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Psicoigiene e psicologia istituzionale (Bleger)

Prologo

Lo sviluppo della psicologia è un’esigenza improrogabile e da esso dipende la possibilità di capire e orientare l’organizzazione e la vita degli esseri umani. La psicologia può offrirci un apporto per salvaguardare e migliorare la vita degli esseri umani. Essa deve calarsi sempre più a fondo nella realtà sociale, estendendosi allo studio dei gruppi, delle istituzioni e della comunità, così come ai problemi sociali, nazionali e internazionali di ogni tipo, poiché la dimensione psicologica è presente in tutto, dato che in tutto interviene l’essere umano.

Dal 1962 al Dipartimento di Psicologia della Facoltà di Lettere di Buenos Aires sono stati organizzati, sotto la direzione di Bleger, diversi seminari sull’igiene mentale. Da questi seminari sono nati alcuni studi che ha raccolto nel presente volume, con il proposito di sollevare i problemi con l’intento di ampliare le prospettive della psicologia e degli psicologi.

Lo psicologo clinico e l'igiene mentale

Il ruolo dello psicologo nel campo della salute pubblica e dell’igiene mentale: Lo psicologo clinico è un professionista nella società. La medicina ideale sarebbe quella i cui professionisti agissero nell’ambito di un’organizzazione che incanalasse e dirigesse gli sforzi collettivi verso la tutela, la promozione e il recupero della salute. Ma il medico professionista è preparato a esercitare una medicina assistenziale: per curare anziché evitare la malattia e promuovere la salute. Attualmente sono le condizioni sociali ed economiche a rendere più agevole per il professionista la pratica della medicina privata, assistenziale e individualistica.

La funzione sociale dello psicologo non deve essere essenzialmente quella di praticare la terapia. Bensì di occuparsi della salute pubblica e dell’igiene mentale. Lo psicologo deve intervenire attivamente in tutti gli aspetti e le questioni riguardanti la psicoigiene e non aspettare che la gente si ammali per poter intervenire.

Igiene mentale e psicoigiene

In un seminario d’igiene mentale si studia la gestione delle conoscenze, delle attività, delle tecniche e delle risorse psicologiche che già sono state acquisite, per affrontare gli aspetti psicologici della salute e della malattia come fenomeni sociali collettivi. Bleger desidera provocare un cambiamento nell’atteggiamento dello studente e dello psicologo, spostando il loro interesse dal campo della malattia e della terapia a quello della salute della comunità. Gli psicologi secondo Bleger non devono prendere come modello per l’esercizio della loro professione l’attuale organizzazione della medicina, nell’errata convinzione che possa essere l’organizzazione ideale.

Obiettivi dell’igiene mentale

L’igiene mentale mira a realizzare 5 obiettivi, che non si succedono in maniera cronologica e rigida al momento della loro applicazione:

  • Fare qualcosa per il malato mentale: modificare l’assistenza psichiatrica, praticarla in condizioni più umane (migliori ospedali e miglior trattamento) e aumentando un maggior numero di guarigioni.
  • Elaborare una diagnosi precoce delle malattie mentali: aumenta la percentuale di guarigioni più elevata e diminuisce le sofferenze e riduce tempo di ricovero necessario.
  • Elaborare una profilassi o prevenzione delle malattie mentali: attraverso un’azione esercitata prima della loro comparsa e che consenta, quindi di ridurle. Per praticarla è indispensabile conoscere la causa di una malattia, il che appare ancora come una prospettiva futura.
  • La riabilitazione: sia del paziente guarito che deve reinserirsi nella vita attiva, sia del paziente curato nel quale permangono carenze, sia del paziente per cui la medicina non ha potuto far nulla.
  • La promozione di un maggior equilibrio: ovvero di migliore livello di salute nella popolazione. È importante non solo l’assenza di malattie, ma lo sviluppo pieno degli individui e dell’intera comunità.

L’igiene mentale concentra così la sua attenzione non più sulla malattia, ma sulla salute, e in tal modo, sulla vita quotidiana degli esseri umani. Questi cinque obiettivi dell’igiene mentale non si succedono cronologicamente e in maniera rigorosa per quanto riguarda la loro applicazione, né si escludono e i limiti fra l’uno e l’altro non sono ben definiti.

