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maggiore dipendenza.

“L’uomo appartiene all’istituzione” deve essere sostituito da “L’istituzione appartiene all’uomo”.

Le organizzazioni istituzionali tendono a essere depositarie delle parti più immature della

personalità e precisamente nell’ambito del funzionamento di queste, vale a dire nelle funzioni o

forme più stereotipate, sono quest’ultime a opporre la massima resistenza al cambiamento. Si può

definire il compito dello psicologo nell’istituzione anche dicendo che l’inquadramento del suo

lavoro è istituzionale ma la sua tecnica è essenzialmente di gruppo.

Esistono 3 tipi di istituzioni:

1. Quelle che si comportano come gruppi primari (es. la famiglia) gruppo nel quale predomina

le identificazioni proiettive massive, vale a dire una carenza nella differenziazione e

nell’identità dei suoi membri il modello è quello familiare che ha una sua continuazione

nell’istituzione come gruppo di forte appartenenza ma molto debole per quanto riguarda il

compito che si trova costantemente compromesso da situazioni conflittuali emotivamente

intense.

2. Quelle che si comportano come gruppi formalizzati e stereotipati

3. Quello che opera come un gruppo secondario senza cadere nella stereotipia (è il più

dinamico)

L’essere umano ha bisogno sia dei gruppi primari che secondari, ma è importante tener conto delle

dissociazioni strumentali che devono essere sempre rispettate. Ad esempio un impresa ha richiesto

l’intervento dello psicologo perché, avendo messo a disposizione dei dipendenti un’area di

ricreazione a cui accedere con le rispettive famiglie, essi non ne usufruivano. Ciò si è verificato

perché l’impiegato investiva nell’impresa e dunque nel suo lavoro tutta la parte più matura della sua

personalità che esigeva la formalizzazione dei gruppi secondari e non desiderava invece vedersi

assorbito dall’impresa, ma mantenere ai margini di essa quella parte della sua vita connessa con il

gruppo primario (dissociazione impresa-famiglia = dissociazione della personalità).

Bisogna tener conto che possono esistere contemporaneamente, nella stessa istituzione, gruppi e

relazioni primari, secondari e stereotipati, che devono essere valutati con cautela. I gruppi presenti

nell’ambitodi una stessa istituzione servono per ripartire e tenere sotto controllo le ansie e con esse

colpe e persecuzioni, ma non sempre si dimostra vero il presupposto di base al quale un pericolo

esterno sfugge al controllo il gruppo nel suo complesso riproducono nella loro stessa struttura la

situazione di pericolo nel tentativo di dominarlo fittizziamente in condizioni più controllabili. I

momenti di tensione provocano una regressione verso il gruppo primario, la sterotipia di gruppo

non permette tali regressioni che se hanno una natura dinamica sono positive.

L’ospedale come istituzione

L’istituzione ospedaliera ha dimostrato di essere uno dei campi in cui risulta il ricorso alla

psicologia istituzionale, ma ciò può essere dovuto al fatto che l’ospedale sia l’istituzione più

direttamente connessa con una parte dell’attività dello psicologo. La psicologia istituzionale

applicata negli ospedali risulta essere un’arma terapeutica molto efficace e in questo senso si riesce

a organizzare la psicoterapia a livello istituzionale e non a livello individuale o di gruppo. Un

compito molto ansiogeno qual è il quotidiano contatto con i problemi della malattia e della morte

crea nell’equipè medica e nel personale ausiliario comportamenti difensivi di vario genere fra i

quali rivestono per noi particolare interesse quelli che lo psicologo deve affrontare quando svolge il

suo compito nell’ambito della psicologia istituzionale. Il medico tende ad assumere un

comportamento difensivo un atteggiamento onnipotente, un tale atteggiamento crea difficoltà di

comunicazione tra gli stessi medici e fra questi e il personale ausiliario e i pazienti. Una delle

richieste specifiche che si fanno al paziente è quella di comportarsi bene e con essa si intende in

realtà incoraggiare la sua dipendenza. Un altro problema è quello del ritmo in cui vengono dimessi i

pazienti, il medico cercherà di trattenere il suo paziente e da parte di quest’ultimo in rapporto alla

sua dipendenza di essere trattenuto. Si crea una vera e propria simbiosi ospedaliera, dato che la

dimissione di ogni paziente costringe il medico a reintroiettare tutto quello che aveva proiettato o

depositato in lui. E lo stesso avviene con il paziente che una volta fuori dall’ospedale deve fare i

conti con gli obblighi extraospedalieri dai quali si era temporaneamente separato.

