Sociologia della comunicazione
Comunicazione interpersonale vs. comunicazione di massa
Esistono differenti forme di comunicazione. Per tutto il Novecento c'è stata una rigida contrapposizione tra comunicazione da uno a uno (one-to-one) e comunicazione di massa (one-to-many o many-to-many).
Comunicazione interpersonale
- Presenza mediazione: Non sono mediate dai media (comunicazione faccia a faccia).
- Contenuto: Prodotto da emittente a ricevente (bidirezionale) ("media pieni").
- Tipologia: Punto a punto, da uno a molti (conferenze stampa), da uno a pochi.
- Quantità di pubblico: Ridotta.
- Qualità del pubblico: Definito e noto all'emittente.
- Fisicamente compresente all'emittente (eccetto il cinema).
- Natura dell'emittente: Individuo o gruppo.
- Grado di simmetria: Potenzialmente simmetrica emittente/ricevente.
- Feedback: Diretto e simultaneo.
Comunicazione di massa
- Presenza mediazione: Mediata da media come "apparati socio-tecnici che mediano la comunicazione fra soggetti" (F. Colombo).
- Contenuto: Prodotto solo da emittente con un loro contenuto (es. Facebook), unidirezionale.
- Tipologia: Da uno a molti (es. broadcasting), trasmissione di info da un sistema trasmittente ad un insieme di riceventi non definito a priori.
- Quantità di pubblico: Elevata.
- Qualità del pubblico: Differenziato e sconosciuto all'emittente.
- Fisicamente disperse e non compresente.
- Natura dell'emittente: Struttura organizzativa e produttiva con capacità di articolazione dei processi distributivi.
- Grado di simmetria: Asimmetrica.
- Feedback: Deduttivo e a posteriori.
Massa e nascita delle società moderne
Il concetto di massa comincia a svilupparsi a partire dal XIX secolo con un'accezione prettamente negativa. Infatti, l'élite vedeva in maniera dispregiativa la moltitudine, o "massa", che stava lentamente acquisendo sempre più potere.
Possiamo considerare il 1895 come l'anno di nascita della società di massa e della comunicazione. In quest'anno, infatti, oltre alla pubblicazione del libro "La psicologia delle folle" da parte di G. le Bon, nacquero la radio, il cinema, il fumetto e lo pneumatico. È fondamentale ricordare i cambiamenti sociali e storici che hanno attraversato il XVIII, XIX e XX secolo e che hanno permesso la creazione e successiva diffusione dei mezzi di comunicazione di massa.
Durante la seconda metà del '700 ci fu quella che viene ricordata come la Prima Rivoluzione Industriale, che ha permesso la nascita di una società molto più simile alla nostra. Le conseguenze più importanti furono la nascita della macchina a vapore, grazie a J. Watt, e all'incremento dell'estrazione del carbone che diventò la fonte primaria per la produzione di energia meccanica.
A partire dalla Prima Rivoluzione Industriale avvenne una riconfigurazione dell'economia, una maggiore e sempre più rapida industrializzazione e meccanizzazione, si sviluppò il settore terziario, in particolar modo legato ai servizi – i nuovi agglomerati urbani avevano nuove esigenze. La Seconda Rivoluzione Industriale viene fatta convenzionalmente iniziare nel 1870 con l'introduzione dell'elettricità e del petrolio.
Le Rivoluzioni sopracitate, oltre ad avere cambiato totalmente l'assetto urbanistico e industriale, hanno trasformato totalmente la società. I sociologi pongono molta attenzione al passaggio dalla Gemeinschaft (la comunità tradizionale basata sulla comunanza di sangue e luogo) alla Gesellschaft (la società moderna asettica e impersonale). Tonnies è stato il primo e principale sociologo a portare avanti questa teoria. Indicava la Gesellschaft come «aggregato di esseri umani che solo superficialmente assomiglia alla comunità, nella misura in cui anche in essa gli individui vivono pacificamente gli uni accanto agli altri. Però, mentre nella comunità gli esseri umani restano essenzialmente uniti nonostante i fattori che li separano, nella società restano essenzialmente separati nonostante i fattori che li uniscono».
L'idea dominante era quindi quella di una società atomizzata costituita da una moltitudine di singoli individui alienati, privi di legami significativi tra loro e sostanzialmente soli di fronte ai messaggi dei media: in altre parole, una società di massa.
