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4. CRISI DI SOVRAPPRODUZIONE → capacita produttiva tale da mettere il sistema economico in grado di produrre

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una quantita di beni eccedente la domanda effettiva. I sistemi precapitalistici non riuscivano a risolvere il problema

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della carenza di cibo, ora si producono piu beni di quanto si e in grado di consumare.

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5. PROCESSO DI UNIVERSALIZZAZIONE → (agisce a tutti i livelli, non solo quello economico) Rappresenta

l’aspetto fondamentale dello sviluppo capitalistico. Nel capitalismo tutto diventa una merce. I mercati locali diventano

sempre piu un unico mercato mondiale. Si produce una universalita dei rapporti umani: tutte le culture sono costrette a

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entrare in contatto reciproco, per la prima volta nella storia dell’uomo si puo parlare di storia dell’umanita. Il fatto è che

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questo processo avviene sulla spinta della logica della produzione e ne esprime il sostanziale dominio. La sfida invece

della globalizzazione (per usare un termine moderno) sta invece nella possibilità di un'emancipazione dalla logica

economica capitalista che renda possibile un'umanità non dominata dalla valorizzazione del capitale.

L'UTOPISTA LIBERATO DALLO SCIENZIATO

Una volta presi in analisi i vari aspetti del suo pensiero ci appaiono attuali almeno due punti:

1. L’analisi dei processi di sviluppo del capitalismo → la sua generale universalizzazione vista oggi come

globalizzazione sia economica che culturale.

2. La carica critica contenuta nel suo utopismo giovanile → capace di porre la questione di quali siano le condizioni

sociali che consentono la realizzazione dell’uomo e delle sue capacità.

In particolare soffermiamoci sul secondo aspetto. L’uomo, in quanto ente generico, e consapevole di essere parte di un insieme

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piu ampio che è il suo genere. Da qui deriva un universale senso di giustizia: la liberta altrui di auto-realizzazione e parte

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essenziale della mia. Perciò libertà ed uguaglianza appaiono strettamente connesse. Possiamo allora dire che se la storia, da un

lato, e determinata dallo sviluppo delle forze economiche, dall’altro lato, e mossa da un senso universale di giustizia, che ha la

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sua radice nella natura dell’uomo ed e il risultato del rapporto tra il potenziale umano e la specifica realta sociale. Questo

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rapporto produce l'idea di una società giusta che consente la realizzazione di quel potenziale umano. Si tratta di un'idea di

giustizia che si concretizza storicamente in tante diverse morali particolari. Anche la morale borghese non è che una forma

storica di morale che Marx identifica nell'UTILITARISMO. Questa è da un lato, da apprezzare rispetto alla morale ancora anti-

individualista della societa feudale, ma dall'altro lato è da condannare perche ostacola un ulteriore sviluppo dell’idea di

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giustizia (espressione ideologica del dominio di classe). L'errore dell'utilitarismo per Marx, è quello di fondare tutte le

molteplici relazioni tra gli uomini nell'unica relazione di utilità. Al contrario, l'etica universale aspira alla piena realizzazione

dell’uomo e contiene un potenziale di liberazione che è a disposizione di soggetti sociali tra loro molto diversi.

4.DURKHEIM

(contesto storico: fine'800/inizio '900)

Durkheim nasce nel 1858 in una cittadina della Lorena. Il che non è un dato irrilevante poiché durante gli anni della sua gioventù la Lorena

insieme alla Alsazia diviene terre contesa tra Germania e Francia e verrà peraltro persa dalla Francia, motivo per cui Durkheim si troverà a

vivere in un contesto di crisi. Durkheim nasce da una famiglia di ebrei di origine tedesca, suo padre era rabbino così come suo nonno e per

lo stesso Durkheim il futuro che si prospettava era quello di continuare la tradizione di famiglia finché scelse invece di trasferirsi a Parigi per

studiare all'Ecòle Normal che rappresentava il luogo da cui uscivano le classi dirigenti della Repubblica francese sia nell'ambito politico, che

economico che anche intellettuale. Quindi Durkheim sceglie un corso si studi NON religioso. La sua identificazione con la religione dei

padri viene progressivamente meno e ciò è evidente non soltanto con la sua scelta di formazione intellettuale ma anche con la sua pratica

religiosa con la quale perderà presto ogni contatto, nonostante non rinnegherà mai il suo essere ebreo. Infatti buona parte della sua

produzione avrà a che fare con il tema della religione intesa in un'accezione che non è priva di un qualche contatto con la profonda

formazione religiosa che ha avuto da giovane. Si trasferisce quindi a Parigi, si laurea in Filosofia e si dedica all'insegnamento nei licei.

Prima insegnerà nei licei di provincia, poi a Parigi e infine avrà il suo primo incarico universitario: non più come insegnante di filosofia ma

di scienze pedagogiche e sociali all'università di Bordeaux. Durante il suo insegnamento a l'università di Bordeaux Durkheim scriverà 3

delle sue 4 opere più importanti. Le opere in questione sono:

1. LA DIVISIONE DEL LAVORO SOCIALE → pubblicata nel 1893

2. LE REGOLE DEL METODO SOCIOLOGICO → pubblicata nel 1895

3. IL SUICIDIO → PUBBLICATA NEL 1897

Insegnerà all'università di Bordeaux fino al 1902, anno in cui viene trasferito alla Sorbona di Parigi per ricoprire una cattedra di pedagogia e

poi la prima cattedra di pedagogia e sociologia. Nel 1912 Durkheim pubblica la sua ultima grande opera che ha per titolo:

4. LE FORME ELEMENTARI DELLA VITA RELIGIOSA

Di lì a pochissimo mentre lavorava al libro che credeva sarebbe stato la summa del suo pensiero sociologico scoppierà la prima guerra

mondiale. La prima guerra mondiale segnerà la fine del mondo di Durkheim stesso, un po' dal punto di vista simbolico (del mondo in cui

aveva creduto e sperato) e poi soprattutto da un punto di vista più concreto, in quanto Durkheim a causa della guerra, perderà molti giovani

collaboratori (oltre al figlio). Durkheim a differenza di altri autori, aveva avuto la capacità di mettere su una vera e propria scuola

sociologica. La perdita di tante persone importanti segnò Durkheim tanto che nel 1917 morirà.

IL METODO

La domanda fondamentale a cui il sociologo tenta di rispondere è: che cos'è la società? Nonostante la natura della società, differentemente

da quella biologica, non sia materiale, essa comunque esiste e produce effetti. La società per Durkheim è un FATTO MORALE, e cioè un

insieme di credenze condivise che costituiscono la COSCIENZA COLLETTIVA e su cui, a sua volta, si basa la SOLIDARIETA'

SOCIALE, e cioè il senso dello stare insieme degli individui socializzati. La società è quindi una REALTA' IDEALE nel senso che è

costituita da cose IMMATERIALI e SPIRITUALI in quanto prodotte dallo spirito umano. La sociologia, così come la psicologia, studia

cose spirituali. Ma così come la psicologia prende le distanze dalla biologia, poiché lo spirito umano non può essere ridotto ad un significato

biologico, allo stesso modo, la sociologia, prende le distanze dalla psicologia, poiché il significato della società non può essere ridotto a

quello psicologico: LA SOCIETA' NON E' SOLO UN INSIEME DI INDIVIDUI.

Per Durkheim, se il mondo è un insieme di fatti naturali, la SOCIETA' è invece un INSIEME DI FATTI SOCIALI. Un fatto sociale è un

PRODOTTO DELL'UOMO che però, così come un albero o un sasso, ci appare come qualcosa di ESTERNO e capace di esercitare su di

noi una COSTRIZIONE.

Quindi quali sono gli elementi fondamentali di un fatto sociale?

1. ESTERNO → La società, è fatta dagli uomini, ma diventa indipendente da loro, diventa qualcosa dotata di una sua autonomia, che

si presenta come qualcosa appunto di esterno e che, come dice Durkheim diventa una realtà SUI GENERIS (di un proprio genere).

2. COSTRIZIONE → Si tratta di un elemento fondamentale. Perché così come non posso ignorare la presenza di un albero che dovrò

evitare per non sbatterci contro, allo stesso modo i fatti sociali sono qualcosa che esercitano su di me una COSTRIZIONE e quindi

non li posso evitare, ma hanno invece una grande importanza costitutiva per la mia individualità

A questo proposito Durkheim introduce la sua TEORIA DELL'HOMO DUPLEX. L'uomo ha due componenti:

1. PRETTAMENTE INDIVIDUALE → in quanto ognuno può riconoscere in sé la sua individualità unica e irripetibile.

2. PRETTAMENTE SOCIALE → in quanto ognuno può riconoscere in sé quella parte della propria identità che si è invece costituita

attraverso il fatto di essere nati e cresciuti all'interno di una specifica società.

Questi due aspetti non sono facilmente separabili perché il fatto che io pensi una determinata cosa può essere sia espressione della mia

autonomia di pensiero, che il risultato della mia appartenenza ad un determinato gruppo sociale. Per questo motivo Durkheim distingue tra:

RAPPRESENTAZIONI INDIVIDUALI e RAPPRESENTAZIONI COLLETTIVE.

Per Durkheim la società esiste per il fatto stesso che io posso distinguere tra queste due dimensioni e mettere quindi in luce la FORZA

COERCITIVA che la rappresentazione collettiva esercita sulla mia rappresentazione individuale.

Tuttavia per Durkheim apparentemente non esiste una tensione insanabile tra la libertà dell'individuo e la costrizione che la società esercita

su di lui, questo perché, secondo Durkheim, la libertà è essa stessa il prodotto di una REGOLAMENTAZIONE e lo è in 3 diversi sensi.

1. Da un lato la regolamentazione sociale costituisce l'individuo sin da quando è bambino → inevitabilmente ciò che noi pensiamo in

quanto individui autonomi parte da una base della personalità che si è socialmente costruita. In questo senso quindi la società è la

condizione della nostra autonomia.

2. Dall'altro lato il problema stesso della tensione tra libertà e società è socialmente condizionato → e si presenta quindi in modi

differenti nelle diverse società.

3. Infine, posso essere libero solo se si impedisce agli altri di trarre profitto dalla propria condizione di superiorità → che può essere

fisica, economica o di altro tipo.

Quindi: che cosa studia la sociologia? La società. E che cos'è la società? Un insieme di fatti sociali.

Come, la sociologia, studia il suo oggetto?

Durkheim studia i fatti sociali come delle cose. Con ciò vuole dire che nonostante la società abbia una realtà sui generis (sovra-individuale),

di tipo ideale e spirituale, può essere egualmente studiata scientificamente. Infatti per Durkheim, tutto ciò che può essere osservato è una

cosa, anche se non è materiale. Il compito della sociologia non è quello di guardare ai fatti sociali da un punto di vista MORALE, ma è

quello di dare una SPIEGAZIONE, quello di individuare di vere e proprie LEGGI SOCIALI che possano mettere in rapporto CAUSA ed

EFFETTO. Ma c'è un elemento fondamentale e cioè che la causa X che spiega il fenomeno Y deve essere SEMPRE e

NECESSARIAMENTE, per Durkheim, un altro FATTO SOCIALE. I fatti sociali si spiegano solo con altri fatti sociali. Un altro aspetto

importante da sottolineare è che i fatti sociali sono validi solo per la coscienza collettiva: ogni società ha un suo modo specifico di

rappresentarsi il mondo che necessariamente è arbitrario ma allo stesso tempo valido per chi si rappresenta il mondo in quel modo. Non

esiste dunque un metro capace di giudicare correttamente una cultura. La scienza infatti può studiare i fatti sociali oggettivamente ma non

può giudicarli. SOLIDARIETA' SOCIALE

Dal punto di vista della società per Durkheim si pongono due questioni fondamentali:

1. INTEGRAZIONE → riguarda la possibilità degli individui di costruire la società, attraverso l'integrazione reciproca.

2. REGOLAMENTAZIONE → ha a che fare con la possibilità che gli individui costruiscano la società, attraverso una

regolamentazione degli impulsi profondi che sono tipici della natura umana.

La società esercita una pressione esterna sulla coscienza individuale che Durkheim identifica nella COSCIENZA

COLLETTIVA.

Ciò che tiene integrata una società e ne regola il comportamento per Durkheim è la SOLIDARIETA'. E' chiaro che il senso che

Durkheim attribuisce al concetto di solidarietà è molto differente rispetto al nostro poiché questa, non viene interpretata come

una forma di aiuto che possiamo darci, ma come una sorta di COLLANTE SOCIALE, cioè come ciò che lega gli individui. La

riflessione sulla solidarietà di Durkheim ha quindi a che fare, con quell'insieme di vincoli, istituzioni, norme, valori e credenze

che tengono integrato un gruppo sociale regolandone il comportamento. Per Durkheim abbiamo due diversi modi di fondare il

legame sociale e sulla base del rapporto che esiste tra coscienza individuale e coscienza collettiva Durkheim distingue tra due

diverse forme del legame sociale: la prima è tipica delle società pre-moderne e la seconda tipica invece della modernità.

SOLIDARIETA' MECCANICA

Secondo Durkheim, nelle società tradizionali, esiste una moralità comune basata sulla coscienza collettiva che si appoggia ad un

insieme di valori e credenze condivise. Integrazione e regolamentazione qui sono di tipo meccanico poiché tutti gli individui tendono

a comportarsi in modo analogo sulla base di un riferimento agli stessi valori. Qui lo spazio di autonomia dell'individuo è ridotto

perché egli non sceglie tra alternative ma si conforma alle pratiche e credenze comuni. Quindi vediamo una prevalenza della

coscienza collettiva sulla coscienza individuale. E' per questo che Durkheim parla di SOLIDARIETA' MECCANICA → come ad

indicare che in una società di questo genere, le parti che la compongono sono meccanicamente l'una la riproduzione dell'altra. Ad

esempio: se si vuole fare una famiglia è credenza comune che sia naturale sposarsi in Chiesa. L'individuo non sceglie tra diverse

alternative poiché la coscienza collettiva impone un comportamento obbligato e da notare è che l'individuo non viene costretto in

modo coercitivo a sposarsi in chiesa ma è lui stesso a pensare che non ci siano alternative.

SOLIDARIETA' ORGANICA

Nel mondo moderno questi valori, credenze e usi comuni vengono progressivamente meno e la società appare sempre più

caratterizzata dall'ANOMIA → mancanza di punti di riferimento morali collettivi. Ciò che segna l'avvento delle società moderne e ciò

su cui qui, si fonda la coesione sociale è la DIVISIONE DEL LAVORO SOCIALE. Con la divisione del lavoro ognuno di noi è

diventato sempre meno indipendente e sempre più legato al lavoro degli altri, quindi la divisione del lavoro ha creato

INTERDIPENDENZA tra le parti ed è su questa interdipendenza che si fonda il legame sociale di questa nuova società. Questo

legame Durkheim lo definisce SOLIDARIETA' ORGANICA poiché la società, come un grande organismo, è tenuta insieme dalla

funzione specifica delle parti che la compongono. Se il contadino medievale faceva tutto da sé, l'uomo moderno al contrario, dipende

dagli altri e dalle loro competenze. Queste sono quelle società in cui la coscienza individuale è quindi più ampia rispetto alla

coscienza collettiva e le cose che differenziano gli individui sono di più rispetto a quelle che li accomunano. Anche la societa ̀

moderna ha però bisogno di una morale collettiva, anche se con contenuti diversi da quelli tipici delle societa che l’hanno preceduta.