In risposta alle esigenze sociali, le istituzioni tendono ad adottare la stessa struttura dei problemi che

devono affrontare. L’ospedale psichiatrico presenta nella sua organizzazione la stessa alienazione

dei suoi pazienti: tende a trattare i malati come cose con la conseguenza che essi perdono la loro

identità, fino ad arrivare alla loro alienazione.

Assumere un atteggiamento diverso significa prendere coscienza o insight dei problemi e dei

conflitti che per il fatto stesso di esistere, costituiscono una denuncia nei confronti della società e

crea gli alienati. Mobilizzare l’organizzazione di un’istituzione significa dunque mobilizzare le

ansie psicotiche che in essa sono concentrate e tenute sotto controllo. Il paziente stesso oppone una

notevole resistenza, dato che in un ambito circoscritto e rigido può depositare e controllare meglio

la sua personalità di quanto non possa fare nel mondo più mutevole e dinamico della realtà.

L’azienda

L’azienda è l’istituzione che pone i problemi più gravi per quanto riguarda il chiarimento degli

obiettivi e all’accettazione del compito professionale. Ogni azienda ha come obiettivo l’aumento

della sua produttività e dallo psicologo si aspetta una gestione dei rapporti umani finalizzata a

questo. Lo psicologo non deve farsi agente o promotore della produttività, perché non è questa la

sua funzione professionale; il suo fine è la salute e il benessere degli esseri umani. Tali obiettivi

possono portare sia a un aumento che a una diminuzione della produttività. Non sempre l’azienda è

interessata a un incremento della produttività lo è soltanto quando questo coincide con un aumento

degli utili e in tal senso vi sono periodi in cui ha interesse a diminuire la produttività e si rivolge allo

psicologo per selezioanre gli impiegati da licenziare o per modificare parzialmente le loro attività.

Lo psicologo deve agire esclusivamente in base ai suoi obiettivi (quelli della psicoigiene) e rifiutare

il compito se lo ritiene incompatibile con i suoi propositi.

Una strategia fondamentale è quella di considerare la persona che ci consulta non soltanto come

cliente ma anche come soggetto su cui intervenire, in modo che questi chiarisca le sue motivazioni,

i suoi obiettivi, le sue contraddizioni e i suoi conflitti, cosi come la sua stessa maniera di agire e le

conseguenze che ne derivano.

Psicologia dell’équipe di psicologi

La psicologia istituzionale deve cominciare sempre con l’essere applicata allo stesso gruppo che è

incaricato del compito nell’ambito di un’istituzione, per un’esigenza tecnica del lavoro da svolgere.

Come avviene in ogni istituzione, le tensioni provocate dal compito si riflettono sulle relazioni

personali e professionali fra i componenti dell’équipe, e queste a loro volta si ripercuotono

immancabilmente sul compito stesso, in un circolo vizioso.

È opportuno che vengano ben delineate le funzioni, gli status, i ruoli e le vie di comunicazione; per

fare ciò l’équipe deve lavorare come gruppo operativo sotto la supervisione di un collega che sia

totalmente al di fuori del compito. Questa capacità di autoregolarsi si apprende quando l’equipè

avrà assimilato i modelli del gruppo stesso e sarà in grado di esercitare un’interazione spontanea e

positiva, senza bisogno che intervenga un direttore del gruppo. Gli psicologi non possono agire

proiettando i loro conflitti e non possono instaurare una situazione persecutoria con l’istituzione di

cui si devono occupare, è per questo che il conflitto esistente nell’istituzione si riproduce facilmente

all’interno dell’equipè che agisce necessariamente come fattore di assorbimento delle tensioni.

