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Ci sono quindi identità politiche che non si definiscono in termini di identità nazionali, in alcuni casi la lealtà

dinastica ha costituito un collante per l’aggregazione politica, altro elemento è la natura religiosa o anche la

città come insediamento antropologico.

 Politica è sempre legata ad una collettività definita ma questa può anche non essere uno stato o un

sistema politico che ha uso esclusivo della forza, esiste anche una politica senza lo stato o al di fuori

di esso nell’ambito di un’associazione o di un altro tipo di collettività e quindi si parla di ubiquità

politica.

Perché?

Obiettivi della politica sono molti.

Weber è difficile individuare un fine fissato per la politica anche se secondo alcuni il fine della politica

sarebbe l’ordine col quale sarebbe poi possibile raggiungere altri fini

Ciò che fa di un ambito territoriale un’entità politica è la responsabilità dell’ordine pacifico che spetta al

paese (Italia, Francia, ecc..) è questo che dà o meno carattere politico ad una collettività

La politica definendo e delimitando un gruppo chiuso tende a dividere la realtà in due:

- Quella relativa ali rapporti interni alla collettività

- Quella dei rapporti esterni

 Orine è quindi un fine intermedio in vista di altri obiettivi

La definizione

Politica deve:

- Far riferimento ad una sede collettiva

- Risolve l’esigenza della distribuzione dei valori e delle risorse attraverso lo stabilimento dell’ordine

- Rigida imposizione di conformità attraverso una politica autoritaria o rispettando la pluralità degli

orientamenti attraverso il dialogo

- L’ordine interno può essere statico e conservatore o dinamico e innovatore

 Definizione sintetica di politica: insieme di attività svolte da uno o più soggetti individuali o collettivi

caratterizzate da consenso potere e conflitto ma anche da partecipazione cooperazione e consenso

inerenti al funzionamento della collettività umana alla quale compete la responsabilità primaria del

controllo della violenza e della distribuzione al suo interno di costi e benefici materiali e non.

 La politica riguarda la gestione della collettività responsabile dell’ordine pacifico

Le tre facce della politica

Politics, ovvero il problema del potere e delle istituzioni

Politics con questo termine ci si riferisce al potere inteso come capacità di influire sulle decisioni prese

dagli individui, riguarda quindi la natura del potere, la sua distribuzione e trasmissione, il problema del suo

esercizio e dei limiti

Lo studio del potere si articola su due piani:

- Architetture del potere cioè i regimi politici

- Studio degli attori che operano all’interno di questi ed i processi che vi si svolgono

Questi elementi vanno a costituire un regime democratico distinguendolo da altri regimi

Policy, ovvero la politica nella società

L’immagine diffusa della politica come pura lotta del potere può rivelarsi incompleta

Altro elemento da considerare sono i programmi d’azione, la politica in questo senso è intesa come

governo cioè decidere per affrontare e risolvere i problemi della comunità

Questo elemento della politica va sotto il nome di politiche pubbliche (policy/policies)

Studiare le politiche significa analizzare i contenuti e mettere in luce la distribuzione dei costi e dei benefici

che comportano. Significa anche indagare sul processo decisionale, studio degli attori e delle relazioni tra

essi. Anche l’attuazione della politica è un elemento importante in quanto non discente automaticamente

dalla sua decisione ma richiede la collaborazione di molti altri soggetti e può essere facilmente distorta.

2

Polity, ovvero il problema della comunità politica organizzata

Polity definizione dell’identità e dei confini della comunità politica

Tali confini sono estremamente visibili attraverso barriere fisiche, simboli, ecc.. al mutare dei confini

corrisponde anche un cambiamento della polity. Attraversare un confine può significare passare dalla

democrazia al totalitarismo.

La polity comprende tutti quegli aspetti della politica che riguardano la definizione della comunità politica,

il territorio e la popolazione, e le relative strutture e processi di mantenimento e cambiamento.

Natura e caratteristiche della polity:

- Polities chiuse verso l’esterno che minimizzano le possibilità di uscita

- Polities molto più aperte sia in uscita che in entrata

- Natura della polity non dipende solo dal principio sul quale essa si fonda ma anche dalla sua

organizzazione interna:

1. Centralizzata ed omogenea con un unico sistema di autorità

2. Elevato grado di decentramento che riconosce competenze politiche più o meno estese e

un’identità propria a comunità di ambito ristretto

L’appartenenza ad una comunità di individui richiede la produzione di simboli unificanti di forte presa

affettiva occorre quindi mantenere l’autorità al suo interno ed adeguata alla dimensione della polity

 Una comprensione piena della realtà politica richiede che tutti e tre gli aspetti siano presi in

considerazione

Interazioni tra politics, policy e polity

Rapporti tra politics e policy

Lettura più scontata vede le polizie come una conseguenza delle politics

Politiche possono anche non essere viste come un prodotto passivo della prima faccia della politica:

1) Perché le politiche presentano una propria forza inerziale, intorno ad una politica si coagulano

gli interessi dei suoi utenti/clienti che sono pronti a mobilitarsi a sua difesa

2) Le politiche di grande rilievo possono giungere a mutare anche profondamente gli attori stessi

della vita politica (es: trasformazione della classe operaia da potenziali attori rivoluzionari a

soggetti politici moderati)

Rapporti tra politics e polity

Nella competizione per la conquista del consenso elettorale certi partiti possono porre esplicitamente tra i

loro obiettivi scelte che investono la definizione stessa di polity

La capacità della polity di incidere sulla politics si manifesta non appena osserviamo le conseguenze di certe

trasformazioni della comunità politica.

Rapporti tra policy e polity

Le politiche possono incidere sulla polity in quanto contribuiscono a rafforzare o ad indebolirne la coesione.

Dietro a richieste di modifica o di rottura della polity ci sono politiche che hanno minato la coesione della

comunità e ne hanno antagonizzato una o più componenti. Le politiche decise all’interno di una polity

valgono per quella soltanto e non per un’altra.

I mutamenti a livello di polity hanno un potenziale rilevante in incidenza sulle politiche pubbliche.

Come cambia la politica?

