Sara Palmisano e i gruppi
Un gruppo è costituito da due o più individui che sono connessi da e all’interno di relazioni sociali; è un insieme di individui con uno scopo. Per appartenere ad un gruppo è necessario essere connessi gli uni agli altri in modi socialmente significativi. Le relazioni che legano i membri di un gruppo non sono solo di un solo tipo e non sono ugualmente forti o durature.
Livelli di analisi nel gruppo
Questi elementi incidono nel comportamento complessivo del gruppo: livello intrapersonale; livello interpersonale; livello di gruppo, il quale analizza tutti gli aspetti a livello di percezione collettiva; livello intergruppo, ossia le relazioni con altri gruppi.
Tipi di gruppi
- Diade: 2 persone
- Triade: 3 persone
- Piccolo gruppo: da 4-5 fino a 10-15 persone
- Gruppo mediano: da 15 a 25-30 persone
- Grande gruppo: più di 30 persone
Classificazione dei gruppi
Con varietà e caratteristiche differenti:
- Gruppi primari: famiglie, amici intimi, compagni
- Gruppi sociali: colleghi, team, equipaggi
- Gruppi collettivi: pubblico, persone sedute al cinema, folle
- Categorie sociali: gli uomini, gli americani, i milanesi, i medici, gli inglesi
Gruppi primari
Sono insiemi intimi e di piccole dimensioni di affiliati stretti, questi gruppi influenzano profondamente il comportamento, i sentimenti e i giudizi dei loro membri; proteggono dal pericolo i membri che vi fanno parte, si prendono cura di loro quando sono malati e forniscono loro riparo e sostentamento.
Gruppi secondari (sociali)
Sono più grandi e più formalmente organizzati dei gruppi primari; l'appartenenza ad essi tende a essere di più breve durata ed emotivamente meno coinvolgente; i loro confini sono più permeabili. Le persone di solito appartengono a un numero molto piccolo di gruppi primari, ma possono godere dell'appartenenza a una molteplicità di gruppi secondari.
Gruppi collettivi
Qualsiasi raggruppamento di persone può essere considerato un collettivo, i suoi membri sono uniti da un interesse comune o da azioni condivise, ma spesso presentano scarsa lealtà al gruppo. Si creano per pura casualità, convenienza o a causa di un'esperienza comune di breve durata. Hanno una funzione perlopiù strumentale.
Categorie
È un insieme di individui che sono simili tra loro. Se queste categorie alimentano dei processi personali o interpersonali, allora una categoria può trasformarsi in un gruppo altamente influente.
Cheerleader effect: gli individui sono valutati più attraenti in gruppo rispetto a quando sono da soli.
Group Average effect (GA effect): media della valutazione attrazione per il gruppo nel suo insieme maggiore dei singoli.
Folle e collettivi
Massa
Maggioranza della popolazione considerata come insieme omogeneo, prescindibile dalle sue differenze interne.
Folla
Insieme numericamente consistente di individui presenti nello stesso luogo in un determinato momento. È un raduno di individui, solitamente in un luogo pubblico, presenti nella stessa zona e che condividono un obiettivo comune. Le persone che ne fanno parte non si conoscono tra loro; hanno vita breve. I ruoli, gerarchie e status possono non essere evidenti.
Psicologia delle folle di LeBon
Inizialmente il comportamento delle persone nei contesti di folla veniva spiegato come una regressione ai livelli primitivi e istintivi dell’uomo; in quanto si riduce la consapevolezza, dando spazio agli istinti violenti. LeBon riteneva che, indipendentemente dalle qualità individuali delle persone presenti nel gruppo, la folla avrebbe trasformato tali persone da individui razionali e riflessivi a seguaci impulsivi, irragionevoli ed estremisti. Una volta che le persone ricadono sotto la “legge dell'unità mentale delle folle”, esse agiscono secondo quanto detto dalla mente collettiva.
Nella sua concezione, la folla induce tre meccanismi, i quali spingono l’uomo ad un atteggiamento primordiale: anonimato (ossia nessuno è identificabile), contagio emotivo e suggestionabilità; questi sono fattori endemici (che si diffondono) e costitutivi della folla. Ciò significa che nel momento in cui l’uomo si trova accanto al gruppo, tenderà ad avere un effetto suggestione per cui si provoca la nascita di comportamenti primordiali. Anonimato, contagio e suggestionabilità creano legami a causa dei quali le persone non sono razionalmente consapevoli.
