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Riassunto esame Sociologia della Comunicazione, prof. Hassan, libro consigliato Media e Comunicazione, autore P. Scannell Appunti scolastici Premium

Riassunto per esame di Sociologia della Comunicazione, basato su appunti e studio autonomo del testo: Media e Comunicazione, autore P. Scannell, consigliato dal docente prof.ssa Gina Hassan, dell'università degli Studi di Tor Vergata - Uniroma2. Scarica il file in PDF!

Esame di Istituzioni di sociologia della comunicazione docente Prof. C. Hassan

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ESTRATTO DOCUMENTO

Un criterio per assicurare la conformità iene inculcato nel bambino ed è poi incoraggiato o frustrato nella successvia età

adulta.

L a società esiste come una forza esterna che s’impone sugli individui costringendoli a essere confermi a degli insieme di

norme. La socializzazione degli individui è dunque un processo che doma le anime indisciplinate e le conforma ai requisiti

della società.

Era moderna caratterizzata dal carattere sociale autodiretto (la modernizzazione sociale offre nuove libertà individuli e

nuove possibilità di azione.

Era postmoderna, metà del XX secolo, comincia ad apparire il carattere sociale eterodiretto (trae le sue norme non più

dalle proprie pulsioni interne ma dalle pressioni sociali esterne, dalle norme dei gruppi primari che incontra nella vita

quotidiana). Quello che produce conformità in questi individui non è qualcosa di psicologico ma valori e atteggiamenti degli

altri (l’ individuo postmoderno è più incline all’amicizia, più prodigo di denaro, più incerto di se stesso e dei suoi valori, più

bisogno dell’ approvazione altrui.

La crescita della socievolezza è il segno della nascita di un nuovo carattere sociale tra le persone, gli individui etero diretti

sono un prodotto dei pari piuttosto che dei loro genitori.

“Mi piacerebbe volare se tutti fossero capaci a farlo, altrimenti sarebbe una cosa troppo vistosa”, non è una cosa positiva

restare soli in nella folla solitaria.

Lazarsfeld sviluppò il metodo panel, la maggior parte degli intervistati aveva, sicuramente, deciso il voto sin dall’ inizio,

senza più modificare la propria intenzione originaria, i comportamenti elettorali degli individui sono prevedibili poiché gli

elettori sono pre-determinati da una gamma di fattori sociali.

Tre tipologie di elettori: oscillanti, indecisi e apatici, si cercò di stabilire quali fossero i fattori per determinare il loro

comportamento elettorale e proprio qui si impose l’ importanza dell’ influenza personale e si impose la certezza che alcune

persone svolgessero la funzione di leader d’opinione in differenti strati sociali e comunità sociali, potevano essere

considerati come intermediari che intervenivano tra i media (come fonte di informazioni utili e di propaganda) e gli

individui.

La ricerca di Decatur, concentrata esclusivamente sulle donne e su alcuni aspetti della vita quotidiana e allo scopo di

cotruire una tipologia delle persone influenti e di quelle influenzate, furono sviluppate per l’ analisi tre variabili: status,

posizione nel ciclo vitale e gregarismo.

- L’ ambiente sociale e le reti dei rapporti interpersonali nelle quali gli individui sono sempre e ovunque inseriti, si

impongono come cruciali fattori interveniente che influenzano il loro utilizzo dei media.

Con la ricerca di Decatur si imposero all’ attenzione dei ricercatori le relazioni interpersonali tra le donne, quindi è da

considerare anche uno studio sul gregarismo, ch significa gregge e da una parte ha la negativa implicazione di essere

associato ala “mentalità da gregge”. Le leader d’ opinione sono più propense a basare i loro gusti, opinioni e acquisti sui

contatti personali e “utilizzano” i media solo in maniera complementare.

Fu la dimostrazione che non avessero alcun fondamento i timori legati al fatto che i medi potessero manipolare le scelte

degli individui, tantomeno che fossero atomi isolati nella folla solitaria come invece la sociologia aveva supposto fino a quel

momento. Dall’ inizio degli Anni Cinquanta le masse stavano scomparendo e al loro posto fu scoperta “la gente” come viva

e inserita nelle relazioni interpersonali (locali, famiglie, amici, conoscenti).

