Fondamenti, note e sintesi di psicologia generale
Origini, metodi e limiti della psicologia scientifica
La psicologia sperimentale, distaccandosi dal significato etimologico di "scienza dell’anima", si occupa del comportamento globale dell’individuo. A tale scopo, la psicologia si avvale del metodo sperimentale e dell’osservazione sistematica. Il metodo sperimentale può essere articolato in 4 fasi:
- Osservazione: esame attento dei fatti
- Ragionamento: atto del cogliere con la ragione i rapporti fra i fenomeni osservati, formulando un’ipotesi di lavoro (metodo induttivo)
- Esperimento: verifica delle relazioni statisticamente significative fra fenomeni, attuando un rigoroso controllo delle variabili (sia dipendenti che indipendenti). Quando non è possibile sperimentare praticamente, questa fase può essere sostituita con l’osservazione sistematica di situazioni spontanee: anche in questo caso è possibile ottenere correlazioni fra le variabili indipendenti e le variabili dipendenti che interessano (metodo deduttivo)
- Interpretazione: attribuire i significati ed i valori "giusti" ai risultati dell’esperimento, collocandoli in un più ampio sistema di conoscenze
L’osservazione sistematica può sostituire la fase sperimentale quando vi sono limiti fisici all’esperimento (impossibile predisporre le condizioni per un esperimento) o limiti etici. Se, dunque, per fare scienza, non è sempre necessario o possibile l’esperimento, dovremo pretendere in tutti i casi un’osservazione rigorosa, sistematica ed obiettiva.
Alcune resistenze ad accettare la psicologia scientifica derivano fondamentalmente dalla convinzione della filosofia di poter indagare la realtà osservabile con i suoi metodi concettuali, teorici e non dimostrabili attraverso i fatti. È stato molto difficile convincere i filosofi a lasciare autonoma una psicologia come scienza sperimentale: basti pensare al neo-idealismo di Croce e Gentile, chiari oppositori della psicologia sperimentale. Il risultato dell’opera di queste menti poderose è stato il forte ritardo che in Italia hanno subito gli studi psicologici sperimentali e le loro relative applicazioni (cliniche, sociali, pedagogiche e scolastiche). Anche grazie agli sforzi sempreverdi dei paladini del cattolicesimo bigotto, il non voler riconoscere i limiti e gli ambiti del proprio campo d’indagine portò ad un divorzio completo fra filosofia e scienze sperimentali in Italia, contrariamente al resto del mondo. In sostanza, in Italia la reazione idealista al positivismo fu tanto violenta da tendere a sopprimere del tutto il positivismo.
Inoltre, nell’euforia dei brillanti progressi della fisiologia nel finire dell’Ottocento, i fisiologi si convinsero di poter smembrare analiticamente la realtà psicologica in un modello meccanicista: crederono, cioè, che l’uomo fosse un semplice "aggregato di riflessi", privi di reciproche interferenze. Il fisiologo, infatti, dato il suo compito di studiare i rapporti riflessi fra centro e centro, e fra centro e periferia, lavorò con il metodo di frazionare l’organismo, senza sentire il bisogno di studiarlo nella sua interezza. Questa impostazione analitica-meccanicistica si è rivelata ben presto inadeguata nello studiare la condotta degli individui. Il modello riflessologico, fisiologico, analitico è utile nell’apprendere i legami fra alcuni centri e alcuni settori intra-organismici ed i loro rapporti parziali con singoli stimoli esterni, ma non il comportamento dell’organismo "in toto" nelle sue relazioni globali con l’ambiente. Questo è il compito dello psicologo!
Il processo psichico è appunto la serie di operazioni che l’individuo realizza nei suoi tentativi volti a raggiungere un certo adattamento all’ambiente. Definiamo l’individuo "malato mentale" o "soggetto psicopatologico" quando queste operazioni falliscono o sono molto penose. Si tratta di modi di comportarsi che l’individuo mette in atto tentando, in modo inadeguato, di adattarsi all’ambiente.
In Italia le correnti di pensiero filosofico che ricorrono ai modelli meccanicista, idealista e spiritualista (correnti cattoliche), tutti modelli non basati sull’osservazione scientifica del comportamento, hanno provocato un completo divorzio fra scienze biologiche e filosofia. Contrariamente al resto d’Europa, invece di trarre beneficio l’una dalle altre, le scienze sperimentali e filosofiche si sono continuamente ostacolate a vicenda, contribuendo ad una condizione diffusa di chiusura mentale. L’adozione di modelli di spiegazione dell’uomo insufficienti ha altresì privato i medici della capacità di affrontare adeguatamente quella gran massa di pazienti con turbe psichiche.