Effetti dell’anima collettiva della folla
- Assicura l’impunità e la mancanza di controllo sociale tramite l’anonimato;
- Le persone diventano uguali attraverso il contagio (effetto indiretto del contagio), l’annullamento della personalità cosciente e l’emergere dell’inconscio;
- Le persone tendono a seguire il leader del gruppo e ad accettare ordini, di conseguenza l'individuo risulta essere giustificato dal momento che ha una nuova identità di cui lui non è responsabile.
Le conseguenze della folla secondo LeBon
Implicitamente ritiene che le folle siano più stupide dell’individuo; le folle non sono influenzabili con i ragionamenti; la folla è “anonima, di conseguenza irresponsabile”.
Psicologia delle folle per Tarde
Tarde respinge la definizione di folla data da LeBon, affermando che nella folla non si perde la propria consapevolezza, inoltre si conservano le differenze individuali e le persone si imitano (una sorta di legge dell’imitazione), influenzandosi continuamente e reciprocamente, non vi è la presenza di un’anima collettiva.
Psicologia delle folle per Freud
Rispetto a LeBon, Freud ritiene che l’individuo nella folla mantenga le proprie pulsioni, facendo si che si verifichi una regressione, la quale rimanda alla creazione dei rapporti di dipendenza tra il bambino e la propria madre. All’interno della folla diminuisce la razionalità, aumenta il senso di appartenenza e appare il sentimento di potenza e omogeneità di comportamenti.
Deindividuazione
L’argomento fu introdotto da Festinger nel 1952. La deindividuazione è la perdita della propria individualità, rappresenta la differenza di quando una persona è condizionata dal gruppo; è uno stato esperienziale causato da una serie di fattori scatenanti (input). Le evidenze derivate dalla deindividuazione affermano che in condizioni di folla, le persone fanno emergere dei comportamenti anti-normativi o aggressivi; questo è provocato dall’input dell’anonimato, ossia l’effetto creato dalla mancanza del nome con la dispersione e il sentirsi parte di un collettivo come parte intercambiabile. È l’anonimato che causa la deindividuazione, la quale, a sua volta, causerà comportamenti anti-sociali e aggressivi.
Deindividuazione per Zimbardo
Zimbardo stabilisce a differenza tra dei comportamenti definibili individuati (razionali e conformi agli standard sociali accettabili) e comportamenti deindividuati (basati su istinti primitivi, senza vincoli agli standard sociali). I comportamenti che dall'output derivano sono irrazionali, impulsivi, regressivi (e alterazioni cognitive ed emotive). Gli input individuati includono fattori situazionali, fattori psicologici e stati alterati di coscienza; tali fattori conducono allo stato psicologico di deindividuazione, che a sua volta generazioni altamente emotive, impulsive e atipiche.
Esperimento scossa elettrica per verificare l’importanza dell’anonimato nella deindividuazione. Quindi Zimbardo ritiene fermamente che la deindividuazione incrementi l’aggressività.
Deindividuazione per Diener
In condizioni di deindividuazione, l'individuo è intrappolato in un determinato momento, la percezione del tempo è distorta e le persone non sono capaci di considerare le conseguenze.
Johnson e Dowing
Tramite un esperimento volevano testimoniare come manipolando un comportamento collettivo da individuato, si potevano ottenere comportamenti prosociali; riprendono Zimbardo negli esperimenti, ma invertono le norme.
Percezione interpersonale, la trama delle reazioni nelle coppie e nei gruppi
La percezione sociale guida i nostri comportamenti; essi difatti regolano la condotta reciproca. Quando si interagisce tra due individui si mostrano le percezioni che danno o che vogliono dare. Un fatto percettivo puro aiuta a formare un'impressione di una persona. Ognuno ha una grande variabilità di impressioni. Per comprendere il tema della percezione interpersonale, che riguarda l'accuratezza e le distorsioni che abbiamo nella percezione interpersonale, si parte dalle coppie. Vi sono due aspetti importanti che guidano tutte le interpretazioni teoriche e che contribuiscono a comprendere il comportamento degli individui nei gruppi:
- Positive bias, ossia le persone vogliono avere una percezione positiva di sé (per avere un’immagine positiva e per sviluppare delle scorciatoie cognitive che ci aiutano a percepirci positivamente);
- Si tende ad una situazione stabile (un’immagine positiva e che rimanga stabile) e quindi si tenta di mantenere un equilibrio verso una posizione stabile.
