Psicologia delle emozioni
Psicologia della personalità
La personalità è un sistema complesso di strutture e processi psicologici che contribuiscono all'unità e alla continuità della condotta e dell’esperienza individuali, sia come viene espressa che come viene percepita dall’individuo e dagli altri, e può essere considerata da 3 prospettive:
- Individuo (attore): la personalità è l'insieme di qualità, inclinazioni e valori personali, ovvero caratteristiche personali durevoli che danno il senso della propria identità, integrità e unicità.
- Osservatore: la personalità è l'insieme delle caratteristiche psicologiche che distinguono gli individui, è una costruzione sociale che implica le credenze relative alle qualità degli individui.
- Scienziato: la personalità è il sistema psicologico che emerge dalle interazioni dell’individuo con l’ambiente e che media il funzionamento intrapsichico e le transazioni persona-ambiente.
La personalità è un sistema autoregolantesi capace di contribuire attivamente allo sviluppo e al benessere del singolo, e riguarda l’espressione, la percezione di sé e la percezione altrui. I fenomeni esaminati dalla psicologia della personalità comprendono:
- Differenze interindividuali: disposizioni o tratti comportamentali che distinguono le persone.
- Coerenza intraindividuale: modo in cui i processi psicologici operano come sistemi coerenti.
- Interazione tra fattori biologici e culturali: che guida lo sviluppo della personalità.
- Processi e meccanismi psicologici: danno un senso continuo dell’identità personale.
- Relazioni interpersonali: sono un contesto fondamentale per lo sviluppo della personalità.
- Capacità di autoriflessione e autoregolazione: secondo il costrutto di agenticità umana, le persone sono agenti attivi che contribuiscono alle proprie esperienze e al proprio sviluppo, grazie alle capacità di agire in modo da perseguire gli obiettivi, di direzionare la propria vita e di trasformare il contesto per raggiungere gli obiettivi ed essere coerenti con i propri valori.
La psicologia della personalità si focalizza soprattutto su come le differenze individuali nei processi psicologici sono in relazione con il funzionamento complessivo della persona.
Teorie e metodi
Nonostante la diversità delle tradizioni teoriche, gli studiosi concordano su alcuni principi generali:
- La personalità è un sistema complesso di strutture e di processi psicologici la cui organizzazione risulta dalle interazioni sinergiche tra molti sottosistemi (biologico, psicologico).
- La personalità si sviluppa e funziona tramite interazioni continue con l’ambiente, secondo rapporti di influenza reciproca che sono la base per la costruzione di un senso coerente di sé.
- C’è una coerenza e una continuità nella personalità che si può apprezzare solo considerando la persona come un’unità, ed esaminando l’organizzazione della sua personalità nel ciclo di vita.
I vari approcci teorici possono essere distinti in base a:
- Strategie di ricerca: idiografiche (la ricerca si concentra sulla struttura di personalità di ogni singolo individuo e sulle caratteristiche e qualità psicologiche che distinguono una persona dalle altre) e nomotetiche (si ricercano strutture, caratteristiche e leggi universali comuni a tutti gli individui).
- Scopo della ricerca: verifica di ipotesi specifiche / avere un quadro completo della persona.
- Fenomeni studiati
- Metodi: clinici / correlazionali / sperimentali.
- Valutazione dei risultati: significatività statistica / portata clinica / metodi narrativi.
Origini, storia e progressi
I 2 principi guida che hanno indirizzato la ricerca psicologica nei suoi primi anni sono:
- Strutturalismo: lo studio degli elementi di base della mente.
- Funzionalismo: studia il funzionamento della mente, i processi di adattamento all’ambiente.
In passato, l’enfasi sulla struttura piuttosto che sul processo differenziava gli scienziati: da un lato il focus sulle differenze individuali (Wundt, Galton), dall’altro sulle dinamiche interne della personalità (Freud, Janet). Tuttora, gli psicologi riconoscono che strutture e processi sono interdipendenti: tutti i processi psicologici operano poggiandosi a strutture psicologiche e tutte le strutture derivano da processi.
