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Capitolo alle origini dell'interesse verso la creatività

Risale alla relazione presentata da Guilford all'Associazione degli Psicologi Americani l'avvio di un’attività di ricerca sul tema della creatività, resa anche possibile da un rinnovamento culturale. Tale clima riguardava, innanzitutto, un modo nuovo e diverso di considerare l'infanzia, che può essere etichettato con il termine puerocentrismo, ma anche il progresso tecnologico che si era allo stesso tempo realizzato. Il concetto di puerocentrismo fu utilizzato per la prima volta dalla svedese Ellen Key, il cui scritto celebre "Il secolo del bambino" (riferendosi al XX secolo), divenne ben presto una pietra miliare della pedagogia. Ella affermava in particolare l’esigenza della qualità dell’offerta formativa e attribuiva all’infanzia qualità e competenze significative.

Questo nuovo modo di considerare l'infanzia è stato alla base sia di scelte legislative fondamentali come, in Italia, la scuola pubblica statale e l'istruzione elementare obbligatoria, sia un generale incoraggiamento a favorire l’autocontrollo e l’iniziativa infantile che vennero promossi dalla pedagogia preventiva di Don Bosco, Pestalozzi, Montessori e Frobel. Pestalozzi in particolare elaborò un metodo basato sull’intuizione: il maestro secondo lui non doveva insegnare, ma conoscere le capacità interiori del bambino e le leggi attraverso le quali queste capacità si sviluppano. A Frobel si deve invece la realizzazione del primo giardino dell’infanzia a Blankenbur. A fine 800, questo nacque anche in Italia. I giardini dell’infanzia erano degli spazi attrezzati per il gioco e le attività di gruppo e avevano il compito di favorire il gioco come attività creatrice utile a sviluppare le capacità cognitive e creative del bambino.

Quest’attenzione particolare per l’infanzia favorì la nascita di tutte quelle discipline che hanno come oggetto prioritario di interesse il bambino: la psicologia dell'età evolutiva, la pedagogia speciale e la neuropsichiatria infantile.

Lo sforzo di educare i bambini diversi

In questo contesto, si distinse la figura di Itard, giovane medico esperto nei problemi della sordità, che seguì per anni Victor, il bambino "selvaggio" trovato nel 1800 tra i boschi dell'Aveyron (Francia). Quando fu ritrovato, Victor aveva circa 13 anni, ed una cicatrice sul collo faceva pensare che qualcuno avesse tentato di sgozzarlo all'età di 3 anni e che, quindi, avesse vissuto i suoi primi anni di vita con gli uomini. Victor non reagiva agli stimoli, non percepiva il caldo e il freddo e non era in grado di camminare in posizione eretta. La diagnosi di Pinel, specialista del settore, fu di idiozia congenita. Itard, tuttavia, sapeva che non basta nascere essere umano per acquisire le caratteristiche umane, e Victor costituiva l'esemplificazione di tale realtà. Gli obiettivi del giovane medico erano i seguenti: fare amare a Victor la vita in società, risvegliare la sua sensibilità nervosa, estendere le sue idee e istruirlo all'uso della parola. Tuttavia, non furono sufficienti cinque anni di lavoro per raggiungere tali obiettivi, segno questo del fatto che la perdita, durante i primi anni di vita, delle relazioni sociali, culturali ed emotive, aveva definitivamente chiuso le porte mentali e affettive di Victor.

(NT: Oltre al caso di Victor, abbiamo avuto ben 54 ritrovamenti in circa 600 anni, per esempio la scoperta di due bambine indiane, una di 8 anni, l’altra di 18 mesi, ritrovate nel 1920 insieme a dei lupi. Le bambine camminavano sui quattro arti, mordevano e graffiavano. Dopo poco tempo, la piccola morì, mentre quella più grande imparò solo a indossare i vestiti e a prelevare il cibo con la bocca da un piatto posato per terra. Dopo qualche anno morì anche lei. Nel 1970 a Los Angeles fu ritrovata una tredicenne, Genie, che i genitori tenevano segregata in casa e quando fu ritrovata era in grado solo di emettere suoni, annusare oggetti, grugnire. Fu affidata a una psicologa che centrò la sua attività sul recupero del linguaggio. In 4 anni Genie aveva appreso circa 2500 fonemi, tuttavia la ragazzina non riuscì mai a sviluppare una vera e propria forma di comunicazione. Questi casi dimostrarono che la mancanza di stimolazioni sociali ha fortemente contribuito ad arrestare lo sviluppo e la possibilità di ogni recupero.)

