Alle origini dell'interesse verso la creatività
Si fa convenzionalmente risalire alla relazione presentata da Guilford all'Associazione degli Psicologi Americani l'avvio di un'intensa attività di ricerca sul tema della creatività, resa a sua volta possibile da un rinnovato clima culturale. Tale clima riguardava, in primo luogo, un modo nuovo e diverso di considerare l'infanzia, che può essere etichettato come puerocentrismo, ma anche il progresso tecnologico che si era al contempo realizzato.
Il concetto di puerocentrismo fu utilizzato per la prima volta dalla svedese Ellen Key, il cui scritto celebre "Il secolo del bambino" (riferendosi al XX secolo), divenne ben presto una pietra miliare della pedagogia. Questo nuovo modo di considerare l'infanzia è stato alla base sia di scelte legislative fondamentali come, in Italia, la scuola pubblica statale e l'istruzione elementare obbligatoria, sia di tutte quelle discipline che hanno come oggetto prioritario di interesse il bambino. Nacquero, così, la Psicologia dell'età evolutiva, la Pedagogia Speciale e la neuropsichiatria infantile.
Il contributo di Itard e Victor
In questo contesto di rinnovato interesse per l'infanzia, si distinse la figura di Itard, giovane medico esperto nei problemi della sordità, che seguì per anni Victor, il bambino "selvaggio" trovato nel 1800 tra i boschi dell'Aveyron (Francia). Quando fu ritrovato, Victor aveva circa 13 anni, ed una cicatrice sul collo faceva pensare che qualcuno avesse tentato di sgozzarlo all'età di 3 anni e che, quindi, avesse vissuto i suoi primi anni di vita con gli uomini. A quel tempo Victor non reagiva agli stimoli, non percepiva il caldo e il freddo e non era in grado di camminare in posizione eretta. La diagnosi di Pinel, specialista del settore, fu di idiozia congenita. Itard, tuttavia, sapeva che non basta nascere essere umano per acquisire le caratteristiche umane, e Victor costituiva l'esemplificazione di tale realtà.
Gli obiettivi del giovane medico erano i seguenti: fare amare a Victor la vita in società, risvegliare la sua sensibilità nervosa, estendere la sfera delle sue idee ed istruirlo all'uso della parola. Tuttavia, non furono sufficienti cinque anni di lavoro per raggiungere tali obiettivi, segno questo del fatto che la perdita, durante i primi anni di vita, delle relazioni sociali, culturali ed emotive, aveva definitivamente chiuso le porte mentali e affettive di Victor.
Il contributo di De Sanctis e Binet
Di grande rilievo, nella costituzione di questo particolare clima verso l'infanzia, è l'apporto di De Sanctis, noto per avere realizzato i Reattivi di De Sanctis, per la valutazione dell'intelligenza degli insufficienti mentali. Contemporaneamente, in Francia, l'attività di Binet andava nella medesima direzione. Egli, infatti, fu incaricato dal governo francese di realizzare un sistema per individuare i bambini con ritardo da inserire in strutture speciali, e creò quello che passò alla storia come il primo esempio di test di intelligenza.
Intensa fu anche l'attività di Maria Montessori, nota per aver fondato la Casa dei bambini, e quella di Helen Keller, che si distinse soprattutto per il suo impegno verso i disabili.
Il movimento culturale e il sistema giuridico
Un altro fenomeno non direttamente collegato alla creatività ma che testimonia il sostanziale cambiamento della rappresentazione dell'infanzia, è costituito dal complesso movimento culturale che portò alla creazione dei tribunali per i minorenni. L'esplosione delle problematiche connesse al fenomeno della delinquenza minorile è da ricondurre a due fattori: il numero sempre crescente di bambini abbandonati ed il cambiamento sociale legato agli effetti della rivoluzione industriale.
Il contributo della psicoanalisi
Questo diverso modo di guardare l'infanzia fu reso possibile anche grazie all'apporto di Freud che, descrivendo il caso del piccolo Hans, realizzò il primo esempio di analisi infantile. Il contributo offerto in questo senso dalla psicoanalisi, rappresenta un ribaltamento totale nella considerazione dell'infanzia, che diventa il nucleo fondamentale della vita individuale nonché la fonte del benessere/malessere adulto.
