Psicologia della convivenza
Prefazione
Intendo per la convivenza la componente simbolica della relazione sociale. La convivenza è composta da tre componenti:
Sistemi di appartenenza
Sono quelle dimensioni simboliche della relazione fondate sulla sola simbolizzazione affettiva dell'altro; sono sistemi sociali organizzati attorno alla negazione dell'estraneo. Per esempio, il sistema familiare, dove ruoli e modelli di relazione sono regolati dalla sola relazione affettiva.
L'estraneo
Ciò che sta fuori dai sistemi familistici; è la diversità che va esplorata e conosciuta. Si dà convivenza quando ci si propone la relazione con la diversità, senza di essa i sistemi di appartenenza finirebbero per esaurirsi.
Le regole del gioco
Sono i regolatori che consentono di aprire i sistemi di appartenenza sulla diversità. La norma non è vincolo restrittivo, ma è il sistema entro il quale è possibile esplorare la diversità.
Convivere significa interagire questi tre elementi della relazione, al fine di creare prodotti innovativi: convivere significa capacità di trattare con la diversità superando i sistemi familistici di relazione.
Modi di violazione della convivenza
- Negazione delle regole del gioco: si pretende il rapporto con l'altro direttamente, senza vincoli regolativi. Questo implica un'incapacità di conoscere l'estraneità e di apprendere da essa, implica una chiusura e comporta considerare l'estraneo come nemico. Talvolta si possono creare nuove forme di regole, come i localismi chiusi in cui la coesione è raggiunta attraverso la coalizione verso il nemico.
- Negazione dell'altro (estraneo): le regole del gioco assumono un valore autoriferito: assimilazione dell'altro a sé, al proprio sistema di appartenenza (familismo). Le regole si trasformano in "buone maniere". A questo consegue la riduzione, l'annullamento delle distanze sociali.
- Esclusione del sistema di appartenenza: la regola del gioco diviene norma che sancisce l'obbligo dell'accettazione incondizionata dell'estraneo; si può avere un Amore indifferenziato (tratto narcisistico) oppure un'idealizzazione dell'estraneo (fantasia depressiva). Al sistema di appartenenza si sostituisce l'ideologia. (es: immigrati stranieri: tentazione di eliminare l'altro e chiudersi nella propria appartenenza oppure la negazione delle proprie origini).
Introduzione
La psicologia della convivenza nasce alla luce di cambiamenti politici e sociali con l'intento di trovare nuovi modelli innovativi e metodologie di intervento alternative all'approccio 'curativo' della psicologia, che valorizzino le risorse dell'individuo, del gruppo, della comunità. L'intervento, quindi, è finalizzato al cambiamento, con attenzione agli interventi nel sociale, all'attivazione di empowerment, organizzativo e collettivo, alla valorizzazione della prevenzione e promozione del benessere.
Limiti della convivenza
- Manca un quadro organico (una sintesi dei vari riferimenti teorici), cioè manca un paradigma unitario
- Manca l'incontro tra teoria e tecnica, che caratterizza la professionalità dello psicologo
L'intento di questo lavoro (cioè del libro) è quello di integrare i vari modelli della psicologia della convivenza, i quali nascono dall'incontro tra l'approccio dinamico-sociale con quello clinico.
Relazione tra psicologia ambientale e psicologia della convivenza
Si propone di individuare gli aspetti naturali o progettati del mondo che possono avere un'influenza causale diretta sulla salute e sullo stato di benessere degli esseri umani
Limiti: analisi limitata all'ambiente oggettivo, non prendendo in considerazione quello soggettivo (=il modo in cui gli individui percepiscono l'ambiente e lo interpretano), trascura i processi di cambiamento.
La psicologia della convivenza ha fatto propri alcuni studi sui sistemi interpersonali, nella loro interconnessione fra le situazioni ambientali e le dimensioni più ampie che derivano da condizioni di ordine più generale, individuando diversi sistemi di appartenenza sempre più ampie disposti in modo concentrico:
- Microsistemi: contesti in cui la persona ha esperienza immediata
- Mesosistemi: composti da due o più microsistemi e dai loro legami
- Esosistemi: sistemi che influenzano l'individuo e i suoi sistemi micro e meso
- Macrosistemi: costituiti da un modello ideologico e organizzativo delle istituzioni sociali comune alla classe sociale, al gruppo etnico o culturale a cui appartiene la persona.