Anche Seguin, allievo di Itard ha contribuito in questa direzione, fondando una scuola per insufficienti mentali e fu considerato il fondatore delle scuole ortopedagogiche americane. In particolare criticò le scuole di massa, poiché non tenevano conto delle diverse capacità fisiche e intellettuali dei bambini, contribuendo anzi a mortificarne il pensiero e la libertà mentale.

Di grande rilievo, nella costituzione di questo particolare clima verso l'infanzia, è l'apporto di De Sanctis. Egli dedicò la sua attenzione agli strumenti per misurare l’intelligenza; infatti realizzò i Reattivi di De Sanctis per la valutazione dell'intelligenza negli insufficienti mentali (frenastenici). Contemporaneamente, in Francia, l'attività di Binet andava nella medesima direzione. Egli, infatti, fu incaricato dalla Francia di realizzare un sistema per individuare i bambini con ritardo da inserire in strutture speciali, e creò il primo esempio di test di intelligenza. Nel 1905, Binet e Simon realizzarono una prima versione della Scala Binet-Simon basata sui compiti che i bambini erano in grado di svolgere. Fu introdotto il concetto di età cronologica (età effettiva) ed età mentale (quella raggiunta attraverso la soluzione dei compiti).

Intensa fu anche l'attività di Maria Montessori, nota per aver fondato la Casa dei bambini a Roma, particolarmente importante perché centrata sulla capacità di apprendere con metodo e insieme ad applicare e inventare nella vita pratica quanto si è acquisito. Oltreoceano fondò una Casa che si distinse soprattutto per il suo impegno verso i disabili. Rilevante è la vicenda di Helen Keller, una bambina sorda e cieca, la quale, con l’aiuto di Anne Sullivan che la educò, dimostrò a tutti che nonostante la sua disabilità e attraverso una dura disciplina era riuscita a comunicare con il mondo e a renderlo partecipe delle sue possibilità che se adeguatamente stimolate potevano essere dei veri e propri miracoli.

Un altro fenomeno di cambiamento nella rappresentazione dell'infanzia

Un altro fenomeno non direttamente collegato alla creatività, ma che testimonia il sostanziale cambiamento della rappresentazione dell'infanzia, è costituito dal complesso movimento culturale che portò alla creazione dei tribunali per i minorenni. L'esplosione delle problematiche connesse al fenomeno della delinquenza minorile è da ricondurre a due fattori: il numero sempre crescente di bambini abbandonati ed il cambiamento sociale legato agli effetti della rivoluzione industriale.

Riguardo al primo aspetto, sull’infanzia ricadevano le vicende storiche dei secoli precedenti, oltre anche alla pratica medievale della “ruota” che aveva incrementato ancora di più il numero degli abbandoni. Solo nel 1923 fu approvata la chiusura delle ruote e l’inserimento dei bambini in strutture specifiche, i befotrofi che tuttavia non migliorarono le condizioni dei bambini a causa delle precarie condizioni igienico-sanitarie delle strutture ospitanti. Inoltre, questi bambini, una volta usciti dalle strutture erano costretti per sopravvivere a mettere in atto comportamenti contrari alle regole sociali per cui erano relegati in luoghi di ammasso perché non venivano considerati né i fattori contestuali né quelli familiari del reo.

Il fenomeno della delinquenza minorile fu accentuato dagli effetti della rivoluzione industriale che intervenne in particolare sulle fasce deboli della popolazione. L’attenzione per l’infanzia portò alla realizzazione del primo tribunale per minorenni a Chicago nel 1899 mentre nel 1908 fu abolita la pena di morte per i minori. In America, grazie ad Hall le problematiche legate all’adolescenza furono indagate per la prima volta con metodologia scientifica mentre Healy sostenne l’importanza del supporto dello psicologo, dell’assistente sociale e dello psichiatra per comprendere le ragioni dell’antisocialità e del disadattamento minorile. L’attenzione per l’infanzia si diffuse anche in Europa grazie ad Aichhorn con l’internato Obel-Hollabrun per giovani delinquenti e con la diffusione di Centri medico-psicologici che avevano lo scopo di portare il bambino a un miglior adattamento socio-familiare.

