Educazione e società
Elena Besozzi
Introduzione
Sociologia dell'educazione: nasce alla fine della Seconda Guerra Mondiale, sulla spinta della rilevanza dei processi di scolarizzazione ed istruzione. Si tratta di una riscoperta sociale dell'educazione. Anche in questa disciplina, problematiche legate alla costituzione di uno statuto epistemologico e la relativa formulazione di paradigmi.
Cap.1 Lo studio sociologico dei processi educativi
1.1 La scoperta sociale della funzione educativa
La società moderna (da 500, ma meglio 700 con rivoluzione industriale) pone problemi di convivenza sociale, dovuti a nuovi modi di produrre, lavorare, stare assieme (urbanizzazione, nuove relazioni di lavoro e trasformazioni dei legami familiari). La società moderna è centrata di fatto su due nuove figure sociali:
- Lavoratore: il che presta la sua opera in fabbrica
- Cittadino: il investito di nuove possibilità di partecipazione alla vita collettiva e alle decisioni politiche nel governo della realtà sociale
Tanto le trasformazioni sociali, economiche, culturali quanto queste nuove figure della modernità implicano un'evidente centralità assegnata all'educazione, come ambito specifico per la costruzione di un nuovo soggetto sociale, che deve corrispondere pienamente ai compiti sociali della società moderna, fondata sulla divisione del lavoro, sulla specializzazione, ma anche sull'emergere dell'individualità (singolo sempre più distinto dalla collettività). Nuova funzione dell'educazione nel coniugare omogeneità e diversità.
Durkheim: alfabetizzazione (saper leggere e scrivere), aumento dell'importanza dell'istruzione, intesa soprattutto come concetto indissolubilmente legato allo sviluppo della società moderna e alle sue esigenze, tanto che già a partire dal 1800 alfabetizzazione e scolarizzazione coincidono (fino a prima non succedeva).
1.2 La "riscoperta" dell'educazione
Dalla seconda metà del '900 si può parlare di "riscoperta" sociale dell'educazione. Dagli anni '50 è possibile ricostruire una storia dello sviluppo della sociologia dell'educazione:
| Fasi | Periodo | Problematiche |
|---|---|---|
| Ritrovare le basi della solidarietà | Da metà '800 agli anni '50 del '900 | Formare il lavoratore e il cittadino |
| Sviluppo economico e sociale | Anni '50–'60 | Istruzione come investimento |
| Crisi dei sistemi di istruzione | Anni '70–'80 | Istruzione come bene espressivo |
| Cambiamento sociale e culturale | Anni '90–2000 | Istruzione come chance |
Gli anni '50 e '60 del Novecento corrispondono a un forte impegno volto alla ricostruzione economica e politica delle nazioni europee distrutte dalla guerra; all'istruzione è assegnato un compito rilevante, di motore stesso dello sviluppo economico, che richiede persone istruite, qualificate, da collocare nelle diverse posizioni lavorative dell’organizzazione del lavoro industriale, nella commercializzazione dei prodotti, nello sviluppo dei servizi.
La riscoperta dell'educazione corrisponde a una della sociologia dell'educazione. Definizione: la sociologia dell'educazione nasce come settore specialistico della sociologia volto all'analisi dei fenomeni e dei processi legati essenzialmente alla dimensione dell'istruzione, considerata strumento di sviluppo sociale, ma anche di promozione della persona e delle sue possibilità di realizzazione sociale. L’istruzione acquista un significato strumentale, quale mezzo di investimento del singolo e della collettività.
1.3 Gli sviluppi della sociologia dell'educazione
Anni '70 e '80 rappresentano per la sociologia dell'educazione un periodo importante di sviluppo. Sviluppo degli strumenti teorici d’analisi (paradigmi) e dei lavori di ricerca. Maturano una serie di questioni che si sono preparate negli anni precedenti in relazione soprattutto a uno sviluppo della domanda sociale d'istruzione e a un articolarsi, da un lato, di un mercato del lavoro sempre più complesso e dall'altro presenza di problematicità riguardante la transizione scuola-lavoro.
