RIASSUNTI DI SCIENZA POLITICA
CAPITOLO 1: LA POLITICA.
Cos'è la politica? La politica è di importanza vitale, ad essa possiamo attribuire la realizzazione di condizioni
di pace, di sicurezza, garanzie di libertà, una maggiore uguaglianza; per la politica si può anche morire e ce
lo insegnano le vicende del XX secolo.
Ci sono moltissime risposte alla domanda e questo perchè è difficile caratterizzare una realtà multiforme e
sfuggente, inoltre vi è una notevole diversità di visioni e obiettivi degli studiosi che hanno affrontato il
compito. Per capire cos'è la politica bisogna rispondere ad alcune domande, ovvero Chi? Come? Dove?
Perché?
Chi? Di primo impatto la risposta sarebbe i politici, ovvero i professionisti a tempo pieno, eletti e uomini di
partito che vivono di e per la politica. Oltre ai professionisti esistono altre figure che hanno un lungo e
significativo passato che può essere considerato come un trampolino di lancio per l'ingresso in politica.
Esempi di trampolino possono essere un'attività autonoma, risorse accumulate in un'attività economica, la
notorietà raggiunta attraverso i media, conoscenze tecnico-amministrative acquisite in forza di posizioni
occupate nell'amministrazione pubblica. Questi attori (imprenditori, capi religiosi, militari,) non sono solo
politici perchè si collocano tra politica ed economia, o cultura, o società, o religione, o amministrazione, o
anche altre sfere di attività.
Per una lunghissima epoca storica la famiglia (dei sovrani e degli aristocratici) sono state gli attori principali
della politica, queste famiglie erano persone legate da vincoli familiari e le loro vicende famigliari (nascite,
morti, matrimoni) determinavano una parte fondamentale delle realtà politiche di molti paesi. Alcuni esempi,
pochi, si possono trovare anche in tempi più contemporanei come le dinastie democratiche Bush e Kennedy.
La politica non è territorio esclusivo di azione di attori la cui identità è unicamente politica, ma si presta ad
incursioni significative di soggetti che provengono da altri ambiti. Non è possibile identificare in modo
inconvertibile la sfera politica sulla base degli attori che la impersonano. Il confine tra politica e altri mondi
si rivela difficile da determinare su questa base soltanto. Le tipologie di attori prevalenti consentono però di
distinguere tra politiche diverse, per esempio tra politica democratica e politica autoritaria.
Come? I contenuti e le peculiarità dell'agire politico. La politica si esprime in numerosissime e diverse
forme. L'avere potere, cioè la capacità di indirizzare i comportamenti di altri soggetti nella direzione voluta è
una condizione abbastanza ovvia degli attori politici. Tracce di potere si trovano in moti altri ambiti e di
conseguenza non è il potere a caratterizzare un ambito specifico bensì sono i diversi ambiti a definire forme
diverse di potere. Dialogo, violenza, convinzione, coercizione, decisione e non decisione ricorrono nella vita
politica. Alcuni tipi di comportamento, certe modalità di azione hanno di volta in volta una rilevanza
peculiare nell'attività politica ma non caratterizzano tutta la politica, semmai individuano una particolare
politica rispetto alle altre.
Studiare le varietà del modus operandi della politica è una strada per approfondire le diversità interne alla
politica, ma non esiste un modo unico di operare che caratterizzi la politica.
Dove? Se ci chiediamo se esista un luogo privilegiato della politica possiamo notare che la radice della
parola e polis; essa richiama la centralità di un ambito ben definito all'interno del quale si colloca l'esperienza
politica. A questo punto sembra esserci una differenza con le altre sfere dell'attività umana, quali la sfera
economica, la morale o religiosa.
Il rapporto tra economia e politica è complesso, i confini politici sono stati spesso funzionali allo sviluppo
economico e in generale l'economia ha giovato dei sostegni e delle protezioni della politica. È comunque
vero che costantemente gli operatori economici cercano di attraversare le barriere della politica per cercare
spazi di azione più ampi e che gli operatori economici sono pronti a intavolare commerci anche con i
“nemici” se ci sono opportunità di guadagno.
