Scienza politica
La politica
Alla politica si possono attribuire: la realizzazione di condizioni di pace e sicurezza all'interno e all'esterno di un Paese o il loro contrario; garanzie di libertà o il prevalere dell'oppressione; una maggiore uguaglianza nelle opportunità o una forte disparità; ecc.
Cos'è la politica?
La grande varietà di risposte riflette le difficoltà di caratterizzare una realtà multiforme e la notevole diversità di visioni e obiettivi degli studiosi che hanno affrontato il compito. Nella prospettiva della scienza politica bisogna cercare una definizione empirica, cioè capace di cogliere la realtà concreta, e interessa quindi trovare un filo comune tra esperienze molto diverse.
Chi?
La politica si manifesta nel modo più evidente e immediato attraverso gli attori. Oggi la politica è fatta in buona misura da un ceto ben individuato, quello dei professionisti, che vivono di e per la politica. Ma la politica contemporanea vede anche altri attori sulla scena: oltre ai politici di professione, che “vengono dalla politica” e non hanno mai fatto altro, ci sono anche altre figure con un passato “non politico”, che è stato il trampolino di lancio per l'ingresso in politica (es. risorse accumulate in un'attività economica; notorietà raggiunta attraverso i media, ecc.).
In molti casi le esperienze e i risultati conseguiti in ambiti non politici costituiscono non solo il passato di quei politici, ma continuano ad essere le basi per mantenere la loro “potenza” politica. Questi attori non sono “politici” e basta, perché si collocano a cavallo tra politica e altre sfere di attività. Ma gli scambi tra la politica e le altre sfere dell'esperienza umana non interessano in pari misura tutti i soggetti di una certa categoria: le risorse prodotte in un ambito non sono automaticamente spendibili nell'altro, bisogna convertirle, e questa conversione non riesce sempre allo stesso modo.
Per una lunghissima epoca storica, gli attori principali della politica sono state delle famiglie: quelle dei sovrani e quelle dell'aristocrazia. Anche se ad un livello più limitato, anche oggi troviamo casi di parentela, per es. nella vita di grandi organizzazioni come i partiti (es. Bush).
Dato che la politica non è il terreno esclusivo di azione di attori la cui identità è unicamente politica, non è possibile identificare la sfera della politica sulla base degli attori che la impersonano. Le tipologie di attori prevalenti, però, consentono di distinguere tra “politiche” diverse, per es. politica a base aristocratica o politica tecnocratica, teocratica ecc.
Come?
Ciò che caratterizzerebbe la politica sarebbe il “modus operandi”, cioè il modo di agire dei suoi attori. Ma se a prima vista sembra possibile individuare una modalità specifica della politica, un esame più attento mostra quanto numerose e diverse siano le forme in cui si esprime ciò che chiamiamo politica. Es. contrapposizione tra un modo politico di risolvere i conflitti e un modo militare e coercitivo riguarda solo la politica pluralista e democratica.
Infatti la politica a volte può assumere connotazioni militaresche e coercitive (es. colpi di stato e regimi militari) e in una dimensione più simbolica la vita politica ricorre a metafore belliche (es. nemico, alleato, “campagna” elettorale). E poi la guerra è da considerarsi una modalità estrema attraverso la quale la politica internazionale si manifesta (guerra nasce da problemi politici).
La distinzione tra comando e scambio viene proposta per differenziare la politica dall'economia, ma la logica dello scambio è presente anche nella vita politica: transazioni tra politici e cittadini.
Il concetto di potere è un criterio molto importante. Esso è la capacità di indirizzare i comportamenti di altri soggetti nella direzione voluta. Nell'attività degli attori politici, la conquista, l'utilizzazione e la difesa del potere occupano un posto di rilievo. Ma il fenomeno del potere appare troppo diffuso e non va bene per delimitare una sfera specifica dell'agire umano. Dunque non è neanche il potere a caratterizzare un ambito specifico, ma sono i diversi ambiti a definire forme diverse di potere.
La politica è in grado di assorbire moduli comportamentali derivanti da esperienza molto diverse: es. utilizzazione di elementi e riti religiosi (incoronazioni reali erano cerimonie religiose e politiche); abbigliarsi è un comportamento che normalmente si attribuisce alla sfera della vita privata, ma certi tipi di abbigliamento hanno assunto connotati politici (es. camicie rosse, nere, verdi, ecc.); gestualità ha assunto valenze politiche (pugno chiuso o braccio teso alzato).
