Capitolo 1 – L'origine complessa della disciplina
Storicamente la psicologia dell’organizzazione intreccia una duplice prospettiva:
- Quella dell’indagine psicologica sull’attività di lavoro, individuale o di gruppo
- Quella orientata alla comprensione del lavoro delle persone nelle nuove condizioni dell’industrializzazione (psicologia industriale)
La psicologia dell’organizzazione nasce dalle esigenze per le quali essa è stata trasferita nel mondo industriale:
- L'esigenza pratico-gestionale di conoscere rapidamente le caratteristiche individuali di un numero rilevante di persone
- Per l’industria moderna, la possibilità di gestire i ruoli differenti ma tra loro interconnessi funzionalmente
Nel 1917 nacque la più antica rivista di psicologia del lavoro e delle organizzazioni: il Journal of Applied Psychology, il cui primo articolo parlava del contributo della psicologia ai diversi campi dell’attività umana (economia, pubblicità, selezione del personale) per aumentare l’efficienza e la realizzazione dell’uomo:
- La nuova tecnologia dei processi organizza la concentrazione delle attività di lavoro di decine di persone, e in questo nuovo contesto gli individui e le loro attività vengono considerati come variabili di un sistema produttivo complesso, il cui buon funzionamento non può prescindere da loro e dalle loro risposte comportamentali
Negli ultimi 100 anni si è profondamente modificata la valutazione dell’incidenza attribuita alle condotte individuali e alle variabili psicologiche soggettive all’interno del sistema produttivo:
- Da una visione altamente ingegnerizzata e meccanica del processo manageriale (del primo teorico dell’organizzazione industriale Taylor), si è passati a riconoscere la centralità strategica della motivazione e della realizzazione individuale
- Si sono intrecciati due processi di fondo:
- Un’evoluzione nella concettualizzazione del ruolo e del peso della variabile-uomo rispetto al sistema
- Una riformulazione dei caratteri del sistema stesso in base alle dimensioni comportamentali dei singoli
Lo scenario contemporaneo
Dai nuovi scenari (globalizzazione dei mercati, domanda sempre più variabile, incertezza degli scenari internazionali, sentimenti di insicurezza) derivano effetti di grande rilevanza sui fenomeni organizzativi e sulla stessa psicologia delle organizzazioni:
- Un primo punto è l’integrazione di conoscenze economico-finanziarie con quelle specificamente psicologiche dell’organizzazione
- Nella prospettiva della corporate governance, alcuni aspetti come il tema della leadership, hanno subito molto l’influenza del cambiamento internazionale e dell’incertezza che si è diffusa
- In una prospettiva di cambiamento, di apertura dei mercati, e quindi degli scambi culturali con il mondo orientale, si nota poca capacità di interpretare i parametri culturali e comportamentali della vita organizzativa da parte degli occidentali
- Ad esempio, la lenta assimilazione della tecnologia della relazione nei modelli occidentali, per cui quasi tutti i modelli interpretativi dei fenomeni organizzativi muovono pressoché esclusivamente da condizioni di scambio in presenza fisica e raramente considerano le forme di presenza rappresentativa, tramite la cultura dei media, con presenza virtuale in rete
Tre aspetti oggi minacciano la sopravvivenza delle organizzazioni che non sono in grado di adattarvisi efficacemente:
- L’instabilità della domanda di beni e servizi
- La generalizzazione globale dei mercati commerciali e al contempo la loro grande segmentazione
- La necessaria competitività di offerta di servizi, a fronte di aspettative sempre più elevate delle popolazioni occidentali
Minaccia-opportunità: come sempre, questi aspetti possono essere vissuti come minacce, e quindi produrre un comportamento di difesa, oppure possono essere opportunità da cogliere, e quindi indurre un comportamento propositivo, adottando strategie nuove.
Il capitale sociale, ovvero il patrimonio di relazioni di fiducia, di connotazioni simboliche, di qualità e motivazione delle persone, con relazioni interpersonali consolidate e funzionali agli obiettivi diventa la variabile decisiva per il successo delle organizzazioni, e vero valore aggiunto su cui fondare il loro successo.
La sfida si concentra anche sul costo della mano d’opera dei paesi in via di sviluppo: essi infatti non solo competono su settori di bassa tecnologia, ma tendono anche a sviluppare competenze produttive in segmenti di mercato sempre più alti, e quindi a competere direttamente con le aziende tradizionali, mantenendo sostanzialmente i vantaggi per i costi di produzione.
