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Riassunto esame Sociologia della politica, prof Gritti, libro consigliato Manuale di sociologia della politica

Riassunto per l'esame di sociologia della politica del prof. Gritti, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente, Manuale di sociologia politica, dell'università degli Studi La Sapienza - Uniroma1. Scarica il file in PDF!.

Esame di Sociologia della politica docente Prof. R. Gritti

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luoghi in cui esse trovano le migliori condizioni in termini di costi salariali

minimi, e massima possibilità di ottenere vantaggi. I paesi di più elevata

tradizione industriale, che subiscono le delocalizzazione delle imprese, si

ritrovano con un aumento dei disoccupati e una diminuzione del gettito fiscale

e contributivo, proprio nel momento in cui quest’ultimo sarebbe pire necessario

per far fronte alla disoccupazione crescente. Contemporaneamente i paesi

sottosviluppati possono riuscire a conquistare nuovi insediamenti produttivi

solo al prezzo di mettere in sordina alla tutela dei diritti sociali e sindacali dei

proprio lavoratori, nonché di accettare trattamenti di rapina sulle proprie

risorse ambientali.

Il terzio millennio si apre su tre ipotesi di governo mondiale:

GLI USA COME POTENZA IMPERIALE

La prima ipotesi, che si definisce la più realista, fa riferimento al ruolo di

potenza imperiale degli Stati Uniti d’America. Critici di questo orientamento

ribattono osservando che, con tale via, si ammetterebbe a priori la sconfitta

della politica, visto che i presidenti americani vengono eletti con il contributo

determinante e il conseguente condizionamento delle grandi lobby economiche

dell’industria, dell’energia e degli armamenti.

IL POSSIBILE RUOLO DELL’UNIONE EUROPEA

La seconda ipotesi confida sulla crescita di entità sovranazionali come l’Unione

Europea. A sfavore va registrata la mancanza di orientamenti unitari in politica

internazionale. IL POSSIBILE RUOLO DELL’ONU

La terza ipotesi è quella che vorrebbe affidare un compito di global governance

a una potenziata organizzazione delle Nazione Unite. I limiti di questa terza

ipotesi si ritrovano nella prospettiva di cambiamento dal basso portata avanti

dal movimento no global. Sindacati, operai e contadini impegnati contro il

dumping sociale, ecologisti, pacifisti e femministe a favore dell’affermazione

di diritti umani globali, tutti contro un nemico (neoliberismo) e una finalità

comune.

5. PARTITI POLITICI

1. IL NOME E LA COSA

Verso una definizione dei partiti politici; cosa sono e a che cosa servono. Per

fare ciò cominciamo con il porre una distinzione tra un’accezione

“generalissima” e universale, e un’accezione più specifica.

Il primo significato, più ampio e generale, consente di cogliere una regolarità

della vita politica.

Sono dei raggruppamenti (più o meno) organizzati in vista della

conquista e dell’esercizio del potere politico.

in primo luogo, ogni partizione attiva due processi fortemente correlati: un

processo di costruzione di una forma di identità collettiva, volto quindi al

riconoscimento, e un processo di identificazione degli individui dalla loro

parte, e una conseguente formazione di lealtà del gruppo politico. un

incessante dialettica tra esterno-interno e tra riconoscimento e

appartenenza.

In secondo luogo, la scomposizione di una comunità politica in parti tra di loro

in competizione/conflitto presuppone l’esistenza di un tutto pluralistico che è

passibile di scomposizione. Nell’idea di partito c’è implicito il rigetto della

visione unanimistica dell’ordine sociale.

Quanto detto fin qui coglie la dualità costitutiva dell’azione dei partiti, che

possiamo rendere con il contrasto tra la logica dell’identità, che attiene a ciò

che i partiti sono e dicono di essere, e la logica della competizione relativa a

ciò che i partiti fanno e alle relazioni che intrattengono tra di loro. Qui

competizione sta per elettoralismo.

La seconda accezione, più specifica, la si deve a Max Weber: per partiti si

debbono intendere le associazioni fondate su un ‘adesione

(formalmente) libera, costituite al fine di attribuire ai propri capi una

posizione di potenza all’interno di una comunità, per il perseguimento

di fini oggettivi o per il raggiungimento di vantaggi personali, o per

entrambi gli scopi. Ritroviamo in questa definizione i principali elementi

caratterizzanti il partito politico come fenomeno sociologico moderno:

1. Organizzativo: dato dalla struttura formale associativa che tiene

assieme i vari elementi.

2. Teologico: orientamento a realizzare gli obbiettivi siano essi materiali,

specifici o ideali.

3. Competitivo: un organizzazione per la presentazione agli elettori di

candidati e programmi.