Per la sociologia dell'educazione diviene rilevante il legame istruzione-occupazione-mobilità sociale, anche in relazione all'innalzamento dei tassi di scolarizzazione (aumentano le persone con diplomi e lauree). In sostanza, dall'800 fino alla metà del '900 si è consolidato nei paesi occidentali un modello dello sviluppo sociale e della crescita dell'individuo, che accentua la strumentalità dell'investimento in istruzione, la centralità della scuola e l'importanza di uno sbocco occupazionale che definisce la posizione sociale d'arrivo (acquisitività meritocratica, società del credenzialismo cioè che i lavori più remunerati e con maggiori opportunità economiche sono per le persone che detengono lauree e certificati di studio).
Ma non è detto che il possesso di credenziali porti a spendibilità diretta sul piano occupazionale, ma permette di entrare nel mercato simbolico (definizione data da Bordieu): in pratica gli aspetti di formalizzazione e certificazione scolastica sono talmente rilevanti da creare una rappresentazione sociale diffusa e condivisa che gerarchizza le posizioni sociali in relazione ai titoli di studio posseduti.
Le credenziali educative corrispondono a una valuta culturale (Randall Collins) e sono soggetti ad una continua fluttuazione e oscillazioni. Negli anni '70 c’è una crisi delle credenziali educative, subentra una concezione dell'istruzione come bene da fruire da parte di tutti, quindi con una visione espressiva e di autorealizzazione della persona. Scolarizzazione di massa e all’emergenza della questione delle disuguaglianze di fronte all’istruzione e del peso dell’origine sociale e culturale sui percorsi e sugli esiti scolastici.
1.4 Il consolidamento del discorso scientifico
Gli anni '90 e i primi anni 2000 inizia una fase nuova della sociologia dell’educazione, da un lato il tema dell'uguaglianza delle opportunità si approfondisce e si articola con quello delle diversità e delle differenze (problema conciliabilità tra uguaglianza e differenza); dall'altro, spostamento progressivo dell'ottica educazione-società, ponendo un'enfasi sulla società e le sue aspettative.
- Crescente complessità delle società
- Fenomenologia e interazionismo simbolico che valorizza il ruolo del soggetto e dell'intersoggettività
- Mutamento piuttosto che equilibrio
All’interno delle trasformazioni dello scenario sociale e culturale, sempre più caratterizzato dal pluralismo culturale, anche il lavoro d’analisi teorica e di ricerca empirica nel campo della sociologia dell’educazione mostra chiaramente il superamento di una visione scuolacentrica verso uno sviluppo di uno scenario definito policentrismo formativo, scenario che dà rilevanza a più luoghi e attori della formazione. Nuove problematiche: realtà giovanile, disagio, rapporti tra generazioni, nuove tecnologie, formazione continua, multiculturalità.
1.5 Sociologia dell’educazione come disciplina scientifica
La sociologia dell'educazione è una disciplina recente. Come disciplina autonoma nasce con la seconda industrializzazione negli anni ’50 (in Italia nella seconda metà degli anni ’60) attorno alla preoccupazione della ricostruzione economica e politica delle nazioni europee. La sociologia dell'educazione presenta una sorte di "doppia anima": ha le sue radici nella sociologia e il suo oggetto d’analisi nell'educazione.
A partire dagli anni ’50 l’attenzione è sull’istruzione, si definisce come la “sociologia della scuola”. Ma il suo oggetto fondamentale è il rapporto educazione-società, un legame che cambia nel tempo e che progressivamente dà conto anche di un crescente pluralismo culturale e di una complessità sociale che rende sempre meno lineare e immediatamente leggibile tale rapporto. Difficoltà nel definire un suo statuto autonomo soprattutto nei confronti della pedagogia.
