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Gruppi sociali e processi di categorizzazione

Un gruppo sociale è rappresentato da un insieme di individui che condividono una caratteristica socialmente significativa, per se stessi o per gli altri. Queste caratteristiche cambiano in base al contesto: le categorie devono essere necessariamente flessibili e pronte ad adeguarsi al nuovo. La categorizzazione sociale è il processo che porta ad identificare singoli individui come membri di un gruppo sociale poiché condividono le caratteristiche tipiche di quel gruppo. È fondamentale perché ci permette di padroneggiare l'ambiente in cui viviamo; rende i membri di un gruppo più simili tra di loro di quanto lo siano in realtà (assimilazione intracategoriale) ed aumenta le differenze tra i gruppi (differenziazione intercategoriale). La categorizzazione permette di operare delle inferenze comportamentali e coinvolge anche giudizi, attributi e valutazioni.

Caratteristiche dei gruppi sociali

Un gruppo è costituito da membri interdipendenti. I gruppi sociali sono quindi distinguibili per grandezza e durata, per scopi e valori. Il prototipo incarna le caratteristiche del suo gruppo. I devianti sono gli individui eccessivamente diversi dalla norma del gruppo: sono minacciosi per la definizione e l'immagine positiva del gruppo perché rompono l'armonia interna. Secondo l'effetto pecora nera, i membri negativi del proprio gruppo vengono spesso valutati in maniera più sfavorevole rispetto ai membri negativi dell'altro gruppo; secondo l'effetto di omogeneità, i gruppi estranei vengono percepiti il più delle volte come più omogenei.

Fasi di sviluppo dei gruppi

I gruppi si sviluppano nel tempo. La teoria di Tuckman distingue cinque fasi: forming, storming, norming, performing e adjourning. L'analisi dei processi di interazione (IPA) è uno schema di codifica utile per comprendere le interazioni del gruppo.

Teorie di leadership nei gruppi

La teoria transazionale di Hollander sottolinea l'interazione reciproca tra leader e subordinati. Inizialmente il leader deve conformarsi alle norme del gruppo per acquistare l'influenza necessaria per poi cambiarle (conformismo iniziale); deve dare prova di contribuire al compito del gruppo con le competenze di cui dispone (competenza); deve essere scelto dall'interno (legittimità); la sua credibilità è legata anche a quanto si identifica con gli scopi del gruppo (credibilità). Il leader deve essere percepito come qualcuno che lavora al meglio per il bene comune del gruppo: se un leader non si comporta come il gruppo vorrebbe, può essere spodestato.

Modelli della contingenza

I modelli della contingenza prendono in considerazione l'interazione tra lo stile di leadership e la situazione. Fiedler, nel suo modello della contingenza, ha infatti dimostrato che una leadership efficiente è il risultato dell'incrocio tra lo stile del leader e il controllo che questo ha sulla situazione: il controllo è dato dalla qualità delle relazioni con gli altri membri; lo stile più efficiente è quello orientato verso il compito, mentre lo stile socio-emozionale è più efficace in situazioni di controllo moderato. Questo modello fu criticato perché la distinzione tra leader centrati sul compito o sulle relazioni è troppo netta e fa pensare a caratteristiche stabili, quando in realtà non è così; inoltre anche la relazione tra il leader e i membri è instabile perché è legata ai bisogni degli individui.

Influenza e appartenenza ai gruppi

La teoria di Levine e Moreland parte dall'idea che sia i gruppi che gli individui che li compongono esercitino e subiscano influenza reciproca. L'appartenenza ad un gruppo inizia con la fase di esplorazione, quando l'individuo è solo un membro aspirante del gruppo (reclutamento di gruppo). Si basa su tre processi psicologici considerabili sia dalla prospettiva del gruppo che dell'individuo:

  • Valutazione: ogni gruppo ha degli scopi da raggiungere e quindi valuta il contributo degli individui ed ogni individuo ha dei bisogni personali da soddisfare e valuta quanto il gruppo può contribuire al suo soddisfacimento.
  • Impegno: dipende dal risultato del processo di valutazione.
  • Transizione di ruolo: affrontata quando le relazioni e le aspettative tra le due parti cambiano. Dopo una transizione di ruolo continua la valutazione, che produce ulteriori cambiamenti nell'impegno successivo e conseguenti transizioni di ruolo.

Categorizzazione e stereotipi

La categorizzazione è la tendenza a raggruppare gli oggetti e le persone in gruppi o categorie discrete, sulla base delle loro caratteristiche condivise. Risultati della categorizzazione includono:

  • Inferenze: attribuiamo le cause del comportamento di una persona rispetto al fatto che fa parte di quella specifica categoria.
  • Pregiudizio: atteggiamento negativo o positivo nei confronti di gruppi di persone, che nasce da credenze, da messaggi genitoriali inculcati nella mente dell'individuo quando è piccolo.
  • Discriminazione: un atteggiamento negativo verso singole persone. È possibile controllare i processi automatici se le persone si sforzano consciamente di non utilizzare categorie e stereotipi.

Si verifica un effetto rimbalzo (o effetto ironico), secondo cui un'alterazione temporanea di un processo mentale porta ad un'alterazione in direzione opposta.

Pregiudizi e stereotipi

Per Macrae, lo stereotipo è immutabile (si tramanda), ci aiuta a categorizzare e nella decisione sociale. Ha come risvolto negativo il pregiudizio: per eliminare il pregiudizio bisogna modificare lo stereotipo. Studia l'abilità delle persone nel sopprimere i propri pensieri pregiudiziali: le persone sviluppano i pregiudizi molto presto e non riescono a liberarsene, anche quando questi pensieri pregiudiziali entrano in contraddizione con i loro valori egalitari.

