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Riassunto esame Scienze Finanze, prof. D'Agostino, libro consigliato Economia del Settore Pubblico, Sobbrio Appunti scolastici Premium

Sunto per l'esame di Scienze delle Finanze e della Prof.ssa Elena D'Agostino basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal Docente Economia del Settore Pubblico, Sobbrio. Vengono affrontati in modo dettagliato e completo soltanto i seguenti argomenti:
- L'aumento della Spesa Pubblica;
- Il Bilancio ed i suoi Principi;
- I mezzi per l'attuazione delle scelte collettive;... Vedi di più

Esame di Scienze delle finanze docente Prof. E. D'Agostino

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ESTRATTO DOCUMENTO

Economia del Settore Pubblico – G. Sobbrio

Tecnicamente la Progressività può essere ottenuta in vari modi: 14

Progressività per Classi: si ha quando l'aliquota aumenta in modo

 discontinuo con l'aumentare del reddito, il quale viene ripartito per classi, a

ciascuna delle quali si applica una determinata aliquota.

Così, ad esempio, per i redditi da 1.000 a 5.000 si pagherà il 5%; per i redditi da 5.001 a

10.000 si pagherà il 7%; per i redditi da 10.001 a 20.000 si pagherà il 9% ecc...

Tale forma di progressività presenta, tuttavia, un inconveniente, quello cosiddetto

del “Salto” per effetto del quale un minimo incremento del reddito determinerebbe un

passaggio dalla classe inferiore a quella superiore. Ciò fa sì che l'imposta aumenta in

misura sproporzionata all'aumentare della Capacità Contributiva.

Ad esempio, chi si trova a possedere un reddito di poco superiore al limite tra una classe

e l'altra dovrà pagare per intero l'imposta corrispondente a quella data classe. Egli si

trova, cioè, in una condizione economica peggiore rispetto a coloro che hanno un reddito

uguale o di poco inferiore a quel limite, il che è ovviamente ingiusto!

Si desume, allora, come la progressività per classi ha l'inconveniente di non

essere equa, ossia non idonea ad effettuare una tassazione rispondente al principio

della Capacità Contributiva.

Il Correttivo a questo inconveniente è rappresentato dalla cosiddetta:

Progressività per Scaglioni: essa consiste nello stabilire che l'aliquota di

 una classe superiore si applichi, invece, che all'intero reddito, soltanto a

quella parte di reddito che eccede il limite.

Ad esempio, se il Tizio ha un reddito di 5.000 e paga 250 (5%) mentre Caio che ha un

reddito di 5.050 paga 350 (7%). Di certo, per Caio sarebbe stato preferibile guadagnare

di meno!

Tuttavia, applicando la Progressività per Scaglioni Caio pagherà il 7% non su tutto il

reddito (5.050) ma soltanto sulla parte di reddito superiore, ossia 50; mentre pagherà

l'aliquota del 5% su 5.000.

Progressività Continua: si ha quando al crescere del reddito l'aliquota -

 secondo un criterio matematico - aumenta gradatamente sino ad un

massimo, raggiunto il quale l'aliquota rimane costante.

Progressività per Detrazioni: si ha quando l'aliquota dell'imposta è

 nominalmente costante, ma si commisura, anziché all'intero reddito a questo

diminuito di una somma fissa, che in tal modo rimane esente da tassazione.

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 Imposte Progressive: sono quelle imposte il cui ammontare aumenta in

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misura meno che proporzionale al crescere del reddito.

Pertanto, l'aliquota è decrescente: chi ha 1.000 paga 100 (10%), chi ha 2.000 paga 160

(8%), chi ha 10.000 paga 200 (2%).

I Tributi sono Pubbliche Entrare che gli Enti Pubblici, avvalendosi del loro potere

d'imperio, prelevano dalle economie private per provvedere alla prestazione dei servizi

pubblici ed al conseguimento delle altre loro finalità.

I Tributi Speciali, invece, sono Prestazioni Patrimoniali Obbligatorie richieste a

contribuenti determinati dagli Enti che ne hanno la potestà, in relazione, sia pure

generica, a particolari benefici ricevuti. È questo il caso, ad esempio, dei Contributi

Sociali versati dal datore di lavoro e dai lavoratori agli Enti della Sicurezza Sociale

(INPS) per i servizi relativi a pensioni di vecchiaia, di invalidità, sussidi di disoccupazione

ecc..

La Tassa è la controprestazione in Servizio Speciale, cioè divisibile ed

individualizzabile, reso dall'Ente Pubblico ad un Privato, dietro sua domanda.

