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Riassunto esame di Psicologia dello Sviluppo, prof. Gattico, libro consigliato Psicologia dello Sviluppo, Camaioni e Di Blasio Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di psicologia dello sviluppo del prof. Gattico, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Psicologia dello Sviluppo, Camaioni e Di Blasio, Università di Bergamo - Unibg . Scarica il file in PDF!

Esame di Psicologia dello sviluppo docente Prof. E. Gattico

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Sviluppo morale:

-3 dimensioni fondamentali:

1) Significato affettivo-emotivo: come l’individuo si sente nel caso in cui rispetta o viola una legge.

2) Guida per la condotta: prescrive i comportamenti da seguire e quelli da evitare.

3) Conoscenza delle norme: cioè rende possibile comprendere i significati delle norme.

Ragionamento morale:

- Secondo Piaget e Johlberg ogni azione può essere rilevante se intesa dall’individuo come senso

morale.

- La moralità non è solo giustizia o bontà.

Sviluppo morale secondo Piaget:

- Utilizzando il metodo clinico ha proposto a bambini di 6-12 anni alcuni problemi quotidiani,

invitandoli a dare un giudizio. Dai risultati ha dedotto che:

- Fino a 3-4 anni i bambini sono in un periodo premorale con assenza di regole.

- Da 4 a 9 anni nasce il realismo morale, in cui si adotta un punto di vista egocentrico. In questo

stadio prevale una morale eteronoma, secondo cui la validità dei principi da seguire dipende da chi

li ha sanciti e dalla forza con cui vengono fatti rispettare.

- Poco dopo nasce il relativismo morale (meno rigidità nelle regole)

- 8+ anni: morale autonoma.

Sviluppo morale secondo Kohlberg:

- Lo sviluppo morale è identificato nel passaggio da strutture cognitive più elementari ad alcune più

evolute e complesse.

- Per parlare del giudizio morale utilizza delle storie in cui il protagonista può prendere decisioni

diverse.

- 3 livelli di giudizio morale secondo Kohlberg:

1) Preconvenzionale: 9-10 anni. Il bambino non percepisce e comprende ancora le norme. In

questo livello ci sono 2 stadi: nel primo autorità > norme. Nel secondo i bambini seguono le regole

solo se hanno un vantaggio.

2) Convenzionale: dalla preadolescenza alla adolescenza. Incentrato sui rapporti sociali e

interpersonali. Nel terzo stadio si punta a vivere in conformità con le aspettative della propria

cerchia sociale. Nel quarto stadio si inizia a differenziare il punto di vista della società e le

motivazioni interpersonali.

3) Postconvenzionale: emergono giudizi morali basati su principi astratti. Nel quinto stadio si

capisce che leggi e regole sono relative. Nel sesto stadio l’individuo capisce che le leggi sono

valide se basate su principi universali ed etici.

Validità degli stadi di Kohlberg:

- Turiel non condivide il concetto di stadi e crede che i bambini non siano capaci di distinguere tra

convenzioni e regole morali: questa differenza secondo Turiel inizia verso i 4 anni.

- Anche Bandura critica Kohlberg, poiché ritiene che la capacità di giudicare un’azione come giusta

o sbagliata si acquista attraverso apprendimento sociali.

- C’è differenza tra riconoscere quale condotta è moralmente corretta e metterla in atto.

Relazioni tra pari:

- Relazione costruttiva, sincronica e coordinata.

- Relazione di tipo orizzontale, mentre quella con gli adulti è di tipo verticale.

- Nel periodo prescolare nascono le prime attività di gruppo.

- Fino a 6-7 anni i rapporti con i coetanei sono caratterizzati dal fenomeno della segregazione

sessuale, soprattutto nei giochi.

- Nella preadolescenza e adolescenza le relazioni con i coetanei risentono delle esperienze

pregresse.

Relazioni amicali:

- I bambini diventano amici quando la loro relazione diventa stabile nel tempo.

- Intorno a 2-3 anni i bambini manifestano le proprie simpatie e antipatie.

- Ciò che spinge i bambini a stringere relazioni è il bisogno di vicinanza e rassicurazione.

- Dai 4-5 anni i bambini distinguono meglio gli amici dagli altri compagni, e l’amicizia incrementa la

sensibilità e l’interesse per l’altro (Costin e Jones).