Attualmente, mentre gli approcci basati sui tratti mirano a rendere conto delle principali differenze individuali in termini di disposizioni durevoli e tendenze personali universali, le prospettive social cognitive indagano i processi psicologici dinamici alla base della capacità umana di interpretare il mondo e di regolare sentimenti ed azioni per adattarsi all’ambiente socioculturale.
Primi contributi
Janet perviene a una teoria dinamica che concepisce ogni forma di condotta come il risultato della combinazione di forza e tensione psichiche. Mentre la forza riguarda la quantità di energia psichica che sostiene le diverse attività, la tensione riguarda il loro grado di organizzazione e di sintesi. Infine, enfatizza l’importanza delle determinanti sociali e interpersonali della personalità.
Lewin raccomanda di identificare le dinamiche psicologiche e le forze sociali che rendono conto dei comportamenti. Nella teoria del campo, gli elementi essenziali nella spiegazione dell’azione personale sono le percezioni che gli individui hanno di sé stessi (bisogni, abilità) e dell’ambiente (opportunità, pressioni, ostacoli). Pertanto, il comportamento è funzione della persona e dell’ambiente.
Stern utilizza il termine personalistica, richiamando l’attenzione sulle caratteristiche di unità, indivisibilità e intenzionalità che caratterizzano la persona: la personalità è concepita come totalità, mai interamente determinata né dalle disposizioni personali né dall’ambiente.
Per l’approccio storico culturale di Vygotskij, l’essenza degli individui deriva dalle relazioni sociali. Le funzioni psichiche derivano dall’interiorizzazione delle relazioni sociali, che vengono trasformate in strategie e regole interiorizzate e fungono da strutture sottostanti al funzionamento psicologico. Lo sviluppo del linguaggio è la chiave dello sviluppo delle funzioni psicologiche.
Macro e micro-teorie
Per Allport, i tratti di personalità sono strutture neuropsichiche dotate della capacità di rendere molti stimoli funzionalmente equivalenti, nonché di generare e guidare forme coerenti di comportamento adattivo ed espressivo. I tratti sono classificati come:
- Universali: risultato delle influenze culturali che partecipano alla formazione della personalità.
- Individuali: esprimono la personalità individuale.
- Cardinali: passioni e sentimenti prevalenti che influenzano quasi tutte le azioni della persona.
- Centrali: contraddistinguono la persona.
- Secondari: meno frequenti e importanti, circoscritti a specifiche sequenze di comportamenti.
Per Allport è cruciale la nozione di autonomia funzionale dei bisogni: un’attività intrapresa per una ragione può, nel tempo, diventare fine a sé stessa, acquisendo un valore autonomo e indipendente dal bisogno originale. Non è quindi possibile ricondurre le azioni ad un insieme più o meno ampio di istinti o pulsioni, data la natura illimitata della crescita dei bisogni.
Fondamentale è anche la nozione di proprio, che si riferisce all’insieme di percezioni e opinioni di sé. Allport concepisce il Proprio come l’essenza dell’identità personale, che si sviluppa nel tempo e contribuisce in maniera crescente alla coerenza del funzionamento e della personalità.
Murray intende la personalità come una struttura agentica che organizza e governa l’organismo umano e media i suoi rapporti con l’ambiente. Il funzionamento della personalità è dato da:
- Bisogni: viscerogeni o psicogeni, sono forze interne che organizzano l’esperienza, regolano le percezioni, la motivazione e l’azione, dando all’organismo una chiara tendenza direzionale.
- Pressioni: forze ambientali che interagiscono con i bisogni delle persone, rendendo più o meno difficile perseguire gli obiettivi. Le pressioni beta sono opportunità o impedimenti soggettivi, mentre le pressioni alfa sono facilitazioni ed ostacoli oggettivamente esistenti.
- Temi: unità di analisi più globali, derivanti dall’interazione tra un bisogno e una pressione. Rispecchiano sia l’intento personale sia la situazione nella quale la persona agisce.
Murray sviluppò un test semiproiettivo, il Thematic Apperception Test (TAT), che, attraverso la presentazione di uno stimolo ambiguo da interpretare e inserire in una storia (bambino con violino), si propone di svelare il mondo interiore di una persona, i suoi temi, i suoi bisogni e le sue pressioni.
