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Riassunto esame Psicologia, prof. Giannini, libro consigliato Psicologia. La scienza del comportamento, Carlson

Riassunto per l'esame di Psicologia dei Processi Cognitivi e della prof. Giannini (facoltà di Psicologia), basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Psicologia. La scienza del comportamento, Carlson.
Gli argomenti trattati sono i seguenti:
- Apprendimento
- Percezione
- Memoria
- Coscienza
- Linguaggio
- Intelligenza e pensiero
-... Vedi di più

Esame di Psicologia dei processi cognitivi: teorie e metodi dal corso del docente Prof. A. Giannini

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ESTRATTO DOCUMENTO

M

• : un magazzino temporaneo e molto limitato di rappresentazioni delle

EMORIA SENSORIALE

caratteristiche fisiche degli stimoli percepiti, dove le informazioni permangono finché non vengono

immagazzinate nella memoria a breve termine. È un processo inconsapevole (le informazioni in

ingresso non sono sottoposte ad alcuna analisi) e difficilmente distinguibile dalla percezione

M

• : è una memoria immediata dello stimolo appena percepito. La sua

EMORIA BREVE TERMINE

capacità è limitata in termini di numero di elementi che riesce ad immagazzinare (7 ± 2) e in

termini di durata. Se l’informazione non subisce il processo di reiterazione (ripasso), viene

dimenticata, altrimenti viene immagazzinata nella memoria a lungo termine

M

• : le informazioni sono rappresentate quasi in maniera permanente. A

EMORIA A LUNGO TERMINE

differenza della memoria a breve termine, non ha limiti noti ed è duratura

L’informazione entra nel deposito sensoriale, dove scompare quasi subito (1 secondo), a meno che non

venga ripetuta. Mantenendo l’attenzione sulle tracce del percetto, queste sono inviate nella memoria a

breve termine, dove la perdita dell’informazione si ha dopo 15-20 secondi: nel passaggio da memoria

sensoriale a memoria a breve termine vi è una “fissazione” della traccia. Se l’informazione è ripetuta ed

elaborata, può passare al deposito a lungo termine, dove rimarrà per sempre. I materiali recuperati

dalla memoria a lungo termine vengono elaborati tramite la memoria a breve termine (rievocazione).

Nel complesso, il sistema di elaborazione delle informazioni acquisisce nuove informazioni, le

trattiene e successivamente le recupera. Riassumendo, la memoria comprende i seguenti processi:

- Codifica : o acquisizione, trasforma lo stimolo in informazione utilizzabile dalla memoria

- Ritenzione : mantenimento di un’informazione in memoria

- Recupero dell’informazione : processi per individuare ed utilizzare le informazioni in memoria

3.1 - LA MEMORIA SENSORIALE

La memoria sensoriale visiva, la , trattiene brevemente la rappresentazione visiva di

MEMORIA ICONICA

una scena appena percepita. Sperling ha dimostrato che, se uno stimolo visivo viene presentato per un

tempo brevissimo, l’informazione resta disponibile per non più di 1 secondo .

La memoria sensoriale uditiva, la , trattiene brevemente i suoni appena uditi, ed è più

MEMORIA ECOICA

duratura della memoria iconica (fino a 20 secondi ). Utile alla comprensione dei suoni linguistici, la

memoria ecoica trattiene una rappresentazione dei suoni finché non è stata ascoltata la parola intera.

3.2 - LA MEMORIA A BREVE TERMINE

La ha una capacità limitata e presenta un decadimento rapido: gran parte

MEMORIA A BREVE TERMINE

delle informazioni che vi entrano vengono in seguito dimenticate. L’informazione può entrare nella

memoria a breve termine da 2 fonti: dalla memoria sensoriale o dalla memoria a lungo termine.

Memorizzare una serie di lettere familiari (P X L M) è molto più semplice che memorizzare dei simboli

sconosciuti (Ђ Ч Ф). Ciò succede perché le informazioni nella memoria a breve termine vengono

codificate secondo regole precedentemente apprese : l’informazione nella memoria a lungo termine

determina la natura di questa codifica. Poiché la memoria a breve termine contiene informazioni

richiamate dalla memoria a lungo termine, è detta : un sistema per il mantenimento

MEMORIA DI LAVORO

temporaneo e la manipolazione dell’informazione durante l’esecuzione di compiti cognitivi (Baddeley).

11

La maggior parte delle informazioni viene elaborata a livello verbale: la memorizzazione a breve

termine delle parole si verifica nella . Abbiamo anche una memoria di

MEMORIA DI LAVORO FONOLOGICA

lavoro che contiene informazioni visive ottenute dall’ambiente: la .

MEMORIA DI LAVORO VISIVA

Davanti a un elenco di parole, tendiamo a ricordare meglio quelle all’inizio della lista (effetto di

priorità o primacy) e quelle alla fine della lista (effetto di recenza o recency) rispetto a quelle nel mezzo.