Il concetto di amicizia:

- Selman: 4 stadi di consapevolezza dell’amicizia:

1) 3-5 anni Stadio 0: gli amici sono compagni di gioco momentanei.

2) 6-8 anni stadio 1: l’amicizia è intesa come aiuto unilaterale che si pensa di dover ricevere

3) 9-12 anni stadio 2: maggiore consapevolezza della reciprocità del rapporto.

- 12+ anni stadio 3: l’amicizia diventa una relazione solida e duratura. Gli amici sono descritti come

capaci di capirsi.

- La successiva evoluzione del rapporto di amicizia si snoda lungo 3 dimensioni:

1) Incremento della capacità di assumere la prospettiva altrui.

2) Percezione delle persone come entità psicologiche e non solo fisiche.

3) Rapporti sociali duraturi.

Comportamenti aggressivi:

-8,11,15 anni le femmine usano di più forme indirette di attacco, i maschi usano di più attacchi fisici

o verbali.

- Con l’età si riducono questi attacchi.

- 2 tipo di azioni aggressive: reattive (azioni in risposta a situazioni spiacevoli) e proattive (iniziative

personali).

- Le azioni aggressive possono essere apprese con la teoria del rinforzo attraverso televisioni o

esempi reali.

Crick e Dodge: social information processing: 6 diversi step di analisi dei comportamenti altrui:

1) Si presta attenzione alle azioni degli altri

2) Queste azioni sono interpretate (buone o cattive)

3) Vengono decisi gli scopi che si intendono perseguire

4) Vengono esaminate le potenziali risposte comportamentali

5) Viene decisa la condotta più appropriata

6) Viene realizzata

Bullismo:

- Proattivo

- Intenzionalità delle prepotenze

- Reiterazione delle provocazioni

- Squilibrio di potere

Diversi ruoli nel bullismo:

1) Bullo

2) Vittima

3) Sostenitore del bullo

4) Sostenitore della vittima

5) Esterno

CAPITOLO 7

Emozione:

- Allontanamento dal normale stato di quiete dell’organismo a cui si accompagnano specifiche

reazioni interne, ognuna che risponde a diverse risposte emotive. E’ una risposta fisiologica.

- Entrano in gioco sia il sistema nervoso centrale e autonomo, sia il sistema endocrino.

- La valutazione cognitiva dà significato a ciò che accade e stimola l’individuo a far fronte all’evento

che ha scatenato l’emozione. Di solito gli eventi spiacevoli vengono evitati e quelli piacevoli si

ripetono (LIVELLO MOTIVAZIONALE)

- Ogni emozione presenta una sua configurazione facciale, solo in parte determinata dalle

differenze culturali (LIVELLO ESPRESSIVO-COMUNICATIVO)

- Le emozioni possiedono una specifica dimensione sociale, poiché non si presentano mai senza

ragione.

Schema di Plutchik descrive i principali eventi connessi all’emozione.

Varie teorie sulle emozioni:

- Teoria della differenziazione emotiva di Sroufe. Si fonda sull’idea che, da un iniziale stato di

eccitazione indifferenziata si passa, nel corso dello sviluppo, a specifiche e diverse emozioni.

- L’apporto dell’attività cognitiva, il quale ha il compito di organizzare le emozioni, favorisce il tipo di

interpretazione che il piccolo assegnerà ai segnali interni.

- Dopo l’iniziale stato di indifferenza, emergono delle emozioni che seguono 3 diversi percorsi:

sistema piacere-gioia, sistema circospezione-paura, sistema rabbia-collera.

- Lo sviluppo del sistema piacere-gioia inizia verso i 3 mesi con reazioni emotive puntuali.

- Il sistema circospezione-paura nasce intorno ai 4 mesi e nascono inizialmente emozioni di

disappunto o sorpresa.

- Il sistema rabbia-collera nascono verso i 5-6 mesi quando viene interrotta l’alimentazione.

- Questa teoria (di Sroufe) collega lo sviluppo emotivo precoce a quello cognitivo e sociale.

Teoria differenziale delle emozioni:

- Teoria di Izard: sostiene che il bimbo fin dalla nascita ha 9 emozioni fondamentali: interesse,

gioia, tristezza, disgusto, sorpresa, collera, disprezzo, paura, vergogna. L’emozione in questo

senso non è solo la risposta ad uno stimolo, ma rappresenta una forma di organizzazione innata

che motiva il comportamento.

