Cap 1 - Le basi del comportamento: personalità e differenze individuali
Il comportamento individuale si basa su 4 elementi chiave, innescato da interazione tra individuo e ambiente: ambiente, individuo, comportamento, conseguenze. La personalità è l'insieme relativamente stabile delle caratteristiche psicologiche di una persona, che definiscono l'unicità di una persona e che influenzano il modo in cui interagiamo con gli altri e l'ambiente.
Prospettive sulla personalità
Prospettiva genetica: la personalità è determinata geneticamente, ereditata dai genitori. Tratti, disposizioni e tendenze sono innati (esistono evidenze empiriche a supporto della prospettiva genetica).
Prospettiva cognitiva: nulla è solo innato, e tutto è appreso. La personalità nasce dall'ambiente e dall'educazione. Tutti nasciamo con un carattere genetico ereditato che è la base della nostra personalità. Siamo esposti a processi di socializzazione e di apprendimento che formano la personalità individuale.
- Socializzazione: l'individuo acquisisce valori, atteggiamenti, e accetta i comportamenti di una cultura, e modella il modo in cui si adatta al mondo circostante.
- Apprendimento: se nel comportamento si ha un cambiamento (potenziale o stabile) attribuibile all'esperienza, se con stimolo identico si verifica un comportamento diverso: il comportamento non sempre assicura che vi sia stato un apprendimento, e l'apprendimento non sempre assicura il cambiamento nel comportamento.
Per quanto riguarda l'apprendimento, abbiamo alcune teorie:
- Modello del condizionamento classico di Pavlov: abbina stimolo iniziale a risposta comportamentale.
- Teoria dei rinforzi: il comportamento è influenzato da conseguenze di azioni più che da stimoli antecedenti.
- Teoria dell'apprendimento sociale: gli individui imparano osservando gli altri o modellando il loro comportamento su modelli altrui, apprendimento vicario. 4 condizioni necessarie:
- Una ragione per prestare attenzione al modello comportamentale o allo stimolo.
- Tenere a mente un certo numero di informazioni, per impegnarsi a seguire il modello.
- Possedere le capacità necessarie per riprodurre il comportamento.
- Qualche elemento di rinforzo e motivazione, quindi incentivi e incoraggiamenti.
Prospettiva evoluzionista: la personalità è il prodotto congiunto di geni e ambiente, che si sono adattati nel corso dei secoli. L'apprendimento è causato da un meccanismo innato (non-appreso), abbiamo un istinto innato ad apprendere.
Tratti e fattori di personalità
Caratteristiche psicologiche, relativamente stabili, a reagire a livello emotivo o comportamentale in un determinato modo. Modello dei Big Five, la personalità da esso ipotizzata è relativamente stabile per tutta la vita adulta, e anche alta congruenza tra etero e autovalutazioni. 5 grandi fattori della personalità:
- Nevroticismo (stabilità emotiva): valuta l'adattamento in relazione alla stabilità emotiva; identifica individui predisposti a stress psicologici, impulsi eccessivi e risposte di disadattamento (calmo/rilassato/sicuro vs preoccupato/nervoso/insicuro).
- Estroversione: valuta la qualità e l'intensità dei rapporti interpersonali, il livello di attività, il bisogno di stimoli, la capacità di provare gioia (riservato/sobrio/distaccato vs socievole/attivo/loquace).
- Apertura: valuta la ricerca pro-attiva e l'esperienza spontanea, la tolleranza e il piacere di esplorare ciò che non è familiare (conformista/non-creativo/non-analitico vs curioso/ampi-interessi/creativo).
- Amabilità: valuta la qualità degli orientamenti interpersonali, sentimenti che vanno dalla compassione all'antagonismo (cinico/rude/sospettoso vs gentile/di animo buono/disponibile/leale).
- Coscienziosità: valuta il grado di organizzazione degli individui, di perseveranza e un comportamento che va diritto allo scopo. Contrappone le persone sicure ed esigenti a quelle trasandate e indolenti (pigro/inaffidabile/volontà debole vs organizzato/affidabile/perseverante).
Il modello è impiegato nei processi di selezione di candidati e nei processi di valutazione del potenziale interno. Ha il vantaggio di facile e immediata comprensione anche ai non specialisti, poiché usa termini impiegati quotidianamente per comunicare.
