Introduzione alla sociologia
Parte prima
Una definizione di sociologia
La sociologia è lo studio scientifico della società, in cui distinguiamo un oggetto, la società, e un metodo con cui la si studia, che è empirico. Questa definizione potrebbe sembrare simile a quella di altre discipline scientifiche come la fisica, ma in realtà ci sono tre differenze sostanziali:
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La società è una realtà storica e quindi non è sempre esistita. Spesso il termine società viene utilizzato in modo improprio, come quando si parla di società egizia o società romana. Sicuramente possiamo dire che da sempre gli uomini hanno organizzato le loro relazioni conferendogli una struttura stabile, ma questa struttura nel corso dei secoli ha assunto forme molto differenti. Quindi: l'impero egiziano, la repubblica romana, il sistema indiano delle caste, ecc. sono tutti esempi delle diverse forme con cui gli uomini hanno organizzato i loro rapporti. Dunque la SOCIETÀ così come la intendiamo noi, cioè l'oggetto di studio della sociologia, è solo una di queste forme e non possiamo nemmeno escludere che in futuro gli uomini possano trovare altri modi, magari migliori, di organizzare i loro rapporti.
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Quello che intendiamo per società è anche il prodotto della sociologia. Se la sociologia è un prodotto della società moderna, allo stesso tempo, la conoscenza sociologica contribuisce a costruire la realtà sociale. I concetti che la sociologia ha elaborato per studiare il suo oggetto sono divenuti il modo in cui gli uomini vedono se stessi e i loro rapporti. Si parla di circolarità riflessiva tra scienza e il suo oggetto.
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L’oggetto della sociologia e sociologia sono affini e destinati a rispecchiarsi reciprocamente. Gli uomini quando stanno insieme scambiano merci, prendono decisioni, producono oggetti, educano i figli, ecc. condividono modi comuni di pensare che sono alla base della loro attività quotidiana (ad esempio pensano che i figli debbano essere educati in un certo modo e non diversamente). È perciò difficile dire se gli uomini credono in quello che fanno o facciano ciò in cui credono.
L'origine della società
La nascita della società avviene con la costruzione dello Stato-Nazione (ovvero con la nascita dei moderni stati nazionali). Si tratta di una nuova forma politica con una sovranità esercitata su un dato territorio e in cui l'ordine sociale non si basa né su una legittimazione religiosa (in quanto non proviene da Dio come per la Chiesa), né sul rispetto della tradizione (come ad esempio la figura del re) ma sulle relazioni e sui rapporti tra individui. Autori particolarmente significativi riguardo la nascita della società sono:
- Hobbes: Secondo Hobbes l'uomo non è per natura un essere sociale, ma al contrario nasce totalmente libero, autonomo ed egoista. È mosso esclusivamente dai propri bisogni e percepisce quelli degli altri come una minaccia per la realizzazione dei propri. In questa condizione, che Hobbes definisce stato di natura, l'uomo è insicuro. Per questo motivo gli uomini si trovano a dover scegliere tra una condizione di totale libertà ma insicurezza o una condizione di totale dipendenza ma sicurezza. L'uomo per salvaguardare la propria vita sceglie di costruire un grande ordine politico, cioè lo Stato, al quale cede una parte della propria libertà in cambio della propria sicurezza. Nel momento in cui viene fatta questa scelta, si passa dallo stato di natura alla nascita dello Stato; per Hobbes non esistono vie intermedie. Nello Stato l'individuo non può essere libero di seguire i propri bisogni e deve accettare i freni morali che limitano la propria azione. Secondo Hobbes si verifica la totale contrapposizione tra libertà (individuo egoista) e legge (formazione dello Stato) e dove c'è una non ci può essere l'altra.
- Locke: Diversamente da Hobbes, Locke sostiene invece che ci siano delle vie intermedie tra stato di natura e Stato, ovvero, per Locke, esistono relazioni organizzate tra individui anche al di fuori dello Stato. Locke chiama l'insieme di queste relazioni società naturale. La società naturale di cui parla Locke è dotata di meccanismi di autoregolamentazione interna: il "senso del dovere" che guida l'azione dell'individuo è acquisito proprio grazie al fatto di essere parte delle relazioni sociali. L'individuo che fa parte della società introietta dentro di sé le regole della società stessa e le leggi imposte dallo Stato funzionano solo da supporto.
