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prematrimoniali.

Ci sono delle cause sociali alla base di questo cambiamento radicale della sessualità.

URBANIZZAZIONE E MOBILITA' → L'estendersi delle aree urbane permette un minor controllo

➢ sulle vite individuali, di conseguenza le pressioni sociali si allentano e ciò determina una maggiore

occasione di devianza sessuale. Inoltre, dal momento che le persone viaggiano molto più

frequentemente lontano da casa, il sesso non finalizzato alla procreazione diventa molto più praticabile.

SOCIALIZZAZIONE ESTESA → Le società postmoderne richiedono periodi sempre più lunghi di

➢ socializzazione secondaria. In questo modo, si allunga il periodo di tempo che passa dalla pubertà all'età

adulta e ciò offre maggiore opportunità di fare sperimentazione sessuale senza responsabilità.

FEMMINISMO → Le conquiste delle donne sono state determinanti per il cambiamento di queste

➢ pratiche sessuali moderne.

GLOBALIZZAZIONE E MULTICULTURALISMO → Quando i pregiudizi razzisti sono cominciati a

➢ diminuire, i desideri sessuali repressi, si sono estesi anche su un terzo gruppo, quelli che erano stati gli

esclusi e i dominati.

A metà del Novecento la comparsa del rapporto Kinsey intensificò l'aspetto pubblico della sessualità. Kinsey

realizzò migliaia di interviste ad americani selezionati a caso, nelle quali scoprì che le pratiche sessuali

etichettate come anormali, immorali o perverse erano così diffuse tra gli americani che avrebbero dovuto essere

considerate normali in senso statistico.

Questo cambiamento storico viene definito come rivoluzione sessuale (anni '60). L'attività sessuale comincia

ad essere sempre di più considerata come staccata dallo scopo strumentale della procreazione e si definisce la

soddisfazione sessuale come una componente fondamentale della felicità personale.

Hefner nel '53 pubblicò il primo numero della rivista Playboy, dove si incoraggiava una certa distanza emotiva

dall'attività sessuale e dove si iniziava anche a ridefinire la sessualità femminile come qualcosa di compatibile

con quella dell'uomo.

La Brown che divenne poi caporedattore della rivista Cosmopolitan, parlava della sessualità come di un luogo

di piacere e di espressione di Sé, che andava anche al di là di una relazione impegnativa.

Hefner e la Brown divennero,nella rivoluzione sessuale, due importanti punti di riferimento. Con le loro

pubblicazioni incentivarono una nuova etica sessuale a favore di generazioni di giovani americani che si

sposavano sempre meno. Su quest'onda nacque la cultura dei single, dove si cercavano partner a scopi sessuali

piuttosto che matrimoniali.

Alla fine degli anni Sessanta, la rivoluzione sessuale fu aiutata dai nuovi movimenti sociali e anche dallo

sviluppo tecnologico. L'invenzione e la distribuzione a basso costo della pillola anticoncezionale permetteva

alle donne di bloccare la fecondazione dei loro ovuli e agevolava in questo modo il sesso senza responsabilità.

Nell'epoca postmoderna avvenne un cambiamento anche nella pratica omosessuale. Sull'onda di questa

maggiore libertà sessuale anche l'omosessualità cominciò ad essere vista come un'altra forma di sessualità non

procreativa e divenne molto meno soggetta a stigmatizzazioni.

E' indubbio che negli ultimi anni, in buona parte dei paesi occidentali, gli omosessuali abbiamo ottenuto

importanti risultati in termini di diritti e di legislazione, ma ciò è stato preceduto da un cambio di atteggiamento

delle persone stesse.

Le lotte del movimento femminista per la parità dei diritti determinò dei cambiamenti anche nell'ambito della

sessualità. Quella linea che aveva escluso la sessualità dalla vita pubblica cominciò sempre di più a scomparire.

