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SCALA DI INTELLIGENZA STANFORD-BINET

Gli item dei test sviluppati originariamente da Binet furono adattati agli scolari americani. Nel 1916 pubblicò la

revisione Stanford dei testi Binet, ora chiamata scala di intelligenza Stanford-Binet. Nonostante l’età, la scala

Stanford-Binet è ancora uno dei test psicologici più frequentemente utilizzati. Ogni item del test fu situato al livello

d’età in cui una considerevole maggioranza di bambini riusciva a superarlo. Si poteva ottenere l’età mentale di un

bambino sommando il numero degli item superati ad ogni livello di età. Inoltre, Terman adottò un utile indice di

intelligenza. Questo indice è il quoziente intellettivo (QI), che esprime l’intelligenza come il rapporto fra l’età mentale

e l’età cronologica: QI = EM/EC x 100

Il numero 100 è usato come moltiplicatore affinché il QI sia uguale a 100 quando EM è uguale a EC. Se EM è inferiore

allora il QI sarà minore di 100 e viceversa. La più recente revisione della scala Stanford-Binet usa punteggi

standardizzati in base all’età invece dei punteggi QI. Questi punteggi possono essere interpretati in termini di percentili,

che mostrano la percentuale di soggetti nel gruppo di standardizzazione che cade sopra o sotto un dato punteggio. E

sebbene il concetto di QI sia tuttora usato nella valutazione dell’intelligenza, in realtà non è più calcolato usando

l’equazione sopra citata. Si usano delle tabelle per trasformare i punteggi grezzi del test in punteggi standard, che sono

adattati in modo che la media per ogni età equivalga a 100. In linea con la concezione attuale dell’intelligenza come un

insieme di capacità diverse, la revisione della Stanford-Binet raggruppa i test in quattro grandi aree di capacità

intellettive: ragionamento verbale, ragionamento astratto/visivo, ragionamento aritmetico e memoria a breve termine.

SCALE WECHSLER DI INTELLIGENZA

Wechsler sviluppò un nuovo test perché riteneva che la Stanford-Binet dipendesse in modo troppo consistente dalle

abilità linguistiche e non fosse adatta per gli adulti. La Scala Wechsler di intelligenza per adulti (WAIS) è suddivisa in

due parti, una scala verbale e una di performance, che producono punteggi separai come pure un punteggio QI totale.

Wechsler in seguito sviluppò un test simile per i bambini. Gli item della scala di performance richiedono la

manipolazione o la sistemazione di cubi, disegni o altro materiale. Forniscono anche punteggi per ognuno dei sottotest,

in modo che l’esaminatore abbia un quadro più chiaro dei punti di forza e debolezza intellettivi dell’individuo. Entrambi

i test predicono in modo piuttosto valido il successo scolastico.

APPROCCIO FATTORIALE

Alcuni psicologi intendono l’intelligenza come una capacità generale di comprensione e ragionamento che si manifesta

in molti modi. Questa era l’ipotesi di Binet. Nonostante le diverse sottoscale che compongono la WAIS, anche Wechsler

riteneva che “l’intelligenza è la capacità complessiva o globale di un individuo di agire in modo finalizzato, pensare

razionalmente e rapportarsi con il suo ambiente in modo efficace”. Altri psicologi si sono chiesti se esista qualcosa

come “l’intelligenza generale”. Ritengono che i test di intelligenza valutino un certo numero di abilità mentali

relativamente indipendenti l’una all’altra. Un metodo per ottenere informazioni più precise sul genere di abilità che

determinano il profitto nei test di intelligenza è l’analisi fattoriale, tecnica statistica che esamina le intercorrelazioni tra

diversi test e, raggruppando quelli che sono più altamente correlati, li riduce a un numero più piccolo di dimensioni

indipendenti, dette fattori. L’idea di base è che due test altamente correlati tra di loro probabilmente misurano la stessa

abilità sottostante. L’obiettivo è determinare il numero minimo di fattori, o abilità, necessari a spiegare l’insieme di

correlazioni riscontrate in un raggruppamento di test diversi. Fu in realtà l’ideatore dell’analisi fattoriale, Spearman, a

suggerire per primo che tutti gli individui possiedono un fattore generale di intelligenza (chiamato g) in misura

variabile. Una persona potrebbe essere descritta come genericamente brillante o ottusa, a seconda del quantitativo di g

che possiede. Inoltre, speciali fattori, ciascuno chiamato s, sono specifici di abilità o test particolari. Un ricercatore

successivo, Thurstone avanzò delle obiezioni sull’intelligenza generale, suggerendo che l’intelligenza possa essere

frazionata in un gran numero di abilità primarie, grazie all’analisi fattoriale. Identificò sette fattori che utilizzò nella

costruzione del suo test delle abilità mentali primarie. La speranza di scoprire gli elementi fondamentali

dell’intelligenza attraverso l’analisi fattoriale non si realizzò pienamente per molteplici ragioni. Le sue abilità primarie

non sono completamente indipendenti. Il numero delle abilità fondamentali identificato dall’analisi fattoriale dipende

dalla natura degli item del test.

