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Il mondo in questione

Paolo Jedlowski

Introduzione alla storia del pensiero sociologico

Capitolo 1. Le origini del pensiero sociologico

La sociologia è una costruzione intellettuale del mondo moderno. L'età moderna nei vari libri di scuola è fatta coincidere con il 1492, età della scoperta dell'America. Per l'autore, l'inizio della modernità coincide con due grandi rivoluzioni:

Rivoluzione industriale

La rivoluzione essenzialmente economica (Inghilterra seconda metà del 1700). Parlare di rivoluzione industriale significa alludere all'avvio del processo di industrializzazione. Dall'Inghilterra il nuovo modo di riprodurre (il modo industriale, o come dirà Marx, il modo capitalistico di produzione) si diffuse rapidamente nel continente e da qui nel resto del mondo. L'industria è un sistema di produzione che utilizza insieme al lavoro degli uomini, macchine. Da qui in poi, le società sono capaci di accrescere il proprio prodotto, cioè di svilupparsi economicamente.

Rivoluzione francese

La rivoluzione essenzialmente politica (Francia sul finire del 1700). Ha come effetto quello di squalificare una visione statica del mondo sociale. La rivoluzione francese, infatti, è di fatto il momento culminante di un insieme di processi che conducono alla delegittimazione del potere feudale. La visione politica della società che ne deriva afferma in linea di principio il fatto che tutti gli uomini godono di uguali diritti e, in quanto cittadini di uno stato, hanno il diritto di partecipare al governo attraverso l'elezione di propri rappresentanti. L'idea che tutti gli uomini godano di uguali diritti è un'idea opposta al mondo feudale e un'idea moderna. Questa rivoluzione, inoltre, svincola il destino dell'individuo in base alla sua nascita (tratto caratteristico della cultura occidentale moderna).

Queste rivoluzioni segnano un mutamento radicale, un'accelerazione della storia. Il desiderio di studiare le forme della vita sociale nasce dalla percezione del mutamento: si comincia a studiare la società quando essa non può più essere data per scontata e pone così il problema di comprendere le ragioni e le direzioni di questo mutamento.

Sviluppo del concetto di scienza

Un altro processo fondamentale per comprendere l'epoca moderna e nel suo contesto il sorgere della sociologia è lo sviluppo del concetto di scienza: l'esperienza sistematica, l'esperimento sono la via maestra per conoscere. Per quanto anche altri fattori siano entrati in gioco, è quindi soprattutto dalla congiunzione della percezione del mutamento sociale e dall'idea moderna di scienza che ha origine il pensiero sociologico.

Illuminismo

La sociologia ha insomma le sue radici nel confronto con un mondo umano che non appare più vincolato e garantito dalla tradizione: in poche parole, con un mondo che non può più essere considerato ovvio. Se i processi di sviluppo dell'industria e i mutamenti politici innescati dalla rivoluzione francese forniscono gli elementi del contesto in cui la sociologia è chiamata a svolgere le proprie funzioni, sul piano propriamente culturale le origini della sociologia non sono comprensibili senza riferirsi all'illuminismo. L'illuminismo è un movimento culturale che segna intensamente il XVIII secolo e che ebbe un ruolo fondamentale nella critica dell'ordine feudale, svolgendo tale critica nel nome della ragione. Il mondo umano di fronte allo sguardo degli illuministi appare come un mondo essenzialmente storico e questa storia ha una direzione: il progresso.

L'idea che il mondo naturale sia osservabile e descrivibile razionalmente è alla base dell'idea di scienza, ed è l'illuminismo che trasferisce questa idea dal campo degli oggetti fisici a quello degli oggetti sociali, cioè a quello degli uomini e del vivere collettivo. La società appare come una sorta di natura, ma una natura che "si dota delle proprie leggi" e che dunque può conoscerle e, una volta conosciutole, trasformarle secondo ragione.

In questi strati matura l'idea che il governo della nazione non sia cosa propria del sovrano ma sia propriamente cosa pubblica, cioè di tutti e di nessuno in particolare.

Comte e l'origine della parola "sociologia"

Il primo ad utilizzare il termine sociologia fu Auguste Comte intorno alla metà dell'800, ma la nascita di una parola non coincide sistematicamente con la nascita di ciò che designa. La decisione di quale ritenere il primo sociologo, una volta che si sia stabilito che il punto non è semplicemente scoprire il primo che ha usato la parola, ha quindi sempre dei margini di arbitrio.