La nascita della comunicazione di massa
A partire dalla prima metà del XX secolo fu coniata, in ambito anglosassone, la parola "mass media". In italiano la locuzione significa "mezzi di comunicazione di massa" anche se a partire dagli anni Sessanta è entrata anche nel nostro vocabolario l'accezione "mass media". Secondo McQuail i mass media sono «mezzi progettati per mettere in atto forme di comunicazione «aperte, a distanza, con tante persone in un breve lasso di tempo».
La parola media viene dal latino e si tratta del plurale della parola latina medium, che significa mezzo, strumento. Possiamo definire la comunicazione di massa quella specifica comunicazione che presenta le seguenti caratteristiche: gli emittenti sono quasi sempre comunicatori di professione (es. giornalisti, registi..); il contenuto o messaggio veicolato è standardizzato; si basa su organizzazioni complesse indirizzate a un pubblico molto elevato.
Con l'introduzione della scrittura la società umana ha subito numerosi cambiamenti. La scrittura permette lo stoccaggio delle informazioni, la riproducibilità dei testi e la comunicazione a distanza di tempo e di spazio. Ma anche la scrittura ha subito delle critiche. Platone ne è stato il portavoce ed in particolare, nel Fedro, attraverso la figura di Socrate, afferma che la scrittura accresce solo l'apparenza di conoscere, ma non la vera conoscenza che si acquisisce solo tramite l'insegnamento orale diretto.
Un ulteriore passo avanti nella società mediale avvenne nel 1456 con l'invenzione della stampa da parte di Johann Gutenberg. In Europa, già a partire dal XIV, era conosciuta la stampa, anche se veniva usato il metodo della xilografia. Per più di quattro secoli l'unico vero medium di massa è stata la stampa a caratteri mobili. La stampa rappresenta il preludio a una svolta epocale. Il libro stampato rappresenta ciò che è stata definita «la prima merce uniforme e ripetibile» (McLuhan). Da questo momento in poi la cultura e le forme di conoscenza furono aperte a tutti.
Il primo libro ad essere stampato fu la Bibbia; inoltre nacquero le varie letterature nazionali, si verificò un processo di uniformazione e standardizzazione della lingua e infine nacque il concetto moderno di stato-nazione e, in seguito, del sentimento nazionalista (senso di appartenenza comune). Si sviluppò anche notevolmente la scienza moderna. Oltre alla letteratura e alle pubblicazioni scientifiche, la stampa prese presto anche la strada dell'informazione. Il primo periodico compare solo alla fine del Cinquecento, a Venezia, venduto al prezzo di una gazzetta. Tra il XVII e XVIII secolo si diffondono giornali quotidiani e settimanali che riportano regolarmente notizie provenienti da paesi lontani.
Alla fine del Settecento si può iniziare a parlare di "sistema dei media" riferendosi all'insieme di libri, giornali e riviste e della loro rete di distribuzione e luoghi di lettura. Questo sistema rappresenta l'atto di nascita dell'opinione pubblica; il sistema dei media rappresenta uno spazio virtuale di confronto e di incontro di opinioni diverse. Anche la stampa ha generato sospetti e diffidenze. La Chiesa Cattolica impose un'apposita licenza rilasciata dal Sant'Uffizio per poter leggere i libri sacri in lingua volgare. Nel 1547 fu istituita a Venezia la Santa Inquisizione che creò l'Indice dei libri proibiti. Era anche possibile bandire un libro sulla base di motivi morali e più spesso politici.
Agli inizi del XIX secolo, il sistema delle comunicazioni era garantito da numerose reti di corrieri a cavallo e di navigazione fluviale e marittima. In generale, però, la diffusione delle notizie su lunghe distanze subiva abissali ritardi. I messaggi venivano recapitati tramite supporto fisico (es. navi) e arrivavano a destinazione anche dopo due o tre mesi. Esisteva un servizio navale appositamente istituito per il trasporto della posta da Londra al Nuovo Mondo. Gli uomini tentarono in tutti i modi di superare il pesante vincolo delle distanze fisiche allo scopo di comunicare più velocemente.
Grazie allo sviluppo delle reti ferroviarie, contemporaneo alla Seconda Rivoluzione Industriale e associato alle prime applicazioni dell'elettricità, rese possibile la nascita del telegrafo. Grazie a questo nuovo strumento un messaggio partito da Londra poteva raggiungere Bombay in poche ore. Le ripercussioni sulla percezione delle distanze e sulle relazioni commerciali e politiche furono enormi. Infatti mentre prima un messaggio arrivava a destinazione dopo molti mesi, grazie al telegrafo in un minuto venivano trasmesse circa 40 parole.
