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Storia della psicologia

Introduzione

«La storia della psicologia scientifica non è tanto una storia di progressive acquisizioni, quanto una storia discontinua di cambiamenti, a volte drammatici». Studiando la storia esterna di una scienza, si cerca di capire come i pregiudizi, le credenze, la cultura influenzano lo sviluppo della disciplina. La storia interna, invece, riguarda gli sviluppi interni ad un ramo del sapere. La psicologia è fondamentalmente una scienza dipendente dall’esterno: una scienza dipende tanto più dall’esterno quanto più la sua storia interna è stata condizionata dal contesto storico e sociale. Pertanto, i vari contesti culturali e sociali in cui la psicologia scientifica è cresciuta l’hanno influenzata in modo profondo. L’adozione del metodo sperimentale, e quindi l’istituzione di laboratori viene considerata come lo spartiacque tra due millenni di psicologia filosofica e 120 anni di psicologia scientifica. Tuttavia, il ritardo con cui è nata la psicologia rispetto ad altre scienze naturali, la sua graduale accettazione, si spiega con la confluenza di diverse discipline già mature (fisiologia, astronomia, biologia) in una serie di nodi teorici che sono un approccio originale, quello degli psicologi sperimentali, avrebbe risolto. Pertanto, la nascita della psicologia scientifica è il risultato di un processo lungo e faticoso, non la semplice conseguenza della decisione di studiare il comportamento umano in laboratorio.

Dal pensiero greco al 1800

Perché possa esservi una scienza dell’uomo, occorre che l’uomo possa essere oggetto di studio scientifico. Questo è il primo motivo del ritardato sviluppo delle scienze dell’uomo rispetto alle altre scienze naturali: per molti secoli il pensiero umano occidentale ha escluso che l’uomo potesse essere oggetto di indagine scientifica. Questa impostazione è tipica del “pensiero” cristiano medioevale, con conseguenze che sono arrivate fino al XVIII secolo. Tuttavia, il pensiero greco non è stato lo stesso.

Il pensiero greco

In quasi tutte le antiche civiltà, l’attività psichica è collocata nel cuore (egiziani, cinesi). Nel pensiero greco, accanto al cuore assumeva un ruolo di primo piano anche il cervello. Le osservazioni sociologiche, psicologiche e fisiologiche di Ippocrate, unite alla sua dottrina caratterologica e agli studi sugli effetti di danni traumatici o malattie al sistema nervoso sul comportamento, hanno costituito un rilievo molto importante. Ippocrate pone in evidenza il fatto che l’uomo è parte della natura, e come tale può essere studiato con i metodi delle scienze della natura. Quest’ultimo pensiero venne ripreso ed ampliato da Aristotele, per il quale l’uomo è un animale, e con gli altri animali viene continuamente comparato. È con questo pensatore che si afferma decisamente la concezione dell’uomo come oggetto di studio naturale.

Dal medioevo al rinascimento

Il pensiero romano riprese lo spirito greco originale, senza svilupparlo ulteriormente. Il pensiero medievale, invece, è del tutto alieno dallo studio dell’uomo, di cui nega addirittura la possibilità. L’uomo non è più visto come facente parte della natura, e l’attività di ricerca è costantemente impregnata di spiriti magici e soprannaturali: in queste condizioni una scienza dell’uomo è considerata empia (per molti secoli verranno vietati gli studi anatomici). Nel Rinascimento si riscopre un improvviso interesse per l’uomo in quanto tale, e come membro della natura. Il soprannaturale non esiste: è la natura che ha nel suo seno delle forze prodigiose. Nel Seicento, Cartesio prosegue l’opera di abbattimento delle barriere che il cristianesimo aveva posto nel Medioevo attorno allo studio dell’uomo. Cartesio distingue la res cogitans dalla res extensa, cioè l’anima pensante dal corpo inteso come macchina. La res cogitans è priva di estensione e interagisce con il corpo a livello della ghiandola pineale, o epifisi. Il modello del corpo di Cartesio è quello di una macchina idraulica (si riferisce agli studi di Harvey sulla circolazione del sangue nel 1628); per cui escludendo il pensiero, la res extensa è comunque in grado di funzionare autonomamente. La parziale fortuna di questa teoria è che i problemi religiosi si sono concentrati sulla res cogitans, non sulla res extensa: ciò ha consentito di dare un impulso enorme alle ricerche anatomiche e fisiologiche. Un altro aspetto rilevante è la teoria delle idee innate. Queste sorgono direttamente nella mente, come principi assolutamente basilari, e testimoniano la totale indipendenza tra le due sostanze: corpo e mente. A quest’ultima infatti non è più necessario il corpo per esplicare la sua funzione, perché in essa sono compresi, innati, i principi che le consentono di funzionare.