- Alcune emozioni sono già presenti alla nascita, altre emergono nello sviluppo.

Approccio funzionalista:

- Campos e colleghi pongono il ruolo delle emozioni nella regolazione dei rapporti fra organismo e

ambiente.

- Tutte le emozioni fondamentali sono già presenti fin dalla nascita.

- Le emozioni sono intese come sistemi di azione che spingono ad esprimere e a soddisfare

bisogni che hanno un significato adattivo. Hanno il compito di regolare i processi psicologici interni

e i comportamenti sociali ed interpersonali.

- Le emozioni di base hanno un carattere distintivo rispetto alle altre forme istintuali e utilizzano un

processo comunicativo non codificato naturalmente, cioè vengono prodotte e possono essere

comprese indipendentemente dall’apprendimento.

- Campos e colleghi sono i primi ad aver diviso le emozioni in base al ruolo che svolgono e quindi

in termini di famiglie di emozioni.

Le emozioni fondamentali:

- Diverse teorie, ma secondo Izard una emozione per essere considerata primaria o di base, deve

possedere uno specifico substrato neurale, esprimersi attraverso una specifica configurazione

facciale, essere collegata ad una precisa esperienza emotiva, derivare da un processo biologico-

evoluzionistico e possedere proprietà motivazionali finalizzate all’adattamento.

L’emergere delle emozioni:

- Diversi periodi, tra cui i vari autori concordano:

- Primo periodo caratterizzato dalle reazioni emotive presenti alla nascita regolate da processi

biologici fondamentali. Il sistema edonico ha lo scopo di sollecitare il sistema gustativo e le risposte

di sconforto segnalano disagio alle stimolazioni dolorose.

- Secondo periodo 2° mese-1° anno. Grandi scoperte e cambiamenti, il bimbo inizia a comunicare

le proprie intenzioni. Compare il sorriso sociale non selettivo e il sorriso sociale selettivo. Tra 6 e

10 settimane compaiono le emozioni di sorpresa e tra 5 e 7 mesi nasce l’emozione della paura. A

8-9 mesi compare la paura per l’estraneo.

Terzo periodo inizia dopo il primo anno, appaiono le emozioni complesse come timidezza o la

vergogna, scaturite da forme di autoriflessione.

Come riconoscere le emozioni

- Le emozioni primarie sono facilmente riconoscibili in virtù del loro carattere universale e per il

fatto che vengono espresse attraverso segnali specifici e distinti.

- Le espressioni di disgusto o piacere non denotano durante i primi mesi emozioni specifiche, sono

piuttosto pattern aggressivo generali comuni.

- Durante il primo anno il bambino impara a riconoscere le emozioni altrui e reagisce in modo

appropriato. C’è una differenza però tra riconoscimento e comprensione: il riconoscimento delle

emozioni è alquanto precoce, la comprensione invece richiede tempi maggiori (esperimento del

precipizio).

- Il fenomeno di avvalersi delle emozioni altrui per orientare il proprio comportamento, appare dopo

il primo anno, e questo fenomeno è detto “riferimento sociale”.

- Questo fenomeno agisce anche nel contatto con persone estranee. Se le madri non sono

amichevoli con l’estraneo, i bambini di 15+ mesi hanno reazioni più negative nei suoi confronti.

- La capacità di comprendere le emozioni è mediata inoltre dai “comportamenti empatici”, che

sottendono la presenza di processi di risonanza negativa, grazie ai quali il bambino sente e prova

le emozioni degli altri. Precocemente compare quello che Heisenberg ha definito contagio emotivo,

che consiste nel sentire la stessa emozione dell’altro e nel rifletterla in forma ancora non cognitiva.

- A 14 mesi i bambini sanno chiedere e dare conforto. A 3 anni capiscono la differenza tra realtà e

finzione. A 4 anni comprendono le regole di ostentazione delle emozioni e sanno modificare ciò

che sentono in relazione alle circostanze. Verso i 5 anni sono in grado di mettersi nei panni altrui. A

6 anni sanno rappresentarsi e spiegare i motivi che inducono gli altri a nascondere le proprie

emozioni. L’ultimo step che raggiungono è capire che è possibile provare, nello stesso momento, 2

emozioni o sentimenti opposti, e di solito si conquista verso gli 8 anni (ambivalenza).

