Cap. 2 – I media e la comunicazione
Gli individui trascorrono ormai sempre più tempo consumando immagini da schermi televisivi. I mezzi di comunicazione sono ovunque, ma è oggetto di discussione il grado di influenza che questi esercitano su di noi. Secondo alcuni critici, europei ed americani stanno diventando sempre più succubi di programmi e film violenti che di conseguenza li indurrebbero ad agire in modo eccessivamente aggressivo. Un'altra opinione è invece quella di coloro che credono che gli sviluppi di media come internet e televisione possano offrire inedite possibilità di sviluppo degli individui e rafforzare le basi della democrazia.
Un altro esempio di visione pessimistica sui media è quello riportato sulla rivista Rolling Stone, dove si afferma che le uccisioni scolastiche con armi da fuoco negli ultimi anni, sarebbero state perpetuate da individui rimasti impressionati da immagini violente offerte dai media. Le spiegazioni date ad eventi di questo genere, vertono tutte sullo stato psicologico di questi adolescenti, che sono stati influenzati da un fattore esterno (riconosciuto appunto nella violenza presente in televisione o al cinema) che ha colpito lo stato mentale di ciascun individuo o lo ha indotto all'imitazione di azioni viste sullo schermo.
Tuttavia, sociologi ed esperti dei media contestano aspramente queste affermazioni generiche in quanto potrebbero essere implicati altri importanti fattori. Per molto tempo, la sociologia ha considerato i media e la cultura popolare come soggetti relativamente poco importanti. Tuttavia, ad oggi è diventato chiaro quanto, i mezzi di comunicazione di massa, siano centrali per il funzionamento della società e dunque anche per il suo studio. I prodotti culturali dei mass media rappresentano quegli schemi entro i quali noi ci muoviamo.
Gli avvenimenti terribili ed eccezionali, talvolta servono ai sociologi per cogliere il potere dei media e comprendere quanto ne siamo dipendenti. L'episodio dell'11 settembre ha permesso di individuare alcune caratteristiche importanti:
- La normale programmazione televisiva fu sospesa e i canali delle televisioni, che normalmente si fanno concorrenza, reputarono necessario condividere i servizi allo scopo di fornire informazione in tempo reale su un avvenimento così importante. Questo ci dice, a proposito dell'organizzazione commerciale della produzione mediatica, che abitualmente i media sono meno cooperativi e parziali in ciò che trasmettono.
- Le poche e grosse aziende che posseggono la maggior parte dei media, l'11 settembre, furono capaci di utilizzare mezzi e risorse per raggiungere il pubblico di massa. Questo comportò la sospensione dei programmi di intrattenimento e il via libera ai notiziari. In sostanza questo ci ha permesso di osservare che la proprietà dei media è concentrata in poche e grosse aziende e ciò è risultato molto utile per raggiungere il pubblico di massa.
- I diversi tipi di media, come televisione e giornali, si assomigliano in termini di finalità, ma presentano anche delle differenze. I giornali sono specializzati a raccogliere notizie e a proporre riflessioni sul loro significato, mentre la televisione non solo fornisce informazioni, ma può anche fornire immagini immediate di cosa sta accadendo e trasmette immagini che quindi, risultano più potenti.
- Con la sua capacità di costruire e produrre programmi di richiamo popolare, la televisione riesce a mettere a proprio agio il pubblico in un modo più naturale rispetto alla stampa. Questo aspetto viene raggiunto attraverso le immagini potentemente realistiche di conduttori e inviati. Le storie offerte dalla stampa sono soggette alle stesse regole di struttura convenzionale a cui è soggetta la TV, ma senza la potenza estetica delle immagini in movimento, spesso i giornali risultano meno avvincenti.
- Televisione e quotidiani differiscono tecnologicamente. Giornali e riviste sono ancora, in grande misura, fisicamente trasportati e per questo possono essere letti da persone che sono in movimento (sul treno, in aereo etc), mentre invece la TV ha in genere un posto fisso in casa e riesce quindi ad entrare a far parte della routine familiare.