I Principi Fondamentali di un moderno Sistema Tributario sono:

 il Principio della Certezza: l'imposta che ogni individuo è vincolato a pagare

 deve essere certa e non arbitraria, nel senso che, il tempo, il modo, la somma del

pagamento devono essere stabiliti in modo chiaro e preciso per tutti i Contribuenti;

 il Principio di Universalità: tutti coloro che beneficiano dei servizi dello Stato e

 hanno una Capacità Contributiva sono tenuti al pagamento dei Tributi.

Tuttavia, il principio in esame ammette alcune Eccezioni, infatti, si possono riscontrare:

 Esenzioni per ragioni di Giustizia Sociale, quando il reddito

 dell'individuo è appena sufficiente ad assicurarmi la soddisfazione dei

bisogni primari;

 Esenzioni per ragioni di Interesse Economico Collettivo, quali ad

 esempio l'estensione delle imposte sul reddito per le industrie nascenti

ecc...

 il Principio di Economicità: occorre rendere minime le spese di accertamento e

 di riscossione delle imposte - cioè, il loro Costo - in modo che siano massime le

entrate per la soddisfazione dei bisogni pubblici;

 il Principio di Comodità: ogni imposta deve essere percepita nel tempo e nel

 modo che rechi il minor disagio al Contribuente. Per tale motivo si ricorre alla

suddivisione delle imposte sul reddito in rate, da riscuotersi un poco per volta.

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Nelle società contemporanee un ruolo importante è svolto dal c.d. Intervento dello

Stato nell'Economia, che si attua attraverso lo svolgimento di attività imprenditoriali da

parte dello Stato e degli Enti Locali, mediante le c.d. Imprese Pubbliche.

Attraverso l'impresa pubblica lo Stato esercita un'attività produttiva di beni o

servizi rivolta direttamente a soddisfare un interesse pubblico.

Quando le spese dello Stato non sono coperte dal gettito derivante dalle imposte o tasse,

il Bilancio Statale è in Disavanzo!

Per far fronte ai propri impegni e, dunque, reperire maggiori entrate lo Stato può fare

ricorso a due mezzi alternativi di finanziamento:

 il Debito Pubblico;

 la Emissione di Carta Moneta.

Il Debito Pubblico è una Entrata c.d. Straordinaria con la quale lo Stato chiede un

prestito ai propri cittadini, mediante l’emissione di particolari Certificati, i cosiddetti Titoli

del Debito Pubblico. Verso i sottoscrittori di tali Certificati lo Stato si obbliga a

restituire, in periodi futuri, le somme ricevute pagando periodicamente - di regola

ogni anno - un interesse.

A differenza dell'imposta straordinaria, che dà luogo ad un prelievo unilaterale di

capitale monetario da parte dello Stato, il prestito pubblico si attua attraverso uno

scambio, con il quale il privato cittadino ottiene come controprestazione un interesse.

I Prestiti Pubblici possono classificarsi in base a molteplici Criteri:

1. rispetto al modo in cui lo Stato si rivolge ai risparmiatori per ottenere la

sottoscrizione i prestiti si distinguono in:

Prestiti Forzosi: quando ogni cittadino è tenuto al pagamento di una

 data somma in proporzione al suo patrimonio, con la promessa di

restituzione, entro un dato tempo, e della corresponsione di un interesse.

Il Prestito Forzoso presenta delle analogie con l'imposta: ne differisce solamente in

quanto lo Stato è impegnato al rimborso o quanto meno alla corresponsione degli

interessi! Prestiti Volontari: quando ogni cittadino è libero di sottoscriverli

 secondo un calcolo di convenienza economico. Tali prestiti sono

caratterizzati da un saggio di interesse - per i risparmiatori - uguale o anche

superiore a quello corrente.

2. rispetto alla durata il Debito Pubblico si può distinguere in:

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Debito Fluttuante: esso comprende quei prestiti che devono essere

 17

emessi per far fronte a momentanee deficienze di cassa.

La forma più notevole di Debito Fluttuante è sostituita dalla emissione di Buoni del

Tesoro Ordinari (BOT) che sono titoli di credito recanti la promessa di pagare una

certa somma ad una scadenza fissa, e fluttuanti interessi - a tassi variabili, a

seconda della durata - che vengono corrisposti anticipatamente.

Data la loro funzione, questi Buoni sono emessi con scadenze brevi - non superiore a

12 mesi. Il loro ammontare fluttua continuamente secondo le esigenze di cassa, da qui il

nome di Prestito Fluttuante.

