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La legittimazione si sviluppa a livello di elite e di massa in alcuni ambiti precisi. Il

primo di essi è la messa in opera e mantenimento del compromesso democratico; il

secondo è il rispetto della legalità, il terzo la neutralità e neutralizzazione dei militari.

In tutti i consolidamenti, sono importanti i gruppi imprenditoriali privati.

3.2 Le ancore del consolidamento

L’altra dimensione del consolidamento è l’emergere e lo sviluppo delle ancore, vale a

dire delle strutture istituzionali che sono il cuore di questo processo e che consentono

di giungere ad un qualche risultato anche in presenza di una legittimità ridotta. La

teoria dell’ancoraggio mostra l’esistenza di quattro ancore nel processo di

consolidamento: le organizzazioni partitiche, il condizionamento da parte dei partiti

delle associazioni di interesse, i rapporti clientelari,assetti neocorporativi.

3.3 La stabilità

La stabilità è la prevedibile capacità di durata del regime democratico

4. I nuovi problemi

All’inizio del XXI secolo i problemi che si presentano alle democrazie

contemporanee sono essenzialmente tre: i modelli di democrazia corrispondenti allo

stato nazionale,, si pone il problema di consolidare una democrazia su base

sopranazionale. Il secondo problema riguarda l’area geopolitica; il terzo

Viene denominato democrazia delegata, nel senso che le funzioni reali di

rappresentanza sono nelle mani di elites e non esiste una qualche possibilità di

controllo reale e responsabilità politica dei governanti.

I PARTITI POLITICI

I partiti sono attori fondamentali delle democrazie rappresentative; la definizione più

nota è offerta dal sociologo Max Weber: i partiti sono associazioni fondate su

un’adesione formalmente libera, costituite al fine di attribuire ai propri capi una

posizione di potenza all’interno di un gruppo sociale e ai propri militanti attivi la

possibilità per il perseguimento dei fini oggettivi o per il perseguimento di vantaggi

personali, o per tutti e due gli scopi. Altra definizione è quella di Anthony Downs

secondo il quale il partito è una compagine di persone che cercano di ottenere il

controllo dell’apparato governativo a seguito di regolari elezioni.

1. Le funzioni dei partiti

I partiti agiscono come mediatori tra le istituzioni pubbliche e la società civile, tra lo

stato e i cittadini.

1.1 Le funzioni dei partiti: un’introduzione

Una prima funzione dei partiti consiste nell’organizzare la volontà pubblica,

operando una semplificazione della complessità degli interessi individuali ed

effettuando una mediazione tra gli interessi individuali formando l’interesse

collettivo.

I partiti, inoltre, mettono ordine attraverso un processo di strutturazione del voto; il

partito è l’entità con cui gli elettori si identificano, dando stabilità nel lungo

perkkkkjjjjiodo ai comportamenti di voto individuale.

La terza funzione è quella di socializzazione politica; cioè i partiti mirano a

trasformare gli individui in cittadini integrati in una comunità.

Attraverso la selezione delle candidature, i partiti operano la funzione di reclutamento

dei governanti.

Ancora è grazie ai partiti che si può aspirare ad un controllo dei governati sui

governanti; da questo punto di vista i partiti sono strumento di collegamento tra

governo e cittadini.

Infine, i partiti sono attori importanti nella formazione delle politiche pubbliche; essi,

infatti, elaborano programmi, li presentano agli elettori e, se vittoriosi, dovrebbero

metterli in atto.

1.2 Partiti e mercato elettorale

Secondo un approccio di tipo economico, i partiti sono apparati orientati alla

conquista dei voti. Anthony Downs ha elaborato un approccio razionale, secondo il

quale l’individuo è in grado di stabilire un ordine tra le varie alternative disponibili

per scegliere quella che si pone al vertice della sua graduatoria di preferenze. In

quest’ambito i partiti sono coalizioni di individui che aspirano a controllare gli organi

di governo attraverso le elezioni. Nelle democrazie si realizza la sovranità

dell’elettore.

I sostenitori di un diverso approccio, quello della scelta pubblica, ritengono che la

dipendenza dei politici dal sostegno degli elettori rischia di avere un effetto negativo,

producendo debito pubblico e inflazione; infatti il bisogno degli eletti di seguire le

richieste degli elettori comporta la tendenza degli amministratori a spendere denaro

pubblico mettendo in pericolo la democrazia.