CAPITOLO 4

Leavis, Hoggart, Williams

1968 fu il momento della rivoluzione culturale, la Gran Bretagna era una delle società più conservatrici dei paesi europei

con una cultura fatta a sua immagine, inerme e mediocre, che serviva a inibire qualsiasi cambiamento rivoluzionario.

La Gran Bretagna era l’ unica che non aveva sviluppato una sua sociologia. Gli emigrati che arrivarono in GB trovarono l’

opposto di quello da cui scappavano: tradizione, continuità e ordine e furono ricompensati dal riconoscimento istituzionale

e dall’ accettazione sociale.

L’unico settore che riuscì a mantenere la sua indipendenza da questi influssi fu quello della critica letteraria dominata dalla

figura di Frank LEAVIS. Ci si chiedeva quali fossero i confini di questa disciplina, cosa fosse letteratura e cosa no e Leavis ne

tracciò i confini, si occupò sempre di letteratura moderna.

George Eliot per lui era il romanziere inglese, i suoi romanzi potevano essere letti come incomparabili studi di vita degli

uomini e delle donne, intrappolati dalla società inglese britannica basata sulla divisione di classi.

Leavis attribuiva molti nemici alla letteratura inglese, non ultimo quell’ irresistibile crescita della “civiltà di massa”, la sua

critica diventò un modo per effettuare una critica ala società moderna nel suo insieme.

La “questione sociale” fu sollevata nel contesto di una disciplina accademica emergente: la sociologia. La sociologia

americana della Columbia era permeata dal positivismo scientifico, la teoria sociale tedesca dalla tradizione critica mentre l’

Inghilterra non produsse nulla che si avvicinava minimamente a queste due. La critica britannica della società moderna fu

prodotta dalla nuova disciplina accademica degli english studies, la letteratura stessa fu prodotta in risposta alla Dialettica

dell’ Illuminismo e della modernità.

Se la letteratura affermava la vita, la civiltà di massa la negava, per i Leavis la letteratura aveva una funzione affermativa nei

confronti di una cultura negativa.

La cultura come arte della vita, modi di vivere che sono preservati attraverso la parola, essenziale per le vecchie culture

popolari, che nelle diverse variazioni locali era essenziali nella forma di canzoni, danze, balli e prodotti di artigianato.

Negli scritti di Leavis la letteratura e la cultura di massa è spesso presente un tono disperato, la letteratura era la migliore

alternativa alla vita come arte, la cultura di massa invece era il peggiore sostituto.

Per Leavis la questione della cultura non era tanto una questione estetica ma un problema morale. Questo concetto fu

ripreso da Richard HOGGART e Raymond WILLIAMS ma entrambi criticarono il suo punto di vista nell’ individuazione della

cultura moderna in termini strettamente legati alla letteratura. Ridefinirono la “questione della cultura”, riutilizzarono la

definizione di Leavis, cultura come arte della vita e modo di vivere ma ognuno lo fece a modo suo.

“The Uses of Literacy” di Hoggart, la prima parte fu aggiunta successivamente con lo scopo di contestualizzare gli interessi

originali del volume che riguardavano l’ impatto della cultura di massa sulla nuova letteratura destinata a un largo pubblico,

il termine “classe”, specialmente in Gran Gretagna, è utlizzato in due modi distinti ma in qualche modo interrelati:

1) la struttura gerarchica della società britannica, le relazioni tra gente comune (la classe più bassa), la borghesia (la classe

media) e l’ aristocrazia (classe elevata)

2) la classe operaia inglese, le persone della Rivoluzione Industriale, una battaglia senza fine contro lo sfruttamento sul

posto di lavoro e contro la miseria dovuta alla povertà.

Gli Anni Trenta, in entrmabi i continenti furono caratterizzati dalle politiche per combattere la povertà, la Seconda Guerra

mondiale li risolse quasi immediatamente attraverso l’economia di guerra che diede risposta alla disoccupazione.