Con l'entrata delle donne nell'economia, i luoghi di lavoro divennero ambienti aperti al comportamento sessuale

implicito, come guardare, vestirsi e muoversi in modo provocante e come le battute a sfondo sessuale. Anche

oggi l'ambiente di lavoro resta il luogo principale per stabilire contatti sociali/sessuali e nel quale iniziano le

relazioni.

La sessualità, che un volta era vista come un atto naturale e inalterabile, è stata sociologizzata. E' diventata

parte della cultura più globale e democratica dell'epoca postmoderna. Nelle società contemporanee, le persone

esigono quella che viene definita cittadinanza sessuale. Trent'anni fa nessuno avrebbe mai detto che essere

omosessuali o essere single avrebbe costituito un aspetto importante della personalità che la società avrebbe

dovuto riconoscere. Avere la cittadinanza sessuale significa ad esempio, avere il diritto di essere tutelati il più

possibile dalle malattie sessualmente trasmissibili, a prescindere dalle condizioni economiche, vuol dire libertà

di scelta sessuale, ma anche libertà dalla violenza e dalla coercizione sessuale.

La comparsa di forme di sessualità postmoderna non ha però eliminato tutti gli ostacoli sul cammino. Alcuni

atteggiamenti e alcune norme del passato sono sopravvissute ed episodi, ad esempio, di violenze su gay,

transessuali, lesbiche e bisessuali sono ancora numerosi.

I problemi causati dalla sessualità postmoderna non si limitano alle reazioni negative contro di essa, perché la

sessualità non si è liberata soltanto dalle restrizioni imposte dalla religione e dalla dominazione di genere, ma

anche dalla moralità e dall'amore, tant'è che è diventato molto più difficile mantenere dei rapporti impegnativi a

lungo termine. Tuttavia la sessualità oggi, come in passato, resta una questione sociale.

CAP.5 – IL MATRIMONIO E LA FAMIGLIA

Oggi soltanto una parte dei ragazzi tra gli 11 e i 15 anni vive con entrambi i genitori. Alcuni vivono con quelle

famiglie ricostruite che si formano con un secondo matrimonio di uno dei due genitori, altri invece vivono in

una famiglia dov'è presente un solo genitore. Ma anche quando questi ragazzi vivono con entrambi i genitori, la

loro famiglia è comunque differente rispetto al tipo di famiglia che dominava nella prima metà del Novecento.

Oggi, nella maggior parte dei casi, entrambi i genitori lavorano, differentemente dal passato, dove le donne si

dedicavano prettamente alla dimensione domestica.

In passato, per le persone che si amavano era considerato naturale sposarsi, così come era considerato

innaturale avere dei rapporti fuori dal matrimonio e così come era naturale che ci fossero rapporti sessuali tra

un uomo e una donna e innaturale tra due persone dello stesso sesso. I recenti cambiamenti sociali hanno messo

in dubbio proprio quanto questi modelli moderni di matrimonio e di famiglia fossero appunto naturali

.

Negli ultimi trent'anni quelle che si pensava fossero le identità naturali del matrimonio e dei modelli familiari

hanno invece dimostrato la loro costruzione culturale. Ad oggi, la frequenza con cui ci si sposa e con cui si

fanno figli è drasticamente cambiata.

La diminuzione della nuzialità che ha avuto luogo negli ultimi trent'anni del Novecento, è stata accompagnata

da grandi mutamenti nella struttura delle famiglie. ( )

Naturalmente questi mutamenti non sono avvenuti ovunque con la stessa rapidità .

E' cresciuta la tendenza dei giovani a restare sempre più a lungo nella famiglia di origine.

• E' aumentato il numero di coloro che, una volta usciti da casa dei genitori, vanno a vivere da soli.

• C'è stata una grande diffusione delle famiglie di fatto, cioè di quelle che si formano quando due persone

• abitano insieme senza essere unite in matrimonio e in alcuni paesi è addirittura divenuta la forma

principale di un rapporto di coppia, in preparazione, o addirittura, in alternativa al matrimonio.

