Analisi sociale in Karl Marx
Le fonti del pensiero
Karl Marx nasce nel 1818 a Treviri, in Prussia, e muore nel 1883. Intriso di spirito romantico, ammiratore di Spinoza, Hume, dell’utopismo di Saint Simon e della libertà di coscienza dell’uomo (Epicuro), si entusiasmerà da giovane delle idee di Hegel, per poi criticarle. Studia le teorie socialiste francesi, Rousseau, Montesquieu, Machiavelli, l’economia politica classica (Smith, Petty), Quetelet e il fisiocratico Quesnay.
Il pensiero di Marx è aperto e critico, un continuo work in progress, e le sue fonti sono:
- Filosofia di Hegel e Feuerbach
- Economia politica classica (Smith, Petty, Ricardo)
- Pensiero politico utopista francese primo pensiero (movimenti dei lavoratori, Owen) e socialismo rivoluzionario (Blanc, Blanqui)
- Praxis: è l’analisi della realtà oggettiva, la realtà storicamente mutevole in cui vive l’uomo, e contempla i dati provenienti dalle ricerche sociali empiriche (Buret, Villermé), i dati statistici, le esperienze di vita lavorative e di lotta politica, e qualsiasi cosa derivi dal contatto diretto con gli operai
- Scienza: la conoscenza scientifica di Marx è manualistica, contempla le applicazioni tecnologiche connesse al processo produttivo, e include l’arte (sviluppa il pensiero)
La critica hegeliana
Sin da giovane Marx vede la concezione sistematica di Hegel nella cultura tedesca come un ostacolo alla piena comprensione della realtà, al libero fluire del pensiero. La sua critica si incentra prima sulla filosofia del diritto, che considera una contraddizione, poi sulla logica.
Il "sistema" hegeliano
Il pensiero di Hegel era più avanzato rispetto alla sua epoca, in cui le correnti filosofiche predominanti erano rappresentate dal naturalismo di Schelling e dal razionalismo di Fichte. La sua concezione, in pratica, era adatta ad una nuova società borghese ancora non nata.
«Tutto ciò che è reale è razionale; tutto ciò che è razionale è reale»
Hegel supera il noumeno kantiano, per il quale la conoscenza della realtà è limitata. Il concetto base di Hegel era l’Idea: l’Idea si costruisce razionalmente (Illuminismo) e, pur restando nel campo dell’astratto, si collega alla realtà concreta. In sostanza, l’uomo, nella sua capacità di astrazione, ha una rappresentazione reale del mondo esterno.
Il superamento di questo momento può ottenersi solo tramite l’autocoscienza, ossia tornando all’astratto, all’Idea, per cogliere la realtà empirica. L’uomo deve alienarsi nel mondo, per poi tornare ad impossessarsene. L’elemento unificante, che connette l’Idea alla realtà è lo Spirito, inteso come un’entità sovradimensionale rispetto ai singoli individui. Lo Spirito rappresenta una mediazione tra pensiero e realtà, ed è una concezione (ripresa da Platone) romantica ed unificante, nel senso che Hegel sentiva per la Germania la necessità di essere unita, di sviluppare uno spirito nazionale. Lo Spirito è l’elemento che deve “unire i popoli”.
La conoscenza della realtà può quindi ottenersi solo con il metodo dialettico, che è un processo che, secondo Hegel, segue tre fasi: Astratto → Concreto → Astratto. La dialettica ha il compito di conoscere la realtà, razionalizzarla mediante un confronto tra il pensiero razionale astratto, l’Idea, e la realtà concreta, per scoprirne le contraddizioni, cercando di superarle tornando all’Idea. È un processo continuo: si costruisce un modello organizzativo, lo si confronta con la realtà, e si torna all’idea di partenza, modificandola.
Hegel cerca di superare la separazione fra mondo oggettivo esterno e mondo soggettivo razionale dell’uomo, cercando di scoprire come questi due distinti universi si colleghino e si relazionino. Hegel li inserisce in un contesto determinato, che è la storia: a suo parere, solo nella storia si può conoscere l’uomo e le cose da lui prodotte. Soprattutto nella Storia delle istituzioni umane si può ritrovare il rapporto uomo-realtà: per questo motivo Hegel ricorre al diritto, alla filosofia del diritto, studiando le prime forme di istituzioni associative.
Lo Spirito deve manifestarsi concretamente nello Stato, che deve difendere i diritti naturali (proprietà privata) e regolare i rapporti fra i singoli individui, che formano la società civile. Lo Stato è un ente sovradimensionale rispetto alla società civile, che è la realtà vissuta dai singoli individui nella quotidianità. Hegel, borghese, concepisce la proprietà privata come elemento naturale (Locke): è un elemento che appartiene alla natura, quindi a tutti gli uomini, e non un atto di sopraffazione di un individuo sull’altro (Rousseau).