TEORIE CONTEMPORANEE DELL’INTELLIGENZA

TEORIE DELLE INTELLIGENZE MULTIPLE DI GARDNER

Gardner ha sviluppato la sua teoria delle intelligenze multiple come una sfida diretta a ciò che l’autore definisce la

visione “classica” dell’intelligenza, definita come capacità di ragionamento logico. Gardner è stato colpito dalla varietà

dei ruoli adulti nelle differenti culture. Le sue osservazioni lo hanno portato a concludere che non esiste solo una

capacità mentale sottostante o g, bensì una varietà di intelligenze che lavorano in combinazione. Gardner definisce

l’intelligenza come “l’abilità di risolvere problemi o confezionare prodotti che sono la conseguenza di un particolare

contesto culturale o comunità”. Sono le intelligenze multiple che permettono agli esseri umani di assumere i ruoli

diversi. Gardner ha subito messo in chiaro che l’intelligenza non è una “cosa”, un qualche oggetto all’interno della

testa, ma “un potenziale la cui presenza permette l’accesso individuale a forme di pensiero appropriate a specifici tipi di

contenuto”. In base alla teoria delle intelligenze multiple di Gardner, esistono sette tipi diversi di intelligenza,

indipendenti l’uno dall’altro, ognuno operante nel cervello come un sistema separato, secondo regole proprie:

• Linguistica

• Musicale

• Logico-matematica

• Spaziale

• Somato-cinestesica

• Intrapersonale

Analizza ogni tipo di intelligenza da vari punti di vista. Sebbene tutte le persone normali possano applicare tutte le

intelligenze fino a un certo punto, ciascun individuo è caratterizzato da una combinazione unica di intelligenze

relativamente più forti e più deboli, il che aiuta a spiegare le differenze individuali.

TEORIA DELL’INTELLIGENZA E DELLO SVILUPPO COGNITIVO DI ANDERSON

Psicologi come Anderson evidenziano che le intelligenze multiple di Gardner sono mal definite: si tratta “talvolta di un

comportamento, talvolta di un processo cognitivo e talvolta di una struttura nel cervello”. Anderson perciò ha tentato di

sviluppare una teoria basata sull’idea di intelligenza generale proposta da Thurstone e altri. La teoria di intelligenza di

Anderson afferma che le differenze individuali nell’intelligenza e i cambiamenti evolutivi nella competenza intellettiva

sono spiegati da diversi meccanismi. Le differenze nell’intelligenza sono conseguenti a differenze nel “meccanismo di

elaborazione di base” che implementa il pensiero, il quale a sua volta produce conoscenze. Gli individui variano nella

velocità in cui si verifica l’elaborazione di base. Ciò equivale a dire che un meccanismo di elaborazione a bassa velocità

produce una scarsa intelligenza generale. Nota tuttavia che alcuni meccanismi cognitivi non mostrano differenze

individuali. I meccanismi che forniscono queste capacità universali sono “moduli”. Ciascun modulo funziona in modo

indipendente, eseguendo computazioni complesse. Sono virtualmente automatici ed è la maturazione di nuovi moduli

che spiega l’aumento delle capacità cognitive, nel corso dello sviluppo. Oltre ai moduli, secondo Anderson

l’intelligenza include due “capacità specifiche”. Una ha a che fare con il pensiero proposizionale e l’altra col

funzionamento visivo e spaziale. I compiti che richiedono queste abilità sono svolti da “specifici processori”.

La teoria di intelligenza di Anderson suggerisce l’esistenza di due “vie” diverse per arrivare alla conoscenza. La prima

implica l’utilizzazione del meccanismo di elaborazione di base, attraverso gli elaboratori specifici, per acquisire

conoscenza. La seconda implica l’uso dei moduli per acquisire conoscenza. La conoscenza basata sui moduli è

automatica se il modulo è sufficientemente maturo. Ciò spiega lo sviluppo dell’intelligenza.

