Social network: Facebook, Twitter, Youtube e gli altri
Introduzione
Incontro con i social network
Per alcuni i social network (SN) sono una abitudine quotidiana, un luogo per lavorare e per vivere. Il numero delle persone che partecipano a questa grande messa in scena cresce continuamente in tutto il mondo. Il world wide web si è trasformato velocemente e questi SN ereditano tutte le abitudini maturate nei precedenti modi di vivere Internet: posta elettronica, Messenger, ricerca di contenuti, condivisione, blog… Qualche anno fa i SN non esistevano. MySpace, LinkedIn e Second Life sono del 2003, Facebook del 2004, Youtube e Flickr del 2005, Twitter del 2006. Il momento in cui sono esplosi è tra il 2007 e il 2008. Il Web 1.0 comprende eBay (1995), Amazon (1996), Google (1998)… il Web 2.0 comprende Wikipedia (2001), iTunes (2002), Skype (2002), i primi SN citati prima, Google Earth (2004)… il Web 2.5 comprende Twitter e gli strumenti tecnologici del “sempre connessi”: smartphone, iPad, Kindle…
Web 2.5
Nel Web 2.0 l’utente è attivo, protagonista e partecipe nello sviluppo della Rete anche attraverso la creazione e la gestione di propri contenuti e di interi canali di distribuzione. Questa “seconda Internet” si è avuta dopo l’11 settembre 2001, che segna una profonda sfiducia nella tecnologia, un sospetto nei confronti di Internet (usata molto dai terroristi) e l’emergere di nuove esigenze di sicurezza. L’unico modo per uscire dal “grande freddo” era proporre una rete molto meno statica permettendo una maggiore partecipazione dell’utente. Nel Web 2.5 l’utente diventa abitante, partecipante, membro attivo di una comunità, dotato quindi di una interattività molto maggiore e più paritaria. Nel Web 2.5 non siamo più “ospiti a casa di Google” o “clienti nel negozio di Amazon”, ma con la nostra pagina di SN siamo padroni a casa nostra. Con i SN tutti possiamo avere una casa: l’esperienza di “avere un sito” e poi dal 1998 di “avere un blog” diventa ancora più semplice e alla portata di tutti.
Internet “fai da te”
All’inizio i siti Web erano statici e permettevano solo di navigare tra le pagine oppure usare la posta elettronica. Le cose poi si sono evolute nella direzione del “fai da te” (grazie alla facilità con cui si compiono azioni complesse: una condivisione su Facebook richiede un paio di clic, ma dietro si nascondono lunghissime stringhe di programmazione… i SN sono potenti software che incorporano e nascono alla vista la grande quantità di programmazione necessaria per farli funzionare). La gestione dei contenuti prescinde sia da conoscenze informatiche specialistiche sia da abilità relazionali spiccate (anche un ragazzino su Facebook può far crescere rapidamente la sua cerchia di amici e la sua partecipazione virtuale). I SN possono quindi rappresentare un potenziamento notevole delle capacità relazionali di un adolescente e possono aiutarlo a capire che non basta fare le cose, ma ci sono anche modi per farlo sapere, per capire e accettare gli altri. L’architettura di rete non è cambiata nel tempo ed è sempre la stessa da quando esiste il protocollo HTTP, ma il rapporto tra competenze specifiche, il coinvolgimento emotivo (il sito web di solito è gestito e realizzato da terzi, il blog è personale, ma la pagina Facebook lo è ancora di più), la modalità comunicativa e l’investimento personale, intellettuale e di tempo cambia a mano a mano che il web si evolve.
I social network sono un nuovo pericolo?
Con la nascita dei media popolari già nel Novecento le classi colte hanno disprezzato la cultura “bassa” e in generale si è sempre visto nei media alcuni pericoli (alcuni veri altri presunti). Con Internet si è puntato il dito sulla pornografia, sulla violenza, sulle truffe e su i commerci illegali e la categoria più esposta sono gli adolescenti. Si teme che gli adolescenti diffondano troppi dati personali su di sé, o che stabiliscano tramite SN contatti con persone poco raccomandabili magari mascherate dietro un profilo falso, o che le relazioni virtuali si sostituiscano a quelle reali, portando i ragazzi all’isolamento. Molti ragazzi usano esclusivamente il computer per comunicare con il mondo (in Giappone questi sono i “hikikomori”, coloro che stanno in disparte). In realtà, questi ragazzi comunicano con tutto il mondo, ma tendono a non uscire di casa, a non curare il loro aspetto fisico, a non parlare con i familiari… in realtà questi problemi sono sempre esistiti, anche prima di Internet.
