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Riassunto esame di Storia delle Scienze Psicologiche, prof. Arpaia, libro consigliato Storia della Psicologia, Legrenzi Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di storia delle scienze psicologiche e del professore Arpaia, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Storia della Psicologia, Legrenzi, dell'università degli Studi di Bergamo - Unibg. Scarica il file in PDF!

Esame di storia delle scienze psicologiche docente Prof. S. Arpaia

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affettivi non possiedono però la chiarezza, poiché se ci concentriamo sui nostri stati affettivi, essi

scompaiono.

Il metodo: l’introspezione

E’ l’unico metodo che caratterizza la psicologia rispetto alle altre scienze. Secondo Titchener, nel

procedere, lo psicologo introspezionista deve seguire 2 norme fondamentali:

1) Deve adottare il criterio elementistico (ogni dato cosciente deve essere scomposto in elementi

più semplici, cioè non più suscettibili di scomposizione psichica).

2) Deve continuamente salvaguardarsi dall’incorrere nel cosiddetto “errore dello stimolo”(questo

errore consiste nell’attribuzione di significati ai dati dell’esperienza cosciente, che vanno invece

riportati nella loro cruda esistenzialità).

Il funzionalismo

Era l’espressione della nuova cultura nordamericana. L’ispiratore fu William James, segnato dalle

teorie evoluzionistiche di Darwin e Spencer e dalla filosofia pragmatistica di Mead, Moore e

Dewey. In un certo modo fu anche influenzato dalla psicologia dell’atto di Brentano. Rispetto allo

strutturalismo, il funzionalismo era un sistema più composito, eterogeneo e tollerante nei confronti

delle altre prospettive psicologiche.

La psicologia secondo i funzionalisti

Considerano l’organismo umano come l’ultimo stadio del processo evolutivo. L’interrogatorio

principale non è più “cosa sono i processi mentali”, ma bensì “a cosa servono e come funzionano”.

L’accento è posto sulle operazioni dell’intero organismo biologico, umano e animale. Scompare il

dualismo mente-corpo. Acquisendo questa valenza biologica, la psicologia acquista al contempo

una valenza esplicativa. Oggetto della ricerca psicologica sono “le attività mentali relative

all’acquisizione, all’immagazzinamento, all’organizzazione e alla valutazione delle esperienze, e

alla loro utilizzazione nella guida del comportamento”. Ciò che è centrale in questa definizione è il

concetto di “comportamento guidato (adattivo)”. E’ caratterizzato da 3 componenti:

1) Stimolazione motivante, interna o esterna all’organismo.

2) Stimolazione sensoriale.

3) Una risposta che alteri la situazione in modo tale da soddisfare le condizioni motivanti.

Il funzionalismo come antielementismo

Secondo Dewey l’arco riflesso non è scomponibile in due entità indipendenti. Per esempio, un

bambino che allunga una mano verso una fiamma e si scotta, non si può parlare di 3 eventi

indipendenti: vedere, allungare la mano e toccare. Bisogna invece parlare di un’unica attività

finalizzata, “vedere per toccare”.

Le funzioni mentali

Oggetti della ricerca funzionalistica sono in parte i processi mentali già studiati da Titchener, in

parte processi mentali nuovi. I primi sono la sensazione e l’emozione. I secondi sono la

percezione, la motivazione, l’apprendimento e il pensiero.

1) La sensazione: in quanto elementare, passa subito in secondo piano nella ricerca funzionalista,

mentre l’abilità spaziale ha un valore maggiore, poiché consiste nel localizzare gli oggetti nel suo

spazio circostante e nel discriminare le loro dimensioni.

2) Emozione: ha carattere adattivo, di riadattamento organico automatico. I funzionalisti

ammettono l’esistenza di emozioni “gratuite” o addirittura negative per l’organismo.

3) Percezione: processo mentale a sé stante, non una somma di sensazioni elementari.

Cognizione di un oggetto presente.

4) Motivazione: stimolo relativamente persistente (fame, sete, pulsione sessuale, dolore, ecc) che

domina il comportamento dell’individuo fino a quando quest’ultimo non reagisce in modo da

soddisfarlo.