Lo psicologo clinico deve essere inserito in ogni equipè che si occupi della salute pubblica, in ogni programma d’igiene mentale, nei quali ha delle funzioni specifiche da svolgere, quelle relative alla psicoigiene.

Posizioni estreme dell’igiene mentale

Esistono numerosi atteggiamenti o pregiudizi nei confronti dell’igiene mentale, che troviamo non soltanto nella gente, ma anche nei professionisti e dunque negli psicologi clinici. Uno dei principali pregiudizi è quello che riguarda i due poli idealizzazione-disprezzo delle possibilità dell’igiene mentale. O ci si aspetta da questa soluzioni miracolose o si sottovalutano tutte le sue possibilità e applicazioni. Fino a pochissimo tempo fa ci si aspettava tutto dall’educazione, esagerando palesemente le sue reali possibilità. Bisogna evitare che questo si ripeta con la psicologia.

Lavorare nel campo della psicoigiene significa agire sui problemi sociali e sulle condizioni di vita degli esseri umani; ciò può comportare, ancora una volta, che si assumano delle posizioni estreme che consistono da una parte nel credere che l’igiene mentale, e l’igiene in generale, si riduca a una riforma economica-politica della società, e dall’altra nella tendenza a trasformare l’igiene mentale in un movimento ideologico fine a se stesso. Il professionista deve agire senza mai dimenticare la sua condizione di essere umano.

Indagine e azione

Quando parliamo di ricerca ci riferiamo ancora al modello del ricercatore sperimentale delle scienze naturali che configura una situazione artificiale con poche variabili per poter lavorare, in tal modo si è portati erroneamente a credere che al di fuori di tali condizioni la ricerca sia impossibile.

Nel campo dell’indagine mentale, lo psicologo clinico deve applicare il principio secondo il quale indagine e azione sono inseparabili. L’azione deve essere preceduta da una ricerca, ma la stessa ricerca è già una forma d’intervento sull’oggetto sul quale si indaga. Le modifiche ottenute devono a loro volta esercitare un’azione sui livelli e sui passaggi seguiti nella ricerca, di modo che questi agiscano nuovamente su di esse, e questo in un processo di costante interazione. Tutti i fattori che comprendono la ricerca e l’azione devono essere inclusi come variabili del fenomeno che è oggetto di studio e che subisce delle modifiche man mano che viene studiato. Tale indagine operativa deve essere presa attentamente in considerazione sia dallo psicologo clinico che da ogni operatore sociale. Ogni ipotesi viene di fatto studiata nel momento stesso della sua applicazione, il che dà luogo immediatamente al suo ampliamento o alla sua rettifica. La fase dell’applicazione implica necessariamente l’indagine di quello che si sta applicando. Il metodo epidemiologico è diventato uno strumento essenziale nel campo dell’igiene mentale, per lo studio dei disturbi mentali.

Salute pubblica e igiene mentale

L’igiene mentale è una branca della salute pubblica. L’igiene comprende l’insieme delle conoscenze, dei metodi e delle tecniche volte a conservare e a migliorare la salute. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S) afferma che l’igiene mentale “consiste nell’insieme di quelle attività e tecniche che promuovono e preservano la salute mentale”.

Nell’ambito dell’igiene mentale esiste una branca speciale, che interessa in particolar modo lo psicologo clinico: è il campo della psicoigiene. Viene così denominato non perché si ponga come obiettivo la salute psichica, ma perché agisce sul livello psicologico dei fenomeni umani, con metodi e tecniche provenienti dal campo della psicologia sociale. Tutto quanto riguarda la salute pubblica è strettamente connesso con l’organizzazione statale, e da ciò deriva molto spesso un atteggiamento di attesa passiva o di dipendenza, in base al quale ci si aspetta tutto dai pubblici poteri. La psicoigiene, che costituisce il compito specifico dello psicologo clinico, deve anche, in buona parte, affidarsi e appoggiarsi a sforzi professionali non totalmente statali.

