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Psicologia delle organizzazioni

Sviluppo della disciplina

Kats e Kahn (1966) definiscono come ruolo privilegiato di indagine dei fenomeni organizzativi il lavoro nelle sue forme industriali, le attività di fornitura dei servizi nella scuola, negli ospedali, le attività del terziario e quelle socioassistenziali. Solo nella seconda metà del '900 è stata rivolta loro un'attenzione selettiva per gli aspetti psicologici: che riguardano le persone con le loro caratteristiche peculiari, le loro motivazioni, i loro vincoli.

La psicologia dell'organizzazione storicamente intreccia una duplice prospettiva: indagine psicologica sull'attività di lavoro (psicotecnica, psicologia applicata al contesto di lavoro), e quella orientata alla comprensione del lavoro delle persone nelle nuove condizioni dell'industrializzazione moderna (psicologia industriale). Accanto al termine "organization" si alternano le due dimensioni costitutive: il comportamento di lavoro e l'innovazione prodottasi con la rivoluzione industriale. In Italia la psicotecnica prende il nome di "psicologia del lavoro".

La psicologia dell'organizzazione: processo caratterizzante il lavoro degli uomini nelle moderne condizioni della produzione industriale; intreccio tra alcune forme della psicologia scientifica (indagine sulle prestazioni cognitive) e l'esigenza pratico-gestionale di conoscere le caratteristiche individuali di un numero rilevante di persone che per l'industria moderna è bene poter gestire in ruoli differenti ma tra loro interconnessi. Alcune forme specifiche della ricerca psicologica di inizio '900 (studio dell'intelligenza e delle potenzialità dei soggetti >> scala di Binet e Simon) trovano una collocazione proficua all'interno dell'evoluzione dei processi produttivi industriali, in fase ancora pionieristica >> utilizzazione scala Binet in un'organizzazione potente: esercito.

La nascita della prima rivista di psicologia del lavoro e delle organizzazioni (1917): Journal of Applied Psychology. Profonda trasformazione culturale >> individui considerati come variabili di un sistema produttivo complesso, il cui buon funzionamento non può prescindere da loro >> strumenti di analisi differenziale, già applicati in ambito scolastico e nell'esercito, trovano ampia diffusione in ambito industriale e nell'organizzazione stessa del lavoro nelle grandi fabbriche.

In un lasso di tempo di 100 anni si è profondamente modificata la valutazione dell'incidenza attribuita alle condotte individuali e alle variabili psicologiche soggettive all'interno del sistema produttivo. Da una visione ingegnerizzata e meccanica del processo manageriale, in cui le persone sono appiattite alla loro dimensione economica (Taylor) si è passati a riconoscere la centralità strategica della motivazione e della realizzazione individuale delle persone, protagoniste del processo manageriale (Mayo), allo scopo di ottenere risultati di eccellenza.

Scenario contemporaneo

Il cambiamento delle organizzazioni moderne ha avuto effetti con l'apertura globale dei mercati, la tecnologia online della rete Internet, la progressiva incertezza degli scenari internazionali, e la diffusione nelle popolazioni occidentali di sentimenti di insicurezza inimmaginabili. Effetti: necessità di integrazione di conoscenze di tipo economico-finanziario con quelle specificatamente psicologiche dell'organizzazione; aspetti che nella vita organizzativa hanno subito l'influenza del cambiamento internazionale (tema della leadership nelle organizzazioni); per quanto riguarda gli scambi culturali con il mondo orientale si evidenzia la scarsa capacità di interpretare i parametri culturali e comportamentali della vita organizzativa, da parte di noi occidentali (es. l'assimilazione della tecnologia alla vita quotidiana e il suo corretto utilizzo nella quotidianità della vita organizzativa >> in Italia fortemente bloccata dalla cultura; popolazioni orientali più adattate alla nuova tecnologia).

Tre aspetti oggi minacciano la sopravvivenza delle organizzazioni che non sono in grado di adattarvisi: l'instabilità della domanda di beni e servizi (incertezza e sempre maggior complessità dei prodotti-servizi), la generalizzazione globale dei mercati e la loro segmentazione (ha messo in crisi le particolarità locali), la necessità di una continua competitività di offerta di servizi (sviluppo sostenibile minaccia/opportunità per le organizzazioni). Il valore su cui in futuro le organizzazioni potranno fondare il loro successo è la qualità e la motivazione delle persone (Weick → propone di interpretare gli eventi istituzionali "impliciti").