Nella dimensione morale è centrale il rapporto tra io e gli altri, più dell'aspetto collettivo. Il carattere
collettivo, cioè riferibile a uno specifico ambito di svolgimento, relativamente delimitato, sembra un aspetto
proprio dell'esperienza politica, ma non vi è una soglia dimensionale capace di definire univocamente la
politicità di una comunità. L'esperienza contemporanea ci riporta ad associare la politica con la comunità
nazionale e quindi la strada per circoscrivere un'entità politica sembra quella dell'identità fatta di contenuti
culturali, etnici, linguistici, di tradizioni storiche comuni. Questa definizione però si rileva illusoria perchè le
identità nazionali non appaiono più ovvie, ma i dati che appaiono naturali si rivelano artificiali, comunità
immaginate. Ci sono identità politiche che non si definiscono in termini di identità nazionali. Elementi molto
diversi possono essere utilizzati per costruire le basi di una aggregazione politica. La politica è sempre
legata a una collettività ma la definizione di questa non è scontata né natural. Può esistere una politica al di
fuori o senza stato e in questo caso parliamo di ubiquità politica.
Perchè? Alla politica corrispondono una grande varietà di obiettivi. Weber osserva che non vi è alcuno scopo
che i gruppi politici non si siano qualche volta proposto e che non sembrano esserci fini fissati per sempre.
Secondo alcuni un fine minimo esiste ed è l'ordine, che a sua volta è mezzo per il raggiungimento di altri
fini. Dietro alla molteplicità e variabilità di attività che le entità politiche svolgono si può scorgere tale fine
nella responsabilità di assicurare l'ordine all'interno di determinati confini. Un' entità diventa politica se si
pone come la collettività all'interno della quale questo problema viene affrontato, anche se non
necessariamente risolto. Anche la religione e morale affrontano questo problema. Ma mentre queste lo fanno
rivolgendosi alla coscienza individuale con i propri imperativi, la politica lo fa organizzando una collettività
particolare e costituendo un'autorità che all'interno di questa si assume istituzionalmente quella
responsabilità. In questo modo la politica crea coesione e identità collettiva. Il significato della politica viene
inteso quando sede e obiettivi sono coniugati insieme. La politica tende a dividere la realtà in due: quella
relativa ai rapporti interni alla collettività (caratterizzati dalla coesione) e quella dei rapporti esterni che si
istaurano con le altre collettività politiche e coloro che ne fanno parte (caratterizzati dalla distinzione e a
volte ostilità). L'ordine è un fine intermedio in vista di altri obiettivi.
La politica deve far riferimento a una sede collettiva che non necessariamente è lo stato nazionale. Essa
risolve l'esigenza fondamentale della distribuzione dei valori e delle risorse, attraverso un preventivo
stabilimento dell'ordine. L'ordine interno può essere statico e conservatore, ma può anche essere dinamico e
innovatore. La sede, il fine minimo, le modalità prevalenti e gli attori significativi hanno la caratteristica di
essere passaggi intermedi per qualcos'altro. Un aspetto centrale della politica è di essere un mezzo che
assume i contenuti più diversi.
Politica → insieme di attività, svolte da uno o più soggetti individuali o collettivi, caratterizzata da
comando, potere e conflitto, ma anche da partecipazione, cooperazione e consenso, inerenti al
funzionamento delle collettività umana alla quale compete la responsabilità primaria del controllo
della violenza e della distribuzione al suo interno di costi e benefici, materiali e non. La politica riguarda
la gestione della collettività responsabile dell'ordine pacifico. La politica è un'invenzione umana, collettiva o
individuale spesso non voluta consapevolmente, e altrettanto spesso risultato di piccoli mutamenti che si
sono accumulati, o anche del caso.
Le tre facce della politica.
