Psicologia dello sviluppo
Camaioni - Di Blasio
Lo studio dello sviluppo
Quando parliamo di «sviluppo psicologico» ci riferiamo ai cambiamenti che si verificano nel comportamento e nelle capacità dell’individuo col procedere dell’età. Anche se lo sviluppo riguarda l’intero «ciclo di vita», dalla nascita alla senescenza, i cambiamenti più drammatici si verificano nell’infanzia, nella fanciullezza e nell’adolescenza.
Natura e cause dello sviluppo
Ogni teoria dello sviluppo cerca di rispondere alle seguenti tre domande-chiave, che rappresentano le questioni di fondo della psicologia dello sviluppo:
- Qual è la natura del cambiamento che caratterizza lo sviluppo?
- Quali processi causano questo cambiamento?
- Si tratta di un cambiamento continuo e graduale o viceversa discontinuo e improvviso?
Per quanto concerne la prima domanda, alcuni considerano il cambiamento di natura quantitativa, per cui vedono lo sviluppo come accrescimento o graduale accumulo di cambiamenti nel tempo. Altri invece considerano il cambiamento di natura qualitativa, per cui lo sviluppo implica la comparsa di nuove capacità o la trasformazione di capacità già presenti. Fra le teorie che scelgono l’opzione quantitativa troviamo il comportamentismo che considera il bambino come un organismo interamente plasmato dalle esperienze e dall’apprendimento. Scelgono invece l’opzione qualitativa le teorie organismiche (Piaget e Vygotskij) secondo cui il bambino è un attivo costruttore delle proprie capacità e lo sviluppo è dovuto a influenze interne piuttosto che a fattori ambientali esterni.
Per quanto riguarda la seconda domanda e quindi relativamente a ciò che causa il cambiamento evolutivo, le teorie si differenziano per il ruolo attribuito ai fattori genetici e ambientali nello spiegare il cambiamento. In particolare, le teorie comportamentiste ritengono che le influenze ambientali modellino il comportamento così da determinare la natura delle abilità che si sviluppano, oltreché il ritmo con cui si sviluppano. Altre teorie ritengono invece che il bambino si sviluppi in un determinato modo a causa della programmazione genetica. Le teorie organismiche hanno una posizione intermedia su questo punto, in quanto ritengono che lo sviluppo derivi dall’interazione tra un organismo dotato di determinate competenze e particolari condizioni ambientali.
Per quanto riguarda la risposta alla terza domanda, invece, essa ci dice che caratterizzare lo sviluppo come un processo continuo e graduale va d’accordo con l’idea dei cambiamenti quantitativi, mentre si tende a vedere lo sviluppo come discontinuo quando lo si fa consistere in cambiamenti di natura qualitativa, per esempio le profonde e spesso improvvise modificazioni che portano alla comparsa di una nuova capacità.
Principali approcci teorici allo studio dello sviluppo
Possiamo individuare tre grandi approcci, che affondano le loro radici nella tradizione filosofica classica, precedente alla nascita della psicologia come disciplina scientifica. Ciascuno di questi approcci fornisce un quadro concettuale di riferimento all’interno del quale si collocano diverse teorie e una serie di studiosi. L’approccio si caratterizza per alcuni assunti di base, la delimitazione del proprio oggetto di indagine e la scelta dei metodi più adeguati per studiarlo. I tre approcci sono: l’approccio comportamentistico che si richiama alla tradizione filosofica dell’empirismo di Locke, l’approccio organismico che si richiama alla tradizione filosofica dell’interazionismo e l’approccio psicoanalitico.
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Approccio comportamentistico
L’individuo è un organismo docile e plasmabile con capacità illimitata di apprendimento; il cambiamento è prodotto da cause ambientali (fattori ambientali), quindi non proviene dall’interno ma dall’esterno. L’organismo viene modellato dall’ambiente in quanto tende a ripetere i comportamenti che hanno avuto conseguenze soddisfacenti e ad eliminare quelli che non le hanno avute. Lo sviluppo consiste in un progressivo modellamento delle risposte del bambino da parte dell’ambiente in cui vive (rinforzo positivo/negativo). Come metodo di indagine questo approccio predilige la sperimentazione e l’osservazione con il massimo di controllo, meglio se in laboratorio il quale fornisce un ambiente artificiale ove introdurre la variabile che andrà a controllare un dato comportamento. Nell’approccio comportamentistico esiste una psicologia dell’apprendimento ma non una psicologia dello sviluppo.
