Sunto di sociologia della comunicazione
Capitolo 1 – Dall’analogico al digitale
La storia dei mezzi di comunicazione di massa è caratterizzata da macchinari, invenzioni, ma soprattutto dal contesto sociale pronto a recepire tali innovazioni. Si parte dal 1895 con la creazione del cinematografo, che insieme all’elettricità cambierà la società. Tra media e la società c’è un legame forte: la modifica dell’uno è causa/effetto della modifica dell’altro. Ogni tecnologia inoltre organizza la trasmissione del conoscere. Habermas inoltre lega al cambiamento mediale la nascita dell’opinione pubblica.
Nello sviluppo della comunicazione e dei media, tre sono le rivoluzioni fondamentali: rivoluzione industriale, con passaggio da produzione a riproduzione; rivoluzioni politiche, crescente diffusione di idee anche in ambienti distanti dal potere politico (a Parigi a fine 700 più di 200 testate); rivoluzione scientifica, il libro rappresentò la chiave per aprire la strada verso nuovi orizzonti del pensiero. Con la stampa a caratteri mobili di Gutenberg inizia l’era della modernità.
Diverse scuole di pensiero in merito alle conseguenze di mutamenti come la caduta del Muro di Berlino o il crollo delle Torri Gemelle: da una parte chi, come Giddens, sostiene che ciò che è accaduto negli ultimi decenni non ha portato alla modernità ma solo a una sua modifica (tardo-modernità); dall’altra chi, come Lyotard, pensa che tali mutamenti abbiano concluso l’età moderna, conducendoci verso la post-modernità. L’accelerazione dei processi sociali, la comparsa di nuovi fenomeni, la riformulazione dei sistemi produttivi ed economici hanno dato vita, dalla fine del XX secolo, a un nuovo mondo e a nuovi attori sociali: la post-modernità appunto.
Oltre i computer, strumenti con il quale agiamo e interagiamo, la tecnologia può anche essere la bomba atomica (6/08/1945). Negli anni seguenti muta il concetto di guerra (fredda), in cui adesso le munizioni sono le informazioni e il conflitto si sposta nello spazio cosmico per il predominio stellare. Ci si sposta dall’atomo al bit (Negroponte) e nell’ultimo trentennio del ‘900 si inizia a consumare la rivoluzione digitale.
Il passaggio tecnico che caratterizza la transizione dagli strumenti analogici a quelli digitali è rappresentato da un ampliamento del canale che veicola i messaggi, unendo emittente e ricevente. Il canale viene sostituito dalla banda, che consente il passaggio di una quantità di informazioni elevatissima. Il canale digitale ha una qualità migliore, offre lo stesso contenuto in più lingue, info sulla trama, ecc. Internet è simbolo del mutamento perché incarna le caratteristiche dei vecchi e dei nuovi media.
Il lancio dello Sputnik ad opera dei sovietici, nel 1957, indusse gli Usa, che già avevano deciso di investire molte risorse pubbliche sulle ricerche scientifiche d’avanguardia, a fondare l’ARPA. Non possedevano competenza per portare avanti i progetti e si limitarono a gestire i fondi, facendo da collante tra universitari e centri di ricerca specializzati. Arpanet, grazie al quale i diversi gruppi interagivano, uscì nel 1972 e il passo seguente fu quello di provare a estenderne le potenzialità per gestire altri network di comunicazione per garantirne il funzionamento anche in caso di attacco nucleare.
Internet nasce come improbabile intersezione tra Big Science, ricerca militare e cultura libertaria. Poi nel 1983 si decise di creare un’altra rete per specifici impieghi militari e Arpanet diventò Arpa-Internet. In Internet c’è lo spirito sessantottino grazie al quale cambiarono i riferimenti culturali. Da ciò scaturirono le 3 principali intuizioni vincenti: ridondanza del canale, grazie alla quale la rete diventava inattaccabile e ogni nuovo nodo rappresentava un potenziamento; architettura policefala, che consentiva alla rete di non avere un nodo principale (anche se un punto veniva attaccato, gli altri nodi avrebbero potuto scambiare dati; per lo stesso motivo è quasi impossibile la censura, interpretata da Internet come pericolo); meta-standard, basato su un codice (HTML) in grado di collegare tra loro anche standard informatici diversi e permettere lo sviluppo dei contenuti anche su piattaforme diverse.