Tra gli anni ’50 e ’60 si assistette alla diffusione di micro teorie: i ricercatori si posero obiettivi più specifici, focalizzandosi su singole disposizioni (aggressività, ansia), motivazioni (successo, potere) oppure particolari stili od orientamenti cognitivi (dipendenza dal campo, locus of control).
Si sviluppò anche lo studio della motivazione, che si liberò dalle teorie dell’istinto e delle pulsioni, focalizzandosi sui processi affettivi e cognitivi che regolano l’avvio e la direzione del comportamento.
Secondo Rogers, una caratteristica fondamentale della personalità è la tendenza attualizzante, una tendenza universale presente in ogni essere umano che ne direziona obiettivi e percorsi di vita, imprimendo una direzione costruttiva allo sviluppo e alla piena realizzazione degli aspetti sani e creativi. La base dello sviluppo è l’accettazione incondizionata, la quale consente di realizzare al massimo le proprie potenzialità. Di contro, la non accettazione blocca la tendenza attualizzante e, di conseguenza, lo sviluppo, creando una condizione di disagio.
Nelle teorie dell’apprendimento sociale (Dollard, Miller), la riduzione della stimolazione pulsionale, derivante dai bisogni, è l’elemento di rinforzo che regola il rapporto dell’organismo con l’ambiente.
Per la teoria dei costrutti personali di Kelly, l’individuo mira a prevedere e controllare il corso degli eventi in cui è coinvolto. Il comportamento è guidato dall’anticipazione degli eventi: le anticipazioni rappresentano i costrutti personali, o “schemi”, che l’individuo impiega per conoscere la realtà, interpretare le proprie relazioni con il mondo ed ordinare gli eventi.
Nel 1968, Mischel criticò le teorie disposizionali e psicodinamiche ed il modo in cui le differenze individuali erano concettualizzate e valutate, sostenendo che la predizione del comportamento in contesti specifici e la stabilità risultavano basse. Propose nuove unità di analisi al fine di rilevare le differenze individuali di comportamento da un contesto all’altro e nelle diverse situazioni.
Similmente, per gli interazionisti, si può spiegare il comportamento solo facendo riferimento alla combinazione interattiva tra fattori personali e situazionali. Ciò che resta problematico è il grado di reciprocità delle interazioni e il peso degli uni e degli altri nelle diverse circostanze, nonché il peso da assegnare all’eredità, all’ambiente ed alle capacità autonome di ciascun individuo.
La psicoanalisi
Per la psicoanalisi, il funzionamento psichico dipende dall’energia psichica accumulata come risultato di esigenze interne ed esterne, e ha lo scopo di preservare l’equilibrio dell’organismo al livello più basso di tensione. L’apparato mentale è visto come un sistema tensio-riduttivo: evitare il dispiacere della tensione psichica che risulta dall’azione di pressioni concorrenti è il fine a cui tendono i principi del funzionamento mentale, il principio di piacere e il principio di realtà.
Secondo Freud, le determinanti di tutta l’attività psichica sono le pulsioni, rappresentazioni psichiche di stimoli endosomatici, le quali forniscono l’energia che muove l’apparato psichico.
Jung ipotizzò l’esistenza di un inconscio collettivo: un prodotto universale dell’evoluzione umana.
La psicoanalisi dell’Io (A. Freud, Rapaport) considera alcune funzioni dell'Io originariamente libere dal conflitto e indipendenti dall’Es.
La psicoanalisi delle relazioni oggettuali (Klein, Bowlby) investiga le relazioni delle persone con gli “oggetti”, ossia le persone significative del proprio ambiente sociale, focalizzandosi sulle prime relazioni tra bambino e caregiver. Gli scambi tra madre e bambino pongono le basi per lo sviluppo della personalità: pensieri e sentimenti associati alla madre vengono interiorizzati sotto forma di rappresentazioni mentali durature, che sono la base dell’identità personale.