La rilevanza delle processualità affettive nell'infanzia

Questo diverso modo di guardare l'infanzia fu reso possibile anche grazie all'apporto di Freud che, descrivendo il caso del piccolo Hans, realizzò il primo esempio di analisi infantile. Il contributo offerto in questo senso dalla psicoanalisi, è un ribaltamento totale nella considerazione dell'infanzia, che diventa così il nucleo fondamentale della vita individuale nonché la fonte del benessere/malessere adulto. Due donne, in particolare, si contesero il palcoscenico psicoanalitico: Anna Freud e Melanie Klein. Il dibattito che le riguarda era sostanzialmente fondato sulla diversa centralità attribuita dalla prima all'Io e dalla seconda alle pulsioni aggressive. Ad ogni modo, al di là delle posizioni differenti, ciò che questo dibattito rese possibile fu la lettura sempre più ricca e articolata del mondo infantile e delle pratiche educative.

Dalla riflessione sulle caratteristiche psicologiche infantili si è posta maggior attenzione alle problematiche legate all’infanzia ma allo stesso tempo è stata data un diverso significato alla processualità creativa, infatti, lo stesso concetto di fantasia è stato trasformato da puerile prodotto come era considerato, a mezzo di traduzione e manifestazione di contenuti profondi, fino ad essere, secondo la Klein, addirittura funzione dell’Io (perché la fantasia svolge alcune funzioni che dopo saranno svolte dal pensiero). Il mondo infantile, al centro degli interessi culturali e scientifici del 900, inizia a intrecciarsi anche alla produzione artistica come si può rilevare dagli scritti di Pascoli e Pirandello.

La promozione delle capacità del bambino: l'editoria per l'infanzia e i nuovi giocattoli

Contemporaneamente si diffondeva la pedologia che comparve per la prima volta in Belgio nel 1910. Questa disciplina iniziò successivamente a declinare ma si mantenne in Unione Sovietica con Vygotskij il quale la considerava come la ricerca di una teoria unitaria dello sviluppo infantile, centrata sull’idea che la riorganizzazione delle funzioni psichiche siano influenzate da fattori sociali e culturali.

Un'altra importante testimonianza di questo rinnovato modo di vedere l'infanzia è offerta dal fenomeno dello scoutismo, attività fondata da Lord Baden-Powell. Il termine scout significa "esploratore" e indica soggetti capaci di cavarsela nelle situazioni più svariate e quindi pronti, sia psicologicamente che fisicamente, a fronteggiare qualsiasi evenienza. Gli scopi principali di questo movimento riguardano la relazione con se stessi (essere critici e coscienti del proprio valore), con il proprio corpo (accettarsi), con gli altri (incontrare e rispettare gli altri), con le cose (essere creativi e rispettare l’ambiente) e con Dio.

Un radicale cambiamento della rappresentazione dell’infanzia è testimoniato, inoltre, dalla comparsa dell'editoria per ragazzi che, sino ad allora, oltre alle vite dei piccoli santi e alle fiabe, si può dire non esistesse. In particolare nelle fiabe i protagonisti bambini erano spesso vittime di crudeltà e soprusi da parte degli adulti ma sullo sfondo, la società non aveva nessuna influenza sugli avvenimenti. Ben diverso è l’opera di Dickens, "Il canto di Natale", nel quale critica fortemente la società attaccando specialmente l’analfabetismo e il lavoro minorile come anche l’opera di Hugo, "L’uomo che ride".

Anche i romanzi di Jules Verne hanno contribuito a modificare l’atteggiamento sociale verso l’infanzia: i suoi romanzi, destinati ai bambini, stimolavano in loro curiosità e competenze scientifiche, che prima di allora non erano mai state attribuite ai bambini. In questo contesto si distinse il romanzo Cuore di De Amicis, che presto divenne lo scrittore più letto in Italia. Il suo libro, dai chiari intenti pedagogici, intendeva insegnare ai giovani le virtù civili, quali l'amore per la patria, il rispetto per le autorità e i genitori, lo spirito di sacrificio ma si occupava poco dello sviluppo personale e sociale.

Di tenore ben diverso fu, invece, l'opera di Carlo Collodi (1881) dal titolo Le avventure di Pinocchio, in cui l'autore descrisse non solo l'infanzia nella sua realtà (i pensieri, i desideri e le esigenze ludiche), ma indicò anche gli errori e le contraddizioni delle istituzioni di cui metteva in mostra i limiti profondi (ad esempio la giustizia e i carabinieri). Nello stesso periodo comparvero in Italia anche i primi giornali per bambini in particolare nel 1834 quando uscì il Giornale dei fanciulli di Pietro Thouar. Seguirono il Giornale per giovinetti, il Giovinetto italiano, Frugolino. Nel 1908 fu pubblicato il Corriere dei piccoli (il cui fondatore fu Filippi), come supplemento del Corriere della sera e che può essere considerato la prima testata a fumetti dell'editoria italiana.