Mass media è un termine generico che comprende la grande varietà dei mezzi e procedimenti tecnologici tramite i quali ha luogo la comunicazione di massa. Il potenziale della comunicazione di massa emerse con la carta stampata ed esplose con gli sviluppi tecnologici che trasformarono i media e le loro capacità. La riproduzione di massa di fatti culturali e la loro trasmissione ad un pubblico di massa, fecero nascere vere e proprie industrie culturali. L'analisi economico-politica delle prime trasmissioni di massa radiotelevisive considerò le soap opera come veicoli pubblicitari finalizzati alla vendita di prodotti come il sapone da bucato alle casalinghe → da qui il termine soap opera.
Secondo alcuni critici, le soap opera svolgevano anche una funzione ideologica, con la conferma dei valori familiari borghesi che, a loro volta, impedivano una riflessione critica che potesse costituire una minaccia per il sistema capitalistico. In sostanza, l'analisi economico-politica dei media ritiene che il consumo dei prodotti culturali della comunicazione sia una funzione secondaria e che al primo posto ci sia la ricerca del profitto.
Le persone fanno esperienza dei mezzi di comunicazione come di mezzi neutrali attraverso i quali si danno e si ricevono informazioni, tuttavia, permangono tra la gente significative disuguaglianze nell'accesso a queste informazioni. Ad esempio in Italia, l'accesso ad internet è molto meno diffuso rispetto alla Svezia o alla Germania e in generale, vi sono forti disuguaglianze per genere, età, zona geografica e ceto sociale.
Il sistema dei media statunitense è dominato da alcune conglomerate che hanno una grande influenza in tutto il mondo. Per questo motivo molti paesi accusano gli Stati Uniti di imperialismo culturale, cioè di sommergere le altre società nella cultura popolare americana, attraverso Hollywood, la musica pop, la Nike etc.
Un altro fattore importante nella creazione di prodotti culturali è la pubblicità. Nell'ultimo decennio c'è stato un grandissimo incremento della dipendenza dei media dalla pubblicità e questo ha sviluppato aspre polemiche soprattutto tra i giornalisti, che vedono minacciata la propria indipendenza editoriale dal fatto che il loro stipendio venga garantito dagli introiti pubblicitari.
L'attrattiva della pubblicità sui minori è dimostrata da uno studio empirico → quando ad un bambino di 8 anni furono mostrate 2 paia di scarpe identiche, una della Nike e l'altra di un'altra marca, nonostante gli piacquero tutte e due, per la scarpa non della Nike il bambino rispose: "Mi prendi in giro?".
Ci sono altri importanti problemi circa la creazione dei prodotti culturali che riguardano il processo effettivo di creazione. La creazione dei servizi di cronaca e dei notiziari ha assunto aspetti sempre più artificiosi. Le organizzazioni sono pienamente consapevoli della potenza dei media e per questo, gli staff di ogni tipo, vengono addestrati a proporre se stessi e i propri messaggi attraverso i mezzi di comunicazione di massa, nel modo più affidabile e persuasivo possibile.
Questa necessità di elaborazione dell'immagine è in contrasto con gli ideali classici della democrazia che in genere ispirano i giornalisti. Nonostante i giornalisti d'oggi continuino ad essere ispirati da questo ideale, da un punto di vista sociologico, l'autonomia e la trasparenza non sono possibili. I sociologi dei media vedono i notiziari come il prodotto di un processo sociale complesso, il quale contribuisce alla creazione di quegli stessi fenomeni sociali di cui da notizia.
A partire dagli anni Sessanta, i sociologi cominciarono a considerare i media come testi culturali prodotti da persone concrete, all'interno di organizzazioni concrete ed entro limitazioni concrete ed è tutto ciò, che permette ai media di creare i prodotti della cultura. Ogni giornale ha un suo modo specifico di rivolgersi ai propri lettori, è quindi chiaro che il senso di ogni notizia sarà presentato secondo la propria "mappa di significato" del mondo sociale. Lo scopo della notizia è infatti quello di rendere senso e non semplicemente di dare informazione. Il giornalismo è lontano quindi dall'essere specchio della realtà.
La ricezione dei contenuti mediatici
Un altro tema importante è quello della ricezione dei contenuti mediatici. Le persone scelgono a quale media rivolgersi e lo utilizzano per scopi differenti. A volte è utilizzato per scopi seri, altre semplicemente come distrazione o intrattenimento. Per esempio andare al cinema può essere un'occasione per uscire in gruppo o impiegare un po' di tempo. Ascoltare la radio spesso garantisce una compagnia a chi è solo o una distrazione. La televisione, secondo alcuni studi, è l'onnipresente compagnia di tantissimi bambini.