Non tutti i social network sono uguali
I SN sono figli di un pentagono che unisce il computer e il telefono ormai sempre connessi a Internet, i media audiovisivi, le periferiche di gioco e la localizzazione GPS. I SN uniscono dispositivi, servizi e comportamenti già presenti in rete: blog, chat, forum di discussione, scambio di file tra pari, posta elettronica, bacheche… i SN privatizzano la sfera pubblica (un politico che scrive un post pubblico rendendolo in un certo senso “intimo” e privato) e pubblicizzano la sfera privata. Non tutti i SN agiscono negli stessi modi e negli stessi tempi: Facebook invita a mostrare la propria faccia e la propria storia, mentre il filesharing tende a nascondere l’identità. Su tutti i SN possiamo “crearci” un personaggio, mentendo: rimanendo nel virtuale non si rischia e ci si illude, anche se su Facebook è brutto fare amicizia e poi dover ammettere che non siamo come ci descriviamo.
- Ci sono tre tipologie di SN: la tipologia “profili” (ogni utente deve avere una sua pagina, in cui può scrivere su di sé o condividere oggetti multimediali. Con la sua identità l’utente si incontra e discute con altri con possibilità comunicative asincrone - commenti ai post… - oppure sincrone - chat, telefonia VoIP…), pubbliche oppure private),
- La tipologia “filesharing” (si esprime il proprio Io in base ai prodotti che ciascuno offre agli altri e che definiscono la sua personalità, in cui l’identità è sempre indiretta e spesso parziale),
- La tipologia “mondi virtuali” (i partecipanti sono immersi in ambienti tridimensionali usando un avatar; le esperienze possono essere di tipo ludico, competitivo, relazionale).
Gruppi e fandom
Nei SN non esistono solo i singoli, ma anche i gruppi e i microgruppi, comunità che si formano e si scompongono intorno a ideali, interessi, hobby, tendenze culturali, estrazione geografica… la comunicazione di massa si è frammentata, almeno sui SN, e ciò è avvenuto grazie al fenomeno del “fandom”, comunità di appassionati intorno a un prodotto, a un ideale, a una persona, a un luogo. Questi fenomeni avvengono all’interno della società di massa (anche prima dei media del Novecento, per esempio nello spettacolo popolare dal vivo). La nascita del fandom in senso moderno (prima era solo in riferimento agli appassionati di fantascienza) si ha negli anni Cinquanta con l’avvento della musica rock. Il marketing non ha sottovalutato il fandom, che l’ha considerato una possibilità di fidelizzare il pubblico che è così portato spontaneamente a fare pubblicità del prodotto. Nel Web 2.5 i SN sono il posto ideale per la creazione e l’incontro di fandom, perché consente collegamenti, discussioni, scambio e pubblicazione di materiale… e così aumentano i vantaggi per il prodotto mediale. Anche al marketing politico è possibile alimentare e addirittura sostituire il fandom del partito o del politico… a volte si possono creare anche utenti falsi per animare il dibattito oppure per orientarlo in una certa direzione o per disturbare i gruppi di discussione degli avversari. Spesso il gruppo in un SN ha le caratteristiche del fandom: è monotematico e fortemente orientato. Altri gruppi sono aperti alla discussione che si solleva intorno a un problema che non si risolve mai. L’uomo è un animale sociale e la sua tendenza a confrontarsi e ad aggregarsi con i suoi simili è vecchia come il mondo e i SN sono la forma più moderna di questa tendenza.