Politics → ci riferiamo a quello che è stato tradizionalmente l'oggetto dello studio della politica, ovvero la
sfera del potere, inteso come capacità di influire sulle decisioni prese dagli individui. La natura del potere, la
sua distribuzione e trasmissione, il problema del suo esercizio e dei limiti sono stati i temi classici della
filosofia politica. I fenomeni di potere si trovano anche in altre realtà ma non sono centrali e critici come
nella politica, perchè qui il potere si collega funzionalmente alla grave responsabilità che definisce la natura
stessa della politica. Il peso e la potenziale forza del potere politico, le sue pretese di supremazia e le
esigenze di limitarlo si spiegano con l'esigenza di una comunità pacifica. Lo studio del potere si può
idealmente articolare su due piani fondamentali: il primo è quello che analizza le architetture del potere (i
regimi politici) e il secondo è quello che studia gli attori che operano all'interno di questi e i processi che vi
si svolgono. Si può distinguere un approccio di studio statico e di breve periodo ed un approccio dinamico e
di lungo periodo. Per quel che riguarda il regime politico gli studi di tipo statico sono essenzialmente diretti a
individuare le differenze tra i diversi regimi e mettere a fuoco la struttura interna. Gli studi di tipo dinamico
si concentrano invece sulle trasformazioni di regime e sulla loro spiegazione. Per quel che riguarda le
componenti interne di un regime si faranno studi sugli attori individuali e collettivi, sulle loro caratteristiche,
sulle istituzioni formali e sui processi che li vedono coinvolti.
Policy → si tratta di programmi d'azione, provvedimenti e interventi che vengono proposti dagli attori
politici e decisi nelle sedi politiche. Gli effetti di queste azioni ricadono sulla vita quotidiana dei cittadini. La
politica può essere sintetizzata come competizione per il potere e come governo, cioè decidere per affrontare
e risolvere i problemi della comunità. Questa faccia della politica va sotto il nome di politiche pubbliche ed
è estremamente eterogenea. Studiare le politiche significa analizzare i contenuti e mettere in luce la
distribuzione dei costi e benefici che esse comportano. Significa indagare il processo di decisione nelle sue
diverse fasi, studiare gli attori e le relazioni che intercorrono tra essi. Infine importante è il processo i
attuazione delle politiche, l'attuazione della politica non discende automaticamente dalla sua decisione.
Polity → definizione dell'identità e dei confini della comunità politica. I confini di una polity sono molto
importanti, resi estremamente visibili , grazie a una strumentalizzazione che va da semplici segnaletiche e
separazioni simboliche a vere e proprie barriere fisiche. Al mutare dei confini corrisponde anche un
cambiamento più o meno profondo della polity: cambiando il territorio e la comunità politica cambia anche
l'ambito di vigenza dell'autorità politica, in concreto il potenziale di attuazione delle decisioni prese dagli
organi politici centrali. I confini decidono chi è coinvolto nel gioco della politica e come questo gioco si
svolge.
Il termine polity comprende tutti quegli aspetti della politica che riguardano la definizione della comunità
politica, cioè del territorio e della popolazione che insiste su quel territorio, e le relative strutture e processi
di mantenimento e cambiamento. L'epoca contemporanea è stata dominata da un particolare tipo di polity: lo
stato nazionale.
Grado e modo di coinvolgimento degli individui nella vita della polity possono essere estremamente diversi e
i componenti della polity possono essere qualificati come cittadini o sudditi. Anche qui lo studio può essere
statico o dinamico. Quando una comunità politica si espande o si contrae nascono problemi di rapporti e di
equilibri nell'arena politica internazionale con le altre comunità politiche, le quali si possono sentire
minacciate oppure possono trovarvi delle opportunità. Un ruolo importante ai fini della costruzione di una
polity e della sua conservazione lo hanno i simboli.
Come cambia la politica? Per quanto riguarda la polity il processo di diffusione degli stati nazionali sembra
proseguire e dopo il crollo degli imperi coloniali e dell'unione sovietica gli ha dato un ulteriore spinta, ma
non bisogna dimenticare fenomeni come l'integrazione europea che limitano i poteri dei singoli stati, le
spinte regionaliste e la coesistenza dei vari livelli di governo. Sul piano della politics la definizione del
sistema politico mostra una tendenza verso la democrazia ma in molti paesi di consolidata democrazia il
livello di partecipazione dei cittadini alla vita pubblica sembra diminuire e altrettanto vale per il livello di
soddisfazione e fiducia nei confronti delle istituzioni della democrazia. La sovranità popolare si realizza in
misura non completa.
Per il livello della policy il welfare state deve fare i conti con pesanti risentimenti. Le politiche di
privatizzazione smantellano molti dei tradizionali strumenti di intervento dello stato nell'economia.