Tre grandi linee di trasformazione della politica hanno caratterizzato gli ultimi duecento anni:

- Costruzione dello stato nazionale

- Nascita e consolidamento della democrazia

- Sviluppo di un welfare state universalistico

Questo processo di mutamento con l’età moderna si è tutt’altro che arrestato. Fenomeni come

l’integrazione europea e l’avvento di organismi internazionali e sovra-nazionali, segnalano una

contemporanea spinta verso una limitazione della sovranità esterna degli stati.

3

L’emergere poi di spinte regionaliste e autonomiste suggerisce che la sovranità interna può essere sfidata e

limitata.

Proprio nel momento del trionfo della democrazia come regime politico, non sfugge la sensazione che

anche il cammino di sviluppo della democrazia stessa possa incontrare limiti e possibilità di involuzioni.

Non si può quindi escludere che le democrazie di oggi siano destinate a cambiare e anche sostanzialmente.

Il welfare state deve anch’esso fare i conti con un crescente ripensamento. Anche in ambito economico le

cose stanno cambiando e vedono uno stato interventista costretto a fare i conti con la sfida del mercato. In

un certo senso si potrà forse assistere ad una depoliticizzazione cioè riduzione della sfera della politica.

Capitolo 4

Democrazia, democrazie

Democrazia: che cosa è

Significato letterale = potere del popolo, potere dal popolo del popolo e per il popolo, potere che deriva dal

popolo, appartiene al popolo e deve essere usato per il popolo

 Democrazie liberal-democratiche di massa quei regimi contraddistinti dalla garanzia reale di

partecipazione politica della popolazione adulta maschile e femminile e dalla possibilità di dissenso,

opposizione e competizione politica

Democrazia in questo senso configura quel tipo di regime che presenta l’elemento della sovranità popolare

con estensione al più alto numero di cittadini possibile

 Shumpeter, definisce la democrazia come: il metodo democratico è lo strumento istituzionale per

giungere a decisioni politiche in base al quale singoli individui ottengono il potere di decidere

attraverso una competizione che ha per oggetto il voto popolare.

 Sartori, mette l’accento oltre che sulla competizione anche sui valori sull’esistenza di maggioranze e

minoranze e sul rapporto tra essi definendo la democrazia come: sistema etico-politico nel quale

l’influenza della maggioranza è affidata al potere di minoranze concorrenti che l’assicurano

attraverso le elezioni

 Definizione minima, determina la soglia sotto la quale un regime non può essere considerato

democratico. Elementi che determinano una democrazia:

a) Suffragio universale

b) Elezioni libere, competitive, ricorrenti, corrette

c) Più di un partito

d) Diverse e alternative fonti di informazione

Un regime democratico è quindi quello in cui si può assumere un’ampia gamma di decisioni su molteplici

temi

È empiricamente corretto quindi affermare che il regime democratico è quello che consente la maggiore

incertezza in ordine al contenuto concreto delle decisioni che gli organi eletti possono assumere, tali confini

sono fissati dal fatto che alla base di un sistema democratico vi è un accordo che riconosce delle regole

collettivamente accettate per la risoluzione pacifica dei conflitti, i confini sono superati sia quando si cerca

di prevaricare le regole sia quando vengono prese decisioni che toccano interessi vitali degli attori

 Definizione empirica di democrazia: insieme di norme e procedure che risultano da un accordo-

compromesso per la risoluzione pacifica dei conflitti tra attori politici e altri istituzionali presenti

nell’arena politica. La democrazia è quindi un regime caratterizzato da regole e istituzioni che

bilanciano principi diversi e per questo necessita di un accordo sulle regole accettando

contemporaneamente il dissenso ed il conflitto sui contenuti. Ha contemporaneamente l’incertezza

del risultati decisionali che la certezza delle regole. Deve in oltre applicare la regola della

maggioranza come regola decisionale principale proteggendo però le minoranze garantendo la più

ampia rappresentatività possibile

Tipi e modelli di democrazia

Tipi di democrazie: 4

- Parlamentari

- Semi-presidenziali

- Presidenziali

La distinzione riguarda più che altro i rapporti tra potere esecutivo e legislativo che tipologia di democrazie

Democrazia rappresentativa e diretta

Il regime democratico è di tipo rappresentativo (elezioni libere, regole e istituzioni della rappresentanza,

parlamento, governo) ma non comporta una partecipazione diretta dei cittadini. Le decisioni vengono

infatti prese da professionisti della politica.

La democrazia diretta coincide invece con la democrazia degli antichi dove cioè un piccolo gruppo di

cittadini si riunivano e decidevano sui problemi che li riguardavano. Istituzioni di democrazia diretta come il

referendum si sono mantenuti nelle democrazie moderne.

Lijphard evidenzia la possibilità di avere democrazie stabili anche in società profondamente divise:

- Democrazia consociativa, caratterizzata cioè da divisioni etniche o linguistiche rilevanti (Olanda)

- Democrazia depoliticizzata, presenza di elites aperta all’accordo con cultura omogenea (USA)

- Democrazia centripeta, elites conflittuali e cultura omogenea (UK)

- Democrazia centrifuga, elites conflittuali e divisioni sociali profonde che generano una cultura

politica eterogenea (Italia)

Principio maggioritario e consensuale

- Principio maggioritario: democrazia è un regime in cui i rappresentanti eletti sulla base di elezioni

libere competitive e ricorrenti raggiungono le proprio decisioni in base al principio di maggioranza

Visioni criticata perché non considera le minoranze

- Principio consensuale: ricerca l’accordo ed il consenso più ampio possibile attraverso un

compromesso in senso di reciproca tolleranza e non di tirannia della maggioranza

Queste due concezioni danno vita a due modelli istituzionali:

1) Modello Westminster (maggioritario) adatto ai paese e società relativamente omogenei,

caratteristiche:

a. Contrazione del potere esecutivo in governi formati da un solo partito e maggioranze risicate

b. Fusione dei poteri (esecutivo legislativo) e dominio del governo

c. Sistema bipartitico

d. Sistema elettorale maggioritario

e. Pluralismo dei gruppi di interesse

f. Governo centralizzato ed unitario

g. Bicameralismo asimmetrico (una camera ha più poteri dell’altra)

h. Costituzione flessibile e sovranità parlamentare

i. Assenza di controllo di costituzionalità

j. Banca centrale controllata dall’esecutivo

k. Esistenza esclusiva di dorme di democrazia rappresentativa (no diretta)