Pertanto, l’oggetto di studio della psicologia sperimentale non è la metafisica, non risponde ai problemi dell’esistenza dell’anima, e non cerca di capire perché avviene un comportamento giudicandolo buono o cattivo. In sostanza, la psicologia sperimentale è caratterizzata da agnosticismo metafisico ed etico.
D’altra parte, oggetto della psicologia non è il riflesso: tutto ciò che è meccanicistico non è psichico! Lo stesso riflesso va colto e studiato non isolato dal contesto e dal resto dell’individuo, come si faceva tradizionalmente in campo fisiologico. Il riflesso, essendo un atto puramente conseguente ad uno stimolo esterno rispetto all’oggetto di studio, non ci dice molto su come un individuo differisce globalmente da un altro: un insieme di riflessi costituirebbe un robot, non un individuo. La riflessologia ha prestato molta attenzione agli stimoli esterni, e poca ai bisogni interni.
Oggetto di studio della psicologia sperimentale non è il comportamento molecolare (di comprensione fisiologica), ma il comportamento "molare", la condotta dell’individuo, il suo comportamento globale comprensivo delle sue esperienze più intime. Non vi è quindi l’illusione di poter ridurre il comportamento molare al comportamento molecolare, intendendo il primo come la somma di più comportamenti riflessi: più comportamenti molecolari messi insieme non danno, come comportamento molare, quello che è prevedibile con una semplice somma. Riducendo la realtà ad un contesto semplificato, per poterla meglio studiare, si perde tutto ciò che è connesso alla complessità ed alla globalità dell’organismo: cioè ciò che interessa lo psicologo.
Molare = l’intero, non la semplice soma, bensì l’organizzazione strutturata di elementi componenti
I "fattori formali" nell’organizzazione delle configurazioni
La psicologia della Gestalt si è dedicata, nei primi decenni del 1900, al tentativo di determinare alcuni "fattori d’ordine generale", ossia operanti allo stesso modo in diverse situazioni percettive:
- Organizzazione figura-sfondo: fenomeno secondo cui certe strutture nel campo percettivo, le figure, assumono il ruolo di oggetti ben definiti sul resto del campo, che assume il carattere di sfondo
- Segmentazione e connessione figurale: fenomeno secondo cui gli elementi semplici si separano o si fondono a costruire strutture complesse percepite come figure o oggetti
- Aggregamenti e successioni di figure: fenomeno secondo cui le figure formatesi in precedenza a loro volta si riunirebbero in costellazioni di figure più vaste
«Perché una determinata zona del campo d’osservazione venga percepita nella sua forma, essa deve presentare certe caratteristiche che le conferiscono il ruolo di "forma"»
L’organizzazione della figura rispetto allo sfondo è stata particolarmente studiata dallo psicologo danese Rubin (1915). Rubin, in una serie di quadri (il più celebre è l’illusione della coppa e dei due volti) mostra come la parte che risalta come figura deve tale ruolo ai rapporti col margine che la separa dall’altra zona, che diviene sfondo. Infatti, viene percepita come figura la zona verso la quale il margine curvo o articolato ad angolo volge la sua parte interna. Si parla pertanto di fattore parte interna del margine.
Wertheimer (1923) si concentrò anche su altri fattori che favoriscono il ruolo di figura. Un esempio è il fattore vicinanza: linee vicine tra loro tendono ad essere percepite come figure. Sulla legge della vicinanza prevale però il fattore chiusura: la forma chiusa da contorni contribuisce potentemente a dare unità agli oggetti. Il fattore chiusura può a sua volta esser vinto dal fattore parte interna del margine. Altri fattori studiati sono il fattore uguaglianza, il fattore simmetria (colonne simmetriche sembrano figure, in modo privilegiato rispetto alle parti non simmetriche) e il parallelismo dei margini (margini paralleli concorrono a fare organizzare in modo privilegiato certe parti come figure). Importante è anche il fattore movimento: parti del campo che si muovono insieme, o che si muovono a differenza d’altre che stanno ferme, tendono a costruirsi come figura. Il movimento è un fattore percettivo di forza tale da riuscire a vincere gli altri e da organizzare l’oggetto moventesi come unità.
Questi fattori formali possono rafforzarsi a vicenda o entrare in conflitto fra loro, creando configurazioni nelle quali l’articolazione figura-sfondo è stabile oppure labile. Quando due o più fattori si bilanciano, la configurazione risultante diventa percettivamente reversibile, o ambigua.
