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Sunto scenografia, prof. Tambutrini: La drammaturgia dello spazio

Drammaturgia e spazio: ridefinizioni

Drammaturgia: composizione dell’opera teatrale, dello spettacolo, composizione del teatro drammatico scritto. Comprende tutti i tipi di teatro: prosa, poesia, danza, musicale. Una sua caratteristica è che è il risultato della collaborazione di un certo numero di drammaturgie parziali: quella dell’autore, attore, regista, scenografo. Il nostro secolo ha messo in evidenza che le due drammaturgie decisive nella composizione teatrale contemporanea sono quella del regista e dell’attore, a volte unica persona.

Spazio: tre cose quando si parla di spazio del teatro o spazio teatrale si pensa a diverse:

  • Come supporto visivo di un testo o di azione agita/raccontata, cioè come la proiezione materiale o illusionistica dello spazio in cui si colloca la finzione dell’azione drammatica, il luogo concreto e metaforico dei personaggi (scenografia).
  • Come spazio degli attori, cioè come luogo della rappresentazione dal quale gli spettatori sono esclusi (palcoscenico).
  • Come spazio destinato agli spettacoli, insieme di sala e scena, che riguarda attori e spettatori (teatro inteso come edificio).

Nel Novecento si tende a considerare come il terzo punto: come spazio degli attori e spettatori e più precisamente del loro incontro, della loro relazione.

La rivoluzione dello spazio teatrale nel Novecento

Quando si parla di rivoluzione dello spazio teatrale nel Novecento si pensa all’uscita del teatro dagli edifici deputati. Ma il teatro è sempre stato fatto anche fuori dai luoghi deputati soprattutto nell’Ottocento. Lo stesso Cruciani ci racconta che “sono davvero pochi i teatri pertinenti all’edificio teatrale come luogo attrezzato e progettato in modo specifico per gli spettacoli. Troviamo teatri nelle fiere, mercati, luoghi di culto.”

Altra è la rivoluzione contemporanea dello spazio teatrale e consiste:

  • Nell’aver posto il problema dello spazio teatrale come problema unitario, rifiutando le tradizionali divisioni di competenze tra scena e sale, scenografo e architetto.
  • Nell’aver valorizzato lo spazio teatrale come spazio di relazione ed esperienza, elemento, o dimensione, della drammaturgia.
  • Nell’aver fatto dello spazio un’entità drammaturgicamente attiva.

Fare dello spazio un elemento o una dimensione della drammaturgia significa rifiutare l’idea che lo spazio sia un dato immodificabile ed esterno alla messa in scena o composizione dell’opera teatrale, rifiutare l’idea che sia un contenitore a se stante, indipendente dai suoi contenuti. Ma significa ritenere che la dimensione spaziale, scenico-architettonica di uno spettacolo, sia qualcosa che fa parte del processo creativo di quello spettacolo e che quindi va progettato, reinventato, organizzato di volta in volta eliminando le costruzioni preventive. Idea già consolidata nei lavori di Appia e Brecht. Quest’ultimo proporrà anche l’introduzione del termine “costruttore di scene” al posto di “scenografo” perché la scena è interamente da rifare per ogni lavoro.

Dallo spazio della drammaturgia alla drammaturgia dello spazio

Quindi l’uso dello spazio fa parte in modo costitutivo e inevitabilmente della drammaturgia complessiva dell’opera teatrale. Ciò che cambia con la fine dell’Ottocento e con l’avvento della regia e della “riteatralizzazione” del teatro è il grado di consapevolezza che si sviluppa sul fatto che lo spazio è una componente attiva.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/05 Discipline dello spettacolo

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