Le scienze dell’uomo

Il dualismo e la teoria delle idee innate sono i prezzi che si sono dovuti pagare perché l’uomo possa essere finalmente studiato come meccanismo. I passi successivi erano il passaggio da un’indagine sull’essenza della mente a un’indagine sui suoi processi (empiristi) e la ricostruzione dell’unità mente-corpo (ideologi). Al razionalismo di Cartesio si contrapponeva il movimento empirista inglese di Locke, Berkeley e Hume. Secondo gli empiristi non esistono idee innate: ciò che l’uomo può conoscere del mondo deriva unicamente da ciò che l’ambiente scriverà nella sua mente, in origine una tabula rasa. Distinguevano, inoltre, i “prodotti” dell’anima (processi ed effetti) dalla sostanza che la compone: i primi potevano essere studiati scientificamente, la seconda solo tramite la metafisica. Senza tale distinzione non sarebbe mai potuta nascere una psicologia scientifica, perché ogni discussione sull’anima avrebbe sempre avuto a che fare con il problema della sua essenza, e non sarebbe quindi mai riuscita a liberarsi dalle catene della metafisica. Il tentativo di riconsiderare l’uomo come totalità animata verrà portato avanti in Francia dagli ideologi, aiutati anche dal mutato clima culturale, che portava a respingere le speculazioni astratte e a centrare l’attenzione sui “fatti positivi”. La Mettrie, nonostante il suo meccanicismo spinto, sostiene che l’anima non ha principi innati che ne determinano l’azione: essa non si governa che per volontà del corpo, ma questo a sua volta non si governa che per volontà dell’anima. Per Cabanis, invece, non vi è dipendenza del corpo da un’anima distinta, e neppure una semplice riduzione dell’anima ai meccanismi biologici: fisico e morale sono profondamente interconnessi, sono 2 poli opposti di un’unica dimensione. Il morale è funzione del sistema nervoso, in primo luogo del cervello, ed è principio regolatore del fisico. Cervello e sistema nervoso, però, fanno a loro volta parte del fisico. È importante notare come questa sia un’impostazione che rifugge ormai definitivamente da speculazioni astratte, e si inquadra in un’attenzione tutta rivolta ai fatti, da studiare con spirito scientifico.

Il pensiero tedesco dopo Kant

La psicologia scientifica non nacque né in Francia né in Inghilterra, ma in Germania. Nel XVIII secolo la Germania colmò il ritardo culturale nei confronti di inglesi e francesi, e ciò spiega come in breve tempo si giunse ad una decisa supremazia del pensiero tedesco. Johann Herbart (1825) fu il primo a sostenere che la psicologia è scienza autonoma, non subordinata a filosofia e fisiologia, ma fondata sulla metafisica e sulla matematica. Essendo l’anima unitaria, se due idee si presentano contemporaneamente, possono fondersi in un’unità più complessa o tendere ad inibirsi. Se un’idea viene inibita, tuttavia, non significa che sparisca dalla coscienza, ma entra in un livello “sotto la soglia della coscienza”, nel livello dell’inconscio (la definizione herbartiana di inconscio fu ripresa da Freud). Affermando la necessità di una fondazione matematica per la scienza psicologica, Herbart tolse l’oggetto di studio della psicologia dal dominio del qualitativo, facendolo entrare in quello del quantitativo. Inoltre, pose per la prima volta in luce l’esigenza di fondare una teoria della misurazione dei processi psichici. Secondo Gustav Fechner lo spirito è una proprietà della materia: ogni materia, in quanto composta di atomi, è dotata di anima. Tale anima è tanto più complessa quanto più complessa è la struttura della materia a cui inerisce. Spirito e materia sono quindi due facce della stessa medaglia: l’anima, e i suoi prodotti, altro non sono che effetto di processi che avvengono nella materia che compone il corpo, il sistema nervoso. La scienza ci consente di determinare i processi che si svolgono nella materia, che causano tali effetti nell’anima. Il ponte che Fechner getta per unire corpo e anima, spirito e materia, è quello della psicofisica (1860), la scienza che permette di capire la relazione che intercorre tra questi due aspetti di un’unica realtà. Tale relazione psicofisica fondamentale venne riassunta nella legge di Weber-Fechner, la quale afferma che la sensazione è proporzionale al logaritmo dello stimolo, secondo la formula: S = k log R + C dove S sta per sensazione, R per stimolo e K e C sono costanti (K = costante di Weber).