In una situazione di Pareggio del Bilancio Statale il Prestito Fluttuante è destinato ad

estinguersi alla fine di ciascun esercizio. Tuttavia, nella realtà della finanza pubblica

odierna questa caratteristica si è completamente trasformata, ed il suo gettito, anziché

sopperire a temporanee squilibri viene destinato continuamente alla copertura di cronici

Disavanzi del Bilancio Statale.

Debito Redimibile: comprende tutti quei prestiti a media e lunga durata

 destinati alla copertura dei Disavanzi del Bilancio Statale, che lo Stato stipula

con l'obbligo di rimborsare la somma mutuata.

Tipica forma di Prestito Redimibile sono in Buoni del Tesoro Poliennali (BTC), con

scadenza fino al 9 anni. Il rimborso dei Prestiti Redimibili può avvenire:

 a scadenza fissa: lo Stato si obbliga a restituire l'intero capitale nominale a tutti i

suoi possessori a scadenza prestabilita;

 gradualmente: lo Stato si impegna a pagare per ogni obbligazione una annualità

fissa comprensiva dell'interesse e del rimborso di una quota del capitale, per un

determinato numero di anni;

 con l'acquisto di titoli sul mercato a prezzo corrente;

 con estrazione a sorte, secondo un piano di ammortamento: lo Stato, cioè,

anziché rimborsare ogni anno a tutti i creditori una quota del capitale, rimborsa

annualmente per l'intero ammontare del capitale un dato numero di risparmiatori,

mediante l'estrazione a sorte delle obbligazioni.

Debito Irredimibile: comprende quei prestiti attraverso i quali lo Stato

 assume un impegno solo per il pagamento degli interessi senza indicare

se e quando restituirà il capitale.

L'onere di pagare gli interessi dei Debiti Pubblici può essere ridotto operando la c.d.

Conversazione. Essa consiste nella modificazione delle condizioni alle quali, in

origine, il prestito era stato emesso.

La Convenzione riguarda principalmente l'interesse corrisposto: cioè, da un tasso più alto

si passa ad un tasso d'interesse meno elevato.

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Scopo della Conversazione è quello di alleggerire l'onere del prestito: è perciò 18

evidente che le nuove condizioni offerte devono essere meno favorevoli delle precedenti!

La Convenzione può essere di tre specie:

 Forzosa: quando la riduzione del Saggio di Interesse è attuata dallo Stato

 coattivamente, cioè in forza del suo potere d'imperio, senza il consenso dei

creditori.

Si tratta, quindi, di una vera e propria violazione dei patti contrattuali, che scuote

profondamente la fiducia dei cittadini nello Stato.

 Facoltativa: quando viene accettata dai creditori ai quali lo Stato pone in

 alternativa o scegliere fra il rimborso del prestito al valore nominale oppure

scegliere la conversione del prestito alle nuove condizioni.

È evidente che lo Stato, ponendo ai suoi creditori questa alternativa, si prefigge in realtà

un solo obiettivo: la riduzione del tasso di interesse e, quindi, la Conversione. Affinché

l'operazione riesca occorrono due condizioni:

1. che i titoli siano quotati sul mercato sopra la pari, ossia al di sopra del loro

valore nominale, sicché per i sottoscrittori non è conveniente il loro rimborso;

2. che le nuove condizioni del prestito, benché meno favorevoli delle precedenti,

siano sempre migliori di quelle che offre il mercato degli investimenti in quel

momento.

È ovvio infatti, che in presenza di tali condizioni non è conveniente per il risparmiatore

farsi rimborsare al valore nominale un titolo che sul mercato realizza un valore più alto!

 Mascherata: quando, pur restando formalmente immutate le condizioni del

 prestito, si verifica per via indiretta una sostanziale riduzione del tasso

d'interesse.

Ciò può avvenire:

1. quando lo Stato applica un'imposta speciale sugli interessi del debito pubblico;

2. quando si assiste ad una svalutazione monetaria: in questo caso resta inalterato il

valore nominale del debito, ma si riduce il potere d'acquisto della moneta.

Altra forma di copertura del Deficit del Bilancio Statale consiste - come prima

ricordato - nella Emissione di Carta Moneta.

Accade non di rado, infatti, che lo Stato ricorra a immettere in circolazione Carta Moneta

in eccedenza rispetto al fabbisogno del mercato, per le sue esigenze finanziarie, cioè per

provvedere a Spese Straordinarie o Eccezionali.

Tuttavia l'abuso nella emissione della Carta Moneta per scopi finanziari è da

condannarsi! Se, infatti, l'emissione di Carta Moneta è eccessiva questa genera una

crescita generale dei prezzi, ossia dell'Inflazione.

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Le Imposte possono produrre molteplici effetti sull'economia nazionale, influendo sulla

Produzione, sul Risparmio, sugli Investimenti, sui Consumi e sulla Distribuzione della

Ricchezza.