Gli studi nelle coppie si fanno tramite studi sistematici e quando si intende studiare gli aspetti sistematici, si utilizzano i questionari principalmente basati sui big five.
A: autopercezione di A; B: autopercezione di B. Solo dai primi due dati si può intuire il loro grado di similarità reale (primo indicatore). In totale sono 3 indicatori, non solo come loro si percepiscono, ma anche come il partner percepisce l'altro e viceversa; da questi ultimi si può intuire l’accuratezza (=quanto A pensa che B sia rispetto a quanto B è o pensa di sé stesso), solitamente nella percezione, la comprensione è molto bassa data la vasta gamma di bias che si applicano; tuttavia ci sono alcuni domini dove c'è un valore vero, ad esempio le emozioni, mentre per quanto riguarda la personalità, ci sono molti dubbi e per questo si parla sempre di correlazione (un indice statistico di relazione che va da -1 a +1; 0=assenza di relazione; 1=massimo, concordanza totale; -1= non concordanza totale).
Quello che si crea è una sorta di similarità sociale, indicatore di quanto queste percezioni siano totalmente differenti, non è negativa, ma se si volessero dei punteggi di percezione sociale percepita, sarebbe quasi nulla; come se le proiezioni che diamo, in realtà, non combaciano con loro; mentre risulta molto più simile la similarità reale e non sociale, ossia l'autopercezione.
Nelle interazioni sociali anche gli ideali hanno un valore importante, essi sono ciò che vogliamo che il partner sia. Le percezioni che ha A di B si scontrano con l'ideale, creando un rapporto di similarità reale. L'adeguatezza personale corrisponde alla correlazione che c’è tra quanto A vorrebbe che fosse B o A stesso; tutto questo concorre nelle interazioni con la persona. Inoltre vi è la metapercezione, un aspetto importante dell’autoregolazione della condotta, può essere di A rispetto a B, e quindi quanto A pensa che la B pensa di A, e viceversa; in tutto questo è la reputazione che guida la propria condotta. A seguire vi è la metametapercezione, cosa A pensa che B pensi che A pensa/cosa B pensa che A pensi che B pensa.
La percezione interpersonale delle coppie
Fino agli anni '80 si credeva che ci fosse un continuum che va dalla poca accuratezza a tanta accuratezza, successivamente si è notato che questi due aspetti sono indipendenti (quindi nelle coppie ci può essere alta accuratezza e poco bias (proiezione = relazione tra ciò che io vedo di me stesso con ciò che A vede di B); difatti accuratezza e bias non sono due poli di un continuum, bensì sono indipendenti poiché sono spinti da motivazioni personali differenti. Allo stesso tempo vi è una motivazione che spinge a mentire, questo accade perché si vuole mantenere un'idea positiva del partner; inoltre, più il tempo scorre e più il grado di investimento che si ha nella coppia (tempo), correla alla difficoltà nel lasciare l’altra persona (un bias positivo e investimento temporale); allo stesso tempo anche il bisogno di stabilità.
I primi studi nascono negli studenti delle impressioni (a conoscenza 0), il primo esperimento di Norman e Kohlberg è stato fatto nel 1966 e si è evinto che:
- Le persone tendono ad avere uno stesso giudizio sugli altri, c'è un certo grado di concordanza (non c'è nelle coppie, in quanto si necessita di più valutatori);
- Si riesce a valutare correttamente l’amichevolezza di una persona, ciò significa che c'è qualcosa di comune (riconoscibile/condiviso);
- Vi è una concordanza tra valutatori e accuratezza (non viene calcolato bias).
Tra i big five a conoscenza 0, c'è una forte concordanza tra estroversione e coscienziosità; queste due dimensioni sono importanti in quanto possono predire il comportamento che le persone avranno dopo. In particolare, l'estroversione è una dimensione che determina il grado di vicinanza tra gli individui, cioè una persona estroversa abbatte i confini.