Gli apporti delle altre scienze

L’astronomo tedesco Bessel notò e rilevò l’esistenza di differenze abbastanza sistematiche tra le varie persone nella rilevazione dei tempi di spostamento dei corpi celesti. Nasceva così la problematica dei tempi di reazione: lo studio, cioè, del tempo necessario perché una persona risponda alla presentazione di uno stimolo. Nel mondo dell’astronomia si pensava così di poter stabilire una equazione personale di ogni osservatore, ossia stabilire per ogni osservatore il tipo di errore sistematico che compiva. Il fisiologo olandese Donders si ispirò alle teorie di Helmholtz sulla velocità di conduzione delle fibre nervose. Secondo Helmholtz, applicando due stimoli in due punti diversi dello stesso arto, era sufficiente calcolare il rapporto tra la differenza tra i due punti di applicazione in lunghezza e la differenza tra i due tempi di reazione, per determinare la velocità dell’impulso nervoso (oggi sappiamo che tale velocità dipende anche dal diametro della fibra). Secondo Donders, ciò che impediva alla psicologia di diventare scienza era l’impossibilità di dare delle misurazioni oggettive dei processi mentali: dimostrando che nella mente avviene un processo che richiede del tempo, significa dimostrare l’esistenza di tale processo. Donders fu particolarmente colpito dall’utilizzo del metodo sottrattivo di Helmholtz, e lo riprese per determinare i tempi di discriminazione che corrispondevano ai processi psicologici di scelta (tempo occorrente al soggetto per discriminare tra gli stimoli). Il metodo sottrattivo di Donders venne ripreso da Wundt. La fisiologia è la scienza che forse ha più contribuito alla nascita della psicologia. Fondamentale fu il concetto di riflesso. Stimolando determinati recettori sensoriali si provocano delle risposte automatiche, senza intervento della volontà del soggetto. Si parla di arco riflesso in quanto il substrato nervoso è composto di una parte afferente (nervo che dal recettore porta l’impulso al centro) e una parte efferente (fibra che dal centro conduce agli effettori periferici). Al centro, nel midollo spinale, ramo afferente ed efferente sono a contatto, di modo che l’impulso nervoso proveniente dalla stimolazione sensoriale si scarica direttamente sul ramo efferente, senza passare a livelli più elevati che coinvolgano la volontà dell’individuo. All’inizio del XIX secolo, la legge di Bell e Magendie dimostrò l’indipendenza delle vie sensoriali dalle vie motorie. Ogni nervo che origina dal midollo spinale ha due radici: recidendo quella anteriore viene interrotta la possibilità di movimento del segmento corporeo innervato, mentre si conserva la sensibilità; il contrario se si recide la radice posteriore. Con questa legge si dimostrò per la prima volta che, al di là dell’apparente unitarietà del sistema nervoso, in esso vi erano invece delle funzioni distinte. La legge dell’energia nervosa specifica (ideata da Müller ed ampliata da Helmholtz), enuncia invece che la qualità delle sensazioni che riceviamo non dipende dal tipo di stimolazione esercitata dagli organi di senso, ma dal tipo di organi di senso che vengono eccitati. Lo stesso stimolo, quindi, produce sensazioni diverse a seconda dei diversi nervi che stimola. Questa legge è molto importante perché permette finalmente di distinguere tra rappresentazione e cosa rappresentata, ossia tra caratteristica dello stimolo e percezione. In altre parole, non vi è più possibilità di confusione tra soggetto che percepisce e cosa percepita. Pertanto, il soggetto che percepisce può essere studiato, sul piano della percezione soggettiva, su base scientifica. Se fisiologia e astronomia ebbero un’importanza determinante in Germania, nei paesi di lingua inglese fu determinante l’apporto dell’evoluzionismo, dei concetti di adattamento e di selezione naturale portati avanti da Charles Darwin. La lezione dell’evoluzionismo, oltre ad aprire le porte allo studio degli animali e dei bambini, significò far capire che l’uomo era frutto di una duplice evoluzione: quella filogenetica, che ha portato al costruirsi della specie umana, e quella ontogenetica, che porta all’evoluzione del singolo individuo.

