Osservare e valutare il comportamento infantile
Capitolo 1: Come metodo d'indagine in psicologia dello sviluppo
L'obiettivo del capitolo è familiarizzare il lettore con l'osservazione come metodo per la conoscenza e la valutazione del bambino.
Una definizione di "osservazione"
Qualsiasi indagine, soprattutto se riguarda i bambini, comincia con l'osservazione; si osserva un bambino da solo, nella relazione con gli adulti significativi o nell'interazione con i coetanei. L'osservazione arricchisce la nostra conoscenza dei bambini (infatti, grazie a questo metodo, possiamo rispondere alle domande che ci poniamo su di loro). L’osservatore ha a disposizione una varietà di tecniche tra le quali scegliere, a suo avviso, la più adatta all'oggetto d’indagine.
L'osservazione come metodo d'indagine significa selezionare un fenomeno o un comportamento degno d'interesse e raccogliere informazioni su di esso nel modo più completo ed accurato possibile. Sebbene l'osservazione sia soggetta ai rischi della soggettività e quindi ad errori e lacune, diventa «obiettiva» quando è condotta secondo procedure sistematiche, ripetibili e comunicabili.
Occorre sfatare alcuni miti sull'osservazione:
- Osservare non è registrare fedelmente e direttamente la realtà;
- Osservare non equivale a guardare, ma si fonda sempre su un'ipotesi di lavoro o su una curiosità;
- Osservare non vuol dire interpretare, ma rappresenta un momento intermedio tra la percezione del fenomeno e la sua interpretazione.
In sintesi l'osservazione è un'attività complessa e impegnativa che richiede non soltanto molto tempo, distensione e libertà intellettuale, ma anche la capacità di non coinvolgersi troppo e di sospendere il giudizio su quanto si osserva, e una buona consapevolezza di sé. Quando si studia il comportamento umano, infatti, è molto difficile stabilire dei confini netti tra sé e chi viene osservato. L'esempio massimo di sovrapposizione fra chi osserva e chi è osservato è l'introspezione, in cui il soggetto stesso riferisce sulla propria esperienza. Il rischio di una parziale sovrapposizione fra i due termini dell'osservazione esiste sempre, ma è controllabile attraverso le procedure che assicurano l'«obiettività dell'osservazione».
L'alternativa tra metodo osservativo e metodo sperimentale
È utile chiarire le principali differenze tra osservazione e sperimentazione:
| Metodo Osservativo | Metodo Sperimentale |
|---|---|
| Rinuncia a controllare le variabili indipendenti attraverso una qualche forma di manipolazione sperimentale. Si ritiene, infatti, che sia impossibile rilevare il fenomeno che interessa se s'introduce un controllo rigoroso delle variabili in gioco. | Lo sperimentatore sceglie di produrre un fenomeno per poi analizzarlo. |
| Si interessa a quali relazioni potrebbero esistere tra le variabili, in risposta a specifiche manipolazioni sperimentali. | Indaga le relazioni che esistono realmente fra due o più variabili. |
| Rispetta necessariamente il quesito della formulazione di ipotesi alternative, una delle quali deve essere falsificata dai risultati. | Non rispetta necessariamente il quesito della formulazione di ipotesi alternative, una delle quali deve essere falsificata dai risultati. |
L'osservazione si pone obiettivi descrittivi piuttosto che esplicativi e non è in grado di verificare relazioni di causa-effetto. Tuttavia l’osservazione si avvicina maggiormente alla sperimentazione, in particolare ai disegni di ricerca quasi-sperimentali, quando è guidata dalla formulazione di ipotesi e si svolge in situazioni controllate (ovvero quando l'osservatore sceglie di esercitare un certo grado di controllo sulla variabile dipendente cui è interessato → osservazione controllata). La scelta del metodo osservativo e dei disegni di ricerca quasi-sperimentali, risponde all'esigenza di studiare fenomeni e comportamenti senza rinunciare al rigore scientifico (validità interna) e garantendo anche la generalizzabilità e rilevanza dei risultati (validità esterna). Un'indagine condotta in ambiente naturale garantisce più facilmente la generalizzabilità, ma deve rinunciare in maggiore o minore misura al controllo sperimentale rigoroso delle variabili di gioco.