3.3 - COFIDICA NELLA MEMORIA A LUNGO TERMINE

Il trasferimento dell’informazione dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine è definito

(Hebb). La memoria a breve termine implica un’attività dei neuroni che codificano

CONSOLIDAMENTO

l’informazione dagli organi sensoriali: se quest’attività si interrompe, l’informazione viene dimenticata, ma

se viene prolungata (ripasso), si genera un cambiamento strutturale nel cervello, un ricordo a lungo

termine. Le memorie a breve e a lungo termine sono quindi biologicamente diverse: se la memoria

a breve termine implica un’attività neurale, quella a lungo termine implica cambiamenti permanenti.

Una prova a favore della teoria del consolidamento risiede nello studio dell’amnesia retrograda (non

riuscire a ricordare eventi accaduti immediatamente prima di un incidente) causata da trauma cranico: un

colpo alla testa altera la memoria a breve termine, ma non quella a lungo termine.

Secondo Craik & Lockhart, il ripasso può trattenere l’informazione nella memoria a breve termine, ma

non necessariamente implicarne un trasferimento nella memoria a lungo termine. Hanno distinto il

, la ripetizione meccanica di informazioni verbali che non dà luogo a

RIPASSO DI MANTENIMENTO

cambiamenti permanenti (non c’è trasferimento nel deposito a lungo termine), dal ,

RIPASSO ELABORATIVO

che prevede l’elaborazione dell’informazione richiamando informazioni dalla memoria a lungo termine.

I due hanno suggerito che una persona possa fare attenzione a differenti caratteristiche dello stimolo:

se si concentra sulle caratteristiche sensoriali (superficiali) saranno queste ad essere memorizzate, e la

loro analisi è detta (ripasso di mantenimento). Se si concentra sul significato

ELABORAZIONE SUPERFICIALE

dello stimolo, le caratteristiche semantiche, queste verranno memorizzate. La loro analisi implica

un’ (ripasso elaborativo), più efficace rispetto a quella superficiale.

ELABORAZIONE PROFONDA

Il livello di elaborazione è perciò funzione della quantità di attenzione che diamo all’informazione!

L’uso o il ripasso di un’informazione, attraverso i 2 tipi di elaborazione, sono processi di ELABORAZIONE

. Tuttavia, in memoria vi sono informazioni che non sono mai state sottoposte a ripasso:

VOLONTARIA

la formazione di ricordi che non richiede sforzo ed attenzione è detta .

ELABORAZIONE AUTOMATICA

Quando la codifica non è automatica comporta uno sforzo, che consiste nel dare un significato al nuovo

materiale: questa attività è una codifica elaborativa. Il modo in cui codifichiamo le informazioni

determina la capacità di ricordarle (specificità della codifica): un’elaborazione che aggiunge

significato nel corso della codifica è utile per costruire ricordi da utilizzare in seguito.

Le sono strategie applicate per migliorare il ricordo, utilizzando l’informazione nella

MNEMOTECNICHE

memoria a lungo termine per rendere più semplice la memorizzazione. Si dividono in 2 categorie:

• Basate sulla codifica : trasformare le informazioni in entrata per facilitarne il successivo recupero

• Basate sull’organizzazione : inserire le informazioni in uno schema cognitivo (parole chiave, luoghi)

3.4 - LA MEMORIA A LUNGO TERMINE

Nella sembra che vari tipi di informazioni vengano codificate e

MEMORIA A LUNGO TERMINE

immagazzinate in modi diversi. Ciò porta a pensare all’esistenza di 2 tipi di memoria:

M

• : un registro autobiografico delle esperienze personali (memoria delle azioni)

EMORIA EPISODICA

M

• : un magazzino di informazioni concettuali (dati, fatti, vocabolario)

EMORIA SEMANTICA

Un’ulteriore distinzione è stata introdotta fra memoria esplicita (o dichiarativa), di cui siamo consapevoli,

e memoria implicita (o procedurale), i cui contenuti sono al di fuori della consapevolezza ma possono

influenzare il comportamento. La memoria implicita opera in modo automatico e non richiede

processi intenzionali; bensì, controlla le abilità (riguarda il “saper fare”, come il saper andare in bici).

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Neisser divide inoltre la memoria retrospettiva (informazioni relative alle esperienze passate) dalla

memoria prospettica, una memoria di tipo sintattico riferita ad azioni che devono essere fatte nel futuro.

L’informazione può essere persa per 2 motivi: decadimento e interferenza. L’essenza della memoria a

breve termine è la transitorietà: l’informazione tende al col tempo (impedito dal ripasso).

DECADIMENTO

Il concetto di si basa invece sul fatto che alcuni ricordi possono interferire con il

INTERFERENZA

recupero di altri, e descrive efficacemente la perdita di informazioni nella memoria a lungo termine:

I : le informazioni apprese più recentemente interferiscono con il

­ NTERFERENZA RETROATTIVA

ricordo di quelle apprese in precedenza

I : le informazioni apprese tempo addietro interferiscono con quelle

­ NTERFERENZA PROATTIVA

acquisite più di recente (la capacità di ricordare nuove informazioni è ridotta)

3.5 - RICORDARE

R è un processo automatico ! È automatico il recupero delle informazioni dalla memoria:

ICORDARE

quando si presenta lo stimolo appropriato, questo evoca automaticamente la risposta appropriata.