1.3 Identità collettive e partiti

L’approccio economico ha sollevato notevoli critiche; innanzitutto si è detto che gli

elettori non sono esperti e quindi non sono in grado di agire razionalmente; si è poi

osservato come non si possa paragona la politica al mercato, in assenza di un mezzo

di scambio in grado di valutare costi e benefici, come i denaro; infine si è detto che se

i politici dovessero seguire le richieste dei loro elettori non farebbero il bene comune.

Altri studiosi hanno sottolineato come sia la politica la sede di formazione delle

preferenze; è stato elaborato da Pizzorno un approccio identitario. In questa

prospettiva la partecipazione attraverso i partiti ha avuto una funzione socializzante,

creando subculture politiche. Secondo questo approccio, l’essenza stessa della

politica è proprio la capacità di costruire queste identità collettive attraverso l’uso

dell’ideologia. Pizzorno ha distinto tra rappresentanza identificante e rappresentanza

efficiente. Attraverso la prima i politici svolgono il compito di costituire, preservare e

rafforzare le identità politiche; attraverso l’identità efficiente i politici prendono

decisioni intese a migliorare la posizione dell’entità collettiva che essi rappresentano.

Ciò che spinge l’elettore a votare è il sentirsi parte di una comunità, l’essere

riconosciuto come eguale, nonostante egli sappia che il proprio voto da solo non è in

grado di condizionare l’esito delle elezioni.

2.L’evoluzione storica dei partiti

2.1 Partiti e società: dai partiti dei notabili ai partiti di massa

Max Weber ha proposto un’evoluzione dei partiti ripresa da altri studiosi

I partiti dei notabili caratterizzano la fase in cui la politica è un’attività collaterale e si

dedicano ad essa individui che traggono altrove il loro sostentamento. I notabili sono

coloro che amministrano il gruppo e lo dirigono senza uno stipendio e godono di

considerazione sociale. Il partito dei notabili si limita ad una rappresentanza

individuale degli interessi dei singoli elettori.

Verso la fine del XIX secolo emergono i partiti di massa; cioè che ha favorito la

trasformazione è l’allargamento del suffragio. Si forma così una classe politica, cioè

un gruppo di persone che fanno della politica la loro professione. Uno strumento

fondamentale dei politici di professione è l’oratoria; un’altra risorsa è il controllo

delle strutture organizzative del partito con una delega del potere.

2.2 Struttura organizzativa e tipologia dei partiti

Maurice Duverger ha distinto diversi tipi di partito a seconda delle caratteristiche

delle loro unità di base: comitato, sezione, cellula, milizia. LA trasformazione dei

partiti dei notabili in quelli di massa corrisponde, grosso modo, al passaggio dai

partiti di comitato a quelli di sezione.

Il comitato, tipico dei partiti di fine XIX secolo, è formato da una dozzina di persone

appartenenti all’elite che godono di prestigio legato alla loro condizione sociale. Esso

è caratterizzato da una struttura organizzativa precaria, con incontri sporadici ed

intensificarsi dell’attività durante le campagne elettorali.

La sezione, nata con il suffragio universale, è un organismo aperto, che cerca di

ampliare il numero dei suoi iscritti, l’organizzazione è molto più formale rispetto ai

comitati; se nei comitati le cariche sono onorifiche, nelle sezioni la divisione del

lavoro è reale. Il partito di sezione, invenzione socialista, consente di educare le

masse, e di reperire finanziamenti attraverso la pratica delle quote.

Il terzo tipo di struttura è la cellula che mira ad organizzare gli operai nelle grandi

fabbriche collegando le loro rivendicazioni politiche ad un progetto politico più

ampio.. La cellula è un organismo permanente, non un organo che si riunisce ogni

tanto ma una comunità che vive nello stesso luogo di lavoro.

La milizia è un organo militare di piccole dimensioni, con una gerarchia, armi e

uniformi; essa è stata una struttura tipica dei partiti fascisti.

3. La trasformazione dei partiti di massa

3.1 La legge ferrea dell’oligarchia

Michels ha descritto nella legge ferrea dell’oligarchia alcune degenerazioni del

modello del partito di massa.

