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Psicologia sociale

1. Definizioni e orientamenti teorici

La psicologia sociale studia gli effetti dei processi sociali e cognitivi sul modo in cui gli individui percepiscono gli altri, li influenzano e si relazionano con loro. Si divide in:

  • Psicologia sociale psicologica (McDougall): l'unità di analisi è rappresentata dall’individuo. Secondo l’approccio bottom-up, la psicologia individuale influenza i fenomeni sociali.
  • Psicologia sociale sociologica (Ross): centrata sul comportamento di aggregati di persone, privilegia il ruolo dell’interazione sociale (le persone sono trasportate da “correnti sociali”). Secondo l'approccio top-down, i processi sociali influenzano la psicologia dell’individuo.

1.1 - Principali orientamenti teorici

Il comportamentismo (Watson) si rifà al condizionamento classico (Pavlov) e operante (Skinner). L’assunzione di base è il rifiuto di considerare fenomeni mentali, soggettivi, non osservabili. Il comportamento umano è il risultato di catene causali di Stimoli-Risposte: la risposta che ha avuto conseguenze positive verrà rinforzata e tenderà ad essere ripetuta in situazioni analoghe. Il grande pregio del comportamentismo è stato quello di sottolineare il ruolo dell’ambiente quale fattore fondamentale nella condotta umana. Tuttavia, i limiti della teoria sono evidenti:

  • Il comportamento umano è troppo complesso per un modello Stimolo-Risposta
  • La tendenza a studiare unità di comportamento troppo limitate
  • Il mancato riconoscimento del carattere intenzionale della condotta umana e la possibilità dell’uomo di controllare e supervisionare tale condotta

Il neocomportamentismo compie un primo passo verso il riconoscimento dell’attività mentale del soggetto (modello Stimolo-Organismo-Risposta), la quale può essere usata come costrutto ipotetico che consente di spiegare la relazione Stimolo-Risposta. Secondo Bandura, l’apprendimento può avvenire sulla base dell’osservazione dei rinforzi ricevuti da altri (imitazione).

Secondo il cognitivismo, l’individuo è attivo ed in grado di elaborare le informazioni per orientare il proprio comportamento. Viene riconosciuto il ruolo attivo e costruttivo dell’organismo (modello Organismo-Stimolo-Organismo-Risposta), che seleziona gli stimoli ai quali prestare attenzione, elabora i dati in entrata e seleziona le risposte da fornire a seconda degli stimoli. La Prima Fase dell’orientamento cognitivo (Lewin, Heider, Asch) è influenzata dalla psicologia della Gestalt, secondo la quale il processo percettivo è un processo costruttivo di imposizione di schemi mentali sulla realtà esterna. La teoria del campo di Lewin trasferì questi principi allo studio dei gruppi. Per campo psicologico di un individuo si intende l’insieme dei fattori psicologici in grado di influenzare la condotta dell’individuo stesso. Pertanto, ciò che conta non è la realtà esterna, ma il modo in cui il soggetto la percepisce: in presenza dello stesso ambiente esterno, la struttura del campo psicologico varia in funzione degli scopi e dei bisogni della persona. Negli anni ’50 si sviluppa un modello di individuo come ricercatore di coerenza (Heider, Festinger). La Seconda Fase del cognitivismo, o cognitivismo sociale, basandosi sulla metafora dell’uomo come elaboratore logico-razionale di informazioni, abbandona lo studio dei fattori motivazionali (processi cognitivi caldi) e si concentra sui processi cognitivi freddi, non influenzati da motivazioni. Si abbandona lo studio dei fenomeni interpersonali e sociali e l’attenzione si focalizza sui processi cognitivi individuali. Si afferma la concezione di individuo come scienziato ingenuo che, dotato di capacità logico-razionali, raccoglie le informazioni e giunge a conclusioni logiche. Successivamente ci si è resi conto che l’individuo, avendo a disposizione limitate risorse cognitive, deve ricorrere a delle strategie di elaborazione delle informazioni, le euristiche, che gli consentono di risparmiare tempo e sforzi. È il modello di individuo come economizzatore di risorse (Taylor).