Gli autori del libro, alla luce di quanto appena detto e nell'ottica gruppoanalitica, scelgono un approccio complesso e molteplice ai fenomeni, che tenga conto sia del mondo interno che esterno dell'individuo, adottando la logica connessionista del e/e.
Per questo la soggettività è punto nodale di una rete che cerca attivamente e si adatta all'ambiente psichico che risponde alle richieste della situazione. Comprende anche le relazioni emotive e le emozioni, cioè prende in considerazione la donazione di senso da parte della persona al proprio ambiente, alla propria storia, ai propri vissuti. Inoltre dà nuovi significati al rapporto tra emozione, rappresentazione ed azione, in quanto include la creatività, come capacità di relazionarsi all'innovazione.
Empowerment
'Arricchire, dare potere' forma di potere 'interno', intrinseco alla persona: "potere come possibilità di raggiungere obiettivi, di esercitare azioni, al di là dell'influenza sugli altri". Il soggetto che agisce ha il "potere di agire" attraverso tre dimensioni:
- Sentimento di competenza
- Energia
- Motivazione
Quindi empowerment è inteso come "pluralizzazione delle possibilità". Processo di empowerment: processo attraverso il quale al soggetto una nuova possibilità.
Si parla di "pensabilità del cambiamento" = Desiderio (pensabilità positiva del desiderio attraverso le tre dimensioni del potere). Il processo di empowerment sintetizza le opzioni di fondo della psicologia della convivenza, che opera nell'ottica di promozione del benessere. Si lavora sui desideri (più che sui bisogni) e sulle risorse (più che sui problemi). Obiettivo della psicologia della convivenza è quello di fare emergere il desiderio che c'è sempre nelle persone, anche se talvolta è soffocato dalla sofferenza.
Quindi questo volume è sulla soggettività desiderante. Quindi è un volume sulla politica: non è forse la politica la rappresentazione mentale di un sogno da realizzare? L'esistenza della politica va legata alla possibilità di usare la funzione mentale dell'immaginazione, ovvero alla capacità esclusivamente soggettiva di smontare e rimontare la realtà trasgredendo ai vincoli della fisica e della cultura.
Già nella famiglia è presente un pensiero politico capace di interpretazione ed elaborazione non depressiva del bisogno e della mancanza, e si sviluppa così, quel processo di simbolizzazione che consente alla mente di ognuno di spingersi oltre le contingenze del presente e di rappresentarsi in uno spazio ed in un tempo futuri in cui le mancanze verranno colmate e i bisogni soddisfatti.
Capitolo 1: La dimensione della polis e il dis-farsi del politico
Occuparsi di polis e di forme della politica significa occuparsi di etica, comprendendo la soggettività dell'individuo, cioè etica nella dimensione di accettare-riconoscere che il soggetto nasce e si evolve all'interno e attraverso la relazione soggettuale (= condividendo la soggettività).
Bisogna considerare la dimensione della politica, la quale è un modo di concepire e regolare i legami e i rapporti all'interno della comunità. È fortemente presente e costitutiva dell'immaginario sociale, che attiene alla dialettica tra soggettività e le presenze collettive che prima gli erano esterne. Ciò che diviene "interno" sono le modalità di rapporti e relazioni e gli spazi mentali in cui esse sono inserite. In questo modo la politica è interna ed esterna al soggetto.
Alla politica va riconosciuta una funzione di partecipazione attiva alla costruzione di schemi mentali che supportano il rapporto uomo-mondo. Il modo di esser-ci, di soggiornare all'interno di una comunità politica è determinato dal campo mentale che questa stessa costituisce. Per questo la politica, oltre ad essere strutture e disposizioni, è anche un sensemaker. La politica ha bisogno dell'etica, perché senza di essa è solo tecnologia di governo, arte della mediazione del conflitto finalizzata a se stessa.