Gli utenti dei media non sono necessariamente dei consumatori passivi. Negli anni Settanta/Ottanta, sotto la guida di Stuart Hall, alcuni membri della scuola di Birmingham contestarono la rigida concezione del predominio culturale sostenendo che la cultura massmediatica fosse terreno di aspro scontro tra: mittente → che codifica il messaggio e i destinatari → che devono decodificare il messaggio, attribuendogli un significato che non necessariamente coincide con le intenzioni del mittente. Naturalmente le audience non sono libere di scegliere quale significato attribuire, tuttavia esiste una forma negoziata di decodifica.
Lo studio empirico più importante che nasce da questa impostazione è quello condotto da Morley il quale prende in esame vari ascolti di un popolare programma di commento e i suoi risultati dimostrano che persone diverse, interpretano il programma in maniera diversa. Tali interpretazioni, naturalmente, non sono causali ma sono determinate dalla collocazione sociale.
Il sociologo Ron Lembo, scopre una grande varietà nella somma di attenzione che gli utenti prestano ai loro media ed elabora la seguente scala di attenzione:
- Abituale → rappresenta il modo meno consapevole di agire con cui le persone si avvicinano ai media in maniera meccanica.
- Escapista → una modalità leggermente più attenta, nella quale le persone sono almeno un po' consce di voler essere sollevate dalla loro situazione.
- Allegro → è il modo in cui le persone non solo si distolgono da ciò che stavano facendo, ma si rivolgono verso qualcos'altro in modo creativo.
- Riflessivo → è lo stato più consapevole, in cui le persone valutano e scelgono, cioè cercano di capire come la fruizione dei media rientri meglio nelle loro attività di tempo libero.
Lembo arriva a distinguere tra momenti della giornata in cui gli spettatori sono più attenti e riflessivi (spesso in tarda serata) e momenti in cui stanno simultaneamente portando avanti le loro attività quotidiane mentre la TV è accesa (prima serata). Secondo lo studio di Lembo, il numero più sostanzioso è quello di coloro che tengono accesa la TV mentre fanno altre cose. L'implicazione politica e sociale dimostrata da questa tendenza, è che la televisione sia meno potente di quanto a volte si è sostenuto.
I risultati di Lembo sollevano un altro problema legato al fatto che, la pratica quotidiana della fruizione televisiva simultanea, possa alimentare la tendenza ad un disimpegno sociale inducendo gli spettatori a vedere gli altri come tanti oggetti distanti e frammentati. I critici pensano che tale distanziamento sia una patologia peculiare della vita postmoderna.
I mezzi di comunicazione hanno avuto un ruolo fondamentale nella trasformazione della società moderna in società postmoderna. La società viene descritta dai sociologi come somigliante ad una galleria di specchi, dove gli individui dispongono soltanto di simulacri, e cioè riflessi di riflessi. Dove, invece di fornire una riproduzione fedele della realtà, i media propongono immagini di loro esclusiva elaborazione. È chiaro quindi, che lo spettatore, almeno quello comune, non potrà mai sapere in quale misura le immagini e le informazioni mediatiche corrispondano alla realtà.
I talk show sono considerati migliore esempio di cultura postmoderna → si tratta di prodotti commerciali che sfruttano il livello di cultura popolare del pubblico, proiettando pubblicamente aspetti della vita quotidiana che normalmente rientrano nella sfera privata delle persone.
Internet rappresenta un'altra area dello sviluppo dei media che ha contribuito alla transazione della cultura moderna a quella postmoderna. Con la sua capacità di comprimere spazio e tempo, rende possibile comunicazioni istantanee fra enormi distanze creando reti di comunicazione in grado di superare i limiti nazionali. Per questo i sociologi hanno cominciato a parlare di una network society, un nuovo tipo di sistema sociale che non conosce confini né centri nazionali. La crescita di un simile pubblico interattivo dimostra che la vita quotidiana, oggi, comprende una parte di realtà virtuale dentro la quale ciascuno di noi si avventura tutti i giorni.