Il conflitto esistente nell’istituzione si riproduce facilmente all’interno dell’équipe, che agisce come

fattore di assorbimento delle tensioni. Questa è una delle cause più spesso riscontrate dalla

sterilizzazione e dissoluzione dell’équipe di psicologi, e del conseguente insuccesso nel compito

intrapreso. Un altro fatto che si osserva di frequente nell’équipe è la presenza di tensioni che

tendono a produrre una forte coazione a operare nell’istituzione saltando le tappe, con l’urgenza di

passare alla pratica. Un’altra forma che può assumere il conflitto interno al gruppo è quella di una

proliferazione di problemi che esso tende a indagare e a risolvere venendo disorientato per quanto

riguarda il suo compito professionale. Tutto ciò che avviene all’interno dell’équipe deve essere

analizzato a due livelli d’interazione: quello dell’équipe in rapporto al compito e quello del compito

da portare a termine. La lealtà fra i membri e l’assoluto riserbo riguardo ai dati della ricerca, così

come il rispetto delle direttive dell’équipe, costituiscono delle premesse fondamentali.

L’inserimento di nuovi componenti nell’équipe è un problema che riguarda l’intero gruppo e ogni

resistenza a questo va attentamente analizzata. Tutte le fantasie magiche dell’équipe devono essere

risolte cosicché il lavoro venga svolto in modo etico e scientifico.

L’interruzione o la cessazione di un compito è un altro dei problemi che vanno valutati.

Le regole che devono essere osservate dall’équipe sono: non permettere che situazioni di tensione

rimangano implicite, poiché ogni dissociazione è sempre focolaio attivo di nuove tensioni; non

lasciare in sospeso situazioni e problemi noti; tutte le possibili chiarificazioni e spiegazioni non

vanno fornite in qualunque sede, ma nel preciso ambito che l’équipe deve avere istituzionalizzato a

tal fine, in modo che le aree dei diversi tipi di compito di cui il gruppo si è incaricato vengano

rigorosamente rispettate.

Conclusioni

Per riassumere: “Dobbiamo costruire una psicologia della prassi e una prassi nella psicologia”

1.3 LO PSICOLOGO NELLA COMUNITA’

Si è ripetuto più volte che sia gli psichiatri che gli psicologi devono orientare diversamente il loro

impegno professionale.

Lo psicologo ha diverse funzioni a riguardo della comunità. Ecco cosa bisognerebbe fare: superare

l’organizzazione di un’assistenza individuale e privata destinata essenzialmente alla cura, facendo

in modo che l’impegno o il peso maggiore della propria attività professionale sia concentrato sulla

popolazione (la comunità) e non sui singoli individui: promuovere il benessere non soltanto curare;

evitare di prendere il considerazione unicamente, fattori patogeni a livello individuale, valutando

invece situazioni più generali della comunità; concentrare la propria attenzione, anziché sulla

malattia, sulle condizioni quotidiane di vita; invece di creare nuove istituzioni destinate

esclusivamente alla cura delle persone ammalate, andare fra la gente e occuparsi delle situazioni di

ogni giorno, dei compiti e delle attività quotidiane e ordinarie che svolge la popolazione.

Per sintetizzare: dobbiamo concentrarci maggiormente sulla gestione e pianificazione delle

conoscenze e delle tecniche relative al rapporto interpersonale e, controllare e favorire lo sviluppo

della personalità attraverso gli eventi comuni e quotidiani, i modelli d’interazione e l’aiuto di

persone chiave o di organismi importanti della comunità.

Nell’ambito dell’igiene mentale, della salute pubblica e della psicoigiene, lo psicologo ha molteplici

compiti e funzioni.

Obiettivi e livelli dell’Igiene mentale

Gli obiettivi dell’Igiene mentale si sono andati modificando nel corso delle sue diverse tappe

storiche:

- La prima tappa (I obiettivo) corrisponde a ciò che è stato sintetizzato nella disposizione

“fare qualcosa per il malato mentale” e che si riferiva al piano assistenziale. Dopo i primi

passi volti a ottenere un trattamento più umano per il malato mentale, si sono fatti notevoli

progressi a livello d’istituzioni assistenziali, sia dal punto di vista amministrativo che

terapeutico, ottenendo un incremento della qualità e della varietà. Il punto culminante di

questo sviluppo dell’assistenza psichiatrica viene raggiunto con quella che attualmente viene

denominata comunità terapeutica.

- La seconda tappa (II obiettivo) è quella segnata dalla diagnosi precoce, sia per gli adulti che

per i bambini: l’individuazione precoce delle malattie mentali può consentire una migliore

utilizzazione dei servizi ospedalieri e il conseguimento di più fecondi risultati nei

procedimenti terapeutici.

