Media e comunicazione
La ricostruzione analitica di Scannell si sviluppa intorno a tre grandi pilastri: le masse, la vita quotidiana, la razionalità/irrazionalità comunicativa.
Lazarsfeld e la sociologia della comunicazione
- Paul Lazarsfeld austriaco va a fare ricerca negli Stati Uniti.
- T.W. Adorno al centro della ricerca di Lazarsfeld alla Columbia University.
Per Scannell, Lazarsfeld è il fondatore della sociologia della comunicazione grazie alle sue riflessioni sui “pubblici di massa” mantenendo una posizione intellettualmente libera dagli influssi marxisti a differenza di Horkheimer e Adorno.
- Nel 1941, Lazarsfeld scrive “Administrative and Critical Communication Research” rispose alle critiche della Scuola di Francoforte rendendo esplicita la differenza tra il “pensiero sociale americano ed europeo”.
- La Scuola di Francoforte ha influenzato particolarmente quello che è il concetto di “cultura di massa”.
Nella “Dialettica dell'illuminismo” vengono discussi lo scontro tra cultura di massa e cultura popolare e il concetto di industria culturale come sinonimo di mercificazione delle forme d'arte.
- W. Benjamin riflessioni sulla riproducibilità tecnica dell'arte, il ruolo politico dell'arte e la sua rilevanza.
La fine delle masse
Scannell approfondisce Merton e la persuasione di massa dove i mass media hanno contribuito a conformare i pubblici di massa allo status quo economico e sociale. Con “l'influenza personale” nelle comunicazioni di massa si contribuisce a comprendere che la comunicazione mediatica non è necessariamente e sempre di massa.
Lazarsfeld giunge alla conclusione che con il meccanismo del “two step flow” che troverà poi un’elaborazione nella “leadership d’opinione” era come se seguendo un flusso le idee passassero da radio e stampa ai leader d’opinione e da quest’ultimi alla parte meno attiva della popolazione. Nel “l’influenza personale” la tesi della società insita nei mass media dimostra che i timori legati al potere manipolatorio dei media non hanno fondamento.
- “English Studies” nuova disciplina accademica dove venne elaborata la critica britannica sulla società moderna. Come si passò alla letteratura come risposta alla Dialettica dell’Illuminismo, si passò allo studio del significato di “cultura”.
- Hogart lo declinò mettendo al centro della sua attenzione la vita della classe operaia inglese, le persone reali e qui Scannell osserva il libro di Hogart e “l'influenza personale” siano la riscoperta delle persone contro l’idea di massificazione.
- R. Williams lo riassume con la frase “non vi sono di fatto masse; vi sono soltanto modi di considerare la gente come masse”. Williams rifiuta di considerare i media come mass media, nel libro vengono evidenziati legami tra cultura e industria, democrazia, classe e arte, viene auspicata la realizzazione di una “vera comunicazione tra le persone” poiché la comunicazione è il fine e il mezzo per un’autentica cultura comune”.
Scuola di Toronto e microsociologia
- La Scuola di Toronto, il fondatore è Harold Innis, riflessione sui media come tecnologie di produzione e diffusione della cultura.
- Marshall McLuhan studia e lascia una notevole importanza sul ruolo dei mezzi di comunicazione di massa nella società moderna e gli sviluppi futuri.
- Goffman e Garfinkel non erano interessati alla mass communication ma alla “microsociologia”, questa sociologia si occupa della vita sociale nel suo vissuto concreto, degli attori sociali e delle loro interazioni. Il pensiero e la ricerca di questi due autori sono molto popolari nella sociologia italiana. Goffman è interessato al sé della vita quotidiana, Garfinkel al mondo della vita quotidiana.
Razionalità/irrazionalità comunicativa
Vengono affrontati temi che sono colonne portanti della sociologia della comunicazione: linguaggio, cultural studies e la sfera pubblica habermasiana. Linguaggio ordinario, pragmatica e analisi della conversazione confrontato con ciò che viene messo in scena da radio e televisione, e questo ci permette di studiare una serie di meccanismi comunicativi come le dimensioni informative e conflittuali delle forme del parlare del contenuto politico. Si scopre dunque come il controllo e l'autorità istituzionale siano mantenute nelle interviste, telefonate e in altre situazioni tipiche del “broadcasting”, mostrando come funziona il potere e come sia possibile resistergli.
