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Ferdinand Tonnies

Ferdinand Tonnies, fu con Simmel, Weber e Sombart nel 1908 uno dei fondatori dell’Associazione tedesca di sociologia, e ne fu a lungo il presidente. Il suo posto nella storia del pensiero sociologico è legato a una delle sue prime opere, Comunità e società, e alla distinzione che egli vi propone tra i concetti di Gemeinschaft (comunità) e Gesellschaft (società). Comunità e società sono per Tonnies modelli di organizzazione sociale.

La comunità è un gruppo stabile nello spazio e nel tempo, radicato in un territorio, all’interno del quale gli individui hanno fra loro rapporti personali e diretti. La comunità è una forma associativa entro cui gli uomini orientano le proprie azioni e i propri comportamenti sulla base di tradizioni fortemente radicate, e a cui sono emotivamente legati da sentimenti di lealtà e di appartenenza. È una forma associativa fondata su una sorta di fusione spontanea delle volontà. La partecipazione di ciascun membro della comunità è basata sui sentimenti, è quasi istintiva: è qualcosa che è dato come al modo in cui non si sceglie di nascere in una certa famiglia, ma se ne fa parte naturalmente. La famiglia è un caso di formazione associativa comunitaria: è la comunità per eccellenza.

Per la Gemeinschaft, Tonnies sembra avere in mente l’immagine di un paese: entro la comunità i ruoli di ognuno sono chiaramente definiti, la cultura è omogenea e la mobilità di ciascuno è limitata.

La società è una forma di associazione più vasta della comunità, dove gli individui godono di ampie possibilità di movimento ed essi hanno rapporti impersonali mediati dall’adesione razionale a delle regole statuite, dalla subordinazione di istituzioni regolamentate e dall’utilizzo di mezzi di scambio astratti come il denaro. La presenza del denaro è importante per la distinzione che propone fra Gemeinschaft e Gesellschaft.

Nella comunità la vita economica conosce divisione del lavoro e scambi di prodotti e di servizi, ma il mercato non è la forma principale della regolazione di questi scambi, che sono invece condotti in base a regole di reciprocità delle prestazioni o di redistribuzione. La diffusione del denaro come mezzo generalizzato degli scambi è tipica della Gesellschaft. Il pensiero di Tonnies è marcato da una certa nostalgia per le forme associative di tipo comunitario. Lo sviluppo della società si realizza attraverso una distruzione progressiva delle forme di vita comunitarie e lui avverte una perdita che riguarda la ricchezza dei vincoli affettivi tra le persone e le loro certezze morali.

Georg Simmel

Il mutamento è uno dei temi più ricorrenti della sociologia: questa corrisponde al tentativo di comprenderlo teoricamente. I sociologi furono interessati, prima ancora del mutamento in se stesso, alla descrizione di ciò che i mutamenti recenti avevano prodotto. Simmel nacque nel 1858 e morì nel 1919. Fu accusato di eclettismo e di superficialità. Le sue opere includono La differenziazione sociale, La filosofia del denaro, Sociologia, e Problemi fondamentali della sociologia.

Simmel è il più contemporaneo degli autori classici. La sua sociologia ha al suo centro l’interazione sociale. È radicalmente antipositivista, programmaticamente asistematica, e molto autoconsapevole rispetto alle premesse epistemologiche che la sorreggono. La sociologia simmeliana è lo sguardo di uno straniero perpetuo: di qualcuno che pur vivendo nel mondo ha la capacità di non appartenervi mai interamente, e di guardarlo ogni volta come se fosse la prima volta. Uno sguardo dotato di una curiosità straordinaria.

Se si intende fondare la sociologia come branca autonoma del sapere, il primo passo è definire l’oggetto. L’oggetto della sociologia è la società. Per certi versi la società non esiste. Simmel osserva preliminarmente che il pensiero umano opera sempre e comunque per astrazioni, ciascuna delle quali è corrispettiva ad un certo punto di vista, o ad una certa distanza dall’oggetto su cui riflette: lo stesso individuo, a guardare da molto vicino, è composto di arti e di organi o, se lo si osserva al microscopio, è composto di cellule. Inoltre ciascun individuo cambia nel tempo, cresce, può mutare aspetto, e anche atteggiamenti. Cos’è che fa sì dunque che noi lo percepiamo come un’unità? Una certa prospettiva, una certa distanza dello sguardo.