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Durkheim parla delle corporazioni professionali e della loro specifica importanza nel mondo moderno proprio nel combattere

l’anomia morale generale. Per far fronte a tale anomia bisogna formare un gruppo in grado di adempiere alla funzione di integrazione

tra gli individui e i gruppi sociali.Tale funzione non può essere svolta dallo Stato o dalla società nel suo insieme ma dalle

corporazioni o associazioni con il compito di regolamentare e tutelare le attivita degli appartenenti ad una stessa categoria

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professionale. DEVIANZA

Per comprendere la forma che assume la coscienza collettiva moderna , e importante comprendere il rapporto tra individuo e societa

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affrontando il tema della della DEVIANZA: un comportamento deviante e quello che si contrappone alle norme sociali condivise, e

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cioè alla coscienza collettiva. Possiamo considerare normali, quei comportamenti che corrispondono a quelli maggiormente diffusi,

invece DEVIANTI o PATOLOGICI, quei comportamenti che si realizzano meno frequentemente. Perciò è NORMALE quando

siamo in macchina passare con il verde, è DEVIANTE passare con il rosso. Importante però, è sottolineare che il comportamento

NORMALE non coincide con il comportamento GIUSTO perché:

ciò che ad esempio qui è normale, da altre parti potrebbe essere deviante e viceversa

• se un comportamento è riconosciuto come normale non è perché sia giusto ma solo perché tutti o quasi fanno così

Non esiste quindi per Durkheim un'idea assoluta e universale di normalità e patologia/devianza, ogni società ha la propria norma e la

propri patologia/devianza. La devianza nasce dalla tensione tra autonomia dell'individuo e costrizione sociale, da qui ne segue che per

Durkheim, non ci sarà mai una società senza devianza proprio perché non potrà mai essere cancellata la duplicità dell'individuo,

quindi anche in quella società in cui la costrizione è più forte, ci sarà sempre qualcuno che si comporterà in modo difforme rispetto

alle regole socialmente condivise. Oltre al fatto di essere INELIMINABILE, la devianza può anche essere utile alla società perché

senza di essa non esistere CAMBIAMENTO SOCIALE. SUICIDIO

Si tratta di un libro in cui Durkheim continua a riflettere sul tema della divisione del lavoro, ossia sulle caratteristiche che

assume la solidarietà in una società fortemente individualista come quella moderna. Il libro sul suicidio rappresenta uno dei

primi libri in cui Durkheim tenta di dimostrare l'efficacia del metodo scientifico sociologico per lo studio dei fatti sociali

specifici. Inoltre Durkheim, sceglie di analizzare il suicidio per il fatto che questo rappresenta l'atto più individuale che un

soggetto possa compiere. Durkheim quindi, voleva provare a dimostrare, proprio con riferimento all'atto più individuale che si

possa compiere, che le spiegazioni psicologiche sono sbagliate e che il suicidio deve essere considerato come un fatto sociale e

che come tale deve essere studiato con il metodo proprio della sociologia. Quindi la prima cosa fondamentale è, secondo

Durkheim, dimostrare la differenza tra uno studio:

1. PSICOLOGICO del suicidio → tende a mettere in luce le ragioni che hanno spinto l'individuo al suo specifico

comportamento deviante, rimanendo perciò sul piano individuale. Si analizza così il caso particolare e non l'atto

generale.

2. SOCIOLOGICO del suicidio → deve definire il suicidio in quanto FATTO SOCIALE. Perciò non studia il

comportamento del singolo, ma il tasso dei suicidi, che è un fenomeno sociale, cercando di mettere in luce la causa che

lo produce e la funzione che svolge.

Per Durkheim abbiamo detto che un fatto sociale si spiega attraverso la relazione con un altro fatto sociale, infatti Durkheim mette in

relazione i tassi di suicidio ad altri due fatti sociali che secondo lui possono spiegarlo: l'integrazione sociale e la regolamentazione

sociale. La legge generale che Durkheim stabilisce è che i tassi di suicidio variano in misura inversamente proporzionale al livello di

integrazione e regolamentazione sociale. In base alla relazione con queste due variabili, Durkheim identifica 4 tipi di suicidio e li

rappresenta su due assi che si incrociano: il primo asse rappresenta l'integrazione sociale e il secondo, rappresenta la

regolamentazione sociale. I 4 tipi di suicidio si dispongono agli estremi dei due assi in quanto risultato di un eccesso o di un difetto di

una delle due variabili. Possiamo quindi distinguere tra suicidio: altruista, egoista, anomico e fatalista.

+

SUICIDIO ALTRUISTA ASSE DELL'INTEGRAZIONE

SUICIDIO SUICIDIO

ANOMICO FATALISTA ASSE DELLA REGOLAMENTAZIONE

- +

-

SUICIDIO EGOISTA

Per INTEGRAZIONE SOCIALE si intende la capacità di una società di inglobare gli individui al suo interno. Quanto è forte la

• capacità della società di integrare gli individui nei gruppi sociali, tanto sarà più basso il tasso dei suicidi. Ci possono essere due

forme di suicidio che vanno messe in relazione alla variabile di integrazione sociale: una forma si ha quando c'è un eccesso di

integrazione sociale (SUICIDIO ALTRUISTA), l'altra quando c'è un difetto di integrazione sociale (SUICIDIO EGOISTA).

Per REGOLAMENTAZIONE SOCIALE si intende la capacità di una società di regolamentare quelle che sono le passioni e le

• ambizioni degli individui che per loro natura sarebbero illimitate. La società con le sue norme da una parte provoca una sofferenza

all'individuo (in quanto ne limita le passioni), ma dall'altra pone rimedio a quello che sarebbe un male maggiore (caos → legge del

più forte). La società quindi nel limitare le passioni degli individui protegge il benessere stesso dell’individuo. Ci possono essere

due forme di suicidio che vanno messe in relazione alla variabile di regolamentazione sociale: una forma si ha quando c'è un

eccesso di regolamentazione , l'altra quando c'è un difetto di regolamentazione

(SUICIDIO FATALISTA) (SUICIDIO ANOMICO).

1. SUICIDIO ALTRUISTA → E' caratterizzato da un eccesso di integrazione sociale: l'individuo crede talmente tanto nelle norme

condivise da togliersi la vita. E' il caso ad esempio del capitano che per motivi di onore si lascia affondare insieme alla sua nave o

delle vedove indiane che dopo la morte del marito si gettavano sul rogo insieme alla salma del marito o dei kamikaze che

sacrificano la loro vita per una causa collettiva.

2. SUIDICIO EGOISTA → E' determinato da situazioni sociali in cui c'è una scarsa integrazione e dove i legami sociali sono deboli.

E' il caso ad esempio dei non credenti, dei celibi o delle mogli senza figli. Questo suicidio aumenta nei periodi di pace e di stabilità

e diminuisce in quelli di guerra e di tensione sociale che producono maggiore integrazione. Un esempio che Durkheim fa del

suicidio egoista è quello che vi è all’interno delle confessioni religiose. Egli nota che tra i protestanti i tassi di suicidio sono più alti

di quanto siano tra i cattolici. Il suicidio è considerato un peccato in entrambe le religioni poiché è Dio che dà la vita ed è sempre

Dio che la toglie, quindi le motivazioni di questo non devono essere ricercate all'interno della sfera individuale, ma sociale. Per

spiegare questa differenza Durkheim fa due osservazioni. La prima è che nelle comunità protestanti l’individuo gode di una libertà

non data al cattolico. Uno dei punti di distacco del protestantesimo dal cattolicesimo è l’interpretazione individuale delle sacre

scritture. La seconda osservazione fatta da Durkheim è che mentre il cattolico si trova sempre in una rete di rapporti che gli

lasciano meno autonomia e da cui determina una maggiore integrazione nella società, invece il protestante è meno legato alla vita

collettiva.

3. SUICIDIO FATALISTA → Per Durkheim di fronte ad un'eccessiva regolamentazione da parte delle norme sociali sulle passioni

individuali si può generare un suicidio di tipo fatalistico poiché in questo tipo di condizione, l'individuo avverte le proprie

ambizioni irraggiungibili e percepisce il proprio futuro come una riproposizione del presente, o peggio ancora, come un

peggioramento della situazione passata. Quindi le norme sociali frenano la passione individuale e quando questo accade in età

precoce, gli individui perdono l'orizzonte delle possibili esperienze che potrebbero fare nel corso della loro vita. Un orizzonte

troppo limitato, secondo Durkheim può causare il suicidio. E' la condizione quindi in cui le ambizioni degli individui sono ridotte a

zero e l'esempio che fa Durkheim è quello di ragazzi sposati in giovanissima età. Perché le norme sociali, in questo caso il

matrimonio, frenano l'ambizione dell'individuo di fare esperienza della propria dimensione erotica in un modo non regolamentato. I

tassi di suicidio, dice Durkheim, sono infinitamente più alti tra i componenti di giovani coppie.

4. SUICIDIO ANOMICO → Questo tipo di suicidio si ha quando la società non fornisce all'individuo dei limiti che regolamentino le

sue azioni e questo succede, sostiene Durkheim, soprattutto nei periodi di repentino cambiamento sociale in cui inizia un periodo di

transizione dove le norme passate non sono più capaci di esercitare influenza sugli individui e il nuovo ordine non si è ancora

consolidato. In questa condizione di assenza di riferimenti normativi e cioè di limiti, l'individuo può trovarsi improvvisamente

spaesato, senza punti di riferimento e incorrere così in un suicidio di tipo anomico. Si tratta di quelle situazioni in cui l'assenza di

regole lascia l'individuo davanti al flusso potenzialmente infinito dei suoi desideri esponendolo ad una frustrazione continua. Una

passione che non viene limitata è una passione che non può essere mai soddisfatta. Limitare le passioni, al contrario, significa

creare delle condizioni in cui gli individui possano più facilmente realizzare desideri ragionevoli. Un esempio che potremmo fare è

quello di un individuo che cambia improvvisamente contesto sociale e che si trova in un ambiente completamente differente

rispetto a quello a cui era abituato. Un altro esempio è quello legato a repentini cambiamenti economici (si pensi all'aumento del

tasso dei suicidi generato dalla crisi del '29) o ancora legato alla perdita del lavoro.

Quindi, per Durkheim, integrazione e regolamentazione non sono di per sé né un male né un bene. Le patologie che nascono da questi due

elementi, nascono in virtù di un loro difetto o di un loro eccesso. Quindi la società bene ordinata non è quella fortemente integrata e

regolamentata ma quella in cui le pulsioni individuali sono in sintonia con la forma sociale.

LA SOCIOLOGIA DELLA RELIGIONE

Le forme elementari della vita religiosa sono uno studio del totemismo australiano e cioè della religione di tribù che vivevano in Australia

secondo usanze e tradizioni precedenti all'arrivo della cultura occidentale. Le forme elementari della vita religiosa rappresentano l'ultimo

passaggio della riflessione Durkheimiana sulla modernità, sono quindi un modo per riflettere sulla modernità. Dunque il vero oggetto di

interesse di questo libro è l'uomo moderno, ma ci dice Durkheim che per comprendere l'uomo moderno è importante fare un passo indietro e

guardare alle società primitive. Durkheim sostiene che dietro la religione ci sia la realtà della società perché tutto ciò a cui gli uomini

credono è un prodotto collettivo (quindi lo è anche la religione). Gli uomini producono le proprie divinità nel momento in cui si

costituiscono in società, ma subito ne dimenticano l’origine. Naturalmente si può credere alle divinità solo se non si è più consapevoli che

esse sono un prodotto dell’uomo, al contrario gli dei svanirebbero e insieme a loro svanirebbe anche la società. Gli dei rappresentano la più

grande espressione della capacità umana di creare cose che non esistono ma che sono reali perché producono effetti reali. Per Durkheim

l’uomo non crea gli dei per appagare un bisogno interiore, ma per esprimere la realtà delle relazioni sociali. A relazioni sociali deboli

corrispondono divinità deboli e questo è il caso della modernità secolarizzata, nella quale la religione ha perso la capacità di fornire valori

condivisi. Durkheim studia le forme elementari della vita religiosa e in particolare prende in esame il totemismo australiano per studiare

l'essenza dei fenomeni religiosi e cioè quegli elementi che costituiscono qualsiasi religione che per dirsi tale, deve avere appunto specifiche

caratteristiche che le permettono di essere identificata come una tradizione religiosa. Quindi la tesi di Durkheim è che in quanto all'essenza,

non c'è nessuna differenza tra le diverse religioni e che tutte hanno alcuni elementi in comune. Dalla sua analisi, Durkheim ne ricava che

l’aspetto fondamentale in una religione, non è la presenza di divinità, ma la presenza di cose sacre che possiedono una forza che le distingue

dalle cose profane, si tratta di una forza sociale che si libera nei riti collettivi quando gli uomini perdono la propria individualità e si

confondono in un gruppo. In situazioni specifiche che Durkheim chiama di EFFERVESCENZA COLLETTIVA, gli uomini

inconsapevolmente costruiscono il gruppo sociale, cioe quell’insieme di credenze che saranno alla base della vita di tutti i giorni. I rituali

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sono quei momenti in cui si riproduce l’evento costitutivo iniziale, al fine di rafforzare le credenze che potrebbero perdere forza ed efficacia.

La religione ha quindi uno scopo pratico: essa e l’insieme delle credenze e delle pratiche relative a cose sacre che serve a mantenere stabile

̀

la vita sociale, cioe la nostra vita quotidiana. La societa e quindi un fatto religioso e la religione e un fatto sociale .

̀ ̀ ̀ ̀

L'INDIVIDUALISMO COME RELIGIONE CIVILE

La vita sociale si costituisce sulla base di un insieme di valori comuni esterni all’individuo, ma la modernità è caratterizzata da

un costante cambiamento ed è a causa di questo cambiamento continuo che nasce il problema di avere una base morale invece

solida. Quindi il motivo centrale del malessere moderno, per Durkheim, sta proprio nel fatto che i valori moderni non sono

chiari. Egli propone come unica soluzione possibile il culto dell’individuo, perché l’individualità è l’unico principio in cui

crede l’uomo moderno e l’individualismo l’unico sistema di credenze che assicura l’unità morale. Inoltre il culto

dell’individuo, per Durkheim, e molto piu interiore delle religioni tradizionali poiché in esso ognuno di noi crede in quanto

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individuo. Importante è poi sottolineare che non si tratta di un individualismo utilitarista in quanto non e basato sul calcolo

̀

degli interessi, bensi valore dell’individuo e puo costituire la base di una nuova religione civile, laica e illuminata, cioè

̀sul ̀

l’unica religione possibile in una societa consapevole del fatto che la religione sia un fatto sociale. In conclusione: per

̀

Durkheim, ogni società storicamente mai esistita ha rappresentato uno specifico modo di gestire la tensione tra uomo e società,

questa tensione è divenuta più forte nella società moderna poiché l’uomo si è emancipato dalla pressione sociale ed è diventato

sempre più un individuo autonomo. 5.MAX WEBER

(contesto storico: fine'800/inizio '900)

IL METODO

Weber, contrariamente a ciò che viene affermato soprattutto dal positivismo francese e cioè che anche le scienze sociali devono

portare alla formulazione di leggi generali, si rifà allo storicismo tedesco secondo il quale, essendo le azioni degli uomini

uniche e irripetibili, lo studioso può e deve cercare di comprendere l'azione storica nella sua particolarità, a seconda del senso

che assume per l'attore sociale che l'ha compiuta. Dunque il punto di partenza della sociologia, per Weber, al contrario di ciò

che affermava Durkheim secondo il quale era la società, invece è l'individuo, o meglio, l'AZIONE SOCIALE dell'individuo.