Differenze individuali
I concetti utilizzati per rappresentare e ordinare i diversi aspetti della personalità sono:
- Tratti: modi di sentire, pensare e agire che improntano il rapporto dell’individuo con la realtà.
- Motivi e valori: espressione di bisogni e principi che giustificano e indirizzano tale rapporto.
- Atteggiamenti: disposizioni valutative che colorano affettivamente tale rapporto, costituiscono la propensione nei confronti di un oggetto secondo l’asse del piacere-dispiacere.
- Autovalutazioni: percezioni, valutazioni e disposizioni delle persone nei confronti di loro stesse. L’autostima è una caratteristica individuale stabile e pervasiva della personalità, che influenza il modo di predisporsi nei confronti del mondo e costituisce una guida per l’azione.
Tratti di personalità
I tratti (disposizioni) sono insiemi di tendenze a pensare, sentire e agire in modi relativamente stabili nel tempo e nelle diverse circostanze. Sono quindi decontestualizzate o dominio-generali, ovvero tendenze globali a manifestare un medesimo tipo di comportamento in diversi ambiti.
La struttura della personalità è costituita da tendenze comportamentali gerarchicamente organizzate con tratti sovraordinati al livello più alto della gerarchia. Il livello più elevato della gerarchia, ovvero la struttura di base della personalità, è da molti ritenuta una base universale.
I tratti di base rispecchiano repertori di potenzialità che nello sviluppo si traducono in stabili tendenze affettivo-cognitive e comportamentali cruciali per lo sviluppo e per l’adattamento. Mentre le disposizioni di base ricondotte ai Big Five attengono alla sfera esecutiva, le valutazioni e le rappresentazioni di sé attengono alla sfera dell’attribuzione di senso e di valore.
Alcuni studiosi preferiscono descrivere le persone non in termini di dimensioni di tratto, ma di tipi di personalità, con riferimento a particolari costellazioni di tratti ricorrenti in una popolazione. In particolare, John e Srivastava ipotizzano l’esistenza di 3 tipi di personalità:
- Resilienti: individui che mostrano elevati livelli di adattamento psicologico.
- Supercontrollati: individui che appaiono socievoli ma socialmente inibiti.
- Ipercontrollati: individui poco amichevoli e coscienziosi ed emotivamente instabili.
L’analisi fattoriale
Per cercare di stabilire una struttura universale delle differenze individuali di personalità si usa l’analisi fattoriale, che impiega come metodi di indagine il questionario e le liste di aggettivi (approccio psicolessicale) al fine di trovare un insieme semplice e comprensivo di fattori capace di definire la molteplicità dei modi in cui gli individui possono differenziarsi l’uno dall’altro.
L’analisi fattoriale è una tecnica statistica che permette di ricondurre numerose variabili manifeste a un numero ridotto di costrutti latenti in base ai coefficienti di correlazione, identificando asserzioni ed aggettivi maggiormente rappresentativi di certe dimensioni di personalità.
Ciò che accomuna i diversi approcci fattoriali è la presenza di:
- Organizzazione gerarchica delle dimensioni di personalità.
- Caratteristiche individuali stabili che permettono di prevedere il comportamento individuale.
Ciò che invece distingue i diversi approcci fattoriali sono:
- Numero di fattori (ampio / ristretto).
- Relazioni tra i fattori (correlati / indipendenti).
- Uso dell’analisi fattoriale (verifica / scoperta): si usa l’analisi esplorativa in mancanza di una teoria precisa, mentre l’analisi confermativa mira a testare o confermare una specifica teoria.
Eysenck identifica 3 superfattori indipendenti, utilizzando un’analisi fattoriale di secondo ordine:
- Estroversione
- Nevroticismo
- Psicoticismo
Questi 3 fattori sono posti all’apice di un’organizzazione gerarchica nella quale ogni fattore di secondo ordine, o fattore latente (estroversione), organizza un insieme di tendenze abituali (vivacità, impulsività, socievolezza), le quali sommano abitudini comportamentali (divertire le persone), che organizzano a loro volta diversi comportamenti specifici al livello più basso (raccontare barzellette).
Guilford ha identificato 13 fatto...
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