2) Modello consensuale (Belgio, Svizera) incoraggia la ripartizione del potere tra maggioranza e

minoranza, caratteristiche:

a. Governi formati da più partiti e ampie coalizioni

b. Equilibrio di poteri tra esecutivo e legislativo

c. Sistema multipartitico con più dimensioni rilevanti

d. Sistema elettorale proporzionale

e. Sistema di interessi concertato e neo-corporativo

f. Decentramento e assetto federale

g. Bicameralismo forte e rappresentanza delle minoranze

h. Costituzione rigida e potere di veto alle minoranze

i. Controllo costituzionale

j. Indipendenza della banca centrale 5

Democrazie ideali e qualità democratica

Democrazia ideale/migliore:

- Regime caratterizzato da una necessaria corrispondenza tra gli atti di governo e i desideri di colo

che ne sono toccati, continua capacità di risposta del governo alle preferenze dei suoi cittadini

come politicamente eguali continua capacità di risposta alle esigenze

- Superare i problemi empirici che ogni definizione normativa pone attraverso due diversi postulati:

1. Tutti i cittadini devono avere simili opportunità di:

a) Formulare le loro preferenze

b) Esprimere tali preferenze agli altri e al governo attraverso azioni individuali o collettive

c) Preferenze cittadini devono essere pesate in maniera eguale senza discriminazioni

2. Devono esistere le seguenti garanzie istituzionali:

a) Libertà di pensiero

b) Diritto di voto

c) Diritto dei leaders politici di competere per il sostegno elettorale

d) Fonti alternative di informazione

e) Possibilità di essere eletti a pubblici uffici

f) Elezioni libere e corrette

g) Esistenza di istituzioni che rendano le politiche dipendenti dal voto o da altre espressioni di

preferenza

- Oltre che alla presenza di cittadini partecipanti e consapevoli esistono altri due aspetti per garantire

la qualità della democrazia:

1. L’importanza di un’opposizione parlamentare attiva ed attenta ai problemi dei cittadini e

l’esistenza di mezzi di comunicazione essi stessi attenti a quei problemi e in competizione

2. I diritti per essere garantiti hanno bisogno di un apparato di polizia efficiente, di un sistema

giudiziario, burocrazia.

Le condizioni non politiche favorevoli

Esistono o meno condizioni non direttamente politiche per le democrazie?

Alcuni sostengono che non sia possibile individuare quelle condizioni, mentre altri sostengono che esse

possono essere individuate ma solo in un dato periodo storico.

Cultura e democrazia

Alcuni studiosi hanno cercato di isolare il complesso di valori che rendono la cultura politica di un certo

paese più adatta per le istituzioni democratiche.

Alcuni li hanno individuati nei valori religiosi ebraico-cristiani, altri nella libertà, partecipazione,

negoziazione, compromesso, tolleranza, rispetto delle leggi.

Altri ancora hanno messo in rilievo la necessità di analizzare anche i valori e le credenze di chi fa

direttamente politica e non solo dei cittadini.

Dahl evidenzia alcuni atteggiamenti e valori che favorirebbero la democrazia:

- Credenza nella legittimità delle istituzioni

- Credenza nell’autorità e disponibilità ad obbedire

- Credenza nelle capacità dei regimi di risolvere i problemi che si trova ad affrontare

- Fiducia tra gli attori del sistema politico

- Disponibilità a cooperare

- Disponibilità all’accordo

Almond e Verba sostengono che la cultura che meglio sostiene un sistema di questo tipico è la cultura civica

caratterizzata da partecipazione, attività politica vivace, impegno civile moderato, assenza di dissensi

profondi, fiducia nel proprio ambiente sociale, rispetto per l’autorità, senso di indipendenza, atteggiamenti

favorevoli verso le strutture politiche 6

Democrazia consociativa

Diverse altre ricerche hanno dimostrato come una cultura politica possa essere superata ed aggirata da altri

fattori fino a giungere al risultato opposto cioè una democrazia stabile. Questo caso è dimostrato dalle

democrazie consociative, caratterizzate da società plurali con profonde divisioni interne intorno alle quali

sono strutturate diverse organizzazioni politiche e sociali. Questi segmenti socio-culturali sono ricomposti a

livello politiche da elites democratiche appartenenti a ciascun segmento impegnate a mantenere l’unità del

paese .

Queste democrazie sono caratterizzate da governi con larghe coalizioni, esistenza di meccanismi di veto

indirizzati a garantire meglio le minoranze a livello decisionale, applicazione del principio di proporzionalità

in tutte le sedi rilevanti, alta autonomia nella gestione dei diversi segmenti della società.

Quest’analisi evidenzia la minore rilevanza della cultura politica a livello di massa e l’importanza piuttosto

degli atteggiamenti delle elites e dei rapporti con lo strato intermedio delle sub-elites.

Condizioni economico-sociali

Molti autori hanno indicato nel pluralismo sociale una delle condizioni che rendono più probabile

l’instaurazione ed il mantenimento di una democrazia. Si assume anche una relazione tra pluralismo sociale

e politico cioè nelle espressioni politiche intermedie.

Altre due condizioni favorevoli alla democrazia sono:

- Esistenza di diffusa alfabetizzazione, istruzione e strumenti di comunicazione

- Assenza di disuguaglianze economiche estreme

Queste condizioni garantiscono in parte l’instaurazione di un regime democratico duraturo, non

necessariamente ciò deve avvenire in una società industrializzata ma è un elemento ulteriore che va a

favore della democrazia stessa. Si può affermare che più una società è ricca più aumentano le probabilità

che sessa sostenga un regime democratico

Percorsi storici specifici

Quest’analisi guarda all’elemento storico come elemento più o meno favorevole all’assetto democratico.