Conoscere e organizzare

Organizzazione: diverse accezioni

  • Stato generato dalla disposizione delle parti (es. le lezioni nell'insieme che le comprende, es. l'orario);
  • Sequenza di azioni: attività eseguite da una o più persone che producono un certo risultato ("corso di decisioni e azioni").

L'attenzione cade sulla circostanza materiale di una molteplicità di persone che agiscono insieme per perseguire degli scopi. Il corso di decisioni e azioni fluisce nel tempo e in ogni momento è sempre altro, rispetto a ciò che era prima, caratterizzandosi come un divenire continuo che attraversa situazioni sempre nuove.

Processo: se l'attenzione cade sulla permanenza, regolarità, ripetizione. Il processo è costituito da numerosi processi parziali:

  • Lettura del processo assume che all'interno degli eventi:
    • Si dia una qualche regolarità;
    • Si manifesti intenzionalità da parte dei singoli. Si accetta cioè che il risultato del corso di decisioni ed azioni sia generato dalle intenzioni dei singoli.

La distinzione tra corso di decisioni e azioni e processo non riguarda gli eventi materiali, bensì i livelli di analisi da cui si considerano! (La distinzione sta nello sguardo di chi osserva il fenomeno e non rimanda a differenti fenomeni!).

Corso di decisione e di azioni e processo in quanto livello di analisi si distinguono secondo il grado di consapevolezza raggiunto degli eventi e delle persone coinvolte.

Attori e struttura organizzativa

Attori: coloro che mettono in scena il corso di decisioni e azioni. Mediante interdipendenza e coordinamento si generano entità più complesse come gruppi, squadre, dipartimenti ecc. (intenzionalità individuale → intenzionalità collettiva). Vale per gli attori un assunto di razionalità procedurale (non assicura intelligenza): le persone hanno ragioni coerenti con ciò che fanno.

La struttura dell’organizzazione consiste in quegli aspetti del modello di comportamento esistente nell’organizzazione che sono relativamente stabili e che cambiano solo lentamente. L’organizzazione avrà una struttura nella misura in cui esistono limiti della razionalità, cioè nella misura in cui vi sono elementi della situazione che dovrebbero essere presi come dati e che entrano nel calcolo razionale come potenziali fattori strategici; se non vi fossero limiti della razionalità o se i limiti variassero in modo rapido e imprevedibile, non potrebbe esserci una struttura organizzativa stabile. (Modello di comportamento organizzativo sempre attraversato da permanenza e innovazione).

Limiti della razionalità, tre momenti:

  • La routine (racchiude problemi già risolti e il ricorso a essa permette di semplificare l’analisi strategica e di rendere l’esecuzione più rapida; riduce inoltre le esigenze di coordinamento);
  • La gerarchia (serve il controllo ma anche la possibilità di rompere in più stadi la catena mezzi-fini, trasformando obiettivi generali in operativi);
  • La scomposizione del compito (segue i criteri di divisione sociale del lavoro, per cui un compito frazionato in elementi più semplici può venire facilmente tradotto in routine o automatizzato).

Nello studio delle organizzazioni si è soliti distinguere diversi modelli formali:

  • Modello funzionale → descrive un’unica grande azienda articolata per "competenze" o "direzioni", appunto le funzioni (amministrazione, produzione, personale, commerciale ecc…);
  • Modello divisionale → le attività della grande azienda sono prima separate per linee di prodotto o unità di business (divisioni auto, veicoli industriali, macchine movimento terra ecc...) ognuna delle quali è poi a sua volta articolata per funzioni;
  • Modello a matrice → introduce accanto alla divisione verticale delle unità e delle funzioni un criterio di aggregazione orizzontale (ad esempio mediante il brand manager: Fiat, Lancia, Alfa Romeo ecc..);
  • La rete è un modello complesso dove il prodotto finale è ottenuto dalla combinazione di diverse aziende, ognuna responsabile di una parte del prodotto o di un segmento del processo.

