RIASSUNTO ARTE E CERVELLO Emanuele Ranzani
1. Il miracolo del vedere
Il mondo che ci circonda è il mondo che noi vediamo. Per noi, senza la vista non esisterebbe il
mondo in cui viviamo. Plinio nella sua Naturalis Historia aveva affermato che l’organo della
vista non è l’occhio, ma la mente. Vedere è il risultato di una trasformazione del mondo
esterno, fisicamente esistente, in un nostro mondo percettivo, in cui giocano un ruolo
importante la nostra precedente conoscenza, la nostra cultura e persino il nostro stato
d’animo.
Dalla luce alle immagini visive
La visione comincia dall’energia luminosa che proviene dagli oggetti esterni e dalle immagini,
rimpicciolite e rovesciate, che questa forma sul fondo dell’occhio attraversandone le lenti. È
questa energia che stimola le cellule della retina sensibili alla luce, i fotorecettori, producendo
un segnale elettrico.
Le immagini costruite
Uno dei modi in cui le immagini visive possono essere costruite è quello suggerito dai filosofi
dall’empirismo, secondo i quali la percezione viene costruita da sensazioni elementari
mediante un processo di associazione. La teoria empiristica è stata ripresa nell’Ottocento da
Helmholtz e ai giorni nostri da Gregory. Questi autori hanno precisato che la percezione visiva
(costruzione dell’immagine) avviene per confronto dinamico fra l’informazione sensoriale
fornita dall’occhio e le immagini precedentemente percepite e conservate in memoria.
Secondo questa teoria, quindi, per “vedere” è necessario aver imparato a vedere.
Un processo quindi per prove ed errori mediante il quale l’osservatore dà significato alla
realtà anche in presenza di una stimolazione ottica non strutturata (fig 1.4 pag 5).
Uno stesso oggetto può dare immagini di forma molto diversa sulla retina, a seconda del
punto di vista da cui viene osservato. Ad esempio, un cerchio può dare nell’occhio immagini di
ellissi più o meno allungate se visto obliquamente. Un’ellisse, vista in un campo non
strutturato, (fig 1.6a pag 7), può venire interpretata sia come un’ellisse che come cerchio.
Secondo la teoria del costruttivismo, l’esperienza precedente e il contesto in cui l’oggetto si
presenta sono essenziali per formulare la congettura sulla forma reale dell’oggetto e sulla sua
posizione nello spazio. Così nella figura 1.6b pag 7 la presenza di un contesto fa scartare
l’ipotesi di un’ellisse in favore di quella del cerchio.
In altri casi la libertà lasciata all’artista è minore, ma congetture diverse possono nascere per
la diversità del cervello di chi guarda, e ciò sia per un diverso grado di competenza, sia per
l’appartenenza ad un diverso periodo storico. Un esperto critico d’arte “percepisce” un dipinto
in maniera diversa da un osservatore digiuno di pittura. Un cittadino della Siena del Trecento
guarderà un quadro dell’epoca con occhi diversi da quelli con cui lo guardiamo ora.
La storia dell’arte è, per Gombrich, lo studio dello sviluppo degli schemi di rappresentazione
usati dagli artisti. Nel raffigurare la realtà il pittore si avvale di modelli secondo schemi
socialmente condivisi che si modificano con i tempi.
Principi innati di organizzazione delle immagini: la Gestalt
Secondo la teoria della Gestalt, si percepisce attraverso schemi innati di cui è possibile
studiare le proprietà e le leggi di organizzazione. I seguaci della Gestalt rifiutano l’idea che il
percetto sia costruito dalle sensazioni e che possa essere suddiviso nelle sue parti costituenti.
L’intero è maggiore della somma delle parti, dicono i gestaltisti. La percezione risulta
dall’organizzazione delle sensazioni più che dalla loro
associazione.
Gli psicologi della Gestalt hanno postulato l’esistenza di principi di organizzazione percettiva
per rendere ragione del perché certe percezioni sono più probabili di altre.
Le leggi della Gestalt dovrebbero essere imparate a memoria così come riportate.
La teoria della Gestalt è di particolare valore nelle arti visive, in quanto stabilisce che la verità
visiva non è da confondere con la verità fotografica o con la fedeltà all’immagine retinica. La
percezione consiste nell’afferrare certe caratteristiche salienti dell’oggetto che contengono
l’informazione sulla sua struttura globale, piuttosto che sulla sua completezza o esattezza.
