La scienza politica
Cotta, Della Porta
Capitolo 1: La politica
Che cos'è la politica?
Politica è la realizzazione di condizioni di pace e sicurezza all’interno e all’esterno di un paese o il contrario, garanzia di libertà o oppressione, protezione sociale o emarginazione, maggiore uguaglianza o disparità. Ci sono più definizioni per questo, e c’è necessità di trovare una definizione empirica capace di cogliere la realtà concreta.
Cittadino normale: politica è uno spettacolo che entra in casa attraverso la televisione, insieme di attività o trame tra politici e partiti, qualcosa al quale partecipa solo con le elezioni.
Chi?
La politica si manifesta attraverso attori e i loro comportamenti. Oltre ai politici di professione, partecipano anche altre figure con un lungo e significativo passato non politico (imprenditori) che gli ha poi permesso di farsi strada nella politica. Sono attori non solo prettamente politici come quelli di professione, ma si collocano a cavallo tra altre realtà come la società, la cultura, la religione, ecc.
Nel passato erano proprio delle famiglie con le loro dinastie a gestire la politica, anche oggi troviamo casi di parentela in questo senso chiamate "dinastie democratiche". La politica non è terreno esclusivo di azione di attori con identità puramente politica. Questo permette anche uno scambio tra politica e altre realtà come l’economia che non sempre riesce.
Come?
La politica si distingue da altre realtà per il modo ed i criteri dell’agire dei suoi attori. Ciò che caratterizza la politica è:
- Modus operandi non violento e basato sul dialogo
- Decisioni imposte da autorità e non basate sul libero scambio
- Ricorso a valutazioni di interesse pubblico e non rispetto a quelle basate su interessi utilitaristici ed economici
- Carattere pluralistico invece che monopolistico e gerarchico
- Prevalere dell’opinione e della ricerca del consenso
La violenza è comunque un elemento conosciuto all’interno della politica che può assumere anche carattere coercitivo. La guerra è infatti considerata una modalità estrema ma non eccezionale attraverso la quale la politica si manifesta. Due modi di fare politica: pacifico vs violento. Concetto di potere: avere potere come capacità di condizionare il comportamento dei soggetti nella direzione voluta è una condizione ovvia della politica. Non è quindi il potere a caratterizzare un ambito specifico, ma sono i diversi ambiti a definire forme diverse di potere.
Dove?
Esiste un luogo della politica? La polis richiama alla centralità della città del mondo greco antico, ambito ben definito all’interno del quale si colloca l’esperienza politica. L’esperienza contemporanea porta ad un collegamento tra politica e lo stato, definito in relazione ad una popolazione, territorio, uso della forza fisica legittima. Principi intorno ai quali si definisce l’aggregazione politica: identità fatta di contenuti culturali, etnici, linguistici, tradizioni storiche sono però creazioni artificiali.
Ci sono quindi identità politiche che non si definiscono in termini di identità nazionali. In alcuni casi la lealtà dinastica ha costituito un collante per l’aggregazione politica; altro elemento è la natura religiosa o anche la città come insediamento antropologico. La politica è sempre legata ad una collettività definita, ma questa può anche non essere uno stato o un sistema politico che ha uso esclusivo della forza. Esiste anche una politica senza lo stato o al di fuori di esso nell’ambito di un’associazione o di un altro tipo di collettività. Si parla quindi di ubiquità politica.
Perché?
Gli obiettivi della politica sono molti. Secondo Weber, è difficile individuare un fine fissato per la politica, anche se secondo alcuni il fine della politica sarebbe l’ordine col quale sarebbe poi possibile raggiungere altri fini. Ciò che fa di un ambito territoriale un’entità politica è la responsabilità dell’ordine pacifico che spetta al paese (Italia, Francia, ecc.) ed è questo che dà o meno carattere politico ad una collettività. La politica, definendo e delimitando un gruppo chiuso, tende a dividere la realtà in due:
- Quella relativa ai rapporti interni alla collettività
- Quella dei rapporti esterni
Ordine è quindi un fine intermedio in vista di altri obiettivi.