5) Apprendimento: acquisizione da parte dell’organismo di appropriate modalità di risposta a

situazioni problematiche presenti nell’ambiente. I funzionalisti non credono nell’apprendimento “per

prove ed errori”, credono invece che già la prima volta che l’organismo si trova in una situazione

problematica, reagisca già in modo selettivo ed analitico. Per quanto riguarda il pensiero, i

funzionalisti ne sottolineano la funzione adattiva tanto quanto le percezioni.

I metodi del funzionalismo

In generale si può parlare di “eclettismo metodologico” dei funzionalisti, valorizzando la

sperimentazione di laboratorio. Essi accettano i contributi alla conoscenza psicologica della

filosofia, della storia, della letteratura. Ricorrono talora all’osservazione soggettivistica, che rimane

il loro fondamentale criterio metodologico. Infine aprono la psicologia allo studio delle differenze

individuale, dello sviluppo infantile, del comportamento animale.

Polemica fra strutturalisti e funzionalisti

Pur discutendo fra loro, strutturalisti e funzionalisti sapevano bene di appartenere alla stessa

grande famiglia soggettivistica. Al funzionalismo Titchener rivolge solo 2 critiche: le componenti

filosofiche o aprioristiche che seguono i funzionalisti, che secondo Titchener riportano la psicologia

al periodo prescientifico, ed in secondo luogo ritiene che lo studio delle funzioni mentali deve

essere preceduto dallo studio dei contenuti mentali, poiché non ha senso cercare di capire “cosa

fanno” per l’organismo i processi coscienti, se prima non si è capito “cosa sono”. La critica

principale dei funzionalisti è invece quella secondi cui i “momenti di coscienza” rilevati con

l’introspezione sono transitori, e cessano di esistere non appena trascorsi, mentre le funzioni

mentali sono persistenti e continuative.

CAPITOLO 3

La riflessologia e Pavlov

Il lascito più rilevante nella psicologia è stato proprio il condizionamento classico di Pavlov.

L’Unione Sovietica è stato l’unico paese ad avere una psicologia ufficiale e i contenuti di Pavlov

erano molto più consoni ad una ideologia dominante, rispetto all’idea di Vygotskij. Quest’ultimo,

nelle opere di comportamentismo ecc, è totalmente ignorato. Le scuole riflessologiche anticipano il

comportamentismo, come si evince dal programma di Bechterev, uno dei tanti aderenti alla

psicologia positiva della cultura borghese russa prerivoluzionaria. Era un programma riduzionista,

teso a ricondurre la complessità dell’agire umano agli effetti dell’intreccio tra riflessi, stimoli e

risposte apprese. Senza Pavlov questo programma non sarebbe potuto partire.

Il condizionamento classico

Già nel 1903 Pavlov aveva osservato come mettendo del cibo in bocca ad un cane si producesse

un immediato aumento della salivazione. Questa è una risposta automatica, innata, un riflesso,

geneticamente registrata nel sistema nervoso dell’animale. Fece un esperimento: Un cane viene

legato con cinghie in una stanza insonorizzata. Ponendo del cibo nella bocca aumenta il flusso di

saliva. Il cibo è chiamato da Pavlov “stimolo incondizionato” e la risposta di salivazione è la

“risposta incondizionata”. Poi Pavlov aggiunse il suono di una campanella prima del cibo,

chiamando il suono della campanella “stimolo condizionato” e l’aumento della salivazione “risposta

condizionata”. Tutto ciò consento di interpretare tutto il comportamento umano come

l’apprendimento di sequenze stimolo-risposta. Pavlov capì anche che i condizionamenti si

indeboliscono nel tempo, grazie ad altri esperimenti fatti sul cane.

Il paradigma della generalizzazione e discriminazione

Se un cane è stato condizionato ad aspettarsi un suono prima del cibo, egli emetterà saliva anche

quando il suono non è proprio identico a quello usato per condizionarlo. Lo stesso accade ad un

bambino. Questo fenomeno è detto “generalizzazione dello stimolo”. E’ possibile però condizionare

un animale a non rispondere a stimoli simili allo SC, pur continuando a rispondere allo SC. Ad

esempio insegnare a un bambino a rispondere “sedia” agli stimoli visivi “sedie” ma non ai sedili.