Quindi anche i tipi di comportamento non caratterizzano tutta la politica, ma individuano una particolare politica rispetto alle altre.
Dove?
La radice etimologica del termine “politica” rinvia alla polis. Richiama alla centralità caratterizzante della città nel mondo greco antico, cioè di un ambito ben definito all'interno del quale l'esperienza politica si colloca. Da questo punto di vista sembra che si possa individuare una differenza rispetto ad altre importanti sfere dell'attività umana. Il carattere collettivo, cioè riferibile a uno specifico ambito di svolgimento, sembra un aspetto proprio dell'esperienza politica.
Nell'esperienza degli ultimi secoli questo porta a collegare la politica allo Stato, tradizionalmente definito con riferimento a una determinata popolazione, a un preciso territorio e all'uso esclusivo in questo ambito della forza fisica legittima. Le unità politiche sono molto differenziate: es. macro-unità (USA, Cina, Russia, Brasile) micro-unità (Lussemburgo, San Marino). Esiste una grande eterogeneità anche riguardo i principi intorno ai quali si definisce l'aggregazione politica.
L'esperienza contemporanea ci porta ad associare la politica con la comunità nazionale (identità fatta di contenuti culturali, etnici, linguistici, di tradizioni storiche comuni), ma le identità nazionali oggi non appaiono ovvie come qualche tempo fa. Piuttosto che dati naturali, si rivelano creazioni artificiali, comunità immaginate (sono il risultato di processi politici e quindi non offrono una base molto sicura su cui fondare l'essenza della politica).
Si pensi al ruolo della lingua: esistono identità nazionali senza specificità linguistica (Germania e Austria due stati separati; tante nazioni nell'area ispanica; Svizzera plurilingue). Esistono anche entità politiche che non si definiscono in termini di identità nazionali. Tra le loro componenti non c'è alcuna comunanza di tratti che definiremmo nazionali: le realtà politiche sono tenute insieme dalla fedeltà ad un'unica dinastia ritenuta legittima (es. più importante impero asburgico). In alcuni casi un elemento di natura religiosa costituisce il fondamento dell'aggregazione politica (su questa base Belgio diviso dall'Olanda, Pakistan dall'India).
Quindi la politica è sempre legata a una collettività ma la definizione di questa non è scontata né naturale. Può esistere anche una politica senza lo Stato o al di fuori dello Stato, es. nell'ambito di un'associazione o un altro tipo di collettività. In questo senso parliamo di ubiquità della politica.
Perché?
Alla politica corrisponde una grande varietà di obiettivi, e la varietà aumenta se si estende lo sguardo nel tempo e nello spazio. Quindi appare difficile individuare un fine preminente proprio della politica. Secondo alcuni un fine minimo esiste ed è l'ordine, a sua volta mezzo per il raggiungimento di altri fini. La possibilità della violenza intersoggettiva rende l'esigenza di assicurare un ordine pacifico un'esigenza fondamentale dell'uomo.
Si può quindi dire che un'entità diventa politica se si pone come la collettività nella quale viene affrontato il problema dell'ordine, anche se non necessariamente risolto. Quella politica non è l'unica risposta al problema della violenza (anche religione e morale affrontano questo problema): ciò che è peculiare della politica è di farlo organizzando una collettività particolare e costituendo un'autorità che si assume quella responsabilità.
Facendo questo la politica crea una potente forma di coesione e identità collettiva, e contemporaneamente una forte separazione verso l'esterno. La conseguenza ulteriore è che la politica, delimitando un gruppo, tende a dividere la realtà in due: quella relativa ai rapporti interni alla collettività e quella dei rapporti esterni, che si instaurano con altre collettività politiche. Il potenziale di violenza che si vuole sopprimere all'interno del gruppo politico rimane altamente possibile all'esterno nei rapporti tra collettività politiche. Quanto più queste, per rafforzare la propria coesione interna, marcano la propria identità, tanto più la guerra sarà possibile.
L'ordine come fine minimo non è un fine ultimo se non per certe ideologie: è un fine intermedio in vista di altri obiettivi, in quanto strettamente legata ad esso è la possibilità di prendere decisioni che distribuiscono costi e benefici all'interno della collettività di riferimento.