Percezione degli eventi e contesto

Durante la percezione degli eventi noi compiamo una preliminare operazione cognitiva che segmenta l'esperienza secondo intervalli; li classifica e li riconosce simili ad altri vissuti in passato. In questo senso i contenuti della nostra esperienza tendono a essere ripetitivi piuttosto che unici. Chiamiamo contesto la fisionomia comune, la somiglianza che identificano certi intervalli o episodi nel tempo:

  • Il contesto designa non una particolare situazione bensì una classe di situazioni;
  • Le circostanze a cui il contesto di riferisce hanno carattere materiale;
  • Una stessa sequenza può essere segmentata in modi diversi da coloro che vi prendono parte.

In contesti differenti, tuttavia, nell'interazione umana le persone tendono a favorire una comune interpretazione del corso d’azioni. Succede allora che si faccia ampio uso di segna contesto, cioè di informazioni il cui scopo è quello di classificare i contesti:

  • La vita organizzativa è particolarmente ricca di manifestazioni di questo tipo (es. etichettare gli incontri, dichiarare la posizione delle persone, identificare gli spazi in funzione del loro uso).

L’interazione umana è influenzata dalla simbolizzazione affettiva; le circostanze della vita ci paiono buone o cattive. Collegamento tra affetto e cognizione: l'affetto influisce sul pensiero indirizzando l’attenzione su certi obiettivi e non su altri. Nello stesso modo, i processi cognitivi guidando l’attenzione a rilevare stimoli particolari evocano l’emozione o gli impulsi che la memoria ha immagazzinato associandoli a quel genere di stimoli. Non sempre l’intreccio tra emozione e pensiero è mediato dall’attenzione (es. lezioni d’aula).

Razionalità procedurale e azione organizzata

Assunto di razionalità procedurale sostiene che l’esito delle decisioni non sia mai scontato. Ciò può essere dovuto a processi di pensiero sia non consapevoli sia sotto il controllo di istanze profonde, non necessariamente allineate ai risultati attesi dal processo trasformativo. Tali istanze affondano le loro radici nelle protorelazioni degli attori e nelle emozioni fondamentali a esse associate. Questi schemi sono spesso condivisi da vari attori coinvolti e inducono ad assumere posizioni simili. Collusione tramite emozionale che fonda e organizza la costruzione delle relazioni sociali grazie alle emozioni condivise. Colludere significa condividere emozionalmente le stesse simbolizzazioni affettive entro un contesto partecipativo vissuto in comune.

Se la collusione non viene pensata, essa tenderà a essere agita (earle → azioni semplici: "bevo perché ho sete" e azioni complesse che hanno una struttura interna in quanto l’agente intende ottenere un certo risultato mediante una o più operazioni). Azioni complesse: relazione causale del mediante (accendo la luce premendo l'interruttore) e relazione costitutiva del tramite (voto sollevando il braccio). Un corso d’azioni esteso diviene un vario intreccio di relazioni causali e costitutive.

Intenzionalità collettiva e istituzioni

Intenzionalità collettiva ("Noi intendiamo andare al cinema") consente alle comunità di persone di creare fatti istituzionali (es. denaro, matrimonio, linguaggio). L’esistenza dell’istituzione consente agli individui di imporre agli oggetti funzioni che gli oggetti sono in grado di realizzare non in virtù solamente della loro struttura fisica, ma grazie a un riconoscimento collettivo dell’oggetto come dotato di un certo status e quindi di una particolare funzione. Funzioni di status in particolari circostanze: disponendo di un linguaggio capace di rappresentare relazioni temporali e deontiche (regola) sottese ai contesti sociali, diviene possibile che un’azione presente crei una ragione per un’azione futura. Ciò può avvenire con un atto linguistico oppure mediante strutture istituzionali extralinguistiche (come il matrimonio, la proprietà, un contratto).

Contesto vs istituzione e fatti istituzionali

Differenza tra contesto e istituzione: il contesto è un frame cognitivo che segmenta e ordina l’esperienza, denota una circostanza attuale (l'hic et nunc). L'istituzione è un insieme di attributi che aiuta a descrivere un contesto e a identificarne i caratteri condivisi. Definisce una situazione secondo un certo statuto; può svolgere anche la funzione di segna contesto.

