Individuo, società, mondo
Le origini dell'analisi sociale
«Non si possono considerare i cambiamenti della sociologia come mutamenti paradigmatici, ma come un insieme complesso che col tempo e in spazi diversi ha avuto la possibilità di modificarsi, in relazione a ciò che ha modificato l’essere sociale umano e il suo modo di auto-organizzarsi» Compito della sociologia è descrivere e prevedere l’andamento di fenomeni sociali.
Sociologia è una scienza composta sia da aspetti teorici che empirici (scienza teorico-empirica), sia particolari che globali (micro e macro), sia oggettivi che soggettivi: il ricercatore stesso fa parte della società. La scelta dell’oggetto di indagine, infatti, implica che il ricercatore sia immerso nella realtà sociale che sta osservando.
La storia è un elemento che condiziona la ricerca empirica, perché le idee e la personalità di uno scienziato dipendono sempre dal contesto spaziale e temporale in cui vive. Per questo motivo, bisogna sempre considerare le variabili spaziali e temporali (non è tanto il breve periodo a condizionare la ricerca, quanto piuttosto il lungo periodo). In pratica, la sociologia cambia con il contesto in cui essa stessa vive.
L’individuazione dei percorsi, il loro confronto temporale e spaziale, la caratterizzazione culturale dello scienziato, sono i momenti fondamentali della scienza sociologica. Sul piano storico si è cominciato a scrivere di problematiche sociali nel momento in cui gli uomini hanno costruito un’organizzazione sociale complessa. Le prime analisi sociali, infatti, si ritrovano, sotto forma di narrazioni, nei Greci e nei Romani.
Machiavelli e il contesto europeo
Le origini dell’analisi sociale moderna si ritrovano in un momento storico di riorientamento di diverse concezioni, definibile con la scoperta del Nuovo Mondo (1492), la nascita del protestantesimo (1500) e la rivoluzione scientifica (Copernico, Galileo, Cartesio, Bacon). Niccolò Machiavelli (1469-1527) fu Segretario della Repubblica Fiorentina, ed il primo a immaginare un nuovo modo di concepire la società nell’epoca post-medievale, costruendo il primo modello organizzativo della società.
Per ritrovare le antiche virtù e l’equilibrio del vivere sociale, e per evitare sia i conflitti interni all’organizzazione politica che gli attacchi esterni (influenza papale compresa) c’era la necessità di ritrovare le caratteristiche della Repubblica Romana. La stabilità nazionale può trovarsi solo dopo un periodo di cesarismo: il Principe deve risolvere i conflitti violenti con la forza (leone), ma i conflitti interni con l’astuzia (volpe), al fine di massimizzare il benessere dei cittadini. Il popolo deve avere la possibilità di far cadere chi non rispetta i suoi bisogni. Invece dei diffusi eserciti mercenari, propone una leva dei cittadini, in modo che siano veramente motivati a difendere la Repubblica. Il suo pensiero ha carattere nazionale, non locale: si riferisce all’Italia come entità!
Il XVII secolo è il secolo della rivoluzione scientifica, in cui si concretizza un modo di concepire l’uomo che rifiuta l’assolutismo teologico, confrontandosi direttamente con la natura, che deve essere scoperta e classificata tramite l’osservazione empirica.
In Inghilterra, Francis Bacon (1561-1626), fece notare la necessità di imporre un nuovo modo di fare scienza. Il suo principio base era «mettersi a confronto con la natura, per capire la realtà». Assumeva quindi grande importanza l’osservazione, l’induzione empirica, a discapito della deduzione: così si potevano prevedere le conseguenze dei comportamenti umani. Insieme a Cartesio, Copernico e Galileo, rappresenta una rivoluzione della concezione platonica della scienza! Il cogito ergo sum di Cartesio rappresenta proprio questo concetto: si scopre l’interdipendenza tra mondo della natura e individuo, e la relazione tra questi due elementi diventa nuovo campo d’indagine, indipendente da ogni condizionamento teologico-religioso. L’uomo sta nell’insieme naturale, e di questo insieme deve scoprirne le caratteristiche.