I principali Effetti Economici delle Imposte sono:

 Evasione: essa realizza quando il contribuente si sottrae, in tutto o in parte,

 al pagamento dell'imposta ricorrendo a frodi oppure ad occultamento del

proprio reddito.

Essa danneggia il Fisco e costituisce un grave reato contro la società. L‘Evasione,

infatti, crea sperequazioni fra i contribuenti, poiché sono in definitiva i non evasori che

pagano per gli evasori dovendo sopportare il carico delle spese pubbliche anche per la

parte che spetterebbe a questi ultimi.

Per questa ragione, le nostre Leggi Fiscali prevedono pene rilevanti - anche di

carattere detentivo - per coloro che tentano di sottrarsi al dovere di concorrere

alle spese pubbliche attraverso il pagamento delle imposte: dovere che la nostra

Carta Costituzionale considera tra quelli fondamentali del cittadino.

 Elusione: essa si realizza quando il soggetto continua a produrre ricchezza

 nel campo economico colpito dall'imposta, ma modifica certi aspetti formali

della propria attività, in modo che questa, assumendo caratteristiche

diverse, non corrisponde più a quella prevista dalla legge come presupposto

dell'imposta.

In altri termini, l'Elusione consiste in un aggiramento delle Norme Tributarie,

sicché l’onere tributario è ridotto o evitato senza che si verifichi alcuna

violazione di legge.

Così, ad esempio, se la costituzione di Società per Azioni è colpita da imposte elevate,

può accadere che imprese di dimensioni anche notevoli preferiscano costituirsi in Società

a Responsabilità Limitata.

L'elusione e spesso resa possibile da una legislazione poco chiara e organica, dove le

norme non sono ben coordinate tra di loro.

 Rimozione: consiste nella eliminazione, da parte del contribuente, della

 materia imponibile attraverso una diminuzione della produzione o del

consumo dei beni colpiti.

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 Traslazione: consiste in quel processo economico mediante il quale il

 20

contribuente colpito dall'imposta tende a riversarla su un altro soggetto, il

quale tenta a sua volta di trasferirne il carico ad altri fino a quando non si giunge

all'ultimo soggetto che ne sopporta effettivamente l'onere.

Il Contribuente designato per legge a pagare l'imposta è detto Contribuente Diretto,

mentre colui che, in definitiva, sopporta il peso dell'imposta è detto Contribuente di

Fatto.

La Traslazione avviene, pertanto, in due tempi:

la Percussione;

 la Incidenza (o Ripercussione).

Si ha la Percussione quando l’imposta colpisce il Contribuente di Diritto, che per

questa ragione è anche detto il Percorso; mentre si ha l'Incidenza quando il

Contribuente di Fatto ne sopporta, definitivamente, il carico e per questa ragione è

anche detto Inciso.

La Traslazione può essere di tre specie:

in avanti, quando ha luogo dal venditore al compratore. Esso è il caso

 normale e più infrequente di Traslazione.

in dietro, quando ha luogo dal compratore al venditore, in caso di una

 diminuzione del prezzo. Ad esempio, l'imprenditore riesce ad ottenere una

riduzione sul prezzo delle materie prime e trasla, in tale maniera, l'imposta sui

fornitori. Un caso notevole di questo genere è visibile nell'ammortamento

dell'imposta!

obliqua, ha luogo quando il percosso è produttore di un determinato bene

 ma l’Inciso è acquirente di un bene diverso che è succedaneo di quello

tassato.

La traslazione risulta possibile soltanto al verificarsi di due condizioni:

1. l'imposta deve colpire beni o servizi soggetti a scambio;

2. il prezzo dei beni o servizi deve essere flessibile.

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Come è noto si ha un mercato di Libera Concorrenza quando esistono sul mercato

infiniti Produttori, gli uni indipendenti dagli altri, e infiniti Consumatori, anch’essi

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indipendenti che offrono e domandano un certo bene ad un dato Prezzo, quello di 21

Mercato.

Le possibilità di Traslazione, in un regime di Concorrenza Perfetta, sono diverse a

seconda che l'imposta sia:

 Generale, se colpisce tutti i redditi - o gruppi di redditi analoghi – nella stessa

misura;

 Speciale, se colpisce dati redditi e non altri - ad esempio, i profitti di date

industrie anziché altre - oppure se colpisce dati redditi in misura maggiore di altri.

Se l'Imposta è Speciale la Traslazione potrà avvenire facilmente!

Infatti, in tal caso gli imprenditori colpiti dall'imposta avranno convenienza a trasferire i

loro capitali in altri settori colpiti in maniera minore o esentati dall'imposta, per non

lavorare in perdita.