 Questi due obiettivi dell’igiene mentale richiedono un’ampia partecipazione dello psicologo,

non soltanto per quanto riguarda la psicodiagnosi e la psicoterapia, ma anche l’adeguata

divulgazione di conoscenze che inducano la comunità a chiedere l’aiuto del medico o dello

psicologo e a combattere i pregiudizi sulla malattia mentale, egli deve inoltre essere presente per

valutare quei fattori psicologici che intervengono nella dinamica delle istituzioni assistenziali,

dei gruppi, delle relazioni e tensioni che si creano tra questi.

- La terza tappa (III obiettivo) riguarda la profilassi o la prevenzione della malattia. Allo

psicologo competono gli aspetti psicologici di tale compito, cioè tutto ciò che riguarda la

psicoprofilassi. Essa non va intesa come prevenzione o profilassi delle malattie psichiche,

ma deve essere definita come l’impiego delle risorse psicologiche per prevenire le malattie.

Nel campo della prevenzione o profilassi della malattia mentale bisogna distinguere tra

prevenzione specifica e non: la prima ha l’obiettivo di combattere una determinata causa

mentre nella seconda non possiamo intervenire su cause specifiche. Le situazioni non

mediche sono di competenza dello psicologo.

- La quarta tappa (IV obiettivo) corrisponde alla riabilitazione, che consiste nel fornire un

aiuto psicologico al soggetto guarito o parzialmente guarito, perché possa reinserirsi nella

comunità e nella famiglia. L’intervento dello psicologo si estende all’igiene nella sua

totalità.

- La quinta tappa (V obiettivo) concerne la promozione della salute e si sovrappone alla

prevenzione non specifica. La promozione della salute si afferma in modo indipendente

dalla malattia rispetto alla prevenzione non specifica che è incentrata su di essa. Inoltre la

promozione della salute costituisce il campo specifico della psicoigiene. In ogni comunità la

pianificazione deve tenere conto del grado di urgenza di ciascuno di questi obiettivi d’azione

ed elaborare determinati criteri di priorità che dipendono non solo dalla natura dei problemi

che si devono affrontare più urgentemente, ma anche dalle risorse umane, economiche e

tecniche. Deve tener conto non soltanto delle necessità impellenti ma anche obiettivi di più

vasta portata.

Molina e Adriasola elencano i seguenti indici per valutare le priorità nella pianificazione:

- Gravità del danno

- Possibilità di evitare il danno

- Costo in rapporto al danno

- Rendimento

- Atteggiamento della comunità

Caplan invece distingue:

- Prevenzione primaria: volta a ridurre il rischio di malattie mentali

- Prevenzione secondaria: mira a limitare la durata della malattia, oltre a occuparsi della

diagnosi precoce e del trattamento

- Prevenzione terziaria: tende a prevenire postumi e insufficienze e mira a favorire il ritorno

del soggetto guarito nella comunità

In realtà la classificazione di Caplan coincide con quella precedente:

la prevenzione primaria - costo in rapporto al danno/atteggiamento della comunità;

la prevenzione secondaria - gravità del danno/possibilità di evitare il danno;

la prevenzione terziaria – riabilitazione;

Un altro autore, G.S. Stevenson, distingue tre tipi di prevenzione:

1. Prevenzione presuntiva: è basata sulla modifica di una condizione associata o precedente

alla malattia che si presume etiologicamente legata a essa;

2. Prevenzione relativa: così definita perché in realtà il disturbo è già comparso nella forma

meno grave. Essa comprende tre forme; terapeutica (mira al trattamento di stadi meno seri

per prevenire altri più gravi), sostitutiva (mira a sostituire una data sintomatologia con

un’altra meno grave) e radicale (mira alla modifica delle condizioni generali, che

permettono l’insorgenza della malattia; es. cambiamento di residenza).

3. Prevenzione assoluta: consiste nell’annullamento delle cause e nell’applicazione di misure

scientifiche attraverso due modalità; razionale (si basa sull’eliminazione di cause

scientificamente dimostrate) ed empirica (è fondata su conoscenze di cui non è stata

scientificamente provata l’esattezza, ma di cui si conosce empiricamente il beneficio).

Costellazione multifattoriale

La promozione della salute, così come la psicoprofilassi e la psicoigiene, ha la sua sfera d’azione in

seno alla comunità stessa. Si cerca d’intervenire su una struttura complessa da costruire una vera e

propria costellazione multifattoriale formata da tutte le attività, istituzioni, norme e interazioni

operanti in una comunità.