L’importanza del contesto sociale e delle condizioni dell’educabilità ha visto sviluppare in seno alla pedagogia una sensibilità al discorso sociale e quindi una sociologia educativa. La sociologia dell’educazione negli anni ’70 è piuttosto una “teoria in grado di spiegare situazioni e fenomeni presenti e passati, nonché di individuare tendenze e probabili alternative”. La sociologia dell’educazione si caratterizza come disciplina volta alla conoscenza dei fenomeni e dei processi educativi e si sviluppa lungo la linea descrizione-spiegazione-comprensione tipica del lavoro sociologico.
- Descrivere fenomeno: significa definirlo nelle sue caratteristiche e non come esso dovrebbe essere o presentarsi.
- Spiegare fenomeno: significa indagare le cause, cercare i fattori che lo producono, che lo condizionano o lo influenzano.
- Comprendere fenomeno: rappresenta un’attività eminentemente qualitativa che come suggerisce Max Weber comporta l’entrare dentro il fenomeno stesso, per trovare la spiegazione dal suo interno e attraverso elementi che gli sono propri, avendo tuttavia a disposizione concetti e categorie appropriate di analisi.
Weber: mette a punto il concetto di “tipo ideale”: costruzione mentale di interpretazione della realtà, mediante accentuazione concettuale di determinati elementi della realtà stessa, rappresenta un “tipo puro” che non esiste nella realtà, fa da riferimento nello studio dei fenomeni sociali e ha carattere metodologico ed euristico, di spiegazione e comprensione della realtà mediante un processo di comparazione e classificazione (carattere descrittivo e conoscitivo della sociologia, impegno comune e interdisciplinarità).
La maturità di una disciplina è data anche dalla messa alla prova di metodi e strumenti d’indagine, e questo avviene anche per sociologia dell’educazione. È soprattutto la ricerca sul campo, con l’affinamento degli strumenti di rilevazione e di elaborazione della teoria sociologica con lo sviluppo di quel legame fondamentale di ricerca tra teoria e ricerca messo in luce da Robert K. Merton (1983): la teoria fornisce all’analisi empirica dei processi e delle istituzioni educative schemi concettuali generali di analisi, anche in termini di ipotesi da verificare, mentre la ricerca offre alla teoria elementi per la chiarificazione o la riformulazione di concetti e teorie e dello stesso quadro generale di riferimento, soprattutto riguardo a questioni di legame sociale, di appartenenza e di identità.
In questi decenni la sociologia dell’educazione, nei diversi contesti nazionali e anche in Italia, ha sviluppato la ricerca empirica in vari campi, dalla scuola alla famiglia, alla realtà extrascolastica, così come su diversi attori importanti all’interno dei processi educativi come gli insegnanti, gli studenti, i genitori, i giovani e soprattutto riguardo a problematiche di volta in volta emergenti, come l’insuccesso scolastico o la possibilità di mobilità sociale o la questione dell’identità giovanile, l’importanza dei new media nei processi di socializzazione e via di seguito.
Cap.2 Il rapporto educazione-società
2.1 La centralità del legame educazione-società
Come già accennato, l'oggetto di studio è un legame, quello tra ideali e pratiche educative e società di riferimento. Considerando direttamente il rapporto educazione-società, si colgono alcuni principi generali:
- Ogni società ha bisogno di educare le nuove generazioni
- In ogni società si sviluppano ideali educativi, scopi e modi dell'educazione
- Obiettivo dell'educazione è lo sviluppo di un soggetto in grado di realizzare pienamente la propria esistenza all'interno della società di riferimento
- Il risultato positivo dell'azione educativa si evidenzia nell'integrazione dei soggetti tra loro e con la realtà sociale in cui sono collocati
Questi elementi sono ben individuati nella riflessione sociologica, in particolare da Emile Durkheim e costituiscono un punto di partenza per qualsiasi analisi del rapporto educazione-società. Il rapporto educazione-società è sottoposto al cambiamento sociale e quindi direttamente legato a scenari socioculturali e a problematiche sociali emergenti. Società come problematica, ciò è dovuto al cambiamento che è componente intrinseca delle società moderne sottoposte al rischio di instabilità ed incertezza. Rapporto educazione-società è definito: rispetto ad un paradigma di riferimento, un assunto esplicitato attorno a ciò che si intende per società, con un'interpretazione dello scenario sociale e culturale.
