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Una definizione di psicologia sociale

“La psicologia sociale è una scienza che studia le interazioni umane e le relazioni interpersonali a livello di individui, gruppi, istituzioni, nonché le varie tematiche evidenziate dalle situazioni sociali, come l’influenza sociale, l’attrazione sociale, la comunicazione, la coesione, il cambiamento, che sono alla base delle dinamiche che regolano la vita dei gruppi, delle organizzazioni e delle istituzioni sociali”. (Galimberti, 1999).

La psicologia sociale studia e analizza gli aspetti sociali del comportamento umano. Studia e comprende la relazione che connette processi psicologici individuali e processi sociali, che collega il singolo individuo al contesto sociale, indagando le interazioni tra le persone e tra queste e il contesto socioculturale di appartenenza. Gli esseri umani fanno parte di gruppi, che sono tanti e non sempre le persone sono consapevoli di farne parte. I gruppi possono essere ascritti (genere, razza, nazionalità), oppure acquisiti (amici, gruppi sportivi).

Oggetto di studio della psicologia sociale: non è relativo a un’attività mentale che sta dentro a degli individui, quanto, piuttosto a degli individui che sono dotati di un’entità mentale (anche di un’attività mentale). Quello che interessa, quindi, è l’insieme del loro essere, quale rappresentato dalla loro unità somato-psichica e dalle caratteristiche sociali e culturali che li rendono persone.

Ambiti di studio della psicologia sociale

L’oggetto di studio della psicologia sociale non è relativo a un’attività che sta dentro gli individui, ma a un insieme di individui, concepiti come dotati di un’attività mentale, di un corpo, di un’azione, di ciò che li rende persone. Per conoscere gli oggetti di studio della psicologia sociale, dobbiamo ricordare che:

  • Essa propone, da sempre, uno stretto legame tra teoria e pratica (applicazioni e ricerca);
  • L’interesse si concentra ampiamente sui temi della salute;
  • La psicologia sociale tocca gli ambiti della comunicazione, dei media, della pubblicità;
  • Anche il lavoro e le organizzazioni sono ispirati dalla psicologia sociale.

La psicologia sociale, studiando gli aspetti sociali del comportamento umano, è quindi una disciplina articolata e influenzata da più orientamenti teorici.

Paradigma: modello o schema esplicativo della realtà o di alcuni suoi aspetti, ed è spesso usato come sinonimo di teoria o quadro di riferimento. Scienze sociali definite da Kuhn preparadigmatiche, in quanto prive di un’unica prospettiva teorica largamente condivisa dalla comunità scientifica di riferimento. Friedrichs: multiparadigmatiche.

Teoria: insieme interrelato di concetti, definizioni e proposizioni che forniscono una visione sistematica dei fenomeni spiegando le relazioni tra le variabili con lo scopo di spiegare e prevedere i fenomeni stessi. Teorie implicite di personalità sulla base delle quali ci costruiamo le opinioni sugli altri.

Teoria del senso comune: nasce casualmente, è spesso implicita, dal momento che, non sempre le persone sono consapevoli di applicare una teoria quando cercano di spiegare o immaginare alcuni aspetti della personalità di qualcuno. Una teoria informale è spesso applicata a casi specifici (noi stessi, amici, famiglia) e chi la applica non si ferma a ragionare sulla sua validità in rapporto alla condizione umana più generale. Queste teorie non si preoccupano di essere logicamente coerenti al loro interno, ma possono essere del tutto contraddittorie.

Una teoria scientifica è esplicita, si basa su proposizioni generali e cerca di mantenere una coerenza logica interna ed evitare contraddizioni che ne limitino la validità.

Ipotesi: prodotto dell’applicazione di una proposizione teorica alla previsione di un comportamento o di un evento che non si è ancora verificato.

Popper: falsificabilità. Solo in assenza di prove che la falsificano possiamo dire che una teoria ha carattere di validità, almeno fintanto che tali evidenze empiriche non vengano trovate.

