La realtà dell'apparenza
Un'indagine sociologica sulla rappresentazione visiva della devianza nei mezzi di comunicazione di massa
Mauro Antonio Fabiano Emanuela Costantini
Edizioni Kappa
Introduzione
La nostra società è caratterizzata per la sua immersione in due mondi: quello della realtà e quello delle immagini. Il mondo della realtà, sia dal punto di vista del singolo che dal punto di vista della collettività, è un mondo instabile e mutevole, dove i valori cambiano in continuazione. Il mondo delle immagini viene da noi percepito come qualcosa di reale, quando spesso si tratta di sole apparenze. È dunque molto importante analizzare quale significato, nel corso del tempo, è stato attribuito alle immagini.
I significati delle immagini
Il termine "immagine" ha numerosi e diversi significati: è una rappresentazione, è una raffigurazione, è una copia del vero, è la forma esteriore degli oggetti, è una riproduzione a livello fantastico. Inoltre questo termine assume diversi significati in relazione alla disciplina dalla quale è studiato, quindi la sociologia, la psicologia, la semiotica, la linguistica, la storia dell'arte, eccetera. Ciò che accomuna l'"immagine" nei suoi diversi campi di studio è il suo essere un prodotto culturale. L'immagine può essere visiva oppure psicologica, fissa oppure in movimento. Essa può essere prodotta attraverso degli strumenti da parte di un soggetto produttore, oppure può riprodurre la realtà per mezzo di macchinari (fotografia), o, ancora, si può produrre un'immagine, sia riproducendo la realtà, sia creandone di nuove, per via digitale. Il senso della vista permette di percepire le immagini, che vengono elaborate dal nostro cervello, che attribuisce loro un significato. Tale significato è legato al soggetto stesso, al contesto in cui vive, alla sua cultura, alle sue esperienze.
Caratteri dell'indagine
Il tema principale su cui è incentrata la ricerca è l'eccessivo interesse, sviluppatosi in particolare nelle società contemporanee, nei confronti del crimine e dei fenomeni di devianza in generale. La tesi che ci si propone è l'idea secondo cui tale interesse viene alimentato dal tipo di rappresentazione visiva che viene prodotta al riguardo e l'effetto che esso ha a livello sociale nel creare una discrepanza tra la realtà e l'apparenza. L'indagine è condotta con strumenti di tipo osservativo e percettivo e attraverso l'analisi delle immagini prodotte dai mezzi di comunicazione di massa dalla metà del Novecento fino alla rivoluzione digitale. Quest'ultima ha un ruolo molto importante dal momento che ha posto gli individui quotidianamente di fronte a immagini smaterializzate e li ha resi incapaci di sensazioni vere, poiché abituati a relazionarsi con uno "schermo". Nell'indagine sono state inserite le opinioni dei produttori di immagini, per poter studiare "dall'interno" i meccanismi alla base della produzione di immagini che raffigurano fenomeni di devianza.
La rappresentazione della devianza: un percorso storico
Una coincidenza
È una coincidenza ad indicare la strada da seguire per quest'indagine: il fatto che nello stesso periodo storico, ovvero nella metà dell'Ottocento, si concretizzi da una parte l'invenzione della fotografia e dall'altra la definizione del concetto di "classi pericolose". L'invenzione della fotografia fu un evento rivoluzionario, che si può datare al 1939. La fotografia era il simbolo della borghesia industriale, il simbolo della modernità. La fotografia rappresentava, infatti, proprio gli ideali borghesi di velocità, immediatezza e oggettività. Il concetto di "classi pericolose", che si riferiva alle classi operaie, venne coniato all'interno del nuovo contesto sociale che si era affermato con l'industrializzazione. Gli operai vivevano in condizioni di miseria, che favoriva la diffusione del fenomeno della criminalità. La connessione tra fotografia e "classi pericolose" sta nei reportage fotografici che venivano fatti dei vari criminali. Tali fotografie avevano lo scopo di rendere possibile una rappresentazione e una classificazione del fenomeno, quindi in senso oggettivistico.