Lo sviluppo sostenibile è per eccellenza una dimensione che più di ogni altra si presenta nella doppia veste di minaccia-opportunità: nel mondo industriale quasi tutti i prodotti-servizi comportano effetti secondari che incidono negativamente sulla vita, generando “contaminazione”, rifiuti, danni alle risorse naturali, inquinamento e tali conseguenze mettono sempre più in forse la continuità di produzione-uso di determinati prodotti, fino a suggerirne la sostituzione (vedi automobile a benzina).
Capitolo 2 – Conoscere e organizzare
Un’azienda appare dall’esterno come una molteplicità di uomini, edifici, macchine impegnati per ottenere un prodotto, ed essa testimonia un modo di operare, dove il risultato è raggiunto con l’agire interdipendente e ordinato di molte persone:
- Il rapporto tra modo di fare e modo di pensare costituisce un rilevante snodo della teoria organizzativa
Chiarimenti preliminari
- La distinzione tra corso di decisioni e processo è sui livelli di analisi del flusso di eventi:
- Se l’attenzione cade sulla circostanza materiale di una molteplicità di persone che, impiegando strumenti e risorse, agiscono insieme per perseguire uno o più scopi o risultati uso l’espressione “corso di decisioni e di azioni” che indica il fluire del tempo e, in ogni momento, è sempre altro rispetto a ciò che era prima
- Se l’attenzione invece cade sulla permanenza, sulla regolarità, sulla ripetizione, uso il termine “processo”
La lettura del processo assume:
- Che ci sia una qualche regolarità da parte dei singoli
- Che si manifesti intenzionalità sul risultato del corso di decisioni
Una ulteriore precisazione riguarda la nozione di “attore”, cioè coloro che mettono in scena il corso di decisioni:
- Gli attori però, non sono mai soli, ma sempre in relazione con qualcuno e qualcosa ed è allora possibile che, mediante interdipendenza e coordinamento, si generino entità più complesse come gruppi, squadre, e ne discende, tra l’altro, che, accanto all’intenzionalità individuale si diano forme di intenzionalità collettiva
Infine, vale per gli attori un assunto di razionalità, almeno in accezione procedurale: gli attori sono razionali nelle intenzioni e nei modi in cui giustificano le loro scelte ma il loro perseguimento della razionalità non assicura né un’azione coerente né un’azione intelligente.
Il problema
Una prima domanda verte sulle operazioni mentali e cognitive che sottendono le capacità di agire in maniera organizzata.
Una seconda domanda è sulla circolarità nella relazione tra attori e processo: come il processo sia in grado di vincolare la condotta degli attori, in quanto per un verso le vicende del processo sono messe in scena dagli attori, ma per l’altro il processo interviene a determinare quanto gli attori fanno, quindi a limitarne la discrezionalità.
Razionalità limitata e strutturata
- Con la nozione di struttura si considera il processo come un corso di azioni ordinato, esprimendo tale ordinamento
- La struttura dell’organizzazione consiste semplicemente in quegli aspetti del modello di comportamento esistente nell’organizzazione che sono relativamente stabili e che cambiano solo lentamente
- L’organizzazione avrà una struttura nella misura in cui esistono limiti della razionalità, cioè nella misura in cui vi sono elementi della situazione che sono presi come dati, e non entrano nel calcolo razionale come potenziali fattori strategici
L’ordinamento del corso di azioni manifesta le sue condizioni cognitive nella condivisione dei limiti della razionalità, tre momenti:
- La routine: racchiude problemi già risolti e il ricorso a essa permette di semplificare l’analisi, e di velocizzare l’esecuzione
- La gerarchia: per rompere in più stadi la catena mezzi-fini, trasformando obiettivi generali in obiettivi operativi
- La scomposizione dei compiti: le competenze umane sono intrinsecamente circoscritte, e quindi segue criteri di divisione sociale del lavoro, per cui un compito frazionato in elementi può venire più facilmente tradotto in routine o controllato
In generale, però, la struttura è cronicamente opaca, poiché la tensione tra corso d’azione e processo è contingente al grado di consapevolezza degli attori e allo sviluppo dei limiti della razionalità: in altre parole, gli assunti di regolarità e permanenza che caratterizzano il processo permettono, da un lato, all’attore di orientarsi lungo il corso di azioni, mentre generano, dall’altro, obblighi futuri per gli stessi attori.