4. Istituzionale: possibile negli stati di tipo liberal-democratici.

Dalla definizione di Weber si ricava anche che l’azione dei partiti si colloca tra

gli strumenti della distribuzione della “potenza” in una comunità. Il partito che

ottiene il successo elettorale (voteseeking) ha più facoltà di emettere e far

eseguire comandi pubblicamente validi. Ciò avviene di norma attraverso tre

meccanismi: il controllo delle cariche pubbliche (officeseeking), la

distribuzione delle risorse pubbliche (patronage) e la possibilità di indirizzare

le decisioni e le politiche pubbliche (policy-seeking).

A cosa servono i partiti? Cosa fanno, e qual è la loro funzione? Tra i molteplici

contributi mantiene ancora tutta la sua attualità lo schema elaborato da

Anthony King che elenca le funzioni più importanti svolte dai partiti:

1. L’integrazione e la mobilitazione dei cittadini. Da un lato i partiti

organizzano la partecipazione, il che implica un attività di

socializzazione e di filtraggio, dall’altro, attraverso l’elaborazione

ideologica favoriscono la costruzione delle identità con le quali

pretendono di farsi riconoscere.

2. La strutturazione del voto. Tutte quelle attività definite di

electioneering, la formazione degli orientamenti politici e delle opinioni

degli elettori, i processi di propaganda e di educazione.

3. L’aggregazione degli interessi. I partiti trasformano le domande

sociali e le richieste in alternative politico-programmatiche generali.

L’azione dell’aggregare comprende sempre un mediare e regolare, una

valutazione e interpretazione.

4. Il reclutamento dei leader e del personale politico. i partiti hanno

finito per controllare processi attraverso i quali si assegnano le posizioni

di autorità, in un dato sistema politico.

5. L’organizzazione del potere di governo. I partiti assolvono a

importanti compiti procedurali, a partire dalla fondamentale connessione

tra esecutivo e legislativo.

6. L’influenza delle politiche pubbliche. Ci si riferisce alla capacità di

problem solving dei partiti politici e di influenzare il processo di policy-

making.

Molti studiosi piuttosto che procedere a un’elencazione delle funzioni, hanno

preferito imboccare un’altra strada. Elaborando criteri classificatori più

stringenti. Gli sbocchi sono stati sostanzialmente due. Da una parte si è arrivati

a individuare una funzione minima o definiente, cioè senza la quale

verrebbe meno la stessa possibilità di parlare di partito politico. Dall’altra parte,

si è posta la necessità di distinguere le diverse specie di partiti, come i partiti di

governo e partiti di opposizione, o tra partiti sociali e partiti istituzionali.

Il problema di oggi rispetto alle funzioni è che oggi i partiti continuano a

disimpegnare l’attività di coordinamento e integrazione istituzionale in un

contesto di crescente delegittimazione in conseguenza del fatto che la loro

capacità di controllo, organizzazione e integrazione politica degli elettori e dei

gruppi è stata in gran parte erosa. Possiamo scorgere in questa dissociazione

funzionale il dilemma tra logica della competizione e la logica dell’identità.

2. LE PROSPETTIVE CLASSICHE

Le principali prospettive analitiche elaborate per studiare i partiti politici:

LA PROSPETTIVA SOCIOCULTURALE

Dal un punto di vista socioculturale i partiti riflettono le divisioni fondamentali e

le linee di conflitto che attraversano stabilmente una società. Possiamo parlare

di strutture dei cleavages (fratture, divisioni). Si può dire che i cleavages

sono i criteri che dividono i membri di una comunità, in gruppi. Questi

cleavages sono rilevanti se sono in gradi di dividere i membri di una comunità

sulla base di differenze politiche fondamentali. Innanzi tutto, sono delle linee di

divisione, delle fratture, che attraversano una comunità e che costituiscono ei

conflitti particolarmente forti e prolungati, radicati nella struttura sociale. In

secondo luogo, in quanto base per i conflitti, essi costituiscono dei fattori di

aggregazione e di identificazione dei membri di una collettività o di segmenti

di essa. Danno vita a processi di mobilitazione degli individui sulla base dello

schema binario amico-nemico, sono alla base quindi della logica dell’identità.

In terzo luogo, quando ciò accade e un cleavages acquista salienza, si creano le

condizioni per l’affermazione di un soggetto politico. in quarto luogo, una volta

affermatisi e superata la sfida dell’istituzionalizzazione i partiti politici

tendono a sopravvivere alla perdita della rilevanza della linea di conflitto

originario.