Cena con delitto. Dal romanzo d'appendice all'iper-romanzo
Nel consumo culturale di massa, uno spazio molto ampio è sempre stato riservato alla narrazione di fenomeni di devianza. Si è rilevato che tali fenomeni non dipendono esclusivamente da una patologia psicologica del singolo soggetto deviante, ma egli è influenzato anche dalle condizioni culturali, economiche, giuridiche del contesto sociale in cui vive. La devianza viene inizialmente rappresentata nei romanzi del Diciannovesimo secolo, quando cioè si afferma l'industrializzazione e, con essa, tutti i fenomeni positivi che essa comporta, come l'alfabetizzazione e migliori condizioni di vita, ma anche tutti i fenomeni negativi, come la povertà nelle classi operaie e la criminalità. I romanzi di questo periodo sono quelli storici, con i quali ci si rifugia nel passato per fuggire dalla realtà, o i romanzi gotici, che interpretano l'inquietudine per una società che sta cambiando. Ci sono poi i romanzi sociali, che descrivono la società, anche criticandola. I romanzi più importanti in questo periodo sono quelli d'appendice, fruibili ad un grande pubblico poiché pubblicati "a puntate" sui giornali. Essi trattavano della realtà della società e della città. Avevano trame lunghe e complesse, con numerosi intrecci e colpi di scena, che interessavano il lettore e lo portavano a continuare a comprare il giornale periodicamente per poter leggere il resto della storia. Inoltre distraevano la popolazione dai "veri" problemi sociali, tenendo sotto controllo possibili rivolte. Numerosi autori famosi, come Hugo, Balzac, Dickens, Collodi, Tolstoj, scrissero romanzi di questo tipo.
Amore e morte
Successivamente inizia ad affermarsi un nuovo modo di considerare il borghese: non più un individuo aggressivo, ma un individuo sensibile. Anche in Italia ci si interessa a storie di crimini e di poveri ingiustamente perseguitati, ma in particolar modo ci si dedica a tematiche che riguardano amore e famiglia, che seguono alcuni cliché come amore e morte, adulterio, seduzioni, tutti elementi ripresi dal cinema, dal fotoromanzo e dalle moderne fiction televisive. Dopo la Prima Guerra Mondiale il pubblico preferisce letture di svago e così si afferma il genere poliziesco e di spionaggio e anche la fantascienza, proveniente dagli Stati Uniti.
Il romanzo poliziesco, antenato della "crime fiction"
Il romanzo poliziesco si consolida come genere seguito e ampiamente apprezzato dalla metà dell'Ottocento con autori come Edgar Allan Poe e Arthur Conan Doyle, i quali elaborano figure di arguti detective che facendo uso dell'ingegno e degli indizi che riescono a trovare, sono in grado di risolvere i casi. Questi "gialli" interessano molto la popolazione anche perché sono verosimili, poiché ricordano i fatti di cronaca che si possono leggere sui giornali, fatti che hanno a che fare con la criminalità e la devianza, proprio quei fenomeni tipici delle moderne città industriali. In Italia, la Arnoldo Mondadori Editore pubblica una collana di libri gialli scritti principalmente da autori non italiani. Queste pubblicazioni si scontrano presto con la censura fascista, che impone, tra le altre cose, che gli assassini nei romanzi non siano mai italiani e che siano sempre puniti secondo legge: tutto questo per dimostrare che la giustizia e la legalità ai tempi del regime erano elementi saldi. La censura però non basta, tanto che viene del tutto interrotta la stampa di tali romanzi e Mussolini ordina successivamente l'eliminazione di tutti i romanzi gialli in Italia. La pubblicazione della collana della Arnoldo Mondadori Editore riprende dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando si afferma anche la "crime fiction", ovvero romanzi incentrati sull'indagine sociale e politica, che lascia spazio al ragionamento e al dubbio critico e che ha, tra i suoi rappresentanti più importanti, Sciascia e Gadda.