L’effetto Stroop (blue blue green green) indica che anche quando cerchiamo di sopprimere un ricordo

consolidato, questo tende a essere recuperato automaticamente di fronte allo stimolo appropriato.

A volte, tuttavia, si fa fatica a ricordare un’informazione (il fenomeno “sulla punta della lingua”). La ricerca

attiva di stimoli che portino alla rievocazione dell’informazione è stata definita RICOLLEZIONE

(Baddeley). La ricollezione può essere favorita da variabili legate al contesto (oggetti, stimoli verbali),

che sono definite suggerimenti per il richiamo. Pertanto, il contesto in cui un’informazione viene

appresa o elaborata influenza la nostra capacità di poterla richiamare successivamente.

Q ? Ebbinghaus ha memorizzato 13 sillabe senza senso, analizzando il numero

UANTO DURA UN RICORDO

di prove necessarie per apprendere la lista originaria dopo differenti intervalli temporali, che variavano da

pochi minuti a 31 giorni. Gran parte di ciò che aveva appreso veniva rapidamente dimenticato (1-2

giorni), ma anche dopo 31 giorni riusciva a ricordare parte dell’informazione.

Molto di ciò che recuperiamo dalla memoria a lungo termine non è una rappresentazione accurata di

ciò che è realmente accaduto, ma è un processo attivo, creativo, una .

RICOSTRUZIONE DEL RICORDO

Come detto nella specificità della codifica, posizionare un informazione in una cornice di conoscenze

ci aiuta a codificare le informazioni in maniera significativa: questa cornice si chiama .

SCHEMA

Gli schemi, tuttavia, possono indurre degli errori sistematici. Studi confermano che le persone ricordano

solo pochi dettagli importanti di un’esperienza e che del ricordo ricostruiscono le parti mancanti sulla

base della propria interpretazione dell’evento. Si parla di misleading post event information:

l’aggiunta di informazioni errate successive all’evento può distorcere il ricordo (falsi ricordi).

Altri esperimenti sui mostrano come le domande usate per facilitare l’esternazione

TESTIMONI OCULARI

di informazioni hanno un effetto importante sul ricordo: piccoli cambiamenti in una domanda possono

influenzare i ricordi (se la domanda contiene toni aggressivi , il ricordo assume valenza negativa ).

Alcuni ricordi episodici vengono acquisiti nel corso di esperienze personali così emotivamente forti

che restano vividi e stabili nel tempo: i ricordi attivati da eventi sorprendenti sono i .

RICORDI LAMPO

4. LA COSCIENZA

La è la consapevolezza degli eventi ambientali e cognitivi (percezione, pensiero, emozioni).

COSCIENZA

Non coincide con l’attenzione, pur condividendone il concetto di capacità limitata: possiamo essere

consapevoli di una sola cosa per volta. Le informazioni possono anche essere elaborate in assenza di

consapevolezza: un processo detto (azioni automatiche, decision making).

ELABORAZIONE IMPLICITA

Il concetto di mascheramento indica che un breve stimolo può essere mascherato da un pattern

immediatamente successivo: a certi intervalli temporali lo stimolo non viene percepito coscientemente.

Il fenomeno del priming (facilitazione) descrive invece come risposte migliori e più rapide seguano

uno stimolo se questo è preceduto da uno stimolo simile.

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4.1 - L’ATTENZIONE SELETTIVA

L’ è il mezzo attraverso il quale diveniamo coscienti delle nostre esperienze. È l’insieme delle

ATTENZIONE

attività che modulano l'efficienza dell'attività mentale mediante processi di amplificazione (benefici) o

attenuazione (costi) del materiale da elaborare. L’attenzione può essere controllata automaticamente, in

modo involontario, o in modo volontario e cosciente. Tuttavia, non siamo coscienti di tutti gli stimoli

individuati dai nostri organi sensoriali. Il processo che controlla la consapevolezza di particolari

categorie di eventi nell’ambiente, escludendone altri, è detto .

ATTENZIONE SELETTIVA

Il termine indica il processo attraverso cui posizioniamo l’attenzione su due o più

ATTENZIONE DIVISA

compiti per portarli a termine simultaneamente (di norma sono compiti automatici e non impegnativi).

Mentre l’attenzione selettiva restringe la consapevolezza a certe esperienze, l’attenzione divisa è un

processo cerebrale che determina come la consapevolezza sarà suddivisa su differenti esperienze.

Perché non elaboriamo tutte le informazioni raccolte dagli organi sensoriali? Perché i meccanismi

cerebrali responsabili dell’elaborazione cosciente delle informazioni hanno una capacità limitata:

possono gestire solo una certa quantità di informazioni, e necessitano di un “filtro”, che controlla il

flusso informativo in ingresso. I processi attentivi fungono infatti da filtro delle informazioni: l’attenzione

è vista come un meccanismo che blocca parte dell’informazione e ne lascia passare un’altra. È quindi

un processo economico , che ci risparmia sforzi cerebrali eccessivi e/o superflui.

Gli esperimenti di Cherry sull’attenzione selettiva si concentrano sull’ : se una persona

ASCOLTO DICOTICO

ascolta 2 messaggi diversi presentati simultaneamente ad ognuna delle due orecchie, presterà

attenzione solo ad uno di essi: il messaggio disatteso non passa il filtro!

