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La teoria dei regimi urbani si è sviluppato nella prima metà degli anni ’80 si concentra sulla teorica del

potere e l’analisi delle politiche pubbliche: la prima dimensione riguarda la capacità di agire per fissare

obiettivi comuni; la seconda cerca di allargare il campo d’indagine nella policy analysis.

La teoria sconta due assunzioni: una prevede l’autonomia delle scelte di sviluppo e della non indipendenza

delle politiche dal contesto le strategie mettono le città in competizione scegliendo “pacchetti”

favorevoli al capitalismo. Questa prospettiva sottolinea l’importanza degli attori economici nel condizionare

le scelte di sviluppo locali.

Issues:

-necessità di fronteggiare crisi inedite;

- un’agenda di lungo termine con intenti identificabili;

- una coalizione pubblico-privata finalizzato a promuovere e sostenere l’agenda;

-la concentrazione e la mobilitazione congiunta di risorse strategiche.

I regimi urbani possono assumere a loro volta profili specifici.

Due elementi importanti: uno riguarda i contenuti programmatici ( pro welfare e pro growth: il primo

privilegia l’equità sociale e la redistribuzione delle risorse; il secondo persegue l’obiettivo della crescita

economica), l’altro riguarda l’attivismo e l’influenza del potere pubblico di mobilitarsi a sostegno del

rinnovamento urbano.

I regimi urbani sono sostenuti da coalizioni stabili: coalizione è sia il gruppo informale di individui potenti

con accesso a risorse istituzionali che influenza le scelte politiche(governing coalition), sia il complesso di

organizzazioni private e agenzie pubbliche che forniscono risorse(governance coalition). La composizione e

la struttura di una coalizione di governance variano in base al tipo di regime.. in generale la composizione

risulta dalla distribuzione delle tre componenti fondamentali di ogni società locale: lo stato locale, il

business, il non profit. Il primo (government) è l’insieme dei comitati e delle agenzie governative territoriali

in cui operano rappresentanti eletti e burocratici. Il business comprende le imprese private orientate al

profitto. Il non profit riguarda le organizzazioni orientate a scopi sociali.

Rispetto ai regimi pro welfare, i regimi orientati alle politiche cella crescita competitiva presentano

coalizioni meno ampie ed eterogenee. Il nucleo delle core institutions include di regola, oltre ai

rappresentanti dello stato locale, gli attori forti del business. In questo contesto l’autorità esercita una

funzione di supporto.

In 3 casi la teoria dei regimi lascia interrogativi aperti nel caso torinese.

1) Una prima questione riguarda l’instaurazione del regime, vale a dire le circostanze e le modalità

attraverso cui un’agenda urbana si delinea e si consolida ad opera di una coalizione di attori. La nascita di

un regime urbano tende a correlarsi con l’insorgere di una crisi del modello di sviluppo di una città.

 che cosa trasforma una situazione di crisi urbana più o meno conclamata in un assetto di governance

che presenta i caratteri di stabilità e di coesione costitutivi di un regime urbano?

2) La seconda riguarda i fattori che consentono il consolidamento del regime: disponibilità di risorse

finanziarie e iniziative volte a dare visibilità alla coalizione. Resta da approfondire il ruolo che la parte

pubblica esercita nel processo di consolidamento: facilitazione o pilotaggio?

3) Classe dirigente (governing coalition)

CAPITOLO 2

L’attuale città di Torino è l’esito di una costruzione politica sostenuta da un progetto, anche se non

mancano componenti spontanei.

Il progetto Torino è composto da un’agenda urbana, ossia l’insieme di problemi e soluzioni prioritari nel

territorio. A monte dell’agenda c’è stato un momento di elaborazione collettiva che la le proprie origine

negli anni 80-90, sull’ondata della sconfitta del governo di sinistra e del momento sindacale alla Fiat, con il

sociologo Arnaldo Bagnasco, che avanza un’interpretazione dello sviluppo della città. I protagonisti sono:

l’ala liberale imprenditoriale, la componente riformista del movimento operaio e una parte degli

intellettuali progressisti funzione di “illuminazione” verso i policy makers.

Successivamente a ridosso degli anni 90 si sviluppano 3 punti: il primo definisce la situazione dello sviluppo

urbano, individuando le criticità; il secondo specifica le carenze; il terzo affronta il tema della

ristrutturazione della città industriale.

Alla metà degli anni 80 convivono “due Torino”, che secondo Bagnasco derivano dalla mancata

compenetrazione del mercato e dell’organizzazione; il sistema politico non è mai stato in grado di

armonizzare il mix e l’interazione. La presenza di un’ economia altamente sviluppata produce conseguenze

negative, accentuando l’autoreferenzialità della prima e limita le scelte degli attori negli altri domini.

Quattro sono le dimensioni, tra loro intrecciate e dipendenti, del sottosviluppo della politica:

1) deficit di prospettiva: il frame ideologico è ancora l’industrialismo (e l’operaismo);

2)economicismo o mancanza di autonomia della politica (che non riesce a mediare tra impresa e sindacati);

3)deficit negoziale della politica tra intransigenza padronale e operaia (sudditanza e antagonismo);

4)lo scarto tra le esigenze del governo di una società complessa le competenze richieste per esercitarlo.