Moore evidenzia che esiste un unico processo di cambiamento i cui fattori sono:

- Esistenza di un equilibrio che impedisca l’affermazione di una monarchia troppo forte o di

un’aristocrazia troppo indipendente

- Forma appropriata di agricoltura mercantile o da parte dell’aristocrazia terriera o dalla classe

contadina, secondo lui quindi non è l’industrializzazione un requisito per l’emergere della

democrazia ma un’agricoltura mercantile

- Indebolimento dell’aristocrazia terriera

- Mancanza di una coalizione tra aristocrazia e borghesia contro i contadini e lavoratori

- Rottura rivoluzionaria col passato (es: Rivoluzione Francese)

L’accettazione da parte delle èlites politiche dell’allargamento della cittadinanza e l’ingresso delle classi

inferiori nell’arena nazionale come soluzione di accomodamento e compromesso, può evitare problemi se

sussistono le seguenti condizioni:

- Unità territoriale e nazionale

- Non vi sono minacce immediate provenienti dall’esterno

- Struttura statale non dispone di un forte apparato repressivo

- Consolidati diritti come la libertà proprie dell’oligarchia competitiva

- Pressioni per un allargamento di quei diritti provenienti dalle classi sociali inferiori

- Espressioni politiche dell’aristocrazia e della borghesia competono per l’appoggio di aree sempre

maggiori della popolazione

L’estensione del suffragio è vista da alcuni conservatori europei come un mezzo per integrare meglio le

classi sociali inferiori e anche come modo di rafforzare il potere parlamentare degli stessi partiti

conservatori.

La prima democratizzazione

Come l’esistenza delle condizioni sopra indicate porta all’invenzione della democrazia stessa.

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Competizione e partecipazione

Dahl ha un’analisi della prima democratizzazione individuando due processi fondamentali al centro del

cambiamento: 

- Ammissione del dissenso, opposizione, competizione tra diverse forze politiche legato alla

nascita dei diritti civili come libertà di associazione, di pensiero, di stampa

- Crescita di inclusività, crescita della popolazione che ha diritto a partecipare alla condotta

governativa espansione dei diritti politici, partecipazione

Attraverso questi passaggi si è assistito al passaggio dalla politica di elites a quella di massa con

l’organizzazione politica della società attraverso partiti e sindacati.

Dahl delinea quindi tre percorsi principali attraverso la democrazia: 

1) Competizione precede l’inclusività ovvero la partecipazione passaggio dall’egemonia chiusa

all’oligarchia competitiva e poi alla liberal-democrazia di massa

2) Inclusività precede la competizione da un’egemonia chiusa si passa ad un’egemonia

caratterizzata da ampia partecipazione ed alla liberal-democrazia di massa

3) Possibilità di dissenso e inclusività crescono contemporaneamente

I diritti sociali e la mobilitazione delle classi inferiori

L’emergere delle democrazie occidentali è caratterizzato anche dal graduale sviluppo dei diritti sociali oltre

a quelli civili e politici. La prima democratizzazione vede anche lo sviluppo di una cittadinanza a tre

dimensioni: 

1) Elemento civile diritti necessari alla libertà individuale (strutture giudiziarie)

2) Elemento politico acquisizione del diritto di voto e di partecipazione all’esercizio del potere

politico (istituzioni rappresentative locali e nazionali)

minimo

3) Elemento sociale benessere e sicurezza economica fino al diritto di partecipare al

retaggio sociale e a vivere secondo i canoni della società (servizi sociali, sistema scolastico, welfare

state)

Tutto ciò comporta quindi l’approvazione e la vigenza di un diritto di associazione e di unione, possibilità di

creare dei sindacati abilitati a rappresentare i lavoratori.

Il passaggio da un’oligarchia ad una democrazia è determinante costituito dall’organizzazione di strutture

intermedie caratterizzate dalla nascita ed organizzazione in tempi e con modalità specifiche e diverse di

partiti e sindacati.

La tendenza ad elezioni sempre più libere, competitive e corrette rimane una costante che accompagna il

processo di transazione.

Legittimazione e incorporazione

La soglia di legittimazione riguarda il riconoscimento dei diversi diritti civili, la soglia di incorporazione

attiene l’espansione del suffragio e quindi la cittadinanza politica.

Le differenze riguardano quattro dimensioni:

1. Livello di consolidamento territoriale durante il Medioevo

2. Continuità di attività degli organi medievali di rappresentanza

3. Differenziazione tra i paesi di antica formazione e quelli di recente indipendenza successiva alla

Rivoluzione Francese

4. Dimensione e forza del sistema politico dominante prima della secessione

Esistono quattro generalizzazioni riguardanti gli effetti di queste differenze:

1. Più forti le tradizioni consolidate della regola rappresentativa maggiori le possibilità di una rapida

legittimazione dell’opposizione

2. Più alto lo status internazionale del paese dominante maggiore il rischio di violenza nella politica

interna dello stato-nazione secessionista

3. Più forti le tradizioni ereditate della regola rappresentativa più lento il processo di affrancamento e

di egualitarizzazione

4. Più grande la minaccia alle aspirazioni all’indipendenza nazionale minori gli avanzamenti nel

processo di democratizzazione 8

Rappresentanza e potere esecutivo

Nel processo di democratizzazione sono importanti anche due fenomeni:

- Soglia di rappresentanza ricostruzione degli ostacoli frapposti alla rappresentanza di nuovi

partiti, passaggio da sistemi maggioritari a proporzionali

- Soglia del potere esecutivo approvazione delle norme sulla base delle quali viene riconosciuta la

responsabilità politica del governo nei confronti del parlamento

Rokkan evidenzia che:

- Il passaggio per l’assetto proporzionale sarà favorito dall’aumento dell’eterogeneità etnica e

religiosa dei cittadini

 Problemi:

a. Regimi che precedono la democrazia

b. Processi che caratterizzano la crisi democratica

Capitolo 6

Democrazia e mutamenti

Crisi e crollo democratico

Analisi delle dinamiche di mutamento della democrazia:

- Crisi democrazia che può portare alche al suo crollo e all’instaurazione di autoritarismo

- Transazione alla democrazia

Occorre fare una distinzione tra:

- Crisi della democrazia insieme di fenomeni che alterano il funzionamento dei meccanismi tipici

di quel regime, vi è una crisi democratica quando insorgono limiti e condizionamenti alla

precedente espressione dei diritti politici e civili con limitazioni nella competizione politica (es:

Germania di Weimar) 

- Crisi nella democrazia ha almeno due significati:

a. Arresto del funzionamento o cattivo funzionamento di alcune strutture e meccanismi cruciali

del regimi o nei rapporti tra esecutivo e legislativo

b. Distacco o cattivo funzionamento dei rapporti società partiti o gruppi strutture del regimi

democratico

Col termine crollo si intende invece quando i caratteri fondamentali del regime saltano e una diversa

democrazia o regime autoritario vengono instaurate con modalità discontinue cioè a seguito di un colpo di

stato o guerra.