Si parla di fenomeno del cocktail party: nella confusione, ognuno è concentrato solo su ciò che vuole

sentire, a meno che qualcosa non attiri la sua attenzione (come qualcuno che urla il suo nome).

Infatti, studi indicano che alcune informazioni (il nostro nome o parole a sfondo sessuale) presentate

all’orecchio “non atteso” possono catturare inconsapevolmente l’attenzione. Pertanto, il “filtro”

dell’attenzione selettiva non è assoluto: le informazioni sensoriali trascurate vengono solo ridotte.

Esperimenti mostrano che possiamo prestare attenzione sia alla collocazione

dell’informazione sia alla natura dell’informazione, le sue caratteristiche.

Riguardo alla collocazione, uno studio di Posner sull’ mostra che

ATTENZIONE VISIVA

l’attenzione selettiva può influenzare l’individuazione di stimoli visivi: se uno

stimolo si verifica dove ce lo aspettiamo, lo percepiamo più velocemente; se si

verifica dove non ce lo aspettiamo, lo percepiamo lentamente.

Riguardo alle caratteristiche, quando due eventi si verificano quasi insieme, a volte si

riesce a vederne uno ignorando l’altro. Il sistema visivo è incline a casi di cecità

disattentiva: la mancata percezione di un evento quando si dirige l’attenzione in un altro punto.

Inoltre, la natura insolita di un evento accresce la probabilità che venga trascurato (un gorilla che

attraversa un campo di basket ha meno probabilità di essere notato di una donna con l’ombrello).

Se un display viene modificato artificialmente durante un movimento oculare o altre interruzioni, causa

una cecità al cambiamento: le persone non percepiscono cambiamenti significativi nell’immagine.

4.2 - L’IPNOSI

L’ , o mesmerismo (Mesmer), è una forma di controllo verbale sulla coscienza che permette di

IPNOSI

controllare comportamenti, pensieri e percezioni di una persona. I requisiti della sua riuscita sono

l’accettazione e la suggestionabilità del partecipante: il suo comportamento si conforma a ciò che dice

l’ipnotizzatore fino ad alterare le percezioni della realtà. Le suggestioni ipnotiche sono di 3 tipi:

Suggestioni ideomotorie : l’ipnotista suggerisce che si verificherà una particolare azione senza che ci

­ sia la consapevolezza di un’azione volontaria (sollevare un braccio)

Suggestioni di sfida : l’individuo ipnotizzato sarà incapace di compiere una normale azione volontaria

­ 14

Suggestioni cognitive/sensoriali : la persona ipnotizzata è sottoposta a distorsioni delle esperienze

­ sensoriali o cognitive (non sentire un dolore o non essere in grado di ricordare qualcosa)

4.3 - IL SONNO

Il non è uno stato di incoscienza, ma uno stato alterato di coscienza naturale, non indotto

SONNO

artificialmente. Oltre alla temporanea soppressione della coscienza, il sonno modifica alcune funzioni

corporee (movimenti oculari, frequenza respiratoria e cardiaca). Il sonno si può dividere in 2 fasi:

S NREM

• (o sonno quieto) : ritmo respiratorio e battito cardiaco regolari, muscoli attivi. L’attività

ONNO

mentale è assente o ridotta; l’EEG mostra un’attività elettrica ad alto voltaggio e bassa frequenza.

Presenta 3 stadi: dal facile risveglio (attività theta) al sonno profondo (attività delta)

S REM

• (o sonno attivo) : movimenti oculari rapidi, muscoli paralizzati (a parte rari movimenti

ONNO

involontari), ritmo respiratorio e battito cardiaco irregolari. L’attività mentale consiste nel sogno e

l’attività elettrica ha basso voltaggio ed alta frequenza (somiglia all’EEG di una persona sveglia)

Sono fasi cicliche: il sonno comprende 4-5 cicli di alternanza fra fase REM (30 minuti) e NREM (1 ora).

Il sonno NREM, specialmente nell’attività delta, è correlato alla conservazione e al ristoro di funzioni

vegetative di base. Nel corso dello stadio 4, infatti, l’attività metabolica del cervello diminuisce del

75% rispetto al livello di veglia. Pertanto, lo stadio 4 da al cervello la possibilità di “riposare”.

Il sonno REM è un periodo di intensa attività fisiologica ed è ragionevole aspettarsi che svolga funzioni

diverse dal sonno NREM. Smith ha evidenziato come animali trattati, durante lo sviluppo, con farmaci

che inibiscono il sonno REM hanno mostrato, da adulti, anomalie nel comportamento. Tali animali,

inoltre, avevano la corteccia cerebrale ed il tronco encefalico di dimensioni inferiori rispetto ai non

trattati. Ciò indica l’importanza del sonno REM nei processi di apprendimento e sviluppo cerebrale.

5. IL LINGUAGGIO

Il è la facoltà mentale che permette all’uomo di comunicare, usando una o più lingue. Le

LINGUAGGIO

lingue sono un prodotto sociale, l’astrazione di un insieme di convenzioni socialmente condivise da

un gruppo. Il linguaggio, infatti, si è evoluto grazie alle forme di relazione sociale fra i nostri antenati.