Questa è la discriminazione. In tutti questi esperimenti l’organismo è totalmente passivo,

l’apprendimento è condizionato solo dall’ambiente di vita. Dopo Pavlov la società comune sia

borghese sia non, iniziano ad essere affascinata dal pensiero freudiano, proibito invece in Unione

Sovietica, benché Vygotskij tradusse molte opere di Freud.

La scuola storico culturale

La prima metà del 1900 è stato un durissimo periodo per gli psicologi e in particolare per i

gestaltisti, in maggior parte ebrei, che furono costretti a trasferirsi negli Stati Uniti. Il 6 gennaio

1924 Vygotskij lesse la relazione “Metodologia della ricerca riflessologica e psicologica” al secondo

congresso panrusso di psicologia e pedagogia. Il 19 ottobre tenne la conferenza su “La coscienza

come problema della psicologia del comportamento”, che divenne il manifesto del movimento

storico-culturale. Da allora Vygotskij lavorò soprattutto a Mosca. Nel 1933 scrisse un saggio sul

gioco e una monografia sulle emozioni. Dallo stesso anno si ritrovò in isolamento completo e morì

1 anno dopo. Dal 1936 le opere di Vygotskij furono rese proibite. Come metodo, Vygotskij utilizzò

principalmente il metodo longitudinale, e le sue ricerche furono focalizzate sulle influenze dei

contesti sociali, storici e culturali. Questa impostazione lo portò a scontrarsi con Piaget. Vygotskij

anticipò dunque l’impostazione della scuola di Ginevra, precorse la tradizione “ecologica” attenta ai

fattori ambientali, di cui oggi l’erede è il movimento della “cognizione situata”.

CAPITOLO 4

Le origini e il concetto di Gestalt

Gestalt: corpo di affermazioni teoriche e impostazioni metodologiche che si sono sviluppate dai

lavori di Wertheimer, Kohler e Koffka. E’ una corrente di pensiero psicologico nata e sviluppatasi in

Europa. E’ la risposta tedesca alla psicologia di Wundt. I gestaltisti sono contro la scomposizione

che seguiva Wundt, assumendo come tema distintivo l’antielementarismo. Il “padre” di questa

psicologia è Kant (vissuto 1 secolo prima), primo a proporre una soluzione tra empirismo e

razionalismo mediante il concetto di sintesi a priori. Anche la psicologia dell’atto di Brentano ha un

approccio di tipo antielementaristico. Ancora più diretta è l’influenza di von Ehrenfels, il quale nel

1890 pubblica uno scritto in cui parla di quelle che saranno chiamate “qualità-Gestalt”, cioè la

qualità propria del tutto (il tutto è più della somma delle parti, primo passo teorico della Gestalt). Il

secondo passo è stato determinare leggi non arbitrarie secondo le quali gli elementi vanno a

formare un tutto. L’ultimo passo è l’osservare che una stessa parte ha caratteristiche diverse se

presa singolarmente o inserita nel tutto.

I primi lavori della Gestalt

Nasce nel 1912, anno in cui Wertheimer pubblica il “movimento stroboscopico”. In un ambiente

buio illumino un oggetto mediante il raggio emesso da un proiettore. L’oggetto è posto a sinistra

dell’osservatore. Dopo alcuni secondi si spegne il fascio di luce e si illumina un secondo oggetto

alla destra dell’osservatore. Il risultato percettivo è di vedere un unico oggetto che dalla posizione

di sinistra si sposta a quella di destra. Fenomeno chiamato “fi”. All’inizio si pensava che ciò fosse

l’eccezione che conferma la regola, ma il fenomeno ha caratteristiche di cui è difficile formulare

una ipotesi. Veniva quindi formulata una ipotesi sussidiaria approntata ad hoc. In questo primo

periodo della Gestalt, i gestaltisti hanno lo scopo di sottolineare l’inadeguatezza dei modelli il cui

risultato percettivo è dato dalla somma di parti generate da sensazioni svincolate tra loro. Esempi

in grado di farlo: anello di Wertheimer-Benussi (matita in mezzo e cambia colore).