Contesti e tempo
- Contesto designa una classe di situazioni, e una teoria che ammetta che il comportamento possa cambiare ha bisogno della nozione di contesto
- In secondo luogo, le circostanze a cui il contesto si riferisce hanno carattere materiale: sono costituiti da individui che operano in ambienti fisici utilizzando strumenti, apparecchiature, impianti e simili
- In terzo luogo, implica l’ipotesi che la sequenza delle esperienze di vita, delle azioni, etc. sia in qualche modo segmentata o suddivisa in sotto sequenze o contesti che dall’organismo possono essere giudicati uguali o differenti
Soprattutto in situazioni complesse si fa ampio uso di “segna-contesto”, cioè di informazioni il cui scopo è di classificare i contesti della vita organizzativa: etichettare gli incontri (riunioni, assemblee, colloqui,..), dichiarare la posizione delle persone (organigrammi, ordini di servizio, targhe,..), identificare gli spazi in funzione del loro uso (sala riunioni, cassa, ufficio relazioni col pubblico,..), codificare il decorso di particolari sequenze di interazione (cerimonie, rituali).
Emozioni e collusione
- C’è anche il lato emotivo: le circostanze della vita ci appaiono buone/cattive anche per le emozioni che sollecitano
- Il modo in cui le emozioni si legano alle circostanze è spesso sotterraneo, plasmato da esperienze filogeneticamente antiche, e questo vale per i rapporti interpersonali, ai livelli di maggiore complessità sociale quali gruppi e organizzazioni
- L’attenzione è il meccanismo di collegamento tra l’affetto e la cognizione: secondo questa teoria, l’affetto influisce sul pensiero indirizzando l’attenzione su certi obiettivi e non su altri; i processi cognitivi guidano l’attenzione a rilevare stimoli particolari, evocano l’emozione che la memoria ha immagazzinato associandoli a quel genere di stimoli
In primo luogo, l’assunto di razionalità procedurale sostiene che l’esito delle decisioni non sia mai scontato, e ciò può dipendere dalle carenze evidenziate dalla dottrina della razionalità limitata, ma può anche dipendere dai processi di pensiero sia non consapevoli, sia sotto il controllo di istanze profonde non allineate ai risultati attesi dal processo.
In secondo luogo, tali istanze affondano le loro radici nelle proto-relazioni degli attori e nelle emozioni fondamentali a esse associate: il contesto di interazione presente è cioè vissuto all’interno di uno schema, schemi che sono condivisi dai vari attori coinvolti, in quanto inducono ad assumere posizioni simili o complementari (colludere significa condividere emozionalmente le stesse simbolizzazioni affettive entro un contesto partecipato e vissuto in comune).
In terzo luogo, la collusione, quando non diviene consapevole e compresa, tende a essere agita, e a tradursi direttamente nei comportamenti sollecitati dallo stato emotivo che accomuna gli attori.
Fatti istituzionali
Si caratterizzano per la circostanza che “il sembrare” precede “l’essere”: un certo pezzo di carta può compiere la sua funzione di banconota da cinque dollari solo se prima è stato collettivamente riconosciuto come dotato di un certo status:
- La combinazione della realtà istituzionale con una speciale forma di funzioni di stato (in particolare l’imposizione di significato) consente agli esseri umani di creare certe forme di ragioni per l’azione, indipendenti dai desideri
- Per organizzare il nostro comportamento, dobbiamo creare una classe di entità che abbia la stessa struttura logica dei desideri, ma che sia indipendente da essi (dobbiamo creare dei motivatori esterni che forniscano una ragione per l’azione)
Il contesto è un frame cognitivo che sedimenta e ordina l’esperienza mentre il fatto istituzionale si esaurisce in un insieme di attributi (una categoria) che aiuta a descrivere parzialmente un contesto, a identificarne i caratteri condivisi.
- Secondo l’idea di contesto, il tempo consente il recupero dell’esperienza (per esempio l’apprendimento), cioè la permanenza del passato nel presente
- Secondo l’idea di fatto istituzionale, di contro, consente il futuro, nel senso di favorirne la prevedibilità e il dominio
La nozione di fatto istituzionale aiuta inoltre a leggere la ripetizione, a capire come accada che “un’azione presente crei una ragione per un’azione futura”, in altre parole, la persona decide non solo in rapporto al contenuto performativo dei propri scopi e alla natura del compito da affrontare, bensì entro un quadro di condizioni e un campo di pratiche in qualche modo già prefigurato.