Gli Anni Cinquanta furono un periodo di continua crescita, non ci fu più quel senso di insicurezza tipica degli Anni Trenta,

era il momento in cui le masse avevano a disposizione sia tempo libero sia qualche risorsa finanziaria in più. La prima parte

di “The Uses of Literacy” di Hoggart contestualizzava appunto i consumi della classe operaia. Un libro scritto da un membro

della classe operaia sulle condizioni di vita quotidiana della gente ordinaria e sulla cultura di quella stessa classe operaia

che viveva nelle città del Nord dell’ Inghilterra. Fino agli Anni Cinquanta la classe operaia non aveva mai parlato per se

stessa, Hoggart ebbe la forza della rivelazione, un libro che trattava del resoconto delle vite della maggior parte dei membri

della classe operaia. Comincia infatti ad ascoltare le conversazioni in pubblico per dimostrare che la “tradizione orale”

resiste e vive ancora nei discorsi della classe operaia, la loro cultura non è affatto priva di profondità, anzi ha profonde

radici nell’ esperienza che è preservata nei discorsi che esprimono un comune atteggiamento nei confronti del mondo.

La maggior parte dei piacere di cui gode la classe operaia sono piaceri di massa, in contesti affollati e convulsi.

Al libro di Hoggart veniva comunque riconosciuto la sua innovativa ridefinizione della semantica del termine “cultura”.

La disponibilità economica che caratterizzò la classe operaia suscitò l’ attenzione dei sociologi, rispetto al materialismo

della classe operaia e la sua tendenza a sprecare denaro per acquisti superflui, Hoggart sottolinea perché attraverso questi

oggetti la vita non sarebbe più stata una lotta per “non andare a fondo”.

1958, Cultura e Rivoluzione Industriale di Williams è il suo lavoro più rappresentativo. Il progetto politico legato all’

insegnamento della letteratura inglese era stato pensato come un mezzo per evitare l’ anarchia sociale e la guerra tra classi

ma questa esigenza fu chiaramente nascosta.

Uno dei più importanti obiettivi di Willams fu quello di ristabilire la relazione tra cultura e la politica da una parte e le classi

dall’ altra, parte infatti con lo stabilire il legame tra la parola “cultura” e 4 termini chiave: industria, democrazia, classe e

arte.

Per Williams i vari Wordsworth, Blake, Coleridge sono caratterizzati per essere stati influenzati dalle Rivoluzioni americana

e fracese, dal cambiamento industriale e sul suo impatto sulla vita urbana e rurale, la parola “classe” si impose proprio

durante le loro vite e che aiutò a comprendere i cambiamenti sociali contemporanei. Vengono menzionati per aver

compreso il punto e lo scopo della poesia come critica di una società che, invece le considerava come irrilevanti rispetto le

questioni che toccavano la moderna Gran Bretagna. La convinzione di Williams era la cultura come ordinaria, cioè che non

deve essere esclusiva, non può essere un diritto di nascita di un settore privilegiato, diventa dunque essenziale concepire la

cultura in maniera democratica. Per Williams gli intellettuali (borghesi) marxisti parlavano in maniera troppo semplicistica

della massa e alo tesso si comportavano come se ne facessero parte e si rifiutava di considerare il loro punto di vista che la

unica cultura esistente fosse quella della borghesia.

La cosa che Williams aveva imparato da Leavis riguardava le reali relazioni tra arte ed esperienza, la cultura come

esperienza vissuta, l’ esperienza della vita stessa.

Il nuovo modo di vivere nella Gran Bretagna del dopoguerra: l’ inizio della realizzazione del significato completo della

democrazia e l’inizio della fine della masse.

La frase più citata di Williams è sicuramente: “Non vi sono di fatto masse, vi sono solo modi di considerare la gente come

masse”; la scoperta delle “persone” con il loro linguaggio ordinario e le loro vite ordinarie è la percezione più

caratterizzante e distintiva del dopoguerra europeo e americano. Finalmente si ha un modesto benessere per la maggior

parte dei lavoratori e possono disporre di maggiore libertà, è proprio questa la nuova cultura della vita quotidiana, le

persone per la prima volta sono libere e possono esplorare e realizzare la propria individuale differenza, le cose che

interessano loro e quella che fino a quel momento era considerata l’ indifferenziata vita delle masse, scomparirà.

Per Williams la comunicazione si impone come una questione di primario interesse perché rappresenta uno dei principali

mezzi attraverso i quali la società riconosce e comprende se stessa. Cultura e Rivoluzione industriale è la speranza nel

futuro per la possibilità di una realizzazione d democrazia e vera uguaglianza per tutti i membri della società, per farlo era

necessaria la realizzazione di qualcosa come la comunicazione tra le persone: volontà, nelle conversazioni, di ascoltare e

imparare dagli altri. La comunicazione è il fine e il mezzo per un’autentica cultura comune.