Due donne, in particolare, si contesero il palcoscenico psicoanalitico: Anna Freud e Melanie Klein. Il dibattito che le riguardò era sostanzialmente fondato sulla diversa centralità attribuito dalla prima all'Io e dalla seconda alle pulsioni aggressive. Ad ogni modo, al di là delle posizioni differenti, ciò che questo dibattito rese possibile fu la crescita del movimento psicoanalitico e, conseguentemente, la lettura sempre più ricca e articolata del mondo infantile.
L'editoria per l'infanzia e i nuovi giocattoli
Un'altra importante testimonianza di questo rinnovato modo di vedere l'infanzia è offerta dal fenomeno dello scoutismo, attività fondata da Lord Baden-Powell. Il termine scout significa "esploratore" e indica soggetti capaci di cavarsela nelle situazioni più svariate e quindi pronti, sia psicologicamente che fisicamente, a fronteggiare qualsiasi evenienza.
Tale cambiamento è testimoniato, inoltre, dalla comparsa dell'editoria per ragazzi che, sino ad allora, oltre alle vite dei piccoli santi e alle fiabe, si può dire non esistesse. In questo contesto si distinse il romanzo Cuore di De Amicis, che presto divenne lo scrittore più letto in Italia. Il suo libro, dai chiari intenti pedagogici, intendeva insegnare ai giovani le virtù civili, quali l'amore per la patria, il rispetto per le autorità e i genitori, lo spirito di sacrificio.
Di tenore ben diverso fu, invece, l'opera di Carlo Collodi dal titolo Le avventure di Pinocchio, in cui l'autore descrisse non solo l'infanzia nella sua realtà (i pensieri, i desideri e le esigenze ludiche), ma anche gli errori e le contraddizioni delle istituzioni di cui metteva in mostra i limiti profondi (ad es. la giustizia e i carabinieri). Nello stesso periodo comparvero in Italia anche i primi giornali per bambini. Un tipico esempio è rappresentato dal Corriere dei piccoli, che fu pubblicato come supplemento del Corriere della Sera e che può essere considerata la prima testata a fumetti dell'editoria italiana.
È possibile cogliere altri importanti segnali di cambiamento attraverso i giocattoli. In particolare due tipologie di oggetti possono essere considerate espressioni di una radicale trasformazione della rappresentazione dell'infanzia: la bambola e le costruzioni Lego.
Sembra che le prime fabbriche di bambole siano nate nel XV sec. a Norimberga e che, già nel XVII e XVIII sec., la bambola divenne una sorta di modello che rispecchiava i cambiamenti del vestiario del tempo costituendo così una sorta di presentificazione del futuro modello di donna. La bambola ottocentesca era costituita da un corpo rozzo e poco curato, che si "scontrava" con abiti e pettinature molto curati anche nei dettagli.
Anni dopo, l'azienda Mattell, lanciò sul mercato una bambola moderna molto diversa da quelle sino ad allora in commercio: la Barbie. La Barbie numero 1 era venduta nella versione bionda e bruna e portava i capelli raccolti in una coda di cavallo; il corpo era longilineo, con evidenti seni e gambe lunghe e affusolate.
Chiaramente non mancarono le critiche: Barbie, infatti, a causa delle sue misure "impossibili", fu accusata di indurre le adolescenti all'anoressia. Alle critiche la Mattell rispose allargando il bacino della bambola. Un'altra accusa mossa alla Barbie dal mondo femminista riguarda il fatto che, attraverso questa bambola, la donna viene rappresentata come un oggetto. Nonostante le critiche, tuttavia, appare evidente l'influenza positiva che Barbie può aver esercitato sulle bambine che, attraverso il suo modello, sono diventate più consapevoli dell'identità di genere e delle caratteristiche ad essa correlate.