TEORIA TRIARCHICA DI STERNBERG

Diversamente dalla teoria di Anderson, la teoria triarchica di Sternberg tiene conto dell’esperienza e del contesto,

oltre che dei meccanismi di base di elaborazione delle informazioni. La teoria di Sternberg consta di tre parti o

sottoteorie:

- la sottoteoria delle componenti, relativa ai processi di pensiero;

- la sottoteoria dell’esperienza, che si occupa degli effetti dell’esperienza sull’intelligenza;

- la sottoteoria contestuale, che considera gli effetti dell’ambiente individuale e della cultura. La più sviluppata è quella

delle componenti. Ha identificato 3 tipi di componenti:

1. Metacomponenti, utilizzate per pianificare controllare, monitorare e valutare l’elaborazione durante la

soluzione dei problemi (abilità analitiche).

2. Componenti di performance, che implicano le strategie di soluzione dei problemi (abilità creative).

3. Componenti di acquisizione della conoscenza, che codificano, combinano e confrontano l’informazione,

durante il processo di soluzione dei problemi (abilità pratiche).

Le diverse componenti sono interdipendenti. Secondo Sternberg, le differenze nell’esperienza influenzano la capacità di

risolvere un dato problema. Una persona che non abbia precedentemente incontrato un particolare concetto avrà più

difficoltà ad applicare quel concetto rispetto a chi ha esperienza a riguardo. L’esposizione di una persona a particolari

concetti dipende in gran parte dall’ambiente. E qui è dove subentra la sottoteoria contestuale. Questa sottoteoria si

occupa dell’attività cognitiva necessaria a collocarsi in particolari contesti ambientali. Si focalizza su tre processi

mentali: adattamento, selezione e modellamento degli ambienti del mondo reale. L’individuo dapprima cerca i modi

per adattarsi o collocarsi nell’ambiente. Se l’adattamento non è possibile cerca di selezionare un ambiente diverso o

modellare quello preesistente, per collocarcisi meglio.

TEORIA BIOECOLOGICA DI CECI

Alcuni critici affermarono che la teoria di Sternberg ha così tante parti da non essere coerente. La teoria bioecologica

di Ceci propone l’esistenza di “potenziali cognitivi multipli”, piuttosto che una singola intelligenza generale di base o g.

Queste abilità o intelligenze multiple hanno una base biologica e pongono dei limiti ai processi mentali. La loro

emergenza, tuttavia, è modellata dalle sfide e le opportunità nell’ambiente individuale o contesto. Il contesto è

essenziale alla dimostrazione delle abilità cognitive. Per “contesto” Ceci intende domini di conoscenza così come fattori

tipo la personalità, la motivazione e l’istruzione. I contesti possono essere mentali, sociali o fisici. Ceci inoltre rifiuta la

visione tradizionale secondo cui l’intelligenza è correlata alla capacità di pensiero astratto, indipendentemente dall’area

oggetto di riflessione. Ritiene che la capacità di pensiero complesso è legata alle conoscenze guadagnate in particolari

contesti o domini. Piuttosto che essere dotati di una maggiore capacità di ragionamento astratto, le persone intelligenti

hanno abbastanza conoscenze, in un particolare dominio, che gli consentono di pensare in modo complesso ai problemi

in quell’area di conoscenza. In sintesi, secondo Ceci, la prestazione intellettiva quotidiana o nel mondo reale non può

essere spiegata dal solo Qi o da qualche nozione biologica di intelligenza generale. Al contrario, dipende

dall’interazione tra i potenziali cognitivi multipli e una base di conoscenza ricca e ben organizzata (un bambino

potrebbe essere nato con forti potenziali cognitivi, ma se è stato allevato in un ambiente estremamente impoverito dal

punto di vista intellettuale, potrebbe non sviluppare mai questi potenziali).

CONFRONTO TRA LE TEORIE DELL’INTELLIGENZA

Le quattro teorie dell’intelligenza sono discusse da Gardner che tenta di spiegare l’ampia varietà dei ruoli adulti, nelle

diverse culture. Ritiene che questa diversità non possa essere spiegata da una singola intelligenza di base e propone

invece l’esistenza di almeno sette intelligenze. Secondo Gardner, l’intelligenza è una qualità per risolvere problemi o

creare prodotti di valore, in una particolare cultura. La teoria di Anderson cerca di spiegare diversi aspetti

dell’intelligenza, non solo le differenze individuali ma anche l’aumento delle abilità cognitive nel corso dello sviluppo,

l’esistenza di specifiche capacità e quella di capacità universali che non variano da un individuo all’altro. Meccanismo