Il telegrafo fu brevettato in Inghilterra per la prima volta nel 1838 e nello stesso anno da Samuel Morse. Il codice Morse è rimasto in uso fino a pochi anni fa, è uno dei primi esempi di codice binario che invia telegrammi grazie ad impulsi elettrici. Nel 1844 viene trasmesso il primo messaggio da Morse: un verso della Bibbia. Nel 1866 fu invece trasmesso il primo messaggio senza un supporto fisico attraverso l'Atlantico lungo un cavo sottomarino tra Inghilterra e India.
Nel 1856 nacque il telefono, realizzato in forma di prototipo da Samuel Morse. Quest'ultimo, non potendo sostenere i costi della registrazione del brevetto, la storia attribuì la paternità del telefono ad Alexander Bell, che lo brevettò nel 1876. Rispetto al telegrafo, l'uso del telefono è più facile e intuitivo e inizialmente l'unico intermediario umano era la centralinista alla quale si chiedeva il collegamento con l'utente desiderato.
Rispetto al telegrafo, il veicolo per la comunicazione è lo spettro elettromagnetico o l'etere attraverso cui il telefono e successivamente la radio e la tv, trasmetteranno i messaggi. Avviene quindi una smaterializzazione del telegrafo, per cui un messaggio può viaggiare nell'aria come onda. Con il tempo il telefono diventò uno strumento di comunicazione domestica, diffondendosi nelle abitazioni private. Le conversazioni telefoniche suscitavano grande diffidenza: secondo il sentire comune chiunque poteva affermare qualsiasi cosa impunemente al telefono.
Possiamo definire il XIX secolo "il secolo delle reti" per il crescente uso delle reti ferroviarie, telegrafiche e telefoniche legate indissolubilmente all'elettricità, che hanno permesso un accorciamento delle distanze. Thompson ha chiamato questo tipo di esperienza simultaneità despazializzata: le telecomunicazioni hanno permesso lo sganciamento di tempo e spazio ed è così diventato possibile «sperimentare come simultanei eventi che pure accadono in luoghi spazialmente lontani.» (Thompson)
Nel 1895 fu inventata la radio, chiamata anche "telegrafo senza fili", da parte di Guglielmo Marconi. Nello stesso anno nacque il cinema; i fratelli Lumière trasmisero in una sala cinematografica a Parigi il primo film a pagamento. Il più famoso cortometraggio dei fratelli Lumière si chiama L'arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat (1896). Il film era muto.
Le prime applicazioni della radio, invece, furono orientate al mondo militare; in particolar modo la Marina militare Inglese sfruttò la radio per facilitare la comunicazione durante la guerra. Inizialmente, poiché il segnale radiofonico poteva viaggiare liberamente nell'etere e di conseguenza poteva essere ricevuto da chiunque, era visto come uno spiacevole inconveniente – le comunicazioni strategiche militari necessitavano ovviamente massima riservatezza. Così si ricorse a tecniche crittografiche sempre più sofisticate.
Solamente dopo la Prima Guerra Mondiale ci si rese conto dell'infinito potenziale delle onde radio, che poteva costituire un nuovo modo di fare comunicazione. Questa nuova modalità comunicativa fu chiamata "broadcast": ovvero trasmette il messaggio nell'ambiente circostante, senza avere un destinatario preciso (comunicazione one-to-many). La radio diventa un nuovo mezzo di comunicazione di massa.
Il grandissimo potenziale della radio sta nel fatto che bypassa l'analfabetizzazione perché viene trasmessa oralmente; non richiede un'attenzione dedicata; è fruibile con maggiore facilità; non richiede una condivisione degli spazi, poiché per ascoltarla non è necessario uscire di casa.
Le prime emittenti radiofoniche nacquero rispettivamente nel 1920, negli USA, quando iniziò a trasmettere la Kdka e nel 1922, in Inghilterra, si costituì la BBC. Dal momento che le onde radiofoniche si trasmettono attraverso l'etere, quest'ultimo diventa un patrimonio finito (le frequenze sono limitate) e amministrato dallo stato in quanto «cosa pubblica». Si pone quindi la questione delle licenze. Le emittenti, negli Stati Uniti, vengono finanziate dagli spazi pubblicitari; in Europa, invece, le emittenti pubbliche vengono finanziate dal canone e dalle imposte sulla vendita degli apparecchi riceventi.