Fino ai primi anni del 1600, al centro del sistema mondo si trovava la Spagna, ossia fino alla disfatta nello scontro navale con l’Inghilterra di Elisabetta ed al crollo dell’economia dovuta all’invasione di oro e merci provenienti dal Nuovo Mondo. L’Olanda, divenuta prima potenza navale dopo il crollo della Spagna, era economicamente avanzata. Formata da piccoli staterelli federali, aveva già dato vita alle prime assicurazioni sul trasporto di merci: il valore delle merci era calcolato in base a statistiche di prodotti e popolazione (più un prodotto soddisfava i bisogni, più doveva essere pagato). Libera da oppressioni religiose, l’Olanda accoglierà numerosi eretici ed intellettuali (Spinoza).
L’Inghilterra, fino ad allora arretrata per via della guerra civile, si autonomizza a livello religioso e comincia un’opera di razionalizzazione della produzione (invenzione del recinto). Il conflitto tra Parlamento e Corona rappresenta il conflitto, rispettivamente, tra nuova borghesia e vecchia nobiltà agraria: in questi anni si concretizza la lega obbligatoria (New Model Army).
Cromwell, puritano, si pone al comando dell’esercito parlamentare e forma una dittatura temporanea, di stile machiavelliano: con la Rivoluzione Inglese del 1642 si ha la nascita della borghesia. Con lo scopo di evitare conflitti interni, si comincia a pensare ad un modo di legare la scienza alla società: si formano le Royal Society, in cui per la prima volta la scienza si organizza senza confini politici (erano ammessi gli intellettuali di tutte le nazionalità).
Thomas Hobbes
Con Thomas Hobbes (1588-1679) nasce il pensiero sistemico: è il primo a concettualizzare un sistema chiuso tra individuo e società. Ribalta la concezione induttiva di Bacon, sviluppando un’ipotesi deduttiva della relazione tra uomo e natura.
Nell’Inghilterra dilaniata dalla guerra civile del 1640, Hobbes si convinse che, finché nella convivenza umana esisterà il conflitto, l’organizzazione della società è destinata al fallimento. Nello stato di natura, in cui predominano bisogni, desideri e passioni, gli individui combattono tra loro per il territorio, come gli animali: l’individuo singolo è per natura egoista e possessivo. Tuttavia, l’uomo, oltre alla forza (conatus), ha a disposizione la ragione, con la quale capisce che la convivenza pacifica è l’unica arma per evitare i conflitti.
Lo Stato deve essere un ente sopraelevato e detenere la forza: questo ente è il Leviatano, a cui gli uomini delegano il ruolo del mantenimento della sicurezza tramite il contratto. Lo Stato difende il singolo dalla sopraffazione dell’altro, ma l’uomo, per poter vivere in modo equilibrato, è obbligato a sottoscrivere questo contratto.
Anche la religione non può perseguire obiettivi particolari, che generano superstizioni e altri conflitti, ma deve avere un ruolo globale nella società, al fine di mantenerne uno sviluppo armonico: secondo Hobbes essa ha bisogno di essere controllata dallo Stato.
Hobbes è cosciente che il vero potere non è nelle mani dei politici, dei rappresentanti, ma nelle mani dei produttori: lo Stato, il Leviatano, deve difendere i possedimenti dei singoli dall’abuso degli altri, deve in sostanza difendere la proprietà appropriativa dell’uomo.
James Harrington
Il pensiero di James Harrington (1611-1677), ripreso nell’opera utopistica The Commonwealth of Oceana (1656), è più legato alla terra e più democratico, almeno in apparenza.
Il possesso della terra, nato nel Medioevo, aveva portato alla destituzione delle antiche forme repubblicane, in cui l’uomo era governato dalle leggi, e la società era retta da un sentimento di reciprocità (Machiavelli). A partire dal Medioevo, invece, era l’uomo a comandare sull’uomo, e la guerra civile inglese indica chiaramente la necessità di un passaggio ad una forma di governo popolare. Ma, a differenza di Hobbes, non deve essere un’unica autorità ad imporre la propria forza al popolo, ma una repubblica, basata su dei principi fondamentali:
- Legge agraria (tutti hanno diritto ad avere una terra)
- Legge per regolare i rapporti fra i cittadini in modo democratico
- Ricambio politico nell’assegnazione delle cariche (nessuno in Parlamento deve avere un potere assoluto, ma ci deve essere sempre un ricambio, una rotazione delle cariche)
Perché è un sistema apparentemente democratico? Perché pensava solo ai proprietari terrieri: i pochi possono proporre e dibattere; il popolo può solo manifestare il proprio consenso.