L’interazionismo simbolico (Mead) supera la contrapposizione tra realismo e nominalismo. Da un lato, solo gli individui agiscono, e quindi la società, la cultura, le istituzioni, dipendono dalle azioni individuali (tesi nominalista). Dall’altro lato, gli individui possono agire solo in una società che fornisce gli “strumenti” per la condotta, come il linguaggio e la cultura (tesi realistica). La società e la cultura forniscono uno schema alla condotta umana, ma sono anche il prodotto di tale condotta. La condotta prende forma mentre gli individui interagiscono: sia il significato degli oggetti che la mente sono prodotti dell’interazione sociale. L’uso del linguaggio consente di assumere il ruolo dell’Altro Generalizzato: guardare alla propria condotta dal punto di vista dell’Altro Generalizzato vuol dire valutarla dal punto di vista della società. Mead differenzia un “Io”, la fase impulsiva dell’azione, e un “Me”, la fase di valutazione e riflessione sul significato dell’azione. Perciò, il controllo sociale è un processo di auto-controllo: la condotta umana è intrinsecamente sociale, ed è il prodotto dell’azione coordinata degli individui.

L’etnometodologia (Garfinkel) studia il modo in cui le persone danno senso a ciò che fanno. La conversazione è un’occasione privilegiata di costruzione del significato. Si basa su due concetti:

  • Riflessività: tutta la vita sociale ha un carattere riflessivo
  • Indicalità: ogni condotta si colloca in un contesto costituito da altre azioni

Le persone assumono un “atteggiamento naturale” nella vita quotidiana: sono cioè disinteressate a riflettere sulla struttura della vita di tutti i giorni. Divengono consapevoli solo se l’atteggiamento naturale è disturbato da alcune “fratture” (situazioni problematiche, aspettative non rispettate).

Per l’approccio drammaturgico (Goffman), il significato di ogni evento sociale va ricercato nell’interazione. L’unità di analisi è l’episodio, nel quale le interazioni dei partecipanti sono inquadrate in uno schema costituito da uno scopo da perseguire o da un compito da svolgere:

  • Episodi formali: hanno regole molto precise (matrimoni, funerali)
  • Episodi relativi ad attività di routine: attività regolate da regole, ma il cui risultato non è definito a priori (manutenzione della caldaia)
  • Intrattenimenti: non sono predefinite né le attività né il risultato (conversazioni casuali)

Come in una rappresentazione teatrale, in un episodio vi sono un’area scenica, attori e pubblico.

L’approccio discorsivo si interessa allo studio della conversazione e del discorso, seppur contestando la scelta dell’individuo come unità di analisi. Per spiegare le condotte individuali e sociali bisogna considerare il contesto storico-culturale in cui l’individuo agisce. L’attività cognitiva dell’uomo è ricondotta alla sua natura sociale: la rappresentazione della realtà è il risultato di una costruzione intersoggettiva che emerge nel rapporto sociale e nel linguaggio.

2. Dare senso al mondo sociale

Fino agli anni ’80 si sono studiati i processi cognitivi freddi. Solo dagli anni ’90 si considerò il ruolo di scopi, motivazioni e sentimenti nella costruzione del mondo sociale (processi cognitivi caldi).

2.1 - Gli schemi

Le informazioni sul mondo sono organizzate in strutture cognitive, gli schemi. La funzione degli schemi è di dare senso, interpretare e capire l’enorme quantità di informazioni nella vita quotidiana. Gli schemi riducono l’ambiguità che si incontra con informazioni suscettibili a più interpretazioni. La percezione è accompagnata da un processo automatico e inconsapevole di classificazione, che consente di vedere un esemplare di una determinata categoria piuttosto che un insieme di stimoli. È utile poiché permette di trattare oggetti in parte diversi allo stesso modo e di usare la conoscenza generale sulla categoria per dare senso ai singoli esemplari.