Montesquieu

Montesquieu scrisse due libri particolarmente degni di nota:

  • Le lettere persiane (1721): romanzo epistolare. In questo romanzo l'autore finge di pubblicare alcune lettere che il principe persiano invia agli eunuchi e alle mogli del suo serraglio, insieme ad altre che riceve. Dapprima il lettore è messo a confronto con un mondo che gli appare assai esotico; tutto concorre a stupire e a divertire. Ma poi il principe persiano, che è in viaggio, arriva in Europa e comincia a descriverla nelle lettere. Ovviamente è stupito dei costumi europei almeno quanto il lettore francese è stupito dei suoi. Così il lettore che scorre le pagine si trova spaesato: vede la propria nazione con gli occhi di uno straniero e in qualche modo è portato a vederne la relatività, non può più dare per contato la propria realtà abituale. Dapprima incredulo, si trova così a vedere come esotico il proprio mondo, a chiedersi quanto normale in fondo esso sia. Qui si annuncia ciò che è essenziale al pensiero sociologico: la constatazione della differenza e della relatività dei mondi sociali, unita al desiderio di scoprirne le cause. La curiosità sociologica inizia insomma con uno sguardo straniante: esotici insomma lo siamo tutti, dipende dalla prospettiva.
  • Lo spirito delle leggi (1748): in questo libro Montesquieu avvia un discorso comparativo, basato sull'osservazione, a proposito delle leggi che governano gli uomini in diverse società. Il punto è osservare la varietà delle istituzioni umane e provarsi a spiegarla.

L'illuminismo è un movimento sviluppatosi soprattutto nella cultura francese.

Empirismo

Un altro movimento culturale decisivo nelle origini della sociologia è l'empirismo, che si sviluppa specialmente in Inghilterra e in Scozia nel XVIII secolo. Il credo degli empiristi è l'osservazione: la realtà umana si risolve in un sistema di credenze, di abitudini, di gusti e di regole morali dove non v'è più spazio per l'autorità della religione, né per alcuna certezza stabilita. L'analisi disincantata sostituisce i dogmi. L'empirismo non condivide con l'illuminismo la stessa fede nella capacità della ragione di venire a capo di tutta la realtà, ma condivide lo stesso atteggiamento critico nei confronti di ogni dogma.

Il mondo sociale è il prodotto dell'attività degli uomini che corrisponde al risultato dell'interazione di tutti. Questo pensiero è particolarmente associato al nome di Smith. La sua idea fondamentale è che la ricchezza di una nazione sia correlata alla sua capacità di produrre, e che questa a sua volta dipenda dal grado raggiunto dalla divisione del lavoro. La divisione del lavoro è un processo che, comportando la specializzazione di ciascuno in una determinata attività, accresce le capacità produttive della collettività. Più aumenta la divisione del lavoro, tuttavia, più aumenta anche la dipendenza di ciascuno rispetto agli altri membri della società. Come realizzare quindi questi scambi? Attraverso il mercato, che è l'istituzione sociale che regola tutto ciò attraverso i meccanismi della domanda e dell'offerta e la conseguente definizione dei prezzi di ciascun bene che questi meccanismi comportano.

Questa concezione di Smith è alla base degli sviluppi dell'economia politica classica. La sua rilevanza per la sociologia sta nella messa in evidenza del carattere fondamentale della divisione del lavoro nella vita sociale e nell'individualizzazione di una istituzione – il mercato – la cui funzione è quella di garantire l'autoregolazione della società al di là delle intenzioni e della volontà dei singoli. Non importa più chiedersi se gli uomini siano per natura portati all'associazione o siano naturalmente ostili gli uni agli altri. Quello che importa è osservare le condizioni che provocano la necessità degli scambi e i modi in cui tali scambi si realizzano. Per spiegare come il mercato favorisca la coesione sociale, bisogna rivolgersi, come fecero gli empiristi scozzesi, alla riflessione economica di Adam Smith, il quale affermava che la capacità di produrre di una nazione dipendesse dalla divisione del lavoro, la quale incrementa la dipendenza degli uni dagli altri; infatti, se la produzione di beni è suddivisa, gli uomini dovranno affidarsi agli altri per poter avere gli altri prodotti necessari alla sua sussistenza.

