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le immagini hanno in comune la forma logica (software) indipendentemente dalla

materializzazione (hardware). Queste sono le future premesse per il futuro programma di

lavoro delle scienze cognitive: costruire simulazioni basate su modelli e controllare, tramite

gli esperimenti, se i modelli rappresentano o no la realtà. Questo punto verrà ripresa dal

neurofisiologo, David Marr, il quale sviluppo l'idea di interdipendenza tra componenti

all'interno di un sistema complesso. Egli sosteneva che un sistema complesso può essere

compreso come una semplice estrapolazione dalle sue proprietà delle sue componenti

elementari. In conclusione possiamo dire quindi, che se si deve comunicare la struttura, il

modello deve contenere solo l'essenziale del prototipo.

I modelli come interpretazione dei prototipi

Per ottenere una corrispondenza tra le proprietà emergenti bisogna isolare le proprietà su

cui ci si vuole focalizzare e ridurre le dimensioni, passando dal prototipo al modello; non è

detto che una volta operata la riduzione di dimensione per costruire un modello in scala, le

proprietà cognitive siano delle invarianti. E' difficile mantenere l'invarianza delle proprietà,

quando la posta in gioco è la percezione da parte di essere umani.

Corrispondenza per analogia

Per riprodurre un modello, bisogna introddure le corrispondenze per analogia; una volta

inserite non c'è più un limite a quello che si può riprodurre nel modello. Il limite è nelle

conoscenze di colui che deve saper interpretare il modello secondo le convenzioni

adottate. Il segreto consiste nel modo di tradurre il conosciuto nel rappresentato. Arnheim,

nel suo saggio "arte e percezione visiva", aveva osservato che per illustrare macchine,

organismi microscopici, la preferenza viene fatta a disegni toccati a mano. La ragione è

che tali raffigurazioni devono presentarci la cosa in sè, tracciandone solo alcune proprietà.

Ciò si ottiene mediante i fattori percettivi: semplicità, raggruppamenti ordinati,

sovrapposizioni chiare e articolazione figura-sfondo. La questione del rapporto di

corrispondenza tra modello e prototipo diventa complesso quando le invarianze vanno al

di là delle proprietà emergenti per investire le conoscenze. La scelta di bilanciamento del

visivo, con il conosciuto è molto delicata.

Reinterpretare

Il visivo guida il conosciuto, ma può succedere anche il contrario. Il modello evoca il

prototipo ma viceversa la visione del prototipo non evoca il modello. Il modello può fungere

da guida per una certa interpretazione della realtà. Questa è l'operazione cognitiva alla

base delle prime forme d'arte. La visione di un'opera d'arte ci può permettere di

reinterpretare un conosciuto come un altro conosciuto. Perchè l'operazione riesca bisogna

che si conoscano i modelli dei due artefatti e che un prototipo venga interpretato come

modello. La trasformazione è una operazione d'autore che può essere fatta una sola volta.

Il progresso dell'arte è simile a quello della scienza, anche se molti studiosi ritengono che

solo nella seconda metà del secolo si può parlare di progresso. Le scienze cognitive

procedono come le arti; non sono mai in grado di condurci a verità definitive. Riescono

solo ad ampliare il territorio delle ipotesi e delle operazioni non più riproponibili. Questo è

stato confermato da Harold Bloom. La storia della scienza procede confrontando le ipotesi

falsificate in passato con le ipotesi oggi falsicabili, dando luogo al progredire della

conoscenza all'interno di un paradigma e al cumularsi di falsificazioni che rendono

necessario un cambiamento di paradigma. Philip Johnson-Laird, mostra come le idee e le

opere, sia nella scienza che nell'arte, vengano generate applicando i criteri di un dato

dominio artistico o scientifico e come si proceda poi ad una serie di stati che le

perfezionano per successivi confronti. Riusciamo meglio a criticare che a creare, perchè

nel primo caso i criteri di valutazione usati per i confronti sono espliciti e comunicabili

verbalmente, mentre quelli usati per creare sono inconsci e di conseguenza difficilmente

trasmessibili.