Sono aumentate le nascite fuori dal matrimonio

Un altro cambiamento importante che interessa la dimensione familiare, riguarda il progressivo innalzarsi

dell'età in cui le persone decidono di sposarsi. Questo rinvio senza precedenti del matrimonio (che i sociologi

definiscono invecchiamento del matrimonio) è stato sia la causa che la conseguenza di una serie di altri

cambiamenti sociali fondamentali, come la riduzione del mercato matrimoniale per le donne. Due fattori

che hanno contribuito a questo problema sono:

1. La persistente concezione culturale secondo la quale le donne non dovrebbero sposare uomini più giovani.

2. La tendenza tra gli uomini a sposare donne di qualche anno in meno .

Quindi logicamente più un donna è in là con gli anni, meno potenziali partner matrimoniali trova rispetto ad un

uomo della stessa età.

Nella vita postmoderna, certamente esiste il caso delle donne che vogliono sposarsi ma non ci riescono a causa

di una minore offerta di partner disponibili, in altri casi però, sono le donne stesse a rimandare il matrimonio

fino a che non hanno terminato gli studi e la loro carriera si è avviata.

In breve, rimandare il matrimonio, può essere considerato come una risposta al ruolo straordinariamente

diverso che le donne hanno assunto nelle società postmoderne rispetto a quello che ricoprivano in passato.

La diminuzione del numero di figli è stata sicuramente uno dei più grandi cambiamenti che hanno riguardato le

famiglie, prima dei paesi occidentali e poi di buona parte del mondo. Un altro importante cambiamento,

riguarda la relazione tra il tasso di attività della popolazione femminile e il tasso di fecondità. Ad oggi, tanto più

è alto il tasso di attività, tanto è più alto il tasso di fecondità e ciò può essere interpretato alla luce di tutte quelle

agevolazioni politiche che hanno reso più compatibile per le donne, avere al tempo stesso un'occupazione e dei

figli.

Un altro cambiamento importante riguarda l'instabilità coniugale, in Occidente dopo la metà degli anni

Sessanta, è aumentata la quota dei matrimoni che termina con la separazione legale o con il divorzio. Questi

cambiamenti sono stati preceduti e favoriti da alcune norme che hanno agevolato le pratiche del divorzio anche

nei paesi di tradizione cattolica.

Quindi nelle società postmoderne meno persone si sposano, meno persone fanno figli (o comunque il numero dei figli è

calato) e più matrimoni finiscono con un divorzio. E' chiaro che di fronte a tutti questi cambiamenti fosse impossibile

mantenere un approccio naturalistico in riferimento alla famiglia. E' evidente che sono nati nuovi modi di costituire una

coppia, di amarsi, di mantenere una relazione sessuale e di prendere impegni emotivi a lungo o a breve termine.

Dal momento che l'amore sessuale è ormai separato dal matrimonio e la procreazione è separata dalla vita di

coppia, è aumentato il sostegno alla legittimazione delle relazioni non eterosessuali e alcuni paesi hanno fatto

dei passi enormi in questo senso, condannando le discriminazioni sessuali, consentendo unioni legali tra

omosessuali e permettendo addirittura l'adozione di bambini a coppie gay.

La denaturalizzazione del matrimonio è un processo in corso in molte società contemporanee. Non è un

prodotto della storia recente, ma si tratta di un processo sociale che si è realizzato gradualmente.