William Petty
Dopo la prima rivoluzione borghese nella storia, quella inglese del 1642, si avvertì la necessità di avere informazioni sempre più precise sul territorio, la popolazione e l’economia. William Petty (1623-1687), membro della Royal Society, è il fondatore dell’economia politica e della statistica demografica. Egli parte da un principio naturale: fondere la scienza astratta della matematica con il concreto, le relazioni sociali.
Petty concepisce ogni fenomeno sociale come riducibile a numeri, pesi e misure: solo così possono calcolarsi le interrelazioni tra elementi, Paesi, individui, prodotti. È un metodo che Petty definisce «aritmetica politica».
Secondo Petty, alla base della ricchezza vi sono:
- Valore della terra
- Popolazione
- Lavoro
Quindi, alla base della potenza di una nazione ci sono la terra e il lavoro, i quali danno valore ai prodotti che diventano merci, e che si possono scambiare in un mercato. Se per misurare la terra bastava misurare il terreno coltivabile di una nazione, per misurare il lavoro era necessario calcolare una stima della popolazione, per poi suddividerla secondo certi fattori (sesso, età) in modo da calcolare l’effettiva capacità lavorativa della popolazione. Bisogna conoscere quindi la relazione fra popolazione e ricchezza.
L’unica organizzazione che custodiva elementi demografici era rappresentata dalle parrocchie (nascite, morti, matrimoni): così costruisce un indicatore numerico della forza produttiva. Non deve esserci disoccupazione, perché la produttività è alla base della ricchezza: Occupazione → Produzione → Ricchezza → Consumi.
In sostanza si tratta di un Welfare State “anticipato”: lo Stato non detiene la forza (come in Hobbes), ma deve regolare la produttività per garantire ricchezza e benessere per tutti. Con l’invasione dell’Irlanda (Cromwell), l’Inghilterra torna ad avere una gran quantità di forza lavoro, e Petty si occupò di analizzare il territorio, la popolazione e la ricchezza dell’Irlanda.
Costruisce ed utilizza diversi indicatori (tasso di natalità e mortalità, distribuzione per classi di età, grado di urbanizzazione, PIL), con in quali analizza la realtà empirica in modo indiretto: maggiori consumi (ad esempio, rilevabili con il numero di birrerie e di comignoli in un villaggio) indicano maggiore ricchezza. Gli indicatori diventano un mezzo che sostituisce e coadiuva l’unico metodo di rilevazione statistica allora esistente: i Cuestionarios spagnoli del 1500.
Petty usa un metodo di analisi quantitativo. Nello stesso periodo, in Germania nasce anche un metodo qualitativo: la statistica nascerà dalla fusione tra analisi qualitativa e quantitativa. L’analisi sul fiorente sviluppo commerciale dell’Olanda porterà Petty a sostenere l’esistenza di una relazione fra religione ed economia. A suo giudizio, la libertà di coscienza è direttamente collegata alla possibilità di sviluppo dell’economia: gli strati di popolazione che tendono a sviluppare più il commercio e le attività produttive sono estranei alle confessioni religiose (Olanda). È necessario, quindi, avere un governo indulgente verso le confessioni religiose: la capacità di accoglienza di singoli imprenditori, artigiani, incrementa la capacità produttiva.
Baruch Spinoza
Baruch Spinoza (1632-1677), olandese, è il primo a concepire un modello di relazione che implica 3 soggetti, l’individuo, lo Stato e la società, all’interno di un contesto complessivo, la natura o Dio. È una visione olistica, globale, ma al contempo non implica una diminuzione della rilevanza del singolo soggetto: propone, anzi, la massimizzazione della sua individualità, presupponendone la massima libertà. È una fusione tra individuo, società, mondo, natura e Dio: l’individuo non è una semplice particella del mondo, ma una particella pensante.
Pur partendo dal modello pessimistico di Hobbes, lo supera, ed ipotizza un sistema in cui la potenza dei singoli (la forza di Hobbes) confluisce nel contratto sociale: un sistema in cui tutti partecipano, ma in cui ognuno gode di un certo grado di libertà. C’è bisogno di una democrazia, in cui ogni singolo con la sua libertà di pensiero sia uguale ad ogni suo simile davanti alla legge: è una visione rivoluzionaria opposta a quella di Hobbes.