2.2 Il legame individuo-società come fondamento
Paradigmi o approcci teorici che sono stati sviluppati in sede di riflessione sociologica generale:
- Funzionalista
- Conflittualista
- Interazionista-comunicativo
Dai diversi paradigmi si può cogliere come una determinata concezione della società e in specifico del rapporto induzione-società, discende anche una coerente idea del rapporto educazione-società e quindi in sostanza della stessa integrazione sociale.
| Concezione del legame individuo-società | Paradigma | Concezione del rapporto educazione-società | Idee di integrazione |
|---|---|---|---|
| Dipendenza | Funzionalista | Reciprocità diretta, lineare | Conformità, consenso complementare |
| Discontinuità | Conflittualista | Reciprocità dialettica e oppositiva | Discontinuo, dialettico conflitto, contraddizione |
| Circolarità e interdipendenza | Interazionista-comunicativo | Reciprocità discorsiva | Doppio legami, ambivalenza esistenziale |
Funzionalista: nel paradigma viene sviluppata una visione olistica della società, che enfatizza la preminenza della società dell’individuo: la società è concepita come un organismo di parti specializzate, ma perfettamente interagenti e integrate tra loro, dove il singolo elemento è ben individuato, ma anche legato all’insieme di cui fa parte e da cui viene definitivo.
Emile Durkheim e Talcott Parson: l'educazione è concepita come quell'azione esercitata sugli individui al fine di renderli conformi, adatti alla società in cui devono vivere, in grado di realizzare pienamente una corrispondenza con aspettative sociali e valori condivisi. L’integrazione viene raggiunta quando si realizza una reciprocità intesa come complementarità funzionale tra motivazioni individuali e aspetti sociali.
Conflittualista: nel paradigma si assume il conflitto tra gruppi o individui come criterio interpretativo di base del rapporto individui-società. L’azione educativa viene interpretata in funzione dell’affermazione e della contrapposizione (dominio o potere di un gruppo sull’altro). Esiste perciò una discontinuità nel rapporto educazione-società, data dal conflitto di interessi e dalla lotta per l'accesso alle risorse sociali e per il potere. L’integrazione è solitamente realizzata all’interno del gruppo di appartenenza, in contrapposizione ad altri gruppi: la classe sociale quale raggruppamento economico Karl Marx e Max Weber.
La matrice conflittualista contiene due interpretazioni del conflitto diverse per origine e per esito.
- Karl Marx: per lui il conflitto è strutturale, dato dai rapporti di produzione che sono rapporti di dominio e di sfruttamento della classe dominante (la borghesia nel caso della società capitalistica) sulla classe dominata (proletariato definito come forza-lavoro). Il conflitto nella prospettiva marxista è ritenuto insanabile e risolvibile solo attraverso l'abbattimento radicale della struttura economica (socializzazione dei mezzi di produzione, società senza classi e abbattimento della proprietà privata).
- Max Weber: per lui la lotta è a più dimensioni, definita da posizioni economiche (classi sociali), orientamenti culturali (appartenenza di ceto) o aggregazioni politiche (partiti). Essa può trovare spazi di intesa e di ricomposizione.
In entrambi i casi, l'educazione si rivela essere un ambito privilegiato o di riproduzione della struttura di classe e di dominio (Marx) o di lotta tra i ceti (Weber) per il dominio culturale e l’affermazione di una determinata visione del mondo.
Interazionista-comunicativo: nel paradigma la visione del rapporto individuo-società si caratterizza per la costruttività sociale che valorizza l'interazione e l'intersoggettività, quindi la comunicazione, nella produzione di realtà sociale e culturale. La matrice originaria di questo paradigma...
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