Nel 1906 nacque grazie a Luigi Bertelli il Giornalino della domenica che rappresentò una rivoluzione: infatti venivano esaltati i comportamenti infantili come il fare chiasso, mentre erano resi quasi inaccettabili gli atteggiamenti degli adulti perché caratterizzati da falsità. Nel 1920 uscì il romanzo Il giornalino di Gian Burrasca, opera di Giannino Stoppani, il quale sottolineava la difficoltà dei bambini che crescevano all’interno di una società che attenzionava il rispetto formale ma dimenticava quello reale.

È possibile cogliere altri importanti segnali di cambiamento attraverso i giocattoli. In particolare due tipologie di oggetti possono essere considerate espressioni di una radicale trasformazione della rappresentazione dell'infanzia: la bambola e le costruzioni Lego. (NT: Risalgono a 4000 anni fa le 3 bambole di pezza ritrovate in una tomba egizia, mentre dell’VIII secolo sono le bambole di argilla fabbricate in Beozia. Sembra che prima del matrimonio le bambole venissero offerte dalle ragazze greche o romane a una dea per ingraziarsela. Particolare è la storia della bambola di Crepereia Tryphaena ritrovata nel 1889 in un sarcofago di marmo del II sec dC che conteneva il corpo di una fanciulla: la bambola era di avorio, con arti snodati e corredata di un cofanetto contenente oggetti per la sua toeletta. Giovanni Pascoli dedicò una poesia in latino a Crepereia.)

Sembra che le prime fabbriche di bambole siano nate nel XV secolo a Norimberga e che, già nel XVII e XVIII secolo, la bambola divenne un modello che rispecchiava i cambiamenti del vestiario del tempo costituendo così una sorta di presentazione del futuro modello di donna. La bambola ottocentesca era costituita da un corpo tozzo e poco curato, che si "scontrava" con abiti e pettinature molto curati anche nei dettagli. Questo contrasto dipende dallo scarso interesse per il corpo e in particolare dimostra la direzione degli atteggiamenti sociali per la figura femminile.

Per questo la Barbie anni dopo, rappresentò una vera rivoluzione: l'azienda Mattell, lanciò sul mercato una bambola moderna molto diversa da quelle sino ad allora in commercio. La Barbie numero 1 era venduta nella versione bionda e bruna e portava i capelli raccolti in una coda di cavallo; il corpo era longilineo, con evidenti seni e gambe lunghe e affusolate. Chiaramente non mancarono le critiche: Barbie, infatti, a causa delle sue misure "impossibili", fu accusata di indurre le adolescenti all'anoressia. Alle critiche, la Mattell rispose allargando il bacino della bambola. Un'altra accusa mossa alla Barbie dal mondo femminista riguarda il fatto che, attraverso questa bambola, la donna viene rappresentata come un oggetto. Nonostante questo, tuttavia, appare evidente l'influenza positiva che Barbie ha esercitato sulle bambine che, attraverso il suo modello, sono diventate più consapevoli dell'identità di genere e delle caratteristiche ad essa correlate.

Altro giocattolo che è espressione di un profondo cambiamento sull'infanzia è il Lego realizzato da Ole Kirk Christiansen. La caratteristica fondamentale del Lego è costituita dal fatto che non si pensa più al bambino come ad una creatura cui presentare un oggetto con cui giocare, ma a un soggetto capace di realizzare da sé un manufatto con cui divertirsi, un oggetto metamorfico che si adatta alle esigenze creative del bambino. Attraverso questa attività il bambino alimenta la sua intelligenza, la creatività e in questo modo gli sono spalancate anche le porte della robotica.

In questo periodo infatti si è riflettuto sul sistema educativo che deve porsi il problema di formare persone capaci sia di utilizzare gli strumenti informatici, sia di contribuire allo sviluppo di queste tecnologie. È importante in questo senso il Lego Mindstorm, un prodotto che è nato dalla combinazione tra il Mit e il Lego. Questa attività permette al bambino di capire concetti complessi, di verificare la corrispondenza tra il prodotto realizzato e l’idea e allo stesso tempo di avere un giocattolo vero e proprio.

Il progresso tecnologico

Il progresso tecnologico rappresentò, insieme alla nuova concezione dell'infanzia, uno dei fattori che spinse gli specialisti allo studio della processualità creativa.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher freestylenew di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof De Caroli Maria Elvira.
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