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Processi psicosociali nei gruppi

Categorizzazione

La categorizzazione ha la funzione di ordinare e semplificare l’ambiente: ricondurre stimoli simili all’interno di categorie, in modo da trattarli come un unico concetto, permette di affrontare il mondo in modo efficiente, risparmiando sforzi cognitivi. Tramite questo processo deduttivo, è possibile inferire che l’oggetto percepito possiede attributi caratteristici della classe di appartenenza. Tuttavia, il processo di categorizzazione ha due conseguenze:

  • Assimilazione intracategoriale: gli elementi inseriti in una categoria vengono percepiti come ancora più simili tra loro di quanto non lo siano in realtà.
  • Differenziazione intercategoriale: due stimoli appartenenti a categorie diverse saranno percepiti come più diversi tra loro di quanto non siano in realtà.

Questo mostra come i processi di assimilazione e differenziazione portino a delle alterazioni della percezione. Somiglianze e differenze percepite non corrispondono solo alle caratteristiche possedute dagli oggetti, ma rispecchiano pure il modo in cui gli stessi oggetti sono categorizzati.

Categorizzazione degli stimoli sociali

Con la categorizzazione sociale si classificano gli altri all’interno di categorie sociali, o gruppi. Permette di operare delle inferenze comportamentali: se una persona è classificata all’interno di un gruppo, ci attendiamo che si comporti nel modo tipico degli individui appartenenti a tale categoria. Le caratteristiche ritenute tipiche di una categoria sociale sono gli stereotipi.

  • Rende l’ambiente controllabile e dotato di significato: etichettando una persona come “appartenente a una categoria sociale” siamo in grado di spiegare i suoi comportamenti.

Questo processo, però, può avere conseguenze negative per chi ne è l’oggetto, poiché può indurre a formulare giudizi che non tengono in considerazione le reali caratteristiche delle persone coinvolte. Tale fenomeno di pregiudizio verso una categoria sociale può tradursi in comportamenti negativi nei confronti di singole persone che ne fanno parte, ossia in episodi di discriminazione. La categorizzazione sociale pare essere automatica: la sola esposizione ai tratti distintivi di una classe di individui attiva una categoria e causa l’attivazione degli stereotipi associati al gruppo. Bargh, Chen e Burrows hanno dimostrato che lo stereotipo può essere attivato anche dalla semplice presentazione subliminale di una fotografia del volto di una persona afroamericana. Allo stesso modo, gli stereotipi hanno la capacità di autoalimentarsi in modo automatico. Se le informazioni in entrata sono coerenti con lo stereotipo, la loro codifica avviene in modo immediato, mentre se sono incoerenti viene richiesto uno sforzo cognitivo che ne rallenta l’acquisizione. Per questo motivo, è molto più semplice confermare uno stereotipo piuttosto che smentirlo.

Inoltre, vi è la tendenza a confermare gli schemi: l’influenza degli schemi sulla condotta può produrre il fenomeno della profezia autoverificatasi. Gli schemi creano delle aspettative riguardo il comportamento altrui, e queste aspettative possono dare forma alla realtà. Ad alcuni alunni di scuola elementare venne somministrato un test intellettuale, i cui risultati (casuali) furono poi comunicati agli insegnanti, al fine di produrre in loro delle aspettative sugli alunni in apparenza più promettenti. Qualche mese dopo, un altro test intellettuale mostrò un incremento dei punteggi dei ragazzi considerati più promettenti: le aspettative prodotte negli insegnanti avevano prodotto degli effetti nella direzione attesa (gli insegnanti davano più attenzione e più feedback positivi agli studenti promettenti). È sufficiente l’attivazione automatica della categoria perché lo stereotipo si confermi da sé.

Strategie per evitare l'attivazione automatica degli stereotipi

  • Motivazione all’accuratezza: la motivazione a fornire giudizi accurati riduce gli stereotipi.
  • Categorizzare le persone in categorie diverse: se sono disponibili due categorie per la stessa persona, l’attivazione automatica di una provoca l’inibizione automatica dell’altra (è una situazione applicabile solo in situazioni favorevoli, altrimenti può addirittura rafforzare il pregiudizio).
  • Trasformare lo stereotipo da negativo a positivo.
  • Compiere uno sforzo consapevole per non utilizzare categorie e stereotipi.