Distinzione tra contesto e fatti istituzionali: il contesto è l'unità in cui viene rotta la continuità del corso d’azione, così da permetterne la stabilità nel tempo di alcuni aspetti. Il fatto istituzionale è una convenzione che crea una cornice entro la quale cose e comportamenti assumono valore simbolico e, in particolari circostanze, genera aspettative e obblighi per la condotta futura. I fatti istituzionali possono accumularsi dal momento che vengono costruiti, confermati e trasformati nell’agire degli uomini. In questo senso essi rappresentano una delle dimensioni della riproduzione dei rapporti sociali e della socialità in generale.

Il fatto istituzionale di per sé non genera automaticamente apprendimento e sviluppo. Ciò accade solo in quanto esso viene appropriato ed eventualmente trasfigurato dal temperamento cognitivo, cioè solo se entra nell’andatura del contesto. L’efficacia dei fatti istituzionali è mediata dal punto di vista della prima persona.

Intelaiatura istituzionale

L'intelaiatura istituzionale: insieme dei fatti istituzionali che insistono su uno stesso processo. Ciò che distingue un’organizzazione dalle altre o da differenti aggregati sociali è una particolare miscela di regole, norme, competenze, valori, assunti, simbolizzazioni. I fatti istituzionali possono creare obblighi per l’azione pur senza determinarla; essi non sono mai direttamente motivi per l’azione; la loro presenza viene resa esplicita da qualcuno che conferisce una forma al corso d’azione creando obblighi o prendendone atto.

Le organizzazioni sono strumento, oltre che di produzione, di riproduzione sociale. Permettono infatti sia di accumulare risorse (es. denaro) sia di conservare nel tempo la forma dei rapporti tra le persone. Fiducia → promette all’attore cliente la riduzione dell’incertezza e garantisce all’impresa il presidio del proprio futuro; sul piano cognitivo è quel sentimento che incardina i contesti nel vissuto di permanenza e di costanza; sul piano relazionale è quel sentimento che, rassicurando circa la presenza dell’altro, permette la differenziazione del Sé dal mondo circostante.

L’impalcatura istituzionale è costruita in modo tale da generare asimmetria nel rapporto tra gli attori, poiché ne privilegia alcuni a scapito di altri. Il processo è configurato così da concedere un accumulo di risorse che va a vantaggio di chi ne ha il controllo, sotto la forma giuridica di proprietà, del potere gerarchico ecc. L’accumulo tende a esasperare l’asimmetria per due ragioni:

  • Riproduce i rapporti di potere esistenti (va a vantaggio dei pochi piuttosto che dei molti);
  • I vettori dell’accumulazione vengono subordinati alla figura prevalente dell’accumulazione: l’egemonia del denaro e dell’accumulazione di ricchezza.

L’esasperazione dell’asimmetria causa dipendenza e malessere. Qui sta la rilevanza della psicologia che dovrebbe promuovere l’autonomia, l’apprendimento e il benessere dei singoli attori. L’asimmetria non determina direttamente le condotte, bensì le influenza tanto quanto è messa in funzione dagli attori stessi nell’ordinare il corso d’azione e viene assimilata dai contesti.

L’organizzazione non è data bensì costruita dalle scelte di coloro che in essa operano! Autonomia, benessere, apprendimento non sono da intendere come conseguenze attese di uno stato di cose dato; sono invece criteri di ordinamento del processo e, in quanto tali, preliminarmente negoziati e messi in rapporto con le spinte all’asimmetria insite nei meccanismi di riproduzione governati dall’accumulazione. Ciò è possibile solo analizzando l’intelaiatura istituzionale, sondando i suoi aspetti profondi e comprendendo come essa si ribalti sulle condotte individuali. Il problema consiste nel considerare se e come i singoli attori siano in grado di riappropriarsi e modificare l’intelaiatura istituzionale a cui è ancorato il processo.

Domande

  1. Operazioni mentali che paiono sottese alla capacità di agire in maniera organizzata?
  2. Se e come il processo è in grado di vincolare la condotta degli attori?
  3. Fatti istituzionali.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/06 Psicologia del lavoro e delle organizzazioni

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher videlbra91@yahoo.it di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia delle organizzazioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Di Fabio Annamaria.
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