Svolgimento della crisi democratica

Occorre individuare se vi sono stati:

- Confini sostanziali

- Attori istituzionali e politici

- Stato del regime democratico prima al periodo identificato come critico

- Trasformazioni socio-economiche

A seguito di fenomeni diversi da paese a paese vi può essere inasprimento della lotta politica a livello di

elite

Fasi della crisi:

- Prima fase: 

1. Crescita di radicalizzazione nelle modalità del conflitto tra attori collettivi ed individuali

aumento della distanza tra le posizione dei partiti su aspetti concreti

2. Frammentazione e/o razionalizzazione partitica aumento dei partiti presenti nell’arena

politica e divisioni interne che emergono nei partiti

3. Crescita di partecipazione aumento delle manifestazioni

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4. Instabilità governativa aumento della frequenza di crisi di governo rapporti conflittuali

all’interno della maggioranza parlamentare e ne potrà derivare:

a. Inefficacia decisionale

b. Ineffettibilità

c. Illegittimità del regime democratico

Da questa situazione è probabile che si inneschi un circolo vizioso che conduce all’approfondimento

ulteriore della crisi inasprendo ulteriormente il conflitto politico. Se in questa fase le elites democratiche

riescono a ricomporre un accordo sui problemi allora la crisi verrà superata.

Se tali tentativi non dovessero andare a buon fine allora:

- Seconda fase: 

1. Radicalizzazione si spinge fino a distruggere il centro del potere qualsiasi accordo tra le parti

risulta impossibile 

2. Crescente violenza episodi di terrorismo e violenza possono esservi anche agli inizi della crisi

3. Crescita di politicizzazione dei poteri neutrali processo che investe la magistratura e altre

strutture di autorità designate alla costituzione come istituzioni neutrali (es: capo dello stato)

La crisi senza crollo democratico dopo la II Guerra Mondiale è possibile?

- I contesti internazionali sono profondamente mutati, NATO, UE ecc..

- Strutture socio economiche sono cambiate profondamente

- Espansione del ruolo dello stato nei suoi rapporti con la società in termini di crescita del pubblico

impego

- Partiti sono cambiati in termini di modalità e base di reclutamento, organizzazione e uso

dell’ideologia

- Cambiamenti nell’organizzazione operaia, sindacati, classe media

- Fallimenti decoratici del passato costituiscono un’esperienza e una lezione importante

Tutto ciò rende improbabile un crollo democratica ma non la crisi del regime stesso (Es: anni 70)

Al centro di queste crisi troviamo le esigenze crescenti e maggiori coinvolgimento della società nelle attività

politiche, attivazione di nuovi gruppi o modificazioni di atteggiamenti. Le strutture democratiche in questo

panorama possono diventare incapaci di selezione le troppe domande o di soddisfare le stesse in mancanza

di risorse. La risposta a tutto ciò è stata la crescita dell’intervento statale nell’economia e l’esplosione del

debito pubblico.

Cause della crisi democratica

Come mai a partire da regimi politici simili in alcuni paesi si abbia il passaggio con successo a democrazie di

massa mentre in altri vi sia crisi, crollo e instaurazione di regimi non democratici e perché si abbiano crisi

senza caduta del regime.

Spiegazioni che motivano l’improbabilità dei crolli della democrazia:

Spiegazioni generiche: 

- Trasformazioni culturali il senso dell’autorità ne esce indebolito

- Mutamenti sociali profondi maggiore complessità e frammentazione degli interessi da parte dei

gruppi sociali

- Inflazione conseguenza costante e insuperabile di quelle crisi a causa dell’impossibilità di ridurre

la distribuzione delle risorse attraverso un mutamento della politica economica

Spiegazioni più specifiche:

- Grado di consolidamento raggiunto dalle istituzioni

- Controllo delle risorse pubbliche da parte delle diverse agenzie governative

- Assenza di alternative politiche anti o non-democratiche

- Situazioni internazionali nell’EU occidentale caratterizzate da legami con gli USA

L’instaurazione democratica

La dinamica di un regime democratico è racchiusa in cinque diversi processi:

1) Transizione 10

Periodo ambiguo ed intermedio in cui il regime ha abbandonato alcuni caratteri determinanti del

precedente assetto istituzionale senza avere acquisito tutti i caratteri del nuovo regime che sarà

instaurato, si configura così un periodo di fluidità istituzionale attraverso la ricerca di possibili

soluzioni.

La transazione incomincia quando vengono riconosciuti i diritti civili e politici alla base di ogni

assetto democratico. Tale realtà viene a determinarsi ed a finire quando vi sono elezioni libere,

competitive e corrette.

Occorre poi distinguere tra:

a. Liberalizzazione, processo di concessione dall’alto di maggiori diritti civili e politici

b. Instaurazione democratica

2) Instaurazione, processo alternativo o successivo alla liberazione, comporta un allargamento

completo e un riconoscimento reale dei diritti civili e politici, civilizzazione completa della società. Il

processo è completo quando termina la costruzione delle principale strutture del regime

3) Consolidamento

4) Stabilità

5) Crisi

Attori e caratteri dell’instaurazione democratica

Elemento centrale è quello che riguarda gli attori ed è opportuno distinguere tra:

- Attori interni al precedente regime non democratico o esterni ad esso (contesto internazionale)

- Distinzione tra transizione e instaurazione, transizione è causata da attori esterni ma l’instaurazione

può avere effetto sugli attori interni al regime autoritario

Attori istituzionali interni sono ad esempio l’esercito, l’elite di governo, alta burocrazia del regime

autoritario, forze politiche autoritarie.

È importante distinguere tra transazioni ed instaurazioni condotti da attori interni governativi o interni non

governativi.

Abbastanza frequente è il caso in cui tra attori moderati e una parte dell’opposizione si salda un interesse

effettivo di cambiamento. Tale alleanza può porre le condizioni della transizione e poi dell’instaurazione.

Molto più rara è invece l’ipotesi che vede le forze politiche al’opposizione diventare le protagoniste del

mutamento.

Altra combinazione può essere quella tra attori internazionali ed opposizione sia ai fini della transizione sia

durante l’instaurazione.

Quale che sia il ruolo in questo processo i militari ne rivestono uno sempre rilevante. Anche se essi

dovessero sostenere il regime democratico possono rimanere potenzialmente pericolosi.