Tuttavia, molti autori constatano l’esistenza di un effetto di rimbalzo: i pensieri precedentemente soppressi tornano in mente più forti di prima ed in misura ancora più forte.

Categorizzazione sociale del sé

Il processo di categorizzazione sociale del sé permette, in primo luogo, di differenziare tra gruppo di appartenenza (ingroup) e “gruppi estranei” (outgroup). Quando il sé è direttamente coinvolto nel processo di categorizzazione, si rileva un effetto di omogeneità dell’outgroup: i gruppi di appartenenza vengono percepiti come meno omogenei al loro interno rispetto ai gruppi estranei. Tale effetto dipende in primo luogo dal processo di categorizzazione del sé: poiché viviamo all’interno dei nostri ingroup, non siamo sempre consapevoli della loro presenza. Perciò, in condizioni normali il sé non viene inserito in un ingroup, e il processo di assimilazione intracategoriale non si verifica. Di contro, essendo l’outgroup perennemente osservato dall’esterno, è facilmente percepito come una categoria. Ne deriva che all’interno dell’outgroup viene sempre attivato il processo di assimilazione intracategoriale, e i suoi membri vengono percepiti come omogenei tra loro.

Un effetto dipendente dalla differenziazione intercategoriale, è il favoritismo per l’ingroup: la tendenza a giudicare l’ingroup più positivamente dell’outgroup. Tale effetto si registra di norma nelle società individualiste, dove il sé è direttamente coinvolto nel processo di categorizzazione. Però, non è sempre facile trovare delle dimensioni in cui il proprio gruppo sia migliore: se necessario, tali dimensioni vengono create mediante il processo di creatività sociale: nonostante risultati negativi dell’ingroup, si tende a trovare un’altra dimensione nella quale l’ingroup è superiore all’outgroup.

Appartenenza a gruppi sociali

Gli esseri umani hanno la tendenza a formare e mantenere delle relazioni interpersonali con persone verso cui sentono un particolare legame, manifestando un bisogno di appartenenza.

Teoria dell’identità sociale

Come dimostrò Tajfel nel paradigma dei gruppi minimali, la sola categorizzazione era sufficiente per suscitare un favoritismo intergruppi. Alcuni bambini vennero divisi in due gruppi (gruppo Kandiskij, gruppo Klee), seppur azzerando ogni forma di interazione e interdipendenza tra loro. I bambini, informati del gruppo di appartenenza, dovevano assegnare delle ricompense, assegnando dei punteggi su sei matrici di pagamento. Fu evidente che i bambini mostrarono una tendenza costante ad attribuire maggiore quantità di denaro ai riceventi che facevano parte dell’ingroup.

È quindi evidente che, se gli individui sono categorizzati in gruppi sociali, diviene saliente la loro identità sociale: la parte del concetto di sé che deriva dalla conoscenza della propria appartenenza a un gruppo. La teoria esplicita tre componenti dell’appartenenza a un gruppo:

  • Cognitiva (consapevolezza dell’appartenenza ad un gruppo)
  • Valutativa (considerazione più o meno positiva del gruppo)
  • Emozionale (sentimenti di attaccamento al gruppo)

È tramite il confronto sociale che le persone stabiliscono se il valore di un gruppo è positivo o negativo: la comparazione delle caratteristiche del proprio gruppo con quelle di altri gruppi presenti nell’ambiente. L’aspetto valutativo è molto importante, poiché gli individui identificati con un gruppo derivano la loro autostima dal valore del gruppo di appartenenza. Più l’ingroup è giudicato positivamente, tanto più lo è il sé: perciò, il favoritismo per l’ingroup favorisce l’aumento dell’autostima, ma dall’altro lato scatena i fenomeni di pregiudizio e discriminazione dell’outgroup.

Tajfel colloca il comportamento sociale lungo un continuum definito dai poli:

⇒ interazione determinata dall’appartenenza ai gruppi.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher davril86 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale dei gruppi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Livi Stefano.
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