CAPITOLO 5

Innis, McLuhan

Fine Anni Quaranta, il canadese Harold INNIS sviluppò un approccio allo studio delle tecnologie della comunicazione, le sue

idee furono riprese, ampliate e diffuse da un collega più giovane, Marshall McLUHAN. La tecnologia è intesa come utlizzo

delle macchine a scopi produttivi quindi la tecnologia moderna è intrinsecamente legata all’ industrializzazione e la

produzione di massa.

La rilevanza degli studi della comunicazione di Innis si impone nelle materie prime nel Canada del XIX secolo: pelli, pesce e

legname. Cosa accade se una società ha come unico mezzo di comunicazione la parola? Per Innis è che queste società

devono necessariamente essere piccole dal punto di vista spaziale, geografico, le dimensioni della loro comunità saranno

sempre definite dal carattere dei rapporti faccia a faccia.

Secondo Innis i sistemi di scrittura si svilupparono come mezzi per controllare e coordinare le attività umane ripsetto a

un’estensione di spazio e tempo più ampia (i messaggi incisi con uno scalpello su materiali resistenti assumono un carattere

monumentale che resiste attraverso il tempo, i messaggi scritti su materiale leggero invece sono facilmente trasportabili

attraverso grandi distanze).

Media differenti usano materiali differenti e hanno diverse conseguenze per il controllo dello spazio e del tempo, questo è

ciò che Innis definisce distorsione della comunicazione e secondo lui ciò che è la basilare distinzione in termini di

comunicazione è quella che separa le culture orali da quelli scritte, la civiltà greca era tenuta assieme da una tradizione

orale mentre l’ imperialismo romano da quella scritta. I greci preferivano dunque la discussione aperta la quale era

possibile solo all’ interno delle piccole città-stato, Roma cominciò con l’essere una città-stato ma con la crescita del suo

impero la sua cultura fu sostituita dalla crescita degli imperatori con il potere concentrato nelle loro mani.

Il movimento del Geist (lo spirito universale della storia) fu rimpiazzato dal movimento delle merci e delle persone, delle

idee e dell’ informazione.

Le tecnologie dei media tendono a imporre monopoli della conoscenza e del potere, i media che riescono a creare una

distorsione del tempo mantengono il potere religioso, i media che riescono a creare una distorsione nello spazio

mantengono il potere politico.

Il lavoro di Innis si sviluppà dagli anni Venti ai Cinquanta, quello di McLuhan invece dagli anni Cinquanta ai Settanta, Innis si

dedicò soprattutto alo studio delle forme di comunicazione orali e scritte, non prestando troppa attenzione ai “nuovi

media”, cinema e radio.

McLuhan fu il primo a impegnarsi con il significato globale con quello che rappresentava il nuovo medium, si propose come

interprete della nuova era della comunicazione: dalla prima era delle culture orali, a quella delle scritture e stampate fino

all’ inizio della terza, quella delle comunicazione elettroniche globali.

1962 scrisse La galassia Gutenberg, organizzato con una struttura a mosaico, era una meditazione su e una critica dell’

impatto dell’ alfabeto fonetico e della scrittura nella cultura occidentale, la parola pronunciata non si rivolge solo

all’orecchio ma a tutti i sensi.

Innis fu li primo a cogliere il fatto che il processo del mutamento e è implicito nelle forme della tecnologia dei mezzi di

comunicazione, McLuhan riconfermava e rielaborava la distinzione di Inni sta le culture orali e alfabetizzate.

Galassia Gutenberg è un’ opera aperta che il lettore può cominciare ovunque a leggere andando avanti o tornando indietro

a suo piacimento.

McLuhan fu il primo studioso dei media, è nei suoi scritti che per la prima volta sono considerati assieme le tecnologie

interrelate nella creazione di una società dei media, il termine “media” non veniva utilizzato e perfino i suoi critici di allora,

gli riconobbero comunque di aver scoperto e definito qualcosa di nuovo.

Questo nuovo termine indica una nuova comprensione che va oltre il vecchio concetto di “comunicazione di massa” e tutto

il baglio di implicazione politiche, sociali e culturali che portava con sé. McLuhan emerse per il suo rifiuto di parlare dei

media in termini morali, preferiva comprendere l’ effetto dei media piuttosto che giudicarli.