CAPITOLO 5 MUOVERSI NEL MONDO

Esplorazione e attenzione

I tempi dell'evoluzione naturale sono lunghissimi, in quanto richiedono il succedersi di

generazioni e generazioni. Solo così possono affermarsi degli errori nelle repliche, che,

per puro caso si adattano meglio all'ambiente, che nel frattempo può essere a sua volta

cambiato. Non è quindi stupefacente che l'evoluzione della specie ci abbia dotato di grandi

capacità di filtro di informazioni e che abbia reso queste capacità involontarie e

inconsapevoli; solo così i filtri possono agire in modo automatico e quindi rapido. Questi

filtri, tuttavia va ricordato che non sono stati selezionati per l'ambiente degli artefatti

odierni. Ciò significa che bisogna valutare le nostre capacità non in riferimento

all'ambiente tecnologico di oggi, ma all'ambiente naturali di migliaia di anni fa. La

trasformazione più grande, rispetto ad allora, è stata quella dell'arricchire l'ambiente con

artefatti che, a loro volta, richiedono attenzione. Il tema dell'esplorazione visiva è stato

utilizzato da artisti e architetti prima che gli scienziati cognitivi ne analizzassero in dettaglio

i meccanismi e le basi neurofisiologiche. Come ha analizzati Arnheim nel suo saggio,

l'analisi dell'opera mostra dunque che il tema centrale dell'immagine, l'idea della

creazione, è trasmesso da ciò che per prima cosa colpisce l'occhio e continua poi a

organizzare la composizione a mano a mano che se ne esaminano i particolari.

Attenzione e pre-attenzione

La differenza tra ciò che salta nell'occhio, ad opera della visione pre-attentiva, e cioè che

può essere visto soltanto esaminando con attenzione la figura, può venire sfruttata nel

riconoscimento di forme che emergono, soltanto se si concentra l'attenzione su figure

degradate. La storia naturale ha dotato il nostro sistema visivo attentivo di meccanismi

rapidissimi, la cui azione emerge soltanto tramite esperimenti. Il paradigma di questi

esperimenti è stato messo a punto da Sperling, attraverso un compito che consisteva nel

riferire quanto osservato. Egli complicava l'esperimento aggiungendo un'informazione di

tipo acustico. Si dimostra così l'esistenza di quella che è stata chiamata oggi memoria

iconica, una sorta di lavagna su cui restano per pochissimo tempo molte informazioni

raccolte dall'ambiente. E' un sistema adattivo, perchè ci permette di raccogliere molto e

poi di prestare attenzione con una sorta di rete attentiva, a quel poco che riteniamo

rilevante in un dato contesto.

Il riconoscimento

A cavallo tra la visione del mondo e la sua concettualizzazione sta il riconoscimento visivo

di qualcosa che è già conosciuto. Noam Chomsky ha dimostrato come la nostra capacità

di usare il linguaggio si basi su regole di trasformazioni sintattiche che ci permettono di

costruire, a partire dalle parole del lessico di una lingua, tutte le combinazioni corrette.

Queste combinazioni costituiscono le frasi di quella data lingua. Allo stesso modo, ci

permettono di escludere tutte le frasi sgrammaticate. Un problema che le scienze cognitive

hanno ereditato dalla filosofia, è quello della natura dei concetti. I filosofi si chiedevano

come si forma un concetto a partire dei suoi esemplari, se non lo si ha già in testa. La

risposta data dalla tradizione empirista era basata sulla capacità della mente umana di

operare generalizzazioni, cioè di trovare qualcosa in comune a tutti gli esemplari così da

fondare il concetto. Il problema diventa dunque quello di spiegare come si sia formato

questo modello e come deve essere definito; si possono avere risultati uguali prodotti dallo

stesso modello. Tra i programmi per il riconoscimento ricordiamo DAFFODIL, il quale a

partire da un alfabeto ne generava un altro e il programma di Hofstadter, il quale risale alle

origini delle lettere.