Con lo sviluppo delle società moderne, le persone sono diventate anche troppo consapevoli che i rapporti

d'amore, di sesso e di parentela sono costruzioni culturali piuttosto che naturali. Oggi sperimentiamo rapide e

spesso sconcertanti trasformazioni nelle strutture del matrimonio e della famiglia e questi cambiamenti stanno

distruggendo i modelli precedenti e la sicurezza da essi generata, ma stanno anche facendo nascere nuove

forme di rapporti interpersonali:

FAMIGLIE CON ENTRAMBI I GENITORI CHE LAVORANO

• FAMIGLIE CON FIGLI NATI DA PIU' DI UN MATRIMONIO

• FAMIGLIE MULTIGENERAZIONALI

• FAMIGLIE ADOTTIVE

• FAMIGLIE IN CUI I GENITORI NON SONO SPOSATI

• FAMIGLIE SENZA FIGLI

• FAMIGLIE CON GENITORI DELLO STESSO SESSO

Queste nuove forme, anche se spesso sono cariche di difficoltà, sono state create perché possono garantire la

sicurezza emotiva e la socializzazione in modi compatibili con la vita postmoderna. Le lotte femministe e

l'eliminazione, o quantomeno la diminuzione, del peso del patriarcato sono state fondamentali in ognuno di

questi processi di denaturalizzazione. Con l'ascesa del femminismo, le donne hanno avanzato richieste

persistenti di uguaglianza economica e di piena partecipazione alla vita pubblica e uno degli effetti di questo

potente movimento culturale e sociale è stato l'aumento straordinario della partecipazione delle donne alla forza

lavoro. Questo cambiamento dei ruoli di genere nella vita sociale, ha messo in crisi una delle colonne portanti

della struttura patriarcale della famiglia moderna e ha dimostrato che le donne non hanno bisogno di sposarsi

per sopravvivere.

A causa di questa nuova indipendenza economica dagli uomini la vita famigliare è diventata meno

soddisfacente sia per gli uomini che per le donne. Molti uomini rimandano il matrimonio perché non hanno più

i vantaggi dell'essere capofamiglia e non vogliono nemmeno assumersi le nuove impegnative responsabilità

domestiche della vita familiare e matrimoniale post-femminista. Le donne al contempo, sono meno interessate

ad assumere i ruoli matrimoniali o di cura dei figli che inibirebbero il loro crescente diritto all'indipipendenza e

all'espressione del Sé.

Tutti questi cambiamenti nella struttura familiare causati dalla denaturalizzazione del genere, sono stati

intensificati dai cambiamenti che si sono verificati nella tecnologia della riproduzione che ha permesso di

separare completamente il sesso dal concepimento dei figli → non solo in negativo con la pillola

anticoncezionale, ma anche in positivo con le nuove tecniche fertilizzanti.

Naturalmente tutti questi cambiamenti nella struttura familiare, non sono stati soltanto causa di confusione, ma

anche di forti contestazioni che lamentano la perdita dei valori familiari.

CAP.6 – LA DISUGUAGLIANZA

Quando si parla di disuguaglianza, la cultura americana tende a concentrarsi sulla responsabilità individuale,

infatti gli americani sono inclini a spiegare il successo o il fallimento in termini individualistici (fenomeno

descritto come: modello di successo individualista americano → modello che combina l'individualismo con

l'ottimismo e la fede nell'autodisciplina e nel duro lavoro ), più in generale si tratta di un esempio di pensiero

non sociologico.

Tutti condividiamo un aspetto fondamentale, il nostro essere umani. Al di sotto di questo aspetto però, si

stabiliscono molte differenze che possono essere legate ad attributi fisici e a caratteristiche culturali e sociali. Il

sociologo inizia ad interessarsi di queste differenze, quando queste differenze si ripropongono nella stessa

combinazione, di generazione in generazione, producendo anche degli effetti sociali significativi.

Le differenze sociali diventano stratificazioni sociali, quando tra le persone si stabilisce una gerarchia fondata

su una forte disuguaglianza, che può essere legata alla ricchezza, al reddito, al prestigio, al potere, al genere, al

sesso, al gruppo etnico o alla religione. Le persone che, in questa stratificazione, si trovano sullo stesso livello

gerarchico, tendono ad avere possibilità di vita in comune e stili di vita simili.

