Capitolo 1: Le origini della psicologia della personalità
Il termine personalità deriva dalla parola latina “persona”, che dapprima indicava la maschera indossata dagli attori nelle rappresentazioni teatrali dell’antica Grecia, per preparare il pubblico agli stati d’animo e alle azioni del personaggio; in seguito cambiò significato fino a comprendere il personaggio in sé e l’attore dietro la maschera: da un significato prevalentemente esteriore si passò così ad una progressiva inclusione delle qualità interne e personali.
Il termine personalità viene a volte assimilato a termini come carattere e temperamento:
- Con il termine carattere (deriva dal greco incisione) ci si riferisce alla personalità del soggetto così come essa si è venuta formando grazie all’interazione fra le componenti iniziali e le influenze ambientali;
- Con il termine temperamento (deriva dal latino umore vedi Galeno) ci si riferisce agli aspetti della personalità maggiormente condizionati dalla componente innata, ereditaria.
In pratica, il temperamento è il punto di partenza nello sviluppo della personalità, mentre il carattere è il risultato a cui l’individuo approda nella vita.
Il contributo di Ippocrate di Cos
Con Ippocrate di Cos si afferma una concezione unitaria dell’organismo e del corpo, per cui la malattia non è soltanto l’alterazione di una o più parti ma l’alterazione complessiva dell’equilibrio generale. Egli sostiene che il funzionamento dell’organismo dipende dall’equilibrio o disequilibrio di 4 umori (sangue, flegma, bile gialla e bile nera) dalla cui predominanza risultano 4 tipi di temperamento:
- L’individuo sanguigno (influenzato dal sangue) era descritto come corpulento, impetuoso e violento;
- L’individuo flemmatico (influenzato dal flegma) era descritto come freddo, lento e metodico;
- L’individuo collerico (influenzato dalla bile gialla) era descritto come magro, pessimista e preoccupato;
- L’individuo malinconico (influenzato dalla bile nera) era descritto come malinconico.
Il contributo di Galeno
Galeno distingueva tra spiriti vitali (localizzati nei vasi sanguigni e con una funzione nutritiva) e spiriti animali o psichici (dai quali dipende il funzionamento nervoso); ha localizzato la mente nel cervello e ha descritto 9 tipi di temperamento che risultavano dalle varie combinazioni, di prevalenza e di equilibrio, dei 4 umori di Ippocrate.
Modernamente si distinguono:
- Temperamento: riguarda gli aspetti formali della condotta (energico, sensibile, calmo) in cui prevalgono caratteristiche biologico-ereditarie;
- Personalità: riguarda gli aspetti sociali della condotta (loquace, diligente, generoso) in cui prevalgono caratteristiche socio-cognitive;
- Carattere: riguarda le dimensioni morali della condotta (bugiardo, avaro, adulatore);
- Costituzione: riguarda l’insieme di corrispondenze tra caratteristiche fisiche e psichiche.
La teoria della personalità esplora 5 aree:
- Struttura: riguarda la descrizione della personalità dal punto di vista strutturale e studia le componenti della personalità in base a 2 livelli:
- A livello generale (inferibile) si hanno il tipo (che è una costellazione di tratti) e i tratti (che sono tendenze o disposizioni a comportarsi in modo stabile e coerente);
- A livello specifico (osservabile) si hanno l’abitudine (che è una concatenazione stabile di comportamenti) e la risposta (che è un’attività comportamentale elicitata da situazioni-stimolo).
- Processo: riguarda la descrizione della personalità dal punto di vista dinamico, motivazionale secondo vari modelli:
- Modelli tensio-riduttivi (pulsione-bisogno);
- Modelli di incentivo (mete, scopi, aspettative);
- Modelli di crescita personale (valori, ricerca di significati);
- Modelli cognitivi (aspettative, bisogno di conoscenza).
- Crescita e sviluppo: riguarda la descrizione della personalità dal punto di vista della crescita e dello sviluppo, sottolineando che lo sviluppo della personalità è l’esito di interazioni tra geni e ambiente.
- Psicopatologia: riguarda la descrizione della personalità dal punto di vista del funzionamento normale o patologico.
- Cambiamento.