Ciò determinerà una diminuzione dell'offerta e dei prodotti dalle imprese colpite

e, quindi, un aumento dei prezzi: questo aumento dei prezzi significa che l'imposta

viene trasferita.

Ma la ripercussione non finisce qui! Infatti, nel ramo produttivo esente da imposta,

o colpito in misura minore, l'affluire di maggiori iniziative e capitali determina, al

contrario, un aumento di offerta e, in conseguenza, una diminuzione dei prezzi, il

che significherà una sostanziale diminuzione dei profitti degli imprenditori. Questa

diminuzione dei profitti costituisce un ulteriore fenomeno di Traslazione (Laterale)

dell'imposta.

Tutto questo non accade quando l'Imposta è Generale!

I contribuenti, che ne sono colpiti, non hanno convenienza a trasferire i propri

capitali in altri settori, perché dovunque vadano si batteranno, comunque, in

un’eguale imposta.

Così, l'offerta rimane invariata e con essa anche il prezzo e l'imposta tende ad

incidere sui Produttori, ossia a non essere traslata.

Tuttavia, nel lungo periodo, anche l'imposta generale tende a trasferirsi: questo

avviene perché dopo la sua introduzione, gli imprenditori marginali - che producevano ad

un costo uguale al prezzo di mercato - si troverebbero a produrre in perdita, pertanto, si

troveranno costretti, anche in questo caso, ad uscire dal mercato.

Qui la differenza consiste nel fatto che, non potendo gli imprenditori trasferire in

altri settori i propri capitali, dovranno liquidare l'impresa oppure rischieranno di

fallire! universitaria.me@libero.it

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Quindi - come si può notare - l'una e l'altra soluzione avrà come conseguenza che, alla 22

lunga, la produzione e l'offerta diminuiranno e con ciò il prezzo aumenterà. Questo

significa che l'imposta si è, almeno in parte, trasferita.

Risulta evidente come l'entità della traslazione dipende dalla diversa Elasticità

della Domanda e dell'Offerta.

In particolare, la Traslazione:

è irrilevante o non si è del tutto quando la Domanda del bene colpito

 dall'imposta è Elastica, poiché qualsiasi aumento dell'imposta e, pertanto, dei

costi daranno luogo ad una riduzione della quantità domandata. (Figura 1 a)

è maggiore quando la Domanda del bene colpito dall'imposta è Rigida.

 Infatti, in questo caso, qualsiasi aumento dei costi viene trasferito interamente sui

prezzi, senza che ne consegua una sensibile riduzione della quantità richiesta.

(Figura 1 b) universitaria.me@libero.it

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Come è noto, in regime di monopolio il prezzo è stabilito, entro certi limiti, dal

venditore monopolista, il quale, operando o sul prezzo sulla quantità offerta, tende a

raggiungere il c.d. Punto di Cournot, ossia quel prezzo che gli assicura il

massimo profitto.

Introdotta l'imposta, al monopolista si possono presentare due alternative:

 non traslare l'imposta, quindi, lasciare immutato il prezzo: in questo caso dovrà

 sopportare il peso dell'imposta. (Figura 2a)

Se viene introdotta un'imposta sul reddito, questa ridurrà i Profitti del Monopolista

innalzando i Costi Unitari a C .

me1

Poiché il Punto di Cournot è rimasto invariato la quantità prodotta ed il prezzo di vendita

del bene rimarranno gli stessi: il Profitto del Monopolista si riduce.

 traslare l'imposta, elevando il prezzo: in questo caso egli allontanandosi dal

 Punto di Cournot vedrà diminuire il suo profitto. (Figura 2b)

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Se viene introdotta un'imposta sulla quantità i Costi Marginali aumentano è il Punto di 24

Cournot si sposta a sinistra nel punto in cui la quantità prodotta si riduce a OQ ed il

1

prezzo aumenta fino al livello OP .

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Una volta stabilito il quantum delle Entrate e delle Spese complessive che lo Stato

intende prelevare dalla collettività, i Problemi che si presentano sono:

individuare i Soggetti che dovranno concretamente pagare le imposte;

 individuare il Criterio in base al quale il carico tributario deve essere

 ripartito tra i cittadini.

Per quanto concerne il primo profilo, è noto che in uno Stato di Diritto in cui vige il

Principio dell'Uguaglianza tra i cittadini: “tutti devono pagare le imposte e tutti devono

contribuire al mantenimento del Governo in proporzione alla loro Capacità Contributiva”

(= Reddito).