Un fattore importante nel mantenimento delle gerarchie e delle disuguaglianze è il potere che da la possibilità

di fare le cose anche contro la volontà degli altri. Quando il potere viene accettato da parte di coloro che ne

sono sottoposti, si può dire che abbia ottenuto una legittimazione. Importante è riconoscere che una struttura

sociale di disuguaglianza può esistere indipendentemente dalla consapevolezza delle persone.

Le gerarchie possono avere varie forme, ognuna delle quali offre differenti opportunità di salire o scendere

nella struttura gerarchica. La forma più rigida di stratificazione è il sistema delle caste, secondo il quale lo stile

di vita e la possibile occupazione di chiunque, sono determinati dalla nascita sulla base delle condizioni sociali

della famiglia. Ogni casta è più pura di quella sottostante e i membri appartenenti a caste differenti, non

possono sposarsi e infondo a questa gerarchia ci sono gli intoccabili, cioè coloro che vengono esclusi dai riti

che conferiscono la purezza religiosa. Un aspetto interessante del sistema delle caste è che si tratta di una

gerarchia in cui le condizioni sociali sono legate al prestigio (in questo caso religioso) e non alla ricchezza,

quindi le caste superiori non godono necessariamente di una condizione economica più vantaggiosa rispetto a

quelle inferiori.

Le tre gerarchie di stratificazione che hanno maggiormente suscitato attenzione sono la classe, la razza e il

genere.

Nella struttura di classe → le persone si distinguono in base alla loro posizione all'interno del sistema di

• produzione economica.

Nella struttura di razza → le persone si distinguono in base al colore della pelle. La razza è differente

• dall'etnia, che è invece legata alla cultura (→ che comprende la lingua, la religione e altri fattori che

portano le persone a credere di avere un'origine comune).

Nella struttura di genere → le persone si distinguono in base al sesso, cioè al proprio essere maschi o

• femmine.

Secondo Marx la divisione di classe, basata sulle relazioni nel sistema produttivo, è la fonte principale della

stratificazione nella società moderna. Weber e i suoi successori hanno sostenuto che altre sorgenti di stratificazioni, come

il prestigio o il potere, possono essere ugualmente importanti.

All'interno della società, il grado di mobilità sociale, può essere influenzato da politiche istituzionali tese ad

aumentare le opportunità per gli individui, ad esempio offrendo maggiori agevolazioni per l'istruzione.

Dall'altra parte però, la mobilità sociale, può anche essere influenzata dall'abilità di coloro che si trovano in una

condizione sociale più elevata, nel praticare operazioni di chiusura impedendo l'accesso ai nuovi arrivati, come

quando si richiede un grado di istruzione maggiore → come nel caso delle infermiere nella professione medica.

La sociologia della disuguaglianza, ha avuto tre fasi. La prima fase era influenzata dal pensiero marxista. Ai

sociologi che seguono la linea marxista interessa verificare come i mutamenti in corso all'interno del sistema

economico stiano influenzando i rapporti di classe e se la previsione di Marx di una crescente polarizzazione

delle due classi principali, capitalisti e proletari, si stia verificando. Tre possibili sviluppi potrebbero favorire

questa condizione:

1. UNA CRESCENTE CONCENTRAZIONE DI RICCHEZZA NELLE MANI DEI RICCHI E DELLE GRANDI IMPRESE

2. LA PERDITA DI COMPETENZA DELL'OPERAIO COME RISULTATO DELLE NUOVE TECNOLOGIE DI

MECCANIZZAZIONE

3. L'INDEBOLIMENTO DELLA POSIZIONE DEI LAVORATORI A CAUSA DEI CAMBIAMENTI IN ATTO NEL MERCATO,

COME IL CRESCENTE IMPIEGO DI LAVORATORI NON SINDACALIZZATI O DI MANODOPERA STRANIERA

I dati confermano che le condizioni 1 e 3 si sono verificate negli ultimi dieci anni nella società statunitense, mentre la

seconda condizione varia a seconda dei settori dell'economia.