CAPITOLO 6 DALLA VISIONE ALLA MEMORIA

Articolazione figura-sfondo

Siamo noi a interpretare le informazioni sulla base delle nostre conoscenze quando

riconosciamo le informazioni degradate. Il principio base è la funzione unilaterale dei

margini: essi servono a delimitare la coppa e non i profili nella figura già esaminata. Si può

svolgere funzione bilaterale, quando le figure vengono visti come spigoli. La funzione

unilaterale permette non soltanto di creare macchie ambigue ma anche disegni incongrui,

dove la stessa linea deve fungere da margine di una colonna circolare a da spigolo di una

colonna a base quadrata. Le scienze cognitive non procedono per ambiti disciplinari. Al

contrario sono i problemi di teria e di fatti, che attraversano quelle che una volta erano

discipline distinte e cioè la filosofia, psicologia, linguistica, neuropsicologia. La nozione di

articolazione figura-sfondo, non è solo un pilastro della grammatica percettiva ma è anche

il punto di partenza per discutere la frantumazione del contrasto filosofico tra sapere e

vedere, contrasto che si è sciolto nell'intreccio tra percezione e cognizione.

Livelli della visione e modelli del cervello

Le conoscenze possono svolgere un ruolo nei processi di riconoscimento, ma soltanto una

volta che la figura si sia organizzata a un primo livello, dopo la fase pre-attentiva. Vi sono

più livelli nel passaggio tra percezione e cognizione, tra dato e interpretato. Benchè la

visione ci presenti il mondo come un'esperienza fluida, cangiante ma unitaria, le scienze

cognitive hanno saputo non soltanto separare questi livelli ma analizzare anche i correlati

neurofisiologici nella corteccia cerebrale.Nell'uomo più del 50 per cento della corteccia

cerebrale è dedicato ai processi visivi e questo è un indice della loro complessità. Questa

complessità è emersa quando si è iniziato a cercare di simulare in sistemi artificiali le

capacità visive dell'uomo. Hulbert e Poggio ritengono che la visione non è solo intelligente,

ma è più difficile da capire o riprodurre. Diverse hanno ricercato hanno mostrato che la

semplicità e la spontaneità della nostra percezione di scene visive è una sorta di illusione

dato che è il prodotto dell'interazione di meccanismi cerebrali complessi. Le scienze

cognitive si muovono su tre fronti collegati e cioè, capire le basi neurofisiologiche che

producono i processi cognitivi, simularli e infine replicarli in sistemi artificiali. Per capire

meglio il funzionamento del cervello, sono state introdotte le tecniche di neuroimmagine,

come ad esempio la PET, e la FMR. Si tratta di tecnologie che permettono di vedere il

cervello mentre lavora e di isolare così la parte deputata ad una specifica funzione

cognitiva, esaminando i cervelli di persone impegnate in un dato compito. Si tratta di

tecniche che hanno reso popolari i modelli del cervello. Molti aspetti del funzionamento

della mente sono associati all'attivazione di circuiti complessi, formati da aree connesse.

Articolazione figura-sfondo nel linguaggio e nella decisione

L'articolazione figura-sfondo non è solo un privilegio dei processi cognitivi. Anche la

segmentazione del discorso in unità linguistiche obbedisce a meccanismi simili.

L'articolazione figura-sfondo organizza la formazione di oggetti nell'ambiente percepito ma

anche nei processi superiori come la decisione.

Filtri

Le informazione provenienti dall'esterno progressivamente devono essere filtrate. I filtri più

periferici, come quelli della visione e della memoria iconica, agiscono indipendentemente

dalla nostra volontà, anche se possono essere guidati dall'attivazione delle nostre

conoscenze. Abbiamo bisogno di filtri, perchè il nostro sistema cognitivo è limitato, non

può sovraccaricarsi. Mano mano che, passiamo dalla periferia al centro, troviamo sempre

meno spazio per depositare informazione. Il filtro successivo, quello più potente è costituto

dalla memoria a breve termine. Solo un certo numero di ripetizione permette di passare

dalla memoria a breve a quella a lungo termine. Le ricerche di neuropsicologia hanno

dimostrato che entrambe le memorie sono diverse anche a livello della corteccia

cerebrale. Ad esempio, il caso di HM, studiato da Milner nel 1966, ha mostrato come

l'operazione sull'iccocampo ha danneggiato la memoria a lungo termine e non quella a

breve. Oppure gli studi del 1970, condotti da Shallice e Warrington, su un paziente K.F.,

che era incapace di ripetere più di due cifre, perchè la sua memoria a lungo termine era

inalterata. Tuttavia, una volta che le informazioni sono depositate nella MLT, è possibile

tirarle fuori e rielaborarle, sia ricomponendole e ristrutturandole, sia confrontandole con

quanto viene depositato nella MBT.