Altro elemento centrale è la formazione della coalizione fondante il regime che scaturisce dall’incontro

degli interessi diversi e dalle scelte simili dei diversi attori politici e socio-politici attivi durante la

transizione.

 L’instaurazione ha tanto maggiori probabilità di successo quanti più ampia è la coalizione fondante.

Il compromesso democratico sta alla base di questo processo.

La sede più formale è il processo costituente per raggiungere un consenso su aspetti politici

Durante tutto il processo le elites svolgono il ruolo centrale in quanto è in esse che si racchiude il centro

delle decisioni anche se la partecipazione della massa in queste fasi risulta particolarmente rilevante.

Ultimo elemento è quello della continuità-discontinuità sotto il profilo normativo e personale delle

strutture amministrative e giudiziarie del nuovo regime.

Il problema in primo piano è quello della legittimazione del regime.

Esiti dell’instaurazione democratica

Come spiegare le variazioni nei risultati del processo di instaurazione.

Fattori esplicativi:

- Tradizioni politiche del paese di riferimento riguardo a due aspetti:

1. Presenza o assenza di una tradizione monarchica

2. Se nel paese vi sono state esperienze conflittuali e violente

11

L’esistenza ed il grado di affermazione di una precedente politica democratica di massa sono fattori così

rilevanti che meriterebbero un’analisi a sé.

Un elemento rilevante è la durata ed il tipo di esperienza autoritaria. Il tempo trascorso dalla precedente

esperienza democratica ed il tipo di autoritarismo immediatamente successivo rendono più o meno forte

l’influenza dell’eredita di quell’esperienza politica democratica di massa. L’influenza della pssata esperienza

democratica di massa può essere vista in due distinte direzioni:

- Istituzioni rappresentative che emergono

- Partiti e sistema partitico che si forma

L’influenza e l’importanza del tipo di regime non democratico precedente sono ovvie. In caso di regime

autoritario precedente due sono le variabili connesse:

a. Grado in cui un regime autoritario mobilita, organizza, controlla la società civile e le forme

manipolate di partecipazione

b. Grado in cui il regime riesce a disarticolare la stessa struttura sociale e a distruggere precedenti

identificazioni sociali e politiche

Le ragioni della caduta o del cambiamento del regime autoritario precedente costituiscono un’altra macro-

variabile assai importante per capire l’instaurazione democratica ed anche i problemi sostantivi che il

nuovo regime può avere.

I motivi più ricorrenti della caduta possono essere:

- Sconfitta militare

- Trasformazioni socioeconomiche

- Divisione della coalizione dominante che sostiene il regime

L’elemento economico e soprattutto di crisi economica spesso può portare alla caduta del regime

autoritario, è raro il contrario.

Anche il grado di organizzazione dell’opposizione durante il regime autoritario è rilevante. Se il grado di

organizzazione è buono allora l’opposizione potrà influire fin da subito sulle dinamiche del regime nuovo.

Ultimo fattore sono le modalità della transizione, strettamente legato alla continuità o discontinuità della

transizione. Per discontinuità si intende un cambiamento operato attraverso una rottura delle regole del

regime che crolla e così ha inizio la transazione. Con il termine continuità si intende l’ipotesi che il regime

autoritario comincia a cambiare gradualmente seguendo le stesse regole previste da quel regime per il suo

mutamento interno.

La risposta alla domanda riguardo al perché l’elite dominante decide di cambiare rischiando può essere che

un parte dell’elite governante percepisce che non può bloccare il cambiamento se non impiegando risorse

coercitive in misura tale che non può o non vuole adoperare e per questo ritiene opportuno assecondare il

cambiamento.

Il consolidamento

 Il consolidamento democratico è il processo di definizione dei suoi caratteri essenziali e di

adattamento in quelli secondari delle diverse strutture e norme democratiche, innescato anche dal

trascorrere del tempo.

Il consolidamento inizia quando ciascuna delle nuove istituzioni e norme del sistema vengono create e

cominciano a funzionare. È un processo composito e variegato che può fissarsi attraverso prassi di

comportamenti politici ripetuti nel tempo. Resta però contraddistinto da due sub-processi di fondo, la

legittimazione e l’ancoraggio.

Legittimazione

Consiste nell’accettazione e sostegno delle strutture del regime da parte della società ma anche dell’elites

partitiche. La legittimazione si sviluppa a livello di elite e di massa in alcuni ambiti quali:

- Messa in opera e mantenimento del compromesso democratico modo in cui viene accresciuta o

mantenuta e ricreata la legittimazione democratica, per il consolidamento è necessario invece che

quell’accordo sia mantenuto e rafforzato 12

- Rispetto della legalità capacità delle elites di governo e dei propri apparati di porsi come garanti

del rispetto delle leggi e delle decisioni assunte

- Neutralità o neutralizzazione dei militari il consolidamento è possibile solo se tale problema

risulta risolto 

- Gruppi imprenditoriali privati sviluppano l’accettazione solo se vedono garantiti pienamente i

loro interessi

Le ancore del consolidamento

Altra dimensione del consolidamento è l’emergere di ancore, cioè di strutture istituzionali che sono il cuore

effettivo di questo processo perché consentono di giungere a un qualche risultato anche in presenza di una

legittimità ridotta.

 Teoria dell’ancoraggio: quanto minore è la legittimità goduta da un assetto democratico tanto più

forti e sviluppate devono essere una o più ancore in una o più delle loro diverse forme. Al contrario

se esiste o si sviluppa gradualmente un’ampia legittimazione allora le ancore possono rimanere

deboli e non essenziali al consolidamento.

La stabilità

Se il consolidamento ha successo il regime democratico diventa stabile, l’esito debole del consolidamento

porterà all’instabilità.

 Per stabilità si intende quindi la prevedibile capacità di durata del regime democratico

I nuovi problemi

I problemi più importanti a partire dal 21 secolo nelle democrazie contemporanee sono:

1. Scardinamento di un aspetto essenziale dell’invenzione democratica i modelli di democrazia qui

considerati corrispondono all’esperienza e alla formazione dello stato nazionale, in EU iniziamo a

vedere anche un altro modello di democrazia che supera lo stato nazione. Il problema sta quindi

nella possibilità o meno di costruire e consolidare una democrazia su base sovranazionale.