Sviluppo affettivo e legami di attaccamento:

- Secondo Trevarthen, il gioco emozionale nella relazione tra adulto e bambino viene appreso

precocemente. In tale gioco, le madri fungono da “scaffolding”, ovvero rispondono in modo

appropriato ai segnali del piccolo modulando il proprio comportamento in base al suo livello di

sviluppo.

- Attraverso la socializzazione delle emozioni, il bambino apprendere dagli adulti quali siano le

condotte emotive appropriate nelle diverse situazioni.

Teoria dell’attaccamento:

- Elaborata e proposta da Bowlby. Il suo approccio ha riconsiderato il modo di concepire sia il

legame che si stabilisce tra madre e piccolo, sia il suo manifestarsi in situazioni di separazione.

- Questa teoria permette di mantenere una linea di osservazione sulla relazione tra piccolo e

adulto, evitando così una dimensione interpretativa centrata sul singolo o sui suoi vissuti interni.

- Bowlby teorizza l’attaccamento come una predisposizione biologica del piccolo verso la persona

che gli assicura la sopravvivenza, prendendosi cura di lui.

- La vicinanza alla madre e l’esplorazione sono i due poli di questa “goal directed partnership”.

- Esiste un sistema di controllo di tipo cibernetico chiamato “sistema di attaccamento”, che ha lo

scopo di mantenere un equilibrio omeostatico tra vicinanza ed esplorazione.

Fasi dello sviluppo del legame di attaccamento:

- Prima fase: primi 2 mesi, comportamenti di segnalazione ed avvicinamento. Il piccolo si orienta

verso qualunque persona produca i segnali di attaccamento.

- Seconda fase: 3-6 mesi, caratterizzata da comunicazioni indirette, verso una o più persone

discriminate.

- Terza fase: 6 mesi-2 anni, appaiono segnali di mantenimento della vicinanza con la persona

discriminata. Il bambino impara a camminare e ora può seguire la madre.

- Quarta fase: 2 anni+. Si sviluppa una relazione basata sul “set-goal”, che consiste nel

perseguimento di scopi e obbiettivi regolati dai feedback provenienti dall’ambiente. Più avanti col

tempo il riferimento specifico resta la madre, ma si manifestano anche altre forme di attaccamento.

- Bowlby sottolinea l’importanza delle esperienze sperimentate dal bambino con la figura di

attaccamento, e ritiene che il comportamento tra genitori e figli avranno ripercussioni

sull’adattamento futuro.

Tipologie di attaccamento:

- 3 fondamentali tipologie di attaccamento:

1) Pattern A. Attaccamento insicuro evitante. Bambini che durante il primo anno di vita hanno un

rapporto con una persona insensibile ai segnali e con poco contatto fisico.

2) Pattern B. Attaccamento sicuro. Bambini che hanno avuto una madre sensibile ai segnali di

sconforto e disagio e responsiva alle richieste.

3) Pattern C. Attaccamento insicuro ansioso ambivalente. Bambini che hanno avuto una madre

imprevedibile per un proprio bisogno e rifiutante su sollecitazione del bambino.

- Altra tipologia aggiunta negli anni: Pattern D. Attaccamento insicuro disorganizzato.

Modelli operativi interni:

- La teoria dell’attaccamento ipotizza la continuità di questo anche dopo il periodo della sua

formazione. Questi sono i modelli operativi interni, che hanno la funzione di indirizzare l’individuo

nella interpretazione delle informazioni che provengono dal mondo esterno e di guidarlo nelle

situazioni nuove.

- Nel pattern di attaccamento sicuro i modelli operativi si costituiscono dalla rappresentazione della

figura di attaccamento come disponibile a rispondere alle richieste.

- In quelli insicuri, i modelli operativi convogliano una rappresentazione della figura di attaccamento

come non disponibile alle richieste di aiuto e conforto, rifiutante e ostile.

Sviluppi della teoria di attaccamento:

- Il concetto della sensibilità materna non è più concepito come il fattore centrale per lo sviluppo

dei legami affettivi.

- Il concetto di monotropia, inteso da Bowlby come l’orientamento innato ed esclusivo nei confronti

della principale figura di attaccamento, è oggi oggetto di attente considerazioni.

