Società, cultura, educazione
E. Besozzi
La sociologia dell’educazione è la branchia della sociologia generale che studia i legami tra i processi educativi e la realtà sociale. Per questo fra la sociologia dell’educazione e la sociologia generale vi è un legame di interdipendenza. Esse comunque sono nate entrambe nell’Ottocento fra la Rivoluzione Francese (che ha portato all’emergere della figura del cittadino) e la Rivoluzione Industriale (con la figura del lavoratore).
La sociologia dell’educazione è in collegamento anche con la psicologia e la pedagogia in quanto condivide con queste l’oggetto di studio ossia l’educazione anche se si approcciano a questo argomento in modo diverso: infatti la pedagogia è interessata al dover essere, la psicologia invece si occupa degli aspetti intrapsichici.
Sviluppo storico
- Fase fondativa: (metà 800-1950) grande mutamento sociale. Rapporto-educazione-società inteso in senso di dipendenza.
- Fase della riscoperta sociale dell'educazione: con l’istruzione pubblica di massa. La società riflette anche su una propria definizione scientifica.
- Fase delle riflessioni teoriche e ricerche empiriche: rapporto-educazione-società nel senso di autonomia e uguaglianza delle opportunità educative.
- Fase del consolidamento: (anni ’90-2000) complessità sociale. Rapporto-educazione-società interdipendente.
Differenza fra educazione e socializzazione
L’educazione è quel processo di trasmissione a un soggetto di norme, valori, conoscenze, ecc., che avviene in modo intenzionale e quindi è un qualcosa che è progettato (es. educazione data dalla scuola, dalla famiglia, ecc.). La socializzazione al contrario è una trasmissione che avviene in modo spontaneo, senza nessun tipo di progettazione.
Il rapporto educazione-società
È possibile evidenziare come i modi d’intendere l’educazione da parte di un autore o di una corrente sociologica siano strettamente legati alla sua concezione della società (è anche per questo motivo che la sociologia dell’educazione segue le vicende della sociologia generale). Il concepire il rapporto educazione-società in modi diversi ha portato alla creazione di diversi modelli di pensiero:
- Modello classico della dipendenza: (Durkheim, Marx, Weber, Parsons, Simmel e Mannheim) secondo questo modello l’educazione dipende dalla società cioè dalla sua organizzazione sociale. Tale ideale trova la sua espressione empirica nel sistema di scuola di tipo “scuolacentrico” (che ha dominato per i primi tre quarti del ventesimo secolo), che però è entrato in crisi negli anni ’70 in cui si è affermato il “policentrismo formativo” in cui si è messa in luce l’esistenza di una pluralità di agenzie e di occasioni formative e quindi di molti spazi educativi. Ciò sul piano empirico si è espresso con un riconoscimento di autonomia ai singoli istituti scolastici, ai quali è stato riconosciuto un ruolo attivo nel proporre i fini dell’educazione.
- Modello conflittualista: la rottura del rapporto tra educazione e società e lo sviluppo del policentrismo formativo ha portato negli anni ’70 a una ripresa dei concetti conflittuali di Marx e Weber, in particolare con due autori: Bourdieu e Darendorf.
- Modello comunicativo: (fine anni ’80) che afferma che la società è comunicazione. Questa visione della società è studiata da diversi approcci:
- Interazionista/fenomenologico: che analizza l’aspetto micro della società, che enfatizza l’interazione e l’intersoggettività (Mead maggior esponente dell’interazionismo simbolico e Schutz con la fenomenologia).
- Sistemico: che pone attenzione all’aspetto macro, cioè al funzionamento della società nel suo complesso. Maggior esponente è Luhmann secondo il quale l’ordine è possibile attraverso la comunicazione contingente fra i sistemi.
- Dualismo analitico: maggior esponente è la Archer secondo la quale non si può studiare o solo il micro o solo il macro, perché il macro è il contesto del micro cioè delle interazioni sociali e viceversa cioè le attività sociali che coinvolgono le persone (micro) rappresentano l’ambiente (macro) in cui le caratteristiche dei sistemi si riproducono o si trasformano. Il suo approccio è detto “morfogenetico” perché considera il prender forma della società piuttosto che la sua forma stabile.
Teorie di Durkheim
Durkheim sviluppa le sue teorie nel contesto francese in cui sono vive le lotte fra repubblicani e monarchici (che porteranno poi alla Terza Repubblica) per questo per Durkheim è molto importante il tema dell’ordine inteso come consenso dell’individuo a valori comuni (l’ordine è possibile soltanto attraverso la “coscienza collettiva”). Egli quindi sviluppa il tema della solidarietà che si differenzia fra la società preindustriale e quella moderna:
- Società premoderna: abbiamo una solidarietà meccanica, qui lo scenario è uno e c’è omogeneità fra gli individui, che si identificano quasi totalmente in valori comuni. Qui l’individuo dà il consenso all’interiorizzazione di norme e valori.