CAPITOLO 7 LINGUAGGIO E PENSIERO

Protesi cognitive

Le scienze cognitive non hanno più quarant'anni. In tutti questi anni sono stati analizzati

una serie di filtri che agiscono dalla periferia del nostro sistema fino al centro. Sono state

create delle protesi cognitive, cioè degli ausili esterni alla mente, che ne aumentano sia la

potenza di comunicazione e di memoria, sia la potenza di pensiero. Per quanto riguarda la

comunicazione sono stati annullati i vincoli spazio-temporali con l'invenzione dei telefoni. I

limiti della memoria umana sono stati aggirati, creando enormi memorie artificiali esterne a

cui possono accedere contemporaneamente moltissime persone. Infine, è stato creato

internet. Questo percorso di arricchimento era in realtà iniziato prima della nascita delle

scienze cognitive. Così come le protesi cognitive hanno integrato le menti individuali, via

via che lo sviluppo tecnologico introduceva un nuovo medium, la sua diffusione

influenzava le attività di comunicazione ed espressione artistica precedenti. Il cuore delle

scienze cognitive è il rapporto tra mente naturale e mente artificiale, reso possibile dai pc.

Per capire se il pc ha solo memoria più potente o funziona in modo diverso dalla memoria

umana, bisogna analizzare l'ultimo e più importante dei filtri attentivi e cognitivi; questo

filtro riguarda la fase successiva del cammino dell'informazione in cui vengono depositate

nella MLT, cioè quando costruiamo un modello guidato da schemi e dalle conoscenze già

depositate in memoria (principio di verità).

Principio di verità

Questo principio riguarda il filtro più potente nella nostra mente. E' la tendenza a

rappresentare il vero e trascurare il falso: le informazioni a ciò che è vero spiccano, mentre

quelle relative a ciò che è falso restano sullo sfondo. Funzione in maniera simile

all'articolazione figura-sfondo. Questo principio ha la funzione di lasciare in memoria solo

le così più utili. E' stato scoperto e studiato da Philip Johnson-Laird. Egli ha costruito un

programma per pc che funzionava con rappresentazioni incomplete e lo ha confrontato

con un programma che funzionava con rappresentazioni complete. Ha così individuato i

casi in cui la mancata rappresentazione di ciò che è falso provoca delle illusioni cognitive

altrettanto forti delle illusioni percettive. Ci sono altri molti tipi di illusioni nel ragionamento,

tutte accomunate dal fatto che la nostra mente costruisce delle rappresentazioni

incomplete dei problemi senza che noi ce ne rendiamo conto. Non esiste un unico

apparato che viene chiamato inconscio cognitivo, in quanto è una nozione introdotta per

raggruppare tutti i modi di funazionare della mente di cui non ci si rende conto. Se si è

voluto raggruppare tutti questi meccanismi è per distinguerlo dall'inconscio freudiano. In

conclusione, bisogna raggruppare i fenomeni cognitivi, non sulla base della psicologia

ingenua (di che cosa ci rendiamo conto?), ma in funzione dell'azione di meccanismi molto

generali, come quello di verità. Non è un problema solo della psicologia cognitiva, ma di

tutte le scienze cognitive.

Figura e sfondo nelle decisioni

Il principio di verità è un filtro molto potente, in quanto lascia sullo sfondo la falsità e mette

in luce la verità. La sua azione emerge soltanto in problemi astratti, presentati a persone

nel corso di esperimenti. In realtà questi problemi astratti servono a isolare il principio. Il

principio di verità influenza anche le decisioni concrete, che prendiamo nel corso della vita

quotidiana. Il fatto, che grazie a modelli semplificati, vengano perse informazioni e

vengano selezionati alcuni modi di vedere le cose, può essere d'aiuto nel concentrarsi su

ciò che è essenziale. Altre volte, invece, la costruzione di modelli incompleti conduce ad

errori di giudizio, perchè non prendiamo in considerazione l'alternativa che si sarebbe

rivelata importante. L'analisi delle cause di questi e altri incidenti ha messo in luce gli

aspetti negativi, che derivano dalla tendenza della mente umana a prendere decisioni