- Rousseau: Rousseau sostiene la tesi di Hobbes secondo cui tra stato di natura e Stato non esistano delle vie intermedie. Lo stato di natura, secondo Rousseau, realizza la felicità dell'uomo che soddisfa solo i propri bisogni, mentre con lo Stato cessa la felicità e inizia la subordinazione alle leggi.
In conclusione per tutti e tre gli autori il concetto di società si ricollega all'idea di un individuo che perde parte della propria libertà e si inserisce in un sistema di relazioni che necessita di regolamentazione. Quindi la società moderna è una società di individui.
Società e individuo
Il concetto moderno di individuo può essere visto come il risultato di un processo di secolarizzazione del concetto cristiano di individuo che passa attraverso tre fasi:
- Affermazione dell’individuo sul piano religioso: Nella religione cristiana possiamo notare la forte centralità dell'individuo: Cristo muore sulla croce per la salvezza di ciascuno di noi (preso singolarmente). La nostra società attuale dunque, è individualista perché è stata cristiana.
- Affermazione dell’individuo sul piano politico: Un passaggio importante è sicuramente stato dato dalla riforma in quanto gli individui hanno iniziato ad avere la possibilità di realizzare i principi del cristianesimo senza l’intermediazione del clero, liberandosi così dalle gerarchie ecclesiastiche e sentendosi sempre più individui. L’individuo acquisisce così piena libertà religiosa, ed è libero di scegliere in cosa credere e a quale Chiesa far riferimento o addirittura può decidere di non credere.
- Affermazione dell’individuo sul piano sociale: Un terzo momento importante, nonché il vero punto di svolta della rivoluzione individualistica, si ebbe con l’illuminismo. Adesso gli uomini non sono più eguali solo davanti a Dio ma sono tali perché in possesso dei medesimi diritti: è evidente l’effetto di secolarizzazione. Questo nuovo traguardo si raggiunse grazie alle grandi rivoluzioni moderne fatte in nome dei diritti dell’individuo; il primo conquistato con la Rivoluzione Inglese (1688) e sicuramente il più importante: il diritto al possesso del proprio corpo.
Il metodo sociologico
Non è possibile paragonare le scienze naturali con quelle sociali in quanto esistono delle differenze sostanziali: studiano oggetti diversi e di conseguenza adottano metodi differenti. Per comprendere questa diversità, occorre capire che cosa si intende per metodo scientifico.
- Il metodo scientifico è unico
- La scienza si contrappone ad altre forme di sapere (religione, filosofia....)
- Solo la scienza consente un sapere razionale
- Solo il sapere razionale è sapere vero, oggettivo ed universale
- Il sapere scientifico è cumulabile: le nuove scoperte si aggiungono al sapere già disponibile senza smentirlo ma integrandolo.
Il sapere scientifico consente di superare le divisioni tra gli uomini in quanto fornisce una base comune. Tuttavia il metodo scientifico presenta dei limiti poiché basato sull'osservazione e sulla generalizzazione, ne segue quindi che ciò che non è osservabile non può essere oggetto di scienza e non può essere ancorato all'esperienza (presupposto a cui è invece legata la generalizzazione). Questa precisazione mette in evidenza due quesiti:
- Viene prima la generalizzazione o l'osservazione? Secondo l’induttivismo, si parte da una prima osservazione, che poi viene trasformata in proposizioni e riconfermata con un’altra osservazione. Secondo il deduttivismo invece, prima dell’osservazione è necessario già avere in mente una qualche teoria, perché i fatti osservati sono frutto di una selezione a-priori fatta dal ricercatore. Entrambi gli approcci sono accettabili e come obiettivo formulano leggi.
- Quando si può legittimamente passare dalla generalizzazione all’universalizzazione? La generalizzazione diviene una Legge universale nel momento in cui una certa realtà può essere prevista senza la necessità di osservarla direttamente. Esempio: attraverso l’osservazione si può concludere che la mosca ha otto zampe, ma non vuol dire che tutte saranno per forza così e che quindi se una mosca ha 9 o 7 zampe non è mosca.