Vedere e pensare
Le due grandi teorie della percezione, quella del cognitivismo in cui rientra il costruttivismo, e
quella della Gestalt, assumono due schemi in un certo senso opposti per la comprensione del
“vedere” e, per estensione, del “pensare”. Mentre nella prima i dati sensoriali sono sottoposti a
interpretazione da parte del pensiero, nella seconda la percezione avviene per
l'organizzazione dei dati sensoriali secondo schemi innati. I gestaltisti hanno sostenuto che le
leggi di organizzazione valide nella percezione agiscono anche nel pensiero.
Come osserva Kanizsa nel suo libro Vedere e pensare,
queste due teorie sono in un certo senso
su due poli opposti per quanto riguarda le relazioni reciproche tra visione e pensiero, e non
siamo in grado oggi di decidere quale modello sia migliore. Kanizsa riporta esempi di un
particolare fenomeno percettivo, il cosiddetto “completamento amodale”, che suggeriscono
che sia gli schemi gestaltici sia quelli cognitivisti per le relazioni tra visione e pensiero
possono essere validi, e che possono contribuire entrambi, sia pure con pesi variabili, a
spiegare i fenomeni percettivi, a seconda delle particolari situazioni sensoriali.
I fenomeni di completamento sono quelli che si verificano percettivamente quando una figura
è parzialmente coperta da un'altra. Ci sono casi in cui il completamento della figura sembra
avvenire soprattutto in base alla nostra conoscenza precedente, e quindi seguendo un
modello di tipo cognitivistico, mentre in altri casi il completamento sembra avvenire piuttosto
secondo schemi gestaltici, talvolta creando quasi un paradosso rispetto alle nostre
conoscenze.
2. Dall’occhio al cervello, dal chiaro-‐scuro alle forme
Il mondo esterno è solo lo spunto per la creazione delle immagini che noi vediamo. Queste
sono il risultato di un processo assai complesso che comprende vari stadi successivi di
elaborazione. Innanzitutto le informazioni fornite dall’immagine retinica vengono tradotte in
impulsi nervosi; questi vengono trasmessi al cervello ed elaborati in varie parti della corteccia
visiva fino a dar luogo alle immagini che percepiamo.
I neuroni
Il sistema nervoso centrale è composto da circa dieci miliardi di cellule nervose (
neuroni) che
ne costituiscono le unità anatomiche e funzionali.
In un neurone si distinguono schematicamente tre parti: un corpo cellulare, una lunga fibra o
assone, attaccata al corpo cellulare, e molteplici fibre più corte, chiamate dendriti (fig 2.3 pag
22). I dendriti rappresentano i canali di entrata al neurone, mentre l’assone ne rappresenta
l’uscita. L’assone si suddivide in tante piccole diramazioni che prendono contatto con i
dendriti o il corpo cellulare del neurone vicino. Questi contatti fra un neurone e l’altro sono
chiamati sinapsi.
Le vie visive
L’occhio umano ha un sistema ottico formato da una lente esterna, la cornea, da una lente
biconvessa, il cristallino, e da un liquido gelatinoso che riempie tutto il resto del bulbo.
Le immagini del mondo esterno sono capovolte e rimpicciolite (fig 2.4b pag 24). Le immagini
si formano sulla retina, una sottile membrana nervosa, propaggine del cervello, che riveste la
superficie interna dell’occhio (fig 2.4c pag 24). La retina contiene le cellule fotosensibili, i
fotorecettori. Questi sono di due tipi, coni e bastoncelli, così chiamati per la loro forma. I coni
sono responsabili della visione a livelli di illuminazione abbastanza alti (visione diurna) e
della visione dei colori. I bastoncelli sono invece deputati alla visione a livelli di illuminazione
più bassi. Nell’occhio vi è anche una piccola zona centrale della retina, la fòvea che ha la
massima densità di recettori. Infatti è questa l’area in cui è massima la capacità di distinguere
i fini dettagli dell’immagine, cioè in cui è massima l’acuità visiva.
Effetti di contrasto
Quanto chiaro o quanto scuro vediamo in una regi
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