Possiamo affermare che la radio rappresenta il primo vero mass medium: il suono della radio, infatti, comincia a costituire il sottofondo della vita quotidiana di milioni di persone. Determina come mai prima di allora la trasformazione del concetto di pubblico e privato. Si può infatti rimanere in contatto con la sfera pubblica pur rimanendo nella propria sfera privata. Inoltre porta a casa l'informazione bypassando la scrittura (stampa) e il contatto sociale (cinema). È inoltre il primo mezzo che consente a tutti di essere collegati con il mondo esterno e di venire a conoscenza di un evento nel momento in cui esso avviene.
Negli anni '80, con l'entrata dei privati, la radio comincia ad essere trasmessa h24. Agli inizi del XX secolo entra in scena un nuovo mass medium: la televisione. Le prime trasmissioni pubbliche sperimentali ebbero inizio negli Stati Uniti e nell'Inghilterra nel 1929. Furono le emittenti radiofoniche ad investire sulla televisione. Negli anni Cinquanta, dopo la Seconda Guerra Mondiale, presero il via le trasmissioni regolari: in Italia la Rai iniziò a trasmettere nel 1954, sotto il diretto controllo statale. Nel 1961 nacque il Secondo canale, a cui si affiancò il Terzo nel 1979.
Il sistema televisivo conobbe una crescita molto rapida. Nel 1952 il 4% delle famiglie americane possedeva un apparecchio televisivo; nel 1956 la copertura sale al 48% e solo nel 1960 è dell'89%. Il sistema televisivo è un sistema concorrenziale, dal momento che diversi network si contendono gli ascolti.
I primi generi che si sono sviluppati sono legati all'intrattenimento: game show, quiz show, varietà e fiction hanno permesso di catturare un numero sempre maggiore di pubblico. In Italia ricordiamo "Lascia o raddoppia" condotto da Mike Buongiorno. Emblematico è invece lo scandalo di Twenty One, il quiz dal successo strepitoso che paralizzava gli americani davanti al teleschermo. Si scoprì nel 1956 che Herbert Stempel, il campione in carica, fu giudicato inadatto dallo sponsor della trasmissione e fu quindi sostituito da Charles Van Doren, più attraente ed elegante, che riuscì a prendere il posto del campione poiché i registi del quiz gli fornirono le risposte. Questo episodio mostra lo strapotere degli sponsor e contribuisce ad orientare il sistema verso gli spot, forma di pubblicità meno vincolante.
Le grandi prospettive teoriche
I grandi sociologi del XX secolo hanno elaborato un vasto numero di teorie per affrontare lo studio scientifico della comunicazione di massa. Ognuna delle prospettive teoriche, in realtà, non è completamente soddisfacente e molto spesso sembra essere in contraddizione con le altre.
- Fino agli anni '30 del '900: Media onnipotenti
- Ago ipodermico (pubblico passivo)
- Modello delle 5 W
- Sviluppo ricerca:
- Comunicazione a due stadi
- Dal '40 al '50: Empirica
- Paradigma degli effetti (pubblico attivo) limitati
- Usi e gratificazioni
- Teoria critica
- Media potenti:
- Scuola di Toronto
- Anni '60:
- Cultural Studies e Audience Studies
- Dal '70: Influenza negoziata
- Coltivazione televisiva
- Spirale del silenzio
Teoria dei "media onnipotenti"/effetti forti: teoria dell'ago ipodermico
La teoria dell'ago ipodermico o "del proiettile magico" si sviluppa intorno ai primi anni del Novecento, ovvero nel periodo in cui i mass media raggiungono effettivamente una fruizione estesa all'intera società. I media, in questo periodo, erano largamente usati per la propaganda bellica da parte dei regimi totalitari. La massa costituiva il destinatario di questi messaggi. Mezzi come la radio, la stampa e il cinema diventavano potentissimi strumenti in grado di iniettare sotto la pelle delle persone (da qui la metafora dell'ago ipodermico) qualsivoglia tipologia di informazione. In poche parole la teoria dell'ago ipodermico afferma che «i media manipolano le persone».
Questo modello sociologico si basa sui cambiamenti che attraversavano in quel periodo le società occidentali: l'affermazione del capitalismo industriale, l'urbanizzazione, la dissoluzione dei legami tradizionali comunitari. La massa era vista come una moltitudine di singoli individui alienati, privi di legami tra loro e sostanzialmente soli di fronte ai messaggi dei media. Inoltre la teoria ipodermica innesta un modello comunicativo, mutuato dalla psicologia comportamentista, basato sullo stimolo-risposta S-R. Ogni stimolo prodotto dai media è in grado di produrre una risposta nel pubblico uguale e indifferenziata (non vengono considerate, quindi, le caratteristiche individuali).
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