2. Area geografica dell’EU il processo di unificazione da una parte può allontanare dalla

realizzazione di democrazie ad alta qualità, dall’altra quello della qualità della democrazia è

diventato un tema centrale. 

3. Spostamento di area geografica il problema della qualità democratica nei paesi con maggiore

tradizione democratica si traduce negli altri paese di più recente formazione nel quesito su come

avere una democrazia i cui diritti siano più efficacemente garantiti. A tale proposito O’Donnell

parla di democrazia delegata cioè democrazie in cui le funzioni reali di rappresentanza sono nella

mani di elites e in cui non esiste una sfera pubblica o una qualche possibilità di controllo reale e

responsabilità politica di quelle elites governanti e delegate a tale funzione

Capitolo 7

Partecipazione politica e movimenti sociali

La partecipazione è un elemento centrale per la politica e la democrazia, la polis greca stessa richiama

all’immagine di partecipazione cioè espressione delle proprie opinioni ed elaborazione delle decisioni. La

tensione tra rappresentanza e partecipazione è sempre presente ma è necessario un certo livello di

partecipazione per legittimare i rappresentanti.

Tale partecipazione si è estesa attraverso eventi come l’ampliamento del suffragio elettorale o i

referendum.

 La partecipazione politica è quindi il coinvolgimento dell’individuo nel sistema politico a vari livelli

di attività, dal disinteresse totale alla titolarità di una carica politica.

La partecipazione può comprendere comportamenti molto diversi come il voto, la militanza in un partito,

discussione sulla politica. 13

Nonostante la partecipazione sia espressione della democrazia è emerso come essa sia selettiva nel senso

che solo alcuni gruppi di cittadini partecipano e altri meno. Gli elementi della società come il periodo

storico e la cultura caratterizzano le manifestazioni di partecipazione da parte dei cittadini.

La selettività della partecipazione

Una forma di partecipazione è quella convenzionale a tale proposito Milbrath ha individuato i seguenti

comportamenti graduati in relazione all’impegno richiesto:

- Esporsi a sollecitazioni politiche

- Votare

- Avviare una discussioni politica

- Cercare di convincere un altro a votare in un certo modo

- Portare un distintivo politico

- Avere contatti con un funzionario o con un dirigente politico

- Versare offerte ad un partito o candidato

- Assistere ad un comizio o assemblea politica

- Contribuire ad una campagna politica

- Diventare membro attivo di un partito

- Partecipare a riunioni dove si prendono decisioni politiche

- Sollecitare contributi in denaro per cause politiche

- Candidarsi a una carica elettiva

- Occupare cariche politiche o di partito

Quanta partecipazione?

Democrazia convive con tassi molto bassi di partecipazione.

La ricerca di Almond e Verba 1963 rileva che l’interesse per la politica è basso e ancora di più lo è la

partecipazione. Una democrazia funzionante avrebbe bisogno di cittadini informati sulle tematiche

politiche ed impegnati in esse ma è evidente che non fosse così. Man mano che si sale nel grado di impegno

la partecipazione si riduce progressivamente.

Partecipazione e ineguaglianza

Percentuale di coloro che partecipano tende a non essere rappresentativa della popolazione nel suo

complesso e ciò comporta delle diseguaglianza nell’influenza politica dei diversi gruppi.

Secondo Milbrath e Goel tanto più è alto lo status sociale di un individuo tanto più egli tende a partecipare.

Le diseguaglianze sociali ed economiche si riflettono in disuguaglianze politiche. Chi detiene un più alto

status dispone sia di risorse materiali che simboliche dai investire nella partecipazione. Il maggiore prestigio

comporta poi una maggiore influenza sugli altri. È il sentimento di incompetenza che si sviluppa nelle

persone a comportare la tendenza a delegare agli altri l’intervento politico. L’elevato status aumenta i livelli

di partecipazione perché aumenta la fiducia nella propria efficacia politica.

La speranza che la democrazia avrebbe portato all’abolizione dei privilegi è svanita subito. Essa non ha

quindi contribuito a ridurre le diseguaglianze socio-economiche.

Nelle democrazie quindi le eguali opportunità formali di accesso sono disugualmente utilizzate dai vari

gruppi sociali.

Le forme nuove della partecipazione

A partire dagli anni 70 si osserva una rapida crescita di nuove forme di partecipazione politica. Ciò porterà a

diversi stili di partecipazioni propri di diversi gruppi sociali, generazioni o nazioni e sulle condizioni per lo

sviluppo di nuove forme di partecipazione.

Azioni convenzionali e non convenzionali operano spesso insieme costituendo un repertorio dell’azione

collettiva. In questo senso si possono distinguere diversi tipi di individui in base al tipo di partecipazione:

- Inattivi

- Conformisti

- Riformisti 14

- Attivisti

- Protestanti

Fino agli anni 90 si è quindi assistito sempre più ad una crescente partecipazione non istituzionale e mentre

quella tradizionale è rimasta stabile.

I movimenti sociali

 I movimenti sociali sono reti di interazioni prevalentemente informali basate su credenze condivise

e solidarietà che si mobilitano su tematiche conflittuali attraverso un uso frequente di varie forme

di protesta. Possono quindi essere considerati come reti di relazioni informali tra una pluralità di

individui e gruppi più o meno strutturate dal punto di vista organizzativo. I movimenti non sono

organizzazioni ma reti di relazioni tra individui diversi.

La caratteristica dei movimenti è quella di elaborare visioni del mondo e sistemi di valori alternativi rispetto

a quelli dominanti. Le società contemporanee sono infatti fortemente diversificate al suo interno ma

necessitano comunque di un’integrazione crescente.

I movimenti sociali si caratterizzano poi per l’adozione di forme inusuali di comportamento politico come la

protesta intesa come forma non-convenzionale di azione che interrompe la routine quotidiana. La logica è

quella del potenziale danno materiale. Le azioni di protesta sono spesso dirompenti stravolgendo il normale

svolgimento della vita quotidiana.

Altra logica d’azione è quella dei numeri. Il destino dei movimenti dipende in buona misura dal numero dei

loro sostenitori. Tanto maggiore saranno li aderenti maggiore sarà la potenza del movimento.

Altra forma è quella della logica della testimonianza. Queste azioni mirano a dimostrare un forte impegno

per una fine considerato di vitale importanza per le sorti del’umanità. L’obiettivo è quello di dimostrare la

possibilità di agire collettivamente in vista di scopi universali.