CAPITOLO 2: METODOLOGIA DELLA RICERCA POLITICA
Quando riferita alla politica, "scienza" è lo studio empirico dei temi suggeriti appunto dalla politica.
1. Come formulare un quesito di ricerca
Per formulare un buon quesito di ricerca bisogna attenersi ad alcuni precisi criteri. I cinque principali sono:
attenzione e interesse al problema, rilevanza del tema, conoscenza della letteratura, formulazione precisa,
controllabilità empirica della formulazione.
• Attenzione e interesse al problema che si vuole studiare comportano una sensibilità specifica e una
scelta del tutto individuale del ricercatore. Come diceva Bobbio, "uno studioso che voglia fare ricerca
seriamente fa uso di tutte le tecniche di ricerca che gli permettono di eliminare l'universo del
pressappoco in cui si insinuano le valutazioni personali". Rimane importante fare ricorso a tecniche di
analisi, cioè a regole costruite per massimizzare l'oggettività dell'argomentazione scientifica.
• La rilevanza del tema è la potenzialità che una ricerca possa costruire la base per decisioni politiche
oppure possa influenzare le idee di gruppi ampi di persone.
• Nel formulare il quesito di ricerca è inevitabile il ricorso alla letteratura esistente in materia. La
conoscenza del fenomeno aiuta a ripensarlo criticamente,a sapere che conoscenza se ne ha.
• Due ulteriori criteri riguardano la necessità che al quesito sia data una formulazione precisa e che tale
formulazione sia ● empiricamente analizzabile fino a giungere a spiegazioni controllabili del
fenomeno. Un quesito preciso richiede l'indicazione sia dello spazio in cui è collocato il problema sia
dell'arco di tempo a cui ci si vuol riferire. Giungere a spiegazioni controllabili è indispensabile perché
si possa parlare di "scienza", ma questo significa non porre quesiti.
Per capire meglio i 5 criteri appena illustrati si può proporre l'esempio di una ricerca elettorale.
2. I concetti empirici
I tre elementi da precisare per ogni concetto sono il termine usato,il significato connesso e gli
oggetti(referenti empirici).Un vero triangolo in cui i lati vanno precisati altrimenti si formulerebbe un
concetto ambiguo se la connessione tra termine e significato non è chiara,oppure un concetto vago se non è
precisato l'oggetto a cui il significato si riferisce, o ancora un concetto banale se il significato non è
organizzato rispetto al termine e all'oggetto.
2.1 Come definire un concetto
Abbiamo diverse definizioni: quelle dichiarative sono descrizioni dell'uso di un termine in base a un
controllo empirico,quelle stipulative creano un nuovo significato,quelle esplicative(in parte dichiarative e in
parte stipulative) riprendono l'uso di un concetto senza eliminare la formazione di un significato utile rispetto
a una nuova realtà osservata.
- La raccomandazione più importante rimane quella di attenersi all' ancoraggio storico (riferimento all'uso
storico e concreto fatto da diversi studiosi) e all' ancoraggio terminologico (legare il termine alle radici latine
o greche).
- Un altro suggerimento per una corretta definizione empirica viene ancora da Sartori e prevede che quando
si definisce un concetto si tenga conto anche dei significati attribuiti ai concetti affini. I vantaggi sono che
una ricerca può essere articolata con maggiore chiarezza e che non viene svolto un lavoro con duplicazioni di
significato.
- Inoltre non vi possono essere né sinonimi ovvero diversi termini con lo stesso significato né omonimi, cioè
la stessa parola impiegata con significati diversi.
2.2 Connotazione e denotazione
Precisando il significato del concetto è inevitabile fissarne le dimensioni e la caratteristiche essenziali che
precisano e delimitano la sua connotazione e sarà altrettanto inevitabile fissare la denotazione,ovvero
l'estensione empirica posseduta dal concetto in esame,cioè gli oggetti a cui il concetto si riferisce. I concetti
empirici,una volta formulati con la sua denotazione e connotazione,ci permettono di precisare quale sia
l'unità di ricerca,cioè l'oggetto della nostra ricerca. Ci dicono anche quali siano le proprietà,cioè le
caratteristiche delle unità che sono state scelte per la ricerca.
Denot
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