Gruppo come fonte di realtà condivisa
Cenni preliminari
Ciò che identifica un gruppo (groupness, entitativity) sono le concezioni condivise della realtà che rappresentano una vera fonte di conoscenza del mondo e della realtà. Ciò indica l’importanza che, in termini di autogratificazione, i membri attribuiscono al gruppo e ai suoi obiettivi. Più la groupness è elevata, più i membri sono motivati a formare/difendere la stabile visione comune della realtà e più sono intense le forze volte a produrre uniformità di opinione:
- Influenza normativa: tendenza a conformarsi a giudizi e comportamenti delle persone vicine, al fine di ottenere approvazione sociale o evitare disapprovazione sociale. Questa condizione porta le persone ad una acquiescenza pubblica, ma non a un’accettazione privata.
- Influenza informativa: quando un individuo si trova in situazioni ambigue utilizza i giudizi e i comportamenti degli altri come fonti di informazioni. Questa condizione porta le persone alla conversione (accettazione pubblica e privata).
La conseguente conformità che l’esperienza di gruppo tende a produrre produce fenomeni come:
- Deindividuazione: completa sommersione nel gruppo con smarrimento dell’identità personale.
- Pensiero di gruppo: ragionamento distorto dall’intenzione di raggiungere conclusioni unanimi.
Secondo la teoria del bisogno di chiusura cognitiva, la pressione verso l’uniformità, quella verso la stabilità delle prospettive nel gruppo condivise, l’aumento del favoritismo per l’ingroup e la discriminazione verso i membri devianti sono manifestazioni del grado in cui il gruppo è al centro dell’interesse dei membri ed è riconducibile alla sindrome del group centrism.
Bisogno di chiusura cognitiva
L’influenza affettivo-motivazionale (scopi, desideri, umore e sentimenti) sull’attività cognitiva è un fenomeno reale. Secondo Kruglanski, l’epistemologia ingenua si basa su 3 fattori motivazionali:
- Bisogno di strutturazione (tendenza ad accettare ogni conclusione che evita situazioni ambigue)
- Timore d’invalidità (paura di ritenere valida una conclusione che invece non lo è)
- Preferenza per le conclusioni desiderabili tra quelle possibili
In base a questi 3 fattori, Kruglanski prospetta 2 dimensioni inserite in un continuum:
- Propensione alla chiusura/all’evitamento della chiusura dell’attività cognitiva
- Connotazione aspecifica/specifica della motivazione a cercare/evitare la chiusura cognitiva (la “direzione” specifica è rappresentata da un esito desiderato o dall’evitare un esito indesiderato)
Quindi, il bisogno di chiusura/protrazione dell’attività conoscitiva può essere, nella sua connotazione “aspecifica”, una caratteristica disposizionale (frutto di socializzazione e cultura), mentre il bisogno “specifico” di chiusura/protrazione dell’attività conoscitiva è innescato da variabili situazionali:
- Pressione temporale
- Caratteristiche disturbanti o improprie dell’ambiente
- Affaticamento del conoscente
- Istruzioni che svalutino l’interesse del compito da eseguire
- Necessità del conoscente di garantirsi più spazio per decisioni successive
- Esigenza del conoscente di passare rapidamente all’azione
- Contemporanea attivazione di interessi alternativi nel conoscente
Di contro, variabili che attenuano il bisogno di chiusura cognitiva sono:
- Istruzioni che enfatizzino l’interesse del compito
- Alta accountability (maggior timore di essere valutati)
Pertanto, il bisogno di chiusura cognitiva corrisponde al desiderio degli individui di avere una realizzazione e comprensione nelle loro attività cognitive.
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