Nell'esperimento, a metà degli studenti venne chiesto di sopprimere il loro pregiudizio scrivendo il racconto senza farsi influenzare dai propri stereotipi riguardo agli skinhead; all'altra metà queste informazioni non vennero fornite. Coloro che erano stati istruiti a sopprimere gli stereotipi riuscirono ad eseguire con successo il compito. Quando le persone non si sforzavano più di sopprimere lo stereotipo, mostravano un livello più elevato di pensiero stereotipico di quanto non avrebbero fatto se non avessero cercato inizialmente di sopprimere i propri pensieri.

Volevano sapere se i tentativi di soppressione dello stereotipo avrebbero influenzato anche le azioni delle persone e fecero un secondo studio: i partecipanti erano informati del fatto che nella stanza a fianco avrebbero incontrato lo skinhead. La misura di interesse era la posizione scelta per sedersi, ovvero quanto lontano si sarebbe seduto il partecipante dallo skinhead. I partecipanti che avevano soppresso il pregiudizio durante la scrittura del racconto scelsero una sedia significativamente più distante.

Processi di soppressione degli stereotipi

Secondo Wegner, quando cerchiamo di sopprimere lo stereotipo hanno luogo contemporaneamente due processi:

  • Processo ironico di monitoraggio (IMP): ricerca pensieri indesiderati, opera in modo automatico e non richiede risorse cognitive (è un controllo sistematico che verifica la presenza o meno di contenuti stereotipici; ha un effetto attivatore).
  • Processo operativo intenzionale (IOP): ricerca pensieri che possano fungere da distrattori, è un processo controllato e richiede molte risorse cognitive (altamente influenzato dai fattori situazionali che generano interferenza).

L'attivazione degli stereotipi è un processo automatico, cioè avviene senza intenzionalità, sforzo cognitivo e consapevolezza; mentre il processo controllato è intenzionale e richiede sforzo cognitivo e consapevolezza.

Esperimenti sugli stereotipi

Secondo l'esperimento di Bargh, Chen e Burrow sul priming, le parole utilizzate attiveranno nella mente dei partecipanti lo stereotipo degli anziani. Essi ipotizzavano che i partecipanti nella condizione di attivazione dello stereotipo degli anziani si sarebbero mossi con maggiore lentezza rispetto a quelli nella condizione di controllo. Misurarono il tempo ed i risultati erano coerenti con le ipotesi. I partecipanti non erano consapevoli né di essere stati sottoposti a una procedura di priming, né di essere stati indotti a camminare più lentamente.

La focalizzazione sul sé diminuisce gli effetti del prime perché rende più accessibili alcune norme standard di comportamento e obiettivi e porta a evitare l'esecuzione di un comportamento indesiderato.

Devine elabora il modello dissociativo degli stereotipi, secondo cui i processi automatici e quelli controllati potrebbero essere dissociati (l'attivazione automatica di uno stereotipo non porta necessariamente a risposte stereotipiche). È possibile regolare e modificare le risposte stereotipiche se siamo consapevoli delle possibilità di un'influenza inconscia dei pregiudizi, se siamo sufficientemente motivati e se abbiamo il tempo necessario per farlo.

Giudizi e azioni influenzati dagli stereotipi

Gli stereotipi guidano i giudizi e le azioni, soprattutto quando si elaborano le informazioni in maniera superficiale. In base agli stereotipi stabiliamo quali tratti di personalità sono tipici di un gruppo: possono essere positivi e negativi e includono vari tipi di caratteristiche. Le impressioni positive o negative su un membro del gruppo possono attivare generalizzazioni all'intero gruppo.

Gli stereotipi sono socialmente e culturalmente condivisi. Possono essere attivati da un rappresentante del gruppo. Più frequentemente viene usata una categoria, più diventa accessibile, più viene usata (attivazione automatica, Lepore e Brown). L'attivazione degli stereotipi attiva le emozioni ad essi associate (elettromiografia facciale, Implicit Association Test).

La correzione dei giudizi sugli stereotipi porta alla riduzione dei pregiudizi e a volte a giudizi eccessivamente positivi.

Implicit Association Test (IAT)

L'Implicit Association Test (IAT) è un paradigma sperimentale che serve a misurare le associazioni di tipo automatico che gli individui realizzano tra concetti e attributi. Si tratta di far apparire sullo schermo di un computer associazioni di parole e di chiedere al soggetto di dare una sua opinione a riguardo premendo dei tasti. Quando vengono visualizzate combinazioni negative riguardo la percezione di sé, se i tempi di risposta saranno più elevati rispetto a quelli positivi allora si potrà dedurre che il soggetto ha un elevato livello di autostima mentre i risultati saranno opposti in presenza di soggetti con bassa autostima.

Teoria di Lewin e interdipendenza nei gruppi

Secondo Lewin, non è rilevante la grandezza del gruppo, ma la sua articolazione, pertanto occorrerebbe utilizzare modelli in scala ridotta dei gruppi sotto esame. Il gruppo è una totalità dinamica, caratterizzata dalla stretta interdipendenza delle sue parti. A questo proposito Lewin parla di due tipi di interdipendenza:

  • Interdipendenza del destino: nel senso che qualsiasi aggregato casuale di individui può divenire gruppo se le circostanze ambientali attivano la sensazione di essere improvvisamente nella stessa barca e si sperimenta un forte senso di coesione per il fatto di condividere un destino comune.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher noemi.venez di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Pagliaro Stefano.
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