Critica all’empirismo

Critica che si riferisce a correnti di pensiero quali associazionismo o comportamentismo. Gli

empiristi ritengono che gli oggetti si presentano alla nostra esperienza formati così come appaiono

perché siamo noi abituati a vederli il tal modo, sono quindi originato dall’apprendimento. I gestaltisti

ritengono invece che gli oggetti siano originati in base ad autodistribuzioni dinamiche

dell’esperienza sensoriale. Esempio: il lavoro di Gottschaldt: se fosse vero che gli oggetti si

formano nella nostra esperienza in base all’apprendimento, gli oggetti presentati più volte

dovrebbero essere riconosciuti con più facilità, ma così non è.

L’atteggiamento fenomenologico e la teoria di campo

Questo tema riguarda la percezione. Nella psicologia della Gestalt ciò che deve essere preso in

considerazione sono i fatti così come ci vengono forniti dagli organi di senso. Atteggiamento agli

antipodi dell’introspezionismo. I gestaltisti osservano il reale e accettano l’esperienza in maniera

diretta, un introspezionista va invece al di là degli oggetti che popolano il nostro mondo. Teoria del

campo: secondo la Gestalt, le uniche possibilità di spiegazione vanno attribuite a una teoria che

usi strumenti concettuali quali forze, campo, equilibrio. Costruire una teoria di campo significa

individuare le precise regole dell’interazione tra le parti. I gestaltisti hanno definito “principi di

unificazione formale” quelle regole che descrivono il comportamento delle parti presenti nel campo.

Nel 1923 Wertheimer fissa i principi più generali: vicinanza, somiglianza, buona continuazione,

pregnanza, destino comune, chiusura, esperienza precedente. Questi principi sono metodi di

descrizione, non modelli con una validità a priori. Questi principi non presumono di essere una

copia fedele del mondo, bensì ci danno indicazioni su come si comporta il campo fenomenico. I

principi più semplici sono somiglianza, continuità e chiusura.

Il postulato dell’isomorfismo

Questo postulato si prefigge di dimostrare che processi così “astratti” come possono sembrare

quelli del pensiero e della memoria, hanno un preciso supporto materiale e sono in ultima analisi

originati da fatti che prevedono movimenti di atomi e molecole. In base a questo postulato,

qualsiasi manifestazione del livello fenomenico trova un corrispettivo in processi che, a livello

cerebrale, presentano caratteristiche funzionalmente identiche. Ciò significa che se il nostro

mondo fenomenico possiede una forma, una struttura, una dinamica, dobbiamo trovare a livello del

sistema nervoso centrale una forma, una strutta e una dinamica che le rispecchino. Questo

postulato ha 2 ordini di conseguenze: 1) Tipo euristico, discriminante per la ricerca in

neurofisiologia: tutte le scoperte sui fatti fisiologici che non siano in grado di restituirci il dato

fenomenico sono progressi non di tipo psicologico. 2) Tipo filosofico: l’isomorfismo è una via per far

sì che il mondo sia riconducibile a un unico ordine coerente di principi.

Diverse critiche alla Gestalt per questo postulato. La prima è che si pensava fosse un tentativo di

ridurre l’attività del cervello alla presenza di correnti bioelettriche osservabili con strumenti già in

possesso della tecnica. L’altra è che si imputa all’isomorfismo il fatto di costituire una

reduplicazione del mondo esterno. Secondo questa interpretazione i correlati del mondo esterno

non sarebbero altro che un mondo miniaturizzato nel cervello, e ciò non risolverebbe le questioni

per cui l’isomorfismo era stato formulato.

La psicologia del pensiero e la psicologia sociale

La Gestalt non ha studiato solo la psicologia della percezione, ma anche il pensiero, la psicologia

sociale, la memoria ecc. Kohler nel libro sulle scimmie antropoidi ha introdotto il concetto di

“insight” (vedere dentro). Psicologi a lui contemporanei pensavano si arrivasse al raggiungimento

di uno scopo con un procedimento casuale, chiamato “per prove ed errori”. Kohler invece

attribuisce “intelligenza” al soggetto che apprende, dove per intelligenza sottolinea gli aspetti

creativi, quelli cioè in grado di cogliere i nessi chiave di una situazione. Esperimenti condotti su

animali hanno sottolineato che il ragionamento “per prove ed errori” è seguito solo in minima parte

durante l’apprendimento. Ad esempio una scimmia che usa un bastone per avvicinarsi il cibo usa

l’intelligenza poiché instaura una ristrutturazione del campo cognitivo attraverso un atto di insight.

