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Un difficile sviluppo

Credenze e benessere

Questa ricerca sulla comunità di Brea analizza un concetto già analizzato da Le Play, il benessere, inteso dal punto di vista dei breatini. In particolar modo, ci si è concentrati sul problema del cambiamento e della ridefinizione del concetto di benessere a seguito di mutamenti economici, politici e sociali che hanno investito la comunità negli ultimi anni. In sostanza, se e come le credenze radicate nella popolazione (familismo amorale) si siano adeguate ad una realtà in trasformazione, e quali conseguenze reali abbiano portato con sé.

Le scelte economiche, infatti, a differenza di quanto sostengono gli utilitaristi, non sono sempre razionali, soprattutto se regole collettive, implicite, inducono gli individui ad assumere altri comportamenti rispetto alla massimizzazione dell’utile personale.

Alla base dei desideri, infatti, vi è un sistema di credenze: modi di concepire la realtà, di ridurre la sua complessità. Nella comunità di Brea, le credenze sono il risultato di un accumulo di prove non significative, e questo meccanismo di autoconvinzione si riflette nelle possibilità di sviluppo del paese. In particolare, l’ipotesi di questa ricerca implica che le credenze erronee della comunità abbiano giocato un ruolo determinante nell’orientare le scelte e gli atteggiamenti della popolazione, eliminando diverse possibilità di scelta ed ostacolando lo sviluppo della società.

La ricerca ha utilizzato approcci al concetto di benessere alternativi e differenti dall’utilitarismo. Secondo l’utilitarismo, ad una maggiore utilità marginale (il piacere che si trae dal possedere o fare qualcosa) corrisponde maggiore benessere. C’è tuttavia la tendenza, da parte degli utilitaristi, a considerare i bisogni tutti uguali, equiparando così l’utilità marginale che gli individui traggono da un eventuale incremento dei loro beni posseduti (equivalenza tra preferenze, scelte e benessere).

Anche gli indicatori più frequentemente utilizzati per misurare il benessere di una data popolazione risultano molto imprecisi. In particolare, il PIL misura il valore complessivo di beni e servizi prodotti in un determinato territorio: è quindi la misura dell’output economico di una collettività. Il PIL non tiene conto delle variabili demografiche, quindi dell’ammontare della popolazione in un territorio (sarebbero più precise le misure pro-capite). Calcola i profitti di imprese straniere sul territorio, senza calcolare che quei proventi non aumentano il benessere nazionale, ma vengono sicuramente trasferiti all’estero. Di contro, non include i proventi di imprese nazionali all’estero.

Il PIL non tiene conto delle possibilità di scelta dei soggetti, che invece influiscono profondamente sul benessere di una comunità (le azioni di volontariato non incidono sul PIL, ma producono benessere). In sostanza, il PIL esclude tutto ciò che non è quantificabile in termini monetari.

Inoltre, il PIL è una misura aggregata, che tiene conto della media e non della mediana, che, a differenza della media, tiene conto della distribuzione del reddito nelle fasce di popolazione. Infine, il PIL non considera la sostenibilità dello sviluppo ed ignora gli ingenti costi sociali derivanti dalla progressiva distruzione delle risorse ambientali. Quindi, il PIL è ben lontano dal rappresentare un corretto indicatore del benessere di una collettività!

A differenza di quanto si ritrova nelle curve di utilità degli economisti e nel PIL, come già aveva capito Le Play con le sue monografie familiari, il benessere non dipende da soli elementi economici, ma anche da elementi non materiali, culturali, morali, come valori e tradizioni.

L’approccio alle capacità di Sen concepisce il benessere non come dipendente solo dal possesso di beni, ma dalla libertà di scelta degli individui: maggiore è la possibilità di scelta, maggiore è il livello di benessere. La possibilità di realizzare gli obiettivi desiderati, quindi, diventa componente essenziale del benessere.

Metodologia di indagine

La ricerca si propone di utilizzare l’approccio alle capacità di Sen per rilevare la struttura delle possibilità di scelta degli individui, e costruire così un indicatore del benessere. Per far ciò, i metodi utilizzati devono essere necessariamente qualitativi. Il vantaggio dell’uso di metodi qualitativi sta nel poter tornare indietro al concetto iniziale per riformularlo, cosa impossibile da fare nelle ricerche effettuate con metodi puramente quantitativi.

Il concetto di benessere è un concetto complesso, indagato prendendo in analisi le rappresentazioni sociali dei soggetti. Per rappresentazioni sociali, credenze si deve intendere una serie di significati interindividuali il cui scopo è...

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

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