L'importanza del pensiero economico di Smith per la riflessione sociologica riposa, quindi, nel fatto che esso metta in evidenza il carattere fondamentale della divisione del lavoro nella vita sociale e nell'individuazione di una istituzione – il mercato – la cui funzione è quella di garantire l'autoregolazione della società al di là delle intenzionali volontà del singolo. Grazie a questi concetti, non importa più chiedersi se gli uomini siano per natura portati all'associazione o al conflitto: quello che è importante è osservare le condizioni che provocano la necessità degli scambi e i modi in cui gli scambi si realizzano.

Importanti sfondi culturali della sociologia

  • Idealismo
  • Marxismo
  • Positivismo

Capitolo 2. Sociologia e positivismo

La sociologia ha inizio intorno alla metà del 1800; la sociologia nasce sullo sfondo di un mondo che muta in modo travolgente. Il primo motore di questo mutamento è costituito dalla diffusione della produzione industriale. La trasformazione dell'ambiente materiale e sociale che essa provoca sono immense:

  • Nuovi luoghi di lavoro (fabbriche)
  • Nuovi strumenti di produzione (le macchine)
  • Nuovi soggetti sociali (i proprietari di fabbriche e di macchinari da un lato, i lavoratori salariati dall'altro)
  • Nuovi materiali (ferro prodotto in scala industriale)
  • Nuove fonti di energia (o vecchie usate con una nuova intensità e per nuovi utilizzi, come il carbone utilizzato per le macchine a vapore)
  • Nuovi mezzi di trasporto (la ferrovia)
  • Nuovi mezzi di comunicazione (il telegrafo)

Porta nuove forme di conflitti sociali. È un periodo di massima espansione economica ma ci sono forme nuove di conflitti sociali all'interno degli stati (sanguinose rivoluzioni attraversarono l'Europa dal 1821 al 1848 e poi nel 1971 la Comune di Parigi).

Sul piano culturale il 1800 è il periodo del positivismo (è il movimento dominante del secolo). Ha un atteggiamento fortemente scientista, prevalentemente laico ed orientato al progresso. Il progresso viene identificato con il portato della scienza e delle sue applicazioni tecnologiche. Il positivismo è erede dell'illuminismo. L'aggettivo positivo ha un doppio significato:

  1. Indica una volontà di aderire all'osservazione dei fatti e si contrappone a ciò che è illusorio o irreale.
  2. Indica il desiderio di superare la dimensione esclusivamente critica, negativa che era propria dell'illuminismo.

Il positivismo è un movimento culturale orientato all'organizzazione sistematica delle conoscenze e alla loro valorizzazione in vista del benessere comune; esso ricerca e riordina dei "fatti" che ritiene di poter cogliere con una "oggettività" scientifica sul cui statuto non si pone domande; e sulla base della conoscenza oggettiva dei fatti ritiene di poter contribuire a rifondere la società.

Comte e Saint-Simon

Comte

La parola "sociologia" è utilizzata in un contesto per la prima volta da Auguste Comte. Nelle sue opere abbiamo due questioni dominanti:

  1. L'esigenza di fare i conti con il mutamento.
  2. Contribuire a restaurare l'ordine compromesso dalla ventata napoleonica e poi rimesso in discussione da ripetuti movimenti rivoluzionari.

Iniziò la sua carriera intellettuale come segretario particolare di Henri de Saint-Simon. Secondo lui la conoscenza umana, così come la storia dell'uomo, si svolge in tre stadi la cui successione è, secondo Comte, una legge naturale:

  1. Stadio teologico: l'uomo cerca la spiegazione dei fenomeni attraverso il ricorso a nozioni prima magiche, poi religiose (esempio: il fulmine cade perché è Zeus a volerlo).
  2. Stadio metafisico: le spiegazioni sono ricercate mediante la speculazione filosofica (rifiuto delle cose divine) (esempio: il fuoco brucia perché c'è il calore).
  3. Stadio positivo: la conoscenza si delinea come sapere scientifico, basato sulla ricerca di fatti (studia i fenomeni, studiando le leggi esempio: il fulmine è una scarica elettrica).

Secondo Comte la sociologia è una fisica sociale, una scienza modellata sui tratti delle scienze naturali, intesa a rilevare fatti e riconoscere leggi.