Affettività positiva e negativa
Tratti che esprimono l'orientamento della persona verso il proprio lavoro:
- L'affettività positiva, simile all'estroversione, è collegata ad una forte consapevolezza del proprio stare bene, coinvolti in attività piacevoli e divertenti. Individui attivi, esuberanti, entusiasti, energici, forti e piacevoli (con bassa affettività positiva, si è tendenzialmente spenti, accidiosi e indolenti).
- L'affettività negativa, simile al fattore di nevroticismo, caratterizza l'individuo che non è molto felice, che si sente sempre teso e sotto stress, che tende a focalizzarsi più sugli insuccessi e che vede se stesso e gli altri in modo negativo (con affettività negativa è angustiato, pauroso, ostile, nervoso e sdegnoso, mentre l'individuo dal basso grado di affettività negativa è calmo, tranquillo, pacifico e rilassato).
Questi due tratti sono indipendenti, non esistono come estremi di uno stesso continuum. Una persona può possedere un alto grado di affettività sia positiva che negativa, o un basso grado di entrambe, oppure basso in una e alto nell'altra.
La personalità in ambito organizzativo
È analizzabile dalla sequenza attrazione-selezione-attrito, per il quale le persone tendono a selezionare le organizzazioni in cui intendono essere coinvolte, in questo modo un’organizzazione tende a diventare più omogenea allontanando le personalità estranee. Spesso però l’omogeneità delle personalità può diventare una minaccia per l’organizzazione perché a livello micro, si possono formare fenomeni di groupthinking, e a livello macro, si generano culture monolitiche e resistenza al cambiamento. Per risolvere ciò basta cambiare la combinazione di persone e aggiungere varietà secondo il valore dell’accettazione della diversità, nel rispetto delle specifiche individuali.
Manifestazioni della personalità
Dipende dalla situazione. Abbiamo 2 tipi di situazioni:
- Situazioni forti: non emerge alcun segnale della personalità dell’individuo poiché la situazione è così formale (restrizioni e regole) che la personalità dell’individuo non traspare (es. parata militare).
- Situazioni deboli: la personalità è più evidente poiché c’è basso grado di controllo e informalità, allenta le aspettative e concede gradi di libertà.
Adattamento alla vita organizzativa
Modello degli orientamenti organizzativi della personalità, 3 possibili profili:
- L'istituzionalizzato: forte impegno sul luogo di lavoro e identificazione con l'organizzazione, ricercando riconoscimenti e avanzamenti, quali misure del successo. Ha una bassa tolleranza per ogni ambiguità nella definizione di obiettivi e incarichi. Si identifica con i superiori, mostrandosi deferente, uniformandosi e attenendosi alle loro direttive, indipendentemente dal desiderio di promozioni. Rispetta la gerarchia, sviluppando acquiescenza e ritenendo che il rispetto per l'autorità sia il modo migliore per avere successo.
- Il professionista: è una persona identificata col suo lavoro, con la sua professione, che spesso considera le richieste dell'organizzazione nella quale lavora delle seccature da evitare o un male necessario per poter svolgere il proprio lavoro. Tende a dargli un valore ideologico e percepisce l'autorità organizzativa e il suo esercizio come irrazionale, specie in situazioni di pressione a comportarsi in maniera deontologicamente inaccettabile.
- L'indifferente: lavora per lo stipendio, poiché il lavoro non è una parte importante della sua vita. Può anche svolgerlo bene, ma senza provare un forte coinvolgimento nello stesso e nell'organizzazione nel suo insieme. Tende a separare il lavoro dagli aspetti più importanti della sua vita e ricerca la soddisfazione di bisogni di livello più elevato, quali la stima e l'auto-realizzazione, al di fuori del contesto di lavoro.
Locus of control e concetto di sé
Esprime la convinzione sul fatto che ciò che ci accade sia frutto di fattori interni o esterni, tramite i nostri stessi sforzi.
- Coloro che credono di poter avere un controllo sugli eventi della propria vita e con impegno e capacità possono determinare quanto accade loro, definite persone con un locus of control interno.
- Le persone che percepiscono di non avere alcun controllo sulla propria situazione di vita e che credono che gli eventi siano determinati da forze esterne come la fortuna, la sorte, l'influenza di altre persone significative e potenti, sono definite persone con un locus of control esterno.
Machiavellismo
Individui con elevata autostima e fiducia in se stessi e agiscono spesso nel proprio interesse. Sono considerati freddi e calcolatori, cercano di approfittare degli altri e di stringere alleanze con persone di potere, utili ai loro scopi. I veri machiavellici non provano sensi di colpa e sono emotivamente distaccati dalle conseguenze delle loro azioni. Usano falsi ed esagerati elogi per manipolare gli altri e non vacillano su considerazioni di lealtà, amicizia e fiducia.