Nel 1990, quando Arpanet fu dismesso e i tentativi di commercializzare il network fallirono, il progetto fu affidato ai creatori, che decisero di condividerlo col resto del mondo. Nel 1991, a Ginevra, nacque il World Wide Web. Castells, riprendendo McLuhan, parla di Galassia Internet: il gruppo dell’Arpa è il Gutenberg del XIX secolo; quella digitale è la nuova rivoluzione inavvertita.
A differenza del passato, la rivoluzione tecnologica ha attraversato il globo in meno di 2 decenni (70-90): nel 1957 vennero scoperti i circuiti integrati e in soli 3 anni il prezzo dei semiconduttori si abbassò dell’85%, mentre durante la rivoluzione industriale il costo del cotone per una diminuzione analoga impiegò 70 anni. Tutto ciò fu favorito dalla logica della rete. Converging set: convergenza di microelettronica, informatica e telecomunicazioni verso un unico sistema integrato (cellulari, nati come strumento di comunicazione verbale, in pochi anni sono stati attrezzati per le più svariate esigenze). Dimensione tecnologica e culturale si fondono in un villaggio globale (McLuhan, 1964), in cui barriere fisiche e culturali vengono abbattute.
Realtà virtuale: dimensione esperienziale che non va contrapposta al vero, ma all’attuale: così la dimensione del fare viene affiancata da quella del poter fare (Rifkin: era dell’accesso, non si chiede “cosa vorrei possedere?” ma “cosa voglio provare di nuovo?”). La rivoluzione ha accelerato i processi di riproduzione: da un lato si teme che le copie e le dimensioni virtuali possano sostituire originali e spazi quotidiani (Baudrillard); dall’altro ciò è visto come opportunità (Rheingold). Secondo Centorrino, la società post-moderna dà la possibilità di vivere maggiori esperienze, di farlo in maniera soggettiva e di diversificare gli investimenti emozionali.
Avevano già individuato tale tendenza: Bauman, che nel prospettare una società liquida, parlava di difficoltà nel consolidare abitudini e procedure; Giddens (intimità); Berger e Kellner (individuo capace di pensare biografie alternative di se stesso, pluralizzazione dei mondi di vita).
Il termine “new” si riferisce al confine temporale rispetto a stampa, radio e tv. Si utilizza digitale perché si sfrutta una nuova risorsa: Internet e le tecnologie più avanzate, che si incontrano e scontrano in un processo di convergenza. Internet ingloba dentro di sé stampa, radio, tv e cinema, offrendo servizi prima impensabili.
I digital media si caratterizzano per: digitalizzazione, convergenza, ibridazione, multimedialità e ipertestualità, interattività, accesso illimitato, frammentazione di pubblici. Info e dati vengono scambiati-inviati assumendo la forma di cifre numeriche. Livolsi sottolinea che la digitalizzazione ha determinato: omogeneità, maggiore archiviabilità dei dati e manipolabilità dei prodotti del testo. In una fase iniziale si creò un meta-medium, contesto identificato con il computer in cui vanno a confluire le funzionalità dei media antecedenti; poi integrazione sistema mediale a livello produttivo, tecnologico, linguistico e testuale. Convergenza porta all’ibridazione.
