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Politica, stato e cittadinanza

Lo stato come cuore della politica in epoca moderna

Max Weber definisce sinteticamente lo stato come “quella comunità umana, che nei limiti di un determinato territorio, esige per sé con successo il monopolio della forza fisica legittima”.

Quando nasce lo stato moderno? La maggior parte degli storici collocano il prodursi dei suoi caratteri costitutivi tra la metà del XV secolo e la metà del XVII secolo. L'avvento di tale nuova forma istituzionale è preceduto da due diverse stagioni sociopolitiche, una di lungo periodo, segnata dal sistema feudale, e l'altra di media durata, corrispondente alla società dei ceti.

Nel sistema feudale il signore fondiario (vassallo) esercita tutti i poteri conferitigli dal diritto feudale, rispondendo solo a un altro signore di ordine superiore (feudatario), a sua volta sottoposto al signore supremo l'imperatore. Ma anche quest'ultimo abbisogna di una legittimazione ulteriore (teocratica), che finisce con l'attribuire un ruolo d'analoga importanza al papa, definito non a caso come il secondo “sole”.

Una prima messa in discussione del sistema feudale è costituita dalla società dei ceti: sul finire del medioevo, accanto a un'economia prevalentemente agricola, nei borghi e nelle città, cominciano a svilupparsi nuove attività produttive e commerciali, che danno luogo a corporazioni professionali gelose della propria autonomia. Le signorie urbane, succedute ai vassalli feudali, devono fare i conti per governare con tali gruppi sociali emergenti.

Due elementi impediscono di attribuire alle città collocate ai margini dell'Europa la primazia dell'avvento della forma stato modernamente intesa: la dimensione territoriale circoscritta e la mancata risoluzione del conflitto tra la pretesa di comando signorile e la pretesa di gestione dei ceti.

Lo stato moderno nasce nel cuore del vecchio continente con il costituirsi delle monarchie assolute in Francia, Spagna e Inghilterra. La sua affermazione corrisponde all'esito convergente di tre dinamiche:

  • L'incontro più proficuo tra gli interessi dei latifondisti e gli interessi dei produttori e dei commercianti avvenuto in un territorio sufficientemente vasto (socio-economico).
  • Le guerre di religione mettono fine al cemento culturale unitario del cattolicesimo. La chiesa cattolica è fonte di identità dei regni in lotta con l'impero ottomano (culturale e ideologico).
  • La supremazia dello stato e l'autonomia della politica si impongono rispetto alla feudalità, alla chiesa e alle libere città grazie a un progressivo processo di espropriazione e di concentrazione dei poteri (politico).

La nuova istituzione politica che cresce in Europa si trova ben presto ad affrontare due questioni cruciali:

  • Il passaggio da un sistema di poteri di tipo personale e patrimoniale a un sistema di poteri a fondamento pubblico e impersonale (l'edificazione in un corpo di funzionari politici).
  • Il tipo di reggimento dello stato (gubernaculum, il re non è soggetto alla legge Vs. iurisdictio, il re dovrà sottoporsi alla legge).

L'evoluzione delle forme della politica “dal basso” e “dall'alto”: cittadinanza e tipi di stato

Con l'affermazione dello stato moderno, la politica ritrova la centralità e l'autonomia che aveva conosciuto nelle poleis greche e all'apogeo dell'impero romano. La centralizzazione e la monopolizzazione dei mezzi di potere su ampio territorio, introduce una distinzione tra “dentro” e “fuori” i confini nazionali. All'interno dello stato territoriale, la trasformazione di molte strutture e funzioni sociali da private e autonome a pubbliche e dipendenti crea inoltre una macchina politico-burocratica da cui è difficile sfuggire.

I fenomeni sociali aumentano di intensità, fino a produrre un'evoluzione dal basso ed evoluzione dall'alto delle differenti forme della politica. Dal punto di vista psicologico-culturale c'è il rilancio dell'io individuale rispetto alla categoria del noi fino ad allora dominante. L'affermazione dello stato assoluto traduce le categorie nell'unica categoria giuridica dei sudditi.

Secondo Thomas Humphrey Marshall è tra il XVIII e il XX secolo che si compie il processo di capovolgimento della categoria di suddito in quella di cittadino, periodo nel quale la cittadinanza (uno status che viene conferito a coloro che sono membri a pieno diritto di una comunità) si consolida attraverso la conquista e il riconoscimento di tre tipi di diritti/doveri: civili, politici e sociali.

I diritti civili di cittadinanza nascono come scambio tra, da un lato, la rinuncia dei soggetti privati all'uso delle armi e alla prassi di farsi giustizia da sé, ed all'altro, il riconoscimento da parte del sovrano dei diritti di ogni singolo all'integrità della persona, del domicilio e della corrispondenza, alla libertà di movimento e di opinione, alla proprietà privata.