Principali paradigmi teorici che hanno contribuito alla formazione della psicologia sociale

Sin dagli inizi, la psicologia sociale ha avuto due anime, due orientamenti:

Psicologia sociale ad orientamento psicologico (individuo → società)

Vede le istituzioni sociali come manifestazione delle caratteristiche e dei bisogni individuali. Si concentra soprattutto sui processi intrapsichici e si focalizza sull’individuo. McDougall e Allport ne hanno promulgato lo sviluppo. L’uomo è considerato mosso da istinti innati, che lo conducono a percepire gli oggetti sociali e a reagire di conseguenza. Così nascono gli atteggiamenti delle persone, cioè inclinazioni apprese che influiscono sul comportamento.

Psicologia sociale ad orientamento sociologico (società → individuo)

Vede il comportamento individuale come determinato dalle condizioni sociali. Non nega l’importanza dei processi individuali, ma si concentra sui fenomeni sociali, esaminando il comportamento degli aggregati umani, considerati come insieme e come sistema. Il comportamento è visto come esito di fattori sociali (imitazione, suggestione, ecc). Ross e Mead ne hanno promulgato lo sviluppo. Tarde riteneva che i comportamenti collettivi fossero governati dalla «legge dell’imitazione». L’imitazione è un modo di funzionare delle società, che consente ad esse di riprodursi e a mantenere i valori su cui si fondano. In altre parole, l’imitazione costituisce uno strumento fondamentale sia di stabilità dei sistemi sociali, sia del loro mutamento, dal momento che anche le invenzioni si diffondono per imitazione. Entrambe queste prospettive teoriche si sono sviluppate negli USA, ma la psicologia sociale psicologica è sicuramente quella che ha avuto una maggiore diffusione, tanto da costituire oggi l’orientamento principale per lo studio e la ricerca di questo ambito disciplinare.

Comportamentismo

Considera il comportamento manifesto come unico oggetto di studio per una psicologia scientifica. Nasce nel 1913 con John B. Watson. Si occupa principalmente di adattamento all’ambiente e di apprendimento. In particolare:

  • Propone il concetto di condizionamento classico (Pavlov, 1923) e di condizionamento operante (Skinner, 1938), con il nesso S – R (stimolo-risposta);
  • Distingue tra comportamento rispondente e comportamento operante.

Il comportamento degli animali e degli umani è sostanzialmente sovrapponibile, pertanto, i metodi di indagine impiegati per studiarli sono gli stessi. La psicologia sociale comportamentista afferma che tutto il comportamento umano può essere spiegato in termini di rinforzi positivi e negativi, e quindi di apprendimento.

Secondo Watson vi sono due tipi di risposte:

  • Esplicite, costituite dalle reazioni motorie che vengono effettuate dalla muscolatura volontaria e misurabili attraverso la relazione che intercorre tra lo stimolo e la risposta (es. mano che si allontana dal fuoco);
  • Implicite, ossia le reazioni all’ambiente che possono essere rilevate nel sistema viscerale e ghiandolare.

Watson considera l’attività di pensiero un linguaggio in cui manca la produzione sonora e che si esprime nei movimenti praticamente invisibili degli apparati muscolari che, potenzialmente, sono misurabili. Il pensiero viene cioè considerato una forma di comportamento che può essere ridotto a movimenti non percepibili dall’apparato vocale e pertanto viene assimilato direttamente al linguaggio, negandogli qualsiasi valore teorico particolare.

Il comportamentismo è caratterizzato da un’impostazione periferista, che non presta attenzione ai processi cerebrali e dunque non riduce tutto al dato neurologico, e anche dal fatto che i processi emotivi e cognitivi vengono interpretati a livello di abitudini motorie, apprese dagli apparati muscolari. Importanti adattamento all’ambiente e apprendimento.

Watson: si può preparare qualunque bambino a esercitare una qualunque professione futura, a prescindere dalle sue preferenze e inclinazioni, unicamente selezionando in modo appropriato le influenze ambientali a cui sottoporlo. L’ambiente è quindi considerato un elemento fondamentale e del tutto indipendente dall’organismo, il quale, anzi, tende ad adattarsi all’ambiente nel momento stesso in cui vengono creati dei contesti adeguati a ciò che si intende ottenere.

Skinner:

  • Comportamento rispondente, che è caratteristico del condizionamento classico ed è la risposta data da un organismo a uno stimolo osservabile.
  • Comportamento operante si attua quando viene creata una risposta nuova, non collegata ad alcuno stimolo.