Ciò pone la politica al fulcro di un interesse di rinnovamento, per liberarsi delle pratiche obsolete e

fallimentari del passato e concentrarsi su una prospettiva alternativa. All’iniziale impostazione polemica,

subentra un approccio più costruttivo, che si concentra sull’idea nuova di città (la città non è solo il luogo

dell’implementazione della politica, ma anche un attore in grado di gettare le basi per la propria crescita).

In ogni caso il progetto politico non deve essere calato dall’alto ma essere il prodotto emergente di un

processo negoziale multilaterale.

CAPITOLO 3

Fin dagli anni 80 Torino ha assunto l’etichetta di città post-fortista.

Per fordismo si intende un regime di accumulazione e di organizzazione tecnico-produttiva che diventa

dominante tra gli anni Venti e gli anni Settanta del novecento (con prevalenza dell’industria manifatturiera

che produce beni durevoli standardizzati).

Nel post-fordismo la produzione si adatta alla domanda, si introducono nuove tecnologie, le dimensioni

dell’impresa si riducono e aumentano le piccole e medie imprese specializzazione flessibile.

Il passaggio dal fordismo al post-fordismo è segnato dal processi di ristrutturazione e da tensioni che ne

minacciano lo sviluppo (l’abbandono dei luoghi storici del lavoro apre innumerevoli vuoti che sconvolgono

l’identità fisica dei centri urbani).

I processi di ristrutturazione e di industrializzazione investono Torino dagli anni 70. La svolta si ha sul finire

degli anni 80: il gruppo Fiat imprime una forte accelerazione alla politica di internazionalizzazione

disimpegnandosi progressivamente del contesto locale e nazionale. Mentre l’occupazione industriale si

contrae, il settore terziario cresce e si diversifica. A cavallo del 2000 non è chiaro quale sia il profilo

dominante : alcuni sostengono che si è verificato il passaggio a un’economia dei servizi, mentre altri

parlano del passaggio verso una città neo-industriale.

Anni 90:

-Torino policentrica: l’obiettivo perseguito è quella di una costruzione di una città spazialmente e

funzionalmente differenziata, tramite l’espansione dell’assetto urbanistico.

1995 piano regolatore generale. L’assegnazione dei giochi olimpici invernali 2006 convogliano nella capitale

importanti flussi finanziari e opportunità di intervento. Il risultato è un nuovo riassetto urbanistico: nuovi

insediamenti edilizi in ex aree occupate da fabbriche, riqualificazione dei quartieri (Progetto Periferie 1998),

restauro dei palazzi realizzazioni delle strutture di trasporto, potenziamento dell’aeroporto (verso la Val

Susa, per collegare Lione).

- Torino politecnica: valorizzazione dei settori scientifici, tecnologici e dell’informazione: l’università inizia il

trasferimento verso sedi più decentrati, vengono creati luoghi attrezzati per l’insediamento di imprese

innovative (Investimenti Torino Piemonte).

-Torino pirotecnica o dell’intrattenimento: la città diventa fulcro di attrazioni e iniziative dai contenuti

culturali.

- Torino sostenibile e solidale: le politiche per la sostenibilità ambientale sono in secondo piano, tanto in

termini di investimenti, quanto di progetti. Le social issues non sono al centro nell’agenda cittadina,

nonostante il Primo Piano Strategico sia in costruzione con i cittadini. + politiche di integrazione degli

immigrati.

Le politiche sociali vengono attuate attraverso microprogetti non coordinati in un piano di lungo periodo.

Torino appare in linea con la maggior parte delle città americane ed europee per il tentativo di combinare

in un mix complesso differenti percorsi. Ha un modello a tripla elica che puntano alle politiche pubbliche

volte a incentivare l’innovazione e a sviluppare settori high-tech.

CAPITOLO 4

Una coalizione di governance è un insieme di forze che agiscono di concerto in vista di scopi comuni. Del

nucleo dell’alleanza fanno parte solo alcuni organizzazioni: altre invece hanno il compito di socializzare

l’agenda governativa attraverso la costruzione di rappresentazioni condivise (city image organizations).

Per arene di governance intendiamo luoghi relativamente aperti di discussione pubblica sui problemi della

città e sull’agenda governativa. Non hanno potere diretto di indirizzo sulle scelte rilevanti; si limitano a

ratificare decisioni già elaborate in consessi più ristretti veicolandole verso l’esterno.

A partire dagli inizi degli anni 90, la Camera del Commercio si accredita come luogo cruciale di incontro fra

diversi interessi economici;all’arena di discussione della Camera, il Comune affianca una nuova sede di

confronto, di elaborazione e di coordinamento politico-intellettuale delle proposte e delle domande della

società locale.

Nel 2000 venne costituita l’associazione Torino Internazionale che promosse l’attività del Primo Piano

Strategico (dieci anni dopo venne steso anche il Secondo Piano Strategico).

Torino policentrica è costituito dai settori legati alla proprietà fondiaria e immobiliare e all’industria delle

costruzioni. Intorno a questo nucleo si dispone una fitta rete di attori collaterali (società intermediarie,

aziende di distribuzione). Il Comune e in parte la Regione si assumono il compito di una regolazione debole

e di intermediazione tra comunità locale e i livelli superiore.

Dietro le quinte delle Torino politecnica, il potere pubblico esercita una funzione attiva non solo di

coordinamento, ma di pilotaggio e di stimolo; le due fondazioni bancarie concorrono al sostegno

dell’agenda, mentre Università e Politecnico contribuiscono a mettere il potenziale innovativo.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Crash_9009 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della politica urbana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof D'Albergo Ernesto.

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