adottando strategie basate su modelli semplificati della realtà. I modelli mentali, sono il

risultato di strategie di cui non siamo consapevoli, strategie quindi, che la nostra mente

adotta in modo automatico. Il principio di verità, che è alla base di queste strategie, non è il

frutto dell'adozione deliberata da un filtro; anch'esso funziona dai nostri giudizi

consapevoli. Il fatto è che, alcune volte queste strategie inconsapevoli di riduzione, invece

di essere d'aiuto, sono quelle che contribuiscono a nascondere alla nostra mente un

aspetto della realtà che è importante per prendere una decisione adattiva. Proprio per

questo sono state messe a punto delle strategie di pensiero, che possono venire

insegnate e apprese, volte a eliminare questi automatismi.

Ergonomia cognitiva: studio dei carichi percettivi e delle strategie di pensiero più adatti

per interagire con sistemi artificiali. Il quadro che emerge dalle ricerche è quello di una

mente, vincolata sul piano biologico, che ha cercato nel corso dell'evoluzione di soperrire

ai suoi limiti, rendendo automatiche delle procedure di semplificazione basate su modelli

incompleti del mondo. Oggi, alle prese con ambienti tecnologici, queste strategie si

rilevano delle trappole.

CAPITOLO 8 SCIENZE COGNITIVE E SOCIETA'

Modelli dell'interazione

Le scienze cognitive non si sono solo dedicate all'analisi dei meccanismi grazie ai quali il

corpo di un individuo produce una mente che ha determinate funzioni, capacità e vincoli

biologici; hanno anche cercato di trasferire la nozione di adattamento, alla comprensione

di entità complesse. Hanno così applicato la genetica e la biologia molecolare allo studio

delle colture alimentari e alla loro storia. Queste discipline, insieme all'etologia e

all'ecologia, sono state utilizzate per capire i processi di domesticazione degli animali,

mentre la biologia molecolare ci ha permesso di capire il ruolo di virus e batteri nella

diffusione della civiltà. Fondamentale per l'analisi delle interazioni sociali e delle

organizzazioni, inclusi gli Stati, è la teoria dei giochi, sviluppata negli anni quaranta

dall'economista Oscar Morgenstern e da John von Neumann. Quest'ultimo diede un

contributo essenziale alla teoria degli automi e alle basi teoriche per lo studio dei rapporti

tra cervello e pc. Il suo contributo alla teoria dei giochi ha fornito uno strumento di

modellazione delle interazioni tra attori che può diventare molto formale, ma che in realtà è

semplice ed è stato applicato da economisti, psicologi, sociologi. La teoria dei giochi è

fondamentale per analizzare le scelte di competizione e cooperazione.

Teoria dei giochi e razionalità limitata

La maggior parte delle persone, quando deve scegliere al buio, decide di cooperare. Si

verifica in questo modo un comportamento, dovuto ad una rappresentazione incompleta

del problema che emerge quando ignoriamo la scelta dell'altro giocatore. Le stesse

persone che avevano scelto una decisione competitiva, scelgono la cooperazione quando

non sanno qual è stata o quale sarà la scelta dell'avversario. Se la rappresentazione dello

scenario è complessa, noi costruiamo un modello semplificato e la strategia è guidata da

questo modello. La teoria dei giochi ci permette di evidenziare i limiti della razionalità

individuale dovuti alla difficoltà nel costruirsi rappresentazioni complete di problemi. La

teoria dei giochi non è stata tuttavia utilizzata soltanto per studiare quanto gli individui si

attengono ai criteri di razionalità; può essere applicata anche ad organizzazioni, come le

imprese, per analizzare le loro scelte competitive o cooperative. Può persino costruire uno

strumento di comprensione dei rapporti tra Stati. Si tratta quindi, di uno strumento analitico

di cui dispongono le scienze cognitive per analizzare qualsiasi sistema, che richieda scelte

strategiche.