Esistono due correnti che si ispirano ai principi base del comportamentismo:
- Secondo la corrente più estrema, comportamentismo radicale, fortemente influenzata dalle idee di Skinner, lo sviluppo è una lunga sequenza di esperienze di apprendimento. I bambini si sviluppano nella stessa maniera semplicemente perché si trovano a vivere esperienze di apprendimento simili. L’apprendimento è regolato da due fondamentali processi: il condizionamento classico e il condizionamento operante.
- La corrente più recente e meno radicale si ispira alla teoria dell’apprendimento sociale di Albert Bandura. Bandura sostiene che l’apprendimento può derivare dall’osservazione, senza che vi sia rinforzo. L’apprendimento per osservazione spiega numerosi comportamenti che i bambini imparano osservando le altre persone, sia dal vivo che in televisione. L’apprendimento tuttavia non è automatico; ciò che il bambino impara è influenzato dagli aspetti del comportamento osservato cui presta attenzione e dalle sue capacità di interpretarli e ricordarli. Bandura crede inoltre che esistano dei rinforzi intrinseci, i quali derivino dall’interno dell’individuo piuttosto che dall’ambiente esterno. Pensiamo al piacere che prova il bambino dopo aver portato a termine un compito particolarmente faticoso oppure all’orgoglio e alla soddisfazione derivanti dal risolvere un problema. La teoria dell’apprendimento sociale attenua le posizioni estreme del comportamentismo e sottolinea il ruolo del bambino nell’organizzare e interpretare le informazioni provenienti dall’ambiente.
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Approccio organismico
Considera l’individuo come un organismo attivo, spontaneo e teso a realizzare le proprie potenzialità. Il cambiamento è la caratteristica primaria del comportamento. Esso è guidato da leggi che regolano la sequenza e l’organizzazione dei cambiamenti e si ispira a principi organizzativi intrinseci (principio di equilibrazione di Piaget). Il bambino costruisce gradualmente la propria comprensione, sia di sé e degli altri sia del mondo esterno, attraverso un continuo interscambio con l’ambiente. Sul piano metodologico, questo approccio predilige la sperimentazione e l’osservazione ma con moderato grado di controllo. La strategia di ricerca adottata confronta bambini di età diverse per individuare i cambiamenti evolutivi e si parte da un’ampia gamma di comportamenti per formulare ipotesi sulla natura delle capacità cognitive sottostanti.
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Approccio psicoanalitico
Considera l’individuo come un organismo simbolico, capace di attribuire significati a se stesso e al mondo. Il cambiamento è visto come l’esito di conflitti interni, ad esempio tra amore e odio, unione e separazione. Il cambiamento che caratterizza lo sviluppo è essenzialmente qualitativo e procede secondo stadi ben distinti. Questo approccio non è interessato a indagare le cause e gli effetti del comportamento, ma piuttosto a ricostruire la storia personale degli individui e a cercarne i nessi significativi. Di conseguenza come metodo predilige l’osservazione naturalistica, il colloquio clinico e l’osservazione della relazione osservatore osservato.
Prospettive teoriche sullo sviluppo cognitivo
Se passiamo ora a considerare come gli psicologi dello sviluppo hanno descritto e spiegato lo sviluppo cognitivo, individuiamo di nuovo tre prospettive fondamentali che sono: maturazionismo, comportamentismo e costruttivismo.