La definizione
È possibile giungere a una definizione di politica come l'insieme di attività, svolte da uno o più soggetti individuali o collettivi, caratterizzate da comando, potere e conflitto, ma anche da partecipazione, cooperazione e consenso, inerenti al funzionamento della collettività umana alla quale compete la responsabilità primaria del controllo della violenza e della distribuzione al suo interno di costi e benefici. Più brevemente si può dire che la politica riguarda la gestione della collettività responsabile dell'ordine pacifico.
Questa definizione ci consente di risolvere alcuni problemi di confine. Capita spesso di usare la parola politica con l'aggiunta di qualificativi, es. politica aziendale. Con queste espressioni si segnala che anche nella vita di organizzazioni non precipuamente politiche si svolgono processi che hanno elementi comuni a quelli tipicamente politici. Però esistono differenze tra entità precipuamente politiche e tutte le altre: le prime hanno compiti più accentuati ed evidenti di controllo della violenza, che rimane loro monopolio esclusivo; nelle seconde l'aspetto “politico” resterà secondario.
Le tre facce della politica
Politics: sfera del potere, inteso come la capacità di influire sulle decisioni prese dagli individui. Lo studio del potere si può articolare su due piani fondamentali: 1° analizza i regimi politici; 2° studia gli attori che operano all'interno di questi e i processi che vi si svolgono. Questa distinzione ricalca parzialmente quella tra elementi di lunga durata ed elementi variabili della politica.
Caratteristiche di un regime politico hanno valore meno contingente perché la loro definizione è spesso affidata a strumenti giuridici complessi (es. costituzione) ai quali è attribuito un particolare valore e dei quali è stata resa più difficile la modificazione. Attori e processi sono suscettibili di assumere configurazioni e contenuti variabili (entro i confini fissati dagli elementi che definiscono il regime politico), anche se questa mutabilità non si manifesta necessariamente ed è possibile incontrare fenomeni di lunga durata.
Per ciascuno di questi due livelli possiamo distinguere tra un approccio di studio statico e di breve periodo e un approccio dinamico e di lungo periodo. Per quel che riguarda il regime politico gli studi di tipo statico sono essenzialmente diretti a individuare le differenze tra i diversi regimi, mentre gli studi di tipo dinamico si concentrano sulle trasformazioni di regime e sulla loro spiegazione. Per quel che riguarda le componenti interne di un regime, gli studi di tipo statico tendono a mettere a fuoco i caratteri di queste diverse componenti in un dato periodo, mentre gli studi dinamici analizzano come questi siano cambiati nel tempo.
Policy: politiche pubbliche (programmi d'azione, provvedimenti e interventi proposti dagli attori politici e decisi nelle sedi politiche). Dal punto di vista della scienza politica studiare le politiche significa analizzarne i contenuti e mettere in luce la distribuzione dei costi e benefici che esse comportano; indagare il processo di decisione nelle sue diverse fasi e gli attori che ne sono coinvolti; studiare il processo di attuazione delle politiche, che richiede la collaborazione di molti altri soggetti.
Polity: definizione dell'identità e dei confini della comunità politica. Questi confini sono resi visibili grazie a una strumentazione che va da semplici segnaletiche e separazioni simboliche (bandiere) a vere e proprie barriere fisiche (mura) o coercitive (truppe armate). Le caratteristiche della polity sono variabili: ci sono polities chiuse verso l'esterno che minimizzano le possibilità di uscita e di entrata e polities molto più aperte. Ma le differenze riguardano anche le basi su cui si fonda la delimitazione della polity.
L'epoca contemporanea è dominata da un particolare tipo di polity, lo stato nazionale, ma ci sono anche polities costruite su basi multinazionali o nelle quali un'identità nazionale complessiva convive con identità distinte (Svizzera). Oggi la vicenda dell'integrazione europea mostra come, accanto a polities nazionali, abbia potuto svilupparsi una nuova polity di dimensioni più vaste, basata su una comunanza di intenti più che su una preesistente identità comune.