Modalità di analisi dei gestaltisti

Essi si sono interessati alla soluzione di problemi, molto meno all’apprendimento in generale. La

soluzione insight promossa dai gestaltisti non nega comunque l’importanza dell’esperienza

passata. Wertheimer parla invece del pensiero produttivo, cioè l’intelligenza che ci permette di

risolvere problemi. Egli vuol mostrare come si possa giungere a soluzioni osservando la situazione

come una totalità anziché parti o procedimenti particellari. In questa prospettiva anche gli errori

acquistano un carattere positivo. Lo studio puramente mnemonico è definito da Wertheimer

“soluzione bruta”.

Kurt Lewin

Per ottenere conoscenza non è necessario esaminare un insieme vasto di eventi ripetibili ma

determinare, anche in un solo caso, le condizioni che generano il fenomeno (spiegazione genetico-

condizionale). Inoltre Lewin, con l’aiuto di costrutti topologici, ha approntato un linguaggio

immediato e universale in grado di descrivere in maniera sufficientemente approfondita situazioni

dinamiche concrete. Mediante il costrutto “regione”, cioè uno spazio racchiuso da un confine (detto

“barriera“), si possono indicare situazioni di tipo psicologico. Per passare per esempio dalla

regione lettura alla regione cinema bisogna effettuare uno spostamento psicologico (locomozione).

Questi spostamenti non richiedono spostamenti fisici ma anche solamente mentali. Le situazioni

possono avere valenza positiva o negativa. E’ difficile spostarsi da una con valenza positiva a una

con valenza negativa (leggere  andare al lavoro). Più semplice è passare da due positive

(mangiare  dormire). A generare nella persona tensione o sistemi di tensione e quindi valenze,

possono essere sia elementi esterni sia interni. La persona è quindi una gerarchia di regioni alcune

molto connesse, altre meno. Questa struttura muta nel tempo a seconda della persona. Lewin

parla anche dei gruppi, chiarendo che le persone sono in grado di generare un campo intorno a

loro. Ad esempio un bimbo che prende la marmellata potrebbe non avere barriere di tipo fisico ma

mentale (per esempio un divieto del genitore a mangiarla).

CAPITOLO 5

Le origini del comportamentismo

Punto di partenza del comportamentismo è il classico dualismo mente-corpo. Il comportamentismo

sceglie il secondo polo. Psicologia con un nuovo oggetto di studio, che si ripropone di spiegare tutti

i temi affrontati finora in maniera più scientificamente adeguata. L’oggetto di studio è il

“comportamento” (emozione, abitudine, apprendimento, ecc). L’aspirazione è collocare la

psicologia fra le scienze biologiche (scienza > filosofia). Il comportamentismo fu un movimenti

nordamericano, solo negli anni ’50 fu conosciuto fuori dagli Stati Uniti. Nasce ufficialmente nel

1913, anno in cui Watson pubblica un articolo dal titolo “La psicologia come la vede il

comportamentista”. Promulgatore e divulgatore del comportamentismo, Watson accolse la biologia

darwiniana e spostò l’attenzione dalla natura della coscienza ai processi adattivi che essa esibisce.

Seguendo la teoria di Darwin, secondo cui sia uomo che animale hanno un’anima, sono iniziati

appunto gli studi sugli animali. Watson però fu il primo a dire che la vera psicologia degli animali

doveva semplicemente considerare il loro comportamento, poiché appunto la psicologia si

identificava con il comportamento stesso. Gli animali sono quindi diventati cavie da laboratorio per

studiare la conoscenza psicologica dell’uomo.

Thorndike scopre la legge dell’effetto (secondo la quale gli animali apprendono gradualmente,

attraverso una serie di “tentativi ed errori”). Questa legge sottolinea il carattere adattivo e

utilitaristico dell’azione umana e che l’apprendimento è graduale. Thorndike infatti notò che il

tempo necessario ad un gatto per uscire da una gabbia decresceva regolarmente e gradualmente,

senza brusche cadute. Nel 1904 Watson lascia l’università di Chicago e nel 1912 anticipa le sue

idee in una conferenza alla Columbia University. Le opere di Watson “attaccano” principalmente il

metodo introspettivo, non ritenuto da lui scientifico per due motivi: 1) l’osservatore si identifica con

l’osservato; 2) l’osservazione introspettiva era compiuta da una persona che parlava di cose che

gli altri non potevano vedere direttamente (si giungeva quindi a descrizioni discordanti o

insoddisfacenti).