Nascita della psicologia della personalità
Gall viene riconosciuto come il vero precursore della moderna psicologia delle differenze individuali. Nella sua teoria chiamata frenologia (dal greco frenòs che vuol dire mente), affermò che il carattere è un’espressione della fisiologia cerebrale e il cervello è la sede da cui ha origine il temperamento e il comportamento dell’individuo, per cui dalla valutazione dei particolari morfologici del capo si poteva risalire alla determinazione della personalità dell’individuo.
Altri contributi ci arrivano da:
- Wundt (strutturalismo), che ha studiato gli elementi di base della mente (gli elementi di base delle emozioni) e rielaborato i quattro temperamenti di Ippocrate in base a due assi principali: la forza delle emozioni e la modificabilità delle emozioni.
- James (funzionalismo), che ha introdotto la nozione di self o sé distinguendo 3 dimensioni:
- Self spirituale: si riferisce al senso interiore della propria identità;
- Self sociale: si riferisce a ciò che gli altri percepiscono di me;
- Self materiale: si riferisce a tutto quell’insieme di oggetti fisici che in qualche modo ci appartengono in modo forte e che configurano l’aspetto materiale della mia identità.
- Janet ha fondato un sistema di psicologia dinamica che anticipa le teorie di Freud e di Jung. La sua produzione può essere suddivisa in 2 periodi:
- Nel 1° periodo prevale l’interesse per la psicopatologia: egli sostiene che la perdita di coesione della personalità si realizza quando le funzioni psicologiche diventano automatiche e si dissociano dalla persona nella sua interezza;
- Nel 2° periodo prevale l’interesse per i problemi dello sviluppo e del funzionamento della personalità normale, in cui sostiene che l’organizzazione di tensioni dinamiche che determina il comportamento dipende ampiamente da fattori interpersonali e sociali.
- Le riflessioni sullo sviluppo dei test mentali, della misura dell’intelligenza e delle differenze individuali: il movimento dei test mentali nasce dall’esigenza di differenziare il normale dal deviante e, nell’ambito della normalità, di differenziare i vari livelli di prestazione.
- Galton è stato il primo ad avviare le prime ricerche sui test mentali, si interessò di ereditarietà e dello studio quantitativo dei caratteri fisici e psichici dell'uomo.
- Binet formulò un test per misurare le capacità intellettive dei bambini, la cosiddetta "scala di Binet-Simon", ma si deve a Stern la nozione di quoziente di intelligenza come rapporto tra età mentale ed età reale: quest'ultimo sostiene che la personalità è una totalità, mai interamente determinata né dalle caratteristiche personali né dall’ambiente.
- Fra gli anni ’30 e ’50 si afferma il comportamentismo in base al quale le contingenze ambientali determinano il comportamento.
- Fra gli anni ’50 e ’70 si afferma il disposizionalismo che spiega le differenze individuali come dovute a disposizioni (cioè alla tendenza che ogni individuo ha a manifestare differenti tratti o caratteristiche della personalità).
- Da gli anni ’70 ad oggi emergono nuove prospettive: le teorie tratto/disposizionali, caratterizzate dal Big Five versus le teorie social-cognitive caratterizzate dall’interazionismo (in base al quale il funzionamento della personalità comporta interazioni reciproche tra le persone, il loro comportamento e l’ambiente socio-culturale) e dall’agentività umana (in base alla quale le persone sono agenti causali che contribuiscono proattivamente al proprio sviluppo).
Capitolo 2: Teorie e metodi
L’epistemologia di Popper rappresenta per la psicologia un grande punto di riferimento: egli sostiene che lo scopo dell’attività scientifica è quello di trovare spiegazioni soddisfacenti in grado di migliorare lo stato delle conoscenze acquisite. La spiegazione scientifica è un processo suscettibile di essere costantemente modificato e migliorato, e se intende acquisire un carattere empirico deve poter essere confutata (contestata) o falsificata.
Il criterio di falsificabilità stabilisce il confine tra teorie empiriche e teorie non empiriche: la teoria migliore è quella che è stata sottoposta a un numero maggiore di controlli, attraverso osservazioni e esperimenti, in quanto permettono di eliminare le teorie più deboli e garantiscono una base più forte alla teoria che è resistita ai tentativi di confutazione.
Lo studio della personalità deve avere come requisiti:
- La validità, nel senso che le nostre conoscenze/osservazioni devono riferirsi ai fenomeni che ci interessano;
- L’attendibilità, che consiste nella ripetibilità delle osservazioni.