I valori su cui lo Stato deve porre particolare attenzione sono le istituzioni, la famiglia e il matrimonio, che sono valori, tipicamente borghesi. La concezione di Hegel è quindi una concezione razional-borghese, che riprende il modello dell’impero assolutista napoleonico, visto come riferimento per gli stati tedeschi (economicamente più arretrati e politicamente più frammentati). Hegel sottolinea anche l’importanza della religione, che deve identificarsi con lo Spirito.
La "sinistra" hegeliana e Feuerbach
A differenza della destra hegeliana che si concentrerà sullo Stato e sulla società, la sinistra hegeliana (Hess, Edgar e Bruno Bauer) si interessa soprattutto del tema della religione. Ludwig Feuerbach stravolge il concetto hegeliano di alienazione. Per Hegel, l’alienazione era il modo per conoscere la realtà, appropriarsene, per poi modificare l’idea: è l’Idea che si fa Spirito.
Feuerbach pone l’attenzione sull’uomo come essere naturale, e sul fatto che l’uomo sfrutti naturalmente la realtà per soddisfare i suoi bisogni. Tuttavia, la mancata conoscenza del mondo naturale fa nascere nell’uomo la tendenza a divinizzare la natura. L’uomo è fatto di materialità, e la religione non è altro che un elemento astratto che aliena l’uomo dal suo materialismo originario. La religione è una costruzione umana: costruendo la religione, l’uomo “aliena se stesso”, si estranea dalla realtà per creare un Dio.
La critica di Marx a Hegel
Marx sentiva un forte bisogno di riorganizzare la società, riferendosi soprattutto a quella prussiana, arretrata sia dal punto di vista economico-produttivo che politico-sociale. La società, tuttavia, non si poteva riorganizzare in termini filosofici, astratti, ma concreti, reali: Hegel rappresentava il massimo dell’astrazione.
Secondo il pensiero di Marx, il metodo dialettico è rovesciato: Concreto → Astratto → Concreto. Si deve necessariamente partire da un’analisi concreta della realtà, in quanto essa è l’unica realtà osservabile. Dai fatti si deve poi cercare di astrarne le contraddizioni, per poi tornare alla realtà concreta, modificandola, applicando continuamente verifiche di tipo empirico.
La critica di Marx a Hegel è incentrata sulla concezione dello Stato e della sua organizzazione. Nella filosofia del diritto hegeliana Marx nota una contraddizione: lo Stato non è un ente sovradeterminato, non è l’affermazione dello Spirito dei popoli. Al contrario, sono la famiglia e la società civile a porre le basi dello Stato. In sostanza, Hegel sottende nello Stato elementi che sono ad esso empiricamente precedenti.
Neanche la famiglia può essere considerata l’unità di base della società (Le Play, Comte), ma è l’uomo. Lo Stato, quindi, non può esistere astrattamente, ma è legato agli uomini: la sovranità personificata nel sovrano è arbitraria, in quanto quella che conta materialmente è la sovranità popolare, che può manifestarsi solo mediante la democrazia. Non è la costituzione a creare il popolo, ma è il popolo a creare la costituzione.
La concezione di Marx giovane è umanistica: l’uomo è il solo ed unico soggetto del processo politico. Nella concezione hegeliana, tale libertà del genere umano è inesistente.
Marx affronta anche l’argomento della burocrazia. Hegel riteneva che lo Stato dovesse servirsi della burocrazia, dei funzionari statali, per far rispettare le leggi, per mediare le contraddizioni nella società civile. Per Marx, invece, la burocrazia si pone contro le esigenze dei singoli: «è lo Stato immaginario accanto allo Stato reale». Da ciò nascono i suoi caratteri salienti: il formalismo, la gerarchia, il fanatismo, il segreto, il sapere assoluto.
Nello stesso contesto, Hegel afferma che le classi sociali hanno il compito di mediare tra potere esecutivo e popolo. Marx sostiene invece che le classi sociali rappresentano la separazione, la contraddizione esistente fra Stato e società civile.
Secondo Marx non è possibile scegliere tra Stato e società civile, perché la democrazia reale comporta il suffragio universale, e la conseguente dissoluzione dello Stato!
Il problema non era più affrontare in modo astratto la realtà, come voleva l’arretratezza culturale tedesca, ma cercare di trasformarla, attuando una rivoluzione. La borghesia, però, convive col potere esistente, e non può essere il soggetto di questa rivoluzione. Il soggetto deve essere un nuovo ceto sociale, frutto dello sviluppo industriale (che in Germania doveva ancora attuarsi) e della conseguente decomposizione della società, frutto del dilagare delle disuguaglianze sociali e dello sfruttamento dei lavoratori. Questo ceto sociale è il proletariato, che deve possedere un carattere universale. Al proletariato spetta il compito di rendere libera ed emancipata l’intera società.
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