L’ intuizione più rilevante di McLuhan e ritrovabile in Galassia Gutenberg fu quella del villaggio globale, la nuova

interdipendenze elettronica ricrea il mondo ad immagine di un villaggio planetario. Il villaggio è la rappresentazione del

tribalismo che è orale e dipendente dalle relazioni faccia a faccia, relazioni di comunicazione diretta con un alto grado di

coinvolgimento. Le culture tribalizzate privilegiano le società ai loro membri, mentre quelle detribalizzate sono

caratterizzate dalla frammentazione e quindi mettono in risalto il singolo, l’ individuo separato. I media elettronici

ritribalizzano (risocializzano) il mondo all’ interno di un singolo villaggio globale.

Tramite i media abbiamo esteso i nostri sensi e nervi, ora dopo l’avvento dell’ energia elettrica, il nostro sistema nervoso

viene sino a incorporare tutta l’ umanità in noi, siamo necessariamente implicati in profondità nelle conseguenze di ogni

nostra azione.

L’ aspetto più significante dell’ opera di Innis e McLuhan rileva il legame tra la comunicazione e i media con la gestione del

tempo e dello spazio, il ruolo delle tecnologie della comunicazione in questo processo di “globalizzazione culturale” è stato

cruciale. Per più di cinquant’anni l’ industria culturale e la produzione di massa dei beni di consumo sembravano aver

plasmato la forma e il contenuto della vita del XX secolo, nelle relazioni sociali della produzione di massa il lato dell’ offerta

(la produzione) era dominante ma negli anni Ottanta sembrava il contrario, era la domanda (dunque il consumo) a guidare

la produzione.

Il consumo divenne un atto positivo, un mezzo tramite cui si formavano le identità e si affermavano le individualità.

Il mondo on-line è l’incarnazione di McLuhan aveva previsto come villaggio globale “in cui i centri sono ovunque e in cui i

confini non esistono”, aveva visto giusto nel definire i media elettronici come strumenti per favorire la partecipazione, la

decentralizzazione e la contestazione al potere.

CAPITOLO 6

GOFFMAN e GARFINKEL

Il campo della ricerca sociologica è “il sociale”, la sociologia classica solitamente identificata con i suoi “padri fondatori”

Marx, Weber, Durkheim era interessata al sociale come società e lo stesso termine veniva inteso su larga sala, “la classe”,

“lo Stato” e “il capitalismo” rappresentavano i suoi concetti chiave (macrosociologia), ed era il modo di permeare della

Scuola di Francoforte e della ricerca americana.

L’ oggetto di riflessione per Erving GOFFMAN e Harold GARFINKEL era “il mondo reale delle persone” (la sociologia che si

occupa della vita sociale nel suo vissuto concreto), loro ri-specificano “il sociale” proprio come Hoggart e Williams ri-

specificano “il culturale”.

1959 Il libro più famoso di Goffman è La vita quotidiana come rappresentazione, un interesse fondamentale per Goffman

era il sé, alcuni critici definiscono questo scrittore come “machiavellico”, “cinico” o “amorale”.

Goffman ha due versione del sé, da una parte è un sé nascosto ma allo stesso tempo difensivo e aggressivo, dall’ altra è un

sé prezioso e sacro. Nel primo si cerca di mantenere integra la”faccia” nelle interazioni sociali, infatti è una specie di

metafora della vita sociale come fosse un teatro, una drammaturgia dell’ esistenza quotidiana, nel secondo, il retroscena,

un individuo può rilassarsi. Non c’è bisogno di mantenere la faccia e potrebbe essere dette o fatte delle cose che invece

risulterebbero inappropriate sulla scena.

Per Goffman il sé non è qualcosa di innato ma piuttosto qualcosa che è rappresentato e inscenato, quello che diviene

cruciale è la relazione tra il perfomer e la performance, l’arte di controllare le impressioni restituisce un sé più difensivo e

ostile che si nasconde dietro l’ immagine proiettata agli altri, ed è proprio questo sé a “due facce” che motiva alcune accuse

di cinismo e amoralità

Un resoconto molto differente del sé riguarda le istituzioni locali (caserme, prigioni, ospedali psichiatrici, conventi,

monasteri, collegi..) dove quello che accade agli individuali è la sistematica distruzione del loro precedente “sé civile”,

Goffman la definisce la mortificazione del sé. Le istituzioni totali sono i luoghi in cui si forzano le persone a diventare

diverse: un esperimento su ciò che può essere fatto del sé (sono sempre inseriti in qualche tipo di gruppo, dormono in

dormitori o camere condivise, bagno e toilette sono sempre aperti etc).