Teoria dei giochi e ambienti

Il gioco è caratterizzato da quello che viene detto equilibrio Nash, dato da un professore

dell'università di Princeton. L'equilibrio implica che il progetto non venga realizzato. La

strategia cooperativa non giunge a un equilibrio, dato che ciascuno dei due pasi avrà

sempre la tentazione di godersi i benefici con un comportamento opportunistico. La teoria

dei giochi, offre un quadro teorico, ricco e articolato che ci permette di analizzare la

razionalità insita nell'adottare una strategia di comportamento in situazioni anche assai

complesse. Permette di simulare moltre altre situazioni e di prevedere, in funzione dei

costi e benefici reciproci, le strategie che sarebbe razionale adottare dai giocatori nei vari

scenari. Mancur Olson, in una serie di lavori, ispirati alla teoria dei giochi, aveva notato

che presi singolarmente, gli Stati del mondo sono razionali; presi insieme, costituiscono un

sistema internazionale che è spesso irrazionale. Proprio di fronte a situazioni di questo

tipo, la scuola istituzionalista, che si rifà a studiosi come Powell, introduce l'ombra del

futuro e cioè la consapevolezza che i rapporti tra Stati non si limitano a una sola mossa.

Sarebbe quindi convenienti collaborare anche quando sui tempi brevi è più vantaggioso

competere. Coloro che appartengono invece alla scuola realista, come Kenneth Waltz,

introducono una diversa definizione dell'utilità che gli Stati intendono massimizzare.

Secondo la scuola realista, gli Stati si comportano come posizionalisti difensivi.

Ragionando così, anche se il vantaggio della cooperazione è superiore a quello della

competizione, si preferirà scegliere lo status quo della competizione anzichè avere uno

svantaggio dovuto alla cooperazione. Waltz ha sviluppato le conseguenze che derivano

dalla nozione di vantaggi relativi presente in Rosseau. Si tratta della razionalità del

comportamento di un attore collettivo che preferisce subire un danno qualora riesca a

infliggere un danno maggiore al suo avversario. L'intuizione di Rosseau era che i grandi

vantaggi che devono derivare al commercio da una pace generale sono di per sè sicuri e

incontestabili, ma essendo comunti a tutti non saranno mai reali per nessuno, dal

momento che simili vantaggi sono principalmente per loro differenze. Negli ultimi anni le

applicazioni alla teoria dei giochi hanno innescato un vivace dibattito tra gli studiosi della

politica.

Scienze cognitive e modelli descrittivi complessi

Il ricorso a modelli può essere utile anche se si hanno semplici obiettivi di descrizione di

fenomeni complessi . Nel caso di modelli e prototipi, il modello ha lo scopo di evidenziare

le proprietà emergenti. Di fronte a fenomeni complessi, può avere semplice funzione di

sintesi, riducendo a una mappa bidimensionale le posizioni relative di entità o eventi di per

sè confrontabili. I modelli diventano modelli di modelli, e così via. L'entusiasmo per gli

strumenti delle scienze cognitive va moderato, perchè quanto più ci si allontana dalle

metodologie sperimentali tanto più si corre il rischio di generalizzare realtà difficilmente

riconducibili a modelli sintetici. Proprio questi casi complessi, tuttavia esemplificano quei

processi di confronto e integrazione di saperi che sono l'obiettivo delle scienze cognitive.

CAPITOLO 9 SCIENZE COGNITVE E BIOLOGIA

Mente e cervello

Il progresso della biologia ha segnato il passaggio al terzo millennio e sta cambiando il

volto della disciplina. Il rapporto tra stimoli e risposte è solo il punto di partenza delle

scienze cognitive, per comprendere meglio un qualcosa bisogna guardare dentro. La

distinzione più importante non è tra software e hardware, ma tra i diversi livelli di analisi e

cioè i diversi gradi di astrazione utilizzabili nel descrivere un oggetto. Diversi livelli di

analisi richiedono vocabolari diversi e nel corso della vita quotidiana, il vocabolario che

utilizza termini mentali è quello che viene preferito. In altre parole, il livello funzionale,

quello che la mente fà, è il livello descrittivo più semplice e facile da usare, sia nel caso

delle menti artificiali dei computer che nel caso delle menti umane. Tutto questo non

significa che lo studio della mente, a livello macro non abbia a che fare con quello del


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze psicologiche applicate
SSD:
Università: L'Aquila - Univaq
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Marlene87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e metodi della psicologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università L'Aquila - Univaq o del prof Palmiero Massimiliano.

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