Nella seconda fase la sociologia della disuguaglianza (XX secolo) si concentra quasi esclusivamente su fattori

strutturali che determinano la posizione degli individui nei sistemi di disuguaglianza oppure sul grado di

mobilità sociale e sugli ostacoli ad essa. In questa fase, la sociologia analizza che le più forti disuguaglianze di

opportunità si trovano in cima o in fondo alla gerarchia della stratificazione sociale, in quanto è sicuramente più

difficile accedere alle posizioni massime o sfuggire dalle posizioni minime, piuttosto che muoversi di alcune

posizioni in su o in giù al centro della gerarchia.

Da un lato esiste un'élite il cui potere è legato alle gerarchie politiche ed economiche (dagli

• amministratori delegati delle grandi imprese, ai funzionari governativi e politici più importanti, ai capi

militari) → le preoccupazioni rispetto all'élite di potere sono legate alla potenziale ed eccessiva

influenza che i super-ricchi e i capi delle grandi aziende, possano avere sulle istituzioni più importanti

(compresa l'università), sui politici e sui mass media.

Dall'altro lato in fondo al sistema di stratificazione ci sono gruppi posizionati sotto la classe lavoratrice,

• la cosiddetta sottoclasse → la sottoclasse è definita dallo status: lo status di cittadino dipendente

dall'assistenza sociale. A causa del prestigio conferito alla ricchezza e al consumo nella società, coloro

che hanno poco da spendere, a parte il sussidio, sono giudicati negativamente. Questa loro posizione

spesso si combina al pregiudizio nei confronti della loro razza e del genere delle circostanze familiari

(come ad esempio, nel caso delle ragazze madri) e ciò è causa di esclusione ed ulteriori discriminazioni.

Senza dubbio coloro che appartengono alla sottoclasse, possono rimanere bloccati in questa condizione

di povertà dalla quale difficilmente si riesce a sfuggire. Il concetto di sottoclasse è controverso perché

può essere usato per etichettare persone che si trovano in circostanze e situazioni di bisogno differenti

(ad esempio: genitori single, disoccupati, anziani, malati mentali o fisici etc) e conferisce anche un'idea

stereotipata delle persone, sottolineando che la loro povertà sia una colpa, piuttosto che il possibile

risultato dell'assenza di possibilità economiche ed educative.

Un ulteriore cambiamento di pensiero nella sociologia della disuguaglianza (terza fase), si è verificato tra il XX

e il XXI secolo, quando i sociologi hanno cominciato a concentrarsi sulla formazione di raggruppamenti basati

sullo stile di vita e sull'impegno sociale. Questa categoria include i raggruppamenti dei consumatori secondo lo

stile di vita, i gruppi etnici culturali e i gruppi che manifestano un impegno in favore di alcuni valori propagati

da movimenti sociali, come gli omosessuali e le femministe.

Ovviamente è importante il problema di come la disuguaglianza sia percepita soggettivamente ed è altrettanto

importante, ricordare che le persone che occupano differenti posizioni sociali nella gerarchia della

disuguaglianza, reagiscono diversamente alle disuguaglianze sociali che le coinvolgono direttamente, quindi le

opinioni sulla disuguaglianza, tendono a variare da un gruppo all'altro. Ad esempio c'è chi crede che i poveri

siano vittime indifese di circostanze sfortunate e chi, al contrario, crede che i poveri potrebbero uscire dalla loro

condizione se si impegnassero di più.

Molte persone continuano a credere che le disuguaglianze siano salutari e siano espressione dell'intelligenza,

del duro lavoro e della creatività. Ma molti altri si preoccupano dei costi umani che esse comportano, e si

chiedono se sia necessario che queste debbano essere così ampie per favorire la crescita economica.