Ci sono quattro tipi fondamentali di fratture interpretati come prodotti delle due

maggiori rivoluzioni del XX secolo: la rivoluzione nazionale a cui sono collegate

le fratture centro-periferia e stato-chiesa; e la rivoluzione industriale, a cui

sono collegate le fratture urbano-rurale e lavoro-capitale.

Alcune fratture, come quella Stato-Chiesa e, soprattutto, quella tra operai e

datori di lavoro, hanno lasciato tracce sulle altre e hanno acquisito maggiore

salienza. Ma l’esistenza di una data frattura non si traduce automaticamente

nella formazione di uno specifico partito.

La prospettiva socioculturale, infine, può arricchirsi qualora la formazione dei

partiti politici venga ricollegata all’esistenza di famiglie spirituali o

ideologiche. LA PROSPETTIVA ISTITUZIONALE

La prospettiva istituzionale rivendica che le lotte politiche sono mediate e

condizionate dagli assetti istituzionali, cioè dall’insieme di regole, procedure,

norme e valori. Nello specifico, tanto la formazione dei partiti che il loro

cambiamento, così come altri rilevanti aspetti della loro vita politica, sono

influenzati principalmente dallo sviluppo delle istituzioni statali moderne. La

ricostruzione di questi sviluppi è al centro di uno dei contributi più noti di

Rokkan, secondo il quale la strutturazione della politica di massa può essere

guardata, oltre che dalla prospettiva dei cleavages, anche da una prospettiva

che possiamo chiamare top-down, che enfatizza la risposta del sistema: gli

ouput d’adattamenti istituzionali, che possono essere considerati come delle

soglie che vengono superate durante il processo di democratizzazione.

1. Soglia della legittimazione: il riconoscimento da parte delle élite

politiche dei diritti di petizione, di critica, di dimostrazione contro il

regime, della libertà di opposizione.

2. Soglia dell’incorporazione: il superamento di questa soglia richiede la

comparsa dei diritti di partecipazione politica. Ci imbattiamo nel processo

di estensione del suffragio.

3. Soglia di rappresentanza: si supera quando si indeboliscono le

barriere istituzionali alla rappresentanza dei nuovi partiti politici. Quando

i sistemi elettorali chiusi diventano aperti.

4. Soglia del potere esecutivo: relativa al riconoscimento della

responsabilità del governo a tutti i partiti che riescono a controllare la

maggioranza dei seggi parlamentari.

5. Soglia della governance: nelle democrazie avanzate ne sembra attiva

una quinta. LA PROSPETTIVA ORGANIZZATIVA

Qualunque altra cosa siano i partiti e a qualunque altro tipo di sollecitazioni

possono rispondere, essi sono prima di tutto organizzazioni e pertanto l’analisi

organizzativa deve precedere ogni altra prospettiva. In particolare l’analisi

organizzativa dei partiti si è sviluppata lungo alcune direttrici di ricerca

destinate, in un modo o nell’altro, a integrarsi. Rientrano in questo ambito

quattro filoni di studio relativi rispettivamente alla costruzione dei tipi di

partito, all’analisi della loro forza organizzativa e del cambiamento

organizzativo e alla loro fase genetica. Qui isoliamo, per la sua rilevanza, il

primo tema; i tipi di partito, i quali ognuno di essi, deve far fronte a quattro

problemi organizzativi sociali: quello dell’azione collettiva, quello del

coordinamento, quello della mobilitazione delle risorse e quello strategico. La

tesi è che diversi tipi di partito si differenziano per la rilevanza attribuita e la

soluzione data a ognuno dei quattro problemi organizzativi.

1. Partito di élite: si tratta di partiti aristocratici e borghesi formatisi in un

contesto di suffragio limitato, prima in Gran Bretagna e poi diffusisi nel

resto d’Europa. Dal punto di vista della partecipazione sono partiti di

rappresentanza individuale e rappresentano gli interessi di segmenti

ristretti di elettori. La mobilitazione delle risorse non è problematica e

segue canali personali. Sotto il profilo strutturale questi sono partiti

leggeri e poco organizzati. Hanno una struttura a fisarmonica, si attivano

sul territorio solo in occasione delle elezioni per ritornare a disattivarsi

nel periodo tra due elezioni.