Quindi la sociologia studia l'azione degli uomini mentre la storia rappresenta l'insieme delle azioni umane. Per studiare l'azione,

il sociologo deve per prima cosa comprenderla e cioè deve cercare di comprendere il senso che ciascun attore attribuisce alla

sua azione e deve quindi INTERPRETARE questa azione. Inoltre secondo Weber, il sociologo per poter comprendere l'azione

dell'individuo, deve raggiungere una sorta di atteggiamento empatico con l'attore sociale, deve quindi immedesimarsi

nell'attore. A questo punto il sociologo, dopo aver interpretato l'azione nella sua singolarità, per poterla spiegare, la deve

inserire all'interno della SEQUENZA STORICA di cui fa parte, ricostruendo in questo modo, i nessi che collegano ogni singola

azione al passato, che è in grado di spiegare l'azione e al futuro che invece è l'azione a spiegare. Tuttavia il rischio di

un'impostazione di questo genere è quello di non essere abbastanza oggettiva ma di cadere, al contrario, nel soggettivismo. Per

Weber lo strumento che garantisce l'oggettività alla sociologia è il metodo che il sociologo usa per cercare di interpretare

l'azione sociale degli attori, questo strumento metodologico è il TIPO IDEALE, cioè un modo per generalizzare ciò che è stato

interpretato, senza perdere la sua natura particolare. Il sociologo deve quindi tentare di costruire quelli che Weber chiama i TIPI

IDEALI. La costruzione dei tipi ideali garantisce, per Weber, alla sociologia, la sua oggettività. Il tipo ideale è il risultato di un

processo di astrazione dalla realtà. Gli individui agiscono in tanti modi possibili e ognuno di questi individui attribuisce alla

propria azione, un senso specifico. Detto ciò, è chiaro che se la sociologia stesse dietro al senso che ogni individuo attribuisce

alla propria azione, rischierebbe di cadere nel soggettivismo. E' quindi per questo che il sociologo deve ricorrere alla

costruzione di alcuni tipi ideali di agire cioè a dei modelli astratti che sono il risultato di una ricerca di quegli elementi che le

diverse forme di agire dei singoli hanno in comune. Ad esempio: noi diciamo che questo specifico quaderno è rosso riferendoci

ad alcuni colori ideali (rosso, giallo, blu, bianco e nero), sulla base dei quali si costituiscono tutti gli altri colori. E' chiaro che il

rosso del quaderno non corrisponde al rosso ideale ma è solo un possibile rosso tra tanti altri possibili, ognuno dei quali è una

possibile combinazione dei colori di base. Se posso dire che il mio quaderno è rosso è perché riconosco che la combinazione di

colori che lo produce è il risultato di una proporzione che vede prevalere il rosso astratto. I colori astratti sono concetti

generalizzati, in quanto mi consentono di dire che due diversi rossi sono entrambi appunto rossi. Lo stesso processo lo si fa con

le azioni concrete. Secondo Weber è possibile generalizzare l'interpretazione ottenuta con la comprensione, utilizzando i tipi

ideali di azione, che vengono costruiti dal sociologo e che egli usa come strumenti del suo lavoro. Quindi i tipi ideali sono i

mezzi della ricerca, mentre il fine è quello di trovare i nessi tra sequenze di azioni interpretate nella loro singolarità

e cioè dare

un senso alla storia cercando così anche di prevedere il futuro.

Come può il sociologo costruire i nessi causali tra le azioni?

Un fatto storico e sempre il prodotto di un concatenamento di circostanze e, a sua volta, non produce una conseguenza

̀

predefinita. Perciò, il compito del sociologo, è quello di comprendere il peso che ognuna delle molteplici con-cause, ha nella

produzione di un determinato evento storico. Dunque la spiegazione di un fatto individuale non porta a costruire nessi causali

necessari, ma piuttosto nessi adeguati, attraverso la sostituzione della relazione causa-effetto con quella di mezzo-scopo (la

vittoria dei greci a Maratona non è la causa dello sviluppo della civiltà occidentale, ma è stato un mezzo adeguato per

raggiungere lo scopo, cioè lo sviluppo). Ogni singolo evento e spiegabile sempre riconducendolo all’interno di un vasto insieme

̀

di eventi precedenti, ognuno dei quali ha la sua specifica importanza e il compito del sociologo è quindi quello di evidenziare i

nessi che ci sono tra gli eventi.

Lo scienziato sociale è anche lui un attore in quanto anche lui compie azioni che hanno degli effetti perciò non è neutrale.

Quindi per produrre una conoscenza oggettiva, Weber ritiene che si debbano distinguere due concetti:

1. RIFERIMENTO AL VALORE → La scienza non può evitare un riferimento ai valori, perché deve cercare di capire

quali sono quei valori che guidano l'individuo, perciò è un elemento ineliminabile.

2. GIUDIZIO DI VALORE → Il sociologo deve rispettare l'avalutatività del processo scientifico e quindi non deve

esprimere il suo giudizio di valore sull'oggetto studiato. Egli però non può evitare di riferirsi ad un valore, infatti,

proprio a causa della natura dell'oggetto studiato, il sociologo ha la necessità di scegliere uno, tra i nessi causali di cui

il fatto storico-sociale è intessuto (scelta che viene fatta sulla base di un suo specifico interesse). Questo implica che

secondo Weber, non è possibile studiare, ad esempio il capitalismo in quanto tale. Ma il sociologo dovrà scegliere uno

dei possibili nessi di spiegazione che rendono possibile un'interpretazione del capitalismo. Potrà quindi studiare, ad

esempio, il rapporto tra scienza e capitalismo, religione e capitalismo etc

In questo modo, ogni ricerca produrrà un sapere valido e oggettivo proprio a partire dalla selezione iniziale con cui il

ricercatore, sulla base del suo particolare interesse, ha privilegiato alcuni aspetti piuttosto che altri.

SENSO E PERSONALITA' e I DUE ASPETTI DELLA RAZIONALITÀ

La concezione sociologica di Weber è INDIVIDUALISTA perché secondo Weber è l'uomo che attraverso il suo agire, dà un

proprio senso autonomo alla realtà e in primis a se stesso. Le stesse relazioni umane sono fondate sulla capacita di dare senso

̀

alle proprie azioni perché quando io interpreto l’agire altrui, non faccio altro che tentare di comprendere il senso che l’altro da ̀

alla sua azione. Cio che distingue e caratterizza un'azione e il senso che intenzionalmente il soggetto le da . E' importante qui

̀ ̀ ̀

distinguere tra:

COMPORTAMENTO → Non tutto ciò che noi facciamo è azione perché non sempre diamo a ciò che facciamo un

• senso intenzionale. Infatti spesso il nostro comportamento è puramente reattivo, come quando ci strofiniamo gli occhi

senza motivo. Inoltre non tutte le nostre azioni sono sociali perché per essere sociale, il senso intenzionato di un'azione

deve essere rivolto ad altri. Quindi se prego nella stanza da sola, compio un'azione, se lo faccio in chiesa insieme ad

altri, compio un'azione sociale.

AZIONE → Weber individua 4 tipi ideali d'azione, due di tipo razionale e due di tipo non razionale, ma è importante

• ricordare che non esisterà mai un'azione concreta che corrisponda totalmente ad uno di questi tipi ideali di azione: ogni

azione concreta è sempre un insieme di questi modelli (astratti) e può avvicinarsi di più ad un tipo piuttosto che ad un

altro, in questo modo possiamo ricondurre il caso concreto ad una tipologia generale e spiegare l'azione.

Tipi di azione non razionale: Non è un caso che qui Weber parli di azioni NON razionali, perché se per Weber razionalità

significa: chiarezza e consapevolezza, invece queste due forme di agire sono quelle in cui è più bassa la dimensione della

riflessività, sono le due forme di azione più vicine all'agire istintivo e quasi vicine ad un comportamento. Non sono

comportamenti in senso stretto, ma comunque forme di azione sociale in cui l'attore fa qualcosa intenzionalmente, però, in

queste azioni, all'attore sfugge una piena consapevolezza del proprio agire che invece caratterizza gli altri due tipi di azioni.

Quindi si parla perlopiù di azioni passive e non consapevolmente orientate in base ad un senso autonomamente intenzionato .

1. AGIRE AFFETTIVO → E' l'agire di colui che è guidato da sentimenti, passioni, emozioni, stati d'animo e fa perciò riferimento alla

dimensione pulsionale dell'uomo. Si tratta di un tipo di azione irriflessiva e per questo, maggiormente imprevedibile.

2. AGIRE TRADIZIONALE → E' l'agire di colui che è guidato dall'abitudine e che quindi compie le proprie azioni in modo, anch'esso,

irriflessivo. Si tratta di azioni che vengono compiute quasi in modo istintivo, senza pensare, perché si sono consolidate nel tempo e sono entrate a

far parte della routine ed è chiaro quindi che questo tipo azioni, una volta che si ha conoscenza di quali sono le abitudini, diventano facilmente

prevedibili.

Tipi di azione razionale: Per prima cosa dobbiamo dire perché Weber definisce questi due tipi di azioni ideali RAZIONALI.

Agire razionalmente nel mondo, per Weber, significa agire in modo autonomo, dando alla propria azione un senso intenzionato

e consapevole, che non sia meramente meccanico e spinto da un impulso o da un'abitudine, ma chiaro ed evidente alla

coscienza dell'attore.

3. AGIRE RAZIONALE RISPETTO ALLO SCOPO → Agisce razionalmente rispetto allo scopo quella persona che, fissato un certo

scopo, calcola: 1) la coerenza logica dei mezzi in relazione allo scopo e 2) le conseguenze della propria azione. Quindi, un individuo agisce

razionalmente rispetto allo scopo quando per raggiungere il suo obiettivo, calcola la coerenza logica tra il mezzo e il fine che vuole raggiungere.

Ad esempio: voglio superare l'esame di sociologia quindi non mi posso affidare all'illuminazione divina (non è un mezzo logicamente coerente

con lo scopo) ma studierò (mezzo logicamente coerente rispetto allo scopo). Inoltre, l'individuo che agisce razionalmente rispetto allo scopo,

dovrà anche calcolare le conseguenza della sua azione, quindi dovrà, ad esempio, verificare se l'esame fa parte del proprio piano di studi, se è il

più conveniente da fare etc. Importante è fare una precisazione: la razionalità per Weber qui non è intesa dal punto di vista delle nostre credenze

morali del fine, ma dal punto di vista della coerenza logica tra mezzi e fine. Facciamo un esempio: lo sterminio degli ebrei → si tratta di un agire

razionale rispetto allo scopo perché dato quel fine (lo sterminio), l'organizzazione dell'intero processo che portava ai campi di concentramento, era

perfettamente razionale, perché c'era un calcolo scientifico (logicamente coerente) dei mezzi in relazione al fine. L'agire razionale rispetto allo

scopo è dunque un agire tecnico che non si preoccupa di valori ma dell'efficienza dell'azione.

4. AGIRE RAZIONALE RISPETTO AL VALORE → A gisce razionalmente rispetto al valore, quella persona che compie le proprie

azioni in perfetta coerenza ad un valore incondizionato, a prescindere dalle conseguenze del proprio agire (ed è questa la differenza che c'è

con l'agire razionale rispetto allo scopo, perché in questo secondo tipo ideale di azione razionale, non c'è un calcolo delle conseguenze del proprio

agire). Importante è poi sottolineare che, per Weber, razionale non è il valore in sé, ma la consapevole coerenza rispetto ad un valore. Quindi, il

giudizio razionale dell'attore non è sul valore, ma sulla relazione che c'è tra la propria azione e un valore (o meglio, il valore che guida la propria

azione). Naturalmente, l'azione concreta potrà essere più o meno coerente con il valore dato, nel senso che non esiste un'azione concreta che

coincida perfettamente con il tipo ideale dell'assoluta coerenza. Tutte le azioni possono essere ordinate dentro un continuum, che va da un

massimo di coerenza ad un minimo di coerenza.

ABBIAMO QUINDI DUE ASPETTI DELLA RAZIONALITA' MOLTO DIVERSI, IL PRIMO PUO' ESSERE DEFINITO CON IL

BINOMIO → CHIAREZZA-COERENZA; IL SECONDO CON IL BINOMIO → CHIAREZZA-ADEGUATEZZA

L'ALTERNATIVA E' PIUTTOSTO EVIDENTE: LA MIA AZIONE PUO' ESSERE RAZIONALE PERCHE' E' COERENTE CON UN VALORE

OPPURE PERCHE' E' STRUMENTALMENTE UTILE (adeguata) A RAGGIUNGERE UN FINE.

SI TRATTA DI DUE MODI DIVERSI CON CUI L'ATTORE, IN QAUNTO SOGGETTO AUTONOMO, SI COMPORTA CONSAPEVOLEMNTE E

RAZIONALMENTE CON IL MONDO.

IL PROCESSO DI RAZIONALIZZAZIONE

Secondo Weber se andiamo a guardare da vicino le principali caratteristiche della società moderna, il cui avvento ha a che fare

con la rivoluzione industriale e quindi con la nascita e lo sviluppo della scienza, notiamo che la modernità è quella società in cui

gli individui agiscono sempre di più in modo razionale rispetto allo scopo, sempre di meno in modo razionale rispetto al valore

e ancora di meno in modo affettivo o tradizionale. Infatti, per Weber, la storia dell'umanità è accompagnata da un progressivo

processo di DISINCANTAMENTO DEL MONDO. La parola tedesca utilizzata da Weber, per indicare questo concetto,

potremmo meglio tradurla in italiano con l'espressione → DE-MAGIFICAZIONE. Un'espressione che rende perfettamente il

concetto a cui Weber fa riferimento e cioè una progressiva RAZIONALIZZAZIONE DEL MONDO che porta gli uomini a

spiegarlo ricorrendo sempre di meno ad interpretazioni magiche. Il mito, nella storia umana, ha rappresentato un primo passo

razionale con cui l'uomo ha tentato di spiegare quelle forze naturali che gli appaiono nemiche e ostili. Il secondo grande passo è

la comparsa delle GRANDI RELIGIONI che, creando racconti ben strutturati, cominciano ad ordinare il rapporto tra uomo e

natura in modo sempre più razionale superando così le interpretazioni magiche. Le religioni, proprio in quanto strutture dotate

di senso autonomo, rappresentano la prima e fondamentale forma di disincantamento del mondo. Occorre sottolineare due

elementi importanti:

1. Weber considera le sue ricerche sulla religione, un grande contributo alla sociologia del razionalismo

2. PerWeber, il modo con cui si forma la struttura della personalità è strettamente connesso al modo con cui si dà il

rapporto con il mondo. In questo senso, il processo di razionalizzazione, è allo stesso tempo un processo di

individualizzazione → l'uomo moderno è il risultato di un modo più razionale di rapportarsi con il mondo. Quindi in

estrema sintesi possiamo dire che individualizzazione e razionalizzazione sono lo stesso processo.