Tuttavia, esistono delle Eccezioni a siffatto Principio, ad esempio per:

coloro che non godono di alcun Reddito, poiché, in tal caso, manca il

 Presupposto stesso della Capacità Contributiva!

coloro che - pur godendo di un Reddito - riescono con esso a soddisfare

 esclusivamente i bisogni ritenuti essenziali.

Il secondo aspetto da esaminare riguarda, invece, la Giustizia Fiscale, cioè i Criteri in

base ai quali determinare quanto ciascun individuo deve pagare a titolo d'imposta.

Le Teorie sul punto sono due:

 La Teoria del Beneficio - anche detta “delle Prestazioni e delle

 Controprestazioni”. Essa ritiene che le imposte si possono considerare equamente

distribuite soltanto quando, per ogni singolo contribuente, vi è equivalenza tra

imposte pagate (Prestazioni) e servizi pubblici ricevuti (Controprestazioni).

Tale Principio risponde pienamente ad una Ottica Contrattualistica, secondo la quale il

cittadino cede volontariamente parte dei suoi Diritti allo Stato, in cambio di alcune

attività che gli procurano benefici!

Le imposte, cioè, sono viste come il prezzo contrattuale dei benefici forniti dallo

Stato!

Questa interpretazione conduce a vedere il Governo come una “Grande Azienda”, il cui

scopo è quello di produrre beni e servizi che il Mercato non è in grado di produrre

spontaneamente. universitaria.me@libero.it

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Lo Stato può prelevare dai cittadini soltanto l'equivalente del valore dei beni e 26

dei servizi pubblici forniti, ma mai e per nessun motivo di più perché altrimenti

commetterebbe un sopruso, una vera e propria usurpazione dei diritti del cittadino.

Si deve osservare, tuttavia, come se da una parte il Principio in esame è assai valido;

dall'altra, però, esso può trovare facile applicazione soltanto se utilizzato in termini di

beneficio collettivo; mentre più complicata appare la sua applicazione ai fini della

ripartizione del carico tributario tra i diversi contribuenti.

Infatti, rilevanti difficoltà accompagnano l'individuazione degli effettivi

destinatari di tali benefici, in quanto il beneficio apportato da un certo ammontare di

beni e servizi può risultare diverso per diverse classi di Reddito.

Come si vede, allora, il Principio del Beneficio, certamente valido ad un livello

astratto, incontra una lunga serie di difficoltà a livello operativo che ne rendono

problematica, se non impossibile, l'applicazione.

Ad una visione certamente più limitata risponde, invece, la Teoria quella del Sacrificio.

 La Teoria del Sacrificio è stata variamente intesa attraverso il tempo.

Secondo le diverse formulazioni, le imposte per essere equamente distribuite

dovrebbero rispettivamente cagionare per ciascun contribuente un Sacrificio:

uguale per tutti;

 proporzionale rispetto ai benefici che ciascuno può procurarsi con il suo Reddito;

 minimo per la massa dei contribuenti collettivamente considerata.

Le Teorie del Sacrificio, nelle tre diverse configurazioni, sono caratterizzate da un punto

di partenza comune: esse fanno, infatti, ricorso al concetto di Capacità Contributiva

solo con riferimento al pagamento delle imposte, trascurando l'analisi della Spesa

Pubblica che per definizione è “Neutrale” nel senso che i benefici che i cittadini traggono

da essa in termini di Utilità non sono determinabili.

Le Teorie del Sacrificio si basano sulla Teoria Neoclassica della Utilità Marginale

Decrescente. Ora tale Teoria risulta valida ed è applicabile anche per il reddito,

essendo questo la somma potenziale di tutti i beni che possono essere consumati.

 La Teoria del Sacrificio Uguale. Essa sostiene che il sacrificio, affrontato per

 il pagamento dell’imposta deve essere uguale per tutti; sicché essa dovrà

comportare una perdita di Utilità Uguale per i contribuenti.

Questo comporta che la quantità d'imposta che pagano i più ricchi cresce nella

misura in cui decresce l'Utilità Marginale del loro Reddito. (Figura 1)

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Nella figura 1 sono rappresentati due contribuenti, caratterizzati dal fatto che il primo ha

Reddito doppio del secondo. Il primo ha un Reddito OY con Utilità Marginale pari a AY ,

1 1

mentre il secondo ha Reddito pari a OY (OY x 2) con Utilità Marginale pari a Y F.

2 1 2

Per far pagare ad entrambi una somma che sia uguale in termini di Sacrificio occorre che

BCY A sia uguale a GFY H.

1 2

La conseguenza pratica è che: OY ha un reddito pari al doppio di OY , ma paga l'imposta

2 1

HY che, data la particolare decrescenza della Curva è pari al triplo di CY .