Tutto questo porta alla “mortificazione” e alla “disculturazione”, inizia a emergere un senso dell’ individuo come oggetto

sacro, gli oggetti sacri si possono esigere a pieno titolo, rispetto e considerazione dagli altri, possono essere dissacrati e

profanati. Goffman pens dunque della faccia di ognuno che “è quindi un qualcosa di sacro e l’ordine espressivo necessario

per conservarla è un ordine rituale”.

Durkheim: “La personalità è una cosa sacra; non si osi violarne o calpestarne i confini e tuttavia il maggiore sta nella

comunione con gli altri”. Se noi dobbiamo portare a termine le interazioni della vita quotidiana dobbiamo essere in grado di

comportarci in presenza di estranei, interagendo con loro senza che esista alcun problema, senza che rappresenti una fonte

di ansia, paura e ostilità, per questo Goffman parla di “disattenzione civile” (gli occhi di guarda possono guardare per un

attimo quelli dell’ altro ma di solito non è ammesso alcun “riconoscimento”).

In accordo con la disattenzione civile l’ individuo implica che non ha ragione di sospettare delle intenzioni degli altri

presenti nella situazione né di temerli o avere ostilità nei loro confronti o di desiderare di evitarli. Dimostra che egli non ha

niente da temere o da evitare nel farsi vedere anche mentre guarda e che non si vergogna di se stesso, del luogo e della

compagnia in cui si trova. Ognuno si aspetta di essere trattato con la disattenzione civile che è riservata agli altri.

In ogni situazione sociale, l’ obiettivo reciproco di non perdere la faccia è il motivo tramite cui i partecipanti esrpimono la

loro consapevolezza della presenza altrui, riconoscono che dipendono gli uni dagli latri, l’ “accountability” (la rispondenza

reciproca) è fondamentalmente una questione morale.

L’interesse principale per Goffman non è il sé della vita quotidiana ma il mondo della vita quotidiana, il “mundane word” è

un mondo comune, un mondo in comune, ciò non implica che i suoi membri debbano avere le stesse opinioni e gli stessi

punti di vista, un mondo comune non dipende da un sistema condiviso di valori, credenze.

Garfinkel attraverso gli esperimenti di rottura trovo il modo di rendere problematiche le routine della vita quotidiana,

chiede ai suoi studenti di provare a chiedere nelle conversazioni solite di chiarire alcuni concetti già chiari, ovvi. Quello che

ne esce fuori è che l’ interazione nella comunicazione presuppone una comune comprensione di quello che è detto e

inteso, questa comprensione non è incorporata nelle strutture del linguaggio ma del mondo come se fosse un mondo in

comune.

La pre-condizione di un mondo sociale in comune è l’ accountability, responsabilità verso gli altri degli attori sociali, in

questo senso il mondo della vita quotidiana è la moralità.

La moralità è una caratteristica incorporata nel mondo esistente e nelle interazioni sociali al suo interno. Questo

presuppone fiducia, nell’ ordinario mondo apparente che è violato dagli esperimenti di rottura, per far sì che tra le persone

ci cia interazione, questo mondo deve essere dato per scontato. L’ interazione sociale, in ogni tempo, in ogni luogo

presuppone e definisce il mondo umano comune e in ogni momento lo rappresenta e lo ricrea.

Garfinkel e l’ esperimento Agnese, la transessuale la cui instabilità nello status sessuale le procurava grossi problemi nel

controllo del suo sé, doveva mantenere un controllo nel suo essere donna ma era chiamata allo stesso tempo a differenti

perfomance. Agnese si comporta così solo perché si sente in dover di farlo, alo scopo di essere trattata come un membro

sociale ordinario. Come per gli esperimenti di rottura, Agnese serve a mostrare ancora una volta che la maggior parte della

vita quotidiana è, e deve essere, considerata dai membri ordinari per il valore di facciata.