I diritti politici. Anche in questo caso ci troviamo in una situazione risolta solo grazie a un rapporto di scambio tra il sovrano e i soggetti borghesi. Il casus belli in cui i borghesi si oppongono al tentativo del re di imporre tasse che non siano decise da un parlamento dove siedano propri rappresentanti. Alla fine il sovrano è costretto a cedere ma solo chi ha risorse proprie per pagare le imposte è legittimato a godere dei diritti politici di rappresentanza. È l'origine del suffragio elettorale ristretto su base di censo. Per il dispiegamento completo dei diritti politici di cittadinanza bisognerà arrivare oltre la metà del novecento.

Il riconoscimento dei diritti civili e politici di cittadinanza non basta a garantirne il godimento in maniera immediata. In tal proposito studiosi hanno da tempo elaborato una concettualizzazione che cerca di mettere di fronte:

  • Entitlements: titoli di credito di pertinenza di un individuo in virtù della posizione sociale.
  • Provisions: beni e servizi disponibili e acquisibili con quei titoli.

Utilizzando questa coppia concettuale è facile verificare come spesso non ci sia corrispondenza tra “diritti potenziali” e “diritti effettivamente esercitati e goduti”. Tale questione si risolve solo se al diritto di cittadinanza, si accompagna sempre una simmetrica azione delle istituzioni e dei reali meccanismi di tutele degli stessi diritti (garanzia dall'alto). Il quadro delle garanzie dall'alto si completa con il principio della separazione dei poteri.

I diritti sociali. Il ragionamento che ne sta all'origine è molto semplice: come è possibile essere cittadini a tutti gli effetti se, in caso di indigenza, infortuni o gravi malattie, si è abbandonati senza risorse alla propria sorte? (assistenza sociale e sanitaria, la previdenza, la tutela al lavoro, ecc.).

L'iter dei diritti di cittadinanza appena descritto lascia aperte due questioni. La prima è relativa alla successione dei diritti secondo la sequenza proposta da Marshall; un itinerario ideal-tipico, da assumere con due correttivi relativi alle variabili storico-geografiche. La seconda questione si traduce nella domanda se la cittadinanza debba essere intesa come un processo aperto o chiuso.

La cittadinanza è destinata a restare un processo aperto e complesso. Un esempio di apertura riguarda il dibattito politico-giuridico in cui ci si sta avviando al riconoscimento di diritti di quarta generazione relativi alla tutela dell'ambiente e degli animali.

Lo stato costituzionale

Alla crescita dei diritti di cittadinanza corrisponde una parallela e simmetrica evoluzione delle forme di stato. Il passaggio dallo stato assolutistico allo stato costituzionale.

Lo stato social-democratico

L'attestarsi dello stato liberale avviene in corrispondenza del riconoscimento pieno e garantito dei diritti civili di cittadinanza. Lo stato democratico prende piede solo quando si estendono i diritti politici di cittadinanza e il principio della separazione dei poteri. Da un punto di vista teorico ciò significa che possono darsi stati liberali non democratici e stati democratici ma non liberali.

In occidente si assiste all'effettivo comporsi di stati liberal-democratici che praticano cioè il riconoscimento sia dei diritti civili sia di quelli politici.

Lo stato sociale

Nel momento in cui, accanto agli altri due pacchetti di diritti, entrano in gioco i diritti sociali di cittadinanza, gli stati che se ne fanno carico assumono la connotazione di stato liberale e social-democratico. L'aggiunta della garanzia del terzo tipo di diritti non è però automatica. Infatti, gli Stati Uniti si fermano alla forma di stato liberal-democratico, mentre praticamente in tutti gli stati Europei acquistano la forma dello stato sociale.

Lo stato autoritario e lo stato totalitario

L'evoluzione dei diritti di cittadinanza e delle forme di stato fin qui descritte non riguarda ovviamente tutti i paesi del mondo. Ci sono aree in cui gruppi di individui o intere popolazioni non pervengono affatto o arrivano piuttosto tardi al modello di stato affermatosi in occidente (Africa).

La sociologia della politica ha perseguito tre obbiettivi conoscitivi:

  • La classificazione dei diversi tipi di regime politico.
  • L'individuazione degli elementi connotativi di ciascuna classe tipologica.
  • La ricerca delle cause e dei percorsi dell'affermarsi di questo o quel tipo di regime.

Le principali tipologie di stato non democratico:

  • Regimi autoritari
  • Regimi totalitari
  • Regimi post-totalitari
  • Regimi sultanistici

Regimi sultanistici

Il sultanismo configura una situazione in cui permane una confusione tra il patrimonio privato e l'arbitrio del capo e il patrimonio e i poteri pubblici. Caratteristico della fase di passaggio tra l'affermazione iniziale dello stato moderno e l'autonomizzarsi della macchina pubblica, il sultanismo viene riscontrato ancora oggi in quelle aree del mondo (Africa, Centro-America).

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Scienze politiche e sociali SPS/11 Sociologia dei fenomeni politici

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lucas_89 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Gritti Roberto.
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