La definizione
La politica deve:
- Far riferimento ad una sede collettiva
- Risolvere l’esigenza della distribuzione dei valori e delle risorse attraverso lo stabilimento dell’ordine
- Rigida imposizione di conformità attraverso una politica autoritaria o rispettando la pluralità degli orientamenti attraverso il dialogo
- L’ordine interno può essere statico e conservatore o dinamico e innovatore
Definizione sintetica di politica: insieme di attività svolte da uno o più soggetti individuali o collettivi caratterizzate da consenso, potere e conflitto, ma anche da partecipazione, cooperazione e consenso inerenti al funzionamento della collettività umana alla quale compete la responsabilità primaria del controllo della violenza e della distribuzione al suo interno di costi e benefici materiali e non. La politica riguarda la gestione della collettività responsabile dell’ordine pacifico.
Le tre facce della politica
Politics, ovvero il problema del potere e delle istituzioni
Con il termine Politics, ci si riferisce al potere inteso come capacità di influire sulle decisioni prese dagli individui. Riguarda quindi la natura del potere, la sua distribuzione e trasmissione, il problema del suo esercizio e dei limiti. Lo studio del potere si articola su due piani:
- Architetture del potere, cioè i regimi politici
- Studio degli attori che operano all’interno di questi ed i processi che vi si svolgono
Questi elementi vanno a costituire un regime democratico distinguendolo da altri regimi.
Policy, ovvero la politica nella società
L’immagine diffusa della politica come pura lotta del potere può rivelarsi incompleta. Altro elemento da considerare sono i programmi d’azione; la politica in questo senso è intesa come governo, cioè decidere per affrontare e risolvere i problemi della comunità. Questo elemento della politica va sotto il nome di politiche pubbliche (policy/policies). Studiare le politiche significa analizzare i contenuti e mettere in luce la distribuzione dei costi e dei benefici che comportano. Significa anche indagare sul processo decisionale, studio degli attori e delle relazioni tra essi. Anche l’attuazione della politica è un elemento importante in quanto non discente automaticamente dalla sua decisione ma richiede la collaborazione di molti altri soggetti e può essere facilmente distorta.
Polity, ovvero il problema della comunità politica organizzata
Polity è la definizione dell’identità e dei confini della comunità politica. Tali confini sono estremamente visibili attraverso barriere fisiche, simboli, ecc. Al mutare dei confini, corrisponde anche un cambiamento della polity. Attraversare un confine può significare passare dalla democrazia al totalitarismo.
La polity comprende tutti quegli aspetti della politica che riguardano la definizione della comunità politica, il territorio e la popolazione, e le relative strutture e processi di mantenimento e cambiamento.
Natura e caratteristiche della polity:
- Polities chiuse verso l’esterno che minimizzano le possibilità di uscita
- Polities molto più aperte sia in uscita che in entrata
- Natura della polity non dipende solo dal principio sul quale essa si fonda ma anche dalla sua organizzazione interna:
- Centralizzata ed omogenea con un unico sistema di autorità
- Elevato grado di decentramento che riconosce competenze politiche più o meno estese e un’identità propria a comunità di ambito ristretto
Una comprensione piena della realtà politica richiede che tutti e tre gli aspetti siano presi in considerazione.
Interazioni tra politics, policy e polity
Rapporti tra politics e policy
La lettura più scontata vede le politiche come una conseguenza delle politics. Politiche possono anche non essere viste come un prodotto passivo della prima faccia della politica:
- Perché le politiche presentano una propria forza inerziale; intorno ad una politica si coagulano gli interessi dei suoi utenti/clienti che sono pronti a mobilitarsi a sua difesa
- Le politiche di grande rilievo possono giungere a mutare anche profondamente gli attori stessi della vita politica (es: trasformazione della classe operaia da potenziali attori rivoluzionari a soggetti politici moderati)
Rapporti tra politics e polity
Nella competizione per la conquista del consenso elettorale certi partiti possono porre esplicitamente tra i loro obiettivi scelte che investono la definizione stessa di polity. La capacità della polity di incidere sulla politics si manifesta non appena osserviamo le conseguenze di certe trasformazioni della comunità politica.