Questa costellazione multifattoriale include problemi di carattere economico, sociale e culturale,

come quelli relativi all’alloggio, al lavoro, alla disoccupazione, all’alimentazione, ecc.., e la

soddisfazione di questi bisogni rientrano tra le competenze della salute pubblica e della psicoigiene.

Al di fuori del campo della salute pubblica e dell’igiene mentale, lo psicologo ha un altro vasto

terreno di lavoro che richiede una conoscenza della comunità, delle sue caratteristiche generali e

specifiche attraverso una strategia caratterizzata da determinati aspetti:

- Lavoro dello psicologo in seno alla comunità come consulente

- Lavoro in diverse istituzioni della comunità (es. famiglie, scuole, fabbriche)

- Intervento nelle varie tappe dello sviluppo della personalità (infanzia, adolescenza,

giovinezza, maturità,vecchiaia)

- Intervento nei periodi di cambiamento nel corso dello sviluppo della personalità (es. nascita,

svezzamento, pubertà)

- Assistenza e osservazione nei momenti significativi dell’esistenza quali matrimonio,

gravidanza, divorzio..

- Periodi critici della vita considerati come momenti in cui si affronta una particolare

problematica (es. immigrazione, malattie, incidenti..)

Distinzione terminologica tra:

- Igiene mentale: si basa su tutto quanto riguarda la malattia (mentale e non) in cui il

responsabile è il medico con cui lo psicologo può collaborare;

- Psicoigiene: non è incentrata sulla malattia ma sulle condizioni abituali e quotidiane di vita

nelle situazioni reali in cui queste si verificano. Ha per oggetto la gestione delle risorse

psicologiche per far fronte ai problemi attinenti alle condizioni e alle situazioni in cui si

svolge la vita della comunità considerata non in riferimento alla malattia.

Oltre a chiarire la differenza che intercorre tra il lavoro svolto dallo psicologo nella salute pubblica

e quello esercitato al di fuori di tale ambito dobbiamo anche sottolineare che egli non interviene

soltanto nell’area dell’igiene mentale, ma in quella dell’igiene nella sua globalità cioè al di fuori del

problema delle malattie mentali In nessuna delle sue attività lo psicologo può situarsi come

ausiliario della medicina.

Lo psicologo e la terapia

Lo psicologo che abbia acquisito una preparazione sufficiente deve essere legalmente autorizzaro

all’esercizio della psicoterapia, nelle condizioni in cui questa potrà essere opportunamente

regolamentata, fermo restando che non si debba iniziare nessun trattamento psicoterapeutico senza

tener conto dell’esame medico previamente compiuto e dell’indicazione che ne è derivata. Lo

psicologo può intervenire in una serie di problemi inerenti alla pratica medica, fra i quali i più

urgenti sono ad esempio la preparazione emotiva dei pazienti che devono subire un intervento

chirurgico, soprattutto se si tratta di un’operazione mutilante, nel caso di incidenti, diabetici, ipertesi

ecc.. nei quali anche se il trattamento è medico, lo psicologo può aiutare a modificare modelli di

comportamento strettamente connessi con la malattia o con la sua terapia.

Punti focali per il trattamento e la prevenzione

Blain ha elaborato un grafico che mostra una classificazione della popolazione e delle unità

istituzionali in relazione alla pianificazione nel campo della salute mentale. Secondo questo autore

gli sforzi della prevenzione primaria vengono applicati nelle fasce I, II e III, mentre le misure della

prevenzione secondaria sono adottate nella fascia IV.

- Fascia I: periodo prenatale e nascita include tutta la popolazione nel periodo prenatale,

ossia i bambini in gestazione, fino al momento della nascita comprendendo le eredità

genetiche, lo sviluppo fetale, le reazioni al pianto.

- Fascia II: vita normale  comprende tutti i soggetti che crescono ed esplicano normalmente

le loro funzioni nell’ambiente sociale durante la prima e la seconda infanzia, l’adolescenza,

la vita adulta, la mezza età e la vecchiaia. Essi agiscono sotto l’influsso dell’alimentazione,

del clima, dell’ambiente familiare scolastico, religioso e di lavoro.