CAP.7 – IL GENERE

Helen Mather a 19 anni non aveva ancora avuto le mesturazioni e non era mai riuscita ad avere un rapporto

sessuale completo. In seguito a delle analisi, scoprì di avere una malattia rara per cui avrebbe dovuto nascere

maschio, ma in seguito ad un'insensibilità agli ormoni maschili, gli androgeni, il feto si era sviluppato secondo i

caratteri femminili. Siccome aveva imparato ad essere femmina, e gli altri avevano interagito con lei come se

fosse una femmina, non riusciva ad immaginarsi come maschio.

Questo ci dice molto a proposito dell'importanza che i fattori culturali e la socializzazione hanno, nella

formazione dell'identità di genere. Nella formazione della propria identità di genere, non è importante solo il

possesso di caratteristiche biologiche certe, ma anche come queste caratteristiche sono considerate all'interno

della società. Infatti, i confronti fra diverse società, mostrano ampie differenze tra i modi in cui la mascolinità e

la femminilità sono rappresentate e percepite.

Ad esempio, mentre alcuni popoli nativi dell'America settentrionale consento agli uomini (biologicamente

maschi) che lo desiderano, di svolgere lavori femminili, di vestirsi da femmine e di avere partner dello stesso

sesso, invece, nelle società occidentali, per quanto ad oggi, i travestiti siano tollerati, molto spesso vengono

spinti ad intraprendere trattamenti psichiatrici o chirurgici per riadattare se stessi alla propria anatomia. Quindi i

modelli di comportamento di genere, possono variare a seconda della società.

Gli studi storici rivelano ampie variazioni nei modelli di genere. Ad esempio, negli ultimi cinquant'anni sono

avvenuti degli importanti cambiamenti nel modo in cui i personaggi maschili e femminili vengono rappresentati

nei film. Se negli anni Cinquanta si prediligevano personaggi tosti e protettivi, già negli anni Sessanta, questi

stereotipi vennero criticati e cominciarono ad apparire nuovi modelli della mascolinità, più sensibili e spesso

riflessivi.

La nascita del movimento femminista, dei movimenti sociali per i diritti delle minoranze etniche e degli

omosessuali, portò ad una maggiore consapevolezza della diversità dei modelli di genere e di comportamento.

Anche in tempi più lontani, ad esempio nell'Ottocento, i modelli di genere cambiavano nei vari strati della

popolazione. Per esempio in America il modello dominante di femminilità era incentrato sulla delicatezza e sul

bisogno della donna di essere protetta dal maschio, ma questo modello era molto meno applicabile alle donne

della classe operaia e alle donne nere.

Oggi i sociologi considerano il genere, non come un risultato inevitabile della biologia, ma come un processo e

un prodotto della costruzione sociale. Infatti, a partire dal momento in cui si nasce, la formazione del genere,

avviene attraverso l'interazione con i genitori e gli altri membri della famiglia, gli insegnanti e i pari. Attraverso

la socializzazione, il bambino viene incoraggiato a sviluppare un'identità sessuale che nella maggior parte dei

casi riproduce i valori, gli atteggiamenti e i comportamenti che l'ambiente sociale nel quale egli si sviluppa,

ritiene appropriati ad un maschio o ad una femmina.

Lo sport è un altro fattore che ci permette di osservare la riproduzione delle differenze di genere.

Tradizionalmente gli sport scolastici maschili ricalcano le abilità tipiche dei maschi, come ad esempio la forza,

mentre quelli femminili, spesso acquistano riconoscimento perché combinano bravura e bellezza.

Il processo di socializzazione possiede quindi, una grande responsabilità nella riproduzione delle differenze di

genere, e influenza anche il modo in cui noi modelliamo e vediamo i nostri corpi. Il corpo maschile e

femminile, non è qualcosa di semplicemente dato biologicamente, ma al contrario, è anche modellato dalla

cultura (ed è chiaro che quindi cambia da una società all'altra e anche all'interno della stessa società in diversi

momenti storici).