All’intelaiatura istituzionale tipica delle organizzazioni appartengono universi molteplici e disparati: essa comprende infatti l’ambito formale che, a vari livelli, identifica e circoscrive un’azienda (regole e norme, statuti, organigrammi e ordini di servizio), le competenze presupposte e incorporate nei processi, i valori e le strutture di senso condivise da una certa comunità di persone (cioè, in senso lato, la cultura), gli assunti profondi e le simbolizzazioni che ne orientano l’emotività.
Quindi
- La tesi è dunque che lo specifico organizzativo consista nell’intelaiatura istituzionale: quel particolare insieme di simboli e di significati che, quando selettivamente mobilitato dagli attori, orienta le condotte materiali generano il corso d’azione
- Ciò che distingue un’organizzazione dalle altre o da differenti aggregati sociali (famiglia, gruppo, comunità,...) è una particolare miscela di regole, norme, competenze, valori, assunti profondi, simbolizzazioni
- I fatti istituzionali possono prefigurare il futuro, e creare obblighi per l’azione pur senza determinarla: essi non sono mai direttamente motivi per l’azione
- Le organizzazioni sono strumento, oltre che di produzione, di riproduzione sociale e permettono sia di accumulare risorse materiali e immateriali, sia di conservare nel tempo la forma dei rapporti (sotto il profilo della ricchezza, del potere) tra le persone
Sul tema della fiducia possiamo affermare che la marca è un emblema simbolico, un fatto istituzionale che diviene attuale in quanto qualcuno paga per una prestazione futura, sulla fiducia che le informazioni trasmesse siano corrette: la fiducia interviene a ordinare il corso d’azione, poiché, dando corpo a una promessa latente, orienta la condotta di chi esprime la fiducia stessa.
Il problema consiste nel considerare come i singoli attori siano in grado di riappropriarsi e di modificare l’intelaiatura istituzionale a cui è ancorato il processo, e quando la psicologia parla di approccio emancipatorio, di empowerment, di enablement, di consulenza di processo, di analisi della domanda, fa riferimento a questo tipo di itinerari.
Detto altrimenti, l’assimilazione delle intelaiature istituzionali da parte degli attori è sia idiosincratica sia parziale: idiosincratica perché ognuno ragiona con la propria testa, parziale perché l’estensione e la profondità dei fatti istituzionali sfidano la memoria e le conoscenze delle singole persone (la razionalità procedurale cerca ragioni consistenti per l’agire organizzativo ma non garantisce intelligenza).
Capitolo 3 – Comunicare e organizzare
La comunicazione nelle organizzazioni: una prospettiva di lettura
Definizione: si intende il passaggio di significati tra due o più attori o aggregati collettivi coinvolti nel processo.
L’assunto iniziale è che il comunicare serva il processo:
- Sia in quanto esplica una funzione di coordinamento (istituisce un ordine in base nel quale considerare il flusso di eventi che caratterizza l’organizzazione)
- Sia in quanto ne sottolinea gli aspetti di regolarità e permanenza
Disegno organizzativo
Un primo aspetto rilevante per la comunicazione è costituito dal disegno organizzativo, cioè dal modo in cui viene rappresentato l’insieme delle attività e delle relazioni dell’organizzazione, e che ne descrive la fisionomia (organigrammi).
Dato uno stesso disegno gerarchico si possono osservare intrecci di comunicazioni assai diversi: la mentalità reificante spiega tutto ciò distinguendo comunicazione formale (quella in senso stretto prevista dal disegno) e comunicazione informale (residuale rispetto alla precedente).
In realtà l’intreccio che la comunicazione concretamente assume dice come le persone interagiscono...
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Psicologia delle organizzazioni, prof. Di Fabio, libro consigliato Argentero, Cortese, Piccardo
-
Riassunto esame Psicologia del Lavoro, prof. Manuti, libro consigliato Psicologia delle Organizzazioni, Argentero, …
-
Riassunto esame Psicologia del lavoro e delle organizzazioni, Prof. Paula Benevene, libro consigliato Psicologia de…
-
Riassunto esame psicologia del lavoro, prof Magnano, libro consigliato Psicologia del lavoro, Argentero, Cortese, P…