La multimedialità è la trasmissione dei dati tramite canali sensoriali diversi: immagini, musica, grafici, animazioni. L’ipertestualità, che si coniuga con la multimedialità, ha segnato una svolta nella fruizione dei contenuti (ebook, non caratterizzati da linearità dei libri tradizionali). Interattività: blog, forum, social, chat. Diversi livelli: utente attiva scelta del link da consultare e approfondire; utente può interagire con autori del testo; operazioni di acquisto tramite web (e-commerce); partecipazione utenti e creazione nuovi contenuti come YouTube (2.0 ha rafforzato accesso alla rete). Quest’ultimo determina la scomparsa di pubblico standard e la sua frammentazione. Il consumatore diventa distributore, produce in prima persona.
Cap. 2: Sociologia dei digital media. Primi studi e approcci metodologici
Prima dei lavori sui digital media: studi divulgativi, studi scientifici e studi critici. I primi risalgono a fine ’80 inizio ’90: descrizioni di Internet, si creano opinioni opposte sull’uso della rete (nuova civiltà o peggioramento vita collettiva e individuale). Nella seconda fase si collocano i primi studi sulle comunità in rete e le prime ricerche sul rapporto identità/rete (Rheingold e Turkle). Nella terza ci si concentra sul divario tra online e offline, l’accesso alla rete come nuova fonte di conoscenza, digital divide, ecc.
Paccagnella suggerisce un’interpretazione della CMC (Computer Mediated Communication) divisa in 3 generazioni, che riprendono le 3 tappe su indicate: prima (socialmente povera per la scarsità di info nel contesto in cui avviene il processo comunicativo e mancanza di norme che regolano la comunicazione), seconda (socialmente ricca, considera più attentamente il contesto sociale), terza (nella dimensione quotidiana, tecnologie e vita quotidiana sembrano sullo stesso piano).
Tra i tanti significati disponibili, si parla di rete come insieme di conoscenze. Virtuale da virtus (forza). Secondo Tosoni si possono individuare 3 fasi degli Internet Studies fino al 2.0: rete come canale (studio degli effetti), rete come luogo (cyberspazio, luogo abitato che inizia a produrre trasformazioni culturali), rete e la vita quotidiana (2.0., obiettivo della ricerca etnografica è la comprensione di un’integrazione o separazione tra ciò che si costruisce in rete e ciò che avviene fuori dalle dinamiche del virtuale per un gruppo di utenti frequentatori).
Il Social Network è diventato uno specchio sociale in cui le trasformazioni culturali della società risentono del mutamento in atto e del nascere di nuovi linguaggi. La quotidianità spesso diventa contesto di applicazione e sviluppo di quanto inizia in rete e viceversa. Si entra nella fase degli user generated content, contenuti generati dagli utenti frutto del web 2.0, che ha prodotto la nascita di una cultura partecipativa a favore di una struttura che funziona anche dal basso verso l’alto incrementando una produzione tra pari.
Rheingold – Una collettività può essere comunità quando i suoi membri agiscono reciprocamente e nei confronti di altri, anteponendo valori, norme, costumi, interessi della collettività a quelli personali. Il tema centrale è la nascita della comunità virtuale, il cui sviluppo è paragonato alle comunità tradizionali (da piccoli centri agricoli a moderne società). Le comunità virtuali sono nuclei sociali che nascono in rete quando alcune persone partecipano costantemente a dibattiti pubblici e intessono relazioni interpersonali nel Cyberspazio (condividere proprie info aumenta capitale di conoscenza e si crea senso di comunità).
Spesso in ambito sociologico la sua riflessione è stata accostata alla dicotomia Comunità-Società proposta da Toennies a fine ‘800. Le comunità virtuali favorirebbero una comunicazione più democratica: in Smart mobs parla di folle intelligenti, che si muovono tramite piccoli media come i propri cellulari. Riprendendo lo studio di Ito, sottolinea che tramite i cellulari i giovani hanno avuto la possibilità di costruirsi uno spazio intimo di socialità, sfuggendo al controllo dei genitori. Il cellulare finisce quindi con il rivoluzionare i rapporti tra genitori e figli, l’intimità con i propri coetanei, abitudini quotidiane di chi lo usa. Rheingold ha aperto la strada allo studio della rete come oggetto di indagine pur nella sua immaterialità.