Maturazionismo
Secondo la prima prospettiva, la maturazione è il meccanismo principale che regola la comparsa di nuove abilità col procedere dell’età. Arnold Gesell è stato il più importante sostenitore del maturazionismo e il primo a sottolineare il ruolo della base biologica nel determinare gli schemi generali di sviluppo. Egli fu colpito dalla regolarità con cui compaiono le prime abilità motorie del bambino, e ipotizzò che la sequenza e la scansione temporale che caratterizzano queste abilità sono il prodotto di un programma genetico predeterminato. Lo sviluppo dovuto alla maturazione è indipendente dalla pratica e dall’esercizio. Per esempio non serve insegnare a camminare, così come nulla deve essere fatto affinché inizi la pubertà. Tuttavia questi schemi di maturazione possono venire alterati da condizioni ambientali estreme, come la denutrizione o il verificarsi di incidenti (esperimento gemelle di 11 mesi e scale con il quale Gesell volle dimostrare che l’esperienza gioca un ruolo marginale, accelerando o ritardando la comparsa di abilità che si sarebbero comunque manifestate ad una certa età sulla base di un programma genetico). Una teoria più recente che si ispira al maturazionismo è stata proposta da Noam Chomsky per spiegare la comparsa del linguaggio nel bambino. A differenza di Gesell, Chomsky non adotta una versione forte della teoria maturazionista, sostenendo infatti che la capacità di acquisire il linguaggio sia innata e specifica dell’essere umano, ma che l’esperienza giochi un ruolo nell’affettivo processo di acquisizione della lingua materna.
Comportamentismo
Bijou e Baer sono gli studiosi che hanno applicato la teoria di Skinner allo studio dello sviluppo cognitivo. Essi sostengono che la cognizione non è che una particolare classe di comportamenti, sottoposta al controllo dei fattori ambientali al pari degli altri comportamenti. Soltanto i comportamenti esterni e osservabili possono essere oggetto di indagine scientifica, mentre bisogna evitare di ricorrere a costrutti interni e in generale a tutto ciò che si trova all’interno della testa del bambino. I principi ispiratori del comportamentismo sono: il riduzionismo e la parsimonia. Poiché il comportamento complesso può essere ridotto a una serie di comportamenti semplici, ciò che occorre isolare e studiare sono le singole unità comportamentali (riduzionismo). Invece, il principio della parsimonia prevede che i meccanismi dell’apprendimento operino allo stesso modo per l’intero ciclo vitale, e pertanto non è necessario confrontare gli individui in momenti diversi del loro sviluppo. I principi ispiratori del comportamentismo però, sono stati criticati per una serie di ragioni: in primo luogo, l’apprendimento non funziona in modo uniforme, non è cioè indipendente dal materiale che va appreso e dalle relazioni che esso ha con le conoscenze già padroneggiate dall’individuo; in secondo luogo, le prestazioni cognitive sono profondamente influenzate dal contesto e dal significato del compito; in terzo luogo, il cambiamento evolutivo influenza le capacità di apprendimento e memoria in quanto cambia le strategie che l’individuo utilizza nell’eseguire i compiti cognitivi.
Costruttivismo
Si afferma negli anni ’60 grazie alla diffusione e all’influenza della teoria di Piaget. Tale prospettiva, nega che la psicologia dello sviluppo si possa ridurre all’apprendimento e sostiene che il pensiero infantile è qualitativamente diverso dal pensiero adulto. I bambini costruiscono attivamente le proprie credenze e conoscenze, che sono non soltanto discrepanti rispetto alle nostre ma spesso anche bizzarre; ad esempio essi pensano che un liquido cambia di quantità quando lo si versa in contenitori di forma diversa, oppure che il sole ci segue quando camminiamo. È evidente che credenze di questo tipo non riflettono in modo diretto i dati dell’esperienza né derivano da una disposizione innata del bambino. La soluzione proposta è che il bambino costruisce gradualmente la propria comprensione della realtà attraverso un interscambio bidirezionale con l’ambiente. Nel corso dello sviluppo il sistema cognitivo subisce una serie di profonde trasformazioni, che corrispondono a strutture intellettive di crescente complessità e stabilità. Queste strutture compaiono secondo una sequenza invariante e universale di stadi di sviluppo (teoria stadiale). Anche il costruttivismo è stato tuttavia sottoposto a un processo di revisione critica. Innanzitutto la teoria stadiale è apparsa come un’ipersemplificazione in quanto riduce lo sviluppo all’evoluzione di singole strutture unitarie. Inoltre Piaget fornisce delle strutture intellettive che non corrispondono, in realtà, ai processi che l’individuo mette in atto nel risolvere una prova o un compito, ma forniscono piuttosto modelli lontani dal comportamento reale. Infine il costruttivismo trascura il contesto sociale in cui si svolge l’attività cognitiva dell’individuo e assume che il processo costruttivo avvenga in qualche modo “nel vuoto”.