Rapporti tra policy e polity
Le politiche possono incidere sulla polity in quanto contribuiscono a rafforzare o ad indebolirne la coesione. Dietro a richieste di modifica o di rottura della polity ci sono politiche che hanno minato la coesione della comunità e ne hanno antagonizzato una o più componenti. Le politiche decise all’interno di una polity valgono per quella soltanto e non per un’altra. I mutamenti a livello di polity hanno un potenziale rilevante in incidenza sulle politiche pubbliche.
Come cambia la politica?
Tre grandi linee di trasformazione della politica hanno caratterizzato gli ultimi duecento anni:
- Costruzione dello stato nazionale
- Nascita e consolidamento della democrazia
- Sviluppo di un welfare state universalistico
Questo processo di mutamento con l’età moderna si è tutt’altro che arrestato. Fenomeni come l’integrazione europea e l’avvento di organismi internazionali e sovra-nazionali segnalano una contemporanea spinta verso una limitazione della sovranità esterna degli stati.
L’emergere poi di spinte regionaliste e autonomiste suggerisce che la sovranità interna può essere sfidata e limitata. Proprio nel momento del trionfo della democrazia come regime politico, non sfugge la sensazione che anche il cammino di sviluppo della democrazia stessa possa incontrare limiti e possibilità di involuzioni. Non si può quindi escludere che le democrazie di oggi siano destinate a cambiare e anche sostanzialmente.
Il welfare state deve anch’esso fare i conti con un crescente ripensamento. Anche in ambito economico le cose stanno cambiando e vedono uno stato interventista costretto a fare i conti con la sfida del mercato. In un certo senso si potrà forse assistere ad una depoliticizzazione, cioè riduzione della sfera della politica.
Capitolo 4: Democrazia, democrazie
Democrazia: che cosa è
Il significato letterale di democrazia è potere del popolo, potere dal popolo del popolo e per il popolo, potere che deriva dal popolo, appartiene al popolo e deve essere usato per il popolo. Le democrazie liberal-democratiche di massa sono quei regimi contraddistinti dalla garanzia reale di partecipazione politica della popolazione adulta maschile e femminile e dalla possibilità di dissenso, opposizione e competizione politica.
La democrazia in questo senso configura quel tipo di regime che presenta l’elemento della sovranità popolare con estensione al più alto numero di cittadini possibile. Shumpeter definisce la democrazia come: il metodo democratico è lo strumento istituzionale per giungere a decisioni politiche in base al quale singoli individui ottengono il potere di decidere attraverso una competizione che ha per oggetto il voto popolare. Sartori mette l’accento oltre che sulla competizione anche sui valori, sull’esistenza di maggioranze e minoranze e sul rapporto tra essi, definendo la democrazia come: sistema etico-politico nel quale l’influenza della maggioranza è affidata al potere di minoranze concorrenti che l’assicurano attraverso le elezioni.
Definizione minima
Determina la soglia sotto la quale un regime non può essere considerato democratico. Elementi che determinano una democrazia:
- Suffragio universale
- Elezioni libere, competitive, ricorrenti, corrette
- Più di un partito
- Diverse e alternative fonti di informazione
Un regime democratico è quindi quello in cui si può assumere un’ampia gamma di decisioni su molteplici temi. È empiricamente corretto quindi affermare che il regime democratico è quello che consente la maggiore incertezza in ordine al contenuto concreto delle decisioni che gli organi eletti possono assumere. Tali confini sono fissati dal fatto che alla base di un sistema democratico vi è un accordo che riconosce delle regole collettivamente accettate per la risoluzione pacifica dei conflitti. I confini sono superati sia quando si cerca di prevaricare le regole sia quando vengono prese decisioni che toccano interessi vitali degli attori.