Neocomportamentismo

Come il comportamentismo, rifiuta l’introspezione ma ritiene il comportamento umano troppo complesso e articolato per essere spiegato soltanto con i nessi stimolo-risposta. Il nesso centrale diventa S – O – R. Con O si intende l’attività di mediazione dell’organismo tra lo stimolo e la risposta.

Tolman:

  • Comportamento molare è inteso come unità significative formate da «parti» di comportamento.
  • Comportamento finalizzato, che si contrappone al comportamento meccanico, è concepito come un comportamento diretto verso scopi ben precisi, rivelatore dell’esistenza di cognizioni e intenzioni, a conferma del ruolo della coscienza individuale e della soggettività.

Intenzionalità del comportamento: tra lo stimolo iniziale e la risposta finale vi sono delle variabili intermedie che non possono essere direttamente osservabili e sono sia di natura cognitiva (ipotesi, rappresentazioni), sia di carattere motivazionale (scopi, bisogni, aspettative). L’organismo è in grado di collegare gli obiettivi che intende raggiungere con i mezzi necessari per conseguirli, attraverso questa relazione mezzi-fini è in grado di formarsi delle mappe cognitive, che sono cognizioni che consentono una rappresentazione dell’ambiente come unità organizzata e non come un insieme frammentato di stimoli. Esse vengono utilizzate dall’organismo per comporre degli schemi di comportamento, sono memorizzate e posso trasformarsi in prestazioni vere e proprie quando il rinforzo è presente.

Teoria dello scambio: applica un approccio microeconomico al comportamento umano e, contemporaneamente, si basa su un modello di apprendimento comportamentista, sostenendo che si imparano e si riproducono le condotte che sono state premiate, che hanno ricevuto un rinforzo positivo. Tale teoria considera l’essere umano come razionale e calcolatore, teso a valutare i costi e i benefici (non necessariamente materiali) che possono derivare dalle proprie azioni e scegliere quelle che gli permettono di massimizzare le ricompense e ridurre i costi.

Dilemmi sociali e interazioni in cui, secondo una prospettiva economicista dei rapporti sociali, l’obiettivo dello scambio tra le persone è far sì che tutti gli individui coinvolti traggano dei vantaggi. Con dilemmi sociali ci si riferisce a situazioni in cui interagiscono più persone tra loro interdipendenti che devono scegliere, e proprio in questo sta il dilemma, se far prevalere i propri interessi individuali o quelli collettivi. In queste occasioni ciascun soggetto avrebbe la convenienza di agire in modo egoistico, ma se tutti mettessero in atto questo tipo di comportamento, nessuno trarrebbe benefici. Cercando di ottenere più vantaggi possibili e di minimizzare i costi, gli individui attuano condotte il cui risultato, pur senza essere necessariamente il migliore, tende ad essere equilibrato.

Psicologia della Gestalt

Propone un approccio olistico alla realtà, preoccupandosi non di singoli elementi della percezione, ma della loro struttura, cioè delle relazioni che intercorrono tra essi (Koehler, 1947). Assume come oggetto di studio privilegiato la realtà come essa si manifesta, dai fatti così come sono percepiti dai nostri organi di senso (approccio fenomenologico) e dà origine al pensiero fenomenologico. Il comportamentismo si propone esplicitamente di prendere in considerazione unicamente quelle variabili che possono essere misurate o quantificate in maniera del tutto «oggettiva». Nell’impiegare il metodo fenomenologico un gestaltista ritiene di cogliere un’oggettività più genuina e in grado di estendersi anche a quegli aspetti non perfettamente misurabili.