- Fascia III: area di problemi  Raggruppa le persone che si trovano in una situazione

particolare, che ricorrono agli enti pubblici creati dalla società per la loro protezione e il loro

adattamento. Qui troviamo anche persone che hanno attraversato un periodo di stress con i

conseguenti problemi emotivi che sono di carattere secondario se i loro particolari bisogni

possono venire individuati.

- Fascia IV: malattia mentale  comprende tutti i malati mentali e color che presentano

disturbi di origine sconosciuta o che hanno sviluppato risposte emotive di tale entità a

situazioni di stress da non poter essere curati.

Comunità

Una comunità è definita come un gruppo di persone che vivono insieme, in uno stesso luogo, legate

da determinati vincoli e funzioni, o inserite in un’organizzazione comune. Nel concetto di comunità

esistono due caratteristiche; geografica (dato spazio in cui si svolge la vita degli esseri umani) e

funzionale (aspetti che le conferiscono un certo grado di coesione, interrelazione e unità). Una

comunità si differenzia da un’istituzione per il fatto che in quest’ultima gli esseri umani non

trascorrono la loro vita, ma svolgono soltanto una funzione o dei compiti ed è caratterizzata dalla

presenza di norme e legami. L’istituzione presenta obiettivi espliciti prestabiliti a differenza della

comunità ed è caratterizzata da una pianificazione.

Maclver e Page  “Ciò che caratterizza una comunità è il fatto che la vita di uno dei suoi membri

può essere interamente vissuta al suo interno.” Dunque comunità = spazio in cui si svolge la vita di

una società caratterizzata da coesione sociale. La situazione geografica o lo spazio vitale non sono

sufficienti a creare una comunità. In questa il grado di coesione, il sentimento comunitario, possono

anche mancare.

Pozas Arciniegas (definizione più semplice ed esatta)  “La comunità è un’unità sociale avente

particolari caratteristiche che le conferiscono un’organizzazione dentro a un’area limitata, e che è

contraddistinta inoltre dalla convivenza vicina e duratura di un determinato numero di individui in

costante interazione.”

Anche la delimitazione di una comunità dipende da numerosi fattori; infatti possiamo denominare

comunità un’intera città o una o più parti di essa, un’intera regione, una comunità nazionale o

internazionale, affinché sia possibile uno studio psicologico.

Obiettivi

Per il momento l’accesso dello psicologo a una comunità ha come fine lo studio della sua struttura,

della sua organizzazione, dei suoi problemi, del suo modo di vita, delle norme che la reggono, dei

suoi bisogni e della maniera per soddisfarli.

L’obiettivo fondamentale di queste ricerche è lo studio della comunità con finalità di psicoigiene,

liberi dall’urgenza di ottenere benefici immediati o miglioramenti all’interno della comunità, in

quanto ciò allontanerebbe dalla possibilità di soddisfare il bisogno di conoscenze scientifiche al

riguardo. Tale studio non è nemmeno una raccolta passiva di dati, perché viene applicato il metodo

clinico e dunque si cerca di far sì che la comunità riesca ad acquisire coscienza e conoscenza dei

suoi problemi reali. Dunque ciò che interessa è favorire la comprensione dei problemi e degli

obiettivi che sono già operanti in seno alla comunità e aiutare i suoi membri a prenderne coscienza.

È importante segnalare la relazione fra il lavoro dello psicologo nella comunità e l’assistenza

sociale e i servizi per la comunità.

Sierra definisce l’assistenza sociale come la disciplina (o scienza normativa = applica alle situazioni

le sue conoscenze) che stabilisce i principi, le norme e le procedure per aiutare gli individui, i

gruppi e le comunità a risolvere i loro problemi e difficoltà. Essa è indagine e riflessione sui fatti.

Mary Richmond afferma che il servizio sociale è l’arte di fare diverse cose per diverse persone,

cooperando con loro per riuscire a migliorare la loro situazione e quella della società. L’autrice

sottolinea due nozioni importanti della definizione di assistenza sociale: equilibrio e sviluppo

dell’individuo e aggiustamento, ovvero adattamento. La principale differenza tra il servizio sociale

e il lavoro dello psicologo nella comunità sta nel fatto che quest’ultimo vuole essenzialmente

indagare la dinamica psicologica di una comunità nelle situazioni concrete e reali in cui si svolge la

vita, e si limita a intervenire quando si tratta di chiarire i problemi, operando come assistente o

consulente, aiutando ad acquisire un insight riguardo alle situazioni e agendo esclusivamente

attraverso tecniche psicologiche.