Coinvolgimenti degli individui nella vita della polity possono essere diversi: in alcune c'è la partecipazione attiva di una maggioranza molto ampia (i componenti sono cittadini), in altre c'è un coinvolgimento passivo (sudditi). Organizzazione interna: da un lato polity fortemente centralizzata e omogenea, dall'altro polity a elevato grado di decentramento e differenziazione. I processi di costruzione/distruzione di una polity a prima vista appaiono non facilmente distinguibili dai processi di politics, ma in realtà presentano delle peculiarità proprie: costruzione e mantenimento o viceversa crisi e distruzione di una polity hanno a che fare con le capacità di azione sulla scena internazionale. Allo stesso tempo, però, sono fondamentali anche aspetti interni. Un ruolo particolarmente importante ai fini della costruzione di una polity e della sua conservazione l'hanno i meccanismi simbolici.
Lo sviluppo del senso di appartenenza ad una stessa comunità da parte di centinaia di migliaia di individui richiede la produzione di simboli unificanti (bandiere, inni, cerimonie, monumenti, eventi storici e personaggi storici). Accanto agli elementi simbolici ci sono quelli materiali: tenere insieme una polity suppone lo sviluppo di “tecnologie potestative” capaci di assicurare il mantenimento dell'autorità (apparati burocratici capaci di imporre l'autorità su tutto il territorio).
Come cambia la politica?
Si può parlare di tre grandi linee di trasformazione della politica che hanno caratterizzato gli ultimi 200 anni: costruzione dello stato nazionale (polity), nascita e consolidamento della democrazia (politics) e sviluppo di un sistema di welfare state (policy). Il processo di diffusione degli stati nazionali sembra proseguire, ma lo sviluppo di organismi internazionali e sovranazionali segnala una contemporanea spinta verso una limitazione della sovranità esterna degli stati. Inoltre ci sono anche spinte regionaliste e autonomiste che suggeriscono che anche la sovranità interna può essere limitata. Si diffondono poi assetti caratterizzati dalla coesistenza di livelli di governo diversi tra loro.
La tendenza verso l'affermazione della democrazia sembra netta, ma il cammino di sviluppo della democrazia incontra limiti e possibilità di involuzioni. In molti paesi di consolidata democrazia il livello di partecipazione dei cittadini alla vita pubblica non cresce, anzi diminuisce, e altrettanto vale per il livello di soddisfazione e fiducia nei confronti delle istituzioni democratiche. Inoltre diventa più facile riconoscere i limiti della democrazia reale rispetto agli ideali ai quali si richiama. La sovranità popolare si realizza nella pratica quotidiana in misura tutt'altro che piena. Lo sviluppo di gruppi altamente organizzati e dotati di potenti risorse limita il ruolo degli individui comuni, che sono alla base della democrazia.
La crescita del welfare state fino a qualche anno fa sembrava inarrestabile, ma oggi deve fare i conti con crescenti ripensamenti. Le proposte orientate a ridurre il ruolo dello stato e a restituire ai privati una parte di responsabilità vanno intensificandosi. Dunque il ciclo di “politicizzazione” (espansione della politica nella vita sociale ed economica) sembra lasciar intravedere la possibilità di un processo di “depoliticizzazione” (riduzione della sfera della politica).
Democrazia, democrazie
Democrazia: che cosa è
Il significato letterale di democrazia “potere del popolo” è stato riformulato con l'espressione “potere dal popolo, del popolo e però il popolo” (il potere deriva dal popolo, appartiene al popolo e dev'essere usato però il popolo). Le democrazie sono le liberal-democrazie di massa, cioè quei regimi contraddistinti dalla garanzia reale di partecipazione politica della popolazione adulta maschile e femminile e dalla possibilità di dissenso, opposizione e competizione politica. La democrazia configura quel tipo di regime in cui ai diritti della tradizione liberale si sono aggiunte le...
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame scienza politica, prof. Nevola, libro consigliato La scienza politica, Cotta, Della Porta, Morlino
-
Riassunto esame Scienza politica, prof. Nevola, libro consigliato Scienza politica, Cotta, Della Porta, Morlino
-
Riassunto esame Storia contemporanea, Prof. Lippi Andrea, libro consigliato Scienza politica , Cotta, Della Porta, …
-
Riassunto esame Scienza Politica, prof. Tebaldi, libro consigliato Fondamenti di scienza politica, Cotta, Della Por…