2 1

L'applicazione del Criterio del Sacrificio Uguale darebbe luogo ad un'imposta

progressiva, in cui il grado della progressività dipende dalla pendenza della

Utilità Marginale del Reddito!

Il Principio del Sacrificio Uguale ha un suo significato in Politica Tributaria: quello che

gli individui con Reddito uguale devono pagare la stessa imposta

 Parità di Reddito = Parità di Imposta.

 La Teoria del Sacrificio Proporzionale. Essa sostiene che ciò che deve

 risultare uguale, per ciascun individuo, dopo che l'imposta è stata pagata,

non è il sacrificio in termini di Utilità del Reddito, bensì il rapporto tra tale

Sacrificio e l'Utilità Totale del Reddito dell'individuo.

In termini grafici, indichiamo sull'asse delle ascisse il Reddito (Y) e sull'asse delle

ordinate la Utilità Marginale (U ). (Vedi Figura 2).

ma

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Economia del Settore Pubblico – G. Sobbrio 28

 La Teoria del Sacrificio Minimo. Essa costituisce uno dei Cardini della Teoria

 Utilitaristica di J Bentham.

Egli sostiene che lo Stato deve riuscire a conferire alla Collettività il massimo della

felicità, facendole sopportare il minimo sforzo.

Il Principio economico corrispondente a tale visione è quello del minimo risultato con il

minimo spreco di risorse!

Per quanto concerne le Spese Pubbliche questo si realizza facendo sì che esse vadano

effettivamente a vantaggio dell'intera Collettività e non di gruppi determinati, mentre per

quanto riguarda le imposte tale principio si può realizzare soltanto attuando un Sistema

Tributario che garantisca il minimo Sacrificio Collettivo.

Supponendo che la decrescenza dell’Utilità Marginale del Reddito sia uguale per

tutti, le Spese Pubbliche dovrebbero essere finanziate attingendo prima ai

Redditi dei più ricchi e successivamente a quelli delle classi medie.

In termini grafici, un uguale prelievo in termini di Reddito comporta per diversi livelli di

Reddito, diversi sacrifici in termini di Utilità; tale Sacrificio è via via maggiore man mano

che ci si sposta da Redditi più alti a Redditi meno alti! (Figura 3)

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Accettando questa Ipotesi, le imposte dovrebbero essere pagate solo dai più ricchi 29

mentre i poveri non dovrebbero pagarle!

Tale Teoria parte dalla Disuguaglianza per giungere all'Uguaglianza!

La conseguenza pratica di questo Principio sta nel fatto che se prelevassimo a chi ha un

Reddito OD l'importo CD, in tal modo, questi non avrebbero più convenienza a produrre

tale livello di Reddito, ma produrrebbero, ad esempio, il livello di Reddito OC pari cioè a

quello di coloro i quali non hanno pagato le imposte.

Ma, venuto meno il Reddito OD si è costretti a tassare il Reddito OC. A questo punto, non

è più conveniente produrre questo livello di Reddito, ma uno minore e così via fino al

punto in cui tutti sono spinti a non lavorare e l'uguaglianza si realizzerebbe in una

situazione in cui tutti hanno appena di che vivere!

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Economia del Settore Pubblico – G. Sobbrio

L A D E T E R M

I

N

A

Z

I

O N

E D E L L A C A

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L A D E T E R M

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Z

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E D E L L A C A

P

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T A

’ C O N

T R I

B

U T I

V

A 30

Il termine Capacità Contributiva significa letteralmente capacità economica di

pagare le imposte, ossia quel complesso di mezzi economici superiore al minimo

indispensabile per vivere.

Tuttavia, l'espressione non ci indica se tali mezzi sono individuabili del Reddito oppure nel

Patrimonio o ancora in altri indici.

Il problema è dunque costituito dalla scelta dei Parametri più idonei per misurare

la Capacità Contributiva. Essi sono sostanzialmente tre:

 la Capacità di Spesa (o Reddito Consumo). Il concetto di Reddito Consumo è

 stato sviluppato per la prima volta da Fischer è ripreso in Italia da Einaudi.

Esso viene rappresentato come una somma di utilità tra Consumo Presente e

Consumo Futuro (= Risparmio).

La decisione del Consumatore di differire il Consumo dipende in larga misura dalla

possibilità di essere ricompensato per questa rinunzia dalla percezione di un

Interesse.

Una volta tassato l'intero Reddito compreso il Consumo Futuro, non risulterebbe

equo tassare anche i frutti della Risparmio, ossia gli Interessi, in quanto in tal modo

il Risparmio sarebbe tassato due volte!