Egli afferma che per guidare un’organizzazione complessa occorrono competenze

tecniche specifiche e il possesso di queste competenze porta inevitabilmente a

concentrare il potere in un’oligarchia. Così si crea inevitabilmente disuguaglianza,

facendo aumentare il potere di chi gestisce le risorse necessarie alla vita

dell’organizzazione.. L’inserimento nell’oligarchia porta, poi, a trasformare il modo

di pensare dei dirigenti; chi occupa cariche di rilievo si imborghesisce ,

allontanandosi dalla massa dei lavoratori.; questo porta spesso ad una moderazione

dei fini del partito perché tattiche radicali metterebbero in pericolo la condizione di

vita di chi vive delle attività del partito.

3.2 L’approccio organizzativo ai partiti: la critica alla legge ferrea dell’oligarchia

L’approccio organizzativo mitiga le conseguenze della legge ferrea dell’oligarchia;

Panebianco ha affermato che il potere dell’organizzazione è relazionale, legato ad

uno scambio di risorse che, seppure in modo diseguale, sono possedute sia dai leaders

che dalla base, nel senso che i militanti del partito non sono del tutto privi di risorse

dato che i dirigenti hanno bisogno di seguaci. In secondo luogo si osserva come le

ideologie non sono del tutto manipolabili. La struttura organizzativa dei partiti tende

così a variare; l’evoluzione dei partiti non è dettata da una legge ferrea, ma dipende

da una serie di vincoli ambientali e dalle scelte strategiche dei leaders. A questo

proposito si contengono il campo due approcci; quello del Closet System Approach

ritiene che le organizzazioni siano in grado di controllare tutte le condizioni rilevanti,

mentre il Natural System Approach ritiene che le organizzazioni abbiano una capacità

limitata di raccogliere informazioni e quindi di controllare il proprio ambiente.

3.3 Il partito pigliatutto

Kirchheimer ha elaborato il concetto di partito pigliatutto per descrivere il nuovo tipo

di partito che cominciava ad affermarsi nel secondo dopoguerra. Questo si

caratterizza per:

Una riduzione del bagaglio ideologico del partito, il rafforzamento dei gruppi

dirigenti di vertice, una diminuzione del ruolo del singolo membro del partito, una

accentuazione del ruolo di riferimento di una specifica classe sociale, per reclutare

elettori tra la popolazione in genere.

3.4 Il partito professionale – elettorale

Panebianco aggiunge un’altra caratteristica ai partiti pigliatutto, vale a dire la

professionalizzazione delle organizzazioni di partito. Nei nuovi partiti la burocrazia è

sostituita da tecnici ed esperti. Lo sviluppo di nuove tecnologie influenza le tecniche

organizzative. Il nuovo partito è un partito organizzativamente più debole, perché è

poco coesa e poco coerente nelle strutture. Il rischio di una tale evoluzione è la

dissoluzione dei partiti come organizzazioni.

3.5 Il cartel party

Il termine allude al fenomeno della crescente collusione tra i partiti, che formano

cartelli, cioè alleanze, per ottenere risorse pubbliche. Il finanziamento pubblico ai

partiti ha accresciuto la penetrazione tra stato e partiti, riducendo la competizione

inter – partitica e ridotto il bisogno delle risorse offerte dai militanti.

4. Fratture sociali e partiti politici

L’evoluzione dei partiti è influenzata dalle cosiddette fratture sociali.

4.1 Le quattro fratture fondamentali

I partiti politici presenti nei diversi paesi riflettono fratture sociali storicamente

presenti in essi. Rokkan le individua.

La prima frattura si sviluppa tra centro e periferia e si riferisce ai conflitti tra un

centro politico, culturale ed economico e aree periferiche che vengono a poco a poco

incorporate nel governo centrale. La seconda frattura riguarda lo Stato e la Chiesa.

Un duro conflitto contrappose la Chiesa e lo Stato per questioni di natura economica


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flaviael

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Scienza politica, basato su appunti personali e studio autonomo del capitolo sulle democrazie e i mutamenti del testo consigliato dal docente Fondamenti di scienza politica, Cotta, Della Porta, Morlino . Gli argomenti trattati sono i seguenti: la crisi e il crollo democratico, lo svolgimento della crisi, l'instaurazione democratica, gli attori e i caratteri dell’instaurazione democratica.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della politica e dell'amministrazione
SSD:
Università: Sassari - Uniss
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Sassari - Uniss o del prof Tebaldi Mauro.

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