Autovalutazione e concetto di sé
Processo chiamato core self-evaluation, fondamentale nella conoscenza di se stessi, a livello subconscio. Tutti sviluppiamo un’idea di noi, della nostra identità e del nostro carattere. Una persona con elevata core self-evaluation tende ad avere maggior autostima e stabilità emotiva, maggiore senso di autoefficacia e locus interno, il che porta a maggiore soddisfazione e performance lavorativa.
Le dimensioni di Myers-Briggs
È un sistema di preferenze individuate in relazione a dimensioni bipolari, 4 dimensioni, o chiavi di preferenza individuale:
- Sensazione-intuizione: indica il modo in cui le persone raccolgono e usano le informazioni. Preciso, strutturato, VS ispirazione del momento, con istinto, su problemi nuovi e con competenze nuove, spesso saltano subito alle conclusioni.
- Pensiero-sentimento: indica il modo in cui le persone prendono decisioni. Analizzando i problemi, ricercando fatti obiettivi e verità, con priorità logica VS cercando il benessere, l’armonia individuale e relazionale, e sono influenzati dai bisogni altrui.
- Introverse-estroverse: indica il modo in cui le persone usano la loro energia. Ricevono le energie dall’interno e le dirigono verso l’interno, ragionano e si concentrano prima di agire, spesso l’azione non viene intrapresa ma rinviata, VS ricevono energia dall’esterno e la dirigono all’esterno, sono impazienti nelle attività lunghe, preferiscono lavorare velocemente e senza complicazioni, azione e varietà, abili nelle relazioni interpersonali.
- Percezione-giudizio: indica il modo in cui le persone organizzano la loro vita. Si adatta bene al cambiamento, propenso a nuove idee, a volte procrastina le decisioni, spesso iniziano contemporaneamente più progetti, VS segue il piano lavorativo, ricerca essenzialità e prende soddisfazione dai risultati, decide velocemente e non ama abbandonare i progetti in corso.
Le dimensioni di Myers-Briggs possono essere usate per diverse finalità: analisi degli stili di comunicazione e relazione interpersonale, la selezione personale, il miglioramento dei processi decisionali, ecc. Sottolinea il valore della reciproca utilità degli opposti, ognuno ha bisogno del suo opposto per completarsi ed equilibrare la relazione.
Cap 2 – Atteggiamenti, percezioni e giudizi
Gli atteggiamenti sono tendenze a reagire in modo favorevole/sfavorevole verso un oggetto del mondo circostante. Gli atteggiamenti hanno una direzione, o un focus, verso un oggetto, specifico o generico. Si posizionano su un continuum, ai cui estremi ci sono atteggiamenti positivi/negativi, o forti/deboli. Se pure persistenti, possono essere cambiati (vs i tratti di personalità, relativamente stabili). Gli atteggiamenti tendono alla condizione di equilibrio, non esistono isolati, e hanno componenti cognitive, emotive e conative (intenzioni ad agire).
Valori
I valori riflettono il senso di ciò che è giusto/sbagliato, e hanno caratteristiche di maggiore generalizzazione rispetto agli atteggiamenti, perché non sono riferiti a un particolare oggetto. Rappresentano schemi di riferimento ideali, che giustificano i nostri comportamenti. Gli atteggiamenti che si sono formati come cognizioni, sono soppesati in termini di valori rilevanti.
Credenze
Le credenze sono la componente cognitiva, mentale degli atteggiamenti. Esprimono il pensiero su un certo oggetto, e si tratta quindi di realtà percepita (non necessariamente reali), ma la verità di una particolare persona. Possono variare nel loro grado di certezza.
Come si formano gli atteggiamenti
La mente umana ha la capacità di collegare eventi comuni e quindi compiere generalizzazioni, con associazioni derivanti anche da esperienze molto remote. Le prime esperienze di socializzazione sono importanti, con possibili effetti duraturi. Quelle positive/negative verso un oggetto contribuiscono alle credenze, convinzioni, e sentimenti. Genitori, parenti, amici sono critici nel processo di formazione degli atteggiamenti, forniscono rinforzi, agiscono come modelli imitabili, e fungono da fonte di formazione/informazione. Negli ultimi anni, anche i mass media hanno dimostrato un forte impatto sugli atteggiamenti (senza necessariamente intaccare valori e credenze).