Per concludere, è importante ricordare che comunque non esiste una netta separazione fra i due metodi di indagine, e che la differenza tra osservazione e sperimentazione si colloca piuttosto su un continuum.
Cenni storici sul metodo osservativo
Nella storia della psicologia evolutiva il metodo osservativo ha goduto di alterne fortune, dall'800 ai giorni nostri. I primi esempi di indagine osservativa legata al comportamento infantile si possono rintracciare nelle biografie di bambini o diari tenuti da noti studiosi del '700 e dell'800 sullo sviluppo e i progressi dei propri figli. Nel diario si annotano, giorno per giorno, i comportamenti e i cambiamenti che si verificano in periodi di tempo più o meno lunghi. Il più noto di questi diari fu scritto da Charles Darwin sul figlio Doddy nel 1840, ma anche Pestalozzi, Tiedemann e Strümpell hanno compilato biografie di bambini. Pertanto, le prime opere che segnano la nascita della psicologia infantile alla fine dell'800 prediligono chiaramente l'approccio osservativo (in Italia, la Montessori fu tra i primi studiosi del '900 a considerare l'osservazione come abito fondamentale per chiunque volesse occuparsi di educazione).
La predilezione del metodo osservativo permane fino al 1931, quando viene pubblicato il primo grande manuale americano a cura di Murchison, che segna una svolta importante nella psicologia dello sviluppo. Murchison prende le distanze dal metodo osservativo per sottolineare l'importanza della sperimentazione in laboratorio, della quantificazione dei fenomeni studiati e dell'utilizzo di strumenti standardizzati come i test. Negli anni successivi, e fino al 1960 circa si assiste quindi al declino del metodo osservativo e all'affermarsi del metodo sperimentale e delle ricerche di laboratorio. Contemporaneamente l'approccio comportamentista esercita una crescente influenza in tutti i campi della psicologia. Secondo questa concezione, la sperimentazione in laboratorio diventa l'unica strada per dare alla psicologia lo status di disciplina scientifica.
Negli anni '70 si verifica una nuova inversione di rotta: si registra un considerevole aumento di ricerche condotte col metodo osservativo. Diverse ragioni spiegano il nuovo impulso all'uso dell'osservazione nello studio dello sviluppo:
- La diffusione dell'approccio etologico, che favorisce l'affermarsi dell'osservazione come metodo scientifico rigoroso, sostenendo la necessità di fare descrizioni accurate e obiettive del comportamento.
- La diffusione dell'approccio ecologico, che contribuisce ad attribuire maggiore rilevanza alle ricerche sul campo rispetto a quelle condotte in laboratorio: si fa strada l'idea che occorre studiare il comportamento nelle situazioni reali in cui la gente normalmente vive e si muove.
- La disponibilità di nuove tecniche di registrazione, raccolta e analisi dei dati (videoregistratore e computer) che contribuisce a rendere le metodologie osservative più raffinate e più facili nell'uso.
Negli stessi anni Bronfenbrenner criticava l'abuso degli esperimenti in laboratorio nello studio dello sviluppo, sostenendo che molta della psicologia dell'età evolutiva è la scienza del comportamento inusuale di bambini posti in situazioni insolite con adulti sconosciuti per il più breve tempo possibile. L'aumento delle ricerche che utilizzano il metodo osservativo come strumento d'indagine è rilevabile anche in Italia, soprattutto se si guarda alle ricerche condotte in specifici ambiti teorici, quali l'orientamento interazionistico, l'orientamento psicologico e psicoanalitico, e a quelle rivolte a bambini in età prescolare. Quindi, per concludere, possiamo dire che negli ultimi decenni del '900 l'osservazione nella psicologia dello sviluppo gode di particolare interesse e prestigio. L'età dei soggetti presi in esame influenza la scelta del metodo per almeno due motivi: da un lato, quanto più i bambini sono piccoli, tanto più facile risulta osservarli senza che se ne rendano conto; dall'altro è difficile ed eticamente inaccettabile sottoporre neonati a procedure sperimentali spesso esigenti o intrusive.
Diversi tipi di osservazione
Un utile modo di caratterizzare i diversi tipi di osservazione si basa sull’utilizzo di due parametri:
- Grado di struttura dell’ambiente;
- Grado di struttura che l’osservatore impone all’ambiente.