Cultural studies
La sociologia britannica sposta l’attenzione sui media, in particolare sulla televisione che in quegli anni stava assumendo una posizione importante sui consumi culturali popolari. Le riflessioni si soffermano sul pensiero marxiano sull’ideologia, anche se:
- Stuart Hall lo ritiene insufficiente a giustificare come le idee della classe dominante entrino nella testa delle persone e siano effettivamente accettate. Il suo saggio “Encoding and Decoding in the Television Discourse” marca lo sviluppo di studi su media e televisione nel mondo anglosassone nonché il punto di vista dei cultural studies. In più di un decennio questo modello codifica/decodifica è stato messo a punto sia da Hall che dai suoi collaboratori arrivando a spiegare come l’ideologia, veicolata della televisione operava sugli individui. La televisione può trasmettere ideologia, ma il suo “significato preferito” non è detto che coincida con la lettura o accettazione dell’audience nella fase di decodifica.
Habermas e l'arena politica
- Habermas, pensatore tedesco, ultimo rappresentante della Scuola di Francoforte. Diede un enorme contributo alla riflessione accademica, dibattito politico sui temi attualissimi della sfera pubblica, dell’opinione pubblica della modernità/post modernità e della publicness dell’arena politica.
- Media, Culture & Society di Scannell, è una rivista che ha accompagnato il consolidamento delle discipline socio-culturaliste al cui centro stanno i fenomeni mediatici che hanno modificato la mentalità e gli stili di vita del secondo dopoguerra.
Capitolo 1: Comunicazione di massa
Lazarsfeld, Adorno, Merton (USA ’30-’40)
L’oggetto principale della sociologia è dato dalla natura della vita sociale, il modo in cui le persone si relazionavano le une alle altre rappresentava l’oggetto naturale dell’inchiesta sociologica. Il primo dipartimento americano (Department of Sociology) venne aperto a Chicago nel 1899 poiché in un contesto come l’America in quegli anni, meta di molti emigranti ognuno con le sue tradizioni e usanze era importante capire come si relazionassero gli uni agli altri (come interagivano, come comunicavano).
La psicologia sociale e gli studi urbani diventano dunque oggetto di ricerca della Scuola di Chicago che studiava la comunicazione dunque sotto il profilo psicologico e sociologico e il suo stile si basava sul lavoro etnografico dunque effettuato sul campo da ricercatori immersi come osservatori partecipanti nelle culture che stavano studiando. I dati raccolti avvenivano dunque nel contesto naturale (persone reali in luoghi reali) a differenza della Columbia University che invece raccoglieva dati per metterli a servizio di imprese, inserzionisti, televisioni, politici per pianificare meglio le decisioni strategiche. I loro dati si basavano su atteggiamenti, opinioni e credenze degli intervistati e possiamo dunque affermare che mentre la Scuola di Chicago applicò metodi qualitativi alla ricerca sociale, la Columbia University svolgeva una ricerca quantitativa, il (Paul Lazarsfeld suo leader fu fondamentale per l’affermazione della sociologia come scienza sociale empirica).
Lazarsfeld propose ai Buhler di staccarsi dall’università per creare un’unità indipendente che effettuasse ricerche commissionate da industrie locali, anche per riuscire a pagare gli altri colleghi poiché l’università non bastava (da qui nacquero le ricerche di mercato). Riuscì, grazie agli studi delle sue ricerche, a ricevere una borsa di studio dalla Rockefeller Foundation che gli permise di andare in America nell’Ottobre del 1933 (New York). Conobbe Lynd e sua moglie che gli aprirono le strade permettendogli sia di ambientarsi bene che di entrare nella Columbia University e diresse per anni un centro di ricerca, il Columbia Office of Radio Research che poi divenne il Bureau of Applied Social Research.
Il suo secondo contributo alla sociologia fu nel riuscire a impartire una metodologia, sviluppando tecniche e fondamenti logici sia per i metodi quantitativi ma anche qualitativi e lì applicò in tre aree dell’indagine sociologica:
- I sondaggi d’opinione
- Il comportamento elettorale
- La ricerca di mercato
Il terzo contributo fu quello di aver interpretato la ricerca come uno sforzo di collaborazione collettiva, infatti si sentiva più a suo agio quando era responsabile di ricerche di gruppo. Nel 1941 l’Institute of Social Research (fondato a Francoforte nel 1923) pubblica un numero e nella prefazione Horkheimer, direttore, ringrazia Lazarsfeld. Sia gli americani sia gli europei avevano un interesse comune: lo studio della vita sociale contemporanea. Horkheimer, su suggerimento di Lynd, invita Lazarsfeld a New York per una più stretta collaborazione con l’Institute e gli viene affidato un fondo per un progetto (quattro temi principali: radio e lettura, musica, news e politica). Horkheimer invitò Adorno anche Theodor Wiesengrund che quando arrivò negli Stati Uniti adottò il cognome materno.