La società è un oggetto del pensiero che emerge considerando insiemi di individui da una certa distanza. È la distanza da cui ciascuno di noi si colloca quando parla dei greci o dei cattolici, o del movimento operaio ecc. Queste entità collettive sono costituite da individui che visti da vicino hanno grandi differenze tra loro. Certe caratteristiche li accomunano. La società è un concetto di questo genere, esso è generato da una prospettiva.

Gli uomini stanno tra loro in relazioni di reciprocità, agiscono cioè gli uni sugli altri. Il concetto di reciprocità è il concetto fondamentale del pensiero di Simmel. Il concetto di Wechselwirkung è la chiave di volta del pensiero di Simmel. Nelle scienze storico-sociali tener conto della nozione della reciprocità delle influenze significa rinunciare a ogni tentativo di rintracciare una singola serie causale che spieghi in modo esaustivo un qualsivoglia fenomeno: ogni fenomeno retroagisce anche su quelli che appaiono esserne causa. Alla nozione di causa si sostituisce così quella di corrispondenza, di influenza scambievole tra diversi ordini di fenomeni.

Oggetto della sociologia sono dunque le forme delle relazioni di influenza reciproca che sussistono tra gli uomini. La società emerge solo e nella misura in cui più individui entrano in azione reciproca. La società è interazione. Alla nozione di reciprocità va affiancato il secondo concetto fondamentale della sociologia di Simmel: quello di sociazione. La sociazione (Vergesellschaftung) è il processo attraverso cui una forma di azioni reciproche si consolida nel tempo. Vi sono infinite azioni reciproche.

Una società è il risultato di una certa sedimentazione nel tempo di alcune forme di azione reciproca; è il risultato parzialmente fissato di processi di sociazione. La sociologia è per Simmel una scienza formale: si occupa di descrivere le forme che le relazioni di reciprocità assumono in situazioni e in tempi differenti, solidificandosi nelle grandi istituzioni, o rimanendo effimere come nelle relazioni più fuggevoli.

La nozione di forma ha un ruolo complesso nel pensiero di Simmel. Ciò che qui è decisivo è il riconoscimento del fatto che la vita è sia un fluire incessante, sia una produzione di forme in cui questo fluire si fissa. Si tratta di forme di relazione, istituzioni, simboli, idee, prodotti della vita economica ed opere artistiche: la cultura. La vita si rapprende. Il mutamento continuo dei contenuti è l’indice e la conseguenza della infinita fecondità della vita, ma anche della profonda contraddizione in cui sta il suo eterno divenire e mutarsi di fronte all’obbiettiva validità e l’autoaffermazione delle sue manifestazioni e forme, con le quali o nelle quali essa vive.

La vita scavalca le forme, eppure solo in forme di volta in volta determinate la vita può essere colta. Da questa contraddizione emerge il dinamismo della storia della cultura. Ma emerge anche la tragedia che sta nel fatto che la vita stessa non può essere compresa che sulla base di simboli, categorie o raffigurazioni che le si contrappongono inevitabilmente, o la riducono, e mancano così di afferrarla, condannandosi al proprio superamento. Ne consegue che un sapere esaustivo è impossibile per definizione. La comprensione del mondo è un compito infinito: si tratta dell’infinito che è implicito da un lato nella imponderabilità della trama degli effetti di reciprocità che lega tutti i fenomeni tra loro ma dall’altro è implicito anche nella radicale incommensurabilità della vita rispetto al pensiero che tenta di afferrarla. Infinite prospettive sono possibili. La pretesa di una completezza sistematica è un’illusione.

Simmel, nel momento in cui descrive la modernità ne intende anche la crisi. La nozione stessa di modernità è espressione dell’autocoscienza della crisi della cultura europea. La modernità è crisi permanente e il mutamento in se stesso è il suo principio. La modernità è il flusso e l’instabilità di ogni forma, e la cultura che ne elabora il concetto è una cultura che tenta di venire a patti col mutamento perpetuo ma che si rende conto anche del fatto che il mutamento stesso nega la stabilità dei concetti con cui essa tenta di venirne a capo o di comprenderlo: una cultura intrinsecamente problematica.