Strutturalismo e funzionalismo

Wilhelm Wundt ha avuto il merito di aver costituito la psicologia come scienza indipendente. Nel 1879 fondò a Lipsia il primo laboratorio di psicologia sperimentale, in cui continuarono a essere studiati i medesimi problemi che da anni venivano analizzati nell’ambito dei laboratori di fisiologia (tempi di reazione, psicofisiologia dei sensi, psicofisica, associazioni mentali). Nel laboratorio di Wundt viene introdotta una divisione del lavoro tra sperimentatore e soggetto: le risposte date dal soggetto non venivano interpretate come variazioni dell’input fisico, ma come indicazione dei modi in cui l’individuo elaborava tale input. Questa divisione del lavoro diventerà un canone della ricerca psicologica, a garanzia che lo sperimentatore non influenzi quanto osserva, e che il soggetto non venga influenzato dalla conoscenza di quello che si studia. Al di là di questi aspetti, i caratteri che costituiscono il patrimonio della psicologia scientifica e che sono stati introdotti da Wundt sono i seguenti:

  • La definizione programmatica dell’oggetto di indagine psicologica: tale oggetto è l’esperienza umana immediata, contrapposta all’esperienza mediata che è oggetto delle scienze fisiche.
  • La codifica del metodo sperimentale nell’ambito dell’indagine psicologica.
  • Il principio del parallelismo psicofisico, secondo il quale i processi mentali e i processi fisici dell’organismo sono paralleli: né i primi causano i secondi né i secondi causano i primi, ma a ciascun cambiamento dei primi corrisponde un cambiamento dei secondi.

Lo strutturalismo

Lo strutturalismo nacque negli Stati Uniti grazie a Edward Titchener, che trasse notevole ispirazione dallo sperimentalismo di Wundt. La psicologia per gli strutturalisti ha come oggetto l’esperienza, come la fisica: l’unica differenza fra fisica e psicologia sta nel fatto che la prima studia l’esperienza in quanto indipendente dal soggetto esperiente, mentre la seconda studia l’esperienza in quanto dipendente dal soggetto esperiente. “Mente” e “coscienza” sono le due categorie che si riferiscono all’esperienza umana immediata: la mente è la somma di tutti i processi mentali che hanno luogo nella vita di un individuo, mentre la coscienza è la somma di tutti i processi mentali che hanno luogo in un determinato momento presente della vita di un individuo. L’Io è una dimensione non sottoponibile ad indagine sperimentale, e quindi estranea alla psicologia scientifica. Lo scopo dell’indagine psicologica consiste piuttosto nel descrivere i contenuti elementari della coscienza e nell’evidenziare le leggi che presiedono al loro combinarsi e susseguirsi. In altre parole, la “struttura mentale” è il complesso risultato della somma di molteplici elementi coscienti semplici, come in una sorta di mosaico: scopo dell’indagine psicologica è la scomposizione e ricomposizione analitica dei “pezzi”. La psicologia titcheneriana è pertanto prevalentemente descrittiva. L’esperienza cosciente si presenta sotto forma di percezioni, idee, emozioni o sentimenti. L’interesse degli strutturalisti è rivolto agli elementi semplici costitutivi dell’esperienza cosciente:

  • Sensazioni: elementi semplici e costitutivi delle percezioni, corrispondono agli stati di coscienza concomitanti alla stimolazione di un organo sensoriale periferico.
  • Immagini mentali: elementi semplici e costitutivi delle idee, che compaiono nei processi mentali relativi a esperienze non attuali (ricordi del passato, previsioni del futuro). Il rapporto fra immagine mentale e sensazione è semplice e diretto: quando un organo sensoriale periferico è stato stimolato più volte, si instaura nel cervello uno stato di eccitazione che può sostituire la stimolazione periferica e produrre l’immagine.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher davril86 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dei processi cognitivi: teorie e metodi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Giannini Anna Maria.
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