Le religioni sono dunque il risultato di una prima razionalizzazione che mira a superare la magia. Ognuna di esse si sviluppa

poi in modo autonomo e costituisce una propria concezione del rapporto con il mondo. Weber individua, tra le diverse religioni,

un'alternativa di fondo:

Ci sono religioni che giudicano POSITIVAMENTE il mondo (taoismo)

– Ci sono religioni che giudicano NEGATIVAMENTE il mondo (cristianesimo) → di fronte alla perfezione divina, la

– realtà appare sempre corrotta. Queste religioni hanno il problema di rendere possibile al credente una redenzione

dall'imperfezione mondana e in risposta a questo problema, Weber, identifica nelle religioni la presenza di

un'alternativa:

Via MISTICA alla redenzione → possibile solo attraverso una

➢ FUGA DAL MONDO CORROTTO.

Via ASCETICA alla redenzione → possibile attraverso l' Questa via, per Weber, è la più capace di

➢ AGIRE NEL MONDO.

sviluppare il potenziale di razionalizzazione presente in tutte le religioni. Ed è proprio questa l'idea cristiana

fondamentale: impone al cristiano una corretta condotta di vita, in modo tale che questo possa guadagnarsi, dentro la

corruzione del mondo, il paradiso. E' per questo, infatti, che nel cristianesimo appaiono le più potenti forze

razionalizzanti.

Queste forze razionalizzanti le troviamo maggiormente nel PROTESTANTESIMO, il quale rappresenta, secondo Weber, il

punto di arrivo del processo di DISINCANTAMENTO DEL MONDO. Il protestantesimo porta a compimento il processo di de-

magificazione del mondo, perche non crede che attraverso il proprio agire nel mondo, cioè le “buone azioni” si possa ottenere

́

la redenzione. Il protestante, a differenza del cattolico, ritiene che Dio abbia già stabilito quale sia il destino di ogni credente e

la sua decisione non può essere cambiata dalle azioni individuali (è questa la dottrina della predestinazione di Giovanni

Calvino). E' in questa condizione di profonda ansia esistenziale (dovuta dalla impossibilità di sapere se si è destinati alla

salvezza o alla dannazione e dalla convinzione che le proprie azioni, per quanto buone, non avranno influenza sul proprio

destino), che il credente/protestante è portato a ricercare i segni della volontà divina per tentare di placare questo stato di ansia

nel quale è costretto a vivere ed è spinto a pensare che, ad esempio, un successo nella propria vita quotidiana sia un segno

divino della propria salvezza. Il concetto di vocazione, che nel cattolicesimo è riservato soltanto a chi entra a far parte di un

particolare ordine religioso o si dedica alla rigida vita dei monasteri, invece per l’etica calvinista e protestante, è proprio di ogni

individuo che può seguire la propria vocazione professionale con lo stesso rigore e ascetismo che caratterizzano l’esistenza

monacale (Beruf → termine utilizzato da Lutero nella traduzione in tedesco della bibbia che assume un duplice significato:

vocazione/lavoro). Quindi il lavoro vissuto come una vocazione, diventa il mezzo migliore per avere la sicurezza, attraverso i

propri successi, che si è destinati alla salvezza. Un'etica religiosa produce così un'etica del lavoro. Questa particolare visione

della vita, in cui il lavoro assume una valenza quasi religiosa, per Weber ha contribuito alla genesi del capitalismo moderno,

soprattutto in Occidente. Tuttavia il successo delle attività economiche dei capitalisti hanno progressivamente addormentato il

senso religioso degli individui. Così il capitalismo, divenendo la struttura economica dominante, ha contribuito potentemente al

fenomeno della secolarizzazione (perdita di presa della religione sul mondo umano). Quindi dopo aver contribuito alla sua

genesi, lo spirito del capitalismo basato su un'etica religiosa, ha cessato di essere indispensabile per il sistema capitalistico. Il

punto è che, mentre in origine il lavoratore voleva essere un tutt’uno con la sua professione, invece ora, è costretto ad esserlo.

Dunque se in origine il profitto era un mezzo, grazie al quale l'uomo vedeva i segni divini della sua salvezza, nella società

moderna invece, diviene un fine. Weber sottolinea la tendenza dei processi di razionalizzazione della vita a trasformarsi da

mezzi in fini assoluti, rivoltandosi quindi contro l’uomo e trasformandosi perciò in irrazionalità. La concorrenza inesorabile che

il capitalismo ha generato costringe così l’attore sociale ad un comportamento instancabile, razionalmente orientato e teso a

massimizzare le opportunità di ogni singola situazione. La razionalizzazione del mondo si profila sempre di più come un

processo che chiude l’uomo in una sorta di GABBIA D'ACCIAIO creata da lui stesso e in cui il guadagno diventando capitale,

si trasforma in fine autonomo dotato di proprie leggi. Ora l'aspetto della razionalità che prevale tra i due, è quello della

razionalità rispetto allo scopo poiché non c'è più nulla in cui credere e il mondo può essere dominato razionalmente, cioè

tecnicamente. La gabbia d'acciaio di Weber è dunque l’insieme dei processi di burocratizzazione, razionalizzazione e

meccanizzazione in atto nella società moderna. Il capitalismo quindi, così come nelle società antiche dominate dalla magia,

diviene alienante perché l'uomo non sembra avere la possibilità di costituirsi come soggetto autonomo. L'opera in cui Weber

parla di tutto questo è “L'etica protestante e lo spirito del capitalismo”(1905).

LA SOCIOLOGIA POLITICA

Secondo Weber, la forma politica dello Stato moderno è la migliore incarnazione di quel processo, potenzialmente universale,

di razionalizzazione che caratterizza in particolare l'Occidente. La politica, per Weber, ha a che fare con il potere e il potere si

fonda su una relazione fondamentale che sta alla base della politica e cioè la relazione tra comando ed obbedienza. La politica

ha quindi a che fare con delle asimmetrie di potere in cui c'è qualcuno che riesce ad imporre ad altri l'obbedienza ad un

comando. Il potere ha a che fare, per Weber, non con il ricorso alla forza fisica (la quale implica coercizione e viene da lui

definita: potenza) ma con la credenza, da parte di chi obbedisce, della legittimità del comando. Esistono diverse forme di

legittimazione e quindi anche diverse forme di potere, dunque ciò che Weber farà qui, come fatto in precedenza, sarà ricorrere

allo strumento generalizzante del tipo ideale, distinguendo tra 3 diverse forme di legittimazione del potere:

1. POTERE TRADIZIONALE → E' quel potere che viene legittimato dalla tradizione (es. monarchia)

2. POTERE CARISMATICO → Dipende da una specifica qualità personale, cioè il carisma, del leader in comando, il

quale ha la capacità di mobilitare le masse e di infondere fiducia in un gruppo di seguaci (es. Hitler, Mussolini, Gesù)

3. POTERE LEGALE → E' quel potere che è legittimato dall'esistenza di leggi che hanno carattere impersonale e che

sono uguali per tutti. Si tratta di un potere che viene esercitato, non da una singola persona, ma da un gruppo di

funzionari (es. se mi fermo di fronte al segnale del vigile, non è per le qualità carismatiche del vigile che mi convince

della legittimità del comando, ma ciò a cui obbedisco è una legge impersonale che vale tanto per me quanto per gli altri

di cui il vigile è semplicemente un funzionario, cioè un interprete). Il potere legale è dunque il potere di leggi alle quali

dobbiamo obbedienza e che valgono per tutti indistintamente. Quest'ultimo potere è quello maggiormente razionale

perché non dipende né da una qualità irrazionale come il carisma, né dalla pura e semplice ripetizione che è alla base

della tradizione. Il potere legale dello Stato funziona sulla base di procedure standardizzate e la sua manifestazione piu ̀

tipica e la burocrazia, nella quale ciò che importa non è il fine per cui si compie una determinata procedura, ma il

̀

rispetto della procedura nella sua forma.

Weber vede perciò nello Stato moderno la presenza di una grande macchina politica regolata da procedure formali e priva delle vere

capacità dell'uomo politico capace di indicare i fini più meritevoli di essere perseguiti. Il carisma, per quanto irrazionale, rappresenta

la forza dell’uomo politico capace di fare la storia, ma questo, nello Stato moderno viene intrappolato dalla burocrazia.

Weber delinea una figura di capo politico ideale, capace di mediare tra l'esigenza del rispetto delle procedure (principio

democratico) e quella della capacita di indicare i fini razionalmente perseguibili. L’uomo moderno e preso ormai dalla logica

̀ ̀

scientifica dell’infinito progresso, per la quale non e possibile compimento alcuno. La scienza aiuta l'uomo a raggiungere un

̀

fine (l'uomo vuole andare sulla Luna? La scienza lo aiuta a farlo), ma non puo essere utile a trovare un senso (perché andare

̀

sulla Luna?), deve quindi intervenire un’altra dimensione capace di sindacare sulla qualita del fine in sé. Ed è questo il compito

̀

del politico, quello di dare un indirizzo alla macchina dello Stato. Weber introduce così due tipi ideali di comportamento etico:

1. L'ETICA DELLA CONVIZIONE → seguire la propria convinzione

2. L'ETICA DELLA RESPONSABILITA' → prendersi la responsabilita delle conseguenze delle proprie azioni

̀

Nessuna scelta concreta coincide con uno dei tipi ideali, ma e sempre una mescolanza tra essi. Da un lato occorre seguire la

̀

propria convinzione e dall’altro prendersi la responsabilita delle conseguenze prevedibili delle proprie azioni ed è questo il

̀

destino del politico e dell’uomo moderno. UOMINI MATURI

Il nostro futuro e condizionato dall’imporsi della razionalita strumentale, dal dominio della scienza e della tecnica, ma rimane

̀ ̀

sempre un futuro aperto, dentro al quale giacciono alternative diverse. L’uomo moderno non puo piu dare un senso a se stesso e

̀ ̀

al mondo pensando di potersi conformare coerentemente alla purezza di un’intenzione e, allo stesso tempo, corre il rischio di

essere soffocato dalla dilagante efficacia strumentale di una tecnica svincolata dal fine. Weber teme cosi che possa essere messa

̀

a rischio la stessa possibilita di una vita interiore (proprio nell’epoca che vede l’affermazione dell’individuo). Un individuo

̀

maturo e colui il quale e capace di superare la logica dell’efficacia in nome della coerenza con se stesso, con un proprio sistema

̀ ̀

di fini. 6.SIMMEL

(contesto storico: fine'800/inizio '900)

Simmel nasce a Berlino nel 1858. Le sue origini (suo padre era un ebreo convertito al cattolicesimo) peseranno sulla sua

carriera universitaria rendendola molto difficile, tant'è che egli, pur essendo molto influente tra gli studenti e pur avendo avuto

il sostegno di Max Weber, non riuscì mai ad avere un riconoscimento accademico definitivo. I suoi studi furono

prevalentemente filosofici e una volta laureatosi in filosofia ha conseguito l'abilitazione all'insegnamento e successivamente ha

cominciato ad allargare la sua sfera di interessi verso la sociologia, una scienza del tutto nuova in Germania e priva di basi

solide. Il lavoro di Simmel è molto variegato, naviga tra diverse discipline, inoltre il suo stile di scrittura e di lavoro lo rendono

un autore estremamente creativo e innovativo. Tutto ciò lo rende il pensatore moderno per eccellenza, colui che è stato capace,

più di altri, di incarnare lo spirito pluralista, complesso, incerto e frammentario che caratterizza la modernità. Tuttavia, sono

stati proprio questi stessi aspetti ad emarginarlo sia nel corso della sua vita, durante la quale ha subito il diffuso antisemitismo

presente nell'università tedesca, sia successivamente, in quanto fu un autore molto conosciuto ma allo stesso tempo tenuto ai

margini. Si pensi che solo da qualche decennio è stato riconosciuto definitivamente dalla sociologia, come colui che ha più a

fondo analizzato il dramma dell'uomo moderno, incapace di padroneggiare il mondo da lui stesso creato, che gli diviene sempre

più estraneo e inafferrabile. I temi della razionalizzazione e dell'intellettualizzazione sono i punti centrali della sua analisi della

modernità che viene da lui osservata come un luogo di una crisi infinita. Crisi infinita perché da un lato l'individuo è esposto ad

una sempre maggiore quantità di informazioni, o cultura oggettiva, e dall'altro lato abbiamo la difficoltà dell'individuo di

riuscire a padroneggiare soggettivamente questa massa di saperi. All'interno di questa crisi, per Simmel, dentro l'alienante

mondo moderno, diventa fondamentale la questione di salvaguardare l'identità personale.

UN AUTORE SENZA METODO?

Già nel suo primo libro sociologico “la differenziazione sociale” appare netta la distanza di Simmel, da Comte e dal metodo

positivista, perché per Simmel, non si può parlare di leggi dello sviluppo sociale poiché non esistono fatti sociali di per sé, ma

contenuti che si presentano attraverso forme. Inoltre, se è vero che l'individuo umano è già dotato di una ricchezza quasi

incalcolabile di forze latenti e agenti, quindi è complesso, è inevitabile che la complessità aumenti quando gli individui

interagiscono tra di loro. Infatti i concetti fondamentali della sociologia di Simmel sono forma e interazione sociale, cioè quello

che lui definisce effetto di reciprocità. Gli effetti di reciprocità sono il risultato dell'incontro concreto tra individui che si

attraggono e si respingono, creando infinite interazioni possibili che possono, a volte essere fugaci e passeggere e altre volte

stabili e durature. Per Simmel, tutto è in rapporto con tutto. Ciò che domina nella realtà sociale è l'interazione reciproca tra

individui ed è questo elemento universale ad essere il vero oggetto della sociologia.

Secondo Simmel, nella complessità della società, è possibile individuare degli schemi interpretativi, a patto però che questi non

diventino degli schemi assoluti e univoci attraverso i quali si creda di poter dedurre lo sviluppo della società e della storia.

Occorre tener presente che questi schemi interpretativi sono comunque il frutto della capacità astrattiva dello spirito individuale

che viene applicato opportunamente alla realtà (non sono quindi forme a-priori del conoscere → Kant).