Nonostante la comunicazione non sia una prerogativa della specie umana (formiche, api), nessuno dei

sistemi simbolici impiegati da altre specie ha caratteristiche confrontabili con le lingue umane.

Perciò, il linguaggio verbale può essere considerato la risultante di vari sistemi di comunicazione più

antichi nella storia evolutiva (espressioni emotive della mimica e gestualità, già presenti nelle scimmie).

Il linguaggio è un sistema di segni, di simboli arbitrari combinati in accordo alle regole della grammatica:

un sistema simbolico di comunicazione. Tuttavia, possiamo riconoscere 2 sistemi di comunicazione:

• Sistema verbale : linguaggio verbale (aspetti fonologici, sintattici, semantici e pragmatici)

• Sistema non verbale : linguaggio paralinguistico (intercalari, risate, silenzi, borbottii, cadenza nella

pronuncia), linguaggio cinesico (gesti, posture) e linguaggio prossemico (gestione dello spazio)

Il dibattito sul rapporto tra sviluppo del e acquisizione del si rifà a 3 posizioni:

PENSIERO LINGUAGGIO

• Pensiero e linguaggio come 2 facoltà autonome : il funzionamento del pensiero è indipendente e

più complesso di quello del linguaggio (Vygotskij)

• Il linguaggio dà forma al pensiero : la forma del linguaggio determina la struttura dei processi di

pensiero, modificando il modo in cui percepiamo le cose e le ricordiamo (Sapir, Whorf)

• Il linguaggio è un prodotto della mente : i processi di pensiero influenzano la struttura del linguaggio

5.1 - SVILUPPO DEL LINGUAGGIO

Le tappe fondamentali dello vengono raggiunte molto rapidamente, ma il suo

SVILUPPO DEL LINGUAGGIO

completamento è lungo e graduale. Tutti i bambini normali nascono con la capacità propria della

specie umana di acquisire le lingue a cui sono esposti: questa capacità innata riguarda la lingua

parlata. 15

Nonostante i bambini molto piccoli sembrino altamente sensibili alle variazioni sonore del discorso,

con l’inizio delle vocalizzazioni, questa capacità di discriminazione dei suoni linguistici diminuisce.

Il primo suono emesso da un bambino è il pianto, seguito dal cooing (1 mese) e dalla lallazione (6 mesi).

A 1 anno, il bambino inizia a produrre le prime parole, spesso inventando proprie proto-parole.

Nello stadio delle due parole (18 mesi), i bambini iniziano ad abbinare le parole in maniera creativa: le

frasi sono dominate da parole contenuto (nomi, aggettivi). Il vocabolario ridotto (50-100 parole) e la

limitata memoria di lavoro non permettono ai bambini di formare frasi complesse. Con l’esperienza, e

con lo sviluppo del vocabolario, i piccoli cominciano ad applicare le regole della grammatica.

Possiamo distinguere 2 approcci teorici allo sviluppo del linguaggio:

T

• : sottolineano l’importanza dei fattori ambientali, i quali impongono i

EORIE COMPORTAMENTISTE

cambiamenti evolutivi, modellando lo sviluppo del linguaggio (rinforzi positivi e negativi). L’individuo

è un organismo plasmabile, caratterizzato da una capacità illimitata di apprendere. Lo sviluppo è

un progressivo modellamento delle risposte linguistiche da parte dell’ambiente (Skinner).

Riprende la prospettiva empirista: il neonato è una tabula rasa; la conoscenza deriva dall’esperienza

T

• : sottolineano l’importanza dei fattori genetici nello sviluppo del linguaggio:

EORIE INNATISTE

- Jean Piaget : il linguaggio è un aspetto della capacità simbolica, e la sua acquisizione dipende

dallo sviluppo cognitivo. L’ esecuzione delle azioni precede la competenza linguistica

- Noam Chomsky : vi è un Dispositivo Innato per l’acquisizione del Linguaggio, un programma

biologico che corrisponde a una Grammatica Universale, contenente la descrizione degli aspetti

strutturali condivisi dalle lingue. L’acquisizione del linguaggio è indipendente dall’intelligenza

e dalla capacità comunicativa. La competenza linguistica precede l’esecuzione delle azioni

Riprende la prospettiva razionalista: certe idee fondamentali (la capacità linguistica), sono innate.

5.2 - COMPRENSIONE E PRODUZIONE DEL LINGUAGGIO

I 3 stadi della sono:

COMPRENSIONE DEL LINGUAGGIO

• P : riconoscere le parole (include la fonologia)

ERCETTIVO

• S : attribuire significato alle parole (include la conoscenza del lessico)

EMANTICO

• S : tutte le lingue hanno delle regole sintattiche, ossia principi che permettono di

INTATTICO

combinare le parole per formare frasi (ordine e classificazione delle parole, affissi, prosodia)

Se vogliamo che il nostro linguaggio venga compreso, dobbiamo utilizzare le regole del linguaggio, ma

anche conoscere codici e stili comunicativi e convenzioni sociali (conoscenza del mondo).