Le tematiche a cui fa riferimento nei suoi primi studi: media inseriti nell’ambiente, smart mobs (ambienti sensibili ai loro occupanti e che reagiscono alla loro presenza), città digitali (spazi urbani in grado di gestire ed elaborare info), oggetti fisici con capacità di elaborazione e comunicazione, manipolazione del mondo virtuale tramite quella del mondo fisico, computer indossabili (smartwatch).
Turkle – Individuo frequenta le reti virtuali per costruirsi un’identità virtuale che sente più vera di quella che possiede nella vita quotidiana. Ritiene che la rete può diventare spazio di aiuto: persona che aveva perso una gamba costruisce Avatar con le proprie caratteristiche, instaura relazione virtuale con un altro utente e anche per questo può accettare i suoi problemi fisici. Nella ricerca etnografica il ricercatore diventa osservatore e utente di mondi e realtà virtuali.
La Turkle inizia a studiare i MUD (multi-user domains), giochi virtuali dove i frequentatori del web si incontrano e il loro aspetto fisico viene rappresentato da una scritta testuale. L’anonimato consente la possibilità di esprimere la molteplicità inesplorata del proprio sé: tocca quindi il tema dell’identità e la necessità dell’individuo di aprire una comunicazione e un’interazione con persone sconosciute nella realtà fisica.
Passa dallo studio di cosa fanno a noi le tecnologie a come gli individui plasmano la propria identità in rete e infine al rapporto che essi instaurano con i robot sociali. In Insieme ma soli spiega il modo in cui i ragazzi vedono le tecnologie nel quotidiano e in che modo il rapporto con i genitori viene modificato dalla tecnologia stessa. In una delle storie una giovane si lamenta dell’uso eccessivo del telefono da parte dei genitori, al punto da sentirsi anche lei uno strumento. Ciò la porta a favorire l’sms che consente di rispondere con i propri tempi e senza la preoccupazione di dover alimentare una conversazione come in una telefonata. Da un lato la tecnologia può riempire la vita ed eliminare la solitudine (si pensi all’uso del cellulare), dall’altro emerge la necessità di recuperare anche modalità di comunicazione tradizionali.
Castells – Sottolinea che per il paradigma della tecnologia dell’informazione esistono 3 regole che toccano: l’azione delle tecnologie sull’info, gli effetti delle nuove tecnologie, la logica a rete. Castells puntualizza la natura aperta della rete, l’unica che consente convivenza di elementi contraddittori, che genera una crescita impossibile da limitare. Tutto ciò è informazionalismo. Sottolinea che le società evolvono e guardano verso modelli di relazioni non più uniformi: se le comunità tradizionali erano basate su rapporti di condivisione di valori, i network si fondano sulle scelte strategiche di chi ne fa parte.
I network specializzati danno vita a un infittirsi di relazioni che non è detto siano meno efficaci, rispetto alla comunità fisica, nella costruzione di un rapporto duraturo e stabile. Il tempo senza tempo è guardare al tempo come una rottura rispetto alla sua visione classica. Lo spazio dei flussi è l’organizzazione materiale delle pratiche sociali di condivisione del tempo che operano mediante flussi, i diversi processi di natura economica e politica che caratterizzano una società. È caratterizzato da 3 strati: il primo, circuito di scambi elettronici, indica ciò di cui spesso si discute in merito alla rete e alle tecnologie nel definire i cambiamenti della vita quotidiana; il secondo, nodi e snodi, si basa su una rete elettronica che unisce e mette in comunicazione luoghi fisici con proprie caratteristiche sociali e culturali; il terzo, organizzazione spaziale delle élite, riguarda la disorganizzazione provocata dalle élite sulla parte di società non...
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