IL PROBLEMA DELLA SOCIOLOGIA

Simmel concepisce la società non come una realtà autonoma, ma come l'insieme delle interazioni tra individui. Alla base

dell'azione reciproca ci sono gli impulsi umani che sono il contenuto della società ( i contenuti sono quindi gli interessi che

accomunano i soggetti che condividono una relazione). Gli impulsi però, non sono ancora la società, ma la costituiscono solo

quando gli individui entrano in azione reciproca. La società (o associazione) è quindi la forma in cui gli individui raggiungono

insieme un'unità. La storia umana è intesa come l'insieme delle concrete associazioni prodotte dalla diversa combinazione di

forma e contenuto.

L'individuo è il punto di incontro delle relazioni, mentre la società è l’insieme delle reti di relazioni, e siccome sono fatti delle

stesse interazioni, questi, si implicano reciprocamente.

L'oggetto di studio della sociologia non è né l'individuo né la società, ma l'insieme delle interazioni tra gli uomini e la forma

che queste assumono. In quanto disciplina scientifica, la sociologia separa forma e contenuto per studiare ciò che vi è di

tipicamente sociale nella storia umana. Ovviamente, nella realtà, forma e contenuto non sono scindibili ma si deve quindi

procedere per astrazioni. La solidarietà, la sottomissione, la superiorità, la concorrenza, sono tutte forme astratte di sociazione

che noi possiamo riscontrare prescindendo dal loro realizzarsi in unità sociali concrete e specifiche. Quindi, andando al di là

della concretezza specifica ciò a cui giunge la sociologia sono forme di sociazione essenziali, che Simmel definisce forme pure,

in cui i contenuti concreti si stabilizzano. Le forme pure rappresentano ciò che c'è di sociale in una società e sono ciò che

costituisce una società. Queste forme si possono trovare in contenuti diversi: ad esempio la forma della concorrenza si può

trovare in una famiglia, in un partito, in una squadra etc, e anche lo stesso contenuto può trovarsi dentro forme diverse: ad

esempio, l'interesse economico può trovarsi dentro la concorrenza, dentro la divisione del lavoro etc.

Questo infinito intreccio di forma e contenuto costituisce lo sfondo entro cui si muove la sociologia.

Dunque la sociologia considera la forma mediante la quale il contenuto si concretizza, ma questa forma, di per sé, esiste solo

nell'astrazione. Quindi, non esiste la subordinazione, ma esistono solo azioni reciproche di subordinazione (come quella del

figlio rispetto al padre). Dunque la sociologia studia le forme che può assumere la realtà sociale astraendo dalle interazioni

concrete. E' questo il senso in cui per Simmel, la sociologia è una scienza formale, cioè una scienza delle forme di sociazione. E

l’ulteriore compito della sociologia è quello di analizzare le specie particolari di sociazione, ad esempio di subordinazione, che

storicamente si producono.

Simmel sostiene che i fenomeni storici possono essere osservati da tre punti di vista: quello dell’individuo (che è il punto di

incontro della rete di relazioni e quindi il punto di vista dei soggetti), quello delle forme d’azione reciproca (che è il punto di

vista delle forme assunte), quello dei contenuti astratti (che è il punto di vista degli ambiti oggettivi coinvolti), in cui non si

coglie più né l’individuo né la forma, ma il significato oggettivo degli avvenimenti, in modo da vederli come espressione

dell’economia, dell’arte, della scienza, del diritto, della vita affettiva etc. Simmel concentra la sua attenzione in ambiti che

vanno al di là di quelli tradizionalmente studiati (come quello della famiglia, della religione, delle associazioni economiche e

politiche etc), egli pone la sua attenzione sociologica sulle relazioni umane, sul fatto cioè che gli uomini provano sentimenti, ad

esempio di simpatia, antipatia, odio, amore, gratitudine, gelosia e così via. E' per questo quindi, che accanto alla macro-

sociologia formale, in Simmel comprare una micro-sociologia che pone la sua attenzione su contenuti prima non ritenuti degni

di analisi sociologica.

Secondo Simmel la sociologia deve studiare le forme di interazione tra individui, cioè le forme elementari che sono a

fondamento della vita sociale, senza le quali le realtà macroscopiche non potrebbero esistere.

LA DIFFERENZIAZIONE SOCIALE S

Nell'opera di Simmel, fondamentale è l'analisi dei processi di differenziazione sociale e di individualizzazione. i tratta di

processi tra loro connessi che si alimentano reciprocamente, in quanto una societa piu differenziata implica un aumento

̀ ̀

dell’individualizzazione e viceversa. Alla base di questi due processi c'è il problema del rapporto tra gruppo sociale e individuo

e della forma che questo rapporto puo assumere. Possiamo distinguere due casi:

̀

1. BASSA DIFFERENZIAZIONE SOCIALE E BASSA INDIVIDUALIZZAZIONE → In generale possiamo dire che

più c'è fusione tra gruppo e individuo (e quindi l'individuo scompare perché assorbito dal gruppo a cui appartiene) e

tanto più bassi sono i livelli di differenziazione sociale e di individualizzazione. Piu i legami che ci uniscono al gruppo

̀

sono semplici, tanto piu questi legami sono forti e quindi la connessione tra gruppo e individuo è stretta. Ciò è più

̀

facile che avvenga in un piccolo gruppo, perché le caratteristiche del gruppo sono forti e l'individualizzazione è bassa,

quindi l'individuo si sente parte di un unico organismo e sente gli interessi del gruppo come suoi interessi.

2. FORTE DIFFERENZIAZIONE SOCIALE E AUMENTO DELL'INDIVIDUALIZZAZIONE → Al contrario, quando

il gruppo sociale si allarga la sua pressione sull'individuo diminuisce e così il livello di individualizzazione aumenta.

Con l'allargamento del gruppo, le caratteristiche che lo distinguevano, prima chiare e nette, diventano sempre meno

evidenti. Quindi è chiaro che se viene meno la forza del gruppo, aumenta invece la forza dell'individuo. Dunque, I

gruppi sociali più ampi sono meno forti, sono più differenziati e consentono stili di vita più individualizzati.

C'è quindi una relazione proporzionalmente inversa tra coesione sociale e forza del legame sociale da un lato e differenziazione

sociale e individualizzazione dall'altro .

L'aumento della differenziazione porta anche all'aumento delle cerchie sociali a cui l'individuo può potenzialmente appartenere.

Nel mondo moderno, estremamente differenziato, l’individuo è parte di numerose cerchie sociali (cerchie ristrette come →

famiglia, gruppo di amici, colleghi di lavoro etc e cerchi più ampie come → partito, nazione etc). Quando queste cerchie creano

il fenomeno dell'intersecazione sociale, e cioè non sono tra loro coordinate ma sono separate o addirittura incompatibili,

portano ad un ulteriore aumento del grado di individualizzazione, perché l’individuo viene messo di fronte ad una grande

quantita di alternative entro cui e costretto a scegliere. Ad esempio, sono democratica e sono quindi per l'uguaglianza delle

̀ ̀

opportunità, ma ho la possibilità di aiutare un mio amico a trovare lavoro attraverso una raccomandazione→ è chiaro che la mia

appartenenza ad un gruppo (ad esempio di amici) entra in conflitto con la mia appartenenza ad un altro gruppo (ad esempio al

partito).

Naturalmente individui diversi, posti davanti alle stesse alternative, non e detto compiano le stesse scelte. Quindi

̀

nella società maggiormente differenziata, o gnuno e piu libero, ma è anche sempre piu privo di punti di riferimento che, al

̀ ̀ ̀

contrario, una societa meno differenziata mette a disposizione. Pensiamo ad esempio ad una donna cattolica e di sinistra →

̀

questa donna a volte si ritroverà a vivere la sua duplice appartenenza in modo conflittuale, vedendosi costretta a scegliere e a

prendere difficili decisioni in modo del tutto autonomo. Quindi in una società molto differenziata, lo stesso individuo potrebbe

occupare posizioni contrastanti nelle diverse sfere. Per questo Simmel parla di DIFFERENZIAZIONE INDIVIDUALE. Ed è

proprio a causa dell’aumento del processo di individualizzazione che viene messa in pericolo l’identita stessa dell’individuo

̀

perché dentro il gioco tra diverse cerchie sociali, l'individuo potrebbe non essere in grado di far fronte in modo stabile e

coordinato alle esigenze che provengono dalle diverse cerchie sociali a cui appartiene e potrebbe così veder frantumata la

propria identità. Si apre così una tensione tra la cultura dei gruppi sociali e la cultura dell’individuo.

LA FORMA DENARO E LA TRAGEDIA DELLA CULTURA

Nel 1900 viene pubblicata “Filosofia del denaro”.

Anche il denaro per Simmel, inteso come forma sociale, subisce il processo di differenziazione ed è a sua volta un

fattore di differenziazione. Il tema dominante di questo libro è l'analisi dell'effetto che il denaro, visto come una delle

forme più significative dell'economia moderna, ha su tutti gli altri aspetti della vita, sugli individui, sulla loro vita

interiore e sulla cultura. Simmel, sviluppa una teoria dell'alienazione simile a quella di Marx che lo porta a

formulare l'idea secondo cui la modernità sia il luogo di una vera e propria tragedia della cultura. Ma diversamente

da Marx che metteva al centro della sua analisi i processi di produzione, Simmel pone al centro della sua analisi i

rapporti di scambio perché è nello scambio che, secondo lui, si producono i valori economici. L'economia, per

Simmel, non è altro che una forma particolare che la forma sociale dello scambio assume, mentre lo scambio (non

necessariamente economico, come ad esempio → amore, dialogo etc) è per lui la forma fondamentale delle relazioni

umane. Quindi lo scambio dei prodotti del lavoro, e più in generale di ciò che si possiede, rappresenta una delle

forme più pure e primitive di socializzazione umana, non nel senso che esiste la società come entità entro la quale

avvengono gli scambi, ma nel senso che esistono individui che interagiscono e lo scambio è una delle forme

principali che queste interazioni assumono ed è ciò che porta alla creazione di un legame interno tra gli individui,

cioè alla creazione della società. Il denaro, in questo processo, finisce col diventare una realtà indipendente in quanto

frutto di un processo di reificazione della forma sociale dello scambio. Quindi, la funzione dello scambio, intesa

come interazione diretta tra individui, attraverso il denaro si cristallizza in una forma indipendente. Il denaro

rappresenta perfettamente la natura delle forme sociali e cioè la loro indifferenza rispetto al contenuto. Infatti il

denaro e indifferente rispetto ai fini per cui viene utilizzato (posso usarlo per comprare il pane, una macchina, per

̀

ricattare qualcuno etc.) quindi, a differenza di ciò che veniva scambiato nel sistema del baratto, il denaro è un

semplice mezzo. In quanto se io baratto delle pere con delle mele, le mele che do non sono un semplice mezzo

perché hanno delle caratteristiche proprie che devono comunque essere apprezzate da chi le riceve, al contrario, il

denaro non si pone questi problemi poiché non possiede qualità proprie. Attraverso il denaro tutto diviene scambiale

a patto di avere una quantità di denaro sufficiente. Quindi la quantità si sostituisce alla qualità perché il denaro,

divenendo un semplice mezzo, dà allo scambio una forma sempre più quantitativa e sempre meno qualitativa. Inoltre

diventa anche possibile pensare (e qui l'analisi di Simmel si avvicina a quella di Marx) ad uno scambio il cui fine è

solo quello di avere più denaro. Si realizza così concretamente una reificazione dello scambio dove il denaro da

mezzo diviene il fine stesso .

Il denaro, in quanto forma sociale, comporta una serie di conseguenze sugli individui. Simmel fa gli esempi

dell'individuo cinico e dell'individuo blasé, dove in entrambi i casi, l'indifferenza del mezzo denaro, diventa

indifferenza psicologica.

CINICO → E' indifferente al valore delle cose e quindi usa gli oggetti senza curarsi del loro valore. Rimane

• però sempre interessato alla natura delle cose e alla loro qualità specifica.

BLASE ' → E' indifferente alla qualità delle cose. E' annoiato, considera le cose grigie e insignificanti, ricerca

• sempre nuovi stimoli senza mai soddisfare questo suo vuoto, quindi invece che alle cose in sé, è interessato

agli stimoli.

L'azione che il denaro esercita sulla personalità degli individui, risulta ancora più evidente se si analizza il passaggio

dall'economia schiavista a quella feudale e poi a quella capitalistica. Il passaggio all’economia monetaria, da un lato

consente maggiore liberta, perche il denaro in quanto forma impersonale, logora i legami di dipendenza personale,

̀ ́

dall’altro lato invece attraverso la moderna divisione del lavoro, i rapporti diventano eccessivamente impersonali e il

soggetto sparisce cancellato dalle sue funzioni. Quindi le relazioni non avvengono piu tra individui concreti, ma tra

̀

funzioni oggettive finendo così con l'essere sempre più dominate dall’indifferenza. Davanti a me non ho più la

persona concreta, ma ad esempio → un operaio, un giornalaio, un insegnante etc. Dentro questo processo, la forma

denaro produce allo stesso tempo liberta e spersonalizzazione. Si arriva così all' alienazione presente in Simmel → le

̀

relazioni monetarie diventano la metafora di tutta la cultura moderna. Simmel elabora una vera e propria teoria

tragica della cultura moderna, dove la tragicità consiste negli effetti che essa ha sulla vita dell’individuo. Di fatto, la

vita relazionale degli individui viene sempre piu dominata da forme omogeneizzanti, impersonali e astratte. Ora, i

̀

prodotti della cultura oggettiva, l'insieme dei saperi tecnico-scientifici a disposizione dell'uomo moderno, appaiono

sempre più ingestibile dall'individuo che non è in grado di padroneggiarli compiutamente. L'analisi di Simmel,

sembra avvicinarsi al concetto weberiano di razionalizzazione (es. di Weber del passeggero del tram che non ha idea

di come funzioni la vettura su cui viaggia). Alla razionalizzazione weberiana, Simmel affianca il concetto di

intellettualizzazione, inteso come quel processo per cui il sapere diviene sempre piu dominato dal calcolo, ma non

̀

per questo e capace di dare all’individuo strumenti con cui padroneggiare la propria esperienza umana.

̀ ALTRE FORME SOCIALI: LO STRANIERO E L'UOMO METROPOLITANO

Simmel, nella sua opera “Sociologia” (1908) studia la forma sociale dello straniero a partire dall’interazione tra esso e la

comunità ospitante che dà luogo ad un sistema di relazioni sociali, che sono condizionate dalla posizione particolare che lo

straniero ricopre nello spazio sociale. La sua analisi è concentrata sul rapporto che lega lo straniero all'individuo nativo.

Secondo Simmel, per comprendere la natura di una struttura sociale è essenziale capire i meccanismi che legano o dividono tra

loro le parti sociali, ovvero studiare le azioni di avvicinamento o allontanamento che nascono dal rapporto tra l'individuo nativo

e lo straniero. In questa sua analisi emerge una componente fondamentale per la sua sociologia: il concetto di spazio sociale.

