveri, obiettivi e responsabilità.
Le burocrazie sono impersonali, operano senza riguardo a persone e situazioni particolari. Le forme burocratiche dominano tutti gli aspetti della vita istituzionale moderna. Il mondo moderno è sempre più amministrato e non vi è spazio per le emozioni e tutti gli aspetti non razionalizzabili.
- Il disincantamento del mondo moderno è perdita dalla possibilità dell’incanto o del magico, diretta conseguenza dell’Illuminismo, che era ostile alla religione, considerata come incorporamento dell’irrazionale. La secolarizzazione del mondo significò la de-sacralizzazione del mondo della natura e dell’esperienza umana: la perdita del senso del sacro. Il pensiero pre-moderno aveva un senso del mondo come una cosa vivente, atteggiamento che si esprimeva nella credenza degli dèi e nell’animismo nei confronti della natura. Il pensiero scientifico moderno vede il mondo come materia inanimata, di cui le proprietà fisiche e chimiche possono essere analizzate.
Nel suo più famoso lavoro L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, Weber descrive il mondo moderno come una “gabbia d’acciaio”.
La reificazione della coscienza
In un saggio Reificazione e coscienza del proletariato György Lukács tentò una sintesi delle idee di Marx e Weber. Reificazione (da res, cosa) → “cosificazione” ridefinisce il processo di mercificazione analizzato da Marx. → fino a dove il carattere dello scambio ha influenzato la vita delle società moderne?
Mercificazione e razionalità strumentale → sintesi: “management scientifico” si sviluppò negli Usa all’inizio del XX secolo. Frederick Winslow Taylor fu l’esponente della psicologia industriale. Nei suoi Principi di organizzazione scientifica del lavoro dopo un’attenta analisi durante la quale le performance dei lavoratori vennero cronometrate, Taylor arrivò alla conclusione che i migliori tra coloro il cui compito era di trasportare i pani di ghisa arrivavano a trasportarne 48 tonnellate al giorno. Lukács sostiene infatti che con il frazionamento moderno, “psicologico”, del processo lavorativo (taylorismo) questa meccanizzazione razionale giunge al punto di penetrare all’interno dell’anima del lavoratore: le sue proprietà psicologiche vengono separate dalla sua personalità complessiva per poter essere inserite in sistemi specialistico-razionali e ricondotte ad un concetto calcolistico.
Cos’è dunque il pensiero reificato? È il pensiero frammentato, il prodotto e l’espressione della soggettività frammentata. Non è solo l’anima di colui che lavora con le proprie mani a essere reificata dal taylorismo, ma anche quella di colui che lavora col cervello, la cui attività mentale è frammentata e alienata allo stesso modo. Lukács prende come riferimento il giornalista moderno che reprime la sua soggettività in cambio di un salario; gli è infatti richiesto di mettere da parte le proprie opinioni e atteggiamenti. Conseguenza → impossibilità di comprendere la vita o il mondo come un intero. Il mondo è irrazionale se l’intero sistema si basa sull’arricchimento di pochi a discapito dello sfruttamento e della privazione di molti → la società moderna è caratterizzata dalla razionalità delle sue parti e dall’irrazionalità del suo insieme.
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