Lo schema che si è ormai consolidato e diffuso è quello secondo il quale azione, nell’igiene mentale e nella psicoigiene, consiste nell’aprire un consultorio, un dispensario o un laboratorio per la cura di coloro che sono o si sospettano colpiti da malattie mentali e che si rivolgono o sono affidati a tale organismo. Questo è ciò che non si deve fare se si vuole svolgere un’attività razionale e proficua. Lo psicologo clinico deve andare in cerca del suo “cliente”: la gente nel corso della sua attività quotidiana. In psicoigiene un grande progresso consiste in questo: non aspettare che vengano a consultarci persone già malate, ma intervenire di nostra iniziativa in quei processi psicologici che minacciano o compromettono la struttura della personalità e, di conseguenza, i rapporti fra gli esseri umani, sensibilizzando in questo modo le persone tanto da indurle a ricorrere ai servizi di psicoigiene in condizioni non necessariamente patologiche.

Ambiti d’intervento

In questo passaggio dello psicologo clinico dalla malattia alla promozione della salute ci troviamo di fronte a vari livelli di organizzazione, quali le istituzioni, i gruppi, la comunità e la società. Un’istituzione non è soltanto un luogo dove lo psicologo può lavorare, ma rappresenta un livello della sua attività. Quando incomincia a lavorare nell’ambito di un’istituzione (scuola, ospedale, fabbrica..), la prima cosa che deve fare è “evitare di aprire uno studio, un laboratorio o un consultorio” per la cura dei soggetti malati che fanno parte dell’istituzione. Il suo primo compito è quello di studiare l’istituzione stessa, in quanto essa è il suo primo cliente. Non bisogna creare un’altra istituzione all’interno della prima, una sorta di sovrastruttura. Si deve prendere in esame l’istituzione da un punto di vista psicologico, studiandone gli obiettivi, le funzioni, i mezzi, i compiti; le posizioni di supremazia formali e informali, la comunicazione fra gli status (verticale) e gli “infrastatus” (orizzontale). All’interno di un’istituzione lo psicologo è un collaboratore e le sue funzioni devono essere esercitate attraverso coloro che normalmente fanno parte di essa. La psicoigiene deve funzionare in connessione con il processo regolare e abituale dell’istituzione.

Lo psicologo deve saper operare sui gruppi umani che compongono “unità naturali”, ossia i gruppi preformati, la cui funzione è già configurata all’interno di una determinata istituzione sociale come il gruppo familiare, il gruppo azienda e quello educativo; lo psicologo deve saper operare anche sui gruppi artificiali, che possono essere omogenei o eterogenei per età, sesso, problematica, grado di salute e di malattia, ecc.

Il lavoro sul livello della comunità deve essere realizzato impiegando tutti i mezzi di comunicazione (radio, televisione, manifesti, giornali) nonché gli organismi e le istituzioni già esistenti (club, fabbrica, scuola, ospedale, ecc.) e agendo sulla problematica, i ruoli e le istituzioni di tensione collettiva. Anche le tecniche sono svariate e devono essere adeguate ai problemi, agli obiettivi perseguiti e ai progetti attuabili. I tipi di situazione e di problematica in cui lo psicologo deve intervenire sono:

  • Momenti o periodi dello sviluppo e dell’evoluzione normale (gravidanza, parto, allattamento, infanzia)
  • Momenti di cambiamento e di crisi (matrimonio, vedovanza, servizio militare)
  • Situazioni di tensione normale e anomala nei rapporti umani (nelle famiglie, nelle scuole)
  • Organizzazione e dinamica delle istituzioni sociali (scuole, tribunali)
  • Problemi che creano ansie in momenti o periodi particolari della vita (sessualità, scelta del lavoro)
  • Situazioni altamente significative che richiedono informazione, educazione o direzione (educazione dei figli, giochi)

Lo psicologo interviene completamente in tutto ciò che è inerente agli esseri umani, a tutela di tutto quanto riguarda gli aspetti psicologici della vita nelle sue molteplici manifestazioni, si adopera al massimo grado perché l’assimilazione e l’integrazione delle esperienze avvenga in un processo di apprendimento adeguato, con piena soddisfazione di tutti i bisogni psicologici. Il compito dello psicologo clinico è inoltre quello di assumere un ruolo primario (di terapia, profilassi, riabilitazione, diagnosi precoce) in tutti questi interventi.