Psicologia lewiniana

Kurt Lewin rappresenta l’incontro tra la scuola gestaltista e quella comportamentista, portando lo studio della psicologia sociale fuori dal laboratorio di ricerca, nei contesti di vita reale. Ogni meccanicismo è rifiutato, si assume un pensiero dinamico e si ritiene che le situazioni vadano studiate nell’interdipendenza dei fattori psicologici che vi intervengono. Questa relazione di interdipendenza è espressa dalla formula C = f (P, A) - Teoria del campo - C= comportamento, f= funzione, P= persona, A= ambiente. Il campo è interpretato da Lewin come un insieme di fattori psicologici tra loro interdipendenti. Per quanto riguarda l’individuo, il campo psicologico è la totalità dei fatti che, in un momento specifico, sono psicologicamente rilevanti per il soggetto, ne influenzano la condotta e costituiscono il suo spazio vitale (life space, Lsp). La relazione esprime che il comportamento umano è leggibile in funzione dello spazio vitale della persona, a sua volta determinato dalla relazione tra la persona e il suo ambiente psicologico. Da questo pensiero emerge l’attenzione ai concetti di bisogno, motivazione, appartenenza, realtà percepita. Nel campo vi sono elementi che riguardano in modo particolare il soggetto, ossia il suo mondo personale, e altri di carattere ambientale. All’interno dell’individuo si distinguono, infatti, una personalità interiore e una percettivo-motoria, rivolta verso l’ambiente esterno, e il soggetto si colloca al centro di un campo di forze ambientali che lo modificano e che, contemporaneamente, sono modificate dalla sua condotta. L’ambiente non è composto solo da oggetti, ma anche da valori, regole, altri individui. Lewin fa riferimento alla topologia per descrivere la persona, e concepisce il campo psicologico come un insieme di regioni, che sono rappresentazioni concettuali e solitamente riguardano situazioni psicologiche o attività.

Cognitivismo

Nel corso degli anni sessanta (Neisser, 1967), si sviluppa in contrapposizione netta al comportamentismo. In particolare si è contrapposto al comportamentismo di cui ha respinto il legame stimolo-risposta, sostenendo che l’organismo umano seleziona e interpreta attivamente tutti gli stimoli e le informazioni che provengono dall’ambiente. Il progresso informatico e cibernetico influenza direttamente questa corrente, secondo la quale la mente umana è capace di elaborare stimoli in ingresso (input) per produrre decisioni (output), a seconda delle elaborazioni che la persona effettua, nell’interazione con il proprio contesto.

Social cognition

È la corrente attualmente dominante in psicologia sociale ed ha una matrice cognitivista. Si caratterizza per l’attenzione dedicata all’elaborazione dell’informazione e, per tale motivo, in letteratura i processi implicati vengono denominati freddi (cold cognition), in opposizione a quelli caldi (hot cognition) che hanno caratterizzato il primo periodo del cognitivismo. Essa trascura del tutto l’analisi di motivazione e di elementi dinamici, dedicandosi esclusivamente a modelli logico-razionali. Ci si chiede non il “perché?” dei comportamenti, ma il “come?” di questi. L’attenzione si rivolge ai processi cognitivi intrapersonali e la persona viene considerata una sorta di scienziato ingenuo, ossia un individuo che, come accade nel ragionamento scientifico, raccoglie gli elementi necessari per conoscere un particolare oggetto e trarre delle conclusioni logiche. Secondo questi principi, l’uomo ha bisogno di ordinare e prevedere la realtà e il mondo sociale.

Nel corso degli anni ottanta, si afferma anche il modello del cognitive miser (secondo cui l’uomo tende ad economizzare le sue risorse cognitive) e quello del tattico motivato (Fiske e Taylor, 1991), che vede l’uomo come dotato di strategie cognitive per tendere all’obiettivo. Attualmente il modello di individuo a cui fa riferimento la ricerca contemporanea nell’ambito della conoscenza sociale è quello che viene definito il tattico motivato. Si tratta di un soggetto che dispone di molteplici strategie cognitive e le impiega in base agli obiettivi che intende raggiungere, ai bisogni che vuole soddisfare e alle motivazioni che ne orientano l’azione. Secondo questo modello l’individuo è in grado di elaborare le informazioni che provengono dall’ambiente in maniera accurata, anche se questo non sempre accade, poiché talvolta egli pensa e agisce rapidamente, optando per quelle strategie cognitive che gli consentono di difendere la propria autostima.

La social cognition e la costruzione della conoscenza sociale

Con la social cognition, l’interesse della psicologia sociale si concentra sullo studio dei processi che concorrono alla formazione della conoscenza. Con la conoscenza sociale, le persone possono controllare, prevedere e trasformare la realtà, raggiungendo i propri scopi, sia in modo consapevole, sia inconsapevole. Pertanto, la social cognition cerca di spiegare come le persone trattano le informazioni che provengono dal contesto.

Per consentire all’uomo di organizzare la propria conoscenza del...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher manfredichiara1976 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Piemonte Orientale Amedeo Avogadro - Unipmn o del prof Benna Ramella.
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