Uno sguardo sui social network
MySpace
A place for friends
Fondato nel 2003 da Anderson e da De Wolfe, dipendenti di una società di web marketing, MySpace nasce come “doppio” di un altro SN creato un anno prima e cresciuto rapidamente, Friendster (usato soprattutto per la ricerca di nuovi amici, possibili partner o vecchie conoscenze). MySpace infatti ne riprende le finalità, essendo “A place for friends”. Nel corso del tempo si è evoluto, ma è stato declassato da Facebook. MySpace permette di creare una pagina persona in cui caricare foto e video da condividere con altri utenti sul SN, che possono essere contattati e aggiunti. Questi amici possono anche essere ordinati nel riquadro sul profilo dell’utente in ordine di importanza (Top Friends List), così da definire la propria identità, fatta di gusti musicali, letterari, cinematografici, politici e allo stesso tempo raccontare le relazioni personali più significative. MySpace permette di personalizzare maggiormente il proprio profilo rispetto a Facebook. Il riquadro dedicato agli interessi personali (musica, film, tv, libri, politica) permette di raccontarsi per aree tematiche. Le altre informazioni (orientamento sessuale, politico, religioso, situazione sentimentale, lavoro…) sono facoltative. A mano a mano che si crea, si modifica e si fanno delle attività con quel profilo, MySpace regala dei badge (delle medaglie da appuntare sulla propria divisa virtuale). Oggi modificare il profilo richiede pochi clic, ma la prima versione di MySpace era ancora legata all’uso di codice HTML e quindi richiedeva più competenze.
MySpace 1.0
La prima versione di MySpace permetteva la scelta di temi predefiniti scritti in codice HTML da copiare e incollare nell’area “chi sono”, forniti dallo stesso sito oppure generati appositamente (questo ha portato alla nascita di molti siti creati per offrire codici corrispondenti a sfondi personalizzati). Il profilo diventa allora una versione virtuale delle pareti di una stanza da letto. In più, in ogni sezione dove ci è permesso scrivere è anche possibile incorporare (“embedding”, con codice HTML) singole foto - per esempio prese da Flickr -, slideshow o video - per esempio presi da Youtube (ciò era già possibile con i siti web e con i blog).
A place for bands
MySpace è una copia di Friendster, che però era creato soprattutto per conoscere persone nuove e non vedeva di buon occhio i profili non personali (ispirati a personaggi famosi o dedicati a gruppi musicali); MySpace invece non ha limitazione e accetta anche account di band famose: Anderson nel 2004 permette ai gruppi di avere un apposito profilo, e MySpace diventa fulcro della comunità musicale online, più vicina ai giovani. Tra gli ultimi anni del Novecento e i primi del nuovo millennio, comincia ad assestarsi la distribuzione della musica digitale (con le battaglie legali tra industria musicali e software peer-to-peer). Nel 2003 arriva iTunes Music Store, che fissa una terza via fondata sul “prezzo equo” per i contenuti musicali. Allora MySpace permette alle star affermate di mettersi in contatto con i fan, mentre permette a musicisti, gruppi e cantanti indipendenti di farsi conoscere (con forme di autoproduzione). Nel 2004 i REM scelgono MySpace per anticipare l’uscita del loro disco Around the Sun, mentre nel 2007 MySpace diventa produttore di un disco tributo agli Smashing Pumpkins. Nel 2008 nasce MySpace Music Tour, iniziativa con la quale lo stesso sito si fa carico della promozione live di alcuni gruppi indipendenti (ancora non conosciuti) mettendo il proprio marchio su una serie di concerti organizzati negli USA.
La crisi
Alla fine del 2011 vi è un accordo tra MySpace e Facebook per l’integrazione tra i contenuti e la sincronizzazione delle attività: è la tregua di una lunga battaglia. Il sorpasso di Facebook risale al 2009, anno in cui il SN di Zuckerberg supera MySpace come rete sociale con il maggior numero di iscritti. MySpace è ritenuto meno immediato, mentre Facebook ha una interfaccia accessibile anche a chi non sente la necessità di costruire “artigianalmente” le proprie pagine. L’abbandono dei profili (tra il 2009 e il 2010 gli iscritti calano da 256 a 95 milioni) e il calo di tempo speso sul sito hanno costretto la proprietà a misure di emergenza. MySpace fa fronte alla crisi cercando di concentrarsi su video musicali, serie tv, web series, ovviamente con sincronizzazione con Twitter, Facebook, Youtube… la musica resta un aspetto centrale, infatti le pagine musicali vengono ulteriormente migliorate, si promuovono concorsi per gruppi emergenti e si offrono contenuti speciali legati ai concerti. Di recente MySpace ha integrato i propri servizi con quelli di ReverbNation, SN nato nel 2006 e dedicato alla sola autopromozione di gruppi musicali.