Le principali condivise da tutte le lingue naturali sono:

PROPRIETÀ COSTRUTTIVE

a) Utilizzo limitato di fonemi : un fonema è un suono linguistico rappresentante il minimo elemento

distinguibile dagli altri all'interno di una sequenza fonica, che di per sé non ha nessun significato

b) Combinazione illimitata di fonemi in morfema : i fonemi possono essere combinati per generare un

numero illimitato di parole. Un morfema è la minima unità linguistica dotata di significato, e può

essere una parola (unità lessicale dotata di significato) oppure parte di essa (prefisso o suffisso)

c) Combinazione illimitata di parole in discorsi : le parole si possono combinare per generare discorsi.

Partendo da un piccolo numero di fonemi e di morfemi, si può generare un numero infinito di frasi.

5.3 - BASI BIOLOGICHE E DISTURBI DEL LINGUAGGIO

I meccanismi neurali che controllano la sono in una regione del lobo

PRODUZIONE DEL LINGUAGGIO

frontale sinistro, l’ B . Una sua lesione compromette la capacità di parlare, provocando

AREA DI ROCA

l’afasia di Broca (produzione linguistica lenta e non fluente ma dotata di significato, povera di parole

funzione e ricca di parole contenuto).

L’area di Broca sembra contenere la memoria delle sequenze di

movimenti muscolari necessari per articolare le parole: una sua

lesione provoca quindi difficoltà nel produrre le sequenze muscolari

16

necessarie per parlare (problemi di articolazione).

A un livello più alto, i problemi coinvolgono le sequenze grammaticali, causando agrammatismo: la

perdita della capacità di produrre e comprendere un discorso con regole sintattiche complesse.

Una regione della parte superiore del lobo temporale sinistro, l’ W , è fondamentale nella

AREA DI ERNICKE

: qui sono contenuti i ricordi dei suoni delle parole. Una lesione all’area

COMPRENSIONE DEL LINGUAGGIO

di Wernicke causa l’afasia di Wernicke, che origina un linguaggio fluente ma senza significato,

povero di parole contenuto e ricco di parole funzione.

Una lesione ristretta nell’area di Wernicke non genera afasia, ma sordità verbale pura: le persone non

sono sorde, ma non riescono a comprendere il linguaggio.

Una lesione alle regioni intorno all’area di Wernicke, con quest’ultima che resta intatta, produce

l’afasia transcorticale mista. Una persona non riesce a comprendere il linguaggio o a produrre

discorsi dotati di significato, ma può ripetere un discorso (pur non comprendendone il significato).

Vi sono 2 sistemi basilari per :

RICONOSCERE LE PAROLE

- Lettura fonetica : parole lunghe, non familiari e le non-parole vengono lette lettera per lettera

- Lettura globale : parole brevi e familiari vengono riconosciute come singole unità

Le dislessie dimostrano che la lettura globale e fonetica implicano diversi meccanismi cerebrali !

La rappresenta l’incapacità di leggere e scrivere in modo fluente:

DISLESSIA

• : causata da una lesione al cervello di persone che sanno già leggere:

DISLESSIA ACQUISITA

- Dislessia superficiale : le persone commettono errori collegati alle caratteristiche visive delle

parole e alle regole fonologiche, non connessi al loro significato (deficit della lettura globale)

- Dislessia fonologica : difficoltà nel leggere parole non familiari (deficit della lettura fonetica)

- Dislessia diretta : le persone affette possono leggere le parole ad alta voce sebbene non

riescano a capire cosa stiano leggendo (somiglia all’afasia transcorticale mista)

• : difficoltà nella lettura evidente quando i bambini imparano a leggere, cosa

DISLESSIA EVOLUTIVA

che fa supporre la presenza di una componente genetica. I pazienti dislessici non sono in grado di

combinare efficacemente le informazioni provenienti dall’area di Broca e di Wernicke

Con disfasia si intende la mancanza di coordinazione nel discorso (incapacità di connettere le parole

in modo comprensibile). La disgrafia è la difficoltà nella riproduzione di segni alfabetici e numerici.

6. L’INTELLIGENZA E IL PENSIERO

L’ è la capacità di apprendere e ricordare le informazioni, di riconoscere i concetti e le

INTELLIGENZA

relazioni e di applicare queste informazioni e questo riconoscimento comportandosi in modo adattivo.

Secondo Wechsler, l’intelligenza è la capacità dell’individuo di agire per uno scopo determinato, di

pensare in modo razionale e di avere rapporti adeguati con il proprio ambiente (adattabilità).

6.1 - LA VALUTAZIONE DELL’INTELLIGENZA

Fino al Rinascimento, quando nacque l’individualismo (ogni individuo possiede abilità individuali), nelle

culture occidentali le differenze di classe sono state più importanti di quelle individuali nell’abilità.

Nel 1884, Francis Galton fondò il primo laboratorio di psicometria: la misurazione delle differenze

individuali nelle caratteristiche psicologiche (metodo correlazionale), che egli riteneva ereditarie.

Nel 1890, Cattel parlò di test mentali e di differenze individuali nelle abilità, ipotizzando che i punteggi

individuali dei test riflettessero differenze misurabili in qualche tratto (che fu poi definito “intelligenza”).