L'etica è per la politica la filosofia della psicologia dell'agire = nuovo modo di agire sull'esterno a partire dalla sua relazione con il mondo interno.
Convivenza = relazione con il sé, l'altro e con i gruppi a cui l'altro appartiene; spazio mentale in cui la dinamica di decostruzione di un pensiero saturo verso un pensiero del cambiamento può essere agita.
Distinzione tra pensare di gruppo e pensiero di gruppo
- Pensare di gruppo: si riferisce all'atto originario della nascita di un nuovo e diverso tipo di pensiero, quello che si definisce pensiero duale.
- Pensiero di gruppo: si riferisce al risultato concreto, all'attualizzarsi, alla possibilità di riconoscersi consapevolmente in un prodotto, il pensiero, frutto e risultato della complessa messa in comune e successiva condivisione di pensieri individuali.
A livello gruppale e sociale la psicologia è la scienza della convivenza consapevole e progettuale, della competenza a convivere (anche se non è ancora riuscita a porsi come scienza del cambiamento, delle trasformazioni progettate, e quindi della polis). L'epistemologia gruppale ha saputo attraversare il transito dall'interpretazione alla trasformazione. I gruppi non sono realtà statiche: nascono, si sviluppano, persistono... Un gruppo esprime un progetto, un'impresa, un modo di stare insieme, che pongono al ricercatore una seria complessa di domande su cosa sia il Noi. Questa domanda contiene implicitamente il bisogno di prevenire ad una soddisfacente teoria del legame e della convivenza che le scienze psicologiche stanno ancora cercando.
Un contributo può derivare da pensare di gruppo, inteso come azione, interpretazione, trasformazione dei processi di comunicazione e di scambio che rendono possibile il legame e la convivenza che al tempo stesso lo determinano. Il gruppo non si presta soltanto alla conoscenza del contributo dato dal sociale alla formazione della mente individuale, ma anche al movimento opposto, in cui la soggettività può confrontarsi con il sociale, con il valore della diversità. Il Pensare di gruppo è un pensare politico che dialoga con il cambiamento attraverso la dicotomia resistenza-trasformazione.
Elementi per una fondazione
Un ruolo di supporto teorico e progettuale è svolto dalla gruppoanalisi (definito come psicologia sociale e antropologica del mondo interno).
Contributi: Epistemologia gruppo analitica non nega la differenza tra individuo e organizzazione, promuove un lavoro di valenza "de-costruttiva". Accanto agli organizzatori psichici (l'immagine del corpo, i complessi familiari e imagoici, l'immagine dell'apparato psichico soggettivo... ovvero formazioni inconsce a carattere gruppale che individuano relazioni interne tese al raggiungimento della soddisfazione pulsionale) si possono collocare gli organizzatori socio-culturali (forme sociali ideali che funzionano come modelli di gruppalità, legittimando un modello psichico inconscio dell'oggetto-gruppo).
Centrale è la formazione di una mentalità di gruppo (no mente di gruppo singolarità) rappresenta una vera e propria scissione tra gli aspetti individuali e gli aspetti costitutivi della personalità, in un clima in cui i partecipanti al gruppo non sono immediatamente consapevoli del processo di trasformazione psichica e sociale.
Quindi gli scopi della psicologia della convivenza diventano quelli di esaminare il concetto di mente collettiva e mente di gruppo. Ogni società umana organizzata possiede una mente collettiva cosicché le azioni collettive costituiscano la storia di ciascuna comunità, che risulta come la composizione di un sistema di relazioni che si realizzano fra le menti individuali e gruppali in essa presenti. La comunità è vista come contesto e come spazio di significati e di comunicazioni.
Mito di Atena e Agorà
Atena vince su Posidone grazie al numero di voti favorevoli (maggioranza donne). Posidone per vendicarsi decide di togliere il voto alle donne e questo spiega perché la città si avviò ad un governo patriarcale tutto al maschile. Altra versione del mito: Erittonio nasce dalla terra di Attica, attraverso lo sperma di Efesto che colpisce la gamba di Atena e poi cadde sulla terra. Efesto era protettore degli artigiani e l'unione con Atena fa sì che metis (di Atena) e technè (di Efesto) si uniscano. Ad Erittonio spetta dunque il compito della fondazione e il collegare la polis alla dea poliade.