L’ecologia dello sviluppo
Fino agli anni ’70 gli psicologi tendevano a considerare il contesto in cui il bambino si sviluppa in modo molto ristretto. Il contesto si limitava ad esempio al rapporto madre-bambino in famiglia. In seguito si è affermata la tendenza ad allargare la nozione di contesto e si è riconosciuta l’importanza di considerare lo sviluppo come un processo sempre calato nel contesto. Urie Brofenbrenner che è stato il fondatore dell’approccio ecologico allo sviluppo, sottolinea la complessità della nozione di contesto e individua all’interno dell’ambiente ecologico una serie ordinata di strutture, incluse l’una nell’altra.
- Al primo livello abbiamo il microsistema. In tale livello, vi è la situazione ambientale primaria in cui è inserito l’individuo. Ad esempio la relazione col genitore nella famiglia oppure la relazione con l’insegnante e con i coetanei nella scuola.
- Il secondo livello, il mesosistema, richiede di andare al di là delle singole situazioni ambientali per considerare la relazione tra di esse. Ad esempio l’abilità di un bambino nell’imparare a leggere e scrivere all’inizio della scuola elementare può dipendere non solo da come gli viene insegnato, ma anche dalla collaborazione e dal legame esistente tra scuola e famiglia.
- Il terzo livello, l’esosistema, ci porta ancora più lontano, ovvero alle condizioni di vita e di lavoro della famiglia, della scuola e del gruppo di coetanei. Ciò significa che lo sviluppo di un individuo viene influenzato da eventi che si verificano in situazioni ambientali in cui egli non è neppure presente.
- L’esosistema è influenzato a sua volta dal macrosistema, ovvero dalle politiche sociali e dei servizi che caratterizzano una data comunità socioculturale. Ad esempio, introdurre un nuovo tipo di assistenza alla maternità non solo influenza la relazione madre-neonato, ma produce degli effetti sullo sviluppo del bambino individuali ancora alcuni anni dopo.
Le differenze individuali nello sviluppo
Nello studio dello sviluppo ci sono teorie che concentrano l’attenzione sugli schemi comuni agli individui, come ad esempio le concezioni stadiali dello sviluppo (Piaget e Freud), e altre che analizzano le differenze individuali, sia interindividuali (tra individui diversi) che intraindividuali (in uno stesso individuo).
Forti differenze individuali nello sviluppo si manifestano:
- Nel temperamento, cioè nello stile di comportamento di un individuo quando interagisce con l’ambiente. Chess e Thomas sostengono che ciascun individuo nasce provvisto di caratteristiche temperamentali, come l’adattabilità a nuove esperienze, l’intensità delle risposte, lo stato d’animo e il livello di attività, che persistono dall’infanzia fino all’età adulta. Per quanto riguarda il livello di attività, bisogna dire che gli individui sono caratterizzati alle diverse età da un livello di attività basso o alto e, benché i comportamenti che rientrano nel livello alto o basso si modifichino col tempo, il profilo temperamentale rimane riconoscibile. Considerare le differenze individuali nel temperamento è importante perché l’ambiente e gli individui risponderanno in modo diverso a bambini calmi o vivaci. Secondo Chess e Thomas ciò che conta è la compatibilità tra le caratteristiche temperamentali del bambino e quelle del genitore. Se si incontrano persone con un livello di attività molto simile, le cose vanno solitamente bene ma se ad incontrarsi sono persone con un livello di attività abbastanza differenziato le cose potrebbero andare decisamente male.
- Un altro aspetto in cui si manifestano forti differenze individuali è quello della popolarità di cui godono o meno ragazzi e adolescenti nell’interazione con i coetanei. È interessante notare che, accanto alle dimensioni fisiche e all’aspetto esteriore, conta soprattutto il comportamento. I ragazzi popolari piacciono perché si comportano in modo positivo con gli altri, cercano di dare una mano e non sono aggressivi né punitivi.
- Nel caso del linguaggio, sappiamo che i bambini sono molto diversi nel ritmo di acquisizione della lingua materna. Alcuni bambini iniziano a pronunciare le loro prime paroline a 8-9 mesi, altri a 18-20 mesi. La precocità di alcuni bambini così come la lentezza di altri, è nella norma. Spesso la precocità sul piano linguistico si associa ad alcune variabili socio demografiche.
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