Quest’epoca del fortuito, del volatile e del transitorio è una formazione storica in se stessa, ha i suoi tratti distintivi, la specifica costellazione di fenomeni, tendenze e atteggiamenti degli individui in cui si realizza e in cui la vita che in essa fluisce si offre alla percezione. L’analisi di questa costellazione è l’oggetto di Filosofia del denaro. Simmel sintetizzò alcune delle argomentazioni. Il punto di vista da cui muove l’analisi è fornito dal compito di indagare i movimenti con cui la personalità si adegua alle forze ad essa esterne; in altre parole si tratta di indagare le forme dell’esperienza moderna, che coincide con l’esperienza metropolitana.

La prima caratteristica di questa esperienza consiste nell’intensificazione della vita nervosa che è prodotta dal rapido avvicendarsi di impressioni esteriori e interiori. L’uomo è un essere che distingue e la sua coscienza viene stimolata dalla differenza fra l’impressione del momento e quella che precede; le impressioni che perdurano o che si succedono e si alternano con una regolarità abitudinaria, consumano per così dire meno coscienza che non l’accumularsi veloce di immagini cangianti. Nella misura in cui la metropoli crea queste ultime condizioni psicologiche essa crea già nelle fondamenta sensorie della vita psichica, nella quantità di coscienza che ci richiede a causa della nostra organizzazione come esseri che distinguono, un profondo contrasto con la città di provincia e con la vita di campagna.

Ciò permette di comprendere il carattere intellettualistico della vita psichica metropolitana, nel suo contrasto con quella della città di provincia. Queste ultime si radicano negli strati meno consci della psiche. La sede dell’intelletto sono gli strati trasparenti, consci e superiori della nostra psiche. L’intelletto è la più adattabile delle nostre forze interiori: per venire a patti con i cambiamenti e i contrasti dei fenomeni non richiede quegli sconvolgimenti e quei drammi interiori che la sentimentalità richiederebbe necessariamente per adattarsi ad un ritmo analogo di esperienze. Così il tipo metropolitano si crea un organo di difesa contro lo sradicamento di cui lo minacciano i flussi e le discrepanze del suo ambiente esteriore.

L’intelletto (verstand) è distinto dalla ragione (vernunft): la ragione è un principio che dà ordine alle conoscenze empiriche in base a domande che riguardano il loro senso, e che non rinuncia al confronto con i sentimenti e con le domande sulla vita e il valore, l’intelletto invece è una facoltà logico-combinatoria eminente orientata alla calcolabilità. È la più superficiale e la più adattabile delle nostre facoltà. La sua ipertrofia (tipica della modernità) corrisponde all’intensificazione della vita nervosa e allo sviluppo di un atteggiamento strumentale e calcolistico nei confronti delle relazioni tra persone e della vita in generale. L’intelletto tende a prescindere dalle differenze qualitative tra i fenomeni e a rifuggire ogni giudizio di valore.

Il secondo punto dell’argomentazione di Simmel riguarda la corrispondenza tra le tendenze intellettualistiche della vita e dell’esperienza metropolitana e i caratteri tipici dell’economia monetaria. Le metropoli sono sede dell’economia monetaria. Economia monetaria e dominio dell’intelletto si corrispondono profondamente. A entrambi è comune l’atteggiamento della mera neutralità oggettiva con cui si trattano uomini e cose.

L’uomo puramente intellettuale è indifferente a tutto ciò che è propriamente individuale. Il denaro ha a che fare solo con ciò che è comune a ogni cosa, il valore di scambio, che riduce tutte le qualità al livello di domande che riguardano la quantità. Come l’intelletto anche il denaro è indifferente alla qualità dei beni di cui permette lo scambio. Il denaro è l’equivalente universale: quanto più esso si generalizza come medium di tutti gli scambi, tanto più la sensibilità verso il valore qualitativamente dissimile delle cose si attenua.