di elaborazione di base, equivalente all’intelligenza generale di Spearman o g. l’esistenza di capacità universali è

spiegata dalla nozione di “moduli”, il cui funzionamento dipende dalla maturazione. La teoria triarchica di Sternberg si

sviluppa dalla convinzione che le teorie precedenti non siano sbagliate ma solo incomplete. Consiste di tre sottoteorie:

la sottoteoria delle componenti, la sottoteoria dell’esperienza e la sottoteoria contestuale. La teoria bioecologica di Ceci

estende la teoria di Sternberg, esaminando il ruolo del contesto in modo più approfondito. Rifiutando l’idea di una

singola capacità generale e di soluzione di problemi astratti, Ceci propone che l’intelligenza sia basata su potenziali

cognitivi multipli. Questi potenziali hanno una base biologica, ma la loro espressione dipende dalla conoscenza

accumulata dall’individuo in un particolare dominio. La conoscenza è cruciale all’intelligenza. Nonostante le loro

differenze, queste teorie hanno alcuni aspetti in comune.

GENETICA E INTELLIGENZA

EREDITARIETA’

La percentuale di varianza di qualunque tratto ascritto alle differenze genetiche fra gli individui di una popolazione è

detta ereditarietà del tratto. Quanto più le differenze individuali in un tratto sono dovute a differenze genetiche, tanto

più l’ereditarietà è prossima a 1. Possiamo avvantaggiarci del fatto che talvolta è la natura stessa a produrre dei cloni

genetici, ovvero i gemelli monovulari. Se i gemelli identici risultano più simili su un tratto dei gemelli fratelli, allora

possiamo inferire che quel tratto possiede una componente genetica o ereditaria. Una difficoltà a interpretare i risultati

degli studi sui gemelli è che le coppie di gemelli monovulari possono essere trattate in modo più simile rispetto alle

coppie di gemelli biovulari, il che può spiegare la maggiore somiglianza delle loro personalità. Deciso di studiare

coppie di gemelli allevati separatamente. I gemelli allevati separatamente sono ugualmente simili l’uno all’altro in una

vasta gamma di abilità dei gemelli allevati insieme. I gemelli omozigoti hanno caratteristiche di personalità più simili

rispetto ai gemelli eterozigoti, grazie alla loro maggiore somiglianza genetica.

Malintesi Circa L’ereditarietà

Il ricorrente dibattito ufficiale sui problemi riguardanti il rapporto natura-nutrimento rivela grandi equivoci circa il

concetto di ereditarietà.

• L’ereditarietà è relativa alla popolazione, non ai singoli individui. L’ereditarietà di un tratto si riferisce alle

differenze fra individui all’interno di una popolazione, non alla percentuale di un tratto all’interno di un

individuo.

• L’ereditarietà di un tratto non è un singolo numero fisso. L’ereditarietà si riferisce a un attributo di un tratto in

una particolare popolazione, in un particolare momento.

• L’ereditarietà non ci dice nulla sull’origine delle differenze medie fra gruppi. Uno dei dibattuti più acesi e

ricorrenti nella società americana riguarda il fatto se le differenze medie dei punteggi dei diversi gruppi etnici

nei test di intelligenza sono dovute a differenze genetiche fra i gruppi.

• L’ereditarietà non ci chiarisce gli effetti dei cambiamenti ambientali sul livello medio di un tratto. Un’altra

affermazione errata circa l’ereditarietà è quella secondo cui un tratto che possiede un elevato grado di

ereditarietà non può essere modificato da un cambiamento ambientale.

INTELLIGENZA EMOTIVA

Ha reso popolare il termine intelligenza emotiva nel suo libro. Goleman affermava che la comprensione e il controllo

delle nostre emozioni sono una delle chiavi più importanti per la salute e il successo, nella nostra vita. Mayer e Salovey

ipotizzano l’esistenza di quattro componenti critiche dell’intelligenza emotiva. La prima è l’accurata percezione ed

espressione delle emozioni. Essere in grado di leggere le emozioni degli altri ci permette di anticipare le possibili

minacce che implicano.

- La percezione e l’espressione accurata delle vostre stesse emozioni è il primo passo per rispondervi in modo

appropriato. Le persone che non realizzano di sentirsi ansiose possono sviluppare un arousal fisiologico cronico, che gli

costa fatica e logoramento fisico e compromette la loro salute.

- La seconda componente dell’intelligenza emotiva è la capacità di accedere alle emozioni e generarle al servizio del

pensiero e della risoluzione dei problemi.