A cosa servono gli atteggiamenti
Gli atteggiamenti sono funzionali ai comportamenti, e le funzioni sono:
- Fornire un quadro di riferimento, dando senso all’ambiente con percezione selettiva di una parte dell’ambiente (quella più coerente con i nostri atteggiamenti).
- Rinforzo.
- Espressione dei valori, attraverso la comunicazione.
- Protezione del proprio ego, mantenendo l’immagine e il rispetto di noi stessi.
- Riconciliare le contraddizioni, a volte si riesce a catalogare le contraddizioni per compartimenti separati, non collegandole, e quindi riconciliandole.
Gli atteggiamenti dei dipendenti verso il lavoro, e il tipo di commitment organizzativo, influenzano le performance organizzative. C'è correlazione tra soddisfazione individuale, task performance, e commitment.
Modello semplificato degli atteggiamenti
Gli atteggiamenti sono strettamente collegati ai valori e alle credenze, influenzando le intenzioni di assumere un certo comportamento, fino al comportamento stesso:
- Oggetto degli atteggiamenti: rivolti verso un oggetto identificato, verso qualcosa, persone o cose.
- Componente affettiva: identificati sempre come positivi/negativi, quindi componente affettiva verso l’oggetto.
- Componente cognitiva: risultato delle cose che osserviamo intorno a noi, e che associamo positivamente o negativamente all’oggetto del nostro atteggiamento. Variano in funzione della personalità, dell’ambiente, delle prime esperienze di socializzazione, e sono modificabili nel tempo.
- Formazione degli atteggiamenti: con la socializzazione si sviluppano valori che stanno alla base degli atteggiamenti, e che sono generalmente coerenti con essi. Gli atteggiamenti si sviluppano quindi quando le cognizioni vengono quindi soppesate in termini di valori, e inizia a formarsi una credenza.
- Atteggiamenti e intenzioni: gli atteggiamenti ci incoraggiano a prendere decisioni e agire.
- Atteggiamenti e comportamento manifesto: in alcuni casi si manifesta in modo evidente un certo comportamento. Si traggono conclusioni sui propri atteggiamenti con l’osservazione di quanto si dice e si fa.
Stabilità degli atteggiamenti
Gli atteggiamenti sono stabili in funzione di:
- Mix di elementi cognitivi, emotivi, comportamentali che compongono l’atteggiamento stesso.
- Della coerenza tra elementi cognitivi, emotivi, comportamentali (tutti negativi o positivi).
- Del grado di interconnessione (o isolamento) tra i vari elementi dell’atteggiamento.
- Del numero di bisogni soddisfatti e della relativa priorità.
Il cambiamento di atteggiamento si verifica quando si hanno informazioni aggiuntive, o si modificano le motivazioni del comportamento (es. quelle di affiliazione). In ogni caso non è sufficiente aumentare le informazioni, perché queste sono sempre filtrate selettivamente dalle emozioni, secondo la coerenza all’idea originale. Spesso con info aggiuntive è più facile rafforzare l’opinione iniziale, che cambiarla.
Dissonanza cognitiva
Non esistono atteggiamenti isolati, bensì solo collegati tra loro, come cluster di atteggiamenti che tendono a essere coerenti tra loro, come gli specifici valori e credenze.
- La teoria della dissonanza cognitiva si basa proprio sul bisogno delle persone di avvertire una corrispondenza tra comportamenti e atteggiamenti, credenze, e pensieri.
- Se ciò non accade, si avverte la dissonanza cognitiva e relativo disagio, per il contrasto tra le diverse dimensioni interiori, e si genera una tensione, per la ricerca di un nuovo equilibrio, con il cambiamento delle aree psicologiche ritenute in contrasto, riducendo la dissonanza cognitiva.
- Siamo inoltre motivati a giustificare il nostro comportamento, i pensieri e le emozioni, affinché sia coerente con gli altri.
- Una dissonanza decisionale può quindi insorgere quando non vi siano sufficienti giustificazioni per ciò che si sta facendo, e può essere ridotta prima di intraprendere un’azione.
- La dissonanza sorge anche quando vi siano aspettative disattese, e si può avere la formazione di una credenza per razionalizzare o spiegare la situazione.
- La dissonanza cognitiva è avvertita maggiormente se il coinvolgimento è a livello personale (ad es. un problema creato da una nostra decisione), per cui spesso le persone perseverano nella decisione iniziale, come giustificazione, piuttosto che ammettere la dissonanza derivante dall’errore.
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