La prima guerra ebbe un ruolo fondamentale nello sviluppo della psicologica. Si assistette infatti a

una specie di boom della psicologica, grazie anche al fatto che gli psicologi dovettero fare dei test

ai soldati in modo da selezionare i migliori.

Il comportamentismo watsoniano

Tra 1913 e 1930. Watson è influenzato da Pavlov e dai riflessologi russi, come Secenov. L’oggetto

della psicologia è appunto il comportamento, che è stato esplicitato come “adattamento

dell’organismo all’ambiente”. I comportamenti non sono nient’altro che “combinazioni” di reazione

più semplici. I principi cui Watson fa principale riferimento sono la frequenza, la recenza e il

condizionamento. Frequenza e recenza ci dicono che tanto più spesso o più recentemente

un’azione si è verificata, con tanta maggiore probabilità si verificherà. Il principio del

condizionamento parte dalla rilevazione del fatto che nell’organismo esistono risposte

incondizionate a determinate situazioni. Ad esempio un organismo che riceve cibo reagirà

salivando. Il cibo è detto stimolo incondizionato. Il comportamentismo spiegava quindi precise

unità-stimolo e precise unità-risposta.

Studiando i bambini, Watson definì paura, rabbia e amore le emozioni elementari e ritenne che si

definissero sulla base di stimoli ambientali che le provocavano. A partire da queste emozioni si

costruiscono le altre (esperimento di Albert e il topo, fatto da Watson e Rayner). Per Watson, le

stesse leggi che regolano l’apprendimento emotivo erano alla base delle altre acquisizioni ed in

particolare delle cosiddette “abitudini”. Per Watson il linguaggio viene acquisito per

condizionamento. Il bambino sente associare ad un oggetto il suo nome e di conseguenza il nome

finisce per evocare la stessa risposta evocata dal soggetto. Il pensiero delle parole era invece

frutto di un insieme di abitudini laringiche.

Il ruolo dell’esperienza e le grandi teorie dell’apprendimento

Nel secondo e terzo decennio del novecento 2 grandi teorie: McDougall e Freud. Watson

inizialmente seguì la prima, ma poi influenzato dalla posizione ambientalista radicale di Kuo optò

per una posizione che da un lato non riconosce l’utilità e la validità psicologica del concetto di

istinto, e dall’altro negava che l’uomo fosse al momento della nascita dotato di un bagaglio

psicologico. Nel 1925 Watson afferma che il neonato ha un repertorio di reazioni limitato, quali

riflessi, reazioni posturali, motorie, ghiandolari e muscolari. Solo l’esperienza successiva gli darà

l’istinto, l’intelligenza e la formazione psicologica (Watson 12 bambini sani ecc). Tre importanti

comportamentisti oltre Watson: Tolman, Hull e Skinner.

Tolman

La sua opera è uno dei tanti casi anomali all’interno della scuola comportamentista, visto che pur

partendo da premesse ortodosse, si via via differenziò dal comportamentismo watsoniano. Tolman

riteneva esistesse uno “specifico psicologico” caratterizzato per la sua molarità, ovvero per la sua

irriducibilità. Questo “specifico” era di natura psichica ma anche comportamentale. Sperimentando

sugli animali, Tolman esplicitò in termini empirici la problematica inerente all’intenzionalità del

comportamento. Lo “scopo” è presente quando è presente almeno 1 delle seguenti condizioni in

rapporto all’oggetto-meta:

1) costanza dell’oggetto-meta a dispetto delle variazioni nell’adattamento agli ostacoli intervenienti;

2) variazione nella direzione finale corrispondente alle posizioni differenti dell’oggetto-meta;

3) la cessazione dell’attività quando un determinato oggetto-meta è tolto.

Tolman parla di “variabile interveniente”, dicendo che un metodo oggettivo conosce solo la

variabile dipendente. Il monito di Bridgman di andare alle origini del concetto scientifico e

individuare le operazione effettive che si compiono quando lo si usa venne applicato dai

comportamentisti anche ai concetti utilizzati dallo psicologo.

