1. Il miracolo del vedere.
Il linguaggio grafico è superiore al linguaggio verbale per la capacità di sintesi.
La catena degli eventi comincia dall’energia luminosa che proviene dagli oggetti esterni e dalle immagini, rimpicciolite e
rovesciate, che questa forma sul fondo dell’occhio.
La teoria empirista ripresa da Helmholtz e da Gregory afferma che la percezione visiva avviene per confronto d’informazione
sensoriale e immagini precedentemente percepite e conservate in memoria: quindi per “vedere” è necessario aver imparato a
vedere. Viene formulata un’ipotesi, quando questa è verificata, la percezione conduce al riconoscimento dell’oggetto.
La camera di Ames ha le pareti, il pavimento e il soffitto trapezoidali, ma tali da produrre una stanza rettangolare. La
percezione fallace è così forte da creare una distorsione dello spazio interno.
Una stessa immagine può dar luogo a due possibili congetture entrambe valide, ma che si escludono a vicenda ( vaso di Rubin).
La storia dell’arte è, per Gombrich, lo studio dello sviluppo degli schemi di rappresentazione usati dagli artisti.
Gli psicologi della Gestalt hanno postulato l’esistenza di principi di organizzazione percettiva:
• Principio di prossimità: i puntini sono più vicini lungo la verticale che lungo una direzione orizzontale;
• Principio di chiusura: le forme chiuse sono preferite a quelle aperte;
• Legge di pregnanza: tra le varie organizzazioni geometriche possibili prevale quella che possiede la forma “migliore, più
semplice e più stabile”.
Gibson:
• Gradiente di densità: la percezione degli oggetti non dovrebbe mai essere considerata separatamente dalla struttura dello
sfondo su cui essi si proiettano.
Nella rappresentazione pittorica, per l’artista è importante individuare quali siano le proprietà invarianti della scena. Mentre
nel costruttivismo i dati sensoriali sono sottoposti a interpretazioni da parte del pensiero, nella Gestalt la percezione avviene
per l’organizzazione di dati sensoriali secondo schemi innati.
Ci sono casi in cui il completamento della figura sembra avvenire in base alla nostra conoscenza precedente, e casi in cui il
completamento sembra avvenire secondo schemi gestaltisti.
2. Dall’occhio al cervello. Dal chiaro-scuro alle forme.
Il sistema nervoso centrale è composto da circa dieci miliardi di cellule nervose (neuroni). In un neurone si distinguono 3
parti: un corpo cellulare, una lunga fibra, cioè l’assone e molteplici fibre più corte, i dendriti. Questi contatti fra un neurone
e l’altro sono chiamati
sinapsi.
Gli assoni conducono gli impulsi nervosi.
I neuroni comunicano tra loro tramite la variazione di frequenza degli impulsi nervosi.
L’occhio umano è formato da una lente esterna, la cornea e da una lente biconvessa, il cristallino.
Le immagini si formato sulla
retina, una sottile membrana nervosa, propaggine del cervello.
La retina contiene le cellule sensibili, i fotorecettori ( coni e bastoncelli).
Nella retina vi sono poi le cellule gangliari. Da queste partono fibre nervose (assoni) costituenti il nervo ottico, che portano
l’informazione visiva verso le stazioni centrali del cervello. I nervi ottici dei due occhi convergono nel chiasma ottico.
Sulle semiretine sinistre si formano le immagini della metà destra del campo visivo e viceversa.
La fovea ha la massima densità di recettori. In questa regione i fotorecettori sono solo coni.
Sulla corteccia si forma una distribuzione spaziale di attività nervosa.
Quanto chiaro o scuro vediamo in una regione del campo visivo non dipende solo dall’intensità, ma anche dal contesto: due
aree uguali possono apparire l’una più chiara e l’altra più scura se circondate rispettivamente da uno sfondo più scuro o più
chiaro. E’ proprio dall’accostamento di due oggetti che riflettono in quantità diverse la luce che cade su di essi che vengono
accentuate le differenze di luminosità apparente.
Gli effetti percettivi di contrasto dipendono anche da quanto è netto il contorno tra un’area chiara e una scura. Contorni
sfumati possono rendere meno vistoso il contrasto. Le ombreggiature possono creare delle forme.
Nelle figure più semplici, l’interpretazione delle aree scure come ombre è preferita.
• Completamento percettivo: il triangolo di Kanizsa.
Galileo, conoscendo la profondità pittorica riuscì ad interpretare le ombreggiature nelle immagini telescopiche della luna
come crateri e montagne.
3. La finestra sul mondo e il linguaggio del segno.
Non tutti gli animali hanno lo stesso filtro visivo: per alcuni animali i più piccoli oggetti visibili sono assai più piccoli che non
per noi. Vi sono animali che hanno una visione cromatica più povera della nostra, altri più ricca. Anche il sistema ottico
dell’occhio, quindi, ha un suo
limite di risoluzione.
Il pittore opera un ulteriore filtraggio della realtà nel quale gioca la sua scelta di artista, oltre ad eventuali limiti tecnici o
manuali.
Le alterazione più comuni sono una progressiva diminuzione dell’acuità visiva col progredire dell’età e una decrescente
sensibilità alle lunghezze d’onda corte, corrispondenti all’azzurro e al viola.
In alcuni casi una variazione della distanza di osservazione crea fenomeni inaspettati. E’ questo un caso frequente della
pittura impressionistica dove gli effetti del pittore si attenuano a distanze relativamente grandi di osservazione, suscitando
nell’osservatore l’impressione di un’immagine molto più realistica.
Il segno: le immagini degli oggetti del mondo vengono ridotte a invarianti, a concetti visivi e simbolizzate nell’attività di certi
neuroni. La dimostrazione scientifica che i neuroni della corteccia visiva rispondono principalmente al contorno degli oggetti.
Sembra proprio che le immagini presenti sul fondo dell’occhio siano ridotte ai loro contorni: nel passare dalla retina alla
corteccia è cambiato il linguaggio dei neuroni.
Secondo Chomsky, tutte le lingue hanno una “struttura profonda” comune che è propria del cervello dell’uomo e che viene
ereditata. Noi possiamo capire frasi che non avevamo mai sentito prima o che si riferiscono a eventi a noi completamente
estranei. Le parole sono collegate secondo una regola che è comune a tutte le lingue e che è da attribuire a proprietà della
struttura cerebrale.
Le rappresentazioni figurative agli albori della civiltà richiamano quelle dei primi anni del bambino. Entrambe usano un
vocabolario ridotto ai segni essenziali.
Nell’epoca greca e romana la pittura diventa più ricca di dettagli. Nelle epoche successive si alterneranno periodi in cui i
contorni tornano a dominare e altri in cui prevalgono le rappresentazioni più continue.
Nella pittura del Rinascimento e delle epoche successive le linee di contorno perdono sempre più d’importanza, mentre
acquistano rilievo quegli aspetti figurativi che meglio simulano le immagini sensoriali visive. Fino ad arrivare, con gli
impressionisti, alla voluta accentuazione degli aspetti sensoriali delle immagini, con la quasi totale scomparsa delle linee di
contorno. I contorni torneranno quando la pittura tenderà a rappresentare prevalentemente simboli e concetti, come
nell’astrattismo.
4. Cervello, emozioni ed esperienza estetica.
Tutti gli studiosi sono concordi nel ritenere che ogni tipo di comportamento  
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