Gli schemi guidano l’attenzione e l’interpretazione di un evento: il modo in cui classifichiamo un evento dirige la nostra attenzione sull’informazione rilevante per quella categoria di eventi. Inoltre, influenzano i processi di memoria sia nel momento dell’archiviazione che in quello del recupero del materiale, creando delle aspettative che guidano il recupero delle informazioni. In generale, si tende a ricordare meglio le informazioni che sono congruenti con le informazioni preesistenti in memoria. Stangor e McMillan sostengono che:

  • Se le persone sono motivate ad usare processi cognitivi accurati ed impegnativi (elevata motivazione all’accuratezza), vengono ricordate meglio le informazioni incongruenti
  • Se si ha bassa motivazione all’accuratezza, le informazioni congruenti sono ricordate meglio

In una ricerca inerente l’influenza sul recupero mnestico (Pyszczynski, LaPrelle, Greenberg), ai partecipanti venne fatta leggere una lista di comportamenti positivi e negativi di una persona e successivamente una autodescrizione, in cui la stessa persona si definiva “arrogante e presuntuosa” o “modesta e rispettosa”. Ai partecipanti venne poi chiesto di scrivere ciò che ricordavano della persona. I comportamenti ricordati con maggiore frequenza erano quelli congruenti con lo schema evocato dall’autodescrizione.

Gli schemi possono influenzare il modo in cui viene interpretata l’informazione recuperata dalla memoria. Schemi attivati, anche inconsapevolmente, al momento della rievocazione possono portare alla costruzione di memorie che non si limitano a distorcere gli eventi, ma in alcuni casi li creano. Nei suoi esperimenti sulla memoria, Bartlett conferma queste ipotesi. Chiedendo a dei soggetti di leggere un brano e di riprodurlo, osservò che il processo di memoria è fortemente ricostruttivo, e che tendono ad emergere dettagli che si adattano agli interessi preesistenti del soggetto.

L’origine degli schemi si rintraccia nell’infanzia, principalmente per l’influenza di società e cultura. Sherif notò che le relazioni con gli altri influenzano la costruzione di schemi (effetto autocinetico). L’attivazione degli schemi è determinata simultaneamente da:

  • Stimolo: le prime impressioni influenzano l’interpretazione delle informazioni successive (primacy effect). Tuttavia, anche le esperienze precedenti (priming) possono attivare, e quindi rendere accessibili, schemi o concetti che predeterminano o influenzano l’osservazione: uno stimolo è percepito più rapidamente se è simile allo stimolo presentato precedentemente.
  • Contesto: elementi del contesto possono influenzare la salienza delle caratteristiche di uno stimolo (proprietà che distingue uno stimolo dagli altri) e permettergli di attirare l’attenzione.
  • Caratteristiche dell’osservatore: possono determinare un’accessibilità cronica di certi schemi, o un’accessibilità situazionale. Tuttavia, spesso l’attivazione di schemi è motivata dagli scopi della persona (fame, difesa), ed è subordinata a caratteristiche di umore e/o personalità.

L’utilizzo degli schemi può portare alla formulazione di opinioni errate. In primo luogo, le persone mostrano un attaccamento nei confronti dei loro schemi. L’effetto di persistenza o perseveranza degli schemi persiste anche quando gli schemi sono disconfermati da informazioni nuove. In secondo luogo, vi è la tendenza a confermare gli schemi: l’influenza degli schemi sulla condotta può produrre il fenomeno della profezia autoverificatasi (se si effettua un colloquio con l’ansia di sbagliare, si finisce a sbagliare anche le cose ovvie). È una strategia di verifica positiva: le persone tendono a cercare solo l’informazione che serve a confermare gli schemi attivati. Per Rosenthal e Jacobson, gli schemi creano delle aspettative riguardo il comportamento altrui, e queste aspettative possono dare forma alla realtà (effetto di Pigmalione). Ad alcuni alunni di scuola elementare venne somministrato un test intellettuale, i cui risultati (casuali) furono poi comunicati agli insegnanti, al fine di produrre in loro delle aspettative sugli alunni in apparenza più promettenti. Qualche mese dopo, un altro test intellettuale mostrò un incremento dei punteggi dei ragazzi considerati più promettenti: le aspettative prodotte negli insegnanti avevano prodotto degli effetti nella direzione attesa (gli insegnanti davano più attenzione e più feedback positivi agli studenti promettenti).