Hull

Da Watson accolse il comportamentismo molecolare, da Thorndike l’idea che la ricompensa

costituisce un requisito fondamentale dell’apprendimento, da Tolman il riferimento metodologico

del condizionamento classico. Costruì una teoria ipotetico-deduttiva che tentava per la psicologia

la stessa sistematizzazione logica e matematica presente nelle scienze fisiche. Questa teoria è

costituita da teoremi, definizioni e postulati e consente di fare previsione su direzione e aspetti

quantitativi del comportamento. La teoria generale di Hull è del 1943 nel libro “Principi del

comportamento”.

Skinner

Skinner si oppone alle teorie che introducono concetti “mentalistici”. E’ interessato all’osservazione

del comportamento e della sua relazione con le “contingenze di rinforzo”, cioè delle occasioni in cui

ad una determinata risposta ha fatto seguito una ricompensa. Skinner agì su ratti e piccioni in una

gabbia. Fra le varie risposte che l’animale può dare ne viene scelta una (ad esempio la pressione

di una leva” in modo che ad essa faccia seguito uno stimolo rinforzante (ad esempio un po’ di

cibo). Si osserverà che la risposta seguita da rinforzo tenderà a presentarsi con sempre maggiore

frequenza. Questo è il condizionamento operante. Si differenzia da quello di Pavlov poiché la

risposta precede lo stimolo piuttosto che seguire lo stimolo critico. Nel caso di Skinner quindi,

l’organismo emette sempre più spesso quella risposta cui ha fatto seguito un rinforzo. Il

condizionamento operante è alla base della psicologia comparata e fisiologica. Skinner ha messo

quindi il luce la manipolabilità del comportamento umano, da un lato denunciando il ruolo giocato

da certe grandi agenzie di controllo, come famiglia, stato e chiesa, e dall’altro proponendo, in un

romanzo utopistico, di utilizzare a fin di bene quelle medesime “regole di manipolazione”, così da

realizzare una specie di repubblica platonica.

L’apprendimento sociale e la formazione della personalità

Poiché ampia parte della personalità dell’uomo è frutto di apprendimenti, piuttosto che il risultato

della maturazione di strutture geneticamente predeterminate, il comportamentismo avrebbe dovuto

offrire un contributo determinante alla comprensione di essa. Ma la tendenza ad estrapolare

principi dal loro contesto e applicarli meccanicamente a fenomeni come linguaggio o interazioni

sociali, ha impedito tutto ciò. Miller e Dollard sono i primi a parlare dell’imitazione sociale come

principio d’apprendimento. Il bambino tende ad imitare poiché è stato rinforzato nelle prime

risposte di carattere imitativo. Per Bandura, anche nuove risposte possono essere acquisite

mediante l’osservazione di modelli. Coerentemente con le osservazioni di Skinner, si è anche

potuto vedere come i rinforzi intermittenti siano quelli maggiormente in grado di mantenere

comportamenti aggressivi. Per Bandura il rinforzo, più che agire nella fase di acquisizione, agisce

in quella del mantenimento e nell’incrementare gli indici che ne descrivono la forza.

Nella teoria comportamentista dell’apprendimento sociale è sottolineato come modelli e rinforzi

possano agire non solo ad incentivare certe risposte, ma anche a inibirle. Nella teoria del

comportamento sociale di Staats viene attribuita particolare importanza agli stimoli emozionali

collegati a risposte emozionali (esempio di un animale in calore che si avvicina a una femmina e

riesce a montarla). Le analisi della personalità proposte da Bandura, Staats e Mischel riprendono

idealmente l’affermazione watsoniana per cui la personalità non è altro che una costellazione di

comportamenti. Quando l’ambiente cambia radicalmente, ci sono improvvisi e imprevisti mutamenti

della condotta del soggetto, ricorrendo ad una diversa personalità del soggetto stesso.