- La terza componente dell’intelligenza emotiva è la comprensione delle emozioni e del significato emotivo. Possiamo

accuratamente percepire di essere in ansia, ma se non capiamo perché ci sentiamo così non possiamo fare un granché in

proposito. Spesso facciamo attribuzioni scorrette relativamente alle nostre emozioni, che ci spingono a fare passi

sconsiderati.

- La componente finale dell’intelligenza emotiva è la regolazione delle emozioni, cioè essere in grado di trattare e

regolare le emozioni in modo appropriato. Questo non significa controllare completamente le emozioni che sentite o

esprimete: in realtà, un tale ipercontrollo emotivo sarebbe insano. Ma anche permettere alle proprie emozioni di

esprimersi senza remore può essere insano. Le persone che reprimono completamente la rabbia possono essere sfruttate

dagli altri, mentre quelle che esprimono cronicamente la propria rabbia in modo ostile perdono velocemente gli amici.

Molto di ciò su cui si focalizza la psicoterapia è aiutare le persone a riconoscere, etichettare accuratamente e gestire

meglio le loro emozioni, e parecchi studi dimostrano che la psicoterapia può riuscire a dare sollievo a una varietà di

disturbi psicologici. Esistono prove empiriche sempre più numerose secondo cui l’intelligenza emotiva è davvero

importante per il successo e il benessere, e fortunatamente coloro che nascono con problemi emotivi possono diventare

più intelligenti.

DIFFICOLTA’ GENERALIZZATE DELL’APPRENDIMENTO (DISABILITA’ INTELLETTIVE)

I livelli di intelligenza si dispongono lungo un continuum. Quando le persone possiedono abilità intellettive e pratiche

molto al di sotto della norma, si dice che abbiano delle difficoltà generalizzate di apprendimento. L’Organizzazione

Mondiale della Sanità ha posto i criteri per una diagnosi di difficoltà generalizzate dell’apprendimento. Per ricevere tale

diagnosi un individuo deve avere sia punteggi di QI inferiori alla norma sia mostrare significative difficoltà ad

affrontare compiti pratici della vita quotidiana. La severità di questo disturbo varia considerevolmente.

- Le persone con difficoltà generalizzate lievi riescono a mangiare e a vestirsi col minimo aiuto di chi ne fa le

veci, possono avere abilità motorie nella norma e possono imparare a parlare e a scrivere in termini semplici.

Riescono a muoversi nel proprio quartiere senza problemi, ma necessitano di aiuto se si tratta di percorrere

distanze maggiori. I loro punteggi a test standardizzati d’intelligenza si aggirano tra 50 e 69.

- Le persone con un livello moderato di disabilità, normalmente presentano un significativo ritardo

nell’acquisizione del linguaggio. Fisicamente possono essere goffi e maldestri, ed avere pertanto difficoltà a

vestirsi e a nutrirsi in autonomia. Normalmente acquisiscono solo delle competenze accademiche rudimentali. I

punteggi a test d’intelligenza tendono ad essere tra 35 e 49.

- Le persone con severe difficoltà generalizzate nell’apprendimento hanno un vocabolario molto limitato e

parlano tramite frasi si due o tre parole. Possono avere deficit significativi nello sviluppo motorio e da bambini

possono giocare in modo inappropriato con certi giocattoli. Da adulti, possono mangiare in autonomia con un

cucchiaio e vestirsi da soli se l’abbigliamento non è molto complicato. Il QI si aggira tra 20 e 34.

- I bambini e gli adulti con difficoltà generalizzate dell’apprendimento molto gravi sono severamente

danneggiati ed hanno bisogno di essere accuditi a tempo pieno. Non riescono a vestirsi da soli completamente.

QI tende ad essere inferiore a 20.

CAUSE DELLE DIFFICOLTA’ GENERALIZZATE DELL’APPRENDIMENTO

Numerosi fattori biologici possono causare delle difficoltà generalizzate di apprendimento, tra cui, disordini

cromosomici e gestazionali, esposizione prenatale a sostanze tossiche e, nella prima infanzia, infezioni, traumi fisici,

problemi metabolici o nutrizionali e infine disordini a livello cerebrale. Le abilità intellettive sono almeno in parte

ereditabili. I familiari delle persone con queste difficoltà generalizzate tendono a loro volta ad avere un tasso elevato di

problemi intellettivi, inclusi l’autismo e il vero e proprio disturbo generalizzato dell’apprendimento nei suoi vari livelli

di gravità. Due disordini metabolici trasmessi geneticamente che causano difficoltà generalizzate dell’apprendimento