Approcci metodologici
I metodi sono procedimenti pianificati di raccolta e trattamento delle informazioni; l’impiego di un metodo non esclude gli altri: è infatti auspicabile un pluralismo metodologico.
I metodi di studio della personalità si distinguono in:
- Metodo clinico: lo studioso seleziona e pone in relazione tra loro una varietà di osservazioni e di informazioni che raccoglie attraverso l’esame della biografia, della condotta, della sua stessa relazione con la persona che, per vari motivi, è oggetto di indagine. Il fine è la ricostruzione di un itinerario esistenziale rispetto al quale cogliere le dimensioni uniche della personalità individuale.
- Metodo correlazionale: lo studioso impiega valutazioni di caratteristiche e comportamenti degli individui per estrarre dei profili e delle correlazioni. I profili descrivono gli individui mentre le correlazioni rilevano concordanze e discordanze nella variazione di certe caratteristiche o comportamenti, al fine di verificare delle previsioni e fornire spiegazioni, nel quadro di ipotesi teoriche prestabilite.
- Metodo sperimentale: lo studioso mira alla ricerca di regolarità generali rispetto ai nessi che legano certi effetti alle cause che li producono, generalizzabili al contesto al di fuori del laboratorio. Il controllo sulle variabili, le situazioni, i trattamenti e i soggetti ne costituisce una delle caratteristiche principali.
Come si possono distinguere i diversi approcci teorici?
Si possono distinguere in base:
- Alle strategie di ricerca che possono essere idiografiche (sono centrate sullo studio del caso singolo; il singolo individuo come unità di indagine) vs. nomotetiche (finalizzate alla ricerca di leggi universali valide per tutti gli individui; la popolazione come unità di indagine);
- Ai metodi: clinici, correlazionali o sperimentali;
- Ai fenomeni studiati: differenze individuali; strutture e processi di autoregolazione, etc.
Nello studio della personalità vi sono 5 differenti prospettive teoriche:
- La prospettiva psico-dinamica: sostiene che la personalità viene concepita come un sistema di forze dinamiche (pulsioni, bisogni, motivazioni) che operano appunto nella personalità.
- Prospettiva fenomenologico-esistenziale: significato soggettivo dell’esistenza.
- Prospettiva disposizionale: tratti a base più o meno innata.
- Prospettiva comportamentista: gerarchie di sequenze comportamentali apprese.
- Prospettiva socio-cognitivista e interazionale: sistema aperto di elaborazione delle conoscenze, scambi attivi con l’ambiente.
Capitolo 3: Sigmund Freud (1856-1939) e la nascita della psicoanalisi
La psicoanalisi ha un’influenza trasversale sulla psicologia, ma poca rilevanza nella psicologia della personalità contemporanea: infatti è dubbio che la psicoanalisi fornisca una cornice guida ancora valida per spiegare le scoperte delle neuroscienze e delle scienze cognitive contemporanee (ad esempio, quelle sullo sviluppo infantile). Inoltre, in Freud non troviamo una definizione di personalità, ma possiamo derivarla dalla sua trattazione sullo sviluppo psico-sessuale e sull’organizzazione dell’apparato psichico.
La medicina ufficiale dell’800 tendeva ad interpretare tutti i disturbi della personalità (psichici e fisici) in chiave somatica e quindi a non ricercare la vera causa di quegli stati psiconevrotici (come le isterìe) in un conflitto tra forze psichiche inconsce, guaribili attraverso l’ipnosi (sostituita in seguito dal metodo delle libere associazioni e poi dall’interpretazione dei sogni).
Con il caso clinico di Anna O. (la giovane isterica curata prima da Breuer con l'utilizzo del metodo catartico) Freud comprende che ogni sintomo ha una sua storia, per cui è necessario ripercorrere a ritroso la vita della paziente per risalire all'evento traumatico, causa del sintomo stesso. La svolta essenziale del percorso clinico e teorico di Freud avviene con la presa di coscienza che eventi traumatici in precedenza considerati reali potevano essere il risultato di fantasie.