È una visione positiva dell’uomo in società, entro la quale i singoli divengono soggetti agenti nel loro insieme, liberi perché guidati dalla ragione. I desideri umani non impediscono questa associazione, perché le passioni non portano alla guerra (Hobbes), ma, mediante la ragione, gli interessi da singoli si trasformano in globali. La gente, la massa, non è cosciente delle possibilità della propria razionalità, ma il singolo lo è: proprio la razionalità produce il ragionamento «il mio benessere sta nel benessere globale».
La libera manifestazione del pensiero e la libera ragione diventano il fine principale dello Stato, insieme alla sicurezza. In sostanza, il diritto del singolo risulta essere così delimitato, ma al contempo l’interesse del singolo viene soddisfatto.
La religione è importante per legare i singoli, ma lo Stato non deve occuparsene: la religione è un aspetto particolare del singolo, e non può essere gestita globalmente. Le religioni sono costruzioni, sono falsificazioni della realtà, ed i profeti manipolano la gente intellettualmente più debole: gli Stati che più fanno affidamento alla religione sono quelli che vogliono limitare il libero pensiero e la libera opinione. In questo contesto, la religione può sì assumere un ruolo di guida, ma solo per il singolo, senza costituire una guida per la costruzione della società.
John Locke
Il modello di Hobbes era troppo chiuso e repressivo per l’economia inglese in espansione. John Locke (1632-1704) lo supera e da vita alla prima forma di pensiero liberale. A differenza di quanto ipotizzato da Hobbes nel Leviatano (guerra di tutti contro tutti), secondo Locke nello stato di natura esistono diritti individuali che rendono gli uomini uguali. Fra questi sono fondamentali il diritto alla proprietà e alla libertà di acquisizione, secondo il quale tutti possono muoversi alla ricerca del soddisfacimento dei propri bisogni e desideri.
La propensione acquisitiva e possessiva del singolo ha quindi un carattere naturale: da Hobbes a Locke, da Petty a Harrington, si costruisce l’individualismo possessivo (caratteristica fondante della società borghese). Locke è un proprietario terriero, e ovviamente difende i loro interessi: secondo lui, pertanto, si tratta di un individualismo positivo.
Nello stato di natura tutti hanno diritti e libertà di acquisizione, creando in questo modo differenziazioni fra gli individui a seconda delle loro capacità di accumulazione. Lo Stato ha il compito di far rispettare e mantenere le regole, assicurando che non vengano lesi i diritti naturali. Se l’organo legislativo non adempie a ciò, può essere sostituito dal popolo. Questa è la frattura più grande rispetto al modello del Leviatano, in cui con la forza si obbligano tutti a non uscire fuori dal sistema di regole condivise. Nel mondo lockiano se l’organo legislativo non adempie ai propositi stabiliti da coloro che si trovano al vertice della società, in quanto proprietari, basta toglierli il consenso e mediante elezioni costruire un nuovo organo.
Gli individui non aderiscono al contratto per obbligazione, per costrizione, ma per consenso. Il consenso si ottiene mantenendo la libertà acquisitiva dei singoli. L’individuo non lascia tutto al Leviatano, ma conserva gli elementi naturali: la proprietà e la libertà di acquisizione.
Questo orientamento ha l’obiettivo di liberare le forze produttive del tempo, i proprietari, e ciò implica che il potere non ponga limiti anche in altri ambiti al di fuori di quello economico, come quello religioso. Anche Locke, come Spinoza, insiste sulla necessità della tolleranza religiosa, in quanto permette di sviluppare maggiori possibilità di crescita. Da queste elaborazioni deriverà l’insieme di valori del liberalismo: ogni individuo è libero, partendo da uno stato di natura in cui tutti hanno diritti alla proprietà, ad acquisire nuove proprietà, e quindi ad accumulare.
Jean-Baptiste Colbert & Vauban
A cavallo tra il XVII e il XVIII secolo, la Francia era socialmente ed economicamente più arretrata rispetto all’Inghilterra (assolutismo, produzione agricola, pochi commerci, guerre). La monarchia assoluta di Luigi XIV in Francia necessitava, per fare in modo che tutto fosse controllato dal re, di organi di controllo delle finanze, delle produzioni e dei mercati interni.
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