L’ambiente può essere «naturale» o «artificiale» (ovvero il laboratorio). Il grado di intervento sull’ambiente varia nel senso che l’osservatore può scegliere di imporre restrizioni sulla situazione o sulla risposta del soggetto, oppure su entrambi questi aspetti contemporaneamente. L’osservatore può anche scegliere di non strutturare l’ambiente; in questo caso si limita ad osservare e registrare ciò che avviene nel modo più completo possibile. Se invece l'ambiente è strutturato, l'osservatore registrerà solo specifici comportamenti predefiniti, o le risposte dei soggetti osservati a determinate modificazioni da lui introdotte nella situazione.
Pertanto possiamo dire che esistono due diversi tipi di studio (sul campo o in laboratorio), i quali, a loro volta, possono essere sia strutturati che non strutturati. Una ricerca è ecologicamente valida quando l'ambiente di cui i soggetti fanno esperienza ha le caratteristiche che il ricercatore suppone o assume. Di conseguenza, una ricerca potrà essere considerata ecologicamente valida sia se viene condotta in ambiente naturale, sia se viene condotta in laboratorio (purché il ricercatore consideri il laboratorio come contesto particolare e si assicuri che la definizione che il soggetto osservato dà della situazione sperimentale, corrisponda a quella che egli assume tale situazione abbia). In ogni caso, per valutare la validità di un'indagine non si può prescindere dal tipo di problema che viene studiato.
L'osservazione può assumere diverse forme:
- Osservazione naturalistica = l’osservatore sceglie di esercitare un grado minimo di controllo sul proprio oggetto di studio;
- Osservazione controllata = il ricercatore sceglie di imporre un grado medio o massimo di controllo sulle condizioni in cui svolge la sua indagine;
Vi sono poi i metodi indiretti di osservazione in cui, anziché osservare direttamente il comportamento dei soggetti quando si manifesta, si interrogano i soggetti (sia bambini che parlano di sé sia genitori e insegnanti che parlano dei bambini) sul verificarsi di particolari comportamenti o sulle proprie idee, opinioni e conoscenze.
Osservazione etologica
L’osservazione si definisce etologica quando l’osservatore non influenza in alcun modo il comportamento che è interessato a studiare, e annulla il più possibile la propria soggettività. Di norma questa tecnica si applica nell’ambiente naturale in cui un determinato comportamento si manifesta spontaneamente. Tuttavia è possibile utilizzare come ambiente anche il laboratorio, purché lo si attrezzi in modo da riprodurre un ambiente familiare per il bambino (es: una stanza da gioco).
L’osservazione si definisce:
- Dissimulata = quando i soggetti non sono consapevoli di essere osservati;
- Palese = quando l’osservatore è visibile e i soggetti si rendono conto di essere osservati.
L’approccio etologico si ispira alla teoria dell’evoluzione biologica di Charles Darwin e al lavoro di etologi animali come Lorenz e Tinbergen. L'etologia si propone lo studio scientifico della "biologia del comportamento" assumendo che anche il comportamento, così come l'anatomia, deriva dall'azione della selezione naturale. Inizialmente questa tecnica d’indagine è stata applicata al comportamento animale, e soltanto in un secondo momento è stata estesa allo studio del comportamento umano. L'approccio etologico è utile soprattutto nell’indagine sui primi anni di vita, per due ragioni:
- Perché è più facile definire qual è l’ambiente naturale di vita dei bambini piccoli;
- Perché i bambini piccoli non sempre si rendono conto di essere osservati e dunque non reagiscono modificando il proprio comportamento.
Per l'approccio etologico è essenziale sia osservare il comportamento nell'ambiente naturale in cui si manifesta spontaneamente, sia descriverlo dettagliatamente nel modo più obiettivo e completo possibile (questa descrizione dettagliata ed obiettiva viene definita etogramma → serve a non sovraimporre l'interpretazione dell'osservatore alla descrizione del comportamento osservato e a rispondere a domande circa il significato in senso evoluzionistico del comportamento in questione).