Definizione empirica di democrazia: insieme di norme e procedure che risultano da un accordo-compromesso per la risoluzione pacifica dei conflitti tra attori politici e altri istituzionali presenti nell’arena politica. La democrazia è quindi un regime caratterizzato da regole e istituzioni che bilanciano principi diversi e per questo necessita di un accordo sulle regole, accettando contemporaneamente il dissenso ed il conflitto sui contenuti. Ha contemporaneamente l’incertezza del risultati decisionali che la certezza delle regole. Deve inoltre applicare la regola della maggioranza come regola decisionale principale proteggendo però le minoranze garantendo la più ampia rappresentatività possibile.
Tipi e modelli di democrazia
Tipi di democrazie
- Parlamentari
- Semi-presidenziali
- Presidenziali
La distinzione riguarda più che altro i rapporti tra potere esecutivo e legislativo che tipologia di democrazie.
Democrazia rappresentativa e diretta
Il regime democratico è di tipo rappresentativo (elezioni libere, regole e istituzioni della rappresentanza, parlamento, governo) ma non comporta una partecipazione diretta dei cittadini. Le decisioni vengono infatti prese da professionisti della politica. La democrazia diretta coincide invece con la democrazia degli antichi, dove cioè un piccolo gruppo di cittadini si riunivano e decidevano sui problemi che li riguardavano. Istituzioni di democrazia diretta come il referendum si sono mantenuti nelle democrazie moderne.
Lijphard evidenzia la possibilità di avere democrazie stabili anche in società profondamente divise:
- Democrazia consociativa, caratterizzata cioè da divisioni etniche o linguistiche rilevanti (Olanda)
- Democrazia depoliticizzata, presenza di elites aperta all’accordo con cultura omogenea (USA)
- Democrazia centripeta, elites conflittuali e cultura omogenea (UK)
- Democrazia centrifuga, elites conflittuali e divisioni sociali profonde che generano una cultura politica eterogenea (Italia)
Principio maggioritario e consensuale
- Principio maggioritario: democrazia è un regime in cui i rappresentanti eletti sulla base di elezioni libere, competitive e ricorrenti raggiungono le proprie decisioni in base al principio di maggioranza. Visione criticata perché non considera le minoranze.
- Principio consensuale: ricerca l’accordo ed il consenso più ampio possibile attraverso un compromesso in senso di reciproca tolleranza e non di tirannia della maggioranza.
Queste due concezioni danno vita a due modelli istituzionali:
- Modello Westminster (maggioritario) adatto ai paese e società relativamente omogenei, caratteristiche:
- Contrazione del potere esecutivo in governi formati da un solo partito e maggioranze risicate
- Fusione dei poteri (esecutivo legislativo) e dominio del governo
- Sistema bipartitico
- Sistema elettorale maggioritario
- Pluralismo dei gruppi di interesse
- Governo centralizzato ed unitario
- Bicameralismo asimmetrico (una camera ha più poteri dell’altra)
- Costituzione flessibile e sovranità parlamentare
- Assenza di controllo di costituzionalità
- Banca centrale controllata dall’esecutivo
- Esistenza esclusiva di forme di democrazia rappresentativa (no diretta)
- Modello consensuale (Belgio, Svizzera) incoraggia la ripartizione del potere tra maggioranza e minoranza, caratteristiche:
- Governi formati da più partiti e ampie coalizioni
- Equilibrio di poteri tra esecutivo e legislativo
- Sistema multipartitico con più dimensioni rilevanti
- Sistema elettorale proporzionale
- Sistema di interessi concertato e neo-corporativo
- Decentramento e assetto federale
- Bicameralismo forte e rappresentanza delle minoranze
- Costituzione rigida e potere di veto alle minoranze
- Controllo costituzionale
- Indipendenza della banca centrale
Democrazie ideali e qualità democratica
Democrazia ideale/migliore: regime caratterizzato da una necessaria corrispondenza tra gli atti di governo e i desideri di coloro che ne sono toccati, continua capacità di risposta del governo alle preferenze dei suoi cittadini come politicamente eguali continua capacità di risposta alle esigenze. Superare i problemi empirici che ogni definizione normativa pone attraverso due diversi postulati:
- Tutti i cittadini devono avere simili opportunità di:
- Formulare le loro preferenze
- Esprimere tali preferenze
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