Approcci come il positivismo o il naturalismo finiscono per dare alle scienze sociali un senso di inferiorità, poiché incapaci di raggiungere gli stessi risultati raggiunti invece dalle scienze naturali. Il positivismo sociologico ottocentesco, con Comte e Durkheim, ha provato a mostrare perché la sociologia sia effettivamente una scienza. Lo storicismo tedesco prova invece a mostrare che le scienze umane hanno bisogno di un altro metodo di studio, perché i fatti umani sono storici e irripetibili nella loro storicità. Le scienze umane hanno quindi bisogno di un metodo specifico, diverso da quello che si applica alle scienze naturali perché se queste ultime vengono spiegate nella loro ricorrenza, le scienze umane e quindi la storia devono essere comprese nella loro unicità: alla spiegazione si contrappone la comprensione. Dunque, essendo imprevedibili, i comportamenti umani non possono venire spiegati con leggi universali ma devono essere compresi in base al senso e al contesto. Il dibattito delle scienze sociali viene dominato per molto tempo dalla contrapposizione tra positivismo e storicismo. Un momento importante di questo dibattito è dato dal falsificazionismo di Karl Popper. Egli avanza la sua teoria partendo da una riflessione sulle conseguenze estreme del processo di generalizzazione: per quante mosche abbiamo osservato ed intendiamo osservare, non possiamo escludere di trovarne una con più o meno zampe. Quindi l’assunto “ogni volta A, allora B” per Popper non è scontato perché la scienza è valida fino a prova contraria e cioè fino a quando non viene falsificata da un’osservazione che la smentisca. Secondo Popper, ciò che distingue la scienza dagli altri metodi di studio è proprio il principio di falsificazione. Per lui infatti, non esiste nulla di definitivamente acquisito ma solo teorie che finora hanno resistito alla controprova. Un altro momento importante è dato da Thomas Kuhn che critica un aspetto fondamentale del positivismo, cioè, che la scienza sia un processo cumulabile. Egli sostiene che la scienza sia caratterizzata da rivoluzioni scientifiche e cioè momenti che cambiano completamente la prospettiva in cui ci si stava muovendo e obbligano a ricominciare da capo. Esiste un paradigma di riferimento che egli definisce come scienza normale e quando esso viene smentito, si parla di scienza rivoluzionaria.
Parte seconda
Comte
(Contesto storico: '800)
Il metodo
Secondo Comte la natura umana è caratterizzata da tre dimensioni:
- Intellettuale fondata sulla ragione
- Pratica fondata sulla forza
- Morale fondata sul sentimento e sull'affetto
Secondo Comte, l'ordine sociale si ha quando queste tre dimensioni sono in sintonia tra di loro. Senza ordine sociale c'è caos e disordine, l'uomo non è in sintonia con se stesso e non riesce a realizzare la sua natura. I tempi di cambiamento sociale sono però spesso problematici in quanto, le tre dimensioni, non si trovano sempre in sintonia tra di loro, ed è qui che emerge l’importanza della funzione dell' intellettuale e del riformatore, costui è colui che è in grado di vedere il nuovo ordine sociale che avanza e ha il compito di rendere accessibile a tutti questo sapere. Questo sapere è vero perché scientifico e dato che riguarda la natura dei rapporti sociali, implica la formazione di una nuova scienza, la sociologia (Comte è il primo ad usare questo termine). Per Comte esiste un metodo scientifico che si acquisisce attraverso l’osservazione e la generalizzazione pertanto è impossibile avere una conoscenza delle cose ultime in quanto non osservabili empiricamente (dunque per lui, la Psicologia non è una scienza). Per Comte l'attività intellettuale è quella centrale, mentre la dimensione pratica e quella morale sono la conseguenza dello stadio di sviluppo raggiunto dalla conoscenza umana, questo perché per lui il sapere sta alla base della conoscenza della natura ed è ciò che ne rende possibile il controllo.