Allo scopo di non influenzare la spontanea manifestazione del comportamento osservato, l’approccio etologico adotta un’osservazione non-partecipante e spesso dissimulata. L’osservatore si nasconde dietro uno specchio unidirezionale o dietro uno schermo che lo maschera; quando ciò non è possibile, cerca di inserirsi nell’ambiente (classe scolastica, parco giochi, etc.) e la sua osservazione comincia soltanto quando si rende conto di essere ignorato dai soggetti. L’osservazione dissimulata può, in alcuni casi, fare a meno dell’osservatore e affidarsi a strumenti di audio e video registrazione.
L'idea che l'ambiente influenzi il comportamento porta gli etologi a registrare tutto ciò che avviene in una determinata situazione senza selezionare preventivamente specifici comportamenti ed evitando di formulare ipotesi. Gli etologi adottano procedure che consentono la registrazione e la catalogazione obiettiva e sistematica dei comportamenti, per poterli interpretare successivamente alla luce di ipotesi.
Per avere una descrizione iniziale obiettiva si preferisce utilizzare l’audio-videoregistrazione. Una volta registrati i dati si procede alla loro catalogazione, identificando e descrivendo i singoli modelli comportamentali per giungere in seguito a individuare insiemi di comportamenti che hanno cause antecedenti e conseguenze simili.
Un tipico esempio di studio etologico condotto secondo le procedure illustrate, è quello di Jones (1972) circa il comportamento sociale di un gruppo di bambini tra i 2 e i 4 anni. I bambini furono osservati periodicamente in una stanza da gioco allestita in laboratorio e video-registrati attraverso lo specchio unidirezionale. Al comportamento di ciascun bambino, osservato per diversi periodi della durata di 5 min. ciascuno, venne applicato uno schema di codifica costituito da 22 unità di comportamento predefinite (es: picchia, sorride, corre, piange). Utilizzando l'analisi fattoriale fu possibile individuare alcuni comportamenti compositi, ovvero costellazioni di unità che tendono a presentarsi contemporaneamente. Uno di questi comportamenti, ad esempio, riunisce le unità ride-faccia giocosa-salta-colpisce-lotta ed è stato definito dal ricercatore gioco turbolento.
La psicolinguista Weir, in uno studio sullo sviluppo linguistico del figlio, ha risolto proprio con una tecnica etologica (attivare un magnetofono nella camera del figlio per registrare i suoi soliloqui) il problema di non influenzare con la propria presenza il comportamento osservato. Si è ottenuta così la più ricca collezione disponibile in letteratura di soliloqui infantili.
- Vantaggi dell’approccio etologico: incremento degli studi descrittivi del comportamento infantile e attribuzione di importanza alle ricerche longitudinali, considerate le più idonee a cogliere il processo di cambiamento e il suo significato evolutivo.
- Limiti dell’approccio etologico: adottare in modo acritico alcuni concetti-chiave: l’enfasi sulla descrizione obiettiva e completa può far dimenticare che, quando si osserva, è comunque inevitabile operare delle scelte; l’enfasi sulla rilevazione di microcomportamenti può far perdere di vista il significato che un certo comportamento assume in un particolare momento e contesto; l’enfasi sull’ambiente naturale in cui si osservano i comportamenti può fare evitare di introdurre modificazioni o manipolazioni sperimentali, che sono necessarie per verificare l'importanza di alcune variabili ambientali sul comportamento in esame.
Osservazione partecipante
L’osservazione partecipante può essere condotta secondo due approcci:
- Approccio etnografico;
- Approccio psicoanalitico.
Osservazione etnografica (approccio etnografico)
L'osservazione condotta secondo l'approccio etnografico, parte dall'assunto che nell'ambiente naturale è difficile per l'osservatore rimanere nascosto. Allo stesso tempo, la sua presenza palese può mettere a disagio i soggetti inducendoli ad assumere un comportamento diverso da quello che avrebbero tenuto se non si fossero sentiti osservati. Nell’approccio etnografico, quindi, l’osservatore partecipante deve conquistarsi l’accesso nel gruppo che intende studiare, mostrando il massimo di disponibilità e il minimo di autorità. Egli deve presentarsi come un amico e cercare di guadagnarsi la fiducia e il rispetto dei bambini o adolescenti che intende osservare. Queste caratteristiche rendono difficile adottare l’osservazione partecipante di tipo etnografico con neonati e lattanti, mentre la si può ben utilizzare per studiare bambini di scuola dell’infanzia e di scuola primaria.
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