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Premessa

Le scienze cognitive hanno come oggetto di studio la cognizione, vale a dire la capacità di un sistema, naturale o artificiale, di conoscere e comunicare a se stesso e agli altri quello che conosce. Se si parla di scienza cognitiva, invece, quindi con il termine al singolare, si fa riferimento a un ambito di ricerca più ristretto e specifico rispetto a quello delle scienze cognitive. L'obiettivo della scienza cognitiva è quello di cercare di capire come funziona un sistema, naturale o artificiale, che sia in grado di filtrare e ricevere informazioni dall'ambiente circostante, di rielaborarle creandone di nuove, di archiviarle e cancellarle, di comunicarle ad altri sistemi ed infine di prendere decisioni e di agire nel mondo adattandosi ai suoi cambiamenti e adattando il mondo a se stesso grazie alla creazione di artefatti.

Artefatti: oggetti che incorporano scopi umani, che sono il frutto di progetti consapevoli e che, una volta realizzati, vengono sottoposti a selezione artificiale. La maggioranza degli artefatti ereditati dalle generazioni umani precedenti sono il risultato della rivoluzione industriale.

L'obiettivo della scienza cognitiva è simile a quello della psicologia cognitiva ma quest'ultima si occupa solo degli esseri naturali e cioè dell'uomo e dell'animale. Mentre le scienze cognitive, oltre che alla psicologia, alla linguistica, alle neuroscienze (studio delle basi neurofisiologiche dei processi cognitivi) e all'intelligenza computazionale (intelligenza prodotta da sistemi artificiali), vanno a toccare la filosofia, l'antropologia, la genetica, l'etologia (studio del comportamento animale), l'economia. Le scienze cognitive diventano il campo di studio di tutto ciò che ha a che fare con le capacità creative dell'uomo e con gli artefatti da lui creati. Esse nascono quando si cominciano a confrontare i risultati delle ricerche della psicologia, delle neuroscienze, dell'informatica e della scienza computazionale. Questi tre filoni hanno in comune il loro scopo, che è quello di comprendere il funzionamento del cervello e la sua capacità di produrre mente. L'istituto di tecnologia del Massachussetts (MIT) è stato una culla per le scienze cognitive.

Capitolo 1: La nascita delle scienze cognitive

La data di nascita delle scienze cognitive risale al 1978, anno in cui c'è stata la conferenza a La Jolla, in California. In realtà, più che una data di nascita, si è trattato di un'unione da parte di studiosi provenienti da diverse discipline, verso un complesso di problematiche che richiedono un approccio interdisciplinare.

Un'idea di razionalità

Freud, nel proporre un tentativo di analisi del rapporto tra conscio ed inconscio, aveva fatto coincidere l'inconscio con ciò di cui non ci rendiamo conto. Alla luce delle nuove esperienze questa concezione sta tramontando, in quanto a fianco dell'inconscio emozionale di Freud, nasce un inconscio ancor più ramificato, complesso e nascosto: il cosiddetto inconscio cognitivo. Se l'irrazionale trova la sua genesi nell'inconscio, è chiaro che la vita mentale conscia, rispecchia la razionalità; invece non è così.

Per quanto riguarda la razionalità umana, il suo compito era quello di spiegare deviazioni temporanee da parte di determinati individui, che a causa della loro biografia, non funzionavano con l'intelligenza manifestata dalle persone adatte agli ambienti in cui vivevano. Non si supponeva allora che tali deviazioni fossero sistematiche, che non riguardassero solo le persone disadattate. Venivano così intaccati i fondamenti di altre scienze, come la sociologia, l'economia e l'antropologia.

A fianco di queste discipline è nata una sistematizzazione dei saperi comuni, cioè di quello che i non specialisti pensano sul funzionamento del mondo naturale e di quello sociale. Di la biologia ingenua, fisica ingenua, economia, sociologia e psicologia ingenua. Tutti questi saperi "ingenui", sono delle invarianti del pensiero umano, dell'uomo in quanto specie naturale. Si tratta di vincoli naturali e non culturali. La storia evolutiva della mente dell'uomo, ha dovuto affrontare e aggirare i vincoli biologici che limitano la sfera dell'azione della mente umana. Le scienze cognitive cercano di capire come funzionano oggi, e, come si sono sviluppati questi vincoli biologici. La loro natura è diventata sempre più chiara, grazie soprattutto alla biologia, con particolare riferimento alla genetica e grazie anche al confronto con le prestazioni di sistemi artificiali come il pc.

Un'idea di uomo

Opinione corrente era, che gli aspetti più rilevanti di un individuo fossero il prodotto di una costruzione sociale, cioè della sua biografia personale plasmata dagli ambienti in cui era stato allevato. Come ha scritto il filosofo Diego Marconi in filosofia e scienze cognitive, l'uomo viene visto come un produttore di rappresentazioni; uno che sogna e racconta i suoi sogni, scrive storie e romanzi, elabora ideologie e aderisce ad esse, ha aspettative economiche, progetta edifici e oggetti d'uso, inventa immagini e slogan pubblicitari, parla di sé e degli altri, racconta barzellette, prega.