La legge dei tre stadi
Secondo Comte ciò che distingue la società moderna dalla società pre-rivoluzionaria è lo sviluppo della scienza, la quale rappresenta un progresso rispetto al passato al quale non si può tornare. Il motore del progresso e del cambiamento sta dunque per Comte nello sviluppo del sapere scientifico. La nascita dello spirito scientifico per Comte è l'esito di un gigantesco processo evolutivo. La legge dell'evoluzione sociale di Comte è nota come legge dei tre stadi. L'idea che esprime questa legge è che qualsiasi società necessariamente nel suo sviluppo passa attraverso gli stessi stadi evolutivi in cui si assiste ad un progressivo svilupparsi di modalità sempre più razionali e scientifiche di guardare al mondo:
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Lo stadio teologico: È il primo stadio che caratterizza l'infanzia della società. È lo stadio in cui l'uomo spiega l'ignota origine dei fenomeni naturali e sociali in chiave religiosa, dove cioè le cause di questi fenomeni vengono attribuite a forze divine superiori (ad esempio il fulmine che si pensa essere stato scagliato da Zeus). A sua volta questo stadio è caratterizzato da un'evoluzione interna che permette uno sviluppo verso uno stadio un po' più evoluto. Si passa da uno stadio animista in cui si attribuisce un'anima a tutte le cose e tutte le cause dei fenomeni vengono fatte risalire ad una molteplicità di spiriti, ad uno stadio politeista in cui le cause dei fenomeni vengono fatte risalire ad un numero circoscritto di divinità, fino alla concezione religiosa, evolutivamente superiore alle precedenti, dello stadio monoteista cioè l'idea dell'esistenza di un unico Dio.
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Lo stadio metafisico: È lo stadio che caratterizza l'adolescenza dell'umanità. Lo stadio in cui le visioni del mondo non sono più di carattere religioso ma sono di carattere filosofico. In questo stadio la filosofia si sostituisce alla religione. Questo stadio viene definito anche critico-negativo perché mette in discussione e critica lo stadio precedente. Storicamente per Comte questo stadio coincide con l'illuminismo che è stato caratterizzato da una feroce critica nei confronti della religione interpretata come superstizione e come forma di addomesticamento degli uomini a cui bisognava sostituire, appunto, l'autonomia del pensiero razionale e filosofico. Ma la caratteristica principale di questo stadio è, secondo Comte, più quella di essere fortemente critica del passato piuttosto che quella di essere capace di gettare le fondamenta di un nuovo ordine sociale ed è per questo che rappresenta una fase transitoria e destinata ad essere superata dal terzo stadio.
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Lo stadio positivo: È lo stadio che caratterizza la fase matura della società. È lo stadio in cui il mondo viene guardato attraverso la lente della scienza. È lo stadio in cui nasce lo spirito scientifico rispetto al quale non si può tornare indietro. È la scienza che ci dice come vivere in una società ordinata e finalmente emancipata dalla religione.
In altri termini possiamo dire che la legge dei tre stadi corrisponde al percorso storico che caratterizzerà sempre l'umanità. Ogni società che vorrà crescere e maturare dovrà mettere la scienza al centro dell'ordine sociale. Dunque Comte parla di progresso, però riconosce anche la necessità di un ordine sociale. L'evoluzione sociale ci può essere soltanto in una società in cui l'ordine è il fondamento del progresso. Una società che vuole cambiare senza ordine è una società anarchica in cui non c'è più legge e in cui si rischia la guerra di tutti contro tutti, mentre una società che si preoccupa dell'ordine e che non è capace di evolvere è una società statica. Comte andava dunque alla ricerca di una sorta di combinazione di questi due elementi: ordine e progresso. Solo nello stadio positivo è possibile un ordine che sostenga il progresso.
Il positivismo
Secondo Comte la vecchia società teologica e militare in cui le figure dominanti sono Sacerdoti (attività intellettuale) e Militari (attività pratica) lascerà il posto ad una nuova società scientifica e industriale dominata da Scienziati (attività intellettuale) e Industriali (attività pratica).
- Per quanto concerne l’attività intellettuale, lo scienziato sostituirà il sacerdote perché il sapere scientifico soppianta quello religioso.
- Per quanto concerne l’attività pratica, l’industriale sostituirà il militare perché il lavoro sostituirà la guerra.
- Per quanto riguarda la dimensione morale, la Religione si sostituirà con una religione positiva basata su una fede razionale, quindi dimostrabile, che fornisca un nuovo ordine culturale unificato.
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