Altro giocattolo che può rappresentare l'espressione di un profondo cambiamento relativo all'infanzia è il Lego. La caratteristica fondamentale del Lego è costituita dal fatto che non si pensa più al bambino come ad una creatura cui presentare un oggetto finito con il quale giocare, ma a un soggetto capace di realizzare da sé un manufatto con cui divertirsi.
Il progresso tecnologico
Il progresso tecnologico rappresentò, al pari della rinnovata concezione dell'infanzia, uno dei fattori propulsivi che orientò gli specialisti allo studio della creatività, e questo in due diverse prospettive: da un lato la libertà che l'uso delle macchine ha consentito all'uomo, così da creare le condizioni per una maggiore manifestazione delle sue potenzialità creative; dall'altro l'atteggiamento conflittuale nei confronti della tecnologia.
Se, infatti, l'utilizzo delle macchine ha emancipato l'uomo dall'utilizzazione meccanica sino ad allora riservata agli schiavi e gli ha consentito la libera espressione della sua creatività, il complessivo cambiamento conseguente allo sviluppo tecnologico che ha riguardato ogni aspetto della vita e si è realizzato in spazi cronologici molto contenuti, ha comportato per gli individui l'inevitabile adattamento del loro stile di vita ai tempi correnti.
Le strade della creatività divergono
Esistono diversi approcci allo studio della creatività.
L'approccio della Gestalt Theory
La psicologia della Gestalt, che in tedesco significa forma o, più propriamente, struttura organizzata, è un approccio che sostiene il carattere unitario dell'esperienza. I teorici della Gestalt condussero studi di una certa risonanza nell'ambito del pensiero.
Essi, infatti, distinguevano tra pensiero produttivo e pensiero riproduttivo, dove il primo consiste nella ristrutturazione del problema per lasciare spazio ad una nuova soluzione, ed il secondo nell'applicare metodi e percorsi già appresi ed utilizzati in precedenza. Di pensiero produttivo si occupò in particolare Kohler, il quale ha introdotto il concetto di insight (letteralmente "vedere dentro") per spiegare il comportamento delle scimmie antropoidi che riuscivano in modo soddisfacente nella soluzione di un problema quando potevano coglierne i singoli elementi complessivamente nello stesso campo visivo.
Il fenomeno dell'insight, infatti, costituisce il momento in cui la situazione problematica si ristruttura, diventando "visibile" e rendendo chiare le relazioni tra i tratti essenziali. Esso rappresenta, in altri termini, il momento di riconfigurazione del problema. Come forma di apprendimento, l'insight si differenzia dagli altri tipi perché nasce da una nuova comprensione di rapporti che avviene in maniera immediata e improvvisa.
Dunker ha osservato come rarissime volte si abbia una immediata e totale ristrutturazione del problema; il più delle volte, infatti, avviene che il processo di soluzione richieda una serie di successive ristrutturazioni le quali consentono di formulare il problema in maniera più adeguata. A Dunker è da ricondurre anche il concetto di fissità funzionale, che ci impedisce di percepire usi non convenzionali degli oggetti.
Secondo l'autore la soluzione di un problema dipende sostanzialmente dalla capacità di "vedere" un oggetto con una funzione diversa da quella che abitualmente lo contraddistingue: tanto più elevata è la "resistenza" in tal senso e, quindi, la fissità funzionale, tanto più difficilmente si troverà la soluzione. A questo proposito è interessante il "problema dei nove punti" di Maier; si tratta di collegare, con quattro segmenti, senza alzare la penna dal foglio e senza ripercorrere nessun tratto, nove punti equidistanti e distribuiti su tre righe. La difficoltà consiste nel superare il quadrato virtuale di questa configurazione, perché molte persone credono che i segmenti non possano uscire dal quadrato delimitato dai nove punti. Superata questa fissità, la soluzione appare evidente.
Sebbene non appartenga all'approccio della Gestalt, si può collocare in questo contesto il contributo di De Bono, noto per aver introdotto il concetto di pensiero laterale. Secondo l'autore esistono due modalità principali di ragionamento: quello verticale e quello laterale. Il primo si fonda sull'applicazione di schemi abitudinari, basati su procedimenti sequenziali e sistematici; il secondo, invece, prevede l'osservazione del problema da diverse angolazioni e si basa sul passaggio da uno schema all'altro e sulla ricerca di modalità di ragionamento alternative e non familiari.