Nella Prospettiva Marginalità, dunque, tassare gli Interessi appare

discriminatorio nei confronti di coloro che risparmiano, dal momento che, invece,

coloro che spendono tutto il loro Reddito vengono tassati una sola volta!

Nella Prospettiva Macro-Economica, invece, la tassazione degli Interessi

servirebbe da disincentivo al Risparmio e, di conseguenza, come stimolo per lo

sviluppo economico e la crescita del Reddito Nazionale.

 il Patrimonio (o Reddito Entrata). Esso rappresenta ogni forma di ricchezza

 che entra a far parte della sfera economica di un individuo in un dato

periodo considerato.

Ne fanno, dunque, parte:

il Patrimonio, ricevuto in donazione o in eredità;

 i Flussi di Reddito (Salario) percepiti dal soggetto…

Tale concetto di Reddito, strettamente collegato a quello di disponibilità, ignora,

tuttavia, il diverso sacrificio che ciascun individuo è chiamato a compiere nei casi

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Economia del Settore Pubblico – G. Sobbrio

in cui si tratti di percepire un Reddito Corrente o di amministrare semplicemente un 31

Patrimonio.

 il Reddito Personale (o Reddito Prodotto). Il Reddito Prodotto, infine, assegna

 un ruolo determinante alla Fonte del Reddito, ossia al tipo di attività svolta

dall'individuo per conseguirlo.

Secondo questa ultima analisi si considera Reddito tutto ciò che deriva da qualsiasi

attività di un Fattore Produttivo: pertanto, i frutti della Risparmio vanno tassati,

mentre sono esenti da tassazione quelle forme di ricchezza che non vengono prodotte,

come le Eredità, le Donazioni, i Legati ecc…

Queste ultime, in Italia, sono tassate in modo differente, ossia con un regime tributario

diversificato rispetto alla Reddito Prodotto.

Un problema che si pone all'attenzione degli studiosi di economia riguardava la possibilità

o necessità di tassare il Reddito da Lavoro in maniera diversa rispetto ai Redditi di

Capitale.

Cioè, si riteneva più equo ed opportuno tassare, a parità di ammontare, più

favorevolmente i Redditi da Lavoro si parla in tal caso di Discriminante

Quantitativa.

La discriminazione tra Redditi da Lavoro e Redditi di Capitale era variamente giustificata:

1. I primi rappresentano un Reddito Temporaneo, mentre i secondi rappresentano

degli Redditi Perpetui. I primi hanno un valore attuale inferiore rispetto ai

secondi anche se di medesimo ammontare, pertanto, è giusto trattarli più

favorevolmente.

Inoltre, il percettore di un Reddito Temporaneo non ne ha la piena disponibilità,

in quanto deve accantonarne una parte per provvedere ai bisogni della

vecchiaia, ovvero per costruire un capitale che, quando sarà venuta meno la capacità

lavorativa, gli contenta di percepire un Reddito uguale a quello che produceva quando

lavorava.

Il Reddito da Lavoro non va, quindi, tassato nella sua interezza; questa esigenza è

soddisfatta:

applicando delle aliquote minori;

 consentendo maggiori detrazioni;

 escludendo dalla tassazione i contributi sociali pagati dai lavoratori.

2. Altra ragione che giustifica la discriminazione quantitativa riguarda la Penosità

dei Redditi da Lavoro! Questi, infatti, per essere prodotti necessitano di uno

sforzo a differenza dei Redditi di Capitale che si percepiscono senza alcun

sacrificio. universitaria.me@libero.it


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DESCRIZIONE APPUNTO

Sunto per l'esame di Scienze delle Finanze e della Prof.ssa Elena D'Agostino basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal Docente Economia del Settore Pubblico, Sobbrio. Vengono affrontati in modo dettagliato e completo soltanto i seguenti argomenti:
- L'aumento della Spesa Pubblica;
- Il Bilancio ed i suoi Principi;
- I mezzi per l'attuazione delle scelte collettive;
- L'analisi Costi Benefici;
- Gli effetti economici delle Imposte;
- I principi distributivi delle Entrate e delle Spese;
- La determinazione della Capacità Contributiva;
- La scelta tra Imposte Dirette ed Indirette;
- La scelta tra Imposta Straordinaria e Debito Pubblico.
P.S: Tengo a precisare che oltre ai concetti fondamentali il Sunto comprende anche tutti i relativi Grafici che sono spiegati passo passo!
Per qualunque chiarimento o info non esitate a contattarmi all'indirizzo mail riportato in calce al documento.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melyssa-votailprof di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienze delle finanze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof D'Agostino Elena.

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