Ogni società è definita da uno spazio, e lo spazio è inteso come la gestione di un confine, il confine (non è un fatto geografico)

è un fatto sociologico (indica cioè l'interazione tra certi individui) che assume una forma geografica. Lo spazio è quindi

l'espressione di concrete relazioni sociali. Ad esempio, i nostri bisnonni erano legati al loro territorio e tutta la loro esistenza si

svolgeva all'interno di un ambito spaziale ristretto, al contrario, lo spazio che l'uomo moderno ha a disposizione è praticamente

illimitato, perché anche se si vive in una determinata città, non può escludere di potersi recare, per lavoro, per vacanza etc.

praticamente ovunque. Tra le varie caratteristiche della forma spazio, particolarmente importante è la distanza sociale, data dal

rapporto tra vicinanza e lontananza. Vicinanza e lontananza non devono però essere intese propriamente in senso spaziale, ma

in senso relazionale (di relazione tra gli individui), in quanto ogni rapporto sociale può essere inserito in una scala di vicinanza

e lontananza. Lo straniero infatti per Simmel, non è un tipo sociale, ma è la forma che il rapporto di interazione tra individui

assume . Quindi non dobbiamo pensare allo straniero come ad una persona in quanto tale straniera, ma alla forma che assume la

mia relazione con lui. Non necessariamente la vicinanza o la lontananza spaziale tra gli individui rappresenta il motivo

principale della sensazione di intimità o di estraneità con gli altri. Non è detto, quindi, che un determinato individuo non possa

avere delle affinità con uno straniero, perché viene da lontano, e viceversa, non è detto che un determinato individuo debba

necessariamente condividere il modo di pensare o di vivere di un proprio "vicino". Lo straniero per Simmel, non è considerato

come un viandante qualsiasi, che un giorno arriva e l'indomani riparte per una nuova destinazione, ma è considerato membro di

un gruppo sociale, all'interno del quale vive e svolge normalmente la sua attività. Non è quindi considerato come un elemento

esterno alla struttura sociale, bensì in tutto e per tutto, parte integrante di una società. Inoltre lo straniero "simmeliano" è vicino

e lontano allo stesso tempo. La vicinanza deriva dal fatto che è di fatto inserito anche se non stabilmente nella società ospitante.

La lontananza deriva dal fatto che è portatore di una cultura differente, di differenti modalità di esprimersi nelle attività

economiche e sociali, senza riferimenti stabili rispetto alla comunità ospitante. Tra vicinanza e lontananza si genera così, una

particolare tensione in quanto sentiamo lo straniero uguale a noi, e quindi vicino, solo per alcuni attributi molto generali, ma

questo pensiero, allo stesso tempo, fa sì che risalti ciò che invece non è comune, così che gli stranieri non vengono neppure

sentiti come individui, ma come stranieri di un determinato tipo. Questo è il fenomeno che avviene ogni volta che invece di

vedere un individuo in carne ed ossa, cioè ad esempio il Signor Alì, noi vediamo un arabo, invece del signor Jones, noi vediamo

un americano. Il fatto che noi sentiamo di avere in comune con lo straniero solo alcune caratteristiche generali, ad esempio il

fatto di essere entrambi umani, paradossalmente accentua tutte le diversità che abbiamo. La forma dello straniero sembra essere

quella che piu di tutte porta a farci dimenticare il fatto che l’individuo non coincide mai con una sola forma sociale, ma e

̀ ̀

piuttosto il punto di incontro di una rete di interazioni diverse .

Nel suo saggio “La metropoli e la vita dello spirito” (1903) Simmel prende in esame la metropoli, intesa anch'essa come un

insieme specifico di interazioni e come la forma che questo insieme assume. In questo saggio Simmel identifica nella metropoli

l'essenza stessa della modernità, la sua forma più evidente e compiuta. Con il suo eterno fluire e con la sua continua instabilita,

̀

la metropoli rappresenta il carattere fondamentale del mondo moderno. Il suo abitante tipico e proprio l’ individuo blasé

,

̀

disincantato e annoiato, il cui atteggiamento fondamentale e quello di chi ha gia visto tutto ed e percio indifferente alle cose.

̀ ̀ ̀ ̀

Davanti all’eccesso di stimoli diventa impossibile viverli tutti in profondita e l’adattamento migliore e percio quello

̀ ̀ ̀

caratterizzato da leggerezza e superficialita. La liberta si paga con l’indifferenza, l’autonomia con l’artificialita dei rapporti,

̀ ̀ ̀

l’esplodere delle possibilita con la superficialita dell’esperienza.

̀ ̀

UNA CULTURA IN FRANTUMI

1. Per Simmel la mutevolezza e la vera forma della modernita. L ’essenza dell’esperienza moderna sta tutta nella capacita

̀ ̀ ̀

di cogliere l’attimo, di vivere un presente fuggevole e leggero, quello che si realizza nelle mode, nella vita

metropolitana, nei gusti sempre mutevoli, nell’imperare della differenziazione. La sociologia e in sintonia con il suo

̀

oggetto; si occupa delle piccole cose mutevoli, studia i conflitti piuttosto che l’ordine, si nutre del cambiamento

continuo.

In estrema sintesi l’analisi simmeliana della modernita consiste nella messa in luce del suo carattere contraddittorio: nel mondo

̀

moderno la cultura perde la sua unita, la sua coerenza, la sua sistematicita. Alla ragione (intesa come capacita di ordinare le

̀ ̀ ̀

conoscenze empiriche sulla base di domande riguardanti il senso) si sostituisce sempre di piu l’intelletto (facolta orientata alla

̀ ̀

calcolabilita e che ignora le domande intorno al senso). La tragedia della cultura moderna assume la forma di una cultura in

̀

frantumi, che afferma e nega allo stesso tempo la liberta dell’individuo poiché questo ha davanti a sé una sfida culturale con la

̀

cultura che egli stesso ha prodotto.

LA FORMAZIONE DI UN LINGUAGGIO SOCIOLOGICO

Questi autori: Comte, Tocqueville, Marx, Durkheim, Weber e Simmel, sono considerati i padri fondatori della Sociologia e

condividono una particolare attenzione su argomenti specifici.

1. OGNUNO HA ELABORATO UNA SUA TEORIA DELLA MODERNITA' E UNA SUA TEORIA DELLA

TRANSIZIONE DAL MONDO PREMODERNO A QUELLO MODERNO

COMTE → Passaggio da società teologica e militare a una scientifica ed industriale, con scienziati ed imprenditori

• protagonisti del cambiamento.

TOCQUEVILLE → L'essenza della modernità è la democrazia, contrapposta alle precedenti società aristocratiche,

• dove l'individualismo e l'egualitarismo sono i principali protagonisti del cambiamento.

MARX → Il capitalismo è l’essenza della modernità ed è il prodotto della lotta di classe tra aristocrazia e borghesia e

• dell’attività rivoluzionaria del proletariato.

DURKHEIM → La modernità è anomica e va contro l’integrazione morale che era tipica delle società precedenti.

• WEBER → La caratteristica essenziale della modernità è la razionalizzazione, che sostituisce all’incantamento di un

• universo pieno di senso la fredda realtà di un agire disincantato ma efficace.

SIMMEL → La modernità è intellettualizzazione, cioè separazione tra sapere oggettivo e soggettivo dovuta alla

• crescente reificazione del sapere oggettivo.

In conclusione possiamo affermare che la società moderna è industriale, democratica, capitalista, anomica, razionalizzata ed

intellettualizzata.

2. TUTTI QUESTI AUTORI (FATTA ECCEZIONE DI COMTE, L'UNICO A CREDERE NEL MONDO

MODERNO) HANNO NEI CONFRONTI DELLA MODERNITA' UN ATTEGGIAMENTO CRITICO

TOCQUEVILLE → La democrazia è esposta ai pericoli di una dittatura egualitaria e della maggioranza.

• MARX → Il mondo capitalista è alienante e dev’essere superato attraverso un conflitto sociale profondo e radicale.

• DURKHEIM → Una società anomica è incapace di trovare un ordine stabile e durevole nel tempo, quindi è soggetta a

• tensioni prima sconosciute.

WEBER → E' necessario trovare una via di uscita dalla razionalizzazione per evitare il dominio di un mondo insensato

• e meccanizzato.

SIMMEL → Il mondo moderno minaccia l’identità dell’individuo, perché lo sottopone a interazioni sociali sempre più

• mutevoli e instabili.

3. ELEMENTO COMUNE NELL'ATTEGGIAMENTO CRITICO DI QUESTI AUTORI E' LA MESSA IN

LUCE DELLA PROGRESSIVA SOSTITUZIONE DELLA QUANTITA' ALLA QUALITA'

Gli autori (con eccezione di Comte), ritengono che la modernità abbia creato un mondo indifferente nei confronti dei

• bisogni dell’individuo (quelli dell'autorealizzazione, del senso della sua esperienza, della sua libertà), proprio perché

dominato dalla logica della quantità.

4. IDEA DELLA MODERNITA' COME MONDO INCOMPIUTO, IN PERENNE CRISI, SOTTOPOSTO AD UN

CAMBIAMENTO CONTINUO

La crisi è un elemento inscindibile dalla modernità, un elemento insolubile del mondo moderno, da cui non si può

• uscire né guardando in avanti né tornando indietro. La transizione ha infatti una sola direzione ed è impossibile tornare

al mondo passato.

5. UN ALTRO ELEMENTO COMUNE E' LO STRETTO LEGAME TRA SVILUPPO DELLA

MODERNITA' E PROCESSO DI SECOLARIZZAZIONE, INTESO COME PROGRESSIVO VENIR MENO

DELLA CENTRALITA' DELLA RELIGIONE

COMTE → La scienza ha sostituito in pieno la religione.

• TOCQUEVILLE → Rappresenta invece un'eccezione, perché per lui la religione cambia oggetto ma non muore.

• MARX → La religione è oppio dei popoli , una falsa scienza da superare per consentire lo sviluppo di una sempre

• << >>

maggiore consapevolezza.

DURKHEIM → Il vero problema della modernità è il venir meno del ruolo tradizionale della religione, quello cioè di

• fornire valori condivisi su cui si basa la coesione sociale.

WEBER → Nella modernità razionalizzata non c'è più spazio per la trascendenza.

• 6. ESALTAZIONE DEL CONCETTO DI LAVORO

Il lavoro non è più visto, come pensava il mondo classico, come una condizione mortificante da superare per realizzare

• la propria vera umanità, ma diviene l'espressione più alta ed essenziale della natura umana.

7. UN ALTRO TEMA COMUNE E' LA SEGUENTE DOMANDA: LA SOCIETA' PUO' AVERE UN

FONDAMENTO RAZIONALE?

COMTE → A parte la risposta ambivalente di Comte, per il quale la scienza diventa la base di una nuova religione

• dell'umanità gli altri danno una risposta decisamente negativa.

In particolare: DURKHEIM e WEBER → La società ha fondamenta morali e non razionali perché ciò che tiene

• insieme gli individui non può essere il sapere scientifico ma un insieme di credenze condivise e diffuse.

8. UN ALTRO ASPETTO IMPORTANTE E' IL TEMA DELLA PORTATA UNIVERSALIZZANTE DELLA

MODERNITA' E IN QUESTI AUTORI TROVIAMO 2 MODI DI INTERPRETARE QUESTO

FENOMENO

→ IL PRIMO MODO

COMTE e DURKEIM → Sono influenzati da Kant e dalla sua idea di una repubblica universale, capace di realizzare il

• sogno di un'umanità pacificata.

MARX → Pensa che il comunismo possa realizzare la prospettiva di un'umanità realizzata. In questa prospettiva però,

• non è chiaro però come possano essere articolate le differenze: culturali, religiose, politiche etc.

→ IL SECONDO MODO

WEBER → Per lui la razionalizzazione è la forma che assume l'universale diffusione del mondo moderno in tutte le

• culture

9. OGNI AUTORE INTRODUCE NELL'AMBITO SOCIOLOGICO DEI CONCETTI CHIAVE

COMTE → Introduce termine sociologia, i concetti di ordine sociale, statica e dinamica sociali, famiglia, umanita e, sul

• ̀

piano metodologico, di osservazione e generalizzazione.

TOCQUEVILLE → Introduce concetti di democrazia, eguaglianza, opinione pubblica, associazione, interesse bene

• inteso e, sul piano metodologico, di analisi comparativa.

MARX → Parla di modi, tecniche, forze e rapporti di produzione, classi sociali, coscienza di classe, conflitto di classe,

• stratificazione sociale, il sistema delle disuguaglianze socialmente strutturate, ideologia, valore, alienazione.

DURKHEIM → Introduce l’analisi dei concetti di solidarieta sociale, coscienza collettiva, rappresentazione

• ̀

individuale e collettiva, devianza, suicidio, sacro, individualismo morale e, sul piano metodologico, quello di fatto

sociale.

WEBER → Parla di azione sociale, senso intenzionato, relazione sociale, razionalizzazione, istituzioni, carisma,

• legittimazione, potere, burocrazia, Stato; sul piano metodologico, i concetti di avalutativita, riferimento al valore e i

̀

vari tipi ideali di azione, potere e di etica, che egli introduce.

SIMMEL → introduce la distinzione tra forma e vita, i concetti di effetto di reciprocita, interazione sociale, sociazione,

• ̀

differenziazione, cerchia sociale, straniero, individuo blase.

́

10. EMERGONO UNA SERIE DI DISTINZIONI CONTRAPPOSTE E RICORRENTI

Tra individuo e societa, tra ordine e conflitto sociale, stabilita e mutamento sociale, societa e comunita, cultura e

• ̀ ̀ ̀ ̀

struttura sociale, valori e interessi, razionalita e irrazionalita.

̀ ̀

LA MODERNITA IN QUESTIONE

̀

La prima guerra mondiale ha rappresentato un punto di svolta per la storia umana, ma anche per la riflessione sociologica.

L’Ottocento era stato il secolo della fede nel progresso e nella scienza, mentre la fine della guerra pone definitivamente fine a

quell'ottimismo. La crisi economica genera disoccupazione e poverta, ma provoca anche una generale crisi sociale e politica

̀

con delle ripercussioni ancora più forti. Diviene sempre più chiaro che la crescente razionalità della scienza non determini

necessariamente un crescente uso della ragione da parte degli uomini, e la stessa ragione non appare piu come una facolta di cui

̀ ̀

l’uomo possa disporre liberamente e senza costrizioni.

La modernità piuttosto che come una soluzione, appare ora come un problema, in quanto lo sviluppo economico crea tensioni

sociali imprevedibili e crisi ricorrenti.

In questa situazione situazione la sociologia sviluppa nei confronti della realtà, una metodologia e un atteggiamento molto più

disincantato ponendo a se stessa un compito prima di comprensione e poi di ricostruzione della realtà sociale sempre più

problematica. Di fronte alla complessità sociale, è chiaro che anche la sociologia si fa sempre piu complessa e differenziata:

̀

DA UN LATO → Subisce un processo di specializzazione sviluppando al suo interno ambiti di studio e di ricerca

• delimitati e specifici.