De Bono ha introdotto, inoltre, il concetto di PO thinking (da suppose, possible, hypotesize), inteso come un modo rivoluzionario di pensare e di affrontare i problemi in maniera nuova e creativa. Pensare PO, infatti, significa esplorare, ipotizzare, supporre e riuscire a muoversi mentalmente "di traverso" rispetto agli schemi. Secondo l'autore, per realizzare il PO thinking bisogna avere un atteggiamento orientato all'esplorazione, a cercare la fantasia e le soluzioni apparentemente impossibili, all'anti-dogmatismo.
Sulla base di questa impostazione, De Bono ha progettato la cd. tecnica dei sei cappelli, che si fonda sul fatto che, in genere, le persone utilizzano soltanto una modalità di pensiero. L'autore, pertanto, propone alle persone di immaginare di indossare dei cappelli il cui colore corrisponde a sei diversi atteggiamenti nei confronti della realtà, con l'obiettivo, ad ogni cambio di cappello, di vedere il problema in questione da una prospettiva diversa.
Il modello associazionista
L'associazionismo è una corrente psicologica secondo la quale il pensiero sarebbe costituito da un sistema di associazioni, cioè di legami tra contenuti mentali elementari. Si basano su questa ipotesi le ricerche di Ebbinghaus sulla memoria e sull'apprendimento, di Thorndike che elaborò sulla base di questa teoria il modello dell'apprendimento per prove ed errori, e di Pavlov, famoso per lo studio dei riflessi condizionati.
In questo contesto teorico, Mednick ha proposto una teoria della creatività fondata sulla novità e rarità delle associazioni realizzate. Secondo l'autore esistono varie forme di associazione creativa:
- Associazione per contiguità accidentale: si ha quando l'accostamento involontario e fortuito di due elementi mette in evidenza un rapporto tra i due prima insospettato;
- Associazione per somiglianza: si ha quando due elementi apparentemente diversi vengono collegati in virtù di una somiglianza nelle loro proprietà o nelle loro funzioni;
- Associazione per mediazione: si ha quando due elementi vengono collegati in virtù della mediazione di elementi comuni.
L'autore, inoltre, ha realizzato un test, il RAT (Remote Associates Test), costituito da una serie di stimoli verbali (triplette di parole alle quali bisogna associarne una quarta legata a tutte le altre) che possono indurre nei soggetti associazioni delle quali si può verificare la qualità creativa.
Sulla base della qualità creativa di tali associazioni si possono distinguere soggetti i cui pensieri sono caratterizzati da gerarchie associative ripide (in cui è alta la forza delle associazioni stereotipiche) e altri caratterizzati, invece, da gerarchie piatte (in cui tale forza è bassa). Le prime sono prodotte da individui che danno risposte tipiche, utilizzando associazioni vicine e forti, le seconde da coloro che realizzano associazioni in modo alternativo e non prevedibile.
Mednick, inoltre, riteneva che la Serendipity fosse uno dei meccanismi principali del pensiero creativo. Il termine fu coniato da Horace Walpole nel corso di una corrispondenza con Horace Mann e sta a designare il momento fortuito in cui si scopre una cosa quando, in realtà, se ne sta cercando un'altra.
Il modello proposto da Mednick circa l'utilizzo di gerarchie piatte o ripide è stata riproposta, con alcune modifiche, da Wallach e Kogan, i quali hanno definito creativi i soggetti che producono gerarchie ampie rispetto a quelli che producono gerarchie ripide. I primi si distinguono per la produzione di risposte rare o uniche, i secondi per la produzione di risposte altamente stereotipate. Sulla base di tale impostazione, gli autori hanno realizzato il reattivo WKCT (Wallach-Kogan Creativity Test), utilizzabile anche con i bambini e costituito da prove verbali e non verbali.
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