L'influenza degli "States": cinema e fumetti
Negli anni '30 negli Stati Uniti, sia nel cinema che nei fumetti, il crimine diventa una tematica preponderante. Gli agenti diventano i protagonisti principali, crimine e violenza sono spesso rappresentati realisticamente, lo stereotipo del "cattivo" è sempre presente. Si sviluppa in particolare tra i fumettisti una corrente secondo la quale si rappresentano crude scene di violenza, sangue, sesso, in modo crudo e realistico. La censura apportata da un organo appositamente creato sarà la causa del declino di questa corrente così "irriverente". Il fumetto poi diventa destinato a bambini e ragazzi. Negli anni '60 si hanno da una parte i primi fumetti dedicati a tematiche rivoluzionarie femminili e giovanili, dall'altra i primi fumetti con supereroi, per la maggior parte dei quali positivi ma anche negativi, con grafiche dinamiche e riproduzione testuale di suoni.
Leica, il fotogiornalismo e la cronaca nera
Tra gli anni Trenta e Quaranta la fotografia consolida il suo legame con i fenomeni di devianza: a New York, il fotoreporter Weegee fotografa le scene del crimine e le sue fotografie vengono pubblicate su numerosi giornali. La stampa di fotografie sui giornali diventa una pratica ampiamente diffusa anche grazie all'invenzione di Leica I, la prima fotocamera a telemetro, inventata dal tedesco Oskar Barnack, di piccole dimensioni e con rulli di pellicola sui quali si potevano scattare fino a 36 fotografie. Sui giornali vengono pubblicate anche solo intere sequenze di fotografie per descrivere un avvenimento e questo rende possibile la fruizione del giornale da parte delle popolazioni meno alfabetizzate. Nel secondo dopoguerra il pubblico femminile si appassiona ai fotoromanzi, caratterizzati da tematiche amorose e passionali, successivamente sostituiti, con l'avvento della televisione, dalle soap opera.
"Reality fiction"
L'intrattenimento che riguarda crimini e delitti ha luogo nelle crime fiction, che puntano l'attenzione sul delitto, e nei detective fiction e legal drama, che si interessano maggiormente agli investigatori e agli avvocati coinvolti nel caso. Oltre a film, serie e programmi specificamente dedicati al crimine, si sono diffusi nella moderna televisione anche spazi di discussione e talk show che coinvolgono la popolazione nel commentare e analizzare i più noti e controversi episodi di cronaca nera.
Scopri, esplora, segui gli indizi e interagisci: il romanzo interattivo
Dagli anni Novanta, sulla rete internet, si affermano i cosiddetti "romanzi interattivi" o "cybernovel", definiti interattivi poiché i diversi utenti possono contribuire alla scrittura del romanzo. Accanto alla cybernovel, troviamo l'"iper romanzo" o "book game", che ha le stesse possibilità che ha il romanzo interattivo di scrivere il seguito di una storia, ma in questi diversi tipi di romanzi è preponderante l'immagine rispetto al testo. La narrativa digitale non nasce nel mondo reale per essere trasferita in quello virtuale ma nasce già con tutte le prerogative di un prodotto fruibile da tutti attraverso la rete.
Gli anni Duemila: la parola alle immagini
Oggi, sul web, le notizie vengono pubblicate molto velocemente. La velocità è la caratteristica determinante della modernità. Chi è più veloce, batte la concorrenza, e avrà quindi più visualizzazioni, che rendono possibile un guadagno proveniente dalle pubblicità inserite nei propri siti. Questa velocità, prevalentemente indirizzata al guadagno, spesso fa sì che le notizie pubblicate siano inesatte se non addirittura vere e proprie "bufale". Ma, d'altra parte, adesso sembra essere più importante la quantità rispetto alla qualità. Le notizie sul web hanno vita breve nell'immediato ma non vengono mai rimosse dall'illimitata memoria di internet, dunque rimangono sempre "a portata di clic". La comunicazione e l'informazione avvengono sempre di più per mezzo di immagini e video, che sono più coinvolgenti e accattivanti, dal momento che il loro compito è catturare velocemente l'attenzione del pubblico. La rete è qualcosa di interattivo: ognuno, grazie alla rivoluzione digitale, può, attraverso pochi gesti, condividere con il resto del mondo momenti della propria vita, oppure improvvisarsi reporter. Molte notizie, infatti, ai giorni nostri, sono rese note dalla gente comune, che però spesso può sbagliare, non essendo addetta al mestiere (fenomeno del "citizen journalism"). Se da una parte questo modo di diffondere le notizie è funzionale alla sua fruizione da parte di numerosi utenti, dall'altra svaluta il lavoro di giornalisti e fotoreporter di professione. Il mondo d'oggi è dominato dalla cultura visiva e le immagini hanno un enorme valore che però, attraverso internet, paradossalmente viene in alcuni casi sminuito. Le immagini hanno un contenuto che va oltre l'apparenza e ci mostrano la realtà così com'è e tutte le sue caratteristiche. Le immagini servono per calarci nella scena rappresentata e renderci partecipi: nel caso di immagini che rappresentano delitti, attraverso tali immagini, il pubblico si immedesima e cerca indizi.