Nell'ultimo decennio, mentre l'importanza di alcuni media è rimasta immutata, quella di altri (come cellulare e internet) è cresciuta enormemente. È aumentata anche la quota di popolazione che legge i quotidiani, soprattutto grazie alla diffusione di quelli gratuiti (infatti tale aumento è legato principalmente alla fascia della popolazione con minore potere d'acquisto, e cioè giovani e anziani). La televisione viene vista nella stessa misura da tutti e il titolo di studio influisce quindi poco sull'uso di questo mezzo. La diffusione degli altri media, invece, varia a seconda del livello di istruzione (nel senso che è tanto maggiore, quanto è più alto il livello di istruzione). Fra i laureati il mezzo di comunicazione più usato è il cellulare, mentre tra coloro che hanno la licenza media o elementare, in testa c'è sempre la TV.
Cap. 3 – La socializzazione e il ciclo vitale
Il concetto di socializzazione è riferito al processo culturale, e allo stesso tempo, psicologico che porta una persona, non ancora formata, ad entrare nella società. I neonati sono biologicamente completi, ma non ancora sviluppati dal punto di vista psicologico, non hanno il Sé e affinché questo si sviluppi, è necessaria l'interazione sociale. La socializzazione avviene su due fronti:
- Le azioni della famiglia, consce e inconsce, che circondano il bambino e forniscono la conoscenza culturale che questo interiorizza fin dai primi giorni di vita.
- Poi ci sono i processi di sviluppo interiore propri del bambino → lo sviluppo del Sé, della soggettività che è il risultato dell'esposizione alle azioni della famiglia.
Prendiamo il caso di Anna → Fin dalla sua nascita, Anna non fu esposta ad un'educazione adeguata da parte della sua famiglia. Per la maggior parte del tempo veniva lasciata sola, nella stessa posizione e non esposta all'interazione sociale. Non veniva stimolata a rispondere e fu lasciata priva di attenzioni. Questo fece si che Anna crescesse in senso fisico ma non in senso sociale. Non è stata istruita alla società e senza società non può esistere il Sé e questo è esattamente ciò che mancava ad Anna. Psicologicamente Anna era seriamente handicappata, perché era stata svantaggiata socialmente. Le capacità di linguaggio, di prendere decisioni, di pianificare e perfino di sentire e di desiderare, si sviluppano soltanto attraverso l'interazione e senza di essa è chiaro che tutte queste capacità non si sviluppino ed Anna ne è un clamoroso esempio.
L'interazione ci garantisce che condivideremo con gli altri gli stessi tratti culturali di base e allo stesso tempo che diventeremo individui unici e autonomi. In altre parole se la socializzazione funziona bene, diventiamo allo stesso tempo sociali e individuali, uguali e diversi. Trasformare la persona biologica in persona sociale ha significato cose diverse in diverse epoche storiche. Oggi significa dare alla persona l'abilità di agire liberamente all'interno di ampi parametri sociali e culturali. Nelle società tradizionali invece, la personalità individuale era legata alla tribù, alla classe e alla religione. Lo scopo della socializzazione era quello di riprodurre la cultura esistente in modo che i parametri della struttura sociale potessero essere conservati. Quindi, piuttosto che rendere unico il Sé, il problema era rendere le persone il più possibili identiche le une alle altre. Nelle società tradizionali lo scopo della socializzazione era quello di portare il Sé all'interno del Noi.
Nelle società contemporanee invece, il Sé si concepisce come un Io che non solo condivide le idee sociali generali, ma porta anche avanti una conversazione interiore separata dalle richieste del mondo esterno. Il problema di quando cominciò ad emergere l'Io è oggetto di dibattito. Lo psicologo Julian Jaynes, nel suo studio dei poemi omerici afferma che gli antichi greci non possedevano una soggettività, un Sé, una coscienza così come le concepiamo e sentiamo oggi e ciò si riscontra nel fatto che nei personaggi dell'Iliade manca l'introspezione. Solo nell'Odissea che costituisce il continuo dell'Iliade, sia dal punto di vista della trama che dei reali eventi storici, i personaggi iniziano a mostrare segni di avere una vita interiore.
Se Jaynes ha ragione a proposito del cambiamento nella coscienza individuale che emergerebbe con la transazione dall'Iliade all'Odissea, allora in quel periodo storico devono essere avvenuti alcuni mutamenti sociali molto significativi. Infatti nel periodo in cui si ritiene che Omero abbia scritto i suoi poemi, la Grecia fu soggetta ad importanti cambiamenti quali: l
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