L’Institute venne rinominato “Scuola di Francoforte” e la sua fama fu dovuta in parte alla teoria critica. Adorno si sentiva europeo e faceva fatica ad accettare quel conformismo richiesto da Horkheimer e nel quale Lazarsfeld si era adattato velocemente, Adorno invece rimaneva sempre distaccato. Nel 1941, Lazarsfeld scrisse “Administrative and Critical Research”, un testo fondamentale per lo sviluppo storico del campo, lo stesso Adorno non ricorda chi coniò per primo la definizione di “ricerca amministrativa” (che si faceva alla Columbia U.) ma confermò tutto il suo stupore per questo metodo empirico che veniva imposto alla ricerca (raccogliere dati da inviare ai centri di programmazione nell’ambito dei mezzi di comunicazione di massa, una administrative research).
Ricerca amministrativa: lavoro accademico al servizio di committenti esterni pubblici o privati. Lazarsfeld descrive le tecniche che aveva sviluppato per raccogliere e analizzare informazioni sugli atteggiamenti nei confronti dei mass media (radio, carta stampa e film). I nuovi pubblici di massa rappresentavano l’oggetto principale della ricerca. I nuovi media potevano essere utilizzati per commercializzare prodotti, innalzare gli standard intellettuali o per promuovere e capire le politiche governative.
Secondo Lazarfield attraverso la ricerca empirica, se effettuata onestamente e in maniera competente, si potevano ottenere delle risposte dai consumatori altrimenti non disponibili, queste evidenze empiriche potevano essere utilizzate poi come base per decisioni esecutive da parte di aziende o sponsor governativi anche. Lynd contestò questa ricerca di mercato attuata solo a scopi commerciali invece che interessarsi a temi pubblici o politici. Per Lazarsfeld la ricerca critica si pone contro la ricerca amministrativa sostenendo che prima e oltre qualsiasi scopo che si vuole perseguire bisogna analizzare i mezzi di comunicazione nel contemporaneo sistema sociale. La manipolazione delle persone nel mondo degli affari ha permesso di creare una vera “cultura della pubblicità” che danneggia i valori fondamentali degli esseri umani.
Non ci fu mai un buon rapporto tra Lazersfeld e Adorno, basti pensare che Adorno appena ebbe la possibilità tornò in Germania, il suo era un rifiuto rispetto al “nuovo modo” di pensare americano, e questo implicava il voler restare legato ai “vecchi” modi di pensare europei. I teorici critici iniziarono a chiedersi come erano organizzati e controllati questi mezzi di comunicazione e in quale forma stavano minacciando i valori umani.
Il lavoro sui mass media di Lazarsfeld non è compiuto strettamente sui mezzi di comunicazione di massa ma è concentrato sui pubblici di massa, per lui le cose reali erano i programmi, le persone sedute in circolo ad ascoltarli, le interviste per le ricerche ma per il resto “faticava a mettere in relazione la torre e la stazione radiofonica con queste persone”. Non esiste più un legame immediato tra “encoding” e “decoding”, separazione della relazione tra produzione e consumo. Il pubblico come naturale oggetto di studio per la sociologia della comunicazione di massa. Nel 1938, il programma “La guerra dei mondi” di Orson Welles riuscì a rendere realistica un’invasione aliena riuscendo a diffondere il panico tra i radioascoltatori, attraverso alcune tecniche: notizie flash, brevi interventi di testimoni oculari, interviste e commenti ed infine una dichiarazione d’emergenza fatta dal segretario di Stato. Il programma creò una potente aura di realismo narrativo e può essere considerato il primo grande evento mediale, nel tentativo di distinguere tra coloro che rimasero spaventati e chi no il fattore chiave fu l’abilità critica (suscettibilità o meno degli individui in base al loro tipo di carattere, educazione, credenze religiose, reddito etc).