Comportamentisti: critiche alla psicoanalisi

Da un lato criticano la debolezza metodologica inerente alle affermazioni teoriche e pratiche,

riferite alla presunta efficacia delle teorie analitiche. Dall’altro però sono propensi a dare il giusto

risalto e ad analizzare fenomeni messi in luce in ambito psicoanalitico, come transfert,

ambivalenza, fattori inconsci, paure e nevrosi. Uno degli psicologi che seguirono la corrente

psicoanalitica è Sears, il quale vedeva continuità tra comportamentismo e teoria psicoanalitica,

piuttosto che contrapposizione. Sears mette in luce come per la psicoanalisi la personalità sia il

prodotto di particolari esperienze passate, traendone un particolare tipo di apprendimento per le

esperienze successive. Nella relazione diadica madre-bambino, le reazioni dell’uno modificano le

risposte dell’altro, controllandone la probabilità di comparsa attraverso l’emissione selettiva di

rinforzi.

CAPITOLO 6

Definizione e campo della psicoanalisi

Il termine “psicoanalisi” compare nel 1896 in uno scritto di Freud. Osservazione dedicata ai

fenomeni psicopatologici (isteria, nevrosi, fobie, ecc), allo scopo di costruire un modello teorico-

esplicativo unitario, estendendo l’interesse anche ad altri campi del sapere umano, quali l’arte e la

linguistica. La psicoanalisi può essere intesa come:

1) metodo rivolto all’indagine delle modalità in cui si svolgono e si manifestano i processi psichici e

basato sull’assunto che la nostra vita psichica sia prevalentemente interessata da processi

inconsci.

2) tecnica terapeutica che assumendo il quadro di riferimento del punto 1, intende analizzare il tipo

di difese e le resistenze che il soggetto instaura nei confronti dei propri desideri e pensieri inconsci.

3) un’impostazione teorica in cui confluiscono i risultati delle osservazioni compiute in sede

psicoterapeutica e quelli derivati dall’impiego del metodo psicoanalitico in altri campi (arte,

religione, ecc).

Secondo la psicoanalisi, l’inconscio non è solo istinto e forza cieca, ma è dotato di senso, si

manifesta secondo una determinata logica e che si esprime in codice, richiedendo quindi una

chiave interpretativa. E’ importante nella seduta terapeutica che il terapeuta non dia nulla di suo: è

il soggetto in analisi che si riappropria delle parti dimenticate ma che sono attive e agiscono in lui.

Nella situazione analitica il paziente tende a trasferire all’analista tutti quegli stati emotivi che ha

vissuto nell’infanzia e che ancora sono attivi nella vita adulta, condizionandone il comportamento e

le relazioni quotidiane. Questo fenomeno è detto “transfert”. E’ appunto attraverso questa relazione

transferale che si non solo recuperare ciò che è stato dimenticato, ma si può anche procedere alla

liquidazione di quei sintomi che avevano la funzione di sostituire altri elementi non accettabili dalla

coscienza e quindi rimossi. I frammenti di ricordi, le idee, i sogni, azioni involontarie fanno trapelare

i significati e i conflitti ad essi sottesi.

Le origini e il senso della psicoanalisi

Nel 1873 Freud si iscrive alla facoltà di medicina di Vienna sulla spinta di un grande interesse per

la dottrina di Darwin. Appena entrato all’università Freud seguì volontariamente 2 corsi fuori dal

suo piano di studi: quello di Claus, zoologo e studioso di anatomia comparata, e quello di Brucke,

fisiologo, che rappresentava a Vienna la scuola fisica di Berlino. Il linguaggio della fisica a quel

tempo veniva posto come il linguaggio base per la spiegazione di tutti i fenomeni, compresi quelli

biologici, fisiologici e psichici. La scuola di Berlino faceva riferimento a un’impostazione

razionalistica, basata sulla ricerca empirica e sull’osservazione sistematica e sfociante.

Freud voleva appunto seguire un percorso di fisiologia e neurologia, ma le cose non andarono

così. Egli si convinse che la pura fisiologia non era sufficiente a spiegare una serie di fenomeni

psicologici che sembravano sfuggire all’osservazione impostata secondo i moduli assimilati da

Brucke. Altro motivo era il fatto che Freud frequentava le lezioni dello psichiatra Meynert, il quale

trattava del sistema nervoso centrale inserendo però nel proprio modello teorico le idee del filosofo


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia clinica
SSD:
Università: Bergamo - Unibg
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Scolari97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di storia delle scienze psicologiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bergamo - Unibg o del prof Arpaia Salvatore Roberto.

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