sono la fenilchetonuria (PKU) e la malattia di Tay-Sachs. La fenilchetonuria è trasmessa da un gene recessivo e la sua

frequenza è di circa 1 su 20.000 nati. I bambini non riescono a metabolizzare la fenilalanina, un amminoacido. Come

risultato, la fenilalanina e il suo derivato, si accumulato nel corpo causando danni cerebrali permanenti. È disponibile un

trattamento efficace e i bambini sottoposti a questo trattamento sin da un’età precoce possono sviluppare un livello

medio d’intelligenza. La malattia di Tay-Sachs è trasmessa da un gene recessivo ed è diffusa principalmente nelle

popolazioni ebraiche. Il bambino è tra i tre e i sei mesi di vita, ha inizio una degenerazione progressiva del sistema

nervoso che porta ad un deterioramento mentale e fisico. Non esiste un trattamento efficace i bambini muoiono prima

dei sei anni. Vari tipi di disfunzioni cromosomiche: una delle cause più conosciute è la sindrome di Down che

presentano difficoltà generalizzate dell’apprendimento. Somiglianze in certe anormalità neurali tra i cervelli di persone

con sindrome di Down e malattia di Alzheimer. La sindrome X-fragile, che è la seconda causa più comune di difficoltà

generalizzate dell’apprendimento nei maschi, si verifica quando un segmento sul cromosoma X si rompe. Ritardo da

severo a molto grave, difetti linguistici e marcati deficit nelle interazioni interpersonali. La qualità dell’ambiente

prenatale di un feto può influire profondamente sullo sviluppo intellettivo successivo. Le droghe che una donna gravida

assume possono passare attraverso la placenta e interferire con lo sviluppo del feto. I bambini le cui madri hanno

assunto grandi quantità di alcol durante la gravidanza, hanno un maggior rischio di sviluppare difficoltà generalizzate

dell’apprendimento e una sindrome chiamata sindrome alcolica fetale. In media, i bambini affetti da questa sindrome

hanno un QI di circa 68, così come una bassa capacità di giudizio, distraibilità, difficoltà nel percepire gli stimoli sociali

e incapacità di imparare dall’esperienza.

Anche piccole quantità d’alcol durante la gravidanza sono associate a lievi difetti alla nascita.

TRATTAMENTI DELLE DIFFICOLTA’ GENERALIZZATE DELL’APPRENDIMENTO

Idealmente, i bambini a rischio di difficoltà generalizzate dell’apprendimento ricevono trattamenti comprensivi sin dai

primi giorni di vita. Interventi individualizzati intensivi possono favorire lo sviluppo delle abilità di base dei bambini.

Le terapie farmacologiche riducono i comportamenti aggressivi e auto-distruttivi e i programmi sociali assicurano che

l’ambiente sia ottimale per lo sviluppo del bambino. Strategie comportamentali sono inoltre utili per ridurre i

comportamenti auto-lesionistici, o disadattivi di altro tipo, come ad esempio sbattere la testa contro un muro. I farmaci

sono utilizzati per ridurre le crisi epilettiche comuni tra le persone con difficoltà generalizzate dell’apprendimento.

Possono ridurre i comportamenti aggressivi, auto-distruttivi e anti sociali. Gli antidepressivi possono ridurre la

depressione e migliorare il sonno e aiutare a controllare i comportamenti auto-lesionistici in persone con problemi

mentali. Gli interventi compresivi per bambini a rischio di difficoltà generalizzate dell’apprendimento combinano tutte

queste strategie in un unico pacchetto. Uno di questi programmi è il Programma per la Salute e lo Sviluppo del

Neonato. Come si è visto anche in altri programmi di intervento precoce, i benefici sono visibili nel breve termine, ma

senza una continuità dell’intervento, diminuiscono nel tempo.

PERSONALITA’

Quattro approcci teorici hanno dominato la psicologia della personalità nel XX Secolo: psicoanalitico,

comportamentale, manistico e cognitivo.

VALUTAZIONE DELLA PERSONALITA’

La personalità può essere definita come quell’insieme distintivo e caratteristico di pensieri, emozioni e comportamenti

che definiscono lo stile personale con cui l’individuo interagisce con l’ambiente fisico e sociale. Quando dobbiamo

descrivere la personalità di un individuo, siamo portati a usare termini relativi a tratti di personalità (estroverso). Gli

psicologi hanno cercato di escogitare metodi formali per descrivere e misurare la personalità, andando oltre l’uso

quotidiano dei termini in 3 modi:

1. Cercando di ridurre l’insieme potenziale dei termini riguardanti i tratti a un insieme maneggevole, che però

comprenda la diversità dell’umana personalità.