Vivere connessi
Facebook (killer application del social networking, ovvero un dispositivo che si impone sul mercato a scapito dei concorrenti) è nato nel 2004 come Thefacebook ed è stato pensato come una grande piazza, luogo di incontro virtuale per restare in contatto “con le persone della tua vita”. Ma non è solo questo: è un potente strumento di e-marketing, un immenso archivio di contenuti multimediali, un mezzo per costruire la propria identità in rete, una grande sala giochi virtuale, uno strumento di studio della società… la rete sociale ha superato il miliardo di iscritti nel 2012. Facebook assorbe l’email, sostituisce la messaggeria istantanea, una parte dei videogiochi, una parte dei siti di dating, si integra con Youtube, rende obsoleto Flickr, funziona da ufficio stampa ma è anche più pratico dei blog. Dal 2006 la crescita di iscritti è esponenziale e nel 2010 è il sito più frequentato in assoluto, anche più di Google. In tutti gli Stati, Facebook divora i SN concorrenti, anche quelli ben radicati nei vari Stati per motivi nazionalistici (eccetto che in Brasile, in cui prevale Orkut, SN di Google; la Cina ha QQ Tencent, il Giappone Mixi, l’Olanda Hyves, tra l’altro diffuso solo in quel Paese).
Quando Facebook non era Facebook
Nel tempo, Facebook ha cambiato interfaccia. La denominazione Facebook forse riprende i Facebooks, annuari con le foto di ogni studente americano, come per dare l’idea di associare un volto a una identità (concetto che non nasce con le reti sociali: l’antropologo ottocentesco Lombroso crede che alcuni tratti somatici del viso possano essere ricondotti a una identità criminale). L’ideatore è Zuckerberg, anche se con accordi faticosi tra lui e tre suoi colleghi ad Harvard (raggiunti solo nell’aprile 2011). L’evoluzione del SN può essere schematizzata in tre fasi: feb 2004 - feb 2006 (nascita e sviluppo del SN, più che altro tra gli studenti universitari americani), feb 2006 - set 2006 (il pubblico viene esteso a scuole superiori e a grandi aziende), set 2006 - oggi (chiunque, dai 13 anni in su, può iscriversi al SN). Al 2012, il valore di mercato di Facebook risale a 104 mld di dollari.
Entrare nel social network più diffuso
Iscriversi a Facebook è molto semplice: basta andare sulla home del sito, compilare la scheda online di iscrizione, confermare l’indirizzo email e subito si può personalizzare il proprio profilo inserendo foto e informazioni personali, cercare possibili amici e fare un giro nella comunità virtuale (in cui utenti si ritrovano uniti da interessi e bisogni comuni, e interagiscono in tempo reale superando qualsiasi barriera geografica). Ogni giorno su Facebook si ritrovano milioni di utenti che conducono una vita informatica parallela a quella reale. In Facebook si viene accettati immediatamente all’interno della comunità (in Beautiful people - SN - si accede solo se accettati - perché ritenuti bellissimi - da persone già iscritte). Facebook è una forma di capitale sociale perché è basato su relazioni tra utenti e permette la produzione di output sociali derivanti dalle stesse relazioni.
La partecipazione
Le reti sociali riprendono e amplificano alcune caratteristiche della vita reale. Secondo Tarquini, in Facebook attraverso il meccanismo della distrazione si esprime una crescente necessità di rapporti umani: l’istinto alla socializzazione porta a partecipare alla piazza digitale del SN. Nella vita reale, così come in Facebook, si condividono tra amici gusti, mode, contenuti (ne è esempio l’iscrizione a gruppi tematici). Forte differenze tra interazioni fisiche e virtuali secondo Bagnara sono la flessibilità e la sincronicità comunicativa: per le interazioni fisiche si presuppongono una serie di riti precisi, schemi rigidi con cui si manifesta la partecipazione alla comunicazione, mentre la rete presuppone una maggiore elasticità (per esempio comunicazione asincrona con i commenti nei post…).
Perché Facebook ha successo
Elementi distintivi del successo di Facebook sono il capitale sociale (Facebook consente la creazione, la gestione e la conservazione delle proprie relazioni sociali), l’economia del dono (fondata su dare, ricevere, ricambiare), la costruzione del sé (intendendo Facebook come un palcoscenico virtuale) e la diffusione delle innovazioni (Facebook si è esteso soprattutto grazie alla pubblicità gratuita fatta dagli utenti e dai media).
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