DALL'ALTRO LATO → Subisce un processo di frantumazione in prospettive e modelli di ricerca tanto diversi da

• essere a volte tra loro in aperto contrasto.

SCUOLA DI CHICAGO

La fine della guerra segna l'affermazione degli Stati Uniti come potenza mondiale e ciò determina la loro crescita anche sul

piano culturale e scientifico. Lo sviluppo della sociologia in America è fortemente dovuto al ruolo giocato dalla Scuola di

Chicago che si appoggiava al dipartimento di Sociologia e Antropologia fondato alla fine dell'800 da Small, appunto a Chicago.

La sociologia della scuola di Chicago è caratterizzata da alcuni elementi chiave:

1. Sul piano teorico, essa sostituisce alla visione della sociologia come la scienza del progresso umano, un atteggiamento

più realistico e attento alla complessità e alle contraddizioni sociali. Ed è da questo nuovo atteggiamento che deriva un

forte interesse nei confronti dei problemi sociali, della povertà, del disadattamento e del pluralismo delle culture che

caratterizzano le grandi città americane e naturalmente anche Chicago, dove i processi di immigrazione dall'Europa,

creano grandi speranze, quanto anche grandi delusioni.

2. Prende forma la Sociologia urbana, sia dal punto di vista teorico che empirico. La centralità della ricerca empirica,

costituisce un altro elemento caratteristico della sociologia americana, dove i lavori più importanti sono ricerche sul

campo che prendono in esame aspetti significativi della realtà circostante.

3. Altro elemento importante è che la sociologia deve avere uno scopo sociale. Lo studio della realtà deve quindi servire a

cambiarla, indicando forme sociali concretamente percorribili e capaci di migliorare, in particolare, le condizioni di vita

dei più svantaggiati.

Questi elementi si fondano sull'idea secondo cui, la società è il risultato delle interazioni concrete tra individui all'interno di uno

stesso contesto. Il contesto non è inteso come una realtà indipendente ed oggettiva, ma piuttosto come il risultato di un processo

di costruzione sociale, nel quale la sociologia ha il compito di studiare il senso che gli uomini attribuiscono alle loro azioni e

alle situazioni in cui si trovano ad agire. 7.MEAD

(contesto storico: fine'800/inizio '900)

La dimensione innovativa del pensiero di Mead risiede nell’aver posto come oggetto della psicologia sociale, l’analisi degli scambi

inter-individuali che si osservano nei processi sociali. Per studiare il soggetto, secondo Mead, non bisogna partire dall'interno, cioè

dall'introspezione, ma dal contesto sociale in cui è collocato. Mead fu un ottimo insegnante, ma scrisse pochissimo, infatti non

pubblicò mai un libro compiuto ma solo articoli. Il testo fondamentale di riferimento del suo pensiero è “Mente, sé e società” → si

tratta di una raccolta di appunti di lezioni curata dai suoi studenti dopo la sua morte. Anche se l'espressione << interazionismo

simbolico >> non fu coniata da lui, le idee principali di questo approccio, sono tutte presenti nell'opera di Mead.

IL METODO

Mead è fortemente influenzato da Watson, uno dei principali esponenti della psicologia comportamentista, ma potremmo allo stesso

tempo definire Mead come un comportamentista atipico.

Il comportamentismo sociale è una sorta di scuola psicologica che parte dal presupposto che nell'analisi dell'individuo, l'unico metodo

in grado di produrre una conoscenza obiettiva e scientifica, è la condotta, perché differentemente dall'introspezione (intesa come una

sorta di viaggio alla scoperta di sé stessi), può essere osservata sperimentalmente. Per Watson il nostro pensiero è un'esperienza

interiore che può essere interpretato come una nostra osservazione su noi stessi, quindi è sempre un'osservazione e così come la

condotta è tale, perché può essere osservata, anche il pensiero è una condotta in quanto può essere osservata da noi stessi. Dunque per

Watson non c'è una differenza qualitativa tra agire e pensare, ma esclusivamente una differenza di accessibilità.

Perché Mead è un comportamentista atipico?

Perché critica questa impostazione di Watson! Per Mead, “osservare” il pensiero significa sempre pensare e il pensiero non può essere

oggetto di se stesso. Per Mead quindi, non bisogna essere né solo introspezionisti né solo comportamentisti perché in entrambi i casi

l'approccio sarebbe riduttivo. Se vogliamo cogliere la coscienza, non possiamo pensarla come ad un'entità indipendente dalle sue

manifestazioni (introspezionismo), ma il comportamentismo di Watson anche è riduttivo, ed è quindi necessario svilupparlo

portandolo allo studio della dimensione sociale perché, secondo Mead, il nostro comportamentismo è un comportamentismo sociale.

Quindi la coscienza è conoscibile solo attraverso il suo darsi esteriore e questo suo darsi esteriore, si inserisce in un processo

complessivo di natura sociale.

La psicologia è comportamentista perché studia azioni osservabili, ma senza ignorare l'esperienza interna dell'individuo, ma al

contrario, si occupa di analizzare il sorgere di questa esperienza interna all'interno del processo complessivo che è il contesto sociale.

ASSUMERE L'ATTEGGIAMENTO DELL'ALTRO

Secondo Mead l'interazione è il luogo dove si forma il sé e la società, quindi, è l'interazione il luogo dove nasce il senso.

Dunque, l'oggetto di studio della psicologia sociale, e in generale della sociologia, sono le relazioni concrete (della nostra vita

quotidiana), nella loro fluidità e dinamicità. Tanto la società quanto l'individuo sono il frutto dell'interazione:

Il mondo sociale → non possiede una struttura interna che deve essere mantenuta, ma è una realtà dinamica che si

• costruisce attraverso le interazioni sociali.

Il soggetto → anch'esso, non è indipendente dalle interazioni, perché gli esseri umani sono sempre in interazione con

• gli altri e costituiscono se stessi, sulla base di tali interazioni.

Alla base dell'interazione c'è il gesto che può essere osservato e qui Mead distingue tra:

INTERPRETAZIONE MEDIATA DA GESTI → tipica degli animali che compiono gesti non significativi.

• L'interazione è immediata, si pensi al cane che di fronte ad una minaccia, reagisce immediatamente ringhiando.

INTERPRETAZIONE MEDIATA DA SIMBOL I → tipica degli esseri umani che compiono gesti significativi, basati

• su simboli linguistici (che sono come dei codici di comportamento che consentono l’interazione tra i soggetti), qui

l'interazione costituisce una vera e propria comunicazione. L'interazione non è allora immediata poiché l'uomo, prima

di reagire ad uno stimolo, interpreterà il gesto altrui in modo tale da adeguare ad esso, il proprio agire. La capacità di

interpretare gesti è la capacità di assumere la prospettiva dell’altro e senza tale capacità, sarebbe impossibile la

cooperazione che caratterizza ogni società. Questa interpretazione dentro l'interazione è reciproca ed è possibile perché

i gesti significativi si basano su significati comuni.

Le persone, nel corso di una interazione simbolica, sono capaci di interiorizzare il ruolo dell’altro e di adottare consapevolmente, cioè

riflessivamente, l’atteggiamento assunto dal proprio interlocutore. Questa capacità di acquisire il ruolo dell’altro permette la

condivisione di un repertorio di segni e significati attraverso i quali è possibile costruire una rappresentazione di sé funzionale alla

gestione dell’interazione. Naturalmente i significati appartengono alle loro dimensioni d’uso e cioè al contesto sociale in cui sorgono.

In questi processi di interazione reciproca si genera il Sé, la cui natura quindi è essenzialmente sociale. L’acquisizione della

consapevolezza di se stessi risulta essere un processo secondario rispetto all’esperienza della relazione con l’altro. La coscienza degli

altri, quindi, precede la coscienza di se stessi. Il Sé è riflessività, per potersi riconoscere deve, quindi, avere un oggetto che proviene

dall'esterno, perché il pensiero non può pensare sé stesso, ma per avere coscienza di se deve entrare in relazione con un oggetto

esterno. Questo oggetto esterno di cui necessita il Sé, sono i gesti simbolici, o meglio, il senso che essi contengono e che viene

comunicato nell'interazione. Il Sé diventa poi individuale (io) solo attraverso la relazione con gli altri. L'insieme del senso che si

genera nelle interazioni sociali costituisce una sorta di deposito che Mead identifica con il Me. Il Me è dunque l'assunzione interna di

atteggiamenti esterni, è il senso sociale che il Sé assorbe al proprio interno e attraverso il quale costituisce se stesso (io). E' per questo

che per Mead il Sé è un prodotto della società.

Un esempio di interazione significativa è il gioco. Un bambino che impara a giocare a nascondino, impara a comportarsi sulla

base del modo in cui gli altri si aspettano che lui si comporti. Quindi il suo comportamento esterno è legata al fatto che il

bambino sviluppa un pensiero interno, che genera la capacità di assumere riflessivamente l'atteggiamento organizzato degli altri

→ cioè, gli altri si aspettano che io mi nasconda, il mio sé fa suo, questo atteggiamento altrui nei miei confronti. Questa

assunzione è riflessiva perché il senso contenuto in questo atteggiamento diventa oggetto di riflessione. Ora, il mio atto esterno

(vado a nascondermi) può essere interpretato come espressione del mio Sé, cioè della mia capacità di riflettere sul senso

contenuto nell'interazione simbolica.

Mead distingue tra diversi tipi di interazione, ci sono:

GIOCHI SEMPLICI → Due bambini che giocano. In questo gioco ego deve far proprio l'atteggiamento di alter nei suoi

confronti e reagire in modo adeguato a questa assunzione di senso.

GIOCHI COMPLESSI → Ad esempio una partita di calcio. In questo gioco, ego deve far proprio l'atteggiamento di molti

alteri, ognuno dei quali ha un suo atteggiamento specifico nei confronti di ego. Data la maggiore complessità dell'interazione,

ego farà proprio l'insieme organizzato del senso che costituisce il gioco complesso (in questo caso, le regole del calcio a cui

tutti si attengono). Quindi ego non interiorizza più l'atteggiamento di alter, ma la struttura di senso tipica di un Alter

generalizzato che è indipendente dal singolo individuo che partecipa all'interazione. Questa capacità di generalizzare,

costituisce la fase matura del bambino e del suo Sé.

Per Mead, la società è un grande gioco, è cioè l'insieme strutturato di un'enorme quantità di interazioni simboliche

riflessivamente assunte dal soggetto nella sua interiorità.

Quindi Mead è un comportamentista perché per lui, solo attraverso l'osservazione del comportamento è possibile conoscere il

Sé, ma è un comportamentista atipico perché per lui, il comportamento va osservato dentro le interazioni dotate di senso, solo in

questo modo posso ricostruire la soggettività che lavora dietro a quel comportamento, sulla base del fatto che quella soggettività

si è costituita come risposta sensata all'interno dell'interazione. Ed è qui che sta la differenza tra Mead e Watson → il

comportamento non è solo ciò che vediamo dall'esterno, ma è anche e soprattutto, il complesso processo di costruzione e

ricostruzione simbolica di cui è espressione. Per questo il concetto fondamentale non è il comportamento ma l'inter-

soggettività.

La coscienza dunque non può essere conosciuta introspettivamente, ma solo attraverso le interazioni sociali. Tuttavia per Mead,

la coscienza rimane comunque una dimensione interna con una propria autonomia. Infatti il processo complessivo che

caratterizza l'interazione sociale vede la presenza di due flussi:

ME → Il primo agisce dall'esterno, produce l'interno e quindi porta alla formazione del Me.

Il Me è il risultato dell'assunzione interna di atteggiamenti esterni. Il Sé è l'insieme

IO → Il secondo agisce dall'interno, produce l'esterno ed è il risultato dell'azione autonoma dell'Io. di Me ed Io

L'Io è la connotazione specifica della risposta che l'interno dà alle regole sociali.

Ad esempio: in una partita di calcio tutti i portieri cercheranno di parare il rigore perché tutti hanno assunto le regole del gioco

(cioè l'Altro generalizzato che caratterizza quella specifica situazione sociale), ma ognuno cercherà di farlo a modo suo e questa

specificità è il risultato di quella componente del Sé che Mead chiama Io.

Quindi in un certo senso i rigori sono tutti uguali e tutti diversi: sono tutti uguali perché tutti rispondono a regole date, ma tutti

diversi perché non posso prevedere se, ad esempio, il portiere si butterà a destra o a sinistra e se il tiratore calcerà forte o farà il

cucchiaio.

Inoltre questa parte innovativa che è espressione della libertà del Sé non è chiara neppure al soggetto stesso, quindi il soggetto è

consapevole del proprio Me (cioè del deposito di senso che è oggetto della sua riflessività), ma non del proprio Io.

PER UNA SOCIETA' DEMOCRATICA E RAZIONALE

La continua dialettica tra individuo e societa, tra interno ed esterno (dialettica che e incarnata nel rapporto tra Io e Me

̀ ̀

all’interno del Sé) fa si che le istituzioni sociali non siano necessariamente condizioni restrittive rispetto agli individui, perché

̀

sono il risultato dell'interazione stessa tra gli individui. L’identificazione dello stretto rapporto tra dimensione individuale e

sociale, dovrebbe portare, secondo Mead, ad una concezione scientifica e razionale della democrazia, fondata su relazioni

sociali sempre piu universalistiche.

̀

Mead vuole applicare i principi della sua psicologia sociale all’ambito della politica, in quanto è convinto che lo stesso processo

di interiorizzazione simbolica (che porta alla costituzione del Sé) porti anche ad una democrazia universale attraverso

l'interiorizzazione degli atteggiamenti democratici degli altri. In questo modo il Sé oltre che sociale, diventa anche morale.

FUNZIONALISMO

Alla base del funzionalismo c'è il concetto di funzione. Ci sono due modi di intendere questo concetto:

FUNZIONE BIOLOGICA → Indica un’attivita utile al mantenimento in vita dell’organismo. Ad esempio, la funzione

̀

respiratoria serve a raggiungere una serie di obiettivi fondamentali alla vita. E’ un concetto astratto e non coincide con organo

specifico, ma prescinde dalla cosa materiale che lo attua. Durkheim può essere considerato un precursore del funzionalismo in

questo senso, in quanto nel suo concetto di solidarietà organica, pensa all'integrazione sociale come alla cooperazione

funzionale di piu attivita lavorative all’interno di una societa concepita come un grande ORGANISMO. In questo caso

̀ ̀ ̀

possiamo parlare di FUNZIONALISMO ORGANICISTA.

FUNZIONE MATEMATICA → Indica un’attivita ancora piu astratta che prescinde dalla cosa materiale che la attua e indica

̀ ̀

una relazione esistente tra variabili. Precursore di questa tipologia di funzionalismo è Parson, il quale intende liberare il

concetto di funzione, da ogni possibile riferimento alla metafora organicista: la società non deve essere pensata come un grande

corpo e la teoria deve raggiungere un grado di astrattezza tale da superare ogni metafora. L'obiettivo del funzionalismo è ora

quello di fornire un modello teorico, capace di spiegare il modo in cui si costituisce, si mantiene e si sviluppa la società. Si parla

di FUNZIONALISMO STRUTTURALE poiché la societa viene vista come un sistema sociale strutturato la struttura è quindi

̀

la forma relativamente stabile che assumono le relazioni tra le parti del sistema.