Il crimine raccontato dai "media": dagli anni del piombo a quelli dei pixel
L'informazione sul web: "Immagine" contro "Testo"
È subito evidente come, sul web, la presenza di immagini sia nettamente superiore alla presenza di testi: questo soddisfa le esigenze del mondo moderno, in cui tutto deve essere veloce e immediato. La tecnologia ha rivoluzionato il modo di interagire con le immagini, di percepirle, di diffonderle, di produrle. Per stare al passo con le innovazioni tecnologiche, la stampa tradizionale ha cercato di rinnovare l'aspetto dei propri giornali, dando più spazio alla grafica e ad elementi che siano in grado di catturare il più possibile l'attenzione del pubblico. Tanto nella televisione, quanto nel web, che ormai è il mezzo di comunicazione che detta legge sugli altri, il colore delle immagini ha nettamente sostituito il bianconero: ecco infatti che anche la carta stampata abbandona il bianconero per iniziare a stampare a colori, ritornando al bianconero solo come scelta artistica ed espressiva. La prevalenza delle immagini rispetto al testo dimostra la tendenza della nostra società al desiderio di soddisfare una conoscenza immediata, seppur frammentaria, che tuttavia ci dà l'impressione di essere informati su tutto ciò che accade, per rimanere all'interno del mondo e mostrare di farne parte. Il soggetto fruitore delle informazioni, prima di Internet, era passivo e forse più riflessivo. Ora, quel soggetto è diventato attivo: può infatti, attraverso testi che ormai sono sempre più immagini, accedere ad altre pagine nel web, condividerle sui social network, commentarle nei forum. Questa informazione più attiva e partecipata ha tuttavia il difetto di essere, spesso, disinformazione.
Dalla carta al monitor: come cambiano le immagini
Lo schermo della televisione, così come quelli che possono essere considerati la sua evoluzione, e cioè gli schermi di computer, smartphone e tablet, sono dei mezzi attraverso i quali ognuno di noi può sentire di far parte del mondo senza essere fisicamente presente e senza dover prendere decisioni determinanti. Una pagina web è caratterizzata dalla presenza di un bombardamento di diverse immagini, sia fisse che in movimento, video e suoni. La pubblicità che appare su di essi è spesso invasiva tanto da coprire la lettura di contenuti del sito e spesso difficile da ignorare. La pubblicità è anche mirata al consumatore: infatti esiste un algoritmo specifico che registra i siti maggiormente visitati dall'utente e ripropone pubblicità ad hoc in modo tale da spingerlo all'acquisto. I giornali web si leggono con uno scorrimento verticale, a differenza delle pagine dei giornali di carta da sfogliare in orizzontale; le notizie sono di solito in ordine cronologico e accompagnate nella maggior parte dei casi da gallerie di fotografie, dove spesso, in modo scorretto, non è inserito il nome dell'autore di tali fotografie. Le pagine web delle testate giornalistiche permettono di poter cercare all'interno del sito articoli pubblicati tempo prima. Un altro vantaggio del web è quello di poter modificare un articolo anche dopo la sua pubblicazione, cosa naturalmente impossibile per la carta stampata.
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