I lettori seri ascoltavano programmi radiofonici seri e avevano occupazioni ben retribuite e una buona istruzione. Invece le persone a basso reddito e con un livello culturale basso non le ascoltavano nonostante scendendo nella scala sociale fossero sempre più le persone che ascoltavano la radio. Nell’uso americano il termine “massa” si riferiva alla folla urbana, nell’uso europeo invece al proletariato urbano.
- Herta Herzog diede l’avvio all’approccio degli usi delle gratificazioni, non si chiede cosa la radio faccia dei suoi ascoltatori ma quello che gli ascoltatori fanno della radio. Fu la prima a studiare la radio popolare, cosa significasse per i pubblici femminili non d’élite.
Capitolo 2: Cultura di massa
(Horkheimer, Adorno, Brecht, Benjamin Germania/Usa ’30/’40)
Gli europei che migravano in America vedevano nel nuovo continente opportunità e progresso per loro e le loro famiglie. Il nuovo mondo sembrava poter offrire libertà religiose, politiche ed economiche. La libertà era (e rimane) la ragione d’essere dell’America. America come primo stato nazionale moderno secondo Hannah Arendt, la creazione e il compimento di uomini liberi che si associano gli uni agli altri. Per lei la “questione sociale” coincide con quella dell’impoverimento delle masse, era vista come un eufemismo per parlare della povertà. XIX secolo Gran Bretagna impoverimento del proletariato urbano.
Marx fu il primo grande analista della modernizzazione sociale che comprese le relazioni sociali iniziate con la Rivoluzione Industriale. Infatti il capitalismo d’impresa e la produzione di massa finirono per essere descritti in proprietari (capitale) e forza lavoro (dunque non più proprietari terrieri e contadini legati gli uni agli altri, ma in continuo conflitto sul salario e sull’ottenimento di qualche surplus che si otteneva sfruttando il lavoro degli altri). Per Marx la giusta redistribuzione del surplus (il profitto generato dai lavoratori e a loro espropriato) poteva essere raggiunta con la rivoluzione politica.
La “questione sociale” era incentrata nelle masse:
- In Europa in termini economici e politici
- In America in termini sociali (vita sociale, forti immigrazioni in quegli anni)
Per Horkheimer bisognava emancipare le masse per realizzare una società libera e giusta negli interessi di tutti. Affermava che il concetto di massa bisognava vederlo in base alle condizioni e situazioni storiche, fu lui a coniare il termine “teoria critica”. Le masse non si deducono dalla quantità ma dai processi storico-sociali come in inoltre dai meccanismi sociali-economici che le governano. Una corretta teoria critica presuppone valori fondamentali e identificabili ai quali le società storiche devono essere legate poiché possano essere criticate qualora falliscano nella loro realizzazione.
I mercati di massa vennero creati per i prodotti e beni di consumo destinati alla vita domestica e tempo libero, cambiano anche le forme elettroniche di comunicazione (telefono e radio) e intrattenimento di massa (cinema e industria discografica), si impone la “cultura di massa” che diventa un altro argomento fondamentale da prendere in considerazione negli anni Venti e Trenta.
- La cultura come questione critica per la teoria sociale, la società appariva costruita da tre elementi strutturali: le forme di vita economiche, politiche, culturali e la si può considerare come una complessa relazione tra questi tre elementi.
Primi Anni ’40, Dialettica dell’Illusmismo, la razionalità si era rivolta contro se stessa, l’oscurità aveva eclissato l’illuminismo. Marx, Il Capitale 1867: il “capitalismo d’impresa”, in tali condizioni il lavoratore era talmente alienato dal suo lavoro che non gli permetteva di esprimersi o di perseguire la sua umanità. Costruire oggetti artigianalmente significa esprimere e incorporare una serie di relazioni sociali tra: chi produce, il prodotto e coloro per cui quell’oggetto è compiuto. Nella produzione capitalista la natura del lavoro distrugge il carattere sociale umano.
- Il lavoro alienato: si manifesta poiché già dall’inizio il lavoratore, ancor prima di iniziare, ha venduto se stesso per un salario. Si è già mercificato da solo 1) poiché ha già venduto stesso per soldi e 2) perché diventa un semplice strumento al servizio dei voleri del capitalista. Non esiste soddisfazione nel lavoro, semplicemente deve raggiungere e mettere in pratica obiettivi già decisi, non diventa espressione.
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