- Da una ricerca di Schaffer e Emerson, i legami di attaccamento sembrano rivolti verso più

persone.

- Man mano che i bambini crescono, i legami si basano su indicatori più complessi che tengono

conto del modo in cui vengono pensate e rappresentate la vicinanza e la separazione.

- I bambini con un attaccamento sicuro non negano di provare ansia da separazione, ma riescono

a fronteggiarla. Quelli insicuri manifestano paralizzanti ed esagerate reazioni emotive. Quelli sicuri

sono più positivi, sociali e aperti rispetto a quelli insicuri.

- All’interno della teoria dell’attaccamento, si va delineando una maggiore attenzione all’aspetto

processuale dei legami affettivi e alle influenze che le caratteristiche del bambino e anche le

diverse fasi della vita.

- La domanda chiave è:”l’effetto dell’esperienza precoce è permanente indipendentemente da ciò

che avviene in seguito?”.

Relazioni familiari :

- Il ruolo centrale della famiglia è indubbio.

- I modelli teorici invitano ad adottare una visione sistemica delle relazioni familiari con chiavi di

lettura sulle interconnessioni e sulle reciproche influenze, la ricerca. I metodi riescono a malapena

a tener conto della complessità di questa relazione diadica.

- La famiglia è un sistema aperto, autoregolato, che scambia informazioni all’interno e all’esterno.

La famiglia non coincide con la somma delle parti e non è un semplice aggregato delle

caratteristiche di chi ne fa parte.

- Nei sistemi aperti come la famiglia, il comportamento equifinale è indipendente dalle condizioni

iniziali.

- Il processo di autoregolazione è un terzo importante principio generale: nei sistemi familiari rigidi

l’equilibrio tra trasformazione ed omeostasi subisce una perturbazione che confina il sistema in

modelli ripetitivi e rigidi di funzionamento.

Famiglia e relazioni triangolari:

- I bambini sono capaci sia di relazioni triadiche che implicano la interazione con un’altra persona,

sia triangolari che si riferiscono alla dinamica interattiva in cui sono implicate tre persone e che

sono tipiche ad esempio della attenzione condivisa del riferimento sociale.

- L’alleanza familiare è definita come la capacità di collaborare nelle interazioni quotidiane che

coinvolgono madre, madre e bambino.

- Individuate alcune forme di alleanze funzionali e disfunzionali: quelle cooperative (implicano

collaborazione) e quelle in tensione (superare incidenti) sono funzionali, quelle collusive e

disturbate sono disfunzionali.

Famiglia e processi di adattamento e disadattamento del bambino:

- Un altro modello che assegna un ruolo importante alla famiglia è quello “process oriented”,

schema che vede al centro il funzionamento del bambino, cioè processi e risposte che mediano la

relazione tra le influenze sociali e ambientali passate e attuali. Le influenze dell’ambiente e della

famiglia sono intese come un intergioco tra fattori di rischio e fattori di protezione. Esempio: basso

livello di scolarità della madrefattore di rischio. Buona relazione coniugalefattore predittivo.

- Questo modello applicato a percorsi evolutivi diversi appare particolarmente utile per cogliere

perché nonostante gravi situazioni avverse, alcuni bambini mantengono un buon adattamento.

- I bambini coinvolti nei conflitti tra genitori presentano problemi e forme di disagio. Anche il

contenuto del conflitto ha una notevole importanza (se c’entrano o meno col bambino). Quando

invece il conflitto è limitato nel tempo e termina con una riconciliazione, non produce effetti negativi

nel bambino.

- Quando il bambino assiste al conflitto si avvia un processo chiamato “elaborazione del conflitto”.

Attraverso l’elaborazione primaria il bambino tenta di ricavare informazioni sul livello di negatività,

minaccia e rilevanza del conflitto e attraverso l’elaborazione secondaria approfondisce e cerca di

individuare strategie per far fronte al conflitto.

CAPITOLO 8

Adolescenza: aspetti generali

- Inizia tra 10 e 12 anni nelle femmine e tra 11 e 13 anni nei maschi. Termina verso i 18 anni.

- La pubertà è il fenomeno universale che segnala il passaggio dalla condizione fisiologica del

bambino alla condizione fisiologica dell’adulto. L’adolescenza è invece il passaggio dallo “status

sociale” del bambino a quello dell’adulto.