A partire da questa presa di coscienza, il pensiero di Freud si rivolge a fattori interni mettendo in rilievo il concetto di desiderio inconscio. Egli si rese conto che ciò che crea difficoltà e conflitti al paziente è la presenza di una fantasia sessuale inaccettata: quindi il conflitto non deriva da un trauma esterno ma dalla interazione fra gli eventi di vita e il modo in cui ne è stato elaborato il significato. In questa prospettiva, il sogno finisce per essere visto come appagamento di un desiderio inaccettabile inteso come la forza motrice di ogni sintomo.
Alla seconda tappa del pensiero freudiano appartengono alcuni scritti che hanno permesso di porre le basi all’edificio psicoanalitico: il primo scritto al quale è doveroso riferirsi è quello relativo a Dora (Frammento di un’analisi di isteria). Dora, da adolescente, mette in moto tutti i suoi fantasmi nella relazione terapeutica con Freud ma permette a quest’ultimo di avvicinarsi, attraverso il sogno, a quanto da lei rimosso. La conclusione alla quale giunge è che i sintomi mostrati dalla ragazza non sono tanto manifestazioni di traumi quanto segnali di conflitti attuali e pregressi.
Il caso di Dora coincide con la scoperta del transfert o traslazione: lo spostamento di sentimenti, pensieri, comportamenti (sperimentati originariamente con figure significative dell’infanzia) su una persona coinvolta in una relazione interpersonale attuale. Il transfert può apparire all’inizio come un ostacolo o una resistenza, ma di fatto è il miglior alleato dello psicoterapeuta nel risolvere la nevrosi.
Attraverso la psicoanalisi (che nasce come terapia dell'isterìa), Freud arriva alla convinzione che tutto l'agire umano, anche il meno intenzionale, è dotato di senso e può essere visto come un contenuto manifesto che rimanda a un contenuto latente.
Freud intendeva col termine psicoanalisi 3 cose:
- Un metodo di indagine del significato inconscio dei discorsi, delle azioni e delle produzioni immaginarie (sogni, fantasie, deliri) del soggetto;
- Una tecnica terapeutica fondata su tale indagine (transfert, interpretazione dei sogni, libere associazioni, difese, ecc.) per trattare le nevrosi;
- Una teoria psicologica e psicopatologica fondata sui dati ottenuti con il metodo psicoanalitico (cioè la metapsicologia).
La psicoanalisi ha avuto origine dallo studio del comportamento patologico, tuttavia Freud l’ha utilizzata anche in altri ambiti, come in antropologia, in letteratura, nell’arte, nella mitologia, nel folklore, nello studio del linguaggio, della religione e della società. L’oggetto di studio della psicoanalisi è il comportamento umano nella sua interezza, cioè il comportamento normale e patologico, visibile (come nelle forme d’arte) e non visibile (come i sogni, le fantasie e i pensieri). L’analisi del pensiero umano si fonda su 2 ipotesi fondamentali:
- La 1° ipotesi è quella del determinismo psichico o di causalità, in base al quale nella mente nulla avviene per caso per cui la causa del comportamento umano non è casuale, ma psichica;
- La 2° ipotesi è quella del determinismo psichico inconscio, in base al quale l’attività psichica è determinata da cause che non sono sotto il controllo della coscienza cioè non tutti i processi psichici avvengono a livello consapevole.
A sostegno delle sue ipotesi Freud porta due tipi di fenomeni normali e psicopatologici. Tra i primi rientrano atti mancati, lapsus, paraprassie (sviste), motti di spirito, sogni; i secondi sono rappresentati dalle nevrosi.
La metapsicologia è la dimensione teorica della psicoanalisi e studia la mente da 3 punti di vista, strettamente connessi:
- Punto di vista topico: il termine topico deriva dal greco topos che significa luogo; in questo caso Freud, metaforicamente, immagina la mente come un luogo psichico;
- Punto di vista dinamico: si riferisce al fatto che i fenomeni psichici sono il risultato di un conflitto in cui sono interessate delle forze la cui origine è pulsionale;
- Punto di vista economico: si riferisce al fatto che l’apparato mentale viene visto come un sistema tensio-riduttivo, finalizzato a scaricare l’energia psichica.
Punto di vista topico egli propone 2 topiche, cioè due strutture dirette:
- Nella 1° Topica (modello topografico) divide l’apparato psichico in conscio, preconscio e inconscio. Egli sostiene che la mente umana sia un sistema unitario,
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