Il punto di partenza di chi aderisce a questo orientamento è dato dal principio sul quale è difficile disapprovare, secondo cui nessun evento sociale parla di per sé; infatti, ogni evento sociale a cui assistiamo, di dice qualcosa in quanto lo interpretiamo. Si sostiene che non soltanto gli eventi ma anche gli oggetti ci parlano affatto di per sé ma ci dicono qualcosa dal momento in cui, noi li facciamo parlare, cioè diamo loro un senso con le nostre parole. Le scienze cognitive partono invece, proprio dal corpo dell'uomo considerato come un evento naturale, il risultato della storia evolutiva di una specie animale e incorporano così le scoperte della biologia e delle neuroscienze. Lo studio delle neuroscienze e della storia delle specie animale, ci mostra la genesi dei vincoli.

Nel 1974 Foucalt incontra Chomsky. Quando quest'ultimo osserva che la natura dell'intelligenza umana non è mutata in modo sostanziale, Foucault ribatte che non accetta che le regolarità siano connesse alla mente umana o alla sua natura, in quanto bisogna situarle nel campo di altre pratiche umane, quali l'arte, la tecnologia, l'economia. Foucault non negava che il corpo dell'uomo vincolasse la sua mente ma riteneva che il grado di libertà lasciato alle influenze culturali e sociali dell'uomo, ha caratterizzato quasi tutto il secolo scorso, fino a quando non sono nate le scienze cognitive.

L'affermarsi delle scienze cognitive più che le loro applicazioni tecnologiche, che hanno già cambiato la vita quotidiana, avrà un forte impatto sulla mentalità comune. La scissione tra applicazioni e saperi di base trova la sua controparte, presso alcuni umanisti, in una sorta di relativismo culturale, per cui la descrizione dei fenomeni naturali, è a sua volta conseguenza di scelte naturali. Ora è vero, che se non fosse stata per l'invenzione del pc, non avremmo oggi le scienze cognitive, ma c'è da dire che i risultati tecnologici, sono scoperte e invenzioni che hanno permesso di raggiungerli, in quanto abbiamo a che fare sia con scoperte sul funzionamento del cervello e della mente e sia con con le invenzioni (pc). Con questo non significa che gli studiosi delle scienze cognitive ignorino la storia, anche esse sostengono che la mente sia il prodotto dei tempi di Darwin.

Stupore e natura umana

Il compito dello studioso dei fatti umani si riduce ad una sorta di decostruzione sociale, vale a dire allo smontaggio delle componenti culturali che fanno di noi quello che siamo. Nel XX secolo le ideologie sembravano offrire la possibilità di trasformare radicalmente anche l'uomo. Non solo gli scienziati ma anche gli artisti, letterati, erano intenzionati a pensare che la meccanizzazione e la tecnologia industriale avrebbe potuto creare una società nuova.

Questa fiducia attraversa ideologie e nazioni: in Unione Sovietica si intreccia con il programma di costruzione della società e dell'uomo socialista, nelle socialdemocrazie europee con l'ottimismo pedagogico del Bauhaus che sognava la cattedrale del socialismo grazie alla liberazione ugualitaria innescata dalla tecnologia; negli Stati Uniti con l'utopia della costruzione di cittadini americani grazie alla plasmabilità garantita dal comportamentismo. Questa scuola psicologica, erede di Pavlov, riteneva che la dotazione innata di ciascun neonato non fosse importante.

Oggi le scoperte della genetica, hanno sconvolto questi sogni; torna così lo stupore per la natura umana, che va studiata e scoperta, rispettata e non trasformata. Questo stupore è stato descritto da René Descartes. Nella sua opera Meditazioni sulla prima filosofia, egli spiega una serie di "se", che ci fanno immaginare mondi stupefacenti in cui la nostra realtà quotidiana viene risucchiata e si trasforma in uno dei tanti mondi possibili, cosi che, il mondo in cui viviamo tutti i giorni diventa accidente particolare che un destino ha voluto creare. Così come determina la nostra vita, il destino ha voluto creare la storia della specie.

Per molti secoli si sperava, che se noi avessimo programmato una società in un modo adatto, le azioni degli uomini sarebbero state prevedibili sulla base dei vincoli posti dagli stessi uomini. Questi assunti fanno sparire lo stupore di Descartes, o più precisamente, lo traducono in progetti razionali che investono la storia, la politica. Il primato dell'uomo e la sua razionalità è totale. Il contributo delle scienze cognitive, è consistito nello smontare via via questo assunto, mostrando che il raggio d'azione dei vincoli immodificabili da interventi esterni era più ampio di quanto non si fosse ritenuto in precedenza. L'uomo può così di nuovo scoprire se stesso, stupirsi e rispettare con umiltà l'esito di una storia naturale incredibile.

