Anthony D. Smith: La nazione – storia di un’idea
Dalla Rivoluzione francese alla Prima guerra mondiale, il concetto di nazione ha costituito materia di riflessione, intesa come lotta politica, un potente fattore di mobilitazione popolare, un principio di organizzazione del potere innovativo. I teorici della nazione, indipendentemente dal loro orientamento spirituale, consideravano quest’ultima come uno strumento utile al riconoscimento del diritto di autodeterminazione o la forza della propria comunità politica.
A partire dal XX secolo, con l’affermarsi del nazionalismo, tale quadro è cambiato. Gli studiosi, infatti, hanno iniziato ad approcciarsi alla materia in maniera più scientifica, cercando di comprendere le origini storiche, le caratteristiche oggettive e di capire quindi le origini psico-sociali del patriottismo e del nazionalismo. In questi anni, inoltre, si fa risalire la nascita della letteratura scientifica contemporanea sulla nazione e, in particolare, sul nazionalismo.
In queste analisi si evidenzia il legame intercorrente tra il concetto di nazione e quello di Stato; “Il nazionalismo esige lo Stato nazionale; la creazione dello Stato nazionale rafforza il nazionalismo”. Il nazionalismo viene così inteso come uno stato d’animo, un sentimento politico.
Teoria modernista di Smith
Lo studio più intenso di queste tematiche si verifica a partire dagli anni ’80, soprattutto con l’opera di Smith. Egli evidenzia una teoria modernista, basata sull’idea che la nazione non esista da sempre, ma è una realtà storica artificiale e contingente. Il nazionalismo, inteso come modo con cui l’idea di nazione viene articolata e giustificata sul piano ideologico, è fondamentale: è il nazionalismo che crea le nazioni.
Il nazionalismo nasce come conseguenza della centralizzazione dello Stato burocratico e del capitalismo. Il nazionalismo diventa lo strumento mediante il quale formare una cultura di massa comune di appartenenza, permettendo il raggiungimento degli obiettivi di crescita. Secondo Smith, la nazione non è né eterna né naturalistica, ipotizzando che sia il concetto di nazione e identità nazionale abbiano ancora un ruolo da svolgere sulla scena storica mondiale.
Introduzione
Prima di affrontare l’analisi del concetto di nazione e nazionalismo è necessario indicare due definizioni operative di questi termini, per tenerle come punti di riferimento nel confronto tra definizioni concorrenti.
Con il termine nazione, si indica una popolazione umana provvista di nome che occupa un territorio o una madrepatria storici e condivide miti e memorie, una cultura pubblica di massa, una singola economia, diritti e doveri comuni per tutti i membri.
Con il termine nazionalismo, indico un movimento ideologico per il raggiungimento e il mantenimento dell’autonomia, dell’unità e dell’identità nell’interesse di una popolazione che, secondo il giudizio di alcuni suoi membri, costituisce una “nazione” potenziale o reale.
1. Volontarismo e nazione organica
Il termine primordialismo indica l’idea che determinati attributi e formazioni culturali esercitano sulla nostra vista un’influenza fortissima, indipendente dall’interesse razionale e dal calcolo politico. Siamo vincolati da legami che discendono da questi attributi, che originano il sentimento di appartenenza comune che chiamiamo etnicità, e costituiscono la base delle nazioni e del nazionalismo. Questi due concetti vengono definiti primordiali proprio perché esistenti prima della storia. Esistono tre versioni del primordialismo: sociobiologico, culturale e organico. La versione più diffusa di primordialismo è l’organicismo, cioè la concezione storicista e organica del nazionalismo.
1. Nazionalismo organico e volontaristico
Kohn, al culmine della seconda guerra mondiale, attirò gli studiosi su due diverse versioni ideologiche del nazionalismo: volontaristica e organica. Il nazionalismo volontaristico era dominante in Occidente, mentre quello organico prevaleva nell’Europa centrale, Russia, Medio Oriente, Asia. Se per entrambe le versioni, l’individuo appartiene ad una nazione perché non vi è possibilità di sopravvivenza senza essa, mentre la concezione volontaristica permette di scegliere la propria nazione di appartenenza, quella organica non lo permette, in virtù del vincolo di nascita.
2. Determinismo culturale e ideale politico
Vari studiosi come Weber, Acton, Mazzini, Renan si occuparono del determinismo culturale, alla luce dell’aspra disputa sui territori dell’Alsazia e della Lorena, ma influenzato anche dalle invasioni germaniche. Alla luce di questi eventi, il determinismo culturale mostra come non sono né la lingua, né l’etnicità, né la geografia a definire un popolo; il sentimento di appartenenza è frutto della memoria storica.
3. Nazioni civiche e nazioni etniche
Vien da chiedersi quale sia l’attinenza di questi dibattiti (concezione nazionalista/concezione organica) in relazione al contesto profondamente mutato del XX secolo, posto che il nazionalismo degenerato sia stato la base del fascismo e del nazismo. Eppure i nazionalismi etnici ripresero drammaticamente in Europa dell’Est e nell’ex Unione Sovietica. Il nazionalismo etnico, visto ancora con sospetto, viene identificato ancora come una forza significativa.
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