Educazione sanitaria

L’educazione sanitaria tende a produrre cambiamenti stabili in determinati modelli di comportamento della comunità. Lo psicologo valuta il timore di cambiamento, il messaggio che desidera ottenere, seleziona le persone alle quali deve rivolgersi e il modo di arrivare alla gente, tramite i contatti personali, la stampa, la televisione, ecc.

È indispensabile tener conto anche delle deformazioni e dei pericoli che possono derivare da un’educazione o una propaganda sanitaria mal condotta; uno dei rischi è di favorire atteggiamenti paranoici e ipocondriaci nella popolazione.

Psicologia istituzionale

In un seminario incentrato sulla psicologia istituzionale tenutosi sotto la direzione di Bleger si sosteneva la posizione secondo cui lo psicologo deve passare dall’attività psicoterapeutica (malato e cura) a quella di psicoigiene (popolazione sana e promozione della salute); a tal fine è indispensabile considerare il problema non più da un punto di vista individuale, ma sociale.

La psicologia istituzionale non rappresenta soltanto un campo di applicazione ma di ricerca. La ricerca scientifica non ha luogo al di sopra e al di fuori della pratica, ma nel corso di questa. In tal senso è un cattivo esempio l’attività professionale del medico. Nell’ambito della medicina la scienza e la ricerca sono relegate nei laboratori, mentre la pratica è la funzione dei medici, che devono applicare i risultati dell’indagine compiuta. La ricerca è inscindibile dalla pratica.

La psicologia istituzionale non è una branca della psicologia applicata, un settore della psicologia che può rappresentare un progresso della psicologia come professione. Secondo Bleger infatti non si può essere uno psicologo senza essere nel contempo un ricercatore che indaga sui fenomeni che s’intendono modificare, e che non si possa essere ricercatore se non si estrapolano i problemi direttamente dalla pratica e dalla realtà sociale in cui si è immersi in un momento determinato. La psicologia si sviluppa nel campo concreto, in cui si evidenziano le seguenti tappe:

  • Studio di parti astratte e considerate separatamente dell’essere umano (attenzione, memoria)
  • Studio dell’essere umano della sua globalità, ma considerato indipendentemente dal contesto sociale (sistemi meccanicistici, organicistici)
  • Studio dell’essere umano come fatto globale delle situazioni concrete e nei suoi vincoli interpersonali (presenti e passati)

A partire da questa terza prospettiva concettuale e metodologica i vari ambiti si sono successivamente ampliati:

  • Ambito psicosociale (individui)
  • Ambito sociodinamico (gruppi)
  • Ambito istituzionale (istituzioni)
  • Ambito comunitario (comunità)

Per quanto riguarda l’ampliamento di ambiti, lo sviluppo della psicologia ha seguito un’estensione dei modelli della psicologia individuale a tutti gli altri ambiti. Man mano che vengono affrontati, nella pratica, nuovi ambiti e strutturati nuovi modelli concettuali a essi adeguati s’impone il senso dall’ambito comunitario a quello individuale, man mano che vengono affrontati nuovi ambiti e strutturati nuovi modelli concettuali a essi adeguati s’impone il senso dal comunitario all’individuale secondo la psicologia dei gruppi, di comunità e delle istituzioni.

I modelli della psicologia individuale partono dall’individuo considerato isolatamente per spiegare i raggruppamenti umani e applicando a questi ultimi le categorie osservabili e concettuali che corrispondono all’individuo preso singolarmente. In tal modo i gruppi, le istituzioni e la comunità vengono spiegati mediante le caratteristiche degli individui.

I modelli della psicologia sociale si riferiscono ai fenomeni di raggruppamenti umani (come la comunicazione, l’interazione).

Lo studio delle istituzioni comprende tre aspetti fondamentali:

  • Studio della struttura e della dinamica delle istituzioni
  • Studio della psicologia delle istituzioni
  • Strategia del lavoro nella psicologia istituzionale

Nella strategia generale dello psicologo nel lavoro istituzionale è essenziale l’inquadramento.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Alexandra85 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia interculturale e gestione delle risorse umane e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Gozzoli Caterina.
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