I servizi per la comunità sono organismi molto eterogenei; secondo una delle definizioni di

“servizio di comunità”, esso consisterebbe in un’attività pianificata, approvata dai membri e

organizzata in modo da fornire alla comunità un servizio sanitario, ricreativo, educativo o culturale.

Anche se l’assistenza sociale e l’organizzazione della comunità non sempre sono cosi sovrapposte

interessante sono le differenze che intercorrono tra queste attività e professioni e il lavoro e le

funzioni dello psicologo nell’ambito della comunità.

Disposizioni adottate per un lavoro di psicoigiene in una comunità organizzato come attività pratica

per gli studenti del corso di Igiene mentale:

1- Abbiamo bisogno dell’autorizzazione dell’autorità della comunità e non bisogna nascondere

gli obiettivi o assumere incarichi che non si può portare a termine.

2- Lealtà a mantenere e rispettare la privacy ossia non trasferire i dati da un gruppo all’altro e a

trattare unicamente le situazioni presenti che si verificano in un momento determinato.

3- Veridicità non bisogna incorrere in simulazioni o menzogne né andare al di là di quello che

realmente desideriamo o ci proponiamo.

4- Non incoraggiare la dipendenza, non diventare un’associazione di beneficienza.

5- L’equipè di psicologi non deve agire per conto proprio cioè diventare un organismo

autonomo che opera liberamente anche se a beneficio della comunità.

6- Non bisogna pubblicare nessun rapporto che non sia preventivamente visto discusso e

approvato dalla comunità.

7- Evitare di introdurre modelli che corrispondano alle nostre modalità di vita e cercare invece

di comprendere i modelli degli altri, cioè della comunità.

La comunità tipo

I termini più applicati per definire una comunità sono quelli d’integrazione e di disintegrazione.

In base a una classificazione fatta da Redfield, fondata sulla distinzione che aveva introdotto

Tonnies fra comunità e società, si possono individuare una società di tipo contadino e una società

urbana.

Le caratteristiche di una comunità folk sono quelle di un’organizzazione molto arcaica: piccola,

isolata, analfabeta, con un profondo senso di solidarietà di gruppo, e una produzione di tipo

primitivo destinata all’autoconsumo. In essa gli individui sono molto simili e la mobilità è limitata o

nulla, le norme o i valori sono ben consolidati e vi è un forte senso di appartenenza. È il tipo di

comunità primitiva che ha dato luogo alla nostra società urbana, caratterizzata da: individualismo,

forte mobilità, scomparsa del senso di appartenenza, formazione di sottogruppi.

Queste classificazioni sono però insufficienti per giungere ad una categorizzazione delle complesse

condizioni che osserviamo in ogni comunità.

Gli autori hanno preferito presupporre la coesistenza di tre tipi di strutture nella stessa comunità,

caratterizzando essa in base al grado di predominio di una delle tre e in base all’interrelazione

dinamica tra queste in una comunità. Gli autori propongono di distinguere tra coesione,

dissociazione e integrazione. Sebbene queste tre categorie di analisi possono essere applicate allo

sviluppo storico delle comunità, non vi è nessuna comunità che corrisponda completamente a uno di

questi tre tipi. Anzi in realtà queste tre organizzazioni coesistono sia nella comunità che nelle

istituzioni, nei gruppi e nello stesso individuo e quello che interessa i una data comunità è riuscire a

individuare quali livelli, quali organizzazioni, sottogruppi o classi sociali funzionino con

caratteristiche di coesione, disintegrazione e integrazione. Queste ultime sono tre tipi di strutture

che troviamo sia nell’organizzazione della personalità che in quella dei gruppi, delle istituzioni e

della comunità e certamente abbiamo bisogno di tutte e tre per mantenere uno sviluppo abbastanza

equilibrato o almeno non caotico. Quello che interessa in una data comunità è riuscire a individuare

quali livelli, quali organizzazioni, sottogruppi funzionano con caratteristiche di coesione, di


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia degli interventi clinici nei contesti sociali
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Alexandra85 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia interculturale e gestione delle risorse umane e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Gozzoli Caterina.

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