I hanno avuto origine con Alfred Binet. Insieme a Simon, sviluppò un test allo scopo

TEST DI INTELLIGENZA

di valutare le abilità intellettive per identificare gli studenti bisognosi di sostegni educativi speciali. Nel

1905 pubblicarono la scala Binet-Simon, la quale forniva una procedura per il calcolo dell’età mentale,

ossia il livello medio dello sviluppo intellettivo di un bambino di una data età. Tramite il test si poteva

classificare gli individui in base alle differenze riscontrate nelle abilità mentali misurabili.

17

Nel 1912 Stern calcolò il quoziente intellettivo (QI), riconosciuto come l’indice dell’aspetto misurabile

dell’intelligenza. Nel calcolo del QI sono implicati l’età mentale (risultata dai test) e l’età cronologica:

QI = (Età Mentale / Età Cronologica) x 100

Se i punteggi indicano che l’età mentale è uguale a quella cronologica, l’intelligenza è nella norma; se

questa è superiore o inferiore a quella cronologica, il bambino sarà più o meno intelligente della media.

La scala Binet-Simon venne revisionata nel 1916 e pubblicata come scala Stanford-Binet.

Un’altra revisione fu operata da Terman & Merril (1960), raggruppando gli indicatori di intelligenza per

livello di difficoltà e per categoria (vocabolario, riconoscimento di incongruenze, ripetizione di cifre,

definizione di termini astratti). È un test per bambini tra i 4-17 anni, ma è eccellente per i bambini tra i 5-

12 anni, poiché misura le abilità di base (cristallizzate) ed è in grado di predire il successo scolastico.

Il rapporto-QI è sostituito con la deviazione-QI, non basata sul rapporto fra età mentale e cronologica,

ma sul confronto con i punteggi di test ottenuti da altri soggetti con la stessa età cronologica. Ciò

consente di evitare problemi connessi al rapporto-QI: ad esempio, negli adulti l’età mentale tende a

stabilizzarsi, mentre quella cronologica continua a salire. Pertanto, il QI non è una misura assoluta,

ma riflette la posizione relativa di un soggetto rispetto alle prestazioni degli altri individui di pari età.

Wechsler concepì nel 1939 la Wechsler-Bellevue Intelligence Scale: un reattivo di intelligenza che

prestava attenzione più sulla composizione e sulla stabilità negli adulti che sugli aspetti evolutivi.

Questa fu sottoposta ad una revisione nel 1955 e venne chiamata Scala di Intelligenza Wechsler per

Adulti (WAIS-III), e poi nel 1981 divenendo la Scala di Intelligenza Wechsler per Adulti Revisionata

(WAIS-R). Queste misurano l’intelligenza di individui di età tra i 16-75 anni, mentre la Scala di

Intelligenza Wechsler per Bambini (WISC) valuta l’intelligenza di bambini di età tra i 5-15 anni (1949).

L’obiettivo di Wechsler era creare un test di intelligenza non limitato ad un unico indice di performance,

e che evitasse distorsioni culturali e linguistiche. La WAIS (1958) è costituita da 11 sottoscale:

- 6 verbali : informazione, comprensione, ragionamento aritmetico, analogie, memorie di cifre, vocaboli

- 5 di performance : cifrario, completamento e ricostruzione di figure, disegno, riordinamento di storie

Un indice dell’ dei test di intelligenza è l’attendibilità alla ri-applicazione (test-retest), ossia

ATTENDIBILITÀ

la coerenza. Significa che, se una persona ripete il test, ottiene esattamente lo stesso punteggio (il

coefficiente di correlazione dei punteggi ottenuti in due occasioni diverse sarà uguale a 1). La è

VALIDITÀ

però difficile da valutare: un test può essere attendibile e non valido (il punteggio non ha nulla a che fare

con il criterio fissato). Non esiste invece il contrario: un test per essere valido deve essere attendibile!

6.2 - INTELLIGENZA GLOBALE O MULTI-COMPONENTE?

Nonostante l’intelligenza venga rappresentata da un singolo punteggio (QI), presupponendo che sia una

capacità generale, le ’ non negano l’esistenza di specifiche abilità intellettive:

TEORIE DELL INTELLIGENZA

T B

• : Spearman (1927) sosteneva che ogni abilità fosse spiegabile in base ad un

EORIA IFATTORIALE

fattore G (un fattore generale che varia da individuo a individuo) e ad un fattore S, un fattore specifico

a quella abilità. Il fattore G è fortemente influenzato da 3 principi qualitativi della cognizione:

- Apprendimento dall’esperienza

- Deduzione di relazioni

- Deduzione di correlazioni

Partendo da questa teoria, Cattel (1971) propose una bipartizione tra intelligenza cristallizzata

(Gc), che risentirebbe degli effetti dell’acculturazione e dell’esperienza (vocabolario), e intelligenza

fluida (Gf), le capacità di base innate ed indipendenti dall’esperienza (classificazione di figure).