Il punto di vista chiave nell’ analisi di Garfinkel è che nel continuo scorrere delle circostanze della vita quotidiana per i

membri ordinari è che non posso esistere alcuna distanza dal ruolo, tutti noi siamo chiamati a portare avanti la nostra

personale rappresentazione come se fosse una cosa reale, per tutto l’ arco della nostra vita.

Etnometodologia, i membri sociali ordinari affrontano il mondo e le circostanze nelle quali si trovano con gli altri. Si

presenta come un nuovo modo di fare sociologia e, allo stesso tempo, come una critica alla sociologia dominante di quel

tempo.

Nel momento in cui il parlare diviene serio oggetto di ricerca, contemporaneamente lo diventa anche la vita quotidiana e

viceversa. I cambiamenti nell’ identità del parlante sono definiti da Goffman come “footing”, sono una “persistente

caratteristica del parlato naturale”, implicano “un cambiamento nella posizione che assumiamo nei nostri confronti e in

quelli degli altri presenti nella maniera in cui affrontiamo la produzione e/o ricezione di un enunciato”. L’ analisi del footing

è probabilmente il più importante contributo di Goffman al parlare come oggetto di indagine, tuttavia egli lo tratta spesso

come un problema dell’ individuo invece che un carattere strutturale del parlare stesso.

I cambiamenti del footing sono compresi e interpretati come mosse difensive per proteggere un sé vulnerabile e nascosto.

Il punto cruciale nell’ approccio di Goffman fu l’assenza nel parlare come oggetto di analisi.

CAPITOLO 7

AUSTIN, GRACE, SACKS, LEVINSON

Paul H. GRICE diede un fondamentale contributo all’ analisi del linguaggio come comunicazione e stabilì le fondamenta per

un nuovo campo d’ indagine accademica, la pragmatica, il contributo principale che dalla sociologia confluì nella pragmatica

fu quello rappresentato dal lavoro di Goffman sull’ interazione.

Uno studio del linguaggio quotidiano rileverà alcune caratteristiche fondamentali e universali non tanto del “linguaggio” in

sé, quanto della comunicazione e della socialità umana.

1962 Come fare cose con le parole, l’ opera più influente di L. AUSTIN. Gli enunciati sono legati a un contesto mentre le frasi

sono libere dal contesto. Secondo Austin, il linguaggio ordinario conteneva dichiarazioni che non erano interessate alla

verità o ai fatti, li definì come performativi come distinti da quelli constativi che affermano o esprimevano qualcosa. Austin

distingue tre differenti tipi di enunciati performativi: l’ atto locutorio (enunciato di una frase che ha la capacità di descrivere

le cose), l’ atto illocutorio (affermare, offrire, promettere e sulla base di regola stabilite convenzionalmente) e l’ atto

perlocutorio (produce effetti sugli altri come una conseguenza dell’ enunciato).

Un interesse centrale della pragmatica ha proprio a che fare con i significati sottintesi o indiretti, lo studio dei significati

sottintesi (o come le chiama Grice implicature) è intrinsecamente collegato all’ intenzionalità e alla cooperazione

comunicativa, questo costituisce il contributo fondativo dato dalla teoria griceana allo studio della pragmatica del

linguaggio in uso. Un significato sottinteso è destinato dal parlante all’ ascoltatore affinché sia riconosciuto come tale, ma

in che modo si ottiene questo riconoscimento?

Come Grice propone nelle sue massime conversazionali, ciò avvenne attraverso principi cooperativi, le 4 massime di Grice:

1) Massima della qualità (non dire ciò che ritieni falso, non dire ciò per il quale non hai prove adeguate.

2) Massima della quantità (non dire di più o di meno di ciò che è necessario)

3) Massima della relazione (dei essere pertinente)

4)Massima della maniera (evita ambiguità, sii conciso, sii ordinato)

La massime di Grice specificano cosa i partecipanti debbano fare allo scopo di conversare in maniera efficiente, razionale,

efficace e cooperativa, esse forniscono una spiegazione potente e suggestiva della distanza tra quello che è detto e il suo

significato.

La PRAGMATICA non si occupa solamente del modo in cui il linguaggio può essere utilizzato, ma anche di quali siano le

possibilità di tale utilizzo.