2. Cercando di garantire l’attendibilità e la validità degli strumenti di misurazione dei tratti di personalità.

3. Facendo ricerca empirica per scoprire le relazioni tra i tratti e quelle tra tratti e comportamenti specifici.

Cattell condensò la lista di Allport-Odbert a 171 tratti e ottenne valutazioni per ogni tratto. Si servì poi della statistica

per determinare quanti fattori di personalità sottostanti avrebbero potuto spiegare il pattern di correlazioni tra le

valutazioni dei singoli tratti. La sua analisi fece emergere 12 fattori, ai quali aggiunse altri 4 fattori che rappresentassero

quei tratti non rilevabili dalla sua analisi. Lo psicologo Eysenck utilizzò le valutazioni degli psichiatri circa le

caratteristiche dei propri pazienti per arrivare a due fattori di personalità: introversione-estroversione e instabilità-

stabilità emotiva, che egli chiamò nevroticismo; in seguito, ne ha aggiunta una terza. Introversione-estroversione si

riferisce al grado in cui l’orientamento fondamentale di una persona si rivolge internamente, verso il proprio sé, oppure

esternamente, verso il mondo esterno. All’estremità di introversione della scala troviamo individui timidi, all’estremità

di estroversione della scala troviamo individui socievoli. Il nevroticismo è una dimensione dell’emotività, che

caratterizza individui lunatici, ansiosi, instabili e disadattati all’estremità nevrotica o instabile della scala, e individui

calmi e ben adattati all’altra estremità. Cattell è arrivato a 16 ma Eysenck solo a 3. Gran parte del disaccordo deriva da

questioni di gusto. Si può dunque pensare ad una gerarchia di tratti in cui ogni ampio tratto generale è composto da

parecchi tratti subordinati e più limitati. Nonostante punti di disaccordo si sta creando un certo consenso tra vari

ricercatori sul fatto che 5 dimensioni di tratto possono catturare la maggior parte di ciò che intendiamo per personalità, i

cosiddetti Big Five. Apertura (openness) all’esperienza, Coscienziosità, Estroversione, Gradevolezza e Nevroticismo.

INVENTARI DI PERSONALITA’

La maggior parte dei test di personalità non chiede in realtà agli individui di autovalutarsi direttamente su dimensioni

riguardanti i tratti di personalità. Si pongono una serie di domande sulle reazioni in certe situazioni. Questionari che

valutano la personalità, detti inventari di personalità, pongono ad ogni persona le stesse domande e le risposte sono

normalmente date in forma facilmente siglabile, spesso con programmi computerizzati. Ogni item in un inventario di

personalità è congegnato in modo da esemplificare un particolare tratto di personalità e i sottoinsiemi di item simili

sono sommati per attribuire all’individuo un punteggio su ogni scala di tratto.

Minnesota Multiphasic Personality Inventory (MMPI)

Un metodo molto differente di costruzione di test, chiamato metodo legato al criterio o costruzione empirica, è stato

usato per sviluppare uno dei più popolari inventari di personalità, il Minnesota Multiphasic Personality Inventory

(MMPI). L’MMPI originale fu studiato per fornire una versione carta-e-matita del colloquio psichiatrico. Si compone

di più di 550 affermazioni sugli atteggiamenti, le reazioni emotive, i sintomi fisici e psicologici e le esperienze passate.

Il soggetto risponde a ciascuna affermazione con “vero”, “falso”, oppure “non so”. Quattro item rappresentativi:

- Non ho mai fatto niente di pericoloso per il gusto dell’emozione

- Mi capita raramente di sognare ad occhi aperti

- Mia madre e mio padre spesso mi hanno fatto obbedire, persino quando pensavo fosse irragionevole

- Talvolta i miei pensieri sono corsi avanti più velocemente di quanto riuscissi a esprimerli.

Oltre alle scale di contenuti, l’MMPI è stato il primo importante inventario a incorporare diverse scale di validità.