Naturale e artificiale

Il cambiamento di prospettiva nei confronti della plasmabilità degli individui non è l'esito di un'operazione di smantellamento e programmata; solo le critiche di Chomosky, sulle concezioni precedenti di apprendimento linguistico hanno avuto questa forma. In molti ambiti di ricerca si è trattato di un processo graduale di costruzione di saperi su tematiche comuni da parte di discipline molto diverse. È stato questo confluire, innescato dalle condivisioni delle nuove tecnologie, che ha creato le condizioni per la nascita delle scienze cognitive.

Si tratta di scienze diverse, per metodi ma il campo di interesse è unitario. Esso è individuabile nel funzionamento di un sistema cognitivo artificiale o naturale, e cioè di un sistema in grado di riprodurre molte operazioni, quali il percepire, ragionare, immaginare, memorizzare. I sistemi naturali e animali vengono analizzati nel contesto più ampio di sistemi artificiali, come quelli di un pc, prive quindi contropartite biologiche e fisiche: questo è il nucleo delle scienze cognitive.

L'uscita dell'uomo dalla storia per venire restituito alla natura ha poco a che fare con il precedente tentativo costituito dal positivismo dell'ottocento. Alla fine dell'ottocento l'enfasi era sull'esperimento, e alla fine del novecento sulla biologia. Dalla tecnologia alle macchine si è passati alla costruzione di immagini immateriali e di modelli delle funzioni cognitive. L'uomo diventa così un caso storico, all'interno di tante potenzialità simulabili, di cui solo una, la nostra, si è realizzata in corpi che sono il risultato della storia naturale dell'evoluzione.

Progettare artefatti

Degli artefatti che ci circondano, possiamo analizzare tutte le fasi di progettazione e costruzione. Non è invece disponibile il progetto in cui è stato costruito l'uomo, sia che riteniamo il progetto di origine divina, sia che lo consideriamo implicito, quindi frutto di storia naturale.

Meccanismi della visione umana: ereditiamo questo meccanismo prima della nascita. Il metodo utilizzato per capire questo meccanismo viene chiamato progettazione alla rovescia. Rappresenta il pilastro delle scienze cognitive. Gli scienziati cognitivi applicano questo metodo per capire come funziona l'uomo, il suo corpo, la sua mente e i suoi artefatti. Secondo le parole del direttore del centro di neuroscienza cognitiva del MIT di Boston, Steven Pinker, è a Darwin che dobbiamo risalire per trovare la prima formulazione del metodo reverse engineering (progettazione alla rovescia).

Darwin ha dimostrato come organi di complessità e perfezione estrema, non derivino dalla provvidenza divina ma dall'evoluzione di replicatori lungo intervalli di tempo. Via via che i replicatori si replicano, possono emergere errori nelle operazioni di copiatura e può capitare che alcuni di questi errori finiscano per migliorare la sopravvivenza ed il tasso di replicazione.

Le scienze cognitive cercano di capire come sia possibile simulare una mente, in termini virtuali e realizzabili come gli artefatti. La biologia evoluzionista si incarica di spiegarci perché abbiamo proprio quel tipo di mente naturale che ci ritroviamo. Questo percorso deve essere compiuto all'indietro, per questo motivo la progettazione alla rovescia rappresenta il pilastro su cui reggono tutte le scienze cognitive.

Capitolo 2: Progettazione alla rovescia

Problemi mal definiti

Le scienze cognitive sono piene di problemi mal definiti; ci è nota la soluzione ma quando applichiamo la progettazione alla rovescia scopriamo che più strade avrebbero potuto condurre lo stesso risultato. Sappiamo vedere gli oggetti, usare e capire il linguaggio, memorizzare e dimenticare, ragionare, ammirare paesaggi e opere d'arte, ma non sappiamo la genesi di tutto questo, non sappiamo quali siano i meccanismi che ci rendono capaci di fare tutte queste cose. Possiamo avanzare delle ipotesi ma poi abbiamo bisogno di aiuti.

Gli aiuti possono essere di due tipi: gli esperimenti, che sono in grado di escludere quelle possibilità che, pur essendo possibili, non si sono verificate; le simulazioni, che ci permettono di determinare queste possibilità e dei modelli per descrivere come dovrebbe funzionare la realtà se corrispondesse a quella simulazione. In altre parole gli esperimenti costituiscono dei modi di interrogare la natura; la natura risponde fornendoci le informazioni che ci permettono di risolvere gli interrogativi posti dalla progettazione alla rovescia. La funzione degli esperimenti nelle scienze cognitive, è, quella di scoprire dei vincoli in grado di trasformare problemi mal definiti in problemi ben definiti, sciogliendo così il mistero nella progettazione alla rovescia. Con le simulazioni costruiamo modelli del funzionamento del mondo.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Marlene87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e metodi della psicologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di L'Aquila o del prof Palmiero Massimiliano.
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