2. Partito di massa: i mutamenti che investirono i sistemi politici, in

seguito all’allargamento del suffragio, contribuirono alla crisi della fase ei

governi rappresentativi e si gettarono le basi per l’instaurazione di un

nuovo tipo di regime: la democrazia dei partiti. A differenza di quanto

accade ai partiti di élite, per i partiti di massa l’organizzazione della

partecipazione e il coordinamento dell’azione collettiva rappresenta un

problema cruciale. L’integrazione politica delle masse, che da poco

hanno acquistato la cittadinanza politica, costituisce una sfida nuova per

il partito di massa, per affrontare la quale occorrono nuove forme di

mobilitazione delle risorse come il tesseramento e il lavoro volontario dei

militanti. Ma anche nuove soluzioni organizzative. La distinzione tra

questo partito e quello che lo ha preceduto non si basa sulla loro

dimensione ma sulla sua struttura e sulle sue funzioni. Dal punto di

finanziario, il partito si basa essenzialmente sulle quote versate dai suoi

membri. Il partito di massa è un partito radicato nel territorio. Sul

versante strategico, i partiti di massa assolvono il compito di costruire,

preservare e rafforzare le identità politiche.

3. Partito elettorale: un tale tipo di partito affronta in modo del tutto

diverso i nostri quattro problemi organizzativi. Il partito elettorale vede

l’organizzazione come un costo più che come una risorsa. Gli apparati

burocratici sono considerati come freno all’innovazione e quindi mira a

realizzare strutture leggere e intermittenti. Da una prospettiva più ampia,

la stessa partecipazione, elettorale e assicurativa, diventa problematica.

Da un lato, aumentano i fenomeni di assenteismo e disinteresse degli

elettori, dall’altro la stessa qualità della partecipazione viene

pregiudicata. I partiti elettorali non si pongono più il compito di integrare

elettori e gruppi nel sistema politico, ma di attirarli attraverso la

costruzione e diffusione delle immagini di leader e dei loro intenti

programmatici. La mobilitazione delle risorse necessarie alla loro

sopravvivenza e azione diventa un problema di difficile soluzione. La

finanza politica diventa un tema cruciale. Oggi le risorse del partito sono

per lo più esterne. Una delle immagini che ha avuto più successo negli

cartel party,

ultimi anni è quella del del partito di cartello o, cartellizzato.

Ci si riferisce al fatto che i partiti, specie quelli stabili, tendono a

sviluppare tra di loto strategie di protezione, piuttosto che di aperta

competizione; ha però dei costi che si evidenziano nel dilemma tra

privilegi Vs. legittimità, che spiega la crescita del sentimento

antipartitico. LA PROSPETTIVA COMPETITIVA

La prospettiva competitiva si sofferma sostanzialmente sul piano delle

interazioni tra partiti, che dipendono, dal numero di attori e dalla natura delle

loro relazioni. La qualità di queste relazioni e la stessa complessità del sistema

dipendono in primo luogo dal numero dei partiti e ciò, implica delle valutazioni

sul grado di concentrazione-dispersione del potere all’interno del sistema

politico. monopartitici, bipartitici e multipartitici.

Duverger ha distinto i partiti in Nel

primo tipo ne individua un genere, quello dei partiti non-democratici. Gli altri

due, invece costituiscono i regimi democratici. In questa seconda famiglia

Duverger ne colloca il più importante, quello bipartitico (come il sistema

politico britannico). Critiche all’approccio Duvergeriano sono: la classificazione

del criterio numerico non reggeva all’accertamento empirico; non è vero che il

bipartitismo fosse l’unico sistema partitico funzionante ; non chiariva come

andavano contati i partiti.

Sartori, per ovviare a quest’ultimo problema ha suggerito due regole di conto

dei partiti:

1. Un partito deve essere contato se ha potenziale di coalizione, cioè se

è indispensabile per formare maggioranze di governo.

2. Un partito deve essere contato se ha potenzialità di riscatto, cioè se la

sua presenza è in grado di condizionare la direzione della competizione

politica. Formato del sistema partitico

Una volta che i partiti sono stati contabilizzati, il loro numero corretto

costituisce il formato del sistema partitico. Le classi individuate da Sartori son

monopartitismo, sistemi a partito egemonico, sistema a partito

sette:

predominante, bipartitismo, multipartitismo moderato, multipartitismo

estremo, sistemi atomizzati. Meccanica del sistema partitico

Anche in questa classificazione uno spartiacque è costituito dalla differenza tra

un partito e più di uno. Questa è la soglia che individua il passaggio da un

sistema autoritario a un sistema democratico. Anche se va precisato che i

regimi democratici non escludono la presenza di partiti predominanti. Sartori

distingue tra partito dominante e sistema a partito predominante. Nel primo

caso a rilevare è il singolo partito, nell’altro, invece, la dominanza imprime una

precisa meccanica all’intero sistema. Tuttavia per capire come funziona un

sistema partitico è necessario sapere qualcosa sulla qualità di queste

interazioni. Occorre, cioè, far uso di un criterio in grado di dar conto della logica


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Lucas_89

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5 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione pubblica e d'impresa
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lucas_89 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Gritti Roberto.

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