- Nella preadolescenza vengono affrontati problemi nuovi e diversi da quelli tipici dell’infanzia.

Nell’adolescenza la maturazione delle capacità di analisi e introspezione consentono una

progressiva riorganizzazione.

- L’adolescenza ha carattere relativo e non universale, dovuto al fatto che essa è rappresentata a

seconda della cultura e dell’appartenenza sociale.

- Mead ha dimostrato come gli sconvolgimenti adolescenziali siano in primo luogo un prodotto

culturale.

- Per la maggior parte dei ragazzi la fase adolescenziale si sviluppa senza particolari opposizioni,

sfide o manifestazioni psicopatologiche.

- Compito di sviluppo: diversi problemi che progressivamente l’adolescente incontra. Il più grande

è lo sviluppo corporeo. C’è poi la ricerca di un identità personale e la preparazione ad un’attività

lavorativa, che proietta verso una dimensione adulta.

Cambiamenti somatici nell’adolescenza: la pubertà

- Nella fase prepuberale si manifesta un leggere aumento di peso e un arrotondamento delle

forme.

- Nelle femmine, si sviluppa il seno, compaiono i primi peli pubici, i fianchi si arrotondano e c’è il

primo ciclo mestruale.

- Nei maschi crescono testicoli e pene, i primi peli pubici, la prima eiaculazione, le modificazioni

nella voce e la crescita della barba.

- Nelle fasi post puberale e della tarda adolescenza i mutamenti sono meno evidenti.

Effetto dei cambiamenti corporei:

- Questo mutamento scuote la fiducia dell’individuo.

- Se la pubertà sorge in un periodo anticipato o posticipato rispetto agli standard, sorgono problemi

psicologici e un potenziale fattore di rischio.

- Al di là delle differenze individuali, c’è un bisogno generalizzato negli adolescenti di comprendere

e assimilare i cambiamenti fisici. La presenza di lievi difetti fisici può diventare una forte fonte di

preoccupazione e vergogna dando luogo alla paura chiamata “dismorfofobia”.

Lo sviluppo delle pulsioni libidiche:

- Secondo Freud, l’adolescenza coincide con l’abbandono delle pulsioni e dell’investimento libidico

sulle zone erogene parziali (orale, anale, uretrale). Ora la pulsione trova l’oggetto sessuale.

- Il pericolo di perdita di controllo pulsionale richiede all’intero sistema di difesa dell’Io di controllare

le spinte libidiche. Il corso a meccanismi di difesa quali rimozione e formazioni reattive è quindi

inevitabile per permettere all’individuo di sottrarsi al costante riemergere delle pulsioni.

- Anna Freud tra le difese tipiche dell’adolescenza parla di ascetismo, cioè rinuncia ad ogni piacere

dei sensi, ed intellettualizzazione, che implica uno spostamento dagli affetti agli oggetti di amore a

discussioni intellettuali.

L’identità adolescenziale:

- Nel processo di formazione del senso di identità appaiono 2 modi diversi di conoscenza che

esprimo l’idea di sé cercata e quella di sé riflessa. Nella ricerca di esperienze e situazioni nelle

quali mettersi alla prova si sviluppa l’idea di sé cercata. Nella fase dell’idea di sé riflessa l’impegno

attivo si coniuga con la ricerca di una coerenza nella quale confluiscono qualità personali e diverse

esperienze.

Il modello di Erikson:

- Si basa sul concetto di crisi d’identità. Pone in primo piano l’articolazione dei rapporti tra le

funzioni dell’Io, le relazioni interpersonali, le modalità di allevamento e le caratteristiche

socioculturali dell’ambiente più ampio.

- Introduce l’idea che la ricerca dell’identità si manifesta pienamente e in forma più evidente

nell’adolescenza.

-Parla dell’identità dell’Io e ne definisce le funzioni: ha lo scopo di mantenere l’unitarietà e

centralità della persona e di garantire flessibilità nel rapporto con l’ambiente.

- Il periodo adolescenziale è dominato dalla tensione fra identità e confusione o dispersione

dell’identità.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia clinica
SSD:
Università: Bergamo - Unibg
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Scolari97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bergamo - Unibg o del prof Gattico Emilio.

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