2.2 - Processi automatici e controllati

Nel primo periodo del cognitivismo l’attenzione è rivolta ai processi cognitivi controllati: vi è l’immagine di un uomo razionale con un controllo ampio e consapevole delle proprie attività percettive e di giudizio (modelli di attribuzione causale). Nella seconda metà degli anni ’70 inizia la ricerca sui processi cognitivi automatici, fuori dalla consapevolezza. Ultimamente, l’uomo viene considerato un pensatore flessibile, che può applicare due diversi tipi di elaborazione cognitiva a seconda delle diverse situazioni (modelli a due vie):

  • Elaborazione automatica dell’informazione, basata su scorciatoie cognitive, è un processo rapido e richiede un ridotto sforzo cognitivo (bassa motivazione all’accuratezza)
  • Elaborazione accurata, sistematica, consapevole dell’informazione, un processo lento, che richiede un elevato sforzo cognitivo (alta motivazione all’accuratezza) e che può essere disturbato da fattori personali (stanchezza) e situazionali (pressione temporale)

Oggi si parla di continuum di sforzo cognitivo, ossia di un modello a due poli. Ad un polo vi sono i processi cognitivi rapidi, che richiedono un minimo sforzo: i processi top-down (theory driven), nel senso che il processo parte dagli schemi preesistenti del soggetto. Al polo opposto i processi cognitivi consapevoli, che richiedono uno sforzo elevato, definiti bottom-up (data driven), poiché il processo parte dall’esame dell’informazione nuova fino a produrre nuove strutture cognitive. In condizioni normali, l’attività cognitiva si colloca al polo del minimo sforzo cognitivo. Secondo Gilbert, i processi automatici si attivano in modo immediato (prima risposta), e solo in seguito la risposta viene controllata e corretta da processi controllati. Tuttavia, se le persone sono esposte a carichi cognitivi elevati, il processo si ferma alla prima fase.

Tra i fattori in grado di indurre ad adottare processi cognitivi controllati vi sono:

  • Presenza di una nuova informazione troppo incongruente rispetto agli schemi
  • Outcome dependency: interesse della persona per i risultati del giudizio espresso
  • Accountability: percezione di dover rendere conto del giudizio espresso

Wegner ha messo in luce il fenomeno dell’iperaccessibilità dei pensieri che si vogliono evitare: a volte lo sforzo per evitare certi pensieri finisce per aumentarli. Questo succede perché la ricerca dei pensieri da evitare si realizza mediante un processo automatico, mentre la ricerca di pensieri sostitutivi si realizza mediante un processo controllato. Con normale disponibilità di risorse cognitive entrambi i processi possono essere messi in atto. Tuttavia, in condizioni di stanchezza prevale l’attività automatica e non si effettua la ricerca dei pensieri sostitutivi.

2.3 - Euristiche

Le euristiche sono scorciatoie cognitive che forniscono alle persone la capacità di produrre inferenze sufficientemente accurate, risparmiando tempo e sforzi.

Secondo l’euristica della disponibilità, giudichiamo la frequenza di un evento sulla base della facilità di immaginare e ricordare esempi, ovvero sulla loro disponibilità in memoria. Tuttavia, la facilità di immaginare esempi può dipendere da altri fattori, come l’attenzione dei media (gli eventi che ricevono più attenzione dai media sono considerati più frequenti, come gli incidenti aerei) e l’interesse della persona. Pertanto, la disponibilità in memoria influenza la stima delle probabilità, producendo una distorsione cognitiva. Kanheman e Tversky evidenziano la tendenza a giudicare più frequenti gli stimoli più rilevanti e/o familiari.

Gli autori hanno preparato due liste con nomi di personaggi famosi nel mondo dello spettacolo:

  • Lista 1: 19 nomi di donne famose e 20 nomi di uomini noti
  • Lista 2: 20 nomi di donne note e 19 nomi di uomini famosi

Nel primo caso, gli intervistati hanno giudicato più frequenti i nomi di donne nonostante fossero in realtà di meno (ma più facilmente riconoscibili). Nel secondo caso, gli intervistati hanno giudicato più frequenti i nomi di uomini nonostante fossero in realtà di meno (ma più facilmente riconoscibili). Inoltre, v’è la tendenza a sovrastimare la frequenza degli eventi negativi, poiché indicano delle deviazioni dal normale andamento degli eventi che catturano più facilmente l’attenzione.

L’euristica della simulazione si basa sul ragionamento controfattuale: consiste nell’immaginare come si sarebbero potuti verificare risultati diversi da quelli che si sono effettivamente verificati. Il pensiero controfattuale influenza la...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher davril86 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Kosic Ankica.
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