Queste scale tentano di determinare se la persona ha risposta attentamente e onestamente agli item del test. Non ha

importanza se quello che la persona dice è vero. Se gli schizofrenici rispondono “vero” e i soggetti normali “falso”

all’affermazione “mia madre non mi ha mai amato”, le loro risposte differenziano i due gruppi indipendentemente da

come le loro madri si siano effettivamente comportate. Lo svantaggio sta nel fatto che non si arriva a una vera

comprensione teorica delle relazioni tra risposte del test e le caratteristiche di personalità che identificano. Diventava

sempre più chiaro che l’inventario originale stava perdendo di attualità e avrebbe avuto bisogno di una revisione. Nel

1989, l’MMPI-2 contiene un buon numero di revisioni significative, pur mantenendo le caratteristiche fondamentali

della versione originale e includendo gran parte degli item originali. L’MMPI è stato di enorme valore per distinguere in

linea generale gli individui normali da quelli anormali e può essere usato per valutare la gravità complessiva dei disturbi

di un particolare individuo. Si dimostra meno efficace, però, nel fare distinzioni più sottili fra varie forme di

psicopatologia.

Q-sort

Uno speciale metodo di misurazione dei tratti di personalità è detto Q-sort (la Q è stata scelta arbitariamente e non ha

alcun significato). In tale metodo, un valutatore descrive la personalità di un individuo distribuendo in mucchi diversi

dei cartoncini scelti da un mazzo di circa 100. Ogni cartoncino contiene un’affermazione riguardante la personalità. Il

valutatore divide i cartoncini in 9 mucchi, mettendo quelli che meno descrivono l’individuo nel mucchi 1 e quelli che lo

descrivono più accuratamente nel mucchio 9. Ogni Q-item riceve un punteggio che va da 1 a 9 e i numeri più alti

indicano che l’item è maggiormente caratteristico di quella data persona. A prima vista, non sembrerebbe esserci niente

di diverso rispetto a quando si chiede di valutare l’individuo sulla base di un insieme di tratti, utilizzando una scala di

valutazione a 9 punti. Quando si somministra il Q-sort, il valutatore paragona esplicitamente ciascun tratto con altri

tratti all’interno del medesimo individuo. Di per sé, l’approccio dei tratti non è una teoria di personalità ma un

orientamento generale e un insieme di metodi per valutare le caratteristiche stabili degli individui. I tratti di personalità

in quanto tali non ci dicono niente sui processi dinamici di funzionamento della personalità e gli psicologi dei tratti che

hanno cercato di sviluppare teorie di personalità si sono dovuti rivolgere ad altri approcci per soddisfare il secondo

compito principale della psicologia di personalità: sintetizzare i molti processi che influenzano le interazioni individuali

con gli ambienti fisici e sociali in una spiegazione integrata della persona nella sua totalità.

APPROCCIO PSICOANALITICO

Sigmund Freud, il creatore della teoria psicoanalitica, è una figura centrale nelle teorie della personalità. La premessa

di base della teoria psicoanalitica è che molto di quanto pensiamo e facciamo è governato da processi inconsci. La

concezione psicoanalitica della personalità resta una delle più complete e autorevoli teorie della personalità mai

elaborate. Freud iniziò la sua carriera scientifica come neurologo, utilizzando procedure mediche convenzionali per

trarre pazienti affetti da diversi disturbi “nervosi”. Poiché questi rimedi spesso fallivano, tentò la tecnica dell’ipnosi ma

l’abbandonò presto. In un secondo tempo, mise a punto il metodo delle associazioni libere, in cui un paziente è istruito

a dire qualsiasi cosa gli venga in mente, indipendentemente da quanto triviale o imbarazzante possa sembrare.

Ascoltando attentamente queste associazioni verbali, Freud identificò temi costanti che riteneva fossero manifestazioni

di desideri e timori inconsci. Egli individuò temi simili nella rievocazione dei sogni e nei ricordi della prima infanzia.

Paragonò la mente umana a un iceberg. La piccola parte che appare al di sopra della superficie dell’acqua rappresenta il

conscio, la nostra consapevolezza attuale, e il preconscio, cioè tutte le informazioni che non sono presentemente “nella

nostra testa”, ma che possiamo portare a livello conscio se ci è richiesto di farlo. La ben più grande massa al di sotto del

livello dell’acqua rappresenta l’inconscio, un magazzino di impulsi, desideri e ricordi inaccessibili che influenzano i

nostri pensieri e il nostro comportamento. In stretto legame con l’attenzione che Freud dimostrava per i processi

inconsci, vi era la sua concezione deterministica del comportamento umano. Il determinismo psicologico è la dottrina

secondo la quale tutti i pensieri, le emozioni e le azioni hanno una causa. Per gran parte di tutti gli eventi psicologici la

causa è costituita da pulsioni insoddisfatte e desideri inconsci.

STRUTTURA DELLA PERSONALITA’


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Arianna21 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della personalità e delle differenze individuali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof De Beni Rossana.

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