SISTEMA, STRUTTURA, FUNZIONE e PROCESSO sono i concetti base del funzionalismo: il sistema si spiega se si é in

grado di spiegare come possa persistere la struttura che lo identifica e come tale struttura mantenga una sua funzionalita ̀

attraverso i processi. 8.PARSONS

(contesto storico: '900)

Talcott Parsons nasce nel 1902, e fu probabilmente il sociologo americano più influente. Parsons inizia la sua formazione

intellettuale studiando biologia, e soltanto in un secondo momento, passa allo studio delle scienze sociali. Per quanto gli Stati

Uniti stessero diventando il luogo di elezione delle Scienze Sociali, allora si credeva che la tradizione sociologica appartenesse

all'Europa. Per questo Parsons lascia gli Stati Uniti per andare a studiare a Londra. Qui frequenta un dottorato e scrive una tesi

intitolata: “Il concetto di capitalismo nella letteratura tedesca contemporanea”. Sceglie quindi, un tema classico e sceglie di

confrontarsi con due grandi autori della tradizione sociologica, che sono Marx e Weber. Tanto diventa studioso del pensiero di

questi autori e in particolare di Weber, che tornato negli Stati Uniti traduce (sarà la prima traduzione in inglese) “L'etica

protestante e lo spirito del capitalismo”. Nel 1927, ottiene un posto all'università di Harvard presso il dipartimento di

Sociologia. Nel 1937 pubblica il suo primo grande libro, La struttura dell'azione sociale. L'approccio assunto dal dipartimento

di Sociologia di Harvard, che ha il suo punto di riferimento in Parsons, entra sempre di più in contrasto con Chicago,

sostituendo all'impostazione del metodo comportamentista, empirista e interazionista, il nuovo approccio struttural-

funzionalista che diventa punto di riferimento della sociologia americana. Nel 1951 esce il suo secondo grande libro, Il sistema

sociale. A partire dalla seconda metà degli anni '60 l'approccio parsonsiano entra in crisi. In generale si sostiene che la teoria di

Parsons dia troppa poca importanza al mutamento sociale, al conflitto, alle disuguaglianze sociali e di classe. Su questa scia, in

questi anni nella sociologia americana nascono nuovi modelli teorici (si pensi a Goffman). Lo stesso Parsons, nell'ultima fase

del so lavoro, tende ad abbandonare la prima formulazione dello struttural-funzionalismo, sviluppandolo in una direzione che

enfatizza le similitudini tra sistemi biologici e sistemi sociali.

In estrema sintesi possiamo dire che gli elementi principali nel lavoro di Parsons sono:

1. LA RICERCA DI UNA TEORIA GENERALE DELLA SOCIETA'

2. L'IDEA CHE L'INDIVIDUO SI INTEGRA NELLA SOCIETA' ATTRAVERSO L'INTERIORIZZAZIONE DI VALORI

SOCIALI

3. UN MODELLO DI EVOLUZIONE SOCIALE BASATO SUL CONCETTO DI DIFFERENZIAZIONE FUNZIONALE

IL METODO

La sociologia, differentemente dall'economia politica e dalla psicologia che riconducono il comportamento sociale a qualcosa

che è pre-sociale o addirittura asociale (agli interessi → economia, ai processi interiori → psicologia), tenta di spiegare il

sociale senza ricondurlo ad altro, ma attraverso una spiegazione anch'essa sociale (si pensi all'idea di Durkheim per cui i fatti

sociali devono essere spiegati attraverso altri fatti sociali). Secondo Parsons infatti, all'azione sociale non può essere data una

spiegazione biologica, economica o psicologica, ma l'azione è volontaria e libera: implica quindi una scelta fatta sulla base di

un senso intenzionato che rimanda a valori sociali condivisi.

Parsons è forse l'autore che più di tutti cerca di formulare l'idea di una scienza sociale capace di spiegare sociologicamente il

sociale, indipendentemente dal particolare momento storico. Quindi la teoria della società, diviene una teoria formulata dentro

la società moderna, ma applicabile a qualunque gruppo umano, del presente, del passato e del futuro. E' per questo che la teoria

deve essere astratta, perché deve essere in grado di cogliere ciò che accomuna le diverse società, al di là delle enormi

differenze.

Quindi ad esempio, per capire ciò che accomuna il clan, la gens romana e la famiglia moderna non devo andare a ricercare le

caratteristiche specifiche di queste particolari formazioni sociali, ma la funzione comune che queste diverse formazioni sociali

svolgono. Quindi, il clan, la gens romana e la famiglia sono formazioni sociali diverse, ma rispondono alla medesima funzione.

Quindi espressioni diverse di una stessa funzione sociale, rendono possibile la comparazione.

La teoria di Parsons è struttural-funzionalista:

FUNZIONALISTA → La teoria sociologica deve identificare le funzioni fondamentali che ogni struttura sociale

• gestisce a modo suo.

STRUTTURALE → Perché queste funzioni non sono visibili empiricamente, ma sono messe in atto da strutture e

• processi sociali concreti.

Secondo questa teoria esistono strutture sociali (come la famiglia, lo Stato, la scuola etc) che svolgono le loro funzioni in modo

da garantire la stabilità del sistema sociale nel suo insieme.

SISTEMA D'AZIONE E SISTEMA SOCIALE

Nel suo primo importante libro, La struttura dell'azione sociale, Parsons sviluppa una teoria volontaristica dell'azione.

L'obiettivo di Parsons è quello di elaborare una teoria dell'azione che sia:

GENERALE → in quanto capace di spiegare qualsiasi azione sociale, all'interno di qualsiasi contesto concreto e di

• qualsiasi momento storico.

SOCIOLOGICA → cioè basata su una spiegazione che non rimandi ad altri elementi (psicologici, economici etc).

L'unità base dell'azione sociale, che Parsons definisce atto elementare, è definita da 4 elementi:

1. ATTORE SOCIALE → che può essere individuale o collettivo.

2. FINE DELL'AZIONE SOCIALE → che è l'obiettivo che vuole raggiungere l'attore.

3. LA SITUAZIONE IN CUI SI DA' L'AZIONE → poiché l'attore agisce in base a mezzi e condizioni a sua disposizione.

4. STANDARD NORMATIVI → gli elementi che compongono la struttura dell'azione, sono regolati da particolari

standard normativi che sono propri di un certo sistema sociale.

L'interdipendenza di questi 4 elementi costituisce il sistema d'azione sociale.

Ognuno di noi quando agisce ha un margine più o meno ampio di autonomia, perché il proprio agire sarà condizionato dal

proprio specifico orientamento normativo che ci porterà a scegliere di usare determinati mezzi piuttosto che altri. Se ad

esempio, voglio promuovere il rispetto dell'ambiente, le mie azioni sociali (la scelta dei mezzi da usare dentro una situazione

specifica) sono libere solo parzialmente perché le coordinerò a seconda dei miei orientamenti normativi. Se sono

un'ambientalista radicale andrò a bloccare i lavori per la costruzione della ferrovia ad alta velocità, perché secondo me è

altamente inquinante, se invece sono un'ambientalista moderata andrò a discutere con le autorità locali. Quindi è chiaro che,

fini, mezzi e condizioni vengono messi diversamente in relazione in base all'orientamento normativo dell'attore.

L'importanza che Parsons attribuisce agli orientamenti normativi, ne determina il carattere volontaristico, cioè non

riconducibile ad una legge generale come quella dello stimolo-risposta, perché a partire dallo stesso stimolo proveniente

dall'ambiente, le risposte saranno diverse poiché l'attore dà alle sue azioni un senso soggettivo sempre diverso. Quindi per

comprendere l'azione sociale è necessario conoscere i diversi orientamenti normativi che la spiegano → solo in questo modo

posso capire perché, nella stessa situazione, un ambientalista radicale agisce in modo differente rispetto a quello

dell'ambientalista moderato.

Nel suo secondo grande libro, Il sistema sociale, Parsons vuole portare la sua riflessione ad un livello ancora più generale e

astratto, passando dal singolo atto elementare ai modelli che sono alla base dell'azione collettiva. In questo libro riflette sulla

domanda: com'è possibile l'ordine sociale? Quindi se nel suo primo libro, Parsons, parte dall'azione sociale dell'individuo, nel

corso del tempo sposta sempre di più la sua attenzione al sistema sociale nel suo insieme e all'importanza che la cultura ha

all'interno del sistema sociale.

Parsons giunge a formulare l'esistenza di 3 diversi sistemi d'azione:

1. IL SISTEMA SOCIALE → Studiato dalla Sociologia

2. IL SISTEMA DELLA PERSONALITA' → Studiato dalla psicologia

3. IL SISTEMA DELLA CULTURA → Studiato dall'antropologia culturale

L'interazione tra questi 3 sistemi deve spiegare come sia possibile l'ordine sociale, cioè la relativa stabilita di un sistema

̀

d'azione. Lo specifico equilibrio che c'è tra struttura e funzione, determina il livello più o meno alto di stabilità e di

cambiamento che caratterizzano una determinata società. Inoltre, una teoria generale della società, deve spiegare sia i processi

macrosociali che quelli micro, cioè sia il funzionamento delle grandi istituzioni collettive (lo Stato, le strutture economiche etc),

sia le modalità in cui si danno le interazioni.

SISTEMA SOCIALE → studiato dalla sociologia

Il problema alla base del Sistema Sociale, può essere formulato in questo modo:

QUALI SONO I PROCESSI CHE GARANTISCONO LA STABILITA' DI UNA SOCIETA'?

La risposta ruota intorno al concetto di RUOLO SOCIALE, che si presenta come soluzione:

alla tensione derivata dall'autonomia degli individui

– alle esigenze di stabilità del sistema sociale

Il sistema sociale è un insieme integrato di ruoli e funziona perché gli individui hanno interiorizzato le credenze alla base delle

aspettative sociali tipiche dei ruoli che ricoprono. Il concetto di ruolo ha 3 caratteristiche:

1. E' INDIPENDENTE DALLA PERSONA → Il ruolo del professore di sociologia, non coincide con la persona che

ricopre questo ruolo.

2. IL RUOLO E' DEFINITO DA ASPETTATIVE DI RUOLO → Il professore andrà regolarmente a lezione, effettuerà gli

esami etc, così che gli studenti (coloro che ricoprono il ruolo di studenti), ad esempio il lunedì, si recheranno all'università

perché si aspetteranno che lui tenga la lezione di Sociologia. Quindi tra i vari ruoli, si dà una reciprocità delle aspettative.

3. LE ASPETTATIVE DI RUOLO NON SONO MAI NATURALI O SCONTATE, MA SONO IL RISULTATO DI UN

PROCESSO DI ISTITUZIONALIZZAZIONE → Gli specifici contenuti normativi vengono incorporati nel ruolo. Quindi,

ad esempio, le aspettative che definivano il ruolo di professore 50 anni fa erano diverse da quelle attuali, perché si sono

istituzionalizzati nuovi contenuti, mentre altri sono venuti meno.

Un sistema sociale mantiene una stabilita a condizione che la struttura integrata dei ruoli che lo costituisce si mantenga nel

̀ (

tempo e cio e possibile solo se gli individui hanno interiorizzato quei valori socialmente

̀ ̀ SISTEMA DELLA PERSONALITA')

condivisi ( ) alla base delle aspettative di ruolo.

SISTEMA CULTURALE

SISTEMA DELLA PERSONALITA' → studiato dalla psicologia

Il processo di interiorizzazione dei valori è quindi, secondo Parsons, un processo fondamentale poiché contribuisce a

determinare la stabilità della società.

Parsons attribuisce grande importanza al processo di interiorizzazione, e sviluppa questa idea coniugando Durkheim e Freud.

Per Durkheim la società è costituita dall'insieme delle credenza condivise che egli definisce coscienza collettiva. Parsons,

attraverso Freud, chiarisce come la coscienza collettiva (composta da valori esterni all'individuo), venga interiorizzata

attraverso i processi di socializzazione a partire dalla prima infanzia. Parsons vede nel Super-Io di Freud la traduzione

soggettiva dei valori sociali → cioè, mano a mano che il bambino impara a comportarsi secondo le regole sociali, sviluppa una

forma di autocontrollo interiore (Super-Io) che gli permette di conformarsi alla società. E' chiaro, quindi, che tanto più saranno

interiorizzati i valori sociali, tanto più sarà forte e strutturato il Super-Io e tanto più l'individuo agirà sulla base delle aspettative

di ruolo che ha fatto proprie.

Da qui l’importanza che hanno per Parsons i PROCESSI DI SOCIALIZZAZIONE che ci seguono per tutta la nostra vita e

attraverso i quali acquisiamo gli orientamenti comportamentali corrispondenti ai valori che la nostra società custodisce. In

questi processi rientrano una molteplicita di ruoli che, anche contemporaneamente, impariamo a ricoprire. La funzione dei

̀

processi di socializzazione è quella di creare sistemi generali di senso che conferiscono una identità condivisa al sistema sociale

e che contribuiscono alla stabilità della società e al controllo delle tensioni. I processi di socializzazione vengono messi in atto

dalle AGENZIE DI SOCIALIZZAZIONE, cioè strutture sociali come: la famiglia, la scuola, i mass media, le Chiese e così via.

E' chiara quindi l'importanza che, gli orientamenti normativi hanno per Parsons, perché questi guidano l'azione e ne

costituiscono l'aspetto sociale.

SISTEMA DELLA CULTURA → studiato dall'antropologia culturale

L’importanza di questo sistema sta nel fatto che deve garantire la permanenza degli orientamenti normativi che verranno

interiorizzati. C'è quindi una istituzionalizzazione degli orientamenti normativi di rifermento. Parsons ha ben chiaro il problema

durkheimiano dell'anomia → lì dove le credenze non sono stabili e coerenti, la struttura della personalità ha difficoltà a formarsi

e di conseguenza, anche il sistema sociale è più fragile e instabile. Detto questo, sembra venir meno il carattere volontaristico

dell’azione, ma cio e vero solo parzialmente. Rimane sempre la possibilita della DEVIANZA → infatti per quanto possa essere

̀ ̀ ̀

perfettamente socializzato, l’individuo puo sempre non fermarsi al semaforo rosso.

̀

Per evitare che un eccesso di devianza mini alle fondamenta della stabilita sociale Parsons:

̀

Enfatizza il ruolo delle agenzie di controllo

• Enfatizza la necessita di avere processi di socializzazione efficaci

• ̀

Identifica alcuni dilemmi dell’azione che lasciano al soggetto la liberta di muoversi all’interno di uno spettro di

• ̀

alternative. Questi dilemmi, sono presenti anche in un individuo perfettamente socializzato.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher japponetiamo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Tor Vergata - Uniroma2 o del prof Hassan Claudia Gina.

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