Utilizzando questi fattori, Kohler (1947) spiegò perché determinate unità visive tendono a corrispondere ad oggetti fisici. In natura vi sono molte cose le cui proprietà di superficie (rugosità, lucentezza, ecc.) sono di un solo tipo all’interno dell’area dell’oggetto, mentre le proprietà di superficie di aree adiacenti, appartenenti ad altri oggetti, sono di un tipo diverso. La discontinuità delle proprietà rispettive separa con un contorno chiuso la superficie dell’oggetto dall’ambiente circostante: si può fare l’esempio di un sasso nella sabbia. Senza questa discontinuità, non si ha isolamento percettivo dell’oggetto. Di norma, gli oggetti prodotti dall’uomo sono costruiti con l’intento, più o meno consapevole, di favorirne l’individuazione rispetto allo sfondo.
Il funzionalismo: i "fattori personali" o "funzionali"
In reazione alla psicologia tedesca e al comportamentismo, negli anni Quaranta si sviluppò negli Stati Uniti la corrente psicologica del funzionalismo. Detta anche "New Look", la corrente funzionalista si concentrò non sui fattori formali della percezione, ma su valori meno generali e più legati alla personalità individuale: i fattori "personali". Furono studiati sperimentalmente i seguenti fenomeni:
- Influenza della fame sulla strutturazione visiva di macchie ambigue: studi dimostrano che soggetti tenuti a digiuno per diverse ore tendono a percepire delle figure ambigue o indistinte come inerenti al cibo
- Influenza del bisogno di affermazione (ricevere un premio ed evitare una punizione) nella strutturazione visiva di figura e sfondo: studi dimostrano la maggiore percettibilità di figure precedentemente associate a situazioni di "premio" rispetto a figure accoppiate precedentemente ad una "punizione", che vengono percepite come sfondo
- Influenza del bisogno di denaro sulla valutazione delle dimensioni visive di una moneta: bambini di contesti economicamente poveri tendono a sopravvalutare la dimensione delle monete rispetto a bambini ricchi (tuttavia la differenza di percezione nelle dimensioni sembra scaturire da caratteristiche di asocialità piuttosto che dalle condizioni economiche)
- Influenza del bisogno di denaro sulla valutazione delle dimensioni visive del simbolo del dollaro, e contemporaneamente, influenza del bisogno di affermazione e di aggressione sulla valutazione delle dimensioni visive del simbolo della svastica: tutto ciò che ha un valore, sia piacevole che spiacevole, tenderebbe ad assumere percettivamente maggior risalto e verrebbe sovrastimato in quanto a dimensioni (Bruner e Postman)
- Influenza degli interessi dominanti sulla rapidità del riconoscimento visivo di simboli verbali: successivi esperimenti hanno evidenziato che, oltre all’importanza dei bisogni e dei desideri, anche gli interessi dominanti della persona tendono a determinare la velocità della percezione, accelerando o ritardando l’individuazione e il riconoscimento degli oggetti. In sostanza, la velocità di percezione è positivamente influenzata dall’atteggiamento, dall’interesse: le parole che coincidono con la presenza di atteggiamenti preferenziali verso l’area di significati che tali simboli rappresentano, vengono percepite più facilmente (si abbassa, cioè, la soglia di riconoscimento). Risultati analoghi sono stati ottenuti studiando il riconoscimento uditivo di stimoli verbali
- Influenza degli interessi prevalenti sul contenuto di riconoscimenti visivi illusori di simboli verbali: presentando in modo ambiguo parole cariche di svariati significati, i soggetti percepiscono parole che hanno a che fare direttamente con i loro atteggiamenti. In altre parole, se le condizioni spazio-temporali in cui è presentato lo stimolo sono precarie, il soggetto tende ugualmente a prendere una posizione in funzione dei propri atteggiamenti. Quindi, ancora prima di osservare, noi siamo preparati a percepire una classe di stimoli piuttosto che un’altra. Mettiamo cioè in moto delle ipotesi percettive: strutture già precostituite nella nostra personalità e pronte a scattare a seconda delle proprietà dello stimolo
- Influenza delle "censure" sulla velocità di riconoscimento visivo di simboli verbali: le parole "tabù" vengono percepite dai soggetti a soglie maggiori, e spesso doppie, rispetto alle parole "neutre" (McGinnies e Lazarus, classico esempio di difesa percettiva inconscia)
- Influenza del bisogno di sicurezza sulla velocità di riconoscimento visivo di simboli verbali: ricerche molto importanti hanno evidenziato come la percezione subliminale, vale a dire la percezione di... (testo incompleto)
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