Secondo Thurstone (1938) l’intelligenza consiste di 7 capacità primarie: memoria, ragionamento,

comprensione e fluidità verbale, capacità numeriche, velocità percettiva e visualizzazione spaziale

T T ’I

• : secondo Sternberg (1996), l’intelligenza efficace si rifà

EORIA RIARCHICA DELL NTELLIGENZA

alla capacità di una persona di analizzare i propri punti di forza e le proprie debolezze, utilizzare i

punti di forza per trarre i vantaggi e minimizzare l’impatto delle debolezze, ed è composta da:

18

1. I : pianificare ed eseguire compiti (abilità verbale, ragionamento deduttivo)

NTELLIGENZA ANALITICA

2. I : gestire situazioni nuove applicando strategie apprese (problem solving)

NTELLIGENZA CREATIVA

3. I : adattarsi, selezionare e modellare l’ambiente (selezione naturale)

NTELLIGENZA PRATICA

T I M

• : Gardner (1983) considera diverse competenze

EORIA DELLE NTELLIGENZE ULTIPLE

intellettuali o intelligenze umane, che possono combinarsi in vari modi e il cui sviluppo è influenzato

dai contesti culturali, che tendono a privilegiare un tipo di intelligenza rispetto agli altri:

- Logico-matematica : confronto e valutazione di oggetti concreti o astratti, individuazione di

relazioni

- Linguistica : uso del linguaggio e delle parole, padronanza dei termini linguistici

- Spaziale : abilità nel rappresentare gli oggetti, anche in loro assenza (immagini mentali)

- Naturalistica : riprende il concetto di adattamento di Sternberg

- Cinestetica : controllo dei movimenti del corpo e degli oggetti (intelligenza artistica)

- Musicale : capacità di discriminare con precisione altezza dei suoni, timbri e ritmi

- Intrapersonale : comprendere le proprie emozioni e incanalarle in forme socialmente accettabili

- Interpersonale : interpretare emozioni, motivazioni e stati d'animo degli altri (intelligenza emotiva)

Attualmente, i teorici sono concordi nell’includere nel concetto di intelligenza 3 tipi generali di capacità:

• Risolvere problemi : ragionare logicamente, intuire collegamenti tra idee diverse

• Capacità verbale : parlare in modo chiaro e ordinato e possedere un ampio vocabolario

• Intelligenza pratica : comprendere le situazioni, sapere come raggiungere degli scopi

Le capacità intellettuali iniziano a declinare dai 20-30 anni, ma verso i 60 anni il declino è più rapido. I

compiti che vanno incontro a deterioramento sono quelli che richiedono risposte rapide (memoria).

6.3 - PENSIERO E RAGIONAMENTO

Una delle componenti dell’intelligenza è il , che include la categorizzazione e la formazione

PENSIERO

dei concetti, il ragionamento logico e la soluzione dei problemi. Pensare richiede l’uso di :

CONCETTI

categorie di oggetti, eventi o stati che condividono determinati attributi e che hanno 3 funzioni:

• Semplificare le informazioni ricevute

• Inferire caratteristiche dell’oggetto percepito non disponibili in quel momento ai sensi

• Capire l’ambiente e comportarsi nella maniera più appropriata ad esso

Un concetto formale è una categoria definita da un insieme di caratteristiche essenziali, come in una

definizione tratta da un dizionario (“i cani hanno quattro zampe, la coda, il pelo e sono carnivori”).

Secondo Collins & Quillian questi concetti sono organizzati gerarchicamente nella memoria semantica:

ciascun concetto di una gerarchia è definito da un insieme di caratteristiche. Le caratteristiche comuni

ai concetti di un dato livello vengono ricordate al livello superiore (non pensiamo “un canarino ha le ali e

le piume”, ma pensiamo “il canarino è un uccello” perché già sappiamo che gli uccelli hanno ali e piume).

Secondo Rosch i concetti utilizzati nella vita quotidiana sono concetti naturali: categorie basate sulle

percezioni personali e sulle interazioni con il mondo reale, costituite da un insieme di ricordi di

particolari esempi (esemplari), che rappresentano le caratteristiche importanti di un concetto.

I concetti naturali variano per livello di precisione e di dettaglio:

- Concetti di livello basico : concetti normali (“sedia” o “mela”)

- Concetti sovraordinati : concetti più generali (“mobili” o “frutta”)

- Concetti subordinati : concetti riferiti a specifici esemplari di una categoria base (“sedia sdraio”)

Per ragioni di economia cognitiva, cioè risparmio di tempo e sforzo mentale, gran parte delle attività

di pensiero utilizza i concetti di base.

La realtà è costituita da una massa di differenti elementi: se rispondesse a ciascun oggetto come unico,

l’uomo sarebbe schiacciato dalla complessità ambientale. Il problema è risolto dalla CATEGORIZZAZIONE DEI

: la capacità di considerare equivalenti cose tra loro diverse, affrontandole non nella loro

CONCETTI 19


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Psicologia dei Processi Cognitivi e della prof. Giannini (facoltà di Psicologia), basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Psicologia. La scienza del comportamento, Carlson.
Gli argomenti trattati sono i seguenti:
- Apprendimento
- Percezione
- Memoria
- Coscienza
- Linguaggio
- Intelligenza e pensiero
- Stress e salute


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in psicologia e processi sociali
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher davril86 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dei processi cognitivi: teorie e metodi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Giannini Anna Maria.

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