La personalità dell’uomo blasé (cittadino annoiato) è considerata da Simmel uno dei prodotti emblematici di questa costellazione di forze che spingono verso l’indifferenza nei confronti di tutta la varietà qualitativa delle cose. Lo sviluppo della metropoli, l’intellettualizzazione della vita e la diffusione del denaro si combinano dunque nel generare una forma di esperienza peculiare alla modernità. Tendono a produrre un sistema di relazioni sociali contraddistinte da un notevole grado di anonimato: se da un lato è la densità stessa della popolazione a rendere necessario che la maggior parte degli incontri e delle relazioni funzionali siano di carattere anonimo, dall’altro sono i tratti dell’intellettualizzazione e del denaro ad agevolare nei singoli la gestione di questa forma di rapporti sociali, ma anche a riprodurla come effetto del tipico atteggiamento di indifferenza che veicolano.

Altri tratti sono essenziali: ad esempio lo sviluppo della puntualità come virtù pubblica, dal momento che il coordinamento e l’integrazione delle molteplici attività è possibile solo attraverso un controllo dei ritmi e il rispetto degli orari. La crescente anonimità delle relazioni in pubblico convive con l’importanza crescente di relazioni fortemente personalizzate come l’amicizia o l’amore. All’indebolimento del rapporto fra azioni ed emozioni che è prodotto dall’intellettualizzazione offre una certa compensazione la possibilità di emozionarsi senza agire che è fornita dagli sviluppo di industrie di intrattenimento come il cinema.

Il pensiero di Simmel non è valutativo: rifugge dagli atteggiamenti trionfalistici degli apologeti del progresso come rifugge anche da nostalgie simili a quelle del primo Tonnies. Simmel descrive la modernità senza giudicarla.

La differenziazione sociale e l’aumento della libertà dell’individuo

Il tema sul rapporto tra la differenziazione sociale e l’aumento della libertà dell’individuo è un tema che era presente già nella prima opera sociologica di Simmel, La differenziazione sociale. Poco numerosa e indifferenziata al suo interno è una cerchia sociale e sono meno individualizzati i contenuti della coscienza di ciascuno dei membri. Quanto più la cerchia si allarga tanto più il singolo ha la possibilità di sviluppare il senso della propria autonomia e della propria unicità.

Poiché la metropoli è il luogo della massima concentrazione e della massima differenziazione sociale, è dunque la sede dell’individualità per eccellenza, il luogo dove è massima la libertà di movimento ed espressione. Il contraltare della libertà dell’uomo moderno è in ogni caso la crescente dipendenza di ciascuno da un mondo di istituzioni, tecniche ed apparati che lo sovrasta. Queste realizzazioni collettive si offrono ai singoli quasi come protei che ne ampliano le possibilità di azione, ma ciò rende anche ciascuno sempre meno autosufficiente.

Lo spirito oggettivo è la cultura oggettiva nei prodotti dell’uomo: la cultura depositata nelle enciclopedie e nei volumi, nei macchinari ecc. Lo spirito soggettivo si manifesta viceversa nella cultura di un soggetto: ciò che questi sa per averlo imparato, vissuto o elaborato personalmente. La cultura dei soggetti dipende da quella oggettiva. Non esiste infatti se non entro un individuo concreto. Ma un aspetto specifico della tragedia della modernità consiste per Simmel proprio nella sproporzione che viene a crearsi fra questi due poli dello spirito. In periodi di complessità sociale e di divisione del lavoro, le realizzazioni della cultura oggettiva vengono a costituire una sorta di regno autonomo. Che le cose divengano più colte e gli uomini lo diventino sempre meno significa che la società moderna dispone di un sapere che sovrasta le capacità di elaborazione di ogni singolo individuo.

Simmel, a differenza di Durkheim, non tende a porre la sociologia al di sopra delle altre scienze dell’uomo. Si limita a definirne la specificità. Egli non ritiene che l’oggetto della sociologia, cioè la società, sia intrinsecamente superiore all’individuo. Individui e società esistono parimenti: è la diversità dello sguardo di chi osserva che mostra ora l’uno, ora l’altra. Tra individuo e società esistono delle tensioni. Nel La differenziazione sociale Simmel osserva che è difficile non riconoscere un potenziale dissidio tra l’individuo e la collettività. Da un lato ogni collettività tende ad imporsi al singolo richiedendogli l’esplefazione coordinata con gli altri di certi compiti necessari per la sopravvivenza della società.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Valeder di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Sassari o del prof Fadda Antonio.
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