Mobilitazione delle risorse e partecipazione

A partire dagli anni 70 si è sviluppata una corrente di studiosi che ha considerato i movimenti sociali come

parte del normale processo politico centrando l’analisi sui processo di mobilitazione delle risorse necessarie

all’azione collettiva. In questa prospettiva i movimenti agiscono in modo razionale, propositivo e

organizzato.

Ruolo importante hanno gli imprenditori politici nel mobilitare lo scontento, ridurre i costi dell’azione,

utilizzare e creare reti di solidarietà, distribuire incentivi ai membri, acquisire consensi all’esterno.

Occorre poi distinguere tra risorse e motivazioni individuali e risorse e motivazioni di gruppo. A livello di

gruppo più una categoria sociale è organizzata e più è capace di prendere parte effettiva alla vita politica.

L’organizzazione può quindi compensare l’assenza di risorse. Oltre che alle adesioni organizzative formali

un ruolo rilevante nel favorire la mobilitazione ha l’inserimento degli individui in reti anche informali di

conoscenze e amicizie. Le reti informali consentono all’individuo di acquisire anche informazioni e

competenze necessarie alla partecipazione politica.

La mobilitazione dei gruppi è influenzata dal loro livello di catner cioè da una sintesi di categoria sociale e

densità delle reti sociali. Il passaggio da una categoria ad un gruppo sociale è infatti facilitato dalla presenza

di specifici tratti categoriali e di reti di relazioni che legano tra loro i soggetti che tali tratti condividono.

Il ruolo dei reticoli sociali sarà tanto più importante quanto più costosa o rischiosa è la partecipazione

politica.

Partecipazione e identità

I reticolati sociali e le organizzazioni facilitano la partecipazione perché producono identità collettive e

senso di appartenenza ad un gruppo.

 Partecipazione politica è un’azione di solidarietà con altri che mira a conservare o trasformare la

struttura e i valori del sistema di interesse dominante. Richiede quindi la costruzione di collettività

sociali al cui interno gli individui si considerano come eguali.

L’identità come consapevolezza dell’appartenenza ad una collettività facilita la partecipazione politica che è

tanto maggiore quanto la coscienza di classe. Non è la centralità in generale ma la centralità rispetto ad un

gruppo sociale che favorisce la partecipazione. La stessa partecipazione trasforma le identità degli individui

15

rafforzano il sentimento di appartenenza ad alcuni gruppi, indebolendo l’identificazione in altri ruoli.

L’azione contribuisce a consolidare l’identità attraverso la definizione dei confini tra gli attori impegnati in

un conflitto.

Valori post-materialisti di partecipazione

Lo sviluppo di forme di partecipazione è stato collegato anche alle caratteristiche della cultura politica

come insieme di valori atteggiamenti e conoscenze relative alla politica.

Secondo Inglehart l’ondata di protesta degli anni sessanta è collegata all’emergere di valori post-

materialisti cioè all’allontanarsi dall’interesse materiale di un numero crescente di individui. Questa tesi si

basa su due assunti: 

1. Presenza di una gerarchia dei bisogni i bisogni di ordine più elevato sono concepibili soltanto

dopo che sono stati soddisfatti quelli di livello più basso

2. Momento decisivo della socializzazione politica si colloca nel passaggio dalla giovinezza all’età

adulta principi ed priorità acquisiti in quel momento tendono a mantenersi anche nell’età

adulta

Il benessere economico che caratterizza le generazioni nate nel dopo guerra avrebbe portato ad un

indebolimento dei valori di tipo materialistico che riflettono preoccupazioni relative al benessere

economico ed alla sicurezza personale e collettiva orientati piuttosto verso bisogni di natura espressiva.

Queste trasformazioni spiegano le nuove caratteristiche della partecipazione politica sviluppatasi negli anni

70.

Forme di partecipazione ed opportunità politiche

Lo sviluppo economico ha creato maggiori risorse materiali da investire nella partecipazione politica. La

modernizzazione ha accresciuto i tassi di scolarizzazione aumentando la capacità dei cittadini di intervenire

nel processo politico. I movimenti sociali interagiscono con gli attori che in tale ordine godono di una

posizione consolidata. Le caratteristiche di queste interazioni condizionano sia le forme assunte dall’azione

collettiva sia le sue possibilità di successo.

Un elemento rilevante nel rapporto tra istituzioni politiche e partecipazione è il decentramento territoriale:

tanto maggiori i poteri distribuiti alla periferia tanto maggiore sarà la possibilità per i singoli movimenti di

trovare un punto di accesso al sistema decisionale. Tale distribuzione sarà vista come un’apertura del

sistema istituzionale alle spinte provenienti dal basso.

Per quanto riguarda invece la separazione funzionale del potere il sistema si può considerare tanto più

aperto quanto maggiore è la divisione dei compiti tra legislativo, esecutivo e giudiziario.

Vi è poi un altro insieme di variabili considerate come parte della struttura delle opportunità politiche che

sono più dinamiche. I movimenti sociali si muovono all’interno di un campo organizzativo interagendo con

vari attori. I fattori istituzionali sono in qualche modo mediati da due insiemi di variabili intervenienti: il

comportamento del sistema di alleanza ed il comportamento del sistema di conflitto.

 Sistema di alleanza è composto dagli attori politici che li sostengono e il sistema di conflitti è

composto da quelli che vi si oppongono. Il sistema di alleanza fornisce risorse e crea opportunità

politiche, il sistema di conflitto tende a peggiorare quelle condizioni.

La partecipazione fa bene alla democrazia?

Democrazia ed apatia

Lipset negli anni 60 sostenne che un certo livello di apatia fa bene alla democrazia. La non partecipazione

può essere segno di un positivo consenso con chi governa. La crescita della partecipazione porta ad un

aumento delle domande creando dei rischi di sovraccarico. Secondo gli studi degli anni 70 la crescita della

partecipazione avrebbe portato ad una crisi della democrazia portando a disintegrazione dell’ordine civile,

crollo della disciplina sociale, indebolimento dei leaders e alienazione dei cittadini.

Exit o voice?

Se la protesta è vista come causa di delegittimazione alcuni hanno sostenuto i suoi effetti positivi.

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Puntini

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Corso di laurea: Corso di laurea in studi internazionali
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Puntini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Nevola Gaspare.

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