- Società moderna: qui la solidarietà è organica, c’è un’indifferenziazione fra gli individui, cioè una specializzazione (divisione del lavoro) per cui l’interiorizzazione non è agevolata, ci sono conflitti, tensioni e spinte individualiste che indeboliscono il consenso.
Si può dire che è con Durkheim che il legame di dipendenza dell’educazione dalla società è particolarmente evidente. Per lui l’educazione è un processo di adattamento alla società che egli vede come autorità morale che stabilisce principi e regole, quindi l’educazione è l’apprendimento e l’adattamento a questi principi. È la società quindi che traccia l’ideale educativo (per permettere il mantenimento della società stessa) dal quale non ci si può discostare (educazione morale dell’essere sociale).
Teorie di Marx
Per lui l’educazione è l’acquisizione di una coscienza di classe. Come Durkheim egli è molto interessato alla realtà sociale moderna (che per lui però è modificabile perché è una realtà prodotta dagli uomini) al contrario di Durkheim però egli intende la società unicamente per la sua struttura economica (tutto il resto è sovrastrutturale) (anche i rapporti sociali sono innanzitutto rapporti economici, di produzione che s’impongono dalla nascita).
- Negativo: l’educazione dipende dalla società e segue perciò le regole economiche, ed è espressione dell’egemonia borghese (anche sul piano culturale) sulla classe operaia (intesa come possesso di beni, quindi in termini economici) (educazione come strumento di oppressione).
- Positivo: in cui l’educazione diventa strumento di emancipazione per la classe operaia che prende coscienza della sua situazione.
Quindi per lui l’educazione è determinata dalla struttura sociale e quindi essa si realizza all’insegna dell’antagonismo fra le classi. Egli spera nel fatto che l’educazione possa diventare uno strumento di emancipazione per la classe operaia.
Teorie di Weber
Anche lui (come Durkheim e Marx) pone attenzione alla realtà sociale e moderna, ma in lui troviamo l’attenzione rivolta all’agire sociale (che è intenzionale e con il quale l’uomo dà un senso alla realtà). Weber si differenzia da Marx perché sostiene che la società non ha una sola dimensione, cioè quella dell’economia, ma è multidimensionale perché vi agiscono anche la cultura e il potere (la politica), tutti elementi che interagiscono per formare l’individuo e la collettività. Egli poi accanto al concetto di classe introduce quello di “ceto” (che definisce l’appartenenza originaria di un individuo, i suoi orientamenti culturali, una stessa condizione di vita).
Per lui l’educazione è collegata alla struttura del potere (l’educazione quindi dipende dalla struttura del potere) e deriva (e a sua volta è l’elemento fondante) dalla lotta fra i ceti, poiché il ceto prevalente va a imporre il proprio modello educativo al resto della società (c’è quindi uno stretto rapporto fra ceto-potere-educazione). Perciò in sostanza per Weber il ceto di appartenenza determina il tipo di educazione che si riceverà.
- Potere carismatico: cioè legato al carisma, personalità eccezionali. Ideale educativo: un privilegiato che accede a un sapere segreto attraverso prove e cerimonie. È legato a doti straordinarie ed è espresso attraverso l’oralità.
- Potere tradizionale: che trova la sua base nella tradizione e nella cultura scritta. Ideale educativo: l’uomo colto.
- Potere legale-razionale: sapere tecnico-pratico, competenze tecniche. Ideale educativo: lo specialista.
Teorie di Parsons
Egli si differenzia da Marx e Weber perché ha una visione della società diversa, per lui infatti la società è come un organismo vivente e cioè composto da tante parti (come possono essere il cuore, i polmoni, ecc. che in questo caso sono ad esempio le istituzioni lavorative cioè dei sottoinsiemi) ognuna con una funzione diversa che lavorano insieme per garantire la salute e la sopravvivenza dell’organismo (in questo caso l’ordine del sistema che ne permette il suo buon funzionamento – concetto dell’ordine ripreso da Durkheim). Il sistema quindi inteso da Parsons è un sistema in grado di autoregolarsi. Quindi per lui il sistema agisce nel senso dell’isomorfismo (si parla di isomorfismo quando due strutture complesse si possono applicare l’una sull’altra in modo che coincidano perfettamente, cioè che ogni singola parte di una struttura coincida con l’altra dell’altra struttura).
-
Riassunto esame Sociologia dell'educazione, prof. Tirocchi, libro consigliato Società-cultura-educazione,Besozzi
-
Riassunto esame Sociologia dell'educazione, prof. Lagomarsino, libro consigliato Società, cultura, educazione, Beso…
-
Riassunto esame Sociologia dell'educazione, prof Tagliaventi, libro consigliato Società, cultura, educazione, Besoz…
-
Riassunto esame sociologia dell'educazione, prof Colombo, libro consigliato Educazione e società, Besozzi