Le ragazze si sentono spinte a rispecchiare un'immagine corporea idealizzata che non emerge solo nell'età della

scuola superiore o dell'università. Non c'è dubbio che quest'immagine gli venga inculcata in una fase molto

precoce durante la socializzazione. Uno degli effetti della socializzazione di genere sulle ragazze in età

prescolare, è imparare a dare valore all'apparenza. Alcuni studi effettuati su studentesse universitarie affette da

disturbi dell'immagine corporea, rivelano l'importanza dei messaggi che le ragazze ricevono dai genitori e dai

fratelli. Molte donna che hanno sofferto di disordini alimentari raccontano che, nel periodo della crescita, le

loro famiglie davano un'importanza esagerata all'aspetto fisico, soprattutto al fatto di essere magre.

Il mondo del lavoro è organizzato in funzione del genere. Molti luoghi di lavoro sono caratterizzati dalla

predominanza o dalla esclusiva presenza di un solo genere (fenomeno definito → segregazione orizzontale).

Tra gli anni Sessanta e Ottanta, ci fu un forte incremento delle donne nella forza lavoro e in quegli anni si

credeva che le donne avessero cominciato a svolgere professioni prima di esclusiva occupazione maschile. In

realtà, le donne accedevano maggiormente a lavori in cui le impiegate erano principalmente donne o a lavori da

cui erano gli uomini stessi ad allontanarsi.

Si parla invece di segregazione verticale (o gerarchica) quando uomini e donne si trovano a livelli diversi dal

punto di vista del potere, del reddito e del prestigio nella scala delle occupazioni. Questa forma di segregazione

è ancora molto forte nel mondo e varia da un paese all'altro. In molti paesi, nessuna grande impresa ha un

presidente donna e quanto ancora sia forte la segregazione verticale (anche se meno rispetto al passato), risulta

evidente dai dati raccolti sui docenti universitari. Le professioni meglio pagate, sono ancora modellate

sull'immagine ideale dell'uomo in carriera e si pensa spesso, che in una famiglia le donne debbano guadagnare

soltanto un reddito supplementare.

La definizione << lavoro da donne >> o << da uomini >> è associata ad un senso di normalità e spesso

accompagnata da una giustificazione morale: ci si aspetta che gli uomini svolgano attività che li mettano nella

condizione di esercitare la loro abilità o di usare la forza, mentre ci si aspetta che le donne svolgano attività che

le mettano nella condizione di esercitare una loro naturale capacità, come quella di occuparsi degli altri.

Tuttavia nei fatti, la divisione di genere delle identità professionali, è una costruzione sociale trasmessa durante

la socializzazione primaria e rafforzata dalla socializzazione secondaria. In sostanza, è per motivi culturali che

sono così poche le donne che si trovano ad occupare posizioni dominanti.

La disuguaglianza di genere, non è limitata al lavoro retribuito, ma si estende alla discriminazione e allo

sfruttamento anche in altri campi della vita. Alcune donne sono vittime di abusi, dalle molestie sessuali sotto

forma di commenti e gesti, fino allo stupro vero e proprio e allo sfregio fisico. Altre sono costrette ad avere figli

o sono sterilizzate contro la loro volontà e sono sempre i corpi delle ragazze, ad essere maggiormente utilizzati

nello sfruttamento sessuale, attraverso la prostituzione e la pornografia. Le donne sono anche le vittime di

violenza estrema in caso di conflitti. Lo stupro sistematico, allo scopo di umiliare e demoralizzare il nemico, è

una strategia militare comune. E' difficile riuscire a raccogliere cifre accurate riguardanti gli abusi di genere, sia

perché spesso le vittime si vergognano o hanno paura di denunciare gli abusi e sia perché l'abuso di genere non

è considerato universalmente un crimine.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher japponetiamo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Tor Vergata - Uniroma2 o del prof Hassan Claudia Gina.

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