CORSO DI FILOSOFIA POSITIVA (1842)

Comte delinea cosa deve essere la sociologia:

  1. Una fisica sociale: una scienza modellata sui tratti delle scienze naturali, intesa a rilevare "fatti" e riconoscere "leggi". Tale scienza è la "più complessa fra tutte le scienze": essa è l'ultima a delinearsi, all'interno dello stadio positivo della storia.
  2. Una statica sociale: quella branca della sociologia che si occupa del modo in cui le società si autoregolano.
  3. Una dinamica sociale: quella branca che studia il mutamento.

Comte nella fase finale del suo pensiero ritorna alla questione religiosa trattandola non come un elemento di uno stadio primitivo dell'umanità, ma come un elemento fondamentale dell'integrazione della società. Religione positivista fondata sul culto dell'umanità.

Henri de Saint-Simon (1760-1825)

Segna il passaggio dalle istanze emancipative dell'illuminismo a quelle tecnocratiche del positivismo contribuendo anche a formare una corrente del pensiero utopico che confluirà nei movimenti socialisti. Una celebre parabola del 1819 come testo di riferimento (vai a pagina 31).

Secondo lui la società che andava prendendo forma sulle rovine del mondo feudale era una società fondata sulla produzione industriale e sul sapere ad essa collegato. Il progresso è un processo che deve portare ad una radicale riorganizzazione della società.

Saint-Simon

Il futuro secondo Saint-Simon sarà dell'industria. Divide la società in:

  • Industrialisti: creatori di valore aggiunto, di questa categoria fanno parte sia gli imprenditori che il proletariato.
  • Parassiti: coloro che vivono di rendita, come la nobiltà terriera.

È uno dei primi a teorizzare che possa esistere una scienza anche della società, che egli chiama fisica sociale e che al suo interno è distinta in due ambiti:

  1. Statica (ordine)
  2. Dinamica (mutamento)

Altri pensatori sociologici

Alexis de Tocqueville

Fu un grande osservatore dell'epoca tra fine 1700 e inizio 1800. È interessato alla novità rappresentata dalla democrazia che gli appare come un processo storico ineluttabile che tende all'uguaglianza delle opportunità, ma che ha come costi il declino del concetto di onore, una diffusa mediocrità e un eccessivo individualismo.

Herbert Spencer

Spencer pensa alla società come ad una specie di organismo; la storia è la traccia di un cammino evolutivo nel corso del quale gli uomini adatterebbero le forme della loro convivenza a quelle dell'ambiente, passando da forme di organizzazione semplici a forme via via più complesse. Il suo era un credo individualista della sopravvivenza del più adatto (si parla di darwinismo sociale).

Statistiche morali e inchieste sociali

La sociologia trova le prime formulazioni teoriche in Comte e Spencer. La sociologia non è solo teoria ma anche un insieme di pratiche di ricerca. Le sue origini affondano anche nelle raccolte di dati statistici e nelle inchieste promosse dai governi o da altre istituzioni che si diffusero nel corso dell'Ottocento in quasi tutti gli stati europei. Lo sviluppo della statistica ha a che fare con le esigenze amministrative degli stati nazionali: se dapprima si tratta soprattutto di esigenze militari e fiscali, le crescenti necessità burocratiche connesse all'amministrazione unitaria di ampi territori provocano nel corso dell'Ottocento la domanda di informazioni sempre più precisa, completa e frequente su aspetti diversi della vita sociale. Non si tratta solo di dati demografici o relativi al commercio e all'industria; si tratta di quella che si chiamerà la "statistica morale": raccolta su base periodica di dati quantitativi riguardanti la criminalità, l'istruzione, le abitazioni, le condizioni di salute, l'alimentazione o la povertà delle popolazioni.

Alle burocrazie dei governi, che uno dopo l'altro si dotano di uffici specificamente dedicati alla raccolta di dati statistici, si affiancano intellettuali e società scientifiche: la statistica appare uno strumento necessario a conoscere le esatte condizioni della nazione; si affiancano intellettuali e società scientifiche: la statistica appare uno strumento necessario a conoscere le esatte condizioni della nazione; la possibilità di trattare matematicamente dati quantitativi sembra molto promettente per tutti coloro che si sforzano di dare argomenti concreti alle proprie preoccupazioni sociali. Alle raccolte periodiche di dati quantitativi si affiancano inchieste di vario genere: interessati a politiche capaci di prevenire il disordine, ma a volte anche ispirate dal desiderio di varare riforme efficaci e di promuovere il benessere della popolazione.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bfuma di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dell'educazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Colombo Maddalena.
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