Atena (nella prima versione del mito) diventa simbolo della dimensione umana del governo e Atena Agorà diventa la saggezza, l'intelligenza, la qualità dei rapporti, che all'interno della convivenza si confrontano e si misurano.
Dalla psicoanalisi ritroviamo una riflessione sui gruppi. Nessun intervento è pensabile se si tiene separato l'aspetto individuale della formazione della personalità e dei modelli mentali dall'aspetto gruppale. Infatti il gruppo può rispondere alla necessaria sintesi tra mondo interno e realtà esterna.
Hopper (1994) insiste sulla necessità di trovare uno spazio all'interno del setting in cui il paziente e il terapeuta possano affrontare i fattori sociali e politici in modo sociale e politico, a partire da alcuni nodi chiave come inconscio sociale, politico. In quanto, secondo l'autore, il sociale e il politico determinano quote fondamentali del mondo interno di ogni individuo.
Quindi effetto politico: individuo politico = mantiene la separazione tra individuo e politico (separazione artificiale) individuo politico = l'individuo fonda il politico. Il lavoro politico della mente è quello che operativamente agisce il pensiero della trasformazione: dall'influenzamento reciproco al reciproco cambiare, scambio fra soggettività e socialità, cioè la costruzione dei percorsi per cui il reale e l'immaginario di cui il politico è portatore, si incontrano nella dimensione del fare.
Possiamo parlare di personalità rivoluzionaria di Fromm "è una persona che si identifica con l'umanità... non è chiusa nella cultura...". Fromm propone quindi di pensare che la capacità di distaccarsi dagli avvenimenti e di leggerne la psicodinamica non esclude il coinvolgimento che produce l'identificazione con essi. Voler influenzare gli accadimenti ed esserne influenzati: consiste in questo l'irrompere della polis e del politico.
Polis, soggetto ed altre patrie
La gruppoanalisi ha nei confronti della psicologia politica un'utilità euristica, perché tende a creare una connessione fra mondo interno e mondo esterno, andando oltre il riduttivismo dell'intrapsichico o sociologico. Si propone come clinica del ben-essere e cerca di integrare il benessere soggettivo con quello oggettivo.
Il pensiero politico offre la possibilità di un pensiero che guardi al futuro, che sia un "pensiero utopico": dialoga con il cambiamento attraverso la dialogica resistenza-trasformazione. Si è cercato di dare una definizione di "mente politica", cioè di un pensiero politico e della polis nella relazione clinica.
Polis culturale: la polis si fonda sulla cultura e viceversa, quindi la polis è anche la rete che unisce le persone nei gruppi sociali ed è costituita da modi di sentire condivisi, come pure dalla conoscenza di una storia in comune, dal senso della propria collocazione nel mondo naturale e sociale. Tali legami formano le connessioni attraverso cui i membri di una società comunicano tra loro. La cultura è costituita da storie simboliche e da rituali in cui gli oggetti e gli eventi ricevono significati che li trascendono.
Si può parlare di una cultura della polis in quanto:
- Reti di analogie formano una cultura risultato di una condivisione pubblica di significato
- Delimitazioni di senso offerte dalle reti che le culture estrinsecano
- Delimitazione di spazio e realtà a cui danno senso in funzione delle strutture linguistiche, comunicative e concettuali
Quindi la mente politica è una mente che si costruisce per successive organizzazioni e declinazioni delle osservazioni sulle relazioni intersoggettive, cioè sulla polis mentale in cui le relazioni hanno una loro significazione; una mente politica sostenuta, principalmente, dalle matrici, soprattutto quelle familiari, non può prescindere dalla dimensione complessa di tali matrici.
La mente politica rappresenta se stessa nella capacità di tollerare la costante catastrofe simbolopoietica. La natura simbolopoietica della mente politica realizza la connessione fra un pensiero soggettivo ed una soggettività multifocale, in cui la relazione fra contesto e capacità soggettiva di significazione diviene strumento per leggere ed intervenire sugli eventi stessi.
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