Nelle sue riflessioni Grice aveva identificato “l’essere educati”, politeness come una componente basilare dell’ ordine

morale. Goffman reputa il mantenimento della faccia come una condizione dell’ interazione, la politeness è un prerequisito

dell’ interazione sociale: rende il sociale socievole. Gli individui hanno una faccia positiva e una negativa, la positiva mi

accredita, nel mio pieno diritto, come membro sociale, come tale deve essere rispettata dagli altri che sono chiamati a

consacrarla nel momento in cui si rivolgono a me. La mia faccia negativa mi protegge dalle imposizioni e dalle pretese degli

altri. Enunciati diretti ed efficienti in molti casi violano le considerazioni sulla politeness (l’ essere educati) e pongono una

potenziale minaccia sia alla propria faccia sia a quella degli altri.

La politeness è fondamentale per l’ interazione sociale.

La deissi è tipicamente ricondotta all’ uso dei dimostrativi, ai pronomi, avverbi di tempo e spazio e a una varietà di

caratteristiche grammaticali il cui significato è determinato dalle circostanze in cui è inserito l’ enunciato. Di interesse

centrale per gli studi della deissi sulla pragmatica: tempo, luogo e persone sottolineano l’ importanza e la rilevanza dell’

ambiente circostante per qualsiasi interazione sociale.

Il broadcasting è pensato per una terza parte assente, per un ascoltatore o un telespettatore.

Il parlante per Goffman può essere:

- animatore (colui che dice qualcosa ma cui non appartiene necessariamente quello che ha detto)

- autore (autore di quello che dice)

-principale (parla come rappresentante, parla a nome di altri)

Quale modo di produzione di un programma può rivolgersi ad un pubblico assente? L’esempio del pubblico in studio è

illuminante, esso è “riscaldato” già prima della registrazione del programma e allo stesso tempo viene istruito sui

comportamenti adeguati da mantenere, il pubblico in studio è proprio lì per creare la giusta atmosfera.

1960 Harvey SACKS introdusse i registratori per scopi accademici, nacque la conversation analysis, si riuscì a rendere la

conversazione quotidiana un oggetto di indagine osservabile, analizzabile ed empirico.

Nel discorso radiotelevisivo c’è una classe di parlanti che è titolata a porre domande (l’ insegnante, il dottore, l’ avvocato,

l’intervistatore) e un’altra classe di parlanti (studenti, pazienti, testimoni e avvocati della difesa, intervistati) che sono

principalmente responsabili delle risposte.

Alle emittenti era richiesto di operare “nell’ imparzialità” nel momento in cui avessero avuto a che fare con l’informazione e

la politica, l’ altro obbligo è nei confronti del pubblico che, in diversi modi, deve essere preso in considerazione nella

progettazione di qualsiasi programma televisivo e radiofonico.

Il pubblico assente e le richieste di imparzialità contribuiscono a costituire le caratteristiche dell’ intervista politica, si insiste

in particolare sui continuers (mmhm, uhuhm, yes etc) e sui response tokens (oh, really, ok etc). I partecipanti sanno quando

si manifestano le condizioni del cambio del turno nella conversazione.

“Continuers” e “response tokens” ricoprono diverse funzione, evidenziano per i parlanti quello che i compartecipanti

stanno facendo, cioè stanno ascoltando e fornendo prova del loro ascolto. Gli ascoltatori esprimono non solo che stanno

accuratamente ascoltando ciò che viene detto ma anche il loro orientamento. I continuers riconoscono l’ occorrenza di un

potenziale cambiamento del turno e indicano un “passaggio” permettendo perciò per il parlante a continuare.

I response tokens e i continuers indicano il cambiamento della persona deittica, quello del parlante è costantemente

cambiato in quello di ascoltatore e viceversa, quello che HERITAGE e GREATBACH scoprirono è la sistematica assenza di

continuers e response tokens in tutte le interviste radio-televisive che esaminarono. Produrre response tokens è un modo

per indicare le particolari posizioni nei confronti di quello che il parlante sta dicendo.

Il controlo istituzionale è esercitato “attraverso l’egemonia del chi parla per primo” che consente il controllo sull’ intera

interazione e comunicazione costituita con l’ intervistato o l’ ospite del programma.

Una delle caratteristiche fondamentali del broadcasting è la liveness, il commento su eventi che “stanno accadendo in

tempo reale”.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ProntoRiassunti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di sociologia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Tor Vergata - Uniroma2 o del prof Hassan Claudia Gina.

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