Le coppie in generale sono simili; ognuno si percepisce meno simile quando si trova con una o più persone esterne, in tal caso si notano tutte le differenze che ci sono, ma da fuori risulta evidentissimo. In qualsiasi dominio c'è sempre una correlazione positiva; raramente i domini sono pari a 0, ma non c'è complementarità. Mentre per la percezione di personalità che si ha delle persone su internet, vi è una correlazione poca o nulla, invece altri hanno trovato una correlazione specialmente con la coscienziosità.
Triangular Theory of Love, Sternberg (1997)
Vi sono molteplici modelli che analizzano l’amore nella coppia, il più famoso è quello di Sternberg: La teoria triangolare, la quale ritiene che le tre componenti principali per un rapporto amoroso in una coppia, siano: passione, intimità e commitment (quanto siamo attivi in una coppia/grado di coinvolgimento, tipo un impegno o investimento).
Per ciò che concerne la passione, esiste un modello che distingue due tipi di passione: armoniosa ed ossessiva, inizialmente la distinzione non era intesa come amorosa.
Passione ossessiva
Passione dove l’oggetto del proprio desiderio prende il controllo, quando non c’è, manca; inseguimento asintotico di qualcosa; ha una relazione negativa con la soddisfazione di vita e una relazione positiva con la riproduzione; i partner sentono la costrizione a perseguire la relazione con il loro partner, nonostante non ne siano appagati: non hanno il controllo della relazione: piuttosto, la relazione li controlla. Tende ad avere una maggiore accuratezza perché i comportamenti sono più visibili.
Passione armoniosa
Deriva da un’autonoma interiorizzazione del partner nell'identità della persona. La relazione occupa uno spazio significativo ma non prepotente nell'identità della persona e sono in armonia con altri aspetti della vita della persona.
Esse sono in parte correlate e in parte indipendenti; con il passare del tempo tendono a diminuire. Nelle coppie normali vi è un effetto indiretto chiamato accuratezza attraverso il bias: poiché io sono simile al mio partner e io proietto su di esso, avrò un effetto indiretto e mediato dal fatto che io sono simile al mio partner: è un’accuratezza involontaria -> positive bias.
Effetti della percezione interpersonale nei gruppi
Quanto A percepisce B amichevole?
- Effetto attore: quanto A pensa che gli altri siano amichevoli in generale; effetto di chi percepisce.
- Effetto target: quanto B è percepito amichevole in generale; effetto di chi è percepito.
- Effetto relazione: quanto A vede in particolare B amichevole o meno rispetto agli altri.
- Effetto di gruppo: se c’è un gruppo più amichevole rispetto agli altri.
Aspetti elementari nei gruppi
La teoria di entitatività: nasce in ambito europeo; mentre i teorici dell'identità sociale sostengono una visione soggettiva della partecipazione ad un gruppo, della vita e dei comportamenti dovuti al fatto di appartenere ad un gruppo; i teorici della teoria di entitatività sostengono che il gruppo esiste e lo ritengono esistente quando ha determinate caratteristiche, qualcosa di osservabile, vuol dire che esiste quando un insieme di persone percepisce un'entità, ma questo non vuol dire che essa sia reale.
Il primo a parlare di entitatività è Donald Campbell, il quale la definisce “il grado in cui un aggregato sociale è percepito dagli osservatori come un'entità dotata di esistenza reale”, l’entitatività è usata per descrivere la misura in cui un gruppo appare come una singola entità unificata, il concetto alla base è la percezione sociale. Secondo Campbell vi sono tre fattori con cui gli individui vengono percepiti come gruppi e grazie ai quali si determina una percezione che va al di là di come ognuno si percepisce nel gruppo:
- Di natura fisica: prossimità;
- Di natura socio-culturale: somiglianza;
- Di natura psicologica: destino comune.
Lickel ha fatto uno studio dove ha segnato gli elementi più importanti per definire un gruppo più o meno entitativo:
- Strutturazione formale (gruppo organizzato in modo formale);
- Obiettivo comune (non necessariamente esplicito) non è detto che abbia un effetto negativo sulla percezione di entitatività;
- Maggiore durata del gruppo (condivisione di esperienze passate);
- Interazione sociale di qualunque natura essa sia;
- Maggiore è la dimensione del gruppo, minore è l’entitatività